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8.2.26

Lindsey Vonn, infortunio choc a Cortina. La caduta e le urla di dolore, portata via in elicottero. In pista con il crociato rotto

  fonte  ilmessagero tramite msn.it





Lindsey Vonn, infortunio choc a Cortina. La caduta e le urla di dolore, portata via in elicottero© Internet (altro)

Dal sogno olimpico all’incubo in pochi secondi. Lindsey Vonn, leggenda dello sci alpino, è caduta rovinosamente durante la discesa sul tracciato di Cortina, infortunandosi gravemente dopo poche porte. Un epilogo drammatico per quella che doveva essere la sua ultima discesa olimpica
La gara e la caduta


Partita con il pettorale 13, l’americana ha perso il controllo nella parte alta della pista: all’atterraggio di un salto le ginocchia non hanno retto. L’impatto è stato immediato, la caduta violenta. Vonn è rimasta a terra e sul parterre è calato un silenzio irreale. Mani sul volto per Breezy Johnson, compagna di squadra e leader provvisoria della gara, rimasta a lungo in attesa mentre i soccorsi trasportavano Vonn in toboga.


Il peso di un ginocchio martoriato

Solo poche settimane fa, dopo l’infortunio di Crans Montana, Lindsey Vonn aveva parlato apertamente delle sue condizioni fisiche. «Ho un ematoma osseo, comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, e un danno al menisco. Non sappiamo se fosse preesistente o causato dall’incidente», aveva spiegato. Parole accompagnate dalla consueta determinazione: «So che le mie possibilità non sono più quelle di prima, ma finché c’è una possibilità, ci proverò».

Gareggiare senza legamento crociato anteriore, con una protesi in titanio al ginocchio sinistro, è stata l’ennesima sfida di una carriera costruita spingendo sempre oltre i limiti.



«La discesa libera è uno sport pericoloso, può succedere di tutto. Ma per quante volte sono caduta, mi sono sempre rialzata», aveva detto la “Speed Queen”, oro olimpico nel 2010. Nessuna paura, almeno a parole. «Sono sempre stata temeraria, la paura non ha mai fatto parte della mia vita», aveva ribadito alla vigilia.


Il ritorno più difficile

Quello di Cortina era il ritorno più complicato di tutti. Dopo la terribile botta di Crans Montana, presentarsi al cancelletto della discesa olimpica sembrava un’impresa impossibile per chiunque, persino per Lindsey Vonn. Eppure, a 41 anni, dopo cinque anni di pausa, era riuscita non solo a tornare in gara, ma anche a vincere di nuovo in Coppa del Mondo, diventando l’atleta più anziana di sempre a riuscirci. Allenamenti meticolosi, cinque chili di muscoli in più, una gestione scientifica del dolore e i consigli del nuovo tecnico, Aksel Svindal, avevano riportato Vonn alle origini: velocità, coraggio, linee aggressive. Il soprannome di “donna bionica” era tornato a circolare, ma insieme anche la sensazione che una fuoriclasse non vada mai data per finita.

Il messaggio della vigilia

Solo la sera prima della gara, Vonn aveva affidato ai social un lungo messaggio carico di emozione. «Arrivare a queste Olimpiadi è stato un viaggio in cui molti non hanno creduto. Sono tornata perché amo le gare di sci. So chi sono e di cosa sono fatta», aveva scritto. E ancora: «Le probabilità sono contro di me, ma quando succede tiro fuori il meglio di me. Domani correrò la mia ultima discesa olimpica. Qualunque cosa accada, ho già vinto». Parole che oggi suonano come un testamento sportivo. Perché l’ultima discesa, quella che doveva essere la più bella, si è trasformata in una caduta devastante.


Una carriera olimpica leggendaria

Il bilancio olimpico di Lindsey Vonn resta straordinario: oro in discesa libera e bronzo in superG a Vancouver 2010, bronzo in discesa a Pyeongchang 2018, oltre a una carriera segnata da infortuni, rientri impossibili e record. Assente a Sochi 2014 per la rottura del crociato, ritirata nel 2019, è tornata contro ogni pronostico in vista di Milano-Cortina, dimostrando ancora una volta di essere molto più di una semplice campionessa. Oggi restano le immagini della caduta, il silenzio della pista e l’incertezza sulle condizioni del ginocchio. Ma anche una certezza: Lindsey Vonn ha riscritto i confini della longevità sportiva e del coraggio. E, comunque finisca, la sua storia nello sci è già leggenda.

22.6.23

malattie social . medici e prescrizioni a sbafo . Ozempic challenge la gara a dimagrire che crea problema ai diabetici

   sfide  sempre   più idiote   per  avere  visibilità  sui  social  ma  anche   no Ozempic challenge: la gara a dimagrire che beffa i diabetici Dopo il polverone sulla tragica challenge degli youtuber di Casal Palocco,  di cui  si  è  occupato  anche il nostro blog   in diversi  post,   se interessati  li trovati in archivio ,  si è iniziato a parlare di challenge scommessa \ sfida  chiamiamo  le  cose  con il loro   nome evitiamo  inutili  anglicismi quando  si  può trovare   il  corrispettivo  italiano  non imbastardiamo  ed  impoveriamo ulteriormente inultimente  la  nostra  lingua   e spesso a sproposito, come  fa notare   la  famosa  blogger   <<  se le sfide virali lanciate sui social fossero la causa di ogni male. dA FQ  del  20\6\2023vedere il Jepg   al  lato  dell'articolo in questione       >> Ovviamente non è così – ce ne sono di divertenti e innocue  che    fanno  ridere   o  creano   sconforto  per  dire  che  matti  che  sono      a  cosa su  arriva  pur  d'avere  un like  , ecc  . Qui si tratta  diu  una  sfida  e  di  una  moda   lanciata   da  vip  e  pseudo  vip  ( i  cosi detti  influenzer ) .  che    crea   problemi   chi  uysa  quel  farmaco   per  necessità 


  con questo è tutto  


2.11.22

L’impresa trasmessa nei monitor delle sale d’attesa dell’Aou La missione della “Sassari” in Qatar Tre biker fra le dune del Marocco «Grazie per il vostro coraggio»

 dalla  nuova  sardegna    del  2\11\2022   


Nuova sfida vinta dopo il tumore, la chirurga Nonnis: «Esempio per tutti»


                                Nadia  cossu  
Sassari
“Lacrime libere di donne che non temono l’emozione”. Una breve didascalia che dice tanto. L’ha scritta Rita Nonnis, chirurga senologa dell’Aou di Sassari, sul suo profilo Facebook per accompagnare l’immagine del traguardo finale raggiunto dalle “sue” tre combattenti, innamorate della vita e pronte ad accettarne le sfide. In sella alle loro mountain bike, Paola Zonza, Daniela Tocco e Donatella Mereu

hanno partecipato alla Marocco Expedition Women Challenge. Quasi quattrocento chilometri percorsi in bicicletta tra dune e terreni pietrosi, tra piste e sentieri del profondo Marocco, dalle montagne al deserto, attraversando piccoli villaggi e remoti insediamenti di popolazioni berbere. Senza però mai perdere di vista l’obiettivo: arrivare all’ultima tappa e urlare al mondo “Noi ce l’abbiamo fatta, potete riuscirci anche voi”. Un “voi” che comprende chiunque stia affrontando la propria battaglia personale. Così come è successo a loro tre, che hanno combattuto e vinto la malattia. «Grazie di cuore per il vostro impegno e la vostra grande generosità per aiutare chi come voi ha affrontato periodi difficili – è il messaggio che la dottoressa Nonnis, componente medica della spedizione, ha dedicato a Paola, Daniela e Donatella – Grazie per la grande serietà ma anche per l’allegria con cui avete affrontato senza mai
perdervi d’animo i momenti difficili». Un medico è una sicurezza quando si vivono esperienze complesse. Rita Nonnis è una grande e stimata professionista la tenacia con la quale ha portato e continua a portare avanti – cercando di superare innumerevoli difficoltà – vari progetti di crescita per la sanità sassarese (la Breast Unit è un esempio calzante) hanno fatto di lei un punto di riferimento soprattutto per le donne che combattono contro il tumore. «Con voi e da voi ho imparato molto, dal punto di vista umano e professionale – si rivolge ancora alle biker – Come nelle altre sfide della vita vi siete preparate con caparbietà e avete affrontato con consapevolezza tutto il percorso con una forte motivazione. Siete donne sensibili, coraggiose e determinate». E lo specifica, la Nonnis, che far parte delle “women challenge” non significa essere “super women” «ma donne che conoscono i propri limiti, li accettano e sanno cosa fare». Esattamente l’identikit di ciascuna delle protagoniste di questa avventura in Marocco. Che, naturalmente, è stata possibile grazie alla sinergia e all’impegno imprescindibile di altre persone. Il progetto è stato organizzato e realizzato da Acentro per il sociale di Cagliari con il patrocinio di Regione, Comune di Cagliari, Asl di Cagliari, Aou di Sassari, Lilt, Ail Cagliari,Fondazione Taccia, Mai più Sole e Associazione sinergia femminile. Con il supporto di numerose aziende del territorio. L’Aou di Sassari è stata molto presente durante questo viaggio, prima con la consegna di materiale medico alla vigilia della partenza e poi con la trasmissione – nei monitor delle sale di attesa dell’Azienda – delle immagini che raccontavano quotidianamente la piccola grande impresa. A guidare l’avventura il capo carovana, Maurizio Doro, biker d’esperienza e fine conoscitore del Marocco. Con loro anche il coach Antonio Marino e Michele Marongiu, ideatore dell’avventura, oltre al videomaker Pierandrea Maxia che ha documentato ogni singola tappa. Prima del rientro in Italia la comitiva ha donato i presidi medici e i farmaci – che per fortuna non è stato necessario di utilizzare – del kit di pronto soccorso. La dottoressa Nonnis li ha consegnati nelle mani di madame Keltoum Touhami Elwazzani che nel villaggio di Agdz è attiva proprio nella sensibilizzazione contro il cancro alla mammella. Un modo speciale di concludere la sfida

Aspettando le paraolimpiadi elogio a differenza dei media ufficiali anche i quarti e i quinti posti alle olimpiadi

 Aspettando  le  paraolimpiadi  di cui     quest 'anno  celebreranno i 50 anni dalla prima edizione del 1976 con oltre 600 atleti in 79 ...