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26.9.19

ma la gente sa solo insultare anche pesantemente e personalmente coloro che hanno opinioni differenti su temi etici ( e non solo ) ? toxic shitstorm rieviuta per iun pos pro sentenza costitutizionale a favore di marco cappato su caso Dj fabio

in sottofondo musiche   di 



Va bene ed è comprensibile che tali tematiche etico/ morali  siano contrastanti ed "divisorie " ma arrivare all'insulto  anche pesante del tipo : non capisci un 🤬🗯️💭💩, non dire ..... Oltre agli ormai " classici" comunista , miscredente ,ecc . Proprio non ci sto ed ribadisco anche a costo di ricevere un ulteriore  fango o  tempesta di merda tossica (  toxic shitstorm ) il mio pensiero approfondendo questi stato di una mia follower   Twitter da me condiviso su  Facebook 

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Va bene che  il  suicido     sia  che  sia  fatto  per  vigliaccheria o  per  nobili  intenti :   evitare    che durante le torture  faccia il  nome  dei compagni di lotta   ,  perchè  ci si   è arresi , ecc  è  sempre  una  sconfitta .Come  è vero   che il suicido indotto  e   quindi  anche  quello assistito  è un reato - il suicidio assistito - punito dal "fascistissimo" codice Rocco del 1930: da 5 a 12 anni di galera.
Ma  quest'ultimo   Non è eutanasia, come impropriamente si ripete. La differenza tra il primo e la seconda sta nella persona che esegue l'ultima azione: nel caso del suicidio assistito è il suicida medesimo, sia pure con un aiuto esterno; nel caso dell'eutanasia è sempre qualcun altro, generalmente un medico. Sta di fatto però che il suicidio assistito apre una contraddizione nel nostro sistema normativo. Perché il suicidio di per sé non è un reato, come accadeva un tempo in Gran Bretagna, dove venivano confiscate le terre del suicida. In Italia nessuno va alla sbarra per aver tentato d'uccidersi. E anzi una legge dello Stato (n. 219 del 2017) consente ai malati terminali di lasciarsi morire, rifiutando i trattamenti sanitari. Allora perché punire chi t'aiuta in questa decisione, quando le tue forze non sono sufficienti?.
La sentenza  della  corte  costituzionale  (che  non mette  fine al processo sia ben   chiaro  di  Cappato  ) è  come dice  il bellissimo   editoriale  su repubblica   del  25\9\2019   di Michele  Ainis   << ( .... ) una risposta a rime obbligate: l'incostituzionalità del reato. Perlomeno se ricorrono le quattro condizioni già messe nero su bianco dalla Corte, nell'ordinanza n. 207 del 2018: che il soggetto in questione soffra d'una malattia incurabile; che sopravviva solo attraverso trattamenti di sostegno; che subisca tormenti insopportabili; che sia in grado di decidere liberamente del proprio destino. (... )  >>. 
Quindi trovo  giusto      come  dice  la sentenza  : <<   E' non punibile", a "determinate condizioni", chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli".>> che   chi   ,   come  il caso   di Cappato   che   ha   solo   consigliato ed  accompagnato  DJ fabio  non ucciso  e   casi  di  chi   come  nel   citato   dall'url     nelle righe precedenti  ha  scelto  pur  non   soffrendo  degli stessi problemi  di  D Fabio  possa  decidere   cosa  fare   della   sua  vita  . Infatti     la vita che sceglie sempre e comunque, ci insegna(  o  dovrebbe )  a volerci bene, a rispettarci, ad evitare il giudizio sommario e impietoso, e  darci  forza per  andare  avanti fino all'ultimo Sta a noi scegliere se  continuare  a vivere  e lottare   o  arrenderci . Nessuno deve decidere quale sia la scelta giusta e quella sbagliata. 
Nessuna descrizione della foto disponibile.Per     chi volesse  approfondire  tali argomenti   consiglio  : 
1)    un buon libro  (  copertina   sinistra  ) Altro e altrove" di Cristian Porcino  che  raccoglie alcuni saggi dell'autore su diverse tematiche. Le riflessioni del filosofo impertinente sono pungenti, ironiche, polemiche, libere e toccano svariati episodi e personaggi come: George Michael, il testamento biologico, gli scandali in Vaticano, il ricordo di Lady D., l'assassinio di Giordano Bruno, la sessualita dei supereroi, il coraggio di Lady Oscar, l'omofobia, la parita di genere, l'infelicita, i programmi televisivi di Maria De Filippi, le canzoni di Francesco Gabbani e molto altro ancora. Porcino Ferrara c'invita ad andare oltre le apparenze e a soffermarci sul vero senso della vita.Ma  sopratutto  si parla ,   con più competenza  di me    che  sono un  comune  mortale  e non un filosofo  , di suicido  assistito   e  di dj Fabio e d'obbiezione di coscienza   eccone    un estratto   per  gentile  concessione dell'autore 


  2)    questo  fumetto
Exit, il fine vita in un fumetto







il lungo racconto in disegni e battute di come si è arrivati, dalla nascita della terapia intensiva a oggi, a fare del fine vita una delle grandi questioni irrisolte e discusse dall’opinione pubblica del nostro tempo.
Una bussola preziosa «basata su un concetto che in fondo riguarda tutti, il valore dell’autodeterminazione del singolo cittadino», – mette in chiaro Gloria Bardi, ideatrice del progetto, realizzato insieme al disegnatore Luca Albanese per la casa editrice Becco Giallo – che gli autori hanno affidato alle storie di chi, attraverso la propria vicenda, direttamente o meno, ha «permesso di fare uno scatto al confronto».

Mentre stavo per  premere  il tasto   pubblica   leggo ora questa intervista a cappato repubblica  del 26\9\2019 



ROMA - "Ho rischiato dodici anni di carcere ma lo rifarei senza pensarci due volte: adesso siamo tutti più liberi. Anche quelli contrari. Bisogna mettersi in gioco in prima persona, come hanno fatto Fabo o Beppino Englaro e Welby, usando le loro tragedie, le loro storie private per la libertà di tutti: senza di loro non saremmo mai arrivati a questa sentenza. Perché i partiti da anni si rifiutavano di affrontare il problema del fine vita, del diritto di scelta, dell...







ROMA - "Ho rischiato dodici anni di carcere ma lo rifarei senza pensarci due volte: adesso siamo tutti più liberi. Anche quelli contrari. Bisogna mettersi in gioco in prima persona, come hanno fatto Fabo o Beppino Englaro e Welby, usando le loro tragedie, le loro storie private per la libertà di tutti: senza di loro non saremmo mai arrivati a questa sentenza. Perché i partiti da anni si rifiutavano di affrontare il problema del fine vita, del diritto di scelta, della gente imprigionata dalla malattia, di una medicina che va avanti e che cambia i confini tra vita e morte". Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, parla con voce stanca, commossa. Non ci sta a fare l'eroe della giornata mentre ripensa ai viaggi oltre confine, alle ultime parole di chi gli aveva chiesto un aiuto illegale per mettere la parola fine ad un'esistenza che non poteva più sopportare .

Chi l'ha convinta ad aiutare Fabo?
"Ho sempre pensato che uno dovesse essere libero di decidere fino alla fine sulla sua vita, ma l'ho sentito in modo definitivo anni prima di incontrare Fabiano. Quando Piergiorgio Welby mi ha ringraziato, poco prima di essere sedato perché gli togliessero il respiratore e lui potesse andarsene come chiedeva da anni. Era immobilizzato in un corpo che era una prigione, aveva solo gli occhi per comunicare. Il suo era un grazie di felicità, ripetuto, e vivere queste emozioni da parte di una persona che sta per andarsene sovverte le nostre nozioni sulla morte. Non posso dimenticarlo".

Incontri di sofferenza e libertà?
"Welby, Fabo, Englaro, sono tutte persone che, pur non avendo potere, sono riuscite a cambiare la storia. Hanno avuto il coraggio di usare il loro corpo, le loro sofferenze, le loro vite per cambiare la legge, per difendere le loro idee. Incontrandole ho trovato l'ironia, la serenità, l'intensità. Nessuna autocommiserazione o vittimismo per Piergiorgio e Fabo, ma il senso di un obiettivo da raggiungere. Vere lezioni di vita. Fabo pochi minuti prima di morire ha detto ai suoi amici: allacciatevi le cinture, non potreste farmi un regalo più grande. Aveva spazio e pensiero per gli amici, per le persone che amava, anche in quel momento".

Più di 800 persone hanno chiesto di morire come Fabo.
"Tanti chiedono informazioni ma poi decidono di resistere. Quando a chiedere di essere aiutati a morire sono giovani, che hanno perso interesse per la vita senza essere affetti da patologie particolari, io consiglio di farsi aiutare da specialisti, da psicologi. Sono persone che non otterrebbero quello che cercano neppure all'estero".

Ancora una volta decide la magistratura. E la politica?
"ll Parlamento sino ad oggi si è dimostrato inadeguato ad affrontare il problema, ma resta il nostro interlocutore, e si dovrà esprimere. Mi aspetto dai partiti un'assunzione di responsabilità adeguata ad oggi, per il modo in cui è cambiato il morire. Ci vorrà tempo. Il problema è che i mesi che passano li patiscono sulla loro pelle decine di migliaia di persone. I miei nemici non sono le persone che la pensano diversamente, ma gli indifferenti che per anni in politica hanno fatto finta di non vedere la sofferenza dei malati".
Adesso per lei niente carcere?
"Resto ancora imputato nel processo a Massa, ma vivo tutto con serenità, con la consapevolezza di aver fatto il mio dovere morale. Non avrei potuto comportarmi diversamente e comunque non mi sono mai sentito solo: la gente ha capito che stavo parlando di cose che tutti avevano vissuto, incontrato o subito".
Vincitori e vinti?
"Da oggi non c'è nessuno che abbia diritti in meno, non ci sono sconfitti. Ho sentito Beppino Englaro e Valeria, la fidanzata di Fabo. Erano felici, avevano ritrovato un pezzo della loro vita, di chi amavano e di quello in cui credevano".Poi Cappato se ne va da sua figlia. Ha dieci mesi. Si chiama Vittoria.      

                                 
  che  rafforza le   convinzioni    espresse  qui    in questo articolo  ed   una  risposta    spero   che  sia  l'ultima  volta   a  chi   giudica  follia  tale sentenza   come  fa la Paola Binetti

 con questo   è   veramente  tutto  

7.7.19

quando manca il testamento biologico . il caso Enrico Coveri fondatore di Exit Italia indagato per aver dato informnazioni su come andare in svizzera a morire ad alessandra Alessandra Giordano: 46 anni, insegnante di Paternò, vicino a Catania.

IO sto con #enricocoveri perchè informare ed ascoltare ed lasciare libero un malato di decidere della sua vita non è ( ed non dovrebbe essere ) reato .Ora  Molto mi chiederanno delle  mie contraddizioni  l caso di vicent lambert 

Vincent Lambert, la svolta della Cassazione: «Stop ai trattamenti»

il tetraplegico francese che sta morendo perchè un tribunale gli ha staccato le macchine ( qui la sua storia https://bit.ly/2L5B6iw ). che ne pensi visto che in un commento a questo post 



Vincent Lambert sta morendo di fame e di sete


Valeria Turra
Non riesco a considerare eutanasia la pratica per cui un malato tetraplegico, provvisto di una propria coscienza di sé e degli altri, venga privato senza il suo consenso dell'acqua e del nutrimento.
Per me è semplicemente un omicidio di Stato.
Commenti



ma in un precedente commento sulla pagina fb il tulipano.... avevi scritto : << Buon viaggio che la terra ti sia lieve ovunque tu vada a finire almeno lì troverai quella pace che in vita non hai avuto e non ti hanno lasciato avere condannandoti a vivere a forza >> .  come te  lo spieghi ?

dat_eutanasia, suicidio assistito, Svizzera, CEDU, sentenze, Europa, Unione Europea, Corte europea dei diritti dell'uomo_papa Francesco, suicidio, biotestamento

Cosi , almeno leggendo la vicenda , non c'è stata scelta tanto autonoma e non si è consultata fino in fondo tutta la famiglia ma  solo una parte  d'essa  .  Dipende se alcuni familiari lo hanno fatto perchè lo ha chiesto lui o deciso in accordo con i medici , allora SI se invece lo hanno deciso senza un accordo globale ma solo parziale quello si chiama Omicidio . Da quel che ne so nel suo caso è omicidio . Ma ormai la pratica è avviata lasciamolo morire in pace e finiamola d'accanirci su un moribondo e qui chiudo il discorso

28.12.13

appello dell'associazione luca coscioni e lettera aperta ai pro stamina e i loro seguaci in particolare Gianfranco Merizzi, presidente di Medestea, l’azienda farmaceutica che ha finanziato Stamina Gianfranco Merizzie ai pro stamina





l'articolo che   ha  originato   questa lettera che  trovate  sotto

http://blog.jasonfweb.com/dossier-su-stamina

da  http://blog.jasonfweb.com/

Dopo l’articolo sul caso Stamina, [ ne trovate  sopra l'url  ]  sono stato incalzato —e criticato— da Gianfranco Merizzi, presidente di Medestea, l’azienda farmaceutica che ha finanziato Stamina e che ora conta tra i suoi impiegati Davide Vannoni. Quella che ho voluto raccontare è la storia —in breve— del caso Stamina considerate quelle che sono le carte in tavola. Merizzi si è reso disponibile a chiarirmi come sono andate realmente le cose. Nella sua posizione, è sicuramente più di chiunque altro in grado di conoscere tutti i dettagli della questione —dopotutto i soldi per Stamina ce li ha messi. Siamo molto interessati a sentire il suo punto di vista. Attendo ancora la sua mail.


Mi rivolgo dunque a Gianfranco Merizzi, che non dimentichiamo, è un uomo di scienza.

I conti non ci tornano, quando guardiamo al caso Stamina. Ciò che sembra non passare è che il mondo della scienza vuole essere convinto del contrario. Vuole che il metodo Stamina sia valido. Vuole salvare quelle vite!
Se le cose non sono fossero andate come sembra, è nel Vostro —della Sua azienda e di Stamina— pieno interesse mostrarcelo.
Piuttosto che correggere me, un signor nessuno (ma La invito a farlo), su cosa e come, preferirei che rispondesse a qualche domanda più generale —quelle a cui la gente vorrebbe delle risposte.
Perchè invece di parlare di complotti e di illegittimare chi vi ha giudicato non si sta lavorando per rendere il metodo conforme alle richieste?
Vogliamo provare a salvare queste vite? Medestea stessa, lo ha detto Lei in una intervista recente, ha un grande interesse nel mercato delle staminali per il prossimo futuro. Lei è a capo di una azienda che potrebbe avere le risorse, l’interesse e le competenze per rendere il metodo Stamina adatto alla sperimentazione. Potete dotarlo di una solida base teorica e di prove della sua efficacia e sicurezza.
Come si può pensare di ottenere una Marketing Authorisation dalle autorità, altrimenti? Forse, suppongo, questo potrebbe essere bypassato grazie alle cure compassionevoli, mi corregga se sbaglio. E ancora, in Cina —dove vorreste operare— le cose potrebbero essere diverse (anche se pare stiano cambiando).
Confido che Lei, da uomo di scienza, non ci verrà a dire che il metodo Stamina la base scientifica ce l’ha.
C’è chi sostiene che, nonostante la base teorica mancante, ci siano le prove dell’efficacia e della sicurezza del metodo.
Se questo metodo funziona, allora dove sono? Perchè non pubblicate i dati? E’ veramente tutto quello che si chiede, per avere fiducia. Tenere tutti all’oscuro non fa che mettervi in cattiva luce.
Se vi interessa la via privata, non si chiede nemmeno di renderlo pubblico, il metodo —ma di farlo approvare dalle autorità competenti, come qualsiasi altra terapia. La vostra è un’azienda, e un’azienda ha il diritto di proteggere la proprietà intellettuale —quella di Stamina in questo caso. Stamina ha però anche il dovere di offrire delle risposte alle domande ragionevoli in sua relazione, soprattutto se il finanziamento è pubblico. C’è in gioco la vita della gente, non solo il know-how da nascondere ai concorrenti.
Le mesenchimali, nessuno lo nega, sono molto promettenti. La ricerca nel campo delle staminali è attivissima. Potenziali trattamenti interessanti ce ne sono. Perchè invece di fare ostruzionismo sistematico non si mette in piedi un clinical trial utilizzando le conoscenze a disposizione della comunità scientifica, in modo da poter garantire le terapie a questi pazienti?
Non mi è chiaro se Stamina cerchi di fare del bene come ONLUS, o cerchi il ritorno economico grazie all'accordo con Voi. Le cose potrebbero combaciare, idealmente.
Infine, c’è un’altra considerazione: Stamina ha cambiato le regole del gioco. L’iter tradizionale è stato sconvolto. Si è arrivati alla possibilità di una sperimentazione sull’uomo in una frazione del tempo tradizionale —e ad una frazione del costo.
Dimentichiamoci di tutto ciò è successo prima, di Vannoni, di Le Iene. Quei pazienti potevano ottenere una terapia seria, se alla commissione fosse arrivata una proposta ragionevole. Questa non è pervenuta.
Ora la Sua azienda ha la possibilità di convertire tutta l’innegabile fama di cui Stamina gode in terapie da offrire ai malati. Avere Stamina tra le proprie frecce è senz’altro un’ottima mossa di marketing per chi si addentra nel mercato delle terapie con staminali. Vi si chiede ora solo trasparenza ed etica professionale.