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11/08/17

La prof entra in ruolo a 67 anni: «Lascio il posto a un giovane» Aveva iniziato a insegnare nel 1975: una vita da precaria alle medie, ma ora rinuncia e ad aprile andrà in pensione: «Una situazione assurda, regna il caos»


colonna  sonora   ho preferito dare spazio anzichè alle classiche  canzoni    a  qiuelle  di  auitori  non famosi    e    ai margini dela  disocgrafia 


Il Laureato (la canzone del precario) - Salvatore Viola
MARCO DI CESIDIO - UNA VITA DA PRECARIO (cover UNA VITA DA MEDIANO - LUCIANO LIGABUE)
"LA CANZONE DEL LAUREATO" - LUCA BASSANESE CON IL CORO DELLE MONDINE DI BENTIVOGLIO
Una vita da precario! Paolo Morelli


leggi anche



dopo la storia ( vedere url sopra ) di Bernarda Di Miceli che ottiene il contratto di assunzione a tempo indetterminato sulla soglia dei 70 anni ecco  una  altra storia  , quella  di  Elena Stefinlongo,  ma  conclusasi  in modo  differente    per  il gesto di generosità  verso  i colleghi più giovani   .  Infatti     : <<   Alla soglia dei 67 anni scorrono le graduatorie e finalmente la convocano per assegnarle un posto di ruolo come insegnante di sostegno alla scuola media. Ma con la pensione ormai alle porte, in arrivo dal prossimo anno, ad aprile, alla proposta del Miur lei ha risposto: «No grazie. Lascio il posto fisso a una collega più giovane». >> 


La prof entra in ruolo a 67 anni: «Lascio il posto a un giovane»

Aveva iniziato a insegnare nel 1975: una vita da precaria alle medie, ma ora rinuncia e ad aprile andrà in pensione: «Una situazione assurda, regna il caos»


La docente Elena Stefinlongo

TREVISO. Alla soglia dei 67 anni scorrono le graduatorie e finalmente la convocano per assegnarle un posto di ruolo come insegnante di sostegno alla scuola media. Ma con la pensione ormai alle porte, in arrivo dal prossimo anno, ad aprile, alla proposta del Miur lei ha risposto: «No grazie. Lascio il posto fisso a una collega più giovane».
C’è chi dice no. A un contratto a tempo indeterminato nella scuola pubblica che può permettersi il lusso... di far capolino a una manciata di mesi dalla pensione. Protagonista della kafkiana vicenda una professoressa trevigiana di Conegliano, Elena Stefinlongo, una laurea in Lettere, per anni maestra in servizio alla scuola primaria e dal 2007 in cattedra come insegnante di sostegno alla scuola media. Sempre da precaria con contratti a tempo determinato. Sabato scorso, nel giorno della sua convocazione per le nomine in ruolo, “benedette” dal provveditore Barbara Sardella, ha fatto però marcia indietro.
Dando ascolto a quello che le ha suggerito il buonsenso prima di accettare il compromesso uscito dal labirinto della burocrazia della scuola pubblica italiana: «Il posto di ruolo a sette mesi dalla pensione? Sarebbe stato l’assurdo degli assurdi», dice la professoressa trevigiana che ha scelto di restare precaria fino al suo ultimo giorno di lavoro, «A settembre di quest’anno avrò compiuto 67 anni. E in aprile andrò in pensione per limiti di età. Certo, se avessi avuto almeno dieci anni di lavoro davanti a me avrei colto al volo l’occasione del posto di ruolo. Ma così, come stanno le cose, non avrebbe avuto senso. Non ci sarebbe stato nessun vantaggio economico. Perché il ruolo non è retroattivo. In più, dopo il danno, la beffa. Mi aspettava pure l’anno di prova, d’obbligo per tutti gli insegnanti che entrano in ruolo. Fatti due conti, mi son detta: è meglio lasciare la cattedra a qualcun altro più giovane».
Detto fatto. Poco importa se nella sua carriera tutta dedicata alla scuola pubblica la professoressa Stefinlongo ha visto scorrere un bel po’ di riforme. Ha iniziato a insegnare alle elementari nel 1975 quando a capo del ministero dell’Istruzione c’era il ministro Franco Maria Malfatti. E il prossimo aprile, con la pensione, si prepara a salutare la scuola dell’attuale ministra Valeria Fedeli. Lascia la scuola ancora da precaria, per scelta, con due figlie di 38 e 31 anni e due nipotini: «Avevo iniziato a lavorare nella scuola elementare un anno prima della laurea, nel 75», racconta la professoressa, «Ho continuato a insegnare fino al 95. Poi visto che non esisteva la possibilità di chiedere un part-time ho dovuto dare le dimissioni. Per riprendere poi a lavorare nella scuola ancora una volta da precaria di nuovo nel 2005. Per iniziare a insegnare alle medie nel 2007».
Nell’ultimo anno di scuola la professoressa ha insegnato alla Nostra Famiglia di Conegliano. A settembre si prepara a ricevere l’ultimo contratto a tempo determinato, in un istituto a scelta. Ma già sente essere arrivato il tempo del bilancio di una vita di lavoro, sempre in servizio per la scuola: «Mi sento di dire che nella scuola non è cambiato nulla. Il caos c’era prima ed è rimasto ancora oggi. Eppure di riforme della scuola ne ho viste passare davvero tante», conclude la professoressa.
Il caso della docente trevigiana decisa a concludere la sua carriera professionale da precaria non ha lasciato indifferente il
mondo dei sindacati della scuola della Marca: «La scuola pubblica funziona ancora grazie alla buona volontà di tanti docenti», puntualizza Pino Morgante della Uil, «che pur senza nessuna certezza lavorativa continuano a svolgere con impegno e professionalità il loro mestiere».


26/02/17

oltre gli insulti anche la burocrazia e l'interpretazione capziosa delle leggi si riversano sui esuli istriani iul caso di Rosalba santoro e di Aldo Candusio

  rimettendo in ordine i preferiti e  siti memorizzati temporaneamente  mi sono imbattuto in questa storia .  tali storture ed interpretazioni a ...... di leggi sono insulto per un cittadino normale comune figuriamoci per uno\a che ha subito sulla propria pelle tale situazione

http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca 24 febbraio 2017

CURTATONE
Una donna, 5 codici fiscali. La strana storia di Rosalba
Odissea burocratica per un’esule istriana residente a Montanara. Diverse interpretazioni di una legge del 1989 alla base del disguido





CURTATONE.
La burocrazia, si sa, è un mostro impersonale che quando si mette di traverso nella vita di una persona riesce a trasformarla in un vero e incubo. È il caso di Rosalba Santoro, esule istriana che per una serie di interpretazioni di una legge del 1989 che stabilisce la nazionalità degli esuli per il rilascio del codice fiscale si ritrova ad averne ben cinque: uno diverso dall’altro. Rosalba, ex insegnante che ora gestisce un bed &breakfast a Montanara, nata nel 1944 a Lussinpiccolo (ora Mali Losinj) sull’isola di Lussino in provincia di Pola, oggi Croazia, è una dei tanti esuli istriani che alla fine della seconda guerra mondiale dovettero lasciare tutto e fuggire in Italia.
«Non mi soffermo sulle peripezie subite dagli abitanti di quelle zone che desideravano rimanere italiani, per evidenziare invece la logica della burocrazia italiana» sottolinea Rosalba. «Quando fu istituito il codice fiscale mi fu attribuito il codice corrispondente al comune di nascita, Lussinpiccolo allora Italia».
Dopo vari anni l’agenzia delle Entrate le comunicò un secondo codice, corrispondente a Pola: «Continuai ad usare il primo codice per le operazioni bancarie e fiscali, mentre il secondo per le operazioni sanitarie. Mi recai allora all’agenzia delle Entrate per cercare di avere un solo codice, ma mi risposero che i codici non possono essere cancellati ma che potevo usarli entrambi in quanto erano collegati». In quell’occasione Rosalba scoprì di averne anche un terzo, sempre legato a Pola. Ma non è finita qui: «Nel giugno dello scorso anno - racconta la donna - la Regione mi comunicò che il mio codice era variato e che dovevo usarne un altro legato alla Croazia».
Una situazione ingarbugliata che si è complicata ancor di più quando, circa tre mesi fa, l’ex insegnante ha dovuto rinnovare il bollo dell’auto: «Mi reco al Pra e scopro di avere un ennesimo, il quinto, codice fiscale, legato all’ex Jugoslavia. A questo punto mi chiedo perché il luogo di nascita che determina il codice fiscale non rimane quello in cui effettivamente si è nati? Io sono nata in quella che allora era Italia e desidero che anche il mio codice fiscale lo riconosca». Un diritto legittimo e sacrosanto», osserva Dino Grebaz,esule istriano, di Castel d’Ario, con due codici fiscali che ha scritto al Ministero degli Interni per le stesse ragioni. «Mi è stato confermato che la legge 15 Febbraio 1989 n. 54 per le identità degli esuli va applicata solo ai soggetti nati entro il 15 Febbraio 1947 nei territori ceduti alle potenze straniere, ovvero indicando solo il comune di nascita. Quindi per Rosalba Lussinpiccolo, codice E766Y. Gli altri sono solo interpretazioni di circolari e non della legge».

                          Lino Fontana


ma  non sembra  un caso isolato


Aldo Candusio
Anch'io sono un esule istriano e ho un codice fiscale che molto spesso non viene riconosciuto dai sistemi automatici di riconscimento i. Mi sono ritrovato adirittura ad avere due posizioni ICI con solleciti di pagamento per una delle due che non sapevo neanche di avere creandomi problemi con l'Ufficio delle Entrate. Con il mio codice fiscale non posso entrare in siti come quello della motorizzazine civile ed altri simili.

18/02/17

Amatrice, multa da 4 mila euro per aver portato aiuti con un camion L’uomo, un privato, è passato sull’unica strada che, a tutt’oggi, collega direttamente la cittadina con la Salaria. E ora le vittime del sisma stanno facendo una colletta per aiutarlo a pagare la sanzione



sono talmente schifato dalla cattiva burocrazia che stavolta 😈😐😢😪🙇😡 non ho il coraggio o voglia di passare ( come se me ne fosse importato qualcosa ) come qualunquista o populista lasciando commenti su tale notizia  presa  da http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_febbraio_18   di Virginia Piccolillo



LA STORIA

Amatrice, multa da 4 mila euro
per aver portato aiuti con un camion
L’uomo, un privato, è passato sull’unica strada che, a tutt’oggi, collega direttamente la cittadina con la Salaria. E ora le vittime del sisma stanno facendo una colletta per aiutarlo a pagare la sanzione
                                     








Era arrivato a portare aiuti ai terremotati con un camion. Ha avuto una multa da 4mila euro per essere passato sull’unica strada che, a tutt’oggi, collega in maniera diretta Amatrice con la Salaria, visto che il centro storico è ancora ingombro di macerie ed edifici non puntellati e non è stato riaperto al traffico privato. E ora le vittime del sisma del 24 agosto 2016 stanno facendo una colletta per aiutarlo a pagare la sanzione. Accade anche questo nel mondo alla rovescia di Amatrice, dove il grande cuore degli italiani cerca di sostenere la rinascita della popolazione vittima del sisma, ma trova ostacoli di ogni genere.
«Vado via. Mi dispiace, ma tornerò in macchina»
Lo sa bene Giuseppe che venerdì è arrivato, con un mezzo messo a disposizione gratuitamente da una ditta edile, per distribuire aiuti. Cose concrete che possono essere recapitate subito. Dal pellet per scaldarsi nei container perché la temperatura nella notte scende sottozero, ai saponi, al mangime. E ha imboccato la Romanella: una strada ormai nota alle cronache per essere stata promossa durante il post-sisma a chiave di volta del traffico per la cittadina distrutta dal terremoto. Citata ogni volta che bisognava rispondere alle lamentele del sindaco Sergio Pirozzi sull’urgenza di una migliore viabilità, evidenziando i lavori, appena, compiuti per rinforzare il Ponte a Cinqueocchi: capace ora di sostenere il via vai continuo di mezzi pesanti dell’esercito, dei vigili del fuoco e della protezione civile. Ma per il camion, di 75 quintali, è tornato improvvisamente in vigore il limite di 35 q, che esisteva quando il ponte era pericolante. Ed è scattata la multa. Davvero? «Come no? - assicura Giuseppe che ha interrotto bruscamente la sua piccola missione umanitaria - Mi dispiace. Ma soprattutto per questa gente. Hanno bisogno di tante cose. Portavamo cibo per loro, cibo per gli animali, cose utili. Non era un auto-articolato era un semplice camion. Tornerò. Ma con la mia macchina».
I terremotati: «E’ una vergogna, pagheremo noi»
«E’ una vergogna», protesta Fabio, a nome di un gruppo di terremotati che intendono dare uno «schiaffo morale a chi se ne sta infischiando dei disagi che stiamo subendo». E annuncia: «Non abbiamo più niente. Ma ci stiamo tassando. Raccoglieremo i soldi. E gliela pagheremo noi». Per loro è «inaccettabile» quello che è stato fatto «a chi si sta dando da fare a spese proprie, con generosità». Ma il limite? «Prima che venissero fatti i lavori era di 35 quintali - obietta - . Come può essere lo stesso anche dopo quello che è stato speso per rinforzare il ponte? O i lavori sono stati fatti male, oppure non vogliono togliere quel limite perché dà fastidio che noi agricoltori e allevatori lo utilizziamo e creiamo un po’ di traffico. A sei mesi dal terremoto dobbiamo volare? Ma dimmi tu se è possibile».
La Protezione Civile: «Si può passare per Montereale»
Dalla Protezione Civile si evidenzia che la Romanella non è l’unica strada che collega la Salaria ad Amatrice. Si può uscire a Posta, prendere la SR 471 fino a Montereale, dove si può proseguire lungo la SR 260 Picente fino ad Amatrice. E si aggiunge che i lavori di messa in sicurezza realizzati da ASTRAL sul ponte a 5 occhi, sono serviti a limitare il fenomeno di erosione che comportava grave rischio per la stabilità della struttura e permesso la riapertura del ponte con limite di massa a 3,5 tonnellate, già in vigore prima della scossa del 30 ottobre, evento che ne ha comportato la chiusura totale fino alla messa in opera degli interventi urgenti sopracitati. Un limite rispettato dai mezzi della Protezione Civile di quel peso. «L’interdizione ai veicoli con massa superiore a tale limite non è quindi un vincolo amministrativo, ma è dettato da ragioni di sicurezza».



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