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17/05/17

Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Pisa: denuncia choc in aula durante un processo per stalking. L’uomo deve rispondere anche di lesioni e maltrattamenti in famiglia


PISA. Un matrimonio avvelenato dai rancori. Che deflagra in querele incrociate e porta in aula un 50enne accusato di una sfilza di reati che vanno dai maltrattamenti in famiglia alla violenza sessuale, dalle lesioni personali alla violazione degli obblighi di assistenza. È una storia che risale al 2013 e che racconta di un rapporto al capolinea quella che ieri mattina in Tribunale ha visto come testimone il fratello della parte civile, una giovane marocchina che con l’imputato (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte offesa e i due figli minori, ndr) un commerciante 50enne della provincia, ha messo al mondo due figli.
L’uomo è difeso dall’avvocato Andrea Pieri e la donna dal legale Ilenia Flamma. Tra i due è in corso una separazione giudiziale che descrive in parallelo il disagio di un ménage svuotato di sentimenti e riempito di livore. Anche con eccessi degenerati in reati, secondo la Procura rappresentata in aula dal pm Paola Rizzo davanti al primo collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani). Uno in particolare, viene contestato al commerciante: aver obbligato la moglie a fare sesso davanti ai due figli piccoli. Un choc per la donna, un trauma per bambini.
La testimonianza di un marito violento: "Certi comportamenti visti da bambino hanno pesato"
Due anni di percorso all’associazione Lui di Livorno gli sono serviti per uscire dalla devastante spirale di botte e soprusi nei confronti della moglie. Una violenza "acquisita" da bambino: ecco il perché (intervista di Ilaria Bonuccelli) - L'ARTICOLO
«Dopo quell’episodio i bimbi sono stati male» ha ricordato in aula il fratello della donna, ormai ex cognato del 50enne sotto processo. La mamma dei due bimbi per un periodo era tornata in Marocco e in una delle querele presentate contro il marito lo accusava di non mandarle soldi, neanche per le figlie. La difesa ha, invece, ricordato che il commerciante aveva aiutato l’allora moglie ad aprire nel suo Paese un negozio che, però, aveva chiuso l’attività dopo neanche un mese.
Ma è quello che succedeva in casa il tema del processo. Secondo l’accusa prima ancora di avviare la causa di separazione, tra i coniugi c’erano stati scontri fisici. Liti degenerate in lesioni che la donna si fece medicare al pronto soccorso. E poi lo stalking e i maltrattamenti con botte e urla. E quell’approccio sessuale pesante, davanti ai figli. Dopo le denunce della moglie, l’imputato finì prima in carcere e poi ai domiciliari. Ora è libero, lontano dalla madre dei suoi figli. Che, in difficoltà economica, è anche sotto sfratto. Prossima udienza il 26 maggio per sentire diversi testi della parte civile.
Basta violenza sulle donne, "Firmo le petizione del Tirreno perché...": i messaggi dei lettori
Il Tirreno ha lanciato una petizione su Change.org per dire basta alla violenza sulle donne. Il messaggio è chiaro: firmiamo per sbloccare l'uso dei braccialetti elettronici anti-stalker. In migliaia hanno già firmato spiegando anche il perché: ecco una selezione dei messaggi - LO SPECIALE

06/03/17

Educare al rispetto attraverso le canzoni

Femminicidio, stalking, abuso sessuale, violenza fisica e psicologica, omofobia, bullismo, sono termini che purtroppo, negli ultimi anni, sono entrati prepotentemente e tristemente nella nostra realtà quotidiana. Il ruolo dei media è stato determinante per far emergere questi fenomeni che, ci rendiamo conto, sono sempre esistiti ma solo attualmente sono diventati un’emergenza pressante e improrogabile, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sebbene negli ultimi anni sono state realizzate delle iniziative pubbliche finalizzate a sensibilizzare e informare su tali fenomeni, istituite delle giornate per condannare ogni forma di abuso e di violenza, purtroppo, giornalmente ci ritroviamo a dover fare in conti con notizie a dir poco inquietanti. Nel mondo vi sono ancora tante donne vittime di violenza fisica o sessuale, una violenza che spesso, nei casi più drammatici, sfocia nel femminicidio: la manifestazione più crudele della sopraffazione da parte dell’uomo sulla donna. E ancora, se da un lato prosegue a livello giuridico una propensione all’inclusione degli omosessuali (vedi legge Cirinnà), purtroppo ancora nel 2017 l’omofobia è una piaga sociale e culturale ancora ben radicata. Non vi sono dubbi, è di fondamentale importanza promuovere costantemente e attuare interventi specifici per prevenire e ridimensionare il manifestarsi di tali fenomeni. Inoltre, sarebbe opportuno attuare nelle scuole interventi destinati ai giovani e finalizzati a educarli a conoscere, capire e gestire le proprie emozioni, aumentare l’empatia, gestire i conflitti, accrescere il rispetto per se stessi e per gli altri così da costruire e mantenere relazioni di qualità, tutte caratteristiche fondamentali dell’Intelligenza Emotiva di Goleman (1995). Lo scrittore Porcino nel suo libro ci fornisce un quadro ben strutturato dei fenomeni sopraccitati, inoltre, riserva la parte finale del testo ad un progetto educativo destinato a studenti di scuola media inferiore e superiore. Nel libro l’autore affronta argomenti forti come violenza sulle donne e omofobia, e lo fa proponendo un’analisi dei testi di alcune note canzoni. Porcino vuole arrivare al cuore delle persone e, in particolare, alla loro coscienza, e si affida alla musica per farlo, una preziosa arte in grado di scatenare emozioni pure. D'altronde come diceva Picasso: “La musica è una meravigliosa bugia che dice la verità”.

Giovanna Prestianni 
(Criminologa e Dottoressa in Psicologia Clinica)


Il libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” può essere acquistato su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



® Riproduzione riservata

25/11/16

secondo voi gli insulti sessisti alla Boldrini sono libertà d'espressione ? una manifestazione contro la violenza sulle donne da sola non basta

premetto che giudico  la  Boldrini   demagoga ma  tali  insulti ,  da lei riportati (  la  punta  dell'iceberg )  sulla  sua  pagina  fb







e tale << [---] fenomeno sempre più frequente e inaccettabile: l’utilizzo nei social network e non solo di volgarità gratuita , di espressioni violente e di minacce, nella quasi totalità a sfondo sessuale. [---] ( dalla pagina fb , qui il testo originale , eccetto le parole non in corsive che sono mie ) sono vergognosi e disgustosi .Infatti questi sono reati, non sono libertà di espressione .E l'unica cosa da fare è una denuncia per ingiuria, non minacciare di abolire la libertà di espressione. .. perché nell'intervista all'unità e nel suo comunicato ( vedere collegamento righe precedenti ) si legge velatamente questo.
Ora poiché Tutti i cretini che usano ( ma anche no ) mezzi potenti di divulgazione per insultare e minacciare secondo me non vanno né tutelati né lasciati impuniti. Le conseguenze di questi beceri e malpancisti comportamenti possono essere enormemente gravi (un esempio a caso... Tiziana Cantone).
Allora  come ne  uscirne ? 
  1. Iniziando a smettere  di  vedere   il bullismo  e l'educazione di genere   come  un tabù ( basti  vedere  come: la parte  della trasmissione presa diretta -- ne  ho parlato   qui  sul blog  -- in cui  si  parlava  di  tale tema   era stata spostata  d'orario  .,  il  programma #maipiùbullisdmo cosi tanto  pubblicizzato     viene mandato  in onda  alle  23.15  )
  2. fare  come   fanno  negli altri paesi  europei a  forte trazione  cattolica  e protestante  ( vedere  la puntata  citata   di  presa  diretta  )   dove ormai  s0insegna  d'anni   nelle  scuole ad  iniziare  dall'asilo    cioè rendere  obbligatorio  indipendentemente    dall'autonomia   dei singoli istituti  scolastici   (lo so che  😢  sarà  da  stato etico   \  demo cradura   😈 ma    a mali estremi estremi  rimedi  )
e  fanculo  ai  teocon italiani Il cui : termine è <<   stato usato anche in Italia a partire dal 2004, fuori dall'ambito culturale statunitense di riferimento primario del termine, per indicare alcuni movimenti cattolici o persone di orientamento cattolico e conservatore. Tra questi, Comunione e Liberazione, l'Opus Dei e i Legionari di Cristo.È stato usato anche in riferimento ad alcune personalità del mondo politico e culturale, come il filosofo ed ex-Presidente del Senato Marcello Pera, il giornalista e direttore della testata Il Foglio Giuliano Ferrara, la scrittrice e giornalista fiorentina Oriana Fallaci (nonostante il termine primigenio usato al loro riguardo fosse "ateocon"[senza fonte]), il politologo Ernesto Galli della Loggia, il parlamentare UdC Ferdinando Adornato e il cantautore Giovanni Lindo Ferretti   >> ( da https://it.wikipedia.org/wiki/Teocon )  d'aggiungere  a questa  lista    anche   . Mario Adinolfi   che   dicono  che cosi   si  inserisce nella  sulle scuole la  teoria  gender . In quanto  Sono 116 le donne uccise nei primi dieci mesi del 2016. Il 53,4% dei femminicidi del 2016 si è registrato al nord, il 75,9% in ambito familiare. L'età media delle vittime è di 50,8 anni. In un caso su tre l'arma più usata è quella da taglio. Chi uccide nel 92,5% è maschio. Sono 3,5 milioni le donne hanno subito stalking almeno una volta, più di 2 milioni sono state vittime di un ex partner. Meno della metà ha denunciato

.

02/06/13

Femminicidio, capirsi per combatterlo insieme


   leggendo  il manifesto   di questa  comunity  di facebook www.facebook.com/UccidiAncheMe


Informazioni
"Uccidi anche me" è un progetto fotografico di Fiorella Sanna e Francesca Madrigali.
Una serie di ritratti e interviste in cui volti e parole si mescoleranno tra loro per dare ancora più forza e più voce alla lotta contro il femminicidio.
Descrizione
Lo scopo del progetto "Uccidi anche me" è quello di sensibilizzare le persone sul tema del femminicidio, coinvolgendo donne e uomini che "donano" il proprio volto e le proprie opinioni e pensieri sul gravissimo fenomeno che sta assumendo il carattere di emergenza in Italia. Fotografiamo e intervistiamo le persone che stanno partecipando- già tantissime, fra le quali le nostre amiche e amici, sorelle, madri, artisti, esponenti della società civile e della politica.
Il nostro approccio non vuole essere “luttuoso” o peggio quello di accentuare gli aspetti della cronaca nera, ma al contrario vogliamo dare risalto alla forza di reazione delle donne e alla loro consapevolezza dei meccanismi che possono generare la violenza. Anche gli uomini sono parte attiva del progetto, in quanto la violenza sulle donne è un problema sociale oltre che di genere. Soltanto portando l'argomento ad un livello più esteso, "pubblico", di cittadinanza possiamo sperare di combatterlo efficacemente.  




ho trovato due articoli un po' dati certo , ma poco importa vista la loro attualità presi da ilfattoquotidiano
il primo  è  di  | 15 maggio 2013
Rileggiamo quel capolavoro di Simone Weil intitolato “L’’Iliade poema della forza”. Separare la forza dalla violenza sembra non sia cosa facile. Che cosa vuole una donna? Vuole un uomo forte, non un uomo violento. Come possiamo farci capire? Forse dovremmo esercitarci di più davanti allo specchio per imparare a pesare le parole, a influenzare l’anima dell’interlocutore e non solo per sedurre, ma soprattutto per salvarci la pelle.
Chi è un uomo forte? Probabilmente è quello che riesce a mantenere la calma nei momenti difficili, che conosce il suo valore anche quando gli altri non lo riconoscono, che è capace di sorridere, di resistere, di consolare, di proteggere. L’uomo forte è colui che conosce la sua stessa forza e che sa usarla a tempo e a luogo. L’uomo forte non è l’uomo violento.Noi invece, care, dolci e belle amiche siamo piene di qualità ma spesso inciampiamo nei nostri graziosi piedi, andiamo fuori tema, usiamo le parole con scarsa attenzione, il nostro coraggio è spesso imprudente, la nostra paura è spesso inutile.Dicevo dunque andiamo fuori tema, come è successo l’altra sera a ‘Servizio Pubblico e dispiace dirlo visto che parliamo di un grande e generoso lavoro svolto da molte donne che hanno collaborato per aiutare le più sfortunate tra noi. Parlo di Ferite a Morte e sono qui per dire che l’ultima cosa da fare è criticarci a vicenda. Non è quindi una critica la mia ma solo un’osservazione marginale, dove è proprio sui margini che si gioca la vita o la morte, come tante storie ci raccontano.Paola Cortellesi con la sua faccia spiritosa e il suo sorriso irresistibile mi è sembra piaciuta come donna e come attrice, ma nel suo intervento ha ripetuto più di una volta una frase pericolosa: “Meglio morta che con te…”. Questa è la distrazione di cui parlavo prima, l’ingenuità che si paga anche in termini di comunicazione.Il tema è tale che non ammette margini di errore oltre quelli già accaduti, che hanno provocato la morte. “Meglio morta che con te” è la frase sbagliata, quella giusta, secondo me, è “meglio viva che con te”, e questo perché con quell’uomo, che ha confuso fatalmente la forza con la violenza, non si può essere che morte.Mi piacerebbe che ci accorgessimo tutte che nell’esercizio di raccontare l’orrore, nei dettagli, nella coazione a ripetere e persino nel tentativo di satira dell’orrore stesso, esiste il pericolo di partecipare inconsapevolmente al grande spettacolo mediatico della violenza in genere e in particolare della più gettonata, quella sulle donne.Lo facciamo spesso, ci sbagliamo e a volte colgo un lampo di ironico compatimento nell'atteggiamento di chi, uomo di potere illuminato, ci concede visibilità ed è dalla nostra parte. Spesso non siamo all’altezza delle poche occasioni che ci vengono offerte, prendiamo grandi e piccoli abbagli senza riuscire a sfruttare l’attimo fuggente. Se non ora quando? Una frase magnifica, un’altra straordinaria performance che alcune donne hanno inventato, moltissime hanno praticato per poi alla fine essere semplicemente rimandate a casa. Come può succedere che preziosi minuti concessi in prime time a “Servizio Pubblico” vengano adoperati con generosità ma senza la dovuta attenzione?Dicono che l’attenzione sopravviverà al deserto, ma temo che prima si debba attraversarlo

il  secondo   sempre  dalla  stessa  fonte   un altro articolo interessante   di   Rita Guma | 6 luglio 2012

Ho letto in questi mesi centinaia di commenti di lettori agli articoli sul femminicidio e vi ho ritrovato clichè che ho spesso contrastato, dato che da oltre dieci anni mi occupo di diritti umani (di donne e uomini, etero, trans e gay indistintamente). Vorrei quindi fare chiarezza sui pregiudizi che a mio avviso animano molte persone in tema di violenza sulle donne, perché le violazioni dei diritti umani sono spesso questione di disinformazione e incomprensione.
Il termine femminicidio (o femmicidio) è ricorrente da anni a livello internazionale per descrivere fenomeni di violenza che interessano molti paesi latini – emblematici i casi del Messico (Ciudad Juarez), della Colombia, della Spagna – e anche altri paesi occidentali, sebbene siamo soliti attribuire ai soli paesi arabi e africani ed a ragioni tribali e religiose il triste primato.
Si parla di femminicidio quando la donna viene uccisa in quanto donna. Non sono casi di femminicidio l’operaia morta sul lavoro, la donna morta in un incidente d’auto o la soldatessa uccisa in guerra, a condizione che l’operaia non sia buttata dall’impalcatura dai colleghi maschi infastiditi ad esempio dalle sue assenze per cure parentali, il frontale non sia causato dall’ex della donna per vendetta e la soldatessa sia vittima di un proiettile in battaglia o di una bomba lanciata nel mucchio e non sia prima stuprata come arma di guerra.
Affermazione ricorrente è “se l’è cercata”, indicando in un comportamento ritenuto “libero” della donna la licenza per il maschio di fare quello che vuole: stuprarla – magari in branco – o ammazzarla di botte. Questo è un atteggiamento maschilista e portatore di cultura della violenza. Purtroppo è un atteggiamento duro a morire, anche perché apparso persino in qualche sentenza.
Affermazione differente, e che va meglio analizzata, è che alcune donne cercano l’uomo violentoovvero vedono benissimo che lo è e ci si mettono insieme lo stesso. Dietro tale convinzione ritengo si annidi una delusione: molti degli autori di tali considerazioni sono infatti uomini miti e colmi di attenzione verso le donne, ma nella loro vita sono stati spesso accantonati dalle ragazze che essi corteggiavano e che hanno preferito un tipo più aggressivo (che non vuol dire necessariamente violento).
Tuttavia faccio notare che la vera brutalità quasi mai si esterna nel periodo dei primi appuntamenti o del fidanzamento (in cui non emergono nemmeno altri difetti, come l’essere pantofolaio o anteporre il lavoro alla famiglia) perché le difficoltà quotidiane sono minime, lei sogna e lui cerca di dare il meglio di sé, mentre qualche accenno possessivo viene vissuto come un segno di passione. I difetti più o meno gravi emergono col tempo, quando finiscono la poesia e l’ansia della conquista, arrivano le responsabilità dei figli e le bollette da pagare, o si perde il lavoro. Allora ciascuno perde i freni inibitori ed esaspera o rivela la propria parte migliore o peggiore, come spesso avviene anche per i malati gravi. Perciò non è accettabile addossare alla donna la responsabilità di una scelta d’amore da pagare fino alle estreme conseguenze.
Va considerato anche che oggigiorno ci sono tanti uomini esasperati perché magari estromessi dalla vita dei figli con una separazione o un divorzio anche se colpevoli solo nei confronti della moglie, per adulterio o trascuratezza per via del lavoro o addirittura incolpevoli. Anche se molte violenze fisiche o psicologiche sono reali, non è insolito che, dopo la rottura, un uomo venga accusato infondatamente di violenze di ogni tipo (così come non mancano le false accuse di stalking) per evitare che gli siano affidati i figli o che il magistrato disponga l’affido condiviso.
Un adultero o un uomo che dopo anni non sopporta più la moglie non deve pagare perdendo i figli, specularmente a quanto avviene per una donna (e i figli non devono pagare l’astio fra i propri genitori perdendo di fatto uno di essi). Difficile che un uomo con una esperienza devastante come la perdita di un figlio per una ripicca sia comprensivo nei confronti delle donne, che vedrà come delle privilegiate dallo Stato quando gratificate con l’affidamento della prole e dalla società quando considerate sempre sicuramente vittime.
Questo non giustifica assolutamente la violenza contro le donne, ma può spiegare l’atteggiamento critico e persino duro di alcuni uomini di fronte agli articoli di commento sul femminicidio e la difficoltà di costituire un fronte unito contro la violenza alle donne.




01/04/12

Olbia Radio Maria usata come tortura, due sorelle condannate per molestie









Radio Maria usata come tortura, due sorelle condannate per molestie
Radio Maria, l'emittente radiofonica, è stata adoperata come strumento di persecuzione da due sorelle di Olbia. 


da http://attualissimo.it/ di Francesco Ciniglio 1 aprile 2012 17:35 

Due sorelle di Olbia sono state condannate per aver fatto ascoltare Radio Maria per vendetta al proprio fratello. La notizia è veramente particolare: Radio Maria è spesso finita all'attenzione della cronaca, accumulando record di ogni sorta e scatenando polemiche, ma mai si era pensato al fatto che la radio potesse essere adoperata come vero e proprio strumento di persecuzione 
Questa particolare forma di stalking ha avuto luogo in Sardegna ed ha visto protagoniste due sorelle, che per anni hanno continuato ad infastidire il fratello. Le due donne avevano litigato con l’uomo per motivi economici ed hanno pensato di punirlo, costringendolo ad ascoltare l’intera programmazione di Radio Maria, “sparandola” a tutto volume, dinanzi al ristorante che l’uomo gestiva con la moglie.
“Il giudice del tribunale di Olbia ha condannato a 8 mesi di reclusione per stalking, Francesca e Caterina Servini.” A portare alla condanna delle due sorelle è stato, probabilmente, l’esaurimento nervoso della moglie del fratello, costretta a trasferirsi a Sassari, per sfuggire alle molestie radiofoniche delle due stalker.
Le due sorelle sono state, tra l’altro, condannate al pagamento dei danni e al rimborso delle spese giudiziarie. Le due donne pagheranno la diffusione “non gradita” di rosari, celebrazioni eucaristiche e preghiere con la galera.
Un palinsesto radiofonico sicuramente non per tutti quello di Radio Maria, specialmente se da ascoltare ininterrottamente, 7 giorni su 7, 24 ore su 24. È lecito pensare che neanche il cattolico più fervente e fedele alla parola della Santa Vergine Maria avrebbe retto a 24 ore di trasmissione continuative, da ascoltare a volume altissimo, senza possibilità di tregua.
Come è facilmente intuibile dal nome della radio, infatti, l’emittente radiofonica è incentrata sulla figura della Madonna, con una fortissima attenzione verso realtà come Medjugorje e Lourdes.
Ora ci si chiede se la condanna per stalking da parte delle due sorelle, per l’ascolto forzato di Radio Maria, finirà con lo scatenare polemiche tra cattolici e laici, oltre che, l’ilarità del web sui maggiori social network, Facebook e Twitter su tutti.
Inoltre   c'è da dire che << il caso di Golfo Aranci, Olbia >> secondo http://www.fanpage.it/
Potrebbe rappresentare un importante precedente storico >> perchè a differenza dei casi di stalking precedent sempre secondo il sito  (  per l'articolo completo qui ) <<  lo strumento delle due stalker non era un classico telefono, bensì una stazione radio: Radio Maria, per la precisione. Come è possibile? Il fatto è che le due sorelle diffondevano ad ogni ora del giorno e della notte le messe e le preghiere della nota stazione radiofonica religiosa davanti al ristorante del fratello, obbligandolo a quello che, giorno dopo giorno, è diventato un vero e proprio supplizio, che ha costretto la moglie dell'uomo a cambiare casa. >> E così l'azione delle sorelle-stalker è stata denunciata. Molestie e aggressioni che hanno portato l’autorità giudiziaria alla condanna “esemplare” per le due sorelle, a cui era già stata notificato l'obbligo a non avvicinarsi alla residenza e al luogo di lavoro del parente. Risarcimento dei danni morali e fisici, pagamento delle spese giudiziarie sostenute dalle vittime, e soprattutto una condanna ad otto mesi dietro le sbarre, << dove le due donne avranno tutto il tempo per ascoltare Radio Maria. Si spera senza infastidire gli altri detenuti. >>

01/09/09

Boffo, a Terni fascicolo sulla condanna Cei:





















































Clicca per ingrandireTerni - Il fascicolo di condanna c'è. Della vicenda chiusa con il patteggiamento di Guido Boffo e del pagamento dell'ammenda massima prevista: 516 per il reato di molestie. È conservato negli archivi del tribunale di Terni. Una vicenda sulla quale stamani non ha voluto fare commenti il procuratore della Repubblica, Fausto Cardella. Il magistrato, che all’epoca dei fatti non guidava ancora l’ufficio, si è limitato a confermare che nessuna iniziativa è stata presa dalla procura in seguito alla pubblicazione della notizie riguardanti Boffo da parte de Il Giornale.

Smentite Nel fascicolo riguardante il procedimento per molestie a carico di Boffo "non c’è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali": a confermarlo ai giornalisti è stato oggi il gip di Terni Pierluigi Panariello. Il giudice si sta occupando della vicenda essendo stato chiamato a decidere in merito alle richieste di accesso agli atti presentate oggi da diversi giornalisti. Sull’istanza dei giornalisti deve esprimere un parere anche il procuratore della Repubblica Cardella. Dopo che lo avrà fatto gli atti passeranno al gip che dovrà pronunciarsi (una decisione è attesa non prima di domani mattina). Già in passato altri cronisti presentarono richiesta di accesso agli stessi atti, ma il gip di allora respinse le istanze.


La condanna La vicenda di Boffo venne definita con un decreto penale di condanna di 516 euro relativo al reato di molestie alla persona, anche se - secondo quanto si è appreso - il pm avrebbe potuto ridurre della metà la pena. Un atto al quale il direttore di Avvenire non fece opposizione e quindi la vicenda si chiuse senza la celebrazione del processo. Nell’indagine venne ipotizzato anche, inizialmente, il reato di ingiurie, ma la querela che ne era alla base - secondo quanto emerge dallo stesso fascicolo - venne poi rimessa. Tra gli atti del procedimento non figurano intercettazioni telefoniche. Ci sono invece i tabulati relativi al telefono di Boffo dal quale partirono le presunte chiamate moleste.


Mogavero (Cei): "Messaggio mafioso" "Sì, ho ricevuto l’informativa su Boffo anch’io e ne sono rimasto indignato". Il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici, definisce il dossier "una forma di avvertimento che da siciliano definirei di tipo mafioso". Ricevuta l’informativa sul direttore dell’Avvenire, monsignor Mogavero racconta di averla "cestinata" e di essere "rimasto indignato della cosa. Se infatti - spiega il presidente Cei per gli Affari giuridici - dovesse trattarsi della fotocopia di documenti veri ci sono diverse violazioni di legge e, da alcune analisi fatte, emerge che vi sono diverse incongruenze. Inoltre il fatto che ci possa essere qualcuno che è andato a frugare in una casella giudiziaria di una procura è un reato gravissimo". Un testo del genere, "indirizzato a più persone", ha lo scopo di "un avvertimento" che, osserva il vescovo, "io da siciliano definirei di tipo mafioso" in particolare "nei confronti dei due cardinali citati, Camillo Ruini e Dionigi Tettamanzi".


Pensare alle dimissioni "Se ritiene che tutta la vicenda - dice monsignor Mogavero - pur essendo priva di fondamento, possa nuocere alla causa del giornale o agli uomini di Chiesa, Boffo potrebbe anche decidere di dimettersi". Ma così non sarebbe un’ammissione di colpa? "In effetti in Italia chi si dimette è sempre ritenuto colpevole. Ma non sempre è così. Ripeto: se lo facesse per il bene del giornale e della Chiesa.... Se Boffo accettasse anche di passare per un disgraziato pur di non nuocere alla causa del giornale, farebbe la cosa giusta. Poi nelle sedi opportune si accerteranno debitamente i fatti". Di tutto questo non voglio far scontare nulla a Max, Cicci e Andrè, a cui mando virtuali orchidee in cambio di frittata. So distinguere l'errore dagli erranti e sono convinto che una sessualità non disposta a procreare sia una distorsione del disegno naturale - e per chi crede, soprannaturale - di perpetuare la vita e fondare le famiglie. Non un peccato e tantomeno una ragione di disprezzo o di odio, ma un errore. Spesso mi trovo a dover considerare la loro umanità, e i loro gusti, la loro sensibilità, la loro affabilità e cortesia, mediamente più viva di quella dei cosiddetti etero. Mi piacerebbe solo che non si confondesse un'inclinazione privata con un modello pubblico.
L'omosessualità è un diritto, la sfilata gay è invece un esibizionismo che mortifica la loro dignità e la rende caricaturale. Vorrei che i bambini e gli adolescenti fossero educati al piacere e al dovere di formare una famiglia e non al primato assoluto dei desideri soggettivi; senza penalizzare chi per inclinazione naturale o per scelta poi si sottrae. Vorrei che non si ponesse sullo stesso piano una famiglia con padre madre e figli ad un triangolo omosessuale. Vorrei che si tutelasse pubblicamente la famiglia, come un bene pubblico, sociale e civile, naturale e culturale; lasciando le altre unioni, occasionali o omosessuali, alla libera sfera del diritto privato. Mi piacerebbe vivere in una società che coltivasse valori pubblici e poi lasciasse a ciascuno nella propria vita la facoltà di assumersi le responsabilità di una scelta diversa, sulla sessualità e la famiglia, la bioetica e l'eutanasia. Ognuno viva come ritiene di farlo, a patto di non danneggiare il prossimo. Ma una comunità che voglia dirsi civiltà abbia pure il coraggio di indicare i valori comuni e non considerarli occasionali, neutri e soggettivi. Una comunità libera e civile non impone valori ma non si sottrae a educare e orientare.
Per il resto dico a Max, Cicci e Andrè: dividiamoci lo scoglio e la frittata. E chi arriva prima si prende il posto migliore, senza priority omo o etero.


17/02/09

Stalking: stalker, tecno stalker e articolo 612-bis

Il 29 gennaio sono state approvate a Montecitorio alcune norme che prevedono aggravanti di pena per chi commette lo stalking.Questo termine che tradotto dall’inglese significa perseguitare, è diventato in tutti gli effetti un termine di gran uso in Italia.
Negli ultimi anni, il fenomeno si è intensificato grazie al sempre e continuo sviluppo delle comunicazioni che hanno permesso un duplicarsi dei contatti con il mondo esterno.
Gli Stalker, infatti, non sono solo persone che ben conosciamo (ex, amici, famigliari, conoscenti, vicini di casa…) ma, con il largo uso della rete telematica, i molestatori, sono soprattutto coloro che aggiungiamo nella nostra lista di amici e contatti nel social network in cui, la maggior parte dei giovani si registrano per allargare le proprie conoscenze.


 


Continua a leggere l'articolo di Stefania su http://www.quinonehollywood.org/home/?p=1095


 Per commentare l’articolo http://forum.quinonehollywood.org/index.php?topic=1673.0

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