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09/07/17

Lui diventa Silvia, lei diventa Alessandro: si incontrano e ora si sposano Doppio cambio di sesso per la coppia che abita e lavora a Padova

  In sottofondo , quella    che  puo' essere considerata   a  tutti glie ffettio  la  colonna sonora per  post    come questi  e  che  è   stata  la canzone  per  il gay pride  a  sassarti  del  8\7\2017


da  http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca  del  07 luglio 2017


Lui diventa Silvia, lei diventa Alessandro: si incontrano e ora si sposano
Doppio cambio di sesso per la coppia che abita e lavora a Padova

di Vera Mantengoli

PADOVA. Una volta si chiamavano Gian Luca e Lisa. Lui abitava a Roma, faceva il parrucchiere e frequentava dei ragazzi. Lei invece è sempre rimasta a Padova, lavora ancora nella stessa grande azienda e nel suo passato ha una convivenza di dieci anni con una donna.
La loro vita procedeva come quella di tante altre, ma c’era qualcosa che li tormentava: entrambi si sentivano in un corpo che non era il loro e non potevano più mentire a sé stessi. Oggi quei due sono rispettivamente Silvia e Alessandro, hanno 31 e 44 anni, vivono a Padova e contano i giorni che li separano dal matrimonio, già fissato per il prossimo anno.





«Eravamo in un locale a Londra», racconta Silvia che da poco si è trasferita a Padova per seguire Alessandro. «Stavamo bevendo un bicchiere di Porto, avevamo chiesto del vino, ma non lo avevano. Alessandro continuava a dirmi di berlo, ma io non ne avevo voglia. Poi ho visto qualcosa luccicare nel fondo: era un brillante. Si è inginocchiato e mi ha chiesto di sposarlo. E ora eccoci qui insieme».
La loro vita ha una svolta quando Gian Luca a 27 anni decide di diventare Silvia e Lisa a 36 diventa Alessandro. Allora non si conoscevano, ma entrambi nel 2012 avevano deciso di fare un passo senza possibilità di ritorno. Purtroppo l’operazione di Silvia non è andata come sperava. «Mi sono accorta che qualcosa non andava in quarta elementare e ne sono sempre stata consapevole», racconta Silvia.
«A un certo punto ho deciso di farmi operare a Roma, ma è stato un disastro perché non mi hanno messo al corrente di tante possibili conseguenze. Ora ho fatto causa con l’avvocatessa Alessandra Gracis e sto valutando se operarmi ancora».
In pratica l’operazione non era riuscita in quanto i tessuti della vulva si erano richiusi. Ieri pomeriggio Silvia è andata a Venezia per incontrare la chirurga americana Marci Bowers, icona mondiale per chi si occupa di operazioni di riassegnazioni di genere e, a sua volta, uomo tantissimi anni fa. L’appuntamento è stato organizzato da Gracis che è diventata donna nel 2013, grazie a Bowers.

L'immagine può contenere: una o più persone e sMS
 DAL GAY PRIDE  DI SASSARI  8\7\2017  DI  www.facebook.com/claudiacrabuzzaofficial/
«Voglio avere una relazione completa con Alessandro», racconta Silvia, «quindi sto pensando se farmi operare ancora». Per Alessandro le cose sono andate in modo diverso e si sono concluse in modo positivo. Lui ha dovuto prima sottoporsi a un intervento per togliere il seno e l’apparato vaginale, realizzato a Bologna. Poi però è arrivata la parte ancora più complicata, quella della ricostruzione del pene.
«Quando ho deciso di fare l’operazione per cambiare sesso», racconta, «sono andato dal presidente della mia azienda a dirglielo. Lui si è dimostrato una persona davvero aperta. Mi ha detto che se la sua azienda si fosse fermata negli anni davanti alle diversità, non sarebbe mai cresciuta. Io ne sono rimasto colpito, soprattutto perché quel giorno ha aspettato che finissi di lavorare e poi ha chiamato tutti i dipendenti dicendo loro che non voleva sentire né battute, né barzellette, né nessun commento a riguardo. Mi ha chiesto però di non dire il nome dell’azienda».
Alessandro si è affidato al Belgio per la falloplastica: «Non mi sarei fidato in Italia», spiega, «ma devo ringraziare l’Asl di Padova perché mi ha aiutato a farmi riconoscere l’operazione che costa circa 70 mila euro e che mi hanno in gran parte rimborsato».
Oggi Alessandro contribuisce a dare supporto al vero ritrovo di chi ha «un disturbo di identità di genere»: la pagina Facebook FTM o MTF &Friends. La questione è attuale: «La biologia stessa insegna che la vita è diversità e non ci si può fermare all’idea che nasci uomo o donna», ha detto Bowers,in viaggio a Venezia.
«Le religioni fanno del bene, ma in questo caso bloccano la scienza impedendo ad alcune persone di diventare se stesse. Tutta la società è cresciuta opponendosi alla natura, tirarla in ballo solo per la  questione sessuale è una mancanza di onestà». 





concludo con le note di




questione sessuale è una mancanza di onestà».

12/06/17

Giuseppe Scano intervista Cristian A. Porcino Ferrara autore del libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne".



Il 12 giugno 2016 un killer uccise ad Orlando 49 persone che si trovavano nel locale gay Pulse. Alle vittime di Orlando e a Eddie Justice è dedicato il libro di Cristian A. Porcino Ferrara Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne. Inoltre Porcino dedica il proprio volume anche a Sara Di Pietrantonio barbaramente assassinata dal fidanzato. Nell'intervista con l'autore si è discusso di omofobia, femminicidio, i moti di Stonewall e molto altro.

1) Qual è il tuo bilancio a un anno dall'uscita del libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne"?

«Molto buono. Quest'anno ho ricevuto recensioni positive, tanti pareri autorevoli come quello della senatrice Monica Cirinnà, ringraziamenti da parte di associazioni Lgbt e molte altre soddisfazioni personali. Penso alle tante opinioni dei lettori che mi hanno contattato in privato per congratularsi del lavoro fatto. Alcuni di loro mi hanno raccontato le loro vite, i problemi che li hanno segnati e la rinascita dopo la consapevolezza di sé»

2) Una bella soddisfazione

«Certo, perché l'unico a credere nel progetto sono stato io. Ho contattato tanti editori ma quasi tutti, pur se interessati, non hanno voluto investire economicamente su un progetto da loro ritenuto di nicchia. In Italia domina l'editoria a pagamento e se non accetti di sborsare quattrini devi impegnarti a fare tutto da solo e diventare quindi indipendente»


3) Se osserviamo i risultati raggiunti non hai avuto torto. Ma mi dicevi di Christopher Park (che appare proprio nella copertina del libro) e la comunità Lgbt. Raccontaci qualcosa.

«Dici bene. Ricordo la soddisfazione di aver portato la mia opera a Christopher Park, New York, dove nacque il movimento Lgbt. Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario dei moti di Stonewall. Accanto a Christopher Park si trova lo storico locale Stonewall Inn (foto 2) dove il 27 giugno 1969 si lottò per affermare il proprio diritto di esistere in quanto esseri umani. L'orgoglio di essere se stessi e di reclamare e combattere per ciò in cui si crede davvero. In quelle manifestazioni si sancì la fine della violenza psicologica e fisica affrontando le autorità che volevano schiacciare i diritti civili delle persone gay confinandole in un ghetto. Infatti, per le strade di New York nel mese di giugno ogni anno il gay pride riempie la Grande Mela non solo di colore, ma dimostra concretamente che il proprio orientamento sentimentale e sessuale non deve essere più tenuto nascosto ma vissuto alla luce del sole. La libertà di amare non è una concessione ma, per l'appunto, un diritto»


4) In fondo New York è un po' la tua seconda casa, e quindi è stato un piacere ricevere attenzioni dai newyorkesi, o mi sbaglio?

«Esatto. Non dimentico la gente seduta a Christopher Park (foto 1) che mi continuava a chiedere se il libro era scritto in inglese e se potevano acquistarlo nelle loro librerie. Non posso scordare il loro entusiasmo e la loro positività. Da italiano confesso che tanta dimostrazione di stima e affetto mi ha fatto un certo effetto. In Italia non siamo abituati a manifestare il nostro interesse per qualcuno che non conosciamo. Forse se lo vediamo in TV sì ma per uno scrittore indie è del tutto impensabile. Siamo molto invidiosi dei successi degli altri e raramente ci facciamo coinvolgere dai progetti culturali degli sconosciuti»

 5) All'interno del libro tu includi un interessante progetto educativo sulle varie forme di affettività da realizzare nelle scuole. Hai trovato il modo di presentarlo negli istituti?

 «Da ben tre anni e senza grandi risultati. Ho inviato tempestivamente il progetto all'assessorato alla pubblica istruzione di Catania. L'assessorato ci ha fatto sapere che il progetto era valido però mancavano i soldi per poterlo realizzare. All'epoca ho fatto un tour de force insieme ad una mia amica psicologa nelle scuole statali, ma oltre a congratularsi per il progetto la litania che ascoltavamo era sempre la stessa: non ci sono soldi. Altre volte, invece, i dirigenti scolastici non ci ricevevano  e ci dirottavano presso segreterie didattiche o vicepresidi. Di conseguenza il progetto è stato depositato e protocollato ovunque, ma non mi è mai stato permesso di attuarlo. Il progetto si rivolge proprio ai ragazzi e ragazze delle scuole medie  inferiori e superiori, e l'intento era proprio quello di sensibilizzare i più giovani su tematiche che li riguardano da vicino. Ho notato un ostruzionismo sistemico inaccettabile, e un'indifferenza preoccupante che è la maggiore causa dei problemi che affliggono questo paese. Ed è questo che mi dispiace tanto»

6) Dicevamo prima che il tuo libro ha ricevuto anche l'apprezzamento della senatrice Monica Cirinnà ed è stato ben accolto da pubblico e critica. Mi chiedevo se da parte cattolica hai ricevuto apprezzamenti o rifiuti?

«Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta la senatrice Cirinnà per le parole di apprezzamento alla mia opera. Devo dire che è una persona davvero sensibile, e soprattutto dotata di grande empatia. Per quanto riguarda l'ambito cattolico io vedo spesso dei muri nonostante i vari appelli al dialogo pronunciati da Papa Francesco. Ci tengo a precisare che non appartengono a nessuna chiesa, e di conseguenza non frequentando alcuna comunità sono escluso in automatico dai vari dibattiti su omofobia e femminicidio. Già in passato per via di alcuni miei libri sono stato estromesso da lavori che erano offerti da strutture religiose, ed ho patito varie forme discriminatorie a causa della mia non appartenenza a nessuna fede preposta al culto. Ho tentato anni fa di parlare con l'arcivescovo della mia città ma non mi ha accordato alcun appuntamento. Chiaramente sono disponibile ad un confronto con le strutture cattoliche ma dubito che ciò  accadrà»

7) Quali sono secondo te i metodi per combattere i numerosi casi di femminicidio e di aggressione omofoba nel nostro paese? E a cosa è dovuta tanta intolleranza e furia omicida?

«È evidente che il nostro paese porta avanti un sistema discriminatorio frutto di una cultura prettamente machista. Una subcultura abbastanza diffusa che deve essere estirpata alla radice. Goleman parla di alfabetizzazione emotiva da iniziare fin da ragazzi ed è proprio quello che nella nostra società manca. Non possiamo restare con le mani in mano e non colmare questo vuoto culturale. Da questo dipende il futuro delle nuove generazioni. Nessuno può possedere nessuno, tantomeno la vita della persona che dichiariamo d'amare. L'amore vero libera dalle catene e non distrugge la vita della persona amata. Stesso discorso per l'omofobia. Si combatte con la violenza ciò che non si comprende con la ragione e la cultura. L'ignoranza genera paranoie e nemici inesistenti. Purtroppo in Italia non esiste ancora una legge per combattere il femminicidio e l'omofobia. Senza una cultura dell'accoglienza e del rispetto reciproco la discriminazione e l'ineguaglianza troverà piena cittadinanza. A tal proposito ho apprezzato il toccante messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella diffuso in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia. Per ringraziarlo gli ho inviato in dono una copia del mio libro»

8) Nel libro analizzi alcune canzoni straniere e italiane, mi chiedevo se poi qualche artista italiano si è fatto vivo con te, magari per ringraziarti o per altro?

«Purtroppo no. Ho contattato molti artisti italiani da me citati ma non ho ricevuto alcun segnale. Ho scritto diverse mail ed ho tentato anche tramite i social ma nulla. In fondo ci sono abituato. Ho notato molti messaggi visualizzati a cui però non è mai seguito alcun riscontro. In Italia i 'famosi' ti scrivono solo se vai in Tv e diventi anche tu un fenomeno televisivo. Ma va bene così. Non ho scritto il libro per essere ringraziato da loro, ma per incentivare una lotta attiva al femminicidio e l'omofobia. Ed è questa la mia priorità»

Giuseppe Scano



Il libro Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne è in vendita su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



26/03/17

non tutto il mondo omosessuale è per la maternità surrogata il caso di Raúl Solís (@RaulSolisEU)

da http://www.paralelo36andalucia.com


Los vientres de alquiler: la cara más brutal del ‘gaypitalismo’

Soy gay. Lo especifico porque, teniendo como tengo infinidad de círculos sociales en los que participan hombres homosexuales, no sabía que el tema de los vientres de alquiler o gestación subrogada era tan trending topic para los gays. Es más, hace sólo seis meses no conocía a nadie que quisiera ser padre por medio de este modo encarnizado. Conocía a famosos ricos, pero no a gays normales con los que yo me relaciono.Sin embargo, desde hace unos meses, una marabunta de hombres homosexuales, casi siempre organizados a través de entidades LGTB subvencionadas con dinero público para trabajar por la igualdad de gays, lesbianas, transexuales y bisexuales y no para defender la compra y venta de mujeres como método de inseminación artificial, están haciendo una tournée mediática para convencer a la sociedad de que regular los vientres de alquiler -ellos lo llaman “gestación subrogada”- es ir a favor de la tolerancia sexual, de la igualdad. Por tanto, oponerse a los vientres de alquiler, según este lobby de gays ricos, es ir en contra del colectivo homosexual y situarse del lado de la jerarquía eclesiástica.Llevo meses viendo perplejo cómo hombres gays y representantes de entidades LGTB están intentando hacer ver a la sociedad que los gays en su conjunto creemos que tenemos algún derecho a ser padres comprando el órgano reproductor de una mujer pobre. Mi perplejidad transmuta en indignación cuando pienso en la maldad que encierra que haya entidades gays que defiendan esta macabra manera de ser padres.Históricamente, han sido las mujeres quienes primero dieron refugio a los homosexuales cuando el destino turístico de los gays eran las cárceles incruentas, cuando vivir en libertad significaba ser expulsado de casa con una paliza de dote y el mundo del espectáculo y la prostitución eran las únicas salidas laborales si querías zigzaguear la marginalidad.Fueron las mujeres las primeras aliadas de los homosexuales. Fue el feminismo quien nos acompañó a las primeras manifestaciones en los 80 y 90 por la igualdad de derechos y el matrimonio igualitario. Fueron ellas quienes protegían a sus hijos homosexuales para evitarles una paliza. Fueron las mujeres quienes defendieron en el Congreso nuestro derecho a casarnos, a ser ciudadanos de primera, y quienes más presión hicieron dentro de los partidos progresistas para que finalmente España tuviera una ley de matrimonio y adopción de las más avanzadas del mundo.A pesar de todo esto, muchas entidades LGTB han olvidado demasiado rápido y, en cuanto han tenido la primera oportunidad, se han situado contra las mujeres y el movimiento feminista, porque su deseo a ser padres está por encima del derecho de las mujeres sobre su cuerpo. Alega este ‘absurdismogay’ militante que el hecho de que una mujer acepte preñarse para que un hombre rico sea padre es un acto de libertad, prostituyendo el significado de una palabra tan solemne y hermosa como libertad.De tanto creer que la libertad consiste en decidir si queremos una camisa de Zara roja o verde, muchos activistas gays han olvidado que la libertad no es un hecho individual sino un compromiso colectivo con el bienestar y la dignidad de nuestra sociedad. Es decir, que haya gente que acepte un trabajo de 10 horas al día por debajo del salario mínimo es un acto de necesidad, pero en ningún caso de libertad. No es libertad porque aceptando cobrar por debajo del salario mínimo está legitimando que los empresarios rebajen los salarios a otro trabajadores que ganan sueldos más altos. Si la libertad se usa para asesinar, empobrecer, violar derechos humanos o convertir a las personas en objetos, es salvajismo y no un derecho.El capitalismo salvaje nos trata de convencer de que las mujeres son vendibles y comprables, despojándolas de su valor comos seres humanos y lanzando un mensaje de que, como son cosas, cualquier violencia sobre ellas es comprensible, legítima, socialmente aceptable y legislativamente regulable. Y las asociaciones gays, en lugar de defender a quienes fueron sus primeras aliadas, las mujeres, se ponen del lado del sistema capitalista que sólo acepta la diversidad y los derechos mediante tarjeta de crédito. Para echarse a llorar.En España ya se puede tener un hijo por gestación subrogada voluntariamente sin necesidad de modificar la ley. Una mujer se puede quedar embarazada y dar a su hijo en adopción. La ley se quiere modificar para introducir los contratos mercantiles en esta práctica y convertir a las mujeres en vasijas. ¡Qué no te engañen!Quien quiera vender la explotación y compra y venta de mujeres que lo haga en su nombre pero, por favor, no en el nombre de los gays, que somos millones, diversos y no todos hemos abrazado el gaypitalismo, la desmemoria y el salvajismo. Yo no sería capaz de explicarle a mi hijo que lo obtuve aprovechándome de la necesidad de su madre, comprando su útero, poniendo su cuerpo a prueba con un embarazo de nueve meses y firmando una cláusula en un contrato mercantil por la que, si el producto no me hubiera convencido, tenía el derecho a devolverlo como se devuelven los productos que no nos convencen al llegar a casa. Yo no podría mirar a mi hijo a la cara para explicarle que lo compré como si fuera un producto de Zara.Sirva esta columna para gritar bien fuerte que, como hombre gay, me niego a que se esté usando mi orientación sexual para defender que los homosexuales tenemos derecho a alquilar mujeres para satisfacer nuestros deseos de ser padres. No quiero que ser gay signifique indolencia, insolidaridad, desmemoria, misoginia e insensibilidad con las mujeres, especialmente con las más pobres entre las pobres, que serán las que venderán sus úteros para que los gays ricos puedan luego vender la exclusiva de la infamia en las revistas del corazón. ¡No en mi nombre!


  qui  una  traduzione con https://translate.google.it/


Maternità surrogata: il lato più brutale di 'gaypitalismo'

Sono gay. Che specifica, perché, avendo come hanno fatto innumerevoli circoli sociali coinvolti gli uomini gay, non sapeva che la questione della maternità surrogata e la maternità surrogata è stato così trend topic per i gay. Inoltre, appena sei mesi fa io non conosco nessuno che potrebbe essere il padre attraverso questo modo amaro. Sapevo ricco famoso, ma non i gay normali con cui mi relaziono.Tuttavia, qualche mese fa, una mischia di uomini gay, di solito organizzato attraverso entità LGTB sovvenzionati con soldi pubblici a lavorare per l'uguaglianza per gay, lesbiche, transessuali e bisessuali e non per difendere la compravendita di donne metodo di inseminazione artificiale, stanno facendo un supporto tournée per convincere la società che regolano gli uteri di affitto -hanno chiamarlo "maternità surrogata gestazionale" - è quello di andare a favore della tolleranza sessuale, l'uguaglianza. Pertanto opporsi maternità surrogata, secondo questa ricca lobby gay, sta andando contro la comunità gay e di schierarsi con la gerarchia ecclesiastica.Ho preso mesi alla ricerca perplesso come gli uomini gay e rappresentanti delle organizzazioni LGBT stanno cercando di vedere che la società gay nel suo complesso crediamo di avere il diritto di essere genitori che acquistano un povero organo giocatore donna. La mia perplessità tramutata in rabbia quando penso del male che tiene organizzazioni gay lì per difendere questo modo macabra della genitorialità. Storicamente, è stato donne che per primo ha dato rifugio agli omosessuali come destinazione turistica per i gay sono stati prigioni non invasivi, dove vivono in libertà significava essere espulsi da casa con un pestaggio della dote e l'intrattenimento e la prostituzione erano l'unica opportunità di lavoro se si voleva zigzagando marginalità.Le donne sono stati i primi alleati di omosessuali. E 'stato il femminismo che ci ha accompagnato alle prime dimostrazioni negli anni '80 e '90 per la parità dei diritti e della parità di matrimonio. Sono stati loro che hanno protetto i loro figli gay di risparmiare loro un pestaggio. Erano donne del Congresso che hanno difeso il nostro diritto a sposarsi, ad essere cittadini di prima, e che ha fatto più pressione all'interno dei partiti progressisti finalmente la Spagna ha avuto una legge sul matrimonio e l'adozione dei più avanzati al mondo.Nonostante tutto questo, molte entità LGTB hanno dimenticato troppo in fretta e, non appena hanno avuto la prima occasione, sono stati collocati nei confronti delle donne e del movimento femminista, perché il loro desiderio di essere genitori è il diritto delle donne circa la loro corpo. Egli sostiene che militante 'absurdismogay' a parte il fatto che una donna accetta preñarse per un uomo ricco di essere il padre è un atto di libertà, prostituire il significato di una parola così solenne e bella come la libertà.Entrambi credono che la libertà è quello di decidere se vogliamo una camicia Zara rosso o verde, molti attivisti gay hanno dimenticato che la libertà non è un atto individuale, ma un impegno collettivo per il benessere e la dignità della nostra società. Cioè, ci sono persone che accettano il lavoro 10 ore al giorno al di sotto del salario minimo è un atto di necessità, ma in nessun caso di libertà. Non la libertà perché accettare carica al di sotto del salario minimo sta legittimando che i datori di abbassare i loro salari ad altri lavoratori che percepiscono salari più alti. Se la libertà è usato per l'omicidio, impoverire, violano i diritti umani o di trasformare le persone in oggetti, è selvaggio e non un diritto.capitalismo selvaggio cerca di convincerci che le donne sono vendibili e conveniente, privandoli dei loro Hows valore esseri umani e rilasciando un messaggio che, come stanno le cose, ogni violenza contro di loro è comprensibile, legittima, socialmente accettabile e legislativamente regolamentato. E le associazioni gay, invece di difendere quelli che erano i suoi primi alleati, le donne prendono il lato del sistema capitalista che accetta solo la diversità e dei diritti con carta di credito. Mentire a piangere.In Spagna si può già avere un figlio da maternità surrogata volontariamente senza cambiare la legge. Una donna può rimanere incinta e dare il bambino in adozione. La legge deve essere modificata per introdurre contratti commerciali in questa pratica e trasformare le donne in vasi. Non fatevi ingannare!Chi vuole vendere la fattoria e la compravendita di donne che lo fanno per loro conto ma per favore, non in nome di gay, ci sono milioni, diversi e non hanno tutte abbracciato il gaypitalismo, dimenticanza e ferocia. Non sarei in grado di spiegare a mio figlio che ho preso approfittando della necessità di sua madre, l'acquisto di suo utero, mettendo il test corpo con una di nove mesi di gravidanza e la firma di una clausola di un contratto commerciale per cui, se il prodotto io non ero convinto, aveva il diritto di ritorno, i prodotti che non ci convincono per tornare a casa vengono restituiti. Non potevo guardare mio figlio in faccia a spiegare che ho comprato come se fosse un prodotto di Zara.Servite questa colonna per gridare ad alta voce che come un uomo gay, mi rifiuto di essere che si sta utilizzando il mio orientamento sessuale di sostenere che gli omosessuali hanno il diritto di assumere le donne per soddisfare il nostro desiderio di essere genitori. Io non voglio essere gay significa pigrizia, mancanza di solidarietà, la dimenticanza, la misoginia e l'insensibilità alle donne, specialmente i più poveri tra i poveri, che sono quelli che vendono i loro uteri per i gay ricchi possono poi vendere l'infamia esclusivo riviste. Non nel mio nome!

06/03/17

non è mai tardi per fare coming out la storia di Roman Blank un bisnonno a 95 anni.


in sottofondo  Il coming out di un bisnonno a 95 anni. Roman Blank racconta su Youtube il suo desiderio di avere qualcuno accanto
da L'Huffington Post | Di Silvia Renda
Pubblicato: 05/03/2017 14:18 CET Aggiornato: 05/03/2017 14:47 CET





Roman ha due figli, cinque nipoti e un pronipote. Per 65 anni ha vissuto al fianco della moglie Ruth, alla quale era legato da un profondo affetto. Lei gli è rimasta accanto anche quando, dopo la nascita del loro secondo figlio, ha scoperto che il marito era gay. Il segreto divenne condiviso, ma comunque attentamente tenuto nascosto, per salvare le apparenze, per non far del male a nessuno, lasciando Roman cadere in una spirale di silenzi, che per decenni gli hanno dato la sensazione di vivere rinchiuso in una gabbia.
Aveva 5 anni quando ha capito di essere gay, a 95 ha chiamato a raccolta nipoti e figli e finalmente ha deciso di fare coming out. Lo racconta Roman in un'intervista apparsa su Youtube, nella quale si confronta con un ragazzo, riportando l'episodio: “Volevo solo che il mondo sapesse. Ho detto loro di esser nato e di esser stato, per tutta la mia vita, gay. E loro hanno capito".
Ne parla quasi con serena rassegnazione. Con la tranquillità e la leggerezza che segue la sollevazione da un peso, al tempo stesso con la malinconia e il rammarico di non poter sapere quale corso avrebbe avuto la sua vita se quel passo l'avesse fatto prima.
È orgoglioso di sé, orgoglioso di esser riuscito a farlo. Lo dice con energia, come a rimarcare il fatto che non biasima se stesso per aver aspettato tanto, perché non è dipeso da lui. Tono e atteggiamento tradiscono la necessità di dover convincere se stesso prima degli altri di questo punto.
"Puoi immaginare cosa significhi vivere rinchiuso per 90 anni?", chiede al suo interlocutore. Ora che lui non lo è più, non sa bene come vivere il tempo che gli resta. "Vorresti fidanzarti con qualcuno?", gli chiede il ragazzo. Lui porta la mano al viso, nascondendolo, e un po' imbarazzato risponde "sì".
“Sarò molto onesto", spiega, "Non ho bisogno di altri legami fisici o mentali. Ma li desidero. Voglio andare a dormire con qualcuno accanto, non per chissà quale motivo, solo per sapere che a qualcuno importa di me. Riesci a capirlo?".

29/01/17

Un libro per combattere l’omofobia e la violenza sulle donne

"Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne" di Cristian A. Porcino Ferrara


 è un saggio ben strutturato e, come sempre, scritto bene. Inoltre c'è l'elemento della novità: nessuno ha trattato due temi così delicati e importanti attraverso l'analisi dei testi di celebri canzoni.
Porcino Ferrara, filosofo e scrittore indipendente, ha creduto fortemente nell'uscita del libro nonostante i diversi apprezzamenti ricevuti da editori non disposti, però, ad investire economicamente su di un libro che si occupa dei cosiddetti “perduti della storia” (definizione racchiusa nella prefazione di D. Tuscano). Una scelta vittoriosa, quella del nostro autore, se pensiamo che il libro ha ottenuto anche il plauso della senatrice Monica Cirinnà. L'autore ricostruisce le vicende storiche che si celano dietro la tardiva emancipazione dell'universo femminile a causa di una società maschilista e aggressiva, spalleggiata, quasi sempre, dai rappresentanti religiosi (anch'essi, ahimè, maschi!). Inoltre si affronta con competenza la radice dell'intolleranza omofobica e le relative aggressioni a chi ha un orientamento sentimentale diverso dal proprio. A conclusione del libro si trova un progetto educativo per sensibilizzare gli studenti delle scuole sulle diverse forme di affettività. Cristian insiste nel sostenere che la violenza e l’intolleranza sono manifestazioni proprie dell'ignoranza, e di conseguenza vanno combattute con la conoscenza. Un testo che, a parer mio, deve essere letto proprio per contrastare comportamenti e situazioni ancora così frequenti nella nostra società. È notizia di questi giorni di una nuova aggressione omofoba a Milano, e della legge votata in Russia che depenalizza la violenza domestica su donne e bambini. In tal senso il viaggio dentro la storia operato da Porcino Ferrara si fa ancor più illuminante per noi lettori. Dunque auspicando una rapida diffusione del volume vi esorto alla lettura di un libro così tanto sentito e ispirato.



(Federica Giuliani)



Il libro può essere ordinato presso le librerie Mondadori e Giunti oppure acquistato su Amazon al seguente link:

22/01/17

L'altro 27 gennaio giornata della memoria seconda puntata l'omoolocausto

 Nonostante  il mio intento sia  chiaro   fin  dalla puntata   precedente  e  dagli altri  post    sulla  giornata  del  27   gennaio  2017     faccio per  chi  dovesse   leggere    ,  non avendo letto  o  letto  male t precedenti post   a  tale  argomento  .

L'Olocausto degli ebrei europei fu l'aspetto più tragicamente macroscopico   ed    eviente   del pensiero razzista portato alle sue estreme conseguenze. L'intolleranza verso "il diverso da se" che è l'elemento fondante di ogni razzismo venne applicato in primo luogo verso gli ebrei ma non soltanto verso di loro. Il numero delle vittime ebree e la scientificità con la quale i tedeschi perseguirono lo sterminio totale ha meritato l'uso del termine "Olocausto", oggi con più esattezza denominato "Shoah". Infatti  secondo  / A fianco dell'Olocausto si manifestarono altri orribili crimini frutto di quello stesso razzismo che generò la "Soluzione Finale". Altri gruppi di individui, altre etnie vennero individuate come inferiori dai nazisti e contro di esse furono perpetrati crimini abominevoli. In primo luogo i nazisti considerarono "inferiori" i popoli slavi e ciò si tradusse nel tentativo di annientamento dei polacchi e nell'assassinio - in disprezzo di ogni regola di guerra - di circa 2.000.000 di prigionieri di guerra russi.

Dopo  questo  spiegone     facoltativo   veniamo  al post  d'oggi  .  Iniziamo   con  elenco  di siti   da  cui  ho tratto   e ricavato  l'articolo    che trovate  sotto    




fin quando ci saranno persone     come  lui ( evito di scrivere  altro  sia per  abbassarmi al  suo livello , sia  per  evitare   di finre  in tribunale  con l'accusa  di vilipendio   alle istituzioni   in quanto  SIC   il potere    ha il coltello dala  parte del manico  sia perchè  è come  sparare sulla  croce  rossa   ) 


 continueranno   a negare  l'olocausto  dei gay e lesbiche io , come  ho detto  più volte in questi 13 ani di blog    e  in post  recenti  

Risultati immagini per omosessuali nei lager
In secondo luogo l'intolleranza razzista si esercitò verso i deboli: i malati di mente, gli incurabili, i disabili. Per queste persone venne varato il "Progetto T4", meglio noto come "Progetto Eutanasia" che condusse alla morte circa 70.000 cittadini tedeschi. La stessa idea secondo la quale esistevano "vite indegne di essere vissute" portò alla persecuzione in tutta l'Europa occupata dei Sinti e dei Rom, vale a dire degli zingari che a decine di migliaia vennero fucilati o mandati alle camere a gas dei campi di sterminio. Infine il razzismo tedesco si volse contro gli omosessuali contro i quali il secolare pregiudizio era ben radicato nella società tedesca e  non   solo  .

« Anche gli omosessuali sono vittime dimenticate del regime nazista. Quanti siano stati condannati e internati nei lager non è noto , sia per la distruzione di parte degli archivi, sia perché molti di loro come altre categorie di perseguitati dai nazisti, sono stati catturati dalla Gestapo e fatti sparire in base al decreto Nacht und Nebel ("Notte e nebbia") emanato da Hitler il 7 dicembre 1941, con lo scopo di eliminare i "soggetti pericolosi per il Reich", senza lasciare traccia »(Giorgio Giannini in Vittime Dimenticate) .le  testimonianze  di : 1) Pierre Seel (Haguenau, 16 agosto 1923 – Tolosa, 25 novembre 2005) uno scrittore francese il quale  fu l'unico omosessuale francese ad avere testimoniato a viso aperto la deportazione delle persone omosessuali ad opera del nazismo.  2) Heinz Heger era uno studente ventiduenne dell'Università di Vienna senza alcun impegno politico, non era membro dell'associazione studentesca nazista né di qualsiasi altra organizzazione.Cresciuto in una famiglia cattolica osservante ciononostante trovò in sua madre comprensione e accettazione per la sua omosessualità. Heinz non fece mistero con nessuno della propria omosessualità e gli effetti non tardarono a manifestarsi. Infatti  oltre  a  finire  nei lager  nazisti con la liberazione dei campi da parte degli Alleati paradossalmente  e  gli come   tutti  i triangoli rosa  (  vedere  url  sopra   citati  )   non riacquisto la libertà ,  in quanto  gli  Americani ed Inglesi non considerarono gli omosessuali alla stessa stregua degli altri internati ma criminali comuni.
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In più non considerarono gli anni passati in campo di concentramento equivalenti agli anni di carcere. Ci fu così chi, condannato a otto anni di prigione, aveva trascorso cinque anni di carcere e tre di campo e per questo venne trasferito in prigione per scontare altri tre anni di carcere.> Si stima che, tra il 1933 e il 1945, furono arrestati circa 100.000 omosessuali. Dal momento che i registri sono incompleti, non sapremo mai quanti finirono nei campi di concentramento. Devono essere stati molte migliaia. Nei campi, i prigionieri gay erano trattati come la feccia della feccia, disprezzati dalle guardie SS -ma anche dagli altri detenuti. Infatti  gli abusi  compiuti  verso di loro  da  i medici nazisti (  il più noto  è Josef Mengele ) non furono mai citati durante il processo di Norimberga e nessuno dei dottori nazisti coinvolti venne perseguito.I gay erano ultimi tra gli ultimi, paria in quell'universo mostruoso che era il lager. Molti di loro vennero castrati, alcuni addirittura su propria richiesta, per dimostrare al regime l’intenzione di “guarire dalla malattia” e sperando così di tornare a casa. Molti altri vennero usati come cavie per esperimenti clinici, come l’impianto di una ghiandola artificiale di testosterone che, nelle intenzioni dei macellai del Reich, avrebbe dovuto sanare la devianza omoaffettiva. Centomila omosessuali furono coinvolti dalle purghe naziste: 60mila scontarono la pena (dai 5 ai 10 anni) in carcere, dai 10 ai 15mila furono internati nei campi di concentramento. Numeri importanti di un Olocausto dimenticato. I crimini nazisti contro l’omosessualità non devono essere dimenticati. Se non ricordiamo noi le vittime gay, chi lo farà? Molti monumenti, film e musei non menzionano nemmeno la vicenda dell’imprigionamento e assassinio degli omosessuali. fanno eccezione   due  film diretti  :   Bent  e il  rosa nudo
 e alcuni film   che trattano il tema dell'omosessualità nei lager  nazisti e  leggi   ed  le  persecuzioni  fasciste   in maniera indiretta  in particolare   la  finestra  di fronte  se poi qualcuno\a   ne  conosce altri mi faccia  sapere

 Non  riesco   a  scrivere  oltre  per  via  delle  lacrime e  gi orrori  che ho letto nella  consultazione dei siti    sopra  riportarti e  chi  si  sono accumulati  in  seguito  alla  ricerca  e lettura  di articoli   sugli   altri olocausti 


28/09/16

La storia di Isabel e Federica: ieri suore, oggi spose Il rito civile sarà celebrato a Pinerolo: “Dio vuole persone felici”














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antonio giaimo 

La sposa ha 44 anni, una laurea in Filosofia e la vita intera passata nelle missioni del mondo. Anche l’altra sposa si è sempre dedicata ai poveri ed ai tossicodipendenti, da Roma all’Africa. Si sono conosciute durante un viaggio pastorale, essendo entrambe due suore francescane. Ma oggi Isabel e Federica si sono unite in matrimonio a Pinerolo. Perché hanno capito di amarsi. 
«Dio vuole le persone felici, che vivano l’amore alla luce del sole», dice Isabel. «Chiediamo alla nostra chiesa di accogliere tutte le persone che si amano», dice Federica. Sono molto timide, molto forti. E chiedono di non dire altro. 
L’unione civile è stata celebrata dal sindaco del Movimento 5 Stelle Luca Salvai in municipio, la seconda da quando è entrata in vigore la legge. Ma ci sarà anche una funzione religiosa, e forse davvero non poteva essere diversamente. Verrà officiata dalla persona che meglio di tutte conosce la storia di Isabel e Federica. Come è nato il loro amore? «Come tutte le storie d’amore del mondo» risponde don Barbero. «Lentamente. Conoscendosi. Capendo, infine, di provare un sentimento profondo. Sarà bello averle qui nella nostra comunità di ascolto e preghiera». 
Due ex suore si sono sposate oggi, altro non è che una storia d’amore


Il commento di Niccolò Zancan sulla storia delle due ex suore che si sono sposate oggi a Pinerolo, in provincia di Torino.



Non è corretto chiamarlo don. Perché Franco Barbero dopo numerosi processi ecclesiastici, nel 2003 ha ricevuto da Papa Giovanni Paolo II la sospensione a divinis, che di fatto lo ha messo fuori dalla Chiesa cattolica. All’origine della scomunica papale ci sono proprio le sue posizioni sui matrimoni omosessuali. «Ma io continuo a sentirmi un prete fino alla punta dei capelli - dice - amo la mia chiesa, faccio il prete tutto il giorno a tempo pieno. Scrivo dei libri, curo un blog, sono in contatto con tantissimi sacerdoti che la pensano come me. Ed è proprio attraverso la rete che ho conosciuto anche Isabel e Federica». 
Sono coetanee. Una è italiana, l’altra è sudamericana. Il fatto che Isabel qui in Italia abbia solo un visto turistico ha reso necessario accelerare le pratiche per la cerimonia. «Sono due persone belle, con due lauree importanti. Persone di fede intensissima. Si sono conosciute tre anni fa. La loro è stata una decisione pregata. Hanno riflettuto a lungo, è stato un cammino tormentato. Hanno preso la loro decisione con coraggio, sapendo che non sarebbe stata molto condivisa». Molto? «Posso assicurare che non tutti sono stati contrari. Sono state criticate, ma anche capite da alcune consorelle. Così come ci sono tantissimi preti buoni che non condannano questo genere di scelte. E devo aggiungere, per la cronaca, che non è neppure la prima volta che mi capita di sposare due suore». 
Quest’anno Franco Barbero ha celebrato 19 matrimoni omosessuali. Quello di Isabel e Federica sarà il ventesimo. Il rito consiste nella benedizione della coppia. Una messa lunga e partecipata, con liberi interventi e ricordi. Le spose hanno chiesto l’anonimato. Vorrebbero che questo loro sogno coraggioso rimanesse riservato. «Non è pudore, ma paura dei pregiudizi. Non vogliamo diventare delle celebrità, ma vivere serenamente insieme e trovare presto un nuovo lavoro. Usciamo dal convento, ma non lasciamo la Chiesa e non dimentichiamo la fede». 
Stanno distribuendo i loro curricula. Diplomi, lauree, esperienze fatte in Italia e nel mondo. Della loro speranza di una vita nuova, si è già fatta carico la Cgil di Pinerolo. «Ma qui non si tratta soltanto di trovare un lavoro e uno stipendio, ma di un progetto di inclusione. Le due donne hanno una grande esperienza nell’insegnamento, vedremo... ». Così parla il segretario Fedele Mandarano. Che poi aggiunge: «Grazie alla legge Cirinnà si aprono scenari che non eravamo abituati a vedere. Ben venga questa apertura mentale!». 
Per arrivare a questa giornata di festa, Federica e Isabel hanno dovuto fare tutti i passaggi formali in Vaticano per farsi togliere i voti e lasciare il velo. Ma all’ex suora italiana resta ancora il compito forse più difficile. È nata in un piccolo paese del Meridione italiano: «Non solo dovrò dire a mio padre che non sono più suora, ma anche che sono felice di sposarmi con Isabel».

30/06/16

ProVita minaccia punizioni divine per chiunque non discrimini o disprezzi i gay

Leggendo   le  abberranti     dichiarazioni   di  Francesca Romana Poleggi   del movimento  pro  vita  che  mi  fanno dubitare  e  chiedere   come   certa  gente  si definisce  cristiana   se  poi   nelle  loro dichiarazioni  ( in  questo caso )  ed  omelie    c'è  un odio    cosi  viscerale   verso  i figli della  luna  ,   cioè quelle  persone    che   vengono chiamate  : 1)   frosci, culattoni  , ecc  ., 2)     diversi  . Mi chiedo  aggiungendo   all'interrogativo dell'amico 


Luigi Agus Questa donna è oscena e scandalosa. Come può la chiesa permettere a degli eretici fanatici di pubblicare queste immonde schifezze. Sono allibito. Se l'arcivescovo ha deciso la censura e il silenzio per quel prete ignorante evidentemente c'erano davvero gravi ragioni.

come mai le  alte  grarchie  compreso il pontefice non intervengano  o ammonendoli  ,  o sospendono  a  divinis   mentre  fin ora  (  fatta  eccezione per  papa  francesco che è da poco al  soglio pontificio  )    si  è solo intervenuto solo per chi  interpretava ,   perchè le  sacre  scritture  vanno interpetrate  e non riportate alla lettera ,  in maniera  libertaria   come   : i cattolici del  dissenso e   progresssisti , teologia della  liberazione , ecc 
Ora capisco essere  contro  gli  omossessuali e  i Lgtb per  la  famiglia tradizionale  cioè maschio  - donna  ,   insomma essere  chiusi  e  arrocati su  posizioni  ormai  stantie  e  anti storiche   del  tipo  : <<   non vuole capire che ,dal medioevo ad oggi c'è differenza tra " peccato" e "reato".A Rocco Buttiglione non distinguere i due sostantivi è costato il posto di Commissario Europeo.  >>   un commento  su  Gayburd.blogspot.it

Ho   già detto    troppo  a  voi   aggiungere  qualcosa anche   conro  le mie opinioni    se  vi và  ,  ma  in maniera costruttiva  e rispettosa  mi raccomando )  a quanto dicie  la  tipa  in questione  





Leggi anche :

Adinolfi attacca i vescovi: «Se non dite che i gay meritano la morte, fate propaganda lgbt» 
Benedetta Frigerio fondatrice delle Sentinelle in piedi 

   da  Gayburd.blogspot.it del 27\6\2016

 ProVita minaccia punizioni divine per chiunque non discrimini o disprezzi i gay


 


È un articolo [  il rtesto integrale  delle  sue    abberranti  dichiarazioni   ] firmato da Francesca Romana Poleggi a mostrarci come all'associazione ProVita interessi solo la legittimazione dell'odio che può essere tratta da una lettura distorta della Bibbia e non il messaggio di amore universale che non appare utile a portare consensi politici ai partiti di estrema destra.
È noto come la donna non abbia mai avuto particolare preoccupazione verso quelle persone che rischiano di essere massacrate di botte per il solo fatto di esistere. Anzi, spesso si ha l'impressione che voglia giustificare quelle violenza dato che la sua attività principale è il cercare di sostenere che quelle persone debbano essere ritenute "sbagliate" solo perché diverse da lei. Ed è così che si parte dal negare l'esistenza stessa dell'omofobia, ossia i quella forma di disprezzo che lei è solita propagandare attraverso i suoi articoli:


L’omofobia è la scusa per imporre il diktat del pensiero unico, per chiudere la bocca a chiunque pensi che i rapporti omosessuali siano contronatura. La massima comprensione e misericordia per tutti gli esseri umani, di qualsiasi orientamento non si discute: siamo tutti più o meno lussuriosi, chi in un modo, chi nell’altro.
Qualcuno potrebbe farle notare che la sua "misericordia" potrebbe tenerla per sé stessa anziché cercare di utilizzare quelle parole come forma di offesa. Ma si sa che la formulazione dei suoi articoli mira a risultare il più offensiva possibile quasi si volesse cercare di armare la mano di un qualche folle pronto a tramutare in violenza fisica quel disprezzo. Purtroppo viviamo in Italia e queste posizioni non solo non vengono sanzionate, ma la Poleggi viene finanziata dallo stato per sostenere la sua crociata contro i cittadini attraverso il riconoscimento come "onlus" alla sua associazione di propaganda politica anti-gay.

La donna si affretta a sostenere che l'omosessualità sia un peccato e che non ci sia nulla di male nel disprezzare gay e lesbiche. Scrive:


Ma come al solito una cosa è il peccatore pentito, che Dio perdona “70 volte 7”, una cosa è il peccato, che va condannato sempre. Ormai, però, nonostante (ancora) non ci sia una legge che lo preveda, l’omofobia già de facto è considerata reato. Un reato dai contorni quanto mai sfumati, adatto a condannare chiunque per qualunque motivo. Anche un prete che predichi dal pulpito il Vangelo. Di questi tempi, di preti che predicano la Parola di Dio ce ne sono rimasti pochi. Quei pochi, però è bene che tacciano per sempre.
E finché la loro condanna viene dagli attivisti LGBTQIA(…) e i loro reparti cammellati della Gaystapo (mass media in testa) non ci sorprende. Ma se capita che alti prelati, come l’Arcivescovo di Cagliari, S.E. Arrigo Miglio, stigmatizzino le omelie di un sacerdote, Don Massimiliano Pusceddu, che ha detto solo la verità e ha letto la lettera di San Paolo ai Romani, beh, questo è triste e dà da pensare.
Il riferimento è a don Pusceddu e alla predica in cui il sacerdote sosteneva che i gay non possono avere fede in Dio e che è Dio a sostenere che «meritino la morte» per il solo fatto di esistere. Parole insensate a cui il vescovo ha risposto fornendo una corretta lettura del brano citato dal sacerdote, ma evidentemente a ProVita non interessa la verità ma solo l'odio che è possibile legittimare attraverso una lettura letterale della Bibbia. Ed è così che un prete rinviato a giudizio per violenza privata (se ne andava in giro armato con una pistola a massacrare di botte i parrocchiani) viene indicato come la massima espressione di cristianità nel nome della legittimazione all'odio anti-gay che era in grado di fornire attraverso una lettura decontestualizzata della Bibbia (al pari di chi usava quelle pagine per legittimare la schiavitù o la segregazione razziale).

Con il vittimismo che contraddistingue un'associazione che sostiene che i gay siano persona malvagie che non si lasciano discriminare in silenzio, la donna aggiunge :


Il prete è stato ridotto al silenzio: lui obbediente, si adegua e tace. Gentilmente ci ha fatto sapere che non parlerà con noi. Il suo account su You Tube è stato sospeso.
La predica incriminata a tutt’oggi si può ascoltare qui : chissà se anche da qui sarà presto censurata…
L’ex parroco di Vallermosa, come potete sentire, ha detto una serie di ovvietà su famiglia, gender, unioni civili che sono una minaccia alla famiglia, e ha letto un passo della Lettera di San Paolo ai Romani, che recita: “[24]Perciò Dio li ha abbandonati [agli uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, di cui al v.18] all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, [25]poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
[26]Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. [27]Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. [28]E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, [29]colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, [30]maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, [31]insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. [32]E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa“.
In grassetto viene indicato il passaggio volto a sostenere che Dio voglia la morte dei gay, ma anche di chi li approva e non li condanna moralmente. È l'ennesimo uso strumentale della Bibbia per fini politici da parte di un'associazione che deliberatamente cerca di alimentare l'odio verso i gay promettendo fantomatiche punizioni divine dinnanzi a chi non aderisca alla loro ideologia. Un insulto quotidiano che gay e lesbiche devono ricevere da persona violente che abusano della religione per sostenere diffamazione e offese gratuite nella più totale impunità.

Dice poi la Poleggi:


Ovviamente nel contesto – che qui è un po’ complicato riprodurre per intero – si capisce che si intende la morte eterna, cioè la conseguenza del peccato “mortale”. La quale consegue solo se il peccatore è impenitente, cioè rifiuta la – famosa – misericordia di Dio, che presuppone il pentimento, che presuppone il riconoscimento – nel profondo del cuore – della propria debolezza e del proprio peccato.
E così, da un lato, la Gaystapo è andata denunciando l’omofobia del prete che secondo loro vorrebbe “l’uccisione di tutti gli omosessuali” (falsi e in malafede quelli che hanno rilanciato la notizia in questo modo distorto).
Si noti che fra i falsi e i disonesti viene fatto rientrare anche il vescovo, dato che non conta tanto quello che è scritto nel libero ma solo quanto è stato detto e letto durante l'omelia. Casomai potrebbe apparire falso e disonesto chi aggiunge elementi mai pronunciati in quell'occasione per cercare di assolvere un sacerdote dalle sue colpe. Ma si sa che qui si è nel campo ella propaganda e si spergiura la propria verità senza farsi troppo problemi di quanto sia effettivamente reale.
Si noti anche l'abuso che l'associazione ProVita è solita fare della parola «ovvio». Per loro è tutto ovvio. È ovvio che i gay sono cattivi. È ovvio che i gay valgano meno di loro. È ovvio che il loro amore non debba essere riconosciuto. È tutto ovvio perché si è dinnanzi a gente che vuole proporsi come una verità rivelata, sostenendo peraltro di essere "cristiani". Peccato che i comandamenti dicano di non pronunciare il nome di Dio invano e gente che attribuisce a lui ogni suo più perverso pensiero è gente che ostenta la sua lontananza dal messaggio di Gesù.

In conclusione la donna aggiunge:


Il Vescovo, dal canto suo, ha censurato… San Paolo. Il quale, poveraccio, potrà anche essere accusato di omofobia, ma andrebbe notato che non fa sconti a nessuno: ammonisce “senza discriminare” sia gli etero che gli omosessuali; San Paolo inoltre, condanna i rapporti sessuali contronatura: se per gli etero sono un optional, ma per gli omo sono una scelta obbligata, beh, questo non è colpa né di San Paolo, né di Don Pusceddu.
Mai affermazione è stata più falsa. Non solo bisogna notare come la signora Francesca  Romana Poleggi dia per scontato che le sue perverse fantasie su cosa avvenga nel letto di una coppia gay siano verità rivelata, ma anche perché bisogna comprendere cosa sia contro natura. È contro natura una donna che dedica la sua vita all'odio verso il prossimo, non certo l'amore di due persone che mettono a frutto la sessualità che Dio ha donato loro. Ma forse chi è accecato dall'odio non potrà mai comprendere l'amore.





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