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11.5.26

diario di bordo. n° 144 anno IV Il ritorno delle cuffie con filo: ecco perché tutti stanno abbandonando il Bluetooth .«Ikea ha rubato il mio disegno». L'illustratrice italiana Cristina Cati fa causa al colosso svedese e vince

 

Il Mattino  tramite. msn.com. del 11\5\2026

Cuffie con filo, boom di vendite: ecco perché tutti (compresi i vip) stanno abbandonando il Bluetooth

Quella che sembrava una tecnologia destinata al dimenticatoio sta vivendo una seconda giovinezza del tutto inaspettata. Dopo anni di dominio incontrastato degli auricolari wireless, il 2026 sancisce il grande ritorno delle cuffie con filo, trasformandole nell’accessorio cult del momento. A guidare questa controtendenza è soprattutto la Generazione Z, che alla ricerca di un'esperienza di ascolto più immediata e meno frustrante sta progressivamente abbandonando la complessità del Bluetooth.                                      La scelta dei vip                                                                                                                                              Il fenomeno è alimentato da un mix di pragmatismo e stile, come dimostrano le recenti apparizioni di icone globali del calibro di Addison Rae, Zendaya e Lily-Rose Depp, tutte fotografate con i classici auricolari cablati bene in vista. Non si tratta solo di una scelta estetica legata al fascino del vintage, ma di una vera e propria ribellione contro i limiti tecnici del wireless. L’attrice Zoe Kravitz ha riassunto perfettamente il sentimento comune durante un recente podcast, lamentando i continui fallimenti della tecnologia senza fili con un secco «il Bluetooth non funziona», riferendosi ai cronici problemi di abbinamento e alla latenza che ancora affliggono molti dispositivi.                                                           Filo o Bluetooth? I dati di mercato                                                                                                                  I dati di mercato supportano ampiamente questo cambio di rotta. Secondo le rilevazioni della società di analisi Circana, dopo un lustro di cali costanti, le vendite di cuffie con filo hanno registrato un’impennata clamorosa a partire dalla seconda metà del 2025. Il trend si è consolidato nelle prime sei settimane del 2026, con un aumento dei ricavi del 20% che testimonia come la semplicità del “plug and play” sia tornata a essere una priorità per i consumatori. Oltre alla stabilità del segnale, pesano sulla scelta anche considerazioni ecologiche e di durabilità: i cavi eliminano la necessità di batterie al litio non riciclabili, destinate inevitabilmente a deteriorarsi nel tempo.                                                             La tendenza                                                                                                                                               Questa rinascita non è un caso isolato, ma si inserisce in un più ampio filone di nostalgia tecnologica che sta riportando in auge prodotti analogici come DVD, cassette e persino macchine da scrivere. In un mondo sempre più immateriale e connesso, il ritorno del cavo rappresenta per molti un modo per riprendere il controllo della propria tecnologia, eliminando lo stress da ricarica e i costosi guasti tecnici in favore di un oggetto che, molto semplicemente, funziona sempre.

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IL gazzettino tramite msn.com

«Ikea ha rubato il mio disegno». L'illustratrice italiana Cristina Cati fa causa al colosso svedese e vince





L'Ikea store di Casalecchio di Reno nel Bolognese ha preso una sua opera, «Tortellino con ingredienti» e l'ha riprodotta e usata senza il suo consenso per l'allestimento dello store. Lei, Cristina Cati, illustratrice bolognese e titolare del brand Modoro, fa causa al colosso svedese assistita dall'avvocata Lavinia Savini e la vince. E ora Ikea deve risarcirla. L'artista, che ha raccontato il suo caso al Corriere di Bologna, sottolinea all'Ansa, che la vicenda è l'occasione utile per riflettere «sul valore del lavoro creativo».Tutto ha inizio nel 2021, nel periodo di Natale, quando una ragazza che segue la sua attività su Instagram va nel negozio di Ikea, vede la sua illustrazione e la riconosce. Pensando fosse frutto di una collaborazione scrive all'illustratrice per farle i complimenti. Ed è a quel punto che viene alla luce che Ikea non aveva alcuna autorizzazione a usare l'opera di Cati e nemmeno a modificarla, come invece aveva fatto. Fu la ragazza stessa ad accorgersene: le pareva strano che per una collaborazione così importante Cati non ne avesse parlato. E guardando meglio le immagini, si accorse che il suo nome non c'era. Cristina Cati commercializza stampe, accessori e complementi d'arredo per la cucina utilizzando le sue creazioni. L'artista spiega che all'inizio in molti le suggerirono di fermarsi, perché consideravano impossibile andare contro una realtà grossa come Ikea. 

«L'Ikea ha rubato il mio disegno». L'illustratrice italiana Cristina Cati fa causa al colosso svedese e vince

La causa

Una specie di Davide contro Golia che non avrebbe portato a nulla. E invece, sottolinea Cristina, lei si sentiva in dovere di farlo, proprio per difendere l'importanza del suo lavoro creativo. Un lavoro particolare, dietro il quale ci sono ore di lavoro, tempo, ma anche idee, tentativi, ricerca, lo sviluppo di un linguaggio personale. Nel corso di questi anni c'è stato anche un tentativo di trovare un accordo amichevole e un'offerta in denaro con l'intenzione di chiudere la questione, giudicata però esigua. Cati dunque è andata avanti, facendo causa davanti al giudice della sezione civile del Tribunale di Bologna, specializzata nelle controversie in materia di proprietà intellettuale. Si è quindi arrivati ad una sentenza, ora passata in giudicato, favorevole all'autrice e nella quale è stato riconosciuto che la grafica esposta nello store di Casalecchio era una sua «opera d'ingegno» tutelata dalla legge in materia. Ikea ora dovrà risarcirla. Ma soprattutto ha vinto il principio per cui un lavoro creativo, deve e può essere tutelato.

5.3.17

nuova moda o mancanza di fantasia o nostalgia ? Dopo il vinile, le musicassette: la rivincita del vintage

come  da  titolo  mi chiedo   ed  ancora  riesco a  darmi una risposta  se  il ritorno al passato  è  una nuova moda  \ tendenza  oppure  è  un movimento  di nostalgici  o un tentativo  di inglobare nel mercato  coloro poco avvezzi  alle nuove  tecnologie  o malati  di Alzheimer   che ricordano solo il passato  ?  

27.8.16

ritorniamo al passato o meglio integriamolo con il presente ovvero pensiare globale agire locale cioè un economia di decrescita

 canzoni  suggerite
  • 883  - nord  sud ovest est 
  • Edoardo bennato  - l'isola    che non  c'è




 c'è qualcuno che  applica  o almeno ci prova  a  pensare locale  agire locale

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 da  repubblica  del 26\8\2016


Basta consumismo, riappropriamoci del tempo". Budapest festeggia la decrescita
A Budapest sono diverse le iniziative che promuovono uno stile di vita sostenibile. Come Cargonomia, punto d'incontro tra tre piccole imprese “ecocompatibili”, che si occupano di cibo e consegne. O Átalakuló Wekerle, un'associazione di quartiere impegnata  in diverse attività: dall'isolamento delle finestre al compostaggio. Non a caso, dal 30 agosto al 3 settembre, la capitale magiara ospiterà la quinta Conferenza internazionale sulla decrescita Dal 30 agosto al 3 settembre la capitale magiara ospita la quinta conferenza internazionale dedicata al movimento. Un'occasione per riflettere sulla sostenibilità del nostro stile di vita

BUDAPEST - A Cargonomia, punto d'incontro tra tre piccole imprese "ecocompatibili" attive a Budapest, è appena arrivata una cassetta di uova fresche. È stata poggiata a fianco delle particolari bici cargo a tre ruote progettate per scorrazzare in città, consegnando frutta e verdura. "Ce l'ha inviata un amico che sta implementando una cooperativa", dice Vincent Liegey, ricercatore francese ora di base in Ungheria, e uno dei coordinatori del progetto. "In cambio domani potremo offrirgli un servizio di trasporto con le nostre bici, oppure aiutarlo a fare delle riparazioni in fattoria. Difficile spiegare che cosa sia esattamente questo posto se non un'esperienza economica alternativa basata non sul profitto né sullo scambio, ma sulla reciprocità".
"Basta consumismo, riappropriamoci del tempo". Budapest festeggia la decrescita

un anarchico silenzio, all'interno della capitale magiara c'è una città decrescente che, quasi per paradosso, si allarga. Contrasta i messaggi divisivi di Viktor Orbán, attuale primo ministro del paese, ma anche quelli di molti altri leader europei. Perché promuove altri modelli di vita, costruiti sulla collaborazione. Non a caso qui, dal 30 agosto al 3 settembre, si terrà la quinta conferenza internazionale sulla decrescita. L'ultima, a Lipsia, è stata un boom: oltre tremila le persone coinvolte, provenienti da 74 paesi. "Quest'anno sarà particolarmente interessante per due ragioni", prosegue Liegey, che è anche tra gli organizzatori della manifestazione. La prima: "L'Ungheria ha vissuto il violento collasso dell'Unione Sovietica, uno stato centralizzato, implementazione dittatoriale di una buona idea. E dato che anche la decrescita nasce dalla teoria, penso che sia una buona occasione per imparare dagli errori passati e per facilitare il dialogo tra est e ovest. La seconda è che qui non c'è stato lo stesso sviluppo che ha caratterizzato l'Occidente, però ci sono ugualmente molte attività solidali ben funzionanti"





Tutte coinvolte nei due eventi paralleli in programma: in cinquecento parteciperanno alle conferenze pensate più per addetti ai lavori, mentre al festival - con workshop, discussioni aperte, esibizioni artistiche - si aspettano migliaia di curiosi. Pronti ad assaggiare cibo biologico e a imparare trucchetti utili a risparmiare nella vita domestica. L'obiettivo è indurre tutti a porsi delle domande: che cosa sono crescita e sviluppo?; è possibile avere una crescita infinita su un pianeta finito?. Gli stessi quesiti che circa quindici anni fa hanno caratterizzato gli esordi di ciò che Liegey definisce un modo di pensare "interdisciplinare e multidimensionale": "Ci sono tante strade per la decrescita quante persone 'decrescenti'", puntualizza, "infatti, non si tratta un movimento che ti dice cosa fare, bensì ti invita ad abbandonare la logica dell'ottenere sempre di più, a riappropriarti del tempo, come di una stile di vita sostenibile e pieno di significato".






Un mutamento che, secondo l'attivista, è necessario adesso più che mai. "Oggi stiamo fronteggiando il collasso della società occidentale, fondata sulla convinzione che la crescita permetta di risolvere i conflitti sociali. Un falso mito, perché le risorse fisiche sono limitate. Gli effetti sono sotto i nostri occhi: il cambiamento climatico, la perdita delle biodiversità e via discorrendo. Ma c'è anche un limite culturale. Nonostante il consumismo, non siamo più felici: c'è un alto livello di stress, un alto numero di suicidi, di violenza e sfruttamento". Per modificare il corso corrente basta poco. Qualche esempio: si può lasciare il proprio lavoro in banca e investire in una fattoria, fare la spesa in un negozio di prodotti a chilometro zero  o mangiare meno carne. Basta questo a rendere più felici? "A me sì", ribatte Liegey.





A Wekerle estate, nel XIX distretto di Budapest, sono partiti dal cibo buono. Arrivando qui dal centro, sembra di addentrarsi in un villaggio d'altri tempi. Case basse con giardino e biciclette a ogni angolo. "La zona è stata disegnata per accogliere le persone che si sono spostate in città dalla campagna. L'idea era quella teorizzata dall'inglese Ebenezer Howard: un mix proporzionato tra agricoltura, industria e abitazioni", spiega Tracey Wheatley che fa parte di Átalakuló Wekerle, un'associazione di quartiere impegnata a promuovere diverse attività









dall'isolamento delle finestre al compostaggio. "Abbiamo cominciato dal mangiare: perché il pane saporito fatto con grano coltivato senza pesticidi, per dire, è qualcosa che viene capito in fretta da tutti", racconta, "ma, in sostanza, ciò che stiamo facendo è lavorare sulla cooperazione, la tolleranza e l'auto organizzazione. In modo da spingere le persone a guardare fuori dal proprio piccolo mondo, a lavorare insieme e fidarsi degli altri".

  che sia  la  via   da  intraprendere o  per  chi l'applica  sia la  via  giusta   c'è  il fatto che sempre  da  repubblica   online  d'ieri   si legge  questa news


Le birre artigianali mettono alle strette i colossi: 5.500 tagli per AB Inbev

La società belga pianifica uno sfoltimento del 3 per cento della forza lavoro complessiva, nei tre anni successivi alle nozze con SABMiller. I gruppi del largo consumo generalista corrono ai ripari per diminuire i costi
MILANO - Troppi dipendenti nel gigante della birra Anheuser-Busch InBev, che è convolato a nozze miliardarie con la concorrente SABMiller per creare un colosso della bevanda apprezzata in tutto il mondo. La società si aspetta di tagliare il 3 per cento circa della sua forza lavoro complessiva nei tre anni successivi alla fusione, in una mossa mirata proprio a massimizzare le sinergie (più prosaicamente i risparmi) date dall'unione dei due maggiori birrifici al mondo.
Secondo le informazioni dettagliate in un documento pubblicato in merito all'acquisizione, la cura dimagrante dovrebbe esser attuata in maniera graduale, per fasi. Alla fine del processo, però, 5.500 posti di lavoro dovrebbero essere cancellati, secondo quanto ha riportato una fonte anonima a conoscenza della materia alla Bloomberg.
I tagli al personale rientrano in una strategia da 1,4 miliardi di dollari di risparmio annuo che AB InBev si aspetta di riuscire a realizzare, a valle della fusione. Tutti i birrifici che hanno in portafoglio marchi destinati al largo consumo stanno d'altra parte cercando di tagliare i costi di produzione e distribuzione, messi sotto pressione dalla crescita dei piccoli birrifici indipendenti, tanto in Europa che in Nord America. SABMiller soltanto, l'anno scorso, ha raddoppiato il suo obiettivo di risparmi a 1,05 miliardi di dollari entro il 2020.   Secondo AB InBev, che resta il maggior produttore al mondo, the world’s largest brewer, i tagli sono per altro limitati ad alcune aree e non includono ad esempio la divisione delle vendite, dove non sono stati ancora sviluppati piani

di integrazione a causa dei vincoli da parte della Autorità di regolamentazione. La compagnia ha perl specificato che il quartier generale di SABMiller verrà integrato al proprio - che si trova in Belgio, a Leuven - così come avverrà per il management office a New York.




24.6.14

fiochi nella notte di san giovanni 2014

http://www.lagosereno.org/File_inserire/Seminario_Rito_del_fuoco.pdf
http://cedocsv.blogspot.it/2010/06/la-notte-di-san-giovanni-e-la-notte-dei.html

ieri sono andato  , era  da  una  ventina  (  e più ) d'anni che  non andavo  ai fuochi  di san giovanni   forse perchè  li consideravano  noiosi  e sempre  uguali  ma poi : riascoltandomi  e  cantando  stonando



 leggendo i link  sopra  ho cambiato idea  e mi sono ricreduto  (  ecco   perchè  ho scelto  le  tag  nostalgia , ritorno al passato  )   . Ieri  sono andato  con gli amici  del  gruppo di fotografia
 ecco le mie foto






















6.5.12

PIATTI POVERI O VEGETARIANI O, SE VOLETE, ANCHE VEGANI: I "FUSCIUTI" O "SCAPPATI"



SOLO VERDURE E CONDIMENTI.
IL RICORDO DELLA CARNE O DEL PESCE PER I POVERI DI UNA VOLTA, LUSSO CHE SI POTEVANO PERMETTERE SOLO NEI PRANZI DELLE GRANDI FESTE.

E' risaputo che alla base di ogni scelta ci sono sempre motivazioni personali e oggettive molto valide e profonde. Normalmente i fattori determinanti sono di natura economica, culturale, ambientale, sociale e territoriale. Favoriscono o condizionano notevolmente le nostre scelte di vita. Nell'alimentazione, molto spesso, tali scelte sono fatte combinando i vari fattori fra loro secondo il gusto e la propria personalità. Predominanti e più frequenti sono quelli economici, e di ordine medico a cui si aggiungono quelli culturali (essere vegetariani o vegani) e religiosi. 
La fame però è sempre stato il primo flagello dell'umanità.
In questo frammento del film "Miseria e Nobiltà", ma è implicito dire che come esempio non è unico, la fame è la vera protagonista.
Lo sappiamo , anche gli italiani hanno sopportato la fame, ma hanno sempre escogitato rimedi per affievolirla.
In tutte le famiglie le graduatorie dei beni e dei bisogni, le classiche dell' economia politica, erano, e lo sono ancora,la pista per la antica danza della sopravvivenza: quadrare il bilancio familiare.
Adam Smith era sconosciuto alle nostre mamme o nonne e alle donne dei secoli passati, ma tutte erano abili economiste.
Vigeva l'ARTE DELL'ARRANGIARSI basata sul principio che "L'APPETITO AGUZZA L'INGEGNO" per "spendere poco e non scontentare nessuno".
Si è talmente consolidato tale modo di risparmiare che la cucina povera non è passata mai di moda.
La coltura scientifica ci è venuta in aiuto, e sapere che troppe proteine di origine animale sono dannosissime, ha dato anche una mano a riequilibrare il bilancio, la salute e l'ambiente.

Considerando che il gradimento dei cibi è anche legato a fattori emozionali affettivi, cioè ai luoghi e ai momenti importanti della nostra vita, sono stati esaltati odori e spezie caratterizzanti le rinomate pietanze. 
Infatti, tutti abbiamo un odore un sapore che ci guida nelle scelte e ci conduce ai momenti vissuti piacevolmente. Li ritroviamo nella memoria tra i nostri ricordi, insieme alle sensazioni che ormai sono indelebili dentro di noi. Proust ce lo insegna.
Quindi i"fusciuti" o "scappati" presenti nella cucina di tutta la Penisola con i loro odori o sapori sembrano essere delle vere e proprie "madeleine" che ricordavano le golosità e l'opulenza della festa alle generazioni passate e magari anche a noi, luoghi o persone.
Se non possiamo permetterci l'alimento base, ci possiamo accontentare dei condimenti e delle spezie che caratterizzano il piatto. Questo è il principio base dei "fusciuti".
Vi assicuro sono vere pietanze d'eccellenza, molto gustose, facili da preparare ed economiche al massimo!
Tutti piatti presenti in tutte le tradizioni culinarie italiane, semplicissimi e tutti con l'aggettivo scappato o fuggito. A scappare è sempre la carne, il pesce o meglio ancora il baccalà.

Vi do i link dove potrete trovare alcune delle ricette più facili, non vi risparmierò qualche suggerimento, o variante.


Qui c'è la ricetta de "lu pecurieddu scappatu" come si può facilmente capire "l'agnello scappato" in cui della originale pietanza sono rimaste le patate con tutti gli altri ingredienti.Vi consiglio di usare le patate novelle e le cipolle novelle bianche e schiacciate, affettatele molto fini. Aggiungete anche una spolveratina leggera di timo o origano. Se potete, e se volete, procuratevi dell'ottimo formaggio pecorino, grattugiatelo e mescolatelo con la mollica di pane; è proprio quello che darà carattere al piatto. Per i vegani, se eliminate il formaggio abbondate in briciole di pane tostato con l'origano o il timo, sarà anche molto buono.

Questa è la versione vegana, è un po' diversa dalla nostra ricetta povera, ma potrete provarla, sembra molto appetitosa. In questo link ci sono due ricette, quella de "l'agnello scappato", è tipicamente vegana; l'altra è molto tradizionale.





RAGU' SCAPPATO O FINTO RAGU' trovate la ricetta del ragù di magro:altra ricetta tradizionale povera. E' IL SUGO DIETETICO RACCOMANDATO NELLE DIETE PERCHE' PRIVO DI PURINE.
Qui nella ricetto ci mette il dado da brodo che io non metto perchè mi sembra inutile. Non arricchisce molto, ma se volete potete sempre provare , no?

Giornalismo. d'accatto e sempre più trash il caso Garlasco

 Lo so che  come me ,  che  seguo il  caso  fin dall'inizio tale  caso di mala. giustizia .  e  seguo la. cronaca nera soprattutto  quel...