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giovedì 19 aprile 2012

Un dribbling da marciapiede


Le  ultime vicende del calcio :  scandalo partite  vendute   \  calciopoli 2  le morti  di Morosini e  Petrini  ( di queste 'ultime dur  né  ho parlato  qui e  in   questi I II post precedenti  )  mi fanno ritornare  alla  mente   quando il pc  era  ancora per   pochi , le  sale  giochi   stavano iniziando a diffondersi   e  la play station non esisteva  o.io  era    un qualcosa  di  rudimentale    i vecchi    videogiochi portatili , per  intenderci  ,  .amiga  e  simili )  . In quel  periodo  il mito dei giocatori e del calcio   corrispondeva   a   quello rapressentato   dai libri    1)  bar sport  e la  compagnia dei celestini di Stefano  Benni  ., 2) un ultima stagione  da esordienti  di  Cristiano Cavina   e  nele  storie non ricordo i numeri  di topolino che ve  che vedono  protagonisti   ( Totti per paperoli  e  Gattuso per  topolinia    ne trovate  uno a  sinistra  ) . E quindi   non era  (  forse perchè ero troppo piccolo :  6 anni per  il calcio scommesse 14\16  per lo scandalo  doping  della  juventus  )  intaccato nella mentalità collettiva .  A  conferma  di tale  cosa    di ci  sono  : 1)   il giocare  a calcio  nei rioni ,  nelle piazze  o  negli oratori   come testimonia  l'articolo che  trovate  sotto  , mi scuseranno i puristi   che  vogliono sentire   fatti miei , riporto integralmente  perché come spesso  accade  per  i  quotidiani online  finisce   dopo pochi giorni  nell'archivio  o  nella versione a €   cioè a pagamento . 2)  dall'uso , che adesso ritorna di moda , all'epoca  molto usato  visto che la tv  non era  ancora un fenomeno di massa   e  cosi deleterio ( salvo eccezioni  )  come oggi  del calcio  Bailla  \ Biliardino 

presente  nei bar  o negli oratori  , oltre   che  nelle  case private  (  mi ricordo che  ne  avevo uno anch'io )    e  di cui conservo  fra i miei tanti  gingli  della  mia libreria  una pallina  furata  .. ehm  .. fregata  ad un amico  barista  ( vedere mia  foto a destra  ) Strana  coincidenza proprio mentre vado a  fare copia & incolla  la radio trasmette   questa  canzone di Luciano  LiGabue  












fonte blog della nuova sardegna

Un dribbling da marciapiede

Su richiesta di un amico lettore del blog, ripubblico un pezzo che scrissi sulle pagine della Nuova Sardegna un paio d’anni fa.

La carambola sul muro? Consentita, previo accordo tra le parti. Il pallone? Il proprietario ha il privilegio della prima scelta quando si fanno le squadre e può decretare la fine della contesa quando la mamma lo reclama a casa per cena. La traversa? In caso di assenza dei pali, vale l’altezza raggiunta dal portiere a braccia alzate, misurata a occhio volta per volta, dopo lunghe e accese discussioni.
Non è un nuovo sport: sono alcune delle regole dimenticate, appartenenti al codice non scritto di un calcio che non c’è più. Rudimentali “gentlemen’s agreement” tra giovincelli pronti a darsi battaglia per l’onore del quartiere, del rione, del palazzo.
Street-soccer-photos13
Negli anni Duemila gli adolescenti giocano poco a pallone; se lo fanno vengono inquadrati presto nelle scuole calcio. Nessuno spazio per la fantasia, nessuno spiraglio per un tentativo di dribbling: un solerte allenatore esperto di tattica fermerebbe il gioco per sgridarti e spiegarti che in quella zona di campo si può solo verticalizzare e che questa cosa inutile di provare a saltare l’uomo è anacronistica e proprio non va bene. Lasciala fare a Messi, “lui sì che c’è buono”.
E così i piccoli Messi allevati in provetta crescono a pane e “due tocchi”, a crostatine e diagonali. Ma quando arriveranno a 15 anni si renderanno conto di due cose: la prima, già difficile da accettare, è che di Messi ce n’è uno solo. L’altra, ancora più traumatica, è che nessuno di loro avrà mai avuto la possibilità di provare a imitarlo davvero, quel tale Messi.Perché non avranno mai provato in

giovedì 12 aprile 2012

Addio Mr Commodore 64: è morto Jack Tramiel Ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz, inventò il celebre computer (oltre al Vic 20 e al 128).

Nei giorni scorsi   stavo cercando in rete  l'immagine da mettere  sulla mia bacheca    di facebook  del  comodore  64  quando ieri    leggo   suilcorriere dela sera  ( se  non ricordo male  )  online    questa  triste  , la morte   del  creatore  del pc  in questione     senza  nessun richiamo in prima    nelle  pagine in fondo    cioè quelle  della cultura  . Eppure  se  non ci fosse stato quel  tipo  di pc   forse non avremo neppure   tutte le  tecnologie  attuiali  nel campo dell'informatica  e  internet  sarebbe  ancora per  pochi eletti  .   Aveva ragione de  André   :<< quando si muore  si  muore  soli  >>




Ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz, inventò il celebre computer (oltre al Vic 20 e al 128). E ne vendette a milioni
ramiel e la sua celebre creaturaMILANO - Quella tastiera squadrata e quello schermo viola, hanno segnato l'infanzia di tantissimi italiani tra i 35 e i 45. Oltre ad aver alfabetizzato all'informatica milioni di persone in tutto il resto del mondo. Già, il Commodore 64, il leggendario e monolitico computer (ma anche il cugino Vic 20 e il concorrente Atari) non esisterebbero se non li avesse inventati Jack Tramiel. Che se ne è andato, domenica sera, all'età di 83 anni.
LA COMMODORE INC. - Figlio di ebrei polacchi, sopravvissuto ad Auschwitz, Tramiel emigrò negli Usa all'inseguimento di un sogno. Come tanti che poi avrebbero sfondato nell'informatica, iniziò anche lui con le macchine da scrivere. Prima facendo manutenzione per l'esercito americano, poi mettendosi in proprio e fondando appunto la Commodore Inc. Leggenda vuole che la chiamasse così perchè innamorato del gergo militaresco. E perché admiral e coronel erano già stati presi da altre società.
INVASE IL PIANETA- Tramiel passò poi alla vendita di calcolatori elettronici e, con l'aiuto di valenti tecnici, lanciò all'inizio degli anni'80 prima il Vic 20, poi il Commodore 64 e infine il 128. Abbassando i prezzi e popolarizzando il computer per tutti, quando i contemporanei Pc e Mac erano fuori portata, la Commodore invase il pianeta. Ma con questa politica aggressiva spinse forse troppo l'acceleratore Tramiel, litigò con i soci e mollò l'azienda per passare alla nemica Atari, nel 1984. Poi il lento declino di questa generazione di computer coincise con il declino personale di Tramiel, mentre il testimone della missione telematica veniva trasmesso definitivamente a Microsoft e Apple. Ma se non ci fosse stato lui, con quella tastiera squadrata e quello schermo viola....

venerdì 10 ottobre 2008

Nostalgia del tempo perduto

Ricordo ancora con nostalgia quelle lunghe estati di una trentina d'anni fa: i balconi circondati da piante di gerani, le feste del Santo patrono e della Madonna, le bancarelle del torrone, lo zucchero filante, le noccioline appena tostate, i lupini e i pistacchi salati. Poi c'era tutta quella gente che - vestita in modo sgargiante - veniva dai paesi limitrofi per sentire la "musica". Noi adolescenti seguivamo quelli più grandicelli che facevano la corte alle ragazze, oppure spiavamo i musicisti mentre  incominciavano a provare gli strumenti in vista dell'esibizione serale. Poi si andava alle giostre, all'autoscontro. Direte voi: "Sono cose che si possono vivere ancora adesso". Certo. Ma non è più la stessa cosa! Oggi, ho l'impressione, sono cambiate molte cose. A cominciare dalla gente. Le persone che arrivano dai paesi limitrofi hanno perso quell'interesse genuino per la festa. Non c'è più stupore nei loro volti. Sono omologati, uguali agli altri. Adesso prevale il consumismo, l'apparenza. Allora si respirava un'altra aria. Per esempio. L'ora dolce del primo meriggio, dove era sacro riposarsi per un'ora ed anche più, veniva vissuta appieno, senza limitazioni. Quando ci si svegliava non ci si recava mica al lavoro...  per carità.  Non si pensava ad impiegare il tempo in modo "utile".  Quelle ore si "perdevano"- economicamente parlando-  nell''inutile armegiare in casa o, più pigramente, fra cuscino e materasso, cercando la posizione giusta  per assopirsi e sprofondare nel sonno  per poi risvegliarsi sudati con un arsura in più da soddisfare; o seduti  sulle panchine in ombra della villa comunale, cercando refrigerio alla calura estiva. Non importava in che modo. Ognuno, a seconda dell'età e delle preferenze, perdeva il tempo  che c'era. Lo si faceva e basta. Si continuava per almeno altre due orate buone, mangiando qualche frutto dolce e  succoso,  comodamente seduti in poltrona o sdraiati sul divano, intenti a sorseggiare una fresca bibita o centellinando una granita al limone. Nessuna interruzione era ammessa. Nessuna telefonata, nessun SMS, nessun rimprovero era ammissibile. Anche l'amore era vissuto in silenzio, ognuno a modo suo. In quel  tempo si condensa la mentalità del "terrone", di chi preferisce l'ozio al lavoro forsennato, la contemplazione all'azione, l'interesse per il pensiero puro al profitto bieco e becero. Forse è questa una delle caratteristiche principali che dividono il nord dal sud, con buona pace del ritardo strutturale del Mezzogiorno e di tutta la sequela di cazzate sputate fuori da politici mentecatti   che sono riusciti a solamente a  creare degli esseri apolidi, disadattati, sradicati, vittime del consumismo e del capitale.   Forse, sotto questo aspetto, dovrremmo stornarci dalla modernità.  Si dovrebbe poter ritoranare indietro, senza inutili anacronismi, semplicemente riconoscendo ciò che siamo stati e ciò che saremo, in una linea di continuità che sappia mantenere il buono e togliere il superfluo.  Non mi stupirei se le aziende moderne volessero copiare l'otium del sud per ricavarci dei soldi. Le vie del mercato sono infinite...purtroppo!

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