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03/02/19

chi dice che : << Il maschio è un animale, le donne se ne facciano una ragione >> dice un mucchio di ... boiate



                   non insegnare a tua figlia ad essere preda
                   insegna a tuo figlio a non essere cacciatore
                       ( joumana haddad poetessa libanese  )






Scusa se ti chiamo stronzo - Mirko Spelta - ebookMi sa   che questo breve  componimento poetico  ,   da  me  riportato più volte  sui miei  social    ha  ragione  visto  il    perdurare  ed   aumentare   d'articoli    e  studi  o saggi misogini , sessisti   , rozzi    ed  accatto  come     questo  di  Mirko Spelta, – Scusa se ti chiamo stronzo, edizioni Piemme – nel quale sostiene di rappresentare la maggioranza assoluta dei maschi italiani. E di aver scritto questo saggio per aiutare le donne a capire la vera natura del maschio, in modo da non farselo sfuggire    Infatti    secondo     questo  articolo    preso    da questo   articolo   di   https://www.huffingtonpost.it/



01/02/2018 11:52
Il maschio è un animale, le donne se ne facciano una ragione



di Elisabetta Ambrosi Giornalista e scrittrice


L'uomo, tendenzialmente, non sa tenerselo nei pantaloni. E quello che lo fa eccitare è un corpo sexy, tette grosse, culo giusto, tacchi dodici e labbra rosse e turgide. Dal punto di vista sessuale, dunque, che una donna sia affascinante, brillante, coinvolgente e colta conta meno di zero. Perché quello che attrae il maschio è solo l'involucro.
Argomentazioni rozze di un produttore di film porno, piuttosto che di qualche isolato scrittore misogino? Per nulla. A sostenerle è un giovane professionista quarantenne, Mirko Spelta, in un libro – Scusa se ti chiamo stronzo, Piemme – nel quale sostiene di rappresentare la maggioranza assoluta dei maschi italiani. E di aver scritto questo saggio per aiutare le donne a capire la vera natura del maschio, in modo da non farselo sfuggire.
E dunque eccoli, i consigli che Spelta dà all'universo femminile. Le donne devono bene mettersi in testa che il maschio è "geneticamente programmato per la caccia", il che significa che è fatto per distribuire seme nella maggior parte di ventri possibili, mentre la donna "a livello istintivo e ancestrale" sarebbe tendenzialmente monogama e programmata per avere un partner alla volta. Questo, dice l'autore, è un problema, ma non per il maschio, sempre per la donna. La quale a quel punto ha l'incubo di "essere sempre la stessa. Cosa che, sessualmente parlando, è un problema".
Cosa può fare dunque la femmina per non lasciarsi scappare il maschio? La risposta è: "Tener sempre alta la guardia e cambiare", perché guai a pensare che l'uomo "vi appartenga". In soldoni? "Basta vestiti dai colori tristi, grigi, blu o neri, scarpe tacco basso, occhialoni da vista e unghie smangiucchiate". Benvenuti e, anzi, necessari, sono tacchi almeno dodici, vestiti, scarpe, trucco, parrucco e unghie perfette e curatissime. Non si tratta di un modo stupido per spendere i soldi ma al contrario "del miglior modo per venire incontro all'esigenza maschile".
Ma Spelta non si ferma qui. Sostiene anche che le donne debbano esagerare, e quindi se, per esempio, avete intenzione di rifarvi il seno, è cosa buona e giusta che vi facciate una quinta o sesta misura, "una benedizione di Dio". Altra imposizione: buttate via pigiami con gattini e cagnolini, via invece alla lingerie sexy in abbondanza, senza rischio di diventare volgari: anzi, la, volgarità eccita, per cui va benissimo. Ma c'è di più. Siccome l'uomo è come una pentola a pressione, è fondamentale tenere il suo livello ormonale sempre sotto la soglia di guardia. Come? Facendo spesso l'amore – non per il proprio piacere, ovviamente, ma perché lui non esploda, ndr – ma non solo... "quello che conta è che sia soddisfatto".
Come recita il titolo del libro, infine, l'uomo è tendenzialmente "stronzo", il che significa che la sua tolleranza con le donne è vicina allo zero. Ecco perché non dovreste mai appioppargli un guinzaglio corto – deve essere libero di avere ore settimanali per essere "autenticamente cretino, rozzo, sboccato" – né mai, nel caso vi capiti di sposarlo, "sedervi", dormire sugli allori, tirare troppo la corda "perché a un certo punto si spezza". Comunque se lui è stronzo, voi invece, si legge nel libro, non dovete esserlo, anzi vi tocca essere "sincere, spontanee, mai rompicoglioni". In sintesi, "comportarvi bene" e non guardare ai soldi, giammai, che a loro questo non piace.
In tutto il libro non c'è incredibilmente una sola parola su come gli uomini dovrebbero vestirsi e comportarsi. "È un libro per le donne", spiega l'autore. E tuttavia resta totalmente misteriosa la ragione per cui le donne, che sono all'opposto di come vengono dipinte, dovrebbero accattarsi questa specie di troglodita mai evoluto, che le costringe e spendere il loro certo non ricco stipendio per fare una vita d'inferno, sempre truccate e sui tacchi: al solo scopo, tra l'altro, non di fare almeno buon sesso – ma che sesso puoi fare con un uomo così? – ma di non perderlo. Come se non fosse meglio, un uomo così, perderlo piuttosto che trovarlo.
Veramente strabiliante poi è, nel libro, la costante e ossessiva attenzione al punto di vista maschile, nel totale disinteresse di ciò che potrebbe non dico fare felice una donna, ma almeno minimamente interessarla. Infatti, al termine della lettura, l'unica voglia che viene è quella, irresistibile, di diventare lesbica, e al tempo stesso trovare subito un modo per fare figli che sia alternativo alla penetrazione con un sub-uomo di tale portata. Spiega ancora l'autore che in realtà il libro vuole elogiare le donne. Ma così non è, visto che i consigli sono rivolti a loro, e ciò che viene consigliato farebbe impallidire il più incallito dei misogini.[....]  continua   nell'articolo originale

E'  vero   ma  non del tutto    ci sono   anche  uomini    che  lottano  per   tenere  a freno questi   nostri istinti   e cercare un equilibrio  . E  c'è  chi  ci  si riesce   e  chi  no  .  Ma  qui  ad  esaltare questo istinto  e    dare  simili consigli alle  donne  ce  ne  passa  .  E'  come dire  che tutte le  donne  siano  ....   o   altro  .  infatti   e  sono  d'accordo   << avremmo avuto bisogno piuttosto di >>  come  suggerisce  la  stessa  giornalista, eccetto i corsivi  che   sono miei     << consigli su come far regredire o  tenere  a bada   la natura animale dell'uomo a nostro favore, specie in un periodo dove questa natura - tra molestie e violenza  fisica  e  psicologica sulle donne – è ogni giorno protagonista. [... ] >> Come  suggerito    dalla  stessa   giornalista     sarebbe interessante che Spelta  scriva  alquanto prima    un libro per gli uomini. Prospettandogli lo stesso scenario da incubo, rovesciato, 



che cerca di propinare alle  donne    << . Che ci sia parità editoriale, intanto >>  

02/04/16

PIER PAOLO, È COMPIUTO


Caro PPP,
ricordi? Sono trascorsi già due anni, il caldo incombeva, nell’aria milanese resisteva un ricordo di primavera, leggiadro e sbarazzino. Mi recavo al Museo del Risorgimento in occasione de “La Nebbiosa”, rassegna iconografica e letteraria a te dedicata. Avresti voluto girare un film sulla mia città ma abbandonasti l’idea. Ce ne sfuggiranno sempre i motivi, io avanzai alcune ipotesi [cfr. qui
http://urlin.it/140eb9 ] ma penso che il non-finito è il regalo più grande tu abbia potuto farci. Perché ci hai fatto uscire dal perenne status di scolari. Ci hai obbligato a immaginare, a proseguire, pur con stentate parole, l’opera interrotta. “La Nebbiosa” divenne una mostra, quindi un album fotografico disseminato d’umori, volti, costruzioni e percorsi dal 1950 al ’65. Volti e percorsi altrimenti perduti che grazie alla tua intuizione presero corpo e vita.
Ma non fu tutto, nemmeno allora. Mancava, ecco, la tragedia. L’usurpazione. Eri nato per questo, ammettiamolo. Rimarrai sempre, per tuo viatico e nostra salvezza, un condannato.
La Roma che ti avvinse, la Roma che t’inchiodò, la Roma che fu la tua Gerusalemme – in fondo, pure tu fosti crocifisso “fuori le mura” – ha voluto profanarti un’altra volta. Ha spezzato la pietra delle tue parole. Vandali fascisti, poveri balordi che non sanno quello che si fanno, giorni fa hanno divelto il tuo monumento, tentato di cancellare le tue parole. Non riporto quegli insulti, così prevedibili, ciechi, stolidi. Non contano. Il tuo monumento diruto è stato ritrovato da alcuni volontari d’un centro di protezione avifauna: sì, proprio da loro, gli amici degli animali più leggiadri e vicini al cielo – ma anche i più negletti ed elusivi. Gli uccelli raccolgono l’essenzialità dell’anima, come il cardellino che si macchiò il volto con la spina della croce di Cristo.
La Nebbiosa era lontana dallo scempio, ma non ti ha dimenticato. E non si è offesa nemmeno per quel tuo film incompiuto. Anzi, ha risposto. Presto ti dedicherà una via, in zona 8, non lontana da un poeta assai diverso da te: Vincenzo Monti. Milano è così, riunisce e comprende. Accumula. A certi assessori di destra che domandano, senz’ombra di vergogna, cosa c’entri Pasolini con Milano, raccontare della Nebbiosa non servirebbe. Pasolini c’entra con Milano e col mondo intero. Ma dobbiamo forse spiegare l’ovvio?
Ed è compiuto, adesso, PPP. Il film è ultimato. Sarai sempre di casa anche qui. I nostri sguardi, davanti all’insegna, saranno spesso distratti. Correranno. Ma molti si fermeranno. Tanti giovani, presto, in una sera come questa, si daranno appuntamento in via Pasolini. Che ci sarà sempre, elusiva e alata come gli uccelli. Poi qualcuno alzerà lo sguardo e indugerà sul tuo nome. Sarà un ragazzo, più probabilmente una ragazza – e non so perché, così immagino – e rivivrà una passione. D’amore, morte e poesia. Vorrà continuarla. A Milano. Nel mondo. Nel suo generoso domani.

© Daniela Tuscano