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27.4.26

La blogger “rubastorie” di Tempio pausania : Licia Azara racconta la Sardegna che non si vede

 da la nuova   sardegna  26\4\2026





TempioPausania
 Ama così tanto raccontare storie che è disposta persino a “rubarle”, sottraendole all’ordinario e all’indifferenza. Prima o poi scriverà il suo primo romanzo, ma, data la sua giovane età (40 anni splendidamente portati), è solo questione di tempo. Al momento, ma è solo un modo di dire, il tempo lo inganna raccontando storie sui social. Una volta la si sarebbe chiamata “contastorie”; oggi, nell’era della grande rete, il titolo che meglio la può definire è quello di blogger. Una definizione che a Licia Azara sembra però un po’ troppo boriosa. «Mi fa sempre molto strano essere definita così – dice, schermendosi – blogger mi sembra un titolo altisonante. Più semplicemente mi definisco una persona che racconta». E, in effetti, è così. La blogger tempiese (ci perdonerà se la chiamiamola così) ha già raccontato tante storie, molto lette e apprezzate, nei social. Tutto a questo a partire dal settembre 2021 sulla sua pagina instagram personale e solo per il semplice piacere di raccontare qualcosa.
«Era un periodo complicato della mia vita, c’erano tra l’altro ancora gli strascichi del covid e avevo bisogno di riscoprirmi. Rovistando tra le passioni abbandonate da tempo, sono andata a riesumare quella per la scrittura che avevo accantonato da tempo e l’ho unita a quella della scoperta. Ho iniziato a girare la Sardegna, spesso anche da sola, nei weekend, per conoscere la mia isola, i piccoli paesi, i siti archeologici più importanti, i panorami più belli. Ho iniziato a creare piccoli itinerari, ad andare in giro con la mia macchina e a modificare in corsa, puntualmente, le tappe previste. Facevo foto e raccontavo qualcosa di quelle piccole scoperte o delle mie disavventure. Era appagante, per me che finalmente non ero più un abitante passivo, ma curioso, e perché le mie foto venivano spesso ricondivise da pagine che valorizzano le bellezze dell’isola».
Strada facendo (e anche questo nel caso di Licia non è un modo di dire), la scrittura è diventata per la blogger tempiese una passione da coltivare con più intensità. «Ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello poter condividere le storie poco conosciute con le altre persone. E allora ho iniziato a mettere le basi per il mio progetto de la rubastorie, nato nel settembre del ‘23». La “rubastorie” è un contenitore di storie che raccontano luoghi, persone, libri che hanno il loro comune denominatore nella Sardegna. «Quello che mi premeva e mi preme ancora oggi raccontare non è l’evento in sé. Mi piace andare a recuperare la parte umana della vicenda, scoprire in che modo alcune persone hanno saputo superare ostacoli con mezzi scarsi, oppure hanno saputo aiutare altre persone a farlo, o hanno cambiato completamente il modo di vivere e di pensare della collettività».


9.3.23

le donne devono difendersi oltre dal patriarcato anche dalle stesse donne succubbi d'esso - di icia Azara

 “Ma che bel pancino, sei in attesa?”

“E tu quando te lo fai un figlio? Guarda che se aspetti ancora poi non potrai più averne!” Ieri chiacchieravo con delle colleghe speciali e ironizzavamo su queste frasi inopportune che ancora oggi le donne si sentono rivolgere, quasi sempre da altre donne. È per questo che mi sono soffermata a pensare non tanto a cosa rappresenti la donna oggi, quanto a cosa non dovrebbe rappresentare: un utero a servizio della società. Perché, vedete, il dono della vita è appunto un dono, e come tutti i doni si può scegliere se accoglierlo oppure no. Come quando una persona ha una capacità, una particolare abilità. A volte decide di sfruttarla, di investirci e di metterla a frutto. A volte preferisce lasciarla là, per mille personali motivi.





Si tratta di scelte, si tratta semplicemente di scelte. E le scelte dovrebbero essere insindacabili. Insomma, se sono particolarmente brava nella pittura, ma decido di non sfruttarla, non mi si può accusare di depauperare la società e la cultura. Allo stesso modo se io donna decido di non avere un figlio, non posso sentire addosso il senso di colpa legato a quel dovere morale e sociale di cui veniamo caricate. Per non parlare poi delle donne che desiderano un figlio e che purtroppo non possono averlo. Là, oltre al disatteso dovere e oltre alla sofferenza provocata da quelle domande inopportune, si infligge alla donna anche un senso di inadeguatezza o incapacità. Come se lei fosse stata creata solo per mettere al mondo dei figli.
Aberrante !
Vi svelo un segreto: se la società si estinguerà non sarà certo per le donne che scelgono di non avere figli, ma per le scelte scellerate che ogni giorno investono l’ambiente, le relazioni tra le nazioni e i sistemi produttivi. Mi piacerebbe, quando si parla di donne, che si ricordassero i passi in avanti fatti e quelli ancora da fare nell’interpretazione dei ruoli all’interno della società, nella netta e inutile suddivisione dei compiti tra uomo e donna. Mi piacerebbe ricordare i successi politici e imprenditoriali di molte donne negli ultimi anni e l'imbarazzo nel considerare ancora come straordinari questi successi. Parlerei delle fatiche che ancora molte di noi devono fare per raggiungere alcuni ruoli in svariati ambiti lavorativi. Mi piacerebbe inoltre ricordare tutte le donne che purtroppo, ancora oggi, aspirano a vedersi riconosciuti diritti che per noi sono inviolabili e scontati, mentre per loro sono ancora un miraggio. Il valore di una donna non dipende dalla vita che può portare in grembo, dipende dal valore della sua vita, da quanto riuscirà a renderla unica per sé e anche a favore degli altri. Una donna, ribadisco, non è un utero a servizio della società e la gravidanza è una questione privata, oltre che una scelta insindacabile.

16.6.22

Ogni parola di rabbia e delusione non sarebbe degna della delicatezza e dignità del gesto di Cloe - di Licia Atzara

sempre  sul caso di Cloe  Leggi anche  
https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2022/06/la-solitudine-di-cloe-bianco-la-prof.html

Sfogliando  le  varie  bacheche  social     dei miei contatti   sul  caso do  Cloe  ho  trovato    questo  bellissimo   e più  intenso post  uno di quelli    che riescono a mantenere  un equilibrio  tra mente  e cuore    ,  tra  razionalità  ed  irrazionalità ,   ecc     ho trovato  questo   di un mio  contatto

chi  volesse    trova  qui  https://www.facebook.com/licia.azara  altri  suoi interessanti  post  

Ogni parola di rabbia e delusione non sarebbe degna della delicatezza e dignità con cui Cloe ha deciso di percorrere la strada della sua libera morte. Ma non posso farne a meno, provo rabbia. Ogni volta che le azioni o le parole di qualcuno sono il movente del gesto disperato o estremo di qualcun altro provo rabbia, infinita. Provo rabbia quando sento che qualcuno ha fatto coming out, con ineguagliabile coraggio, e la reazione non è l'accoglienza ma il dito puntato. Provo rabbia con il fatto stesso che sia necessario fare coming out. Sentiamo per caso la necessità di prendere un microfono per dire a tutti "ehi la sai una cosa? sono etero". No affatto, non esiste
nessun bisogno di questo.
E allora perché siamo così abituati a mettere le etichette sugli altri, a creare una linea di demarcazione tra ciò che reputiamo normale e ciò che per il nostro piccolo mondo non lo è? Perché? Trovo una profonda violenza in questo sistema in cui le persone sono portate a doversi dichiarare come appartenenti ad una certa categoria, così che tutti gli ascoltatori possano sancire che si tratta di una categoria diversa dalla propria. Ma chi ce lo dà il diritto di essere il pubblico giusto di uno spettacolo sbagliato, chi?Provo davvero rabbia, vergogna. Ecco, mi piacerebbe che un giorno qualcuno dicesse "senti devo farti una confessione: non sono una persona per bene, sono una persona scorretta, disumana". Capirei il senso di questo coming out, solo di questo. E nutrirei anche speranze sul presente e sul futuro dell'umanità. Ma per ora la strada è lunga, per ora nelle corsie di questo grande supermercato ci piace passare lo scanner sopra le persone, infilarle dentro buste separate e capire chi sta nello stesso sacchetto e chi in sacchetti diversi. Ci piace pensare di essere dalla parte normale, dalla parte più numerosa, dalla parte giusta. In cosa e perché ognuno di noi si possa definire normale o giusto boh, spiegatemelo voi vi prego, perché io non lo capisco. Buon viaggio Cloe, perdona questo mondo, ingiusto, insensibile, miope. Perdonalo perché non è ancora in grado di accettare le meravigliose differenze che ci rendono tutti egualmente unici.

Giornalismo. d'accatto e sempre più trash il caso Garlasco

 Lo so che  come me ,  che  seguo il  caso  fin dall'inizio tale  caso di mala. giustizia .  e  seguo la. cronaca nera soprattutto  quel...