Le rose di Versailles sbocciano ancora, ma i loro petali portano con sé il peso del tempo.
un immagine del film
Non sono soltanto i colori di un manga e di un anime che ha segnato la nostra adolescenza, ma il riflesso di un desiderio di emancipazione che oggi si scontra con nuove barriere. Oscar, la ribelle
che sfidava i palazzi del potere, diventa specchio delle piazze .
Le spine dell’oggi pungono la memoria: ci ricordano che la rivoluzione promessa non è mai
compiuta, e che la nostalgia culturale deve trasformarsi in critica sociale. infatti Le rose di Versailles profumano di nostalgia, ma le spine dell’oggi graffiano i diritti negati. Le rose di Versailles profumano di nostalgia, ma le spine dell’oggi graffiano i diritti negati. Oscar ci ricorda che la rivoluzione non è finita. Infatti è con questo che ho deciso , nonostante scoraggiato dalla recensioni in maggioranza negative in particolre questa
che ieri ho deciso di vedere su netflix "Le rose di Versailles - Lady Oscar" film d'animazione del 2025 diretto da Ai Yoshimura, tratto dal manga Lady Oscar di Riyoko Ikeda.
Il film ha suscitato opinioni miste, con alcuni critici lodando la visuosa reinterpretazione del manga originale, mentre altri hanno espresso preoccupazioni riguardo alla narrazione frammentata e alla mancanza di approfondimento psicologico dei personaggi. Infatti ecco cosa dice un mio amico apassionato di lady oscar : « Lady oscar di Netflix non ho avuto nemmeno la curiosità di guardare la promo, per me lady oscar è una! Unica, inimitabile non replicabile, ho visto i disegni, non mi piacciono, ho ascoltato il doppiaggio non mi piace » . "Le rose di Versailles - Lady Oscar" è un omaggio visivamente sono al capolavoro di Riyoko Ikeda e o alla storia che ha segnato generazioni.Esso ha notevoli differenze . La differenza principale tra il Lady Oscar classico e il Lady Oscar moderno risiede nella technique di animazione e uno stile di disegno più fresco e contemporaneo. Il nuovo adattamento, diretto da Studio Mappa, mira a unire un'ambientazione tipica degli shojo manga e una maggiore tridimensionalità dei personaggi protagonisti. Questo cambiamento è inteso come un upgrade più conscio delle tematiche di genere, rispettando il periodo storico in cui il nuovo adattamento è ambientato. Inoltre, la figura di Oscar è stata trasformata da spalla nei confronti di Maria Antonietta a protagonista indiscussa, con una narrazione più sentimentale che si sofferma sulle sfumature emotive dei suoi personaggi principali. Questo cambiamento mira a rendere la storia più complessa e profonda, affrontando temi di emancipazione e coraggio in un contesto di politica e intrighi di corte. Il nuovo film tentama con scarso successo di far rivivere la magia di un classico intramontabile a una nuova generazione di fan, mantenendo il legno centrale della storia e della figura di Oscar, ma con un'immagine più moderna e contemporanea snaturandolo . Infatti “Una rosa è una rosa, che sia bianca o rossa. Una rosa non sarà mai un lillà”, si sentiva dire l'eroina del seminale cartone animato Lady Oscar. In Le rose di Versailles, film animato dal 30 aprile su Netflix e remake cinematografico del manga di Riyoko Ikeda, concludendo un mezzo polpettone seza infamia e senza lode . con mancanze storiche fondamentali tipolo scandalo della collana , il perchè il re deve convocare gli stati generali e soprattutto l'errore storico gravissimo sulla durata del terrore e la descrizione della rivoluzione con esso . Un omaggio tentativo fallito . Consigliato a chi ama i film d'amore melensi e a chi non ha visto l'anime originale o letto il manga . Sconsigliato ai fruitori della serie originale .
Sport senza età
La sassarese Rita Barria, campionessa italiana di scherma a 75 anni
di Gianna Zazzara
La sassarese Rita Barria, campionessa italiana di scherma a 75 anni
Ex insegnante, ultima cattedra a Sorso, ha appena vinto due bronzi ai master tricolore
di Gianna Zazzara la nuova sardegna 9\6\2024
SassariAvere 75 anni ( «76 a dicembre», precisa) e non sentirli. «L’età è un numero, conta lo spirito». Parola diRita Barria, sassarese, insegnante in pensione e campionessa di scherma. Le ultime medaglie la settimana scorsa ai campionati italiani master nella categoria over 70: bronzo nella sciabola e nella spada. Ma a casa di Rita le coppe sullo scaffale non si contano. «Nel 2021 ho vinto la medaglia d’oro in Coppa Italia nella spada, bronzo nel 2022 e nel 2023, i miei nipoti mi chiamano Lady Oscar».
Complimenti, salire in pedana, e vincere, a 75 anni, non è da tutti.
«È una passione nata per caso cinque anni fa, una mia amica con la quale frequento i corsi di Tai Chi mi ha detto che si era innamorata della scherma e mi ha invitato a provare. “Hai il fisico adatto”, mi ha detto».
E così è finita al Circolo schermistico sassarese, dai maestri Sandro Bartoletti e Gianfranco Masia.
«Ho fatto qualche lezione di prova e mi è piaciuto subito tirare, sono stata subito circondata da tanto affetto e simpatia. Così ho iniziato ad allenarmi seriamente con Sandro alla sciabola e alla spada e con Gianfranco al fioretto».
Poi sono arrivati i tornei e le medaglie.
«Non credevo che la competizione mi sarebbe piaciuta così tanto. Ma gareggiare è anche un’ottima scusa per viaggiare, una delle mie passioni. L’anno scorso sono stata a Zara per i Mondiali».
Non è faticoso alla sua età?
«Come si fa a dire che si fa fatica se ci si diverte?»
Si allena tutti i giorni? «Al circolo due, tre volte la settimana, altre due volte vado a scuola di ballo e poi c’è il Tai Chi, mi alleno anche con la spada e la sciabola cinese. Dimenticavo, a casa ho il sacco di boxe, un altro modo per scaricare le tensioni».
Lei è instancabile, era così anche da ragazza?
«Nuotavo, andavo a cavallo ma non ho mai fatto sport a livello agonistico, la competizione l’ho scoperta adesso e devo dire che è stata una sorpresa. Mi piace vincere».
Lei è in formissima. «Peso 48 chili per un metro e 60, sono sempre stata magra, lo sport aiuta, non c’è dubbio, lo consiglierei a tutte le donne».
Ecco, cosa pensano le sue amiche della sua nuova passione?
«Sono tutte più folli di me, iperimpegnate. E comunque non frequento persone della mia età, le mie amiche sono tutte più giovani di me».
C'è una notizia dei giorni scorsi che è passata in sordina ma che invece merita tutti gli onori della cronaca: la matematica Gigliola Staffilani è stata eletta membro dell’Accademia nazionale delle Scienze degli Stati Uniti D’America, un incarico prestigioso quasi al pari di un Premio Nobel (Medaglia Fields, l'equivalente visto che non esiste un Nobel per la matematica), giusto per capirne l'importanza. Gigliola Staffilani [ foto a destra ] nacque a Villa Rosa di Martinsicuro (TE) in Abruzzo nel 1966, crebbe in campagna parlando solo dialetto nella sua infanzia ed a soli dieci anni perse il padre. Così per combattere il dolore si buttò nella matematica scoprendo un talento naturale per i numeri e le equazioni. In famiglia c'era bisogno di soldi e la madre vorrebbe farla lavorare per far quadrare i conti, ma Gigliola nonostante tutto non mollerà e riuscirà ad iscriversi al liceo scientifico a San Benedetto divenendo successivamente la pupilla del professore Mario Illuminati, ottenendo una Borsa di studio all'Università di Bologna. Trasferitasi negli USA, diventa assistente a Stanford, a Princeton, professoressa al MIT di Boston. Gigliola Staffilani è stata la seconda donna della storia ad avere una cattedra “full” al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston (Matematica Pura), prima italiana di sempre.
Penso E va be', in Peppa Pig ci sono due mamme. E con Paperino come la mettiamo? Zio, single, che tira su tre nipoti da solo? Topolino per decenni ha rappresentato una classica famiglia allargata senza traccia di genitori. Inoltre in questo quadretto
è chiara la dedizione al cannibalismo. Fratelli d'Italia è urgente un vostro intervento presso la Walt Disney. Concordo con
Lorenzo Tosa questa l'avevo persa....quindi la Madama di fratelli d'Italia è cresciuta senza Lady Oscar (e qui hai voglia di trasgressione)? Che brutta infanzia
in quanto Invece diproporre soluzioni ai problemi del Paese per Fratelli d'Italia come priorità bisogna intervenire per punire chi si ama. ! Invece di insegnare ai bambini che non esistono diversità,o quanto meno si è uguali nella diversità ah no sono deviati!! Trogloditi!!! non pensano che I bambini comprendono e apprendono senza malizia..perché dovrebbero sentirsi turbati da un cartone dove viene presentata una famiglia con 2 mamme?Il punto è sempre uno...gli adulti vogliono far vedere il mondo ai bambini attraverso i loro occhi....se ci si sforzasse di fare al contrario tutto sarebbe più semplice e meno complicato
Leggendo l'articolo sotto riportato e ritornando alla mente la puntata del 6\10\2019 della trasmissione Ulisse di Piero Angela mi chiedo e poi mi do una rispsota . Ella fu : 1) una Lady D d'altri tempi come dicono recenti studi( compresa la trasmissione tv citata ) ed la mostra a parigi di cui parla quest'articolo di repubblica del 26\12\2019 riportato sotto 2) un ingorda di potere 3) un pesce fuor d'acqua come la descrive la serie anime ed il manga le rose di versailles alias lady oscar ? io sono di più per la prima e la terza insieme in quanto : 1) Oltre che regina di Francia, Maria Antonietta è stata una regina della moda. Vestiti e gioielli erano per lei una dolce ossessione. Il suo stile, la sua eccentricità, hanno attraversato i secoli e ispirato stilisti e star di Hollywood. Quando alle porte della Storia bussò impetuosa la Rivoluzione Francese, per lei oramai non ci sarà più scampo. I rivoluzionari, Robespierre in testa, la useranno infatti come capro espiatorio di tutti i mali di Francia. Proprio nel momento più difficile, rimasta vedova, privata dell'affetto dei figli e colpita anche da un'infamante accusa, quella d'incesto col proprio figlio, Maria Antonietta saprà ritrovare la dignità della grande regina che non è riuscita a essere quando era sul trono. 2) non si rendeva conto di ciò che faceva. Non si rendeva conto della situazione dei Francesi che purtroppo morivano di fame. Tra l'altro la corte Francese era particolarmente ostile con lei e molti nobili, comprese le figlie di Luigi XV le rinfacciavano di essere un arciduchessa austriaca. Il fatto che non abbia potuto o voluto fare nulla per il suo popolo è gravissimo. Anche perché lei quando era arrivata in Francia dall' Austria aveva solo 14 anni ed era molto spaesata. Tra l'altro si tende a dare la colpa a lei, ma ci si dimentica che è stato Luigi XV a sperperare il denaro del popolo Francese, e che la situazione era già molto grave quando lei e Luigi XVI sono saliti molto giovani al trono
DA REPUBBLICA DEL 26 DICEMBRE 2019
Il mito pop di Maria Antonietta
L’ultima regina di Francia era un simbolo di frivolezza. Ma ora una mostra a Parigi la celebra come una Lady D ante litteram
DI BENEDETTA CRAVERI
Il 21 aprile 1770 Maria Antonia di Asburgo-Lorena lasciava a quindici anni la reggia di Schönbrunn per non farvi mai più ritorno. Sua madre, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, l'aveva destinata in sposa a Luigi Augusto, delfino di Francia, per rafforzare il patto d'alleanza tra i due paesi, e tutto lasciava presagire un futuro radioso.
Tuttavia, prima ancora che l'incantevole arciduchessa toccasse il suolo del paese di cui sarebbe diventata regina, Goethe preconizzava per lei un destino tragico. Visitando il padiglione costruito sull'isola delle Spezie, in mezzo al Reno, dove qualche giorno dopo Maria Antonia, ribattezzata Marie-Antoinette, sarebbe passata dalle mani della delegazione austriaca a quella inviata da Versailles, lo scrittore si era accorto con raccapriccio che gli arazzi che decoravano la sala raffiguravano il mito di Medea. Come non vedere in quelle immagini una premonizione sinistra per la giovane sposa? E in effetti cosa di più terribile della lunga via crucis a cui la rivoluzione l'avrebbe condannata 23 anni dopo?Eppure è proprio grazie a quel calvario conclusosi con la ghigliottina che Maria Antonietta entrava nel mito. Un mito che, è andato assumendo valenze diverse, stagione dopo stagione, affascinando un pubblico sempre più vasto.
A dire il vero, era stata l'impopolarità e l'incomprensione suscitata da Maria Antonietta nella sua nuova patria a preludere a questa apoteosi. Diventata regina nel 1774, la giovane donna aveva presto deluso le aspettative che pesavano su di lei e, dopo una breve luna di miele, i suoi sudditi avevano smesso di amarla.
Per la nobiltà di Versailles l'Austriaca veniva meno a tutti i doveri della sua posizione: si rifiutava di sottostare all'etichetta che garantiva a ciascuno il rispetto che gli era dovuto, si sottraeva alle cerimonie che costituivano il fulcro della vita della reggia; si isolava con un piccolo gruppo di favoriti che approfittavano di lei facendo incetta di tutte le cariche e le prebende più ambite.
Ma se, chiamata a vivere in pubblico, la sovrana si sottraeva allo sguardo dei suoi cortigiani, questo non voleva dire che aveva qualcosa da nascondere? I cortigiani non avrebbero tardato a vendicarsi dell'oltraggio subìto attribuendole degli amanti, denunciando la sua passione per il lusso, per i vestiti, per i gioielli, per la moda, gettando le basi della sua leggenda nera.
Né le cose andavano meglio a Parigi dove la regina si recava quanto più spesso poteva per partecipare in incognito ai divertimenti della capitale. Figlia della sua epoca, Maria Antonietta desiderava solo vivere e divertirsi come facevano le sue amiche ma per i francesi la regina era una figura sacra, inaccessibile, al di sopra di ogni sospetto, non una donna come tutte le altre.E anche se, con il passare del tempo, la tanto sospirata maternità, l'indulgenza affettuosa che le dimostrava Luigi XVI, l'amore ricambiato per Fersen l'avevano profondamente cambiata, la sua reputazione di regina frivola, immorale e avida di denaro le si era incollata addosso e gli uomini della rivoluzione ne avrebbero fatto tesoro. Ma come ha scritto nella sua splendida biografia Stephen Zweig, è nel momento in cui le si strappava la corona che Maria Antonietta rivelava di possedere tutte le virtù delle grandi regine: la dignità, il coraggio, la costanza nelle avversità, la determinazione l'eloquenza.A distanza di vent'anni dalla grandiosa mostra che le aveva dedicato il Grand-Palais, a Parigi, quella piccola ma affollatissima che si tiene ora alla Conciergèrie, sempre nella capitale francese, mette in scena gli ultimi 72 giorni da lei lì trascorsi, nel corso del processo che l'avrebbe condannata alla ghigliottina. I visitatori possono vedere, esposti come reliquie, una serie di ricordi e di oggetti di uso quotidiano di cui Maria Antonietta si era servita nei luoghi in cui sola, ammalata, separata dai figli, si era preparata ad affrontare il suo ultimo viaggio.Ma la mostra si propone ugualmente di illustrare come, prima ancora di salire i gradini del patibolo, la vedova Capeto fosse entrata nel mito. Oggetto di un culto che resiste tenacemente a tutte le revisioni storiche, è oggi, come mette ugualmente in luce l'iconografia dell'esposizione, l'adolescente piena di sogni e sacrificata sull'altare della ragion di Stato a un matrimonio infelice e alla solitudine affettiva che affascina le nuove generazioni. In anticipo sul suo tempo, la sua aspirazione a una vita privata dove potere essere finalmente prefigura - a incominciare da Lady D - molte principesse moderne. Mentre nel film di Sofia Coppola è assurta a modello archetipico delle adolescenti irrequiete e ribelli.
Ma è soprattutto come icona della moda che Maria Antonietta gode ora di una celebrità senza confini. Quella moda che le era stata così aspramente contestata dai suoi contemporanei, mentre ora detta legge sul mondo intero.
....stranamente all'epoca nonostante le censure e riadattamenti non abbia ( posso sbagliarmi avevo appena 6\7 anni ) scatenato le ire degli adinolfiani e simili .ma prima di riportare l'articolo , vorrei ricordare con le sigle principali
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i cartoni della mia infanzia avvenuta a cavallo fra gli anni 70'\80 ( anche se più anni 80 ) segnalandovi , elenco incompleto Sic , alcuni cartoni animati qui su questa SlideShow semnpère di tvzapi più importanti ed i più noti ancora oggi del periodo
Ora sempre --- secondo questo articolo di Lara Gusatto del 07 giugno 2016 vedere il link delle righe precedenti -- facendo le dovute proporzioni, se non eri orfano difficilmente potevi diventare il protagonista di un anime negli anni Ottanta. Ma questo spesso non bastava. Uno o entrambi i genitori morti non era sufficiente. Doveva pure esserci un orfanotrofio, la miseria, qualche incidente a te o a quei pochi parenti che ti rimanevano in vita, angherie e malattie terribili. Insomma abbiamo passato un’infanzia a scansare i traumi dei cartoni animati, resi ancora più strappacuore [ salvo rare eccezioni come si vede dal video del sigle . ] dal fatto che sta gente comunque andava avanti col sorriso sulle labbra credendo in un destino migliore. Ti muoiono i genitori? Finisci a lavorare in un circo? Il tuo fratellino rimane paralizzato? Perdi l’amore della tua vita? Avrai pure il diritto di lamentarti e disperarti. E invece no, la speranza è l’ultima a morire. Almeno finché qualche fumettista giapponese non decide di uccidere pure quella.
Ma ora basta con le ciance e vediamo all'articolo di lady oscar
Eppure negli anni Ottanta (la prima visione è andata in onda su Italia1 nel 1982), un’intera generazione di trentenni è cresciuta guardando ogni pomeriggio in televisione la storia di Lady Oscar: nata biologicamente femmina, ma cresciuta per volere del padre come se fosse un maschio, anzi come se fosse un soldato, che da adulta si innamora dell’amico d’infanzia Andrè… e tutto questo alla fine del Settecento. È però vero che la versione italiana è stata ‘riadattata’ e i dialoghi edulcorati. Per esempio nella versione originale dell’anime l’identità di Oscar è un segreto é mica tanto se si ascolta con attenzione la sigla e s'interpretano le allusioni con cui viene chiamata Oscar ] Viene chiamata Colonnello, Signore o Oscar, in quella italiana si opta spesso per Madamigella nonostante indossi l’alta uniforme, togliendo così parte dell’ambiguità con le donne di corte che la guardano con ammirazione mentre invece originariamente era più una infatuazione. Scene censurate o modificate a parte, Lady Oscar rimaneva un anime bellissimo, uno dei più amati in Italia, nonostante in Giappone fosse stato un flop (il manga al contrario ebbe successo), con intrighi internazionali, sotterfugi, vita di corte, tumulti sentimentali (la storia d’amore tra Oscar e Andrè non è proprio una delle più semplici nella storia dei cartoni animati) e poi la tragica morte da eroe, anzi da eroina. Malata di tisi (e quindi con una condanna già sulla testa) guida l’assalto alla Bastiglia e muore crivellata di fucilate il 14 luglio 1789 propria mentre con i soldati dissidenti va l'assalto della Bastaglia
Il governo sostenuto dagli occidentali non è meno talebano di quello dei talebani e la condizione delle donne afghane è ancora quella di esseri umani di serie B.
foto tratta dal sito dell'articolo
I PROGRESSI - Ci sono stati alcuni miglioramenti nella condizione della donna da quando le truppe occidentali hanno invaso l’Afghanistan, ma a dieci anni di distanza dall’inizio dell’impresa le donne afghane vivono ancora in un medioevo maschilista, anche se alcune di loro oggi possono andare a scuola
INCARCERATE - Human Rights Watch denuncia proprio in questi giorni come più della metà delle donne detenute nelle carceri afghane sia stata condannata per adulterio o per essere fuggita dal marito. Reati che ovviamente non sono previsti per gli afghani e solo in questo paese sono considerati reati. Un clamoroso fallimento di uno dei motivi più pubblicizzati per l’invasione, che però non deve stupire.
I LIBERATORI - In Afghanistan non s’è visto nessuno di quelli che volevano liberare le donne afghane. Non gli uomini e nemmeno le donne, che non si sono mosse dalle loro case sicure in Occidente per andare ad aiutare le donne afghane nel loro difficile cammino d’emancipazione. E non si sono visti nemmeno i fini giuristi italiani che dovevano aiutare l’Afghanistan a darsi leggi e procedure compatibili con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e con il resto delle leggi internazionali che sono preposte a protezione della donna e al miglioramento della condizione femminile.
OGGETTI - Le giovani sono ancora date in sposa all’età di 12 anni o meno, il burka è ancora quasi obbligatorio e la legge protegge gli uomini che abusano delle donne punendo queste ultime persino se provano a fuggire dai loro aguzzini, che hanno potere di vita e di morte sulle femmine di famiglia come nemmeno in Arabia Saudita. Persino una blanda legge a protezione della donna, promulgata un paio d’anni fa, giace lettera morta perché tribunali e forse dell’ordine la ignorano.
STUPRATE DUE VOLTE - Anche la denuncia di uno stupro comporta la quasi automatica punizione della vittima e per questo non deve stupire che le denunce per stupro siano rarissime,visto che le autrici rischiano di subire altre violenze e torture per mano delle forze dell’ordine.
IDENTITA’ NEGATE - Pradigmatica anche la storia di una ex parlamentare donna come Azira Rafhat è travolta dal maschilismo imperante al punto da travestire una delle sue quattro figlie da maschio quando esce di casa, per evitare lo stigma sociale che accompagna le madri “incapaci” di dare alla luce un maschio.
TRADIZIONE LOCALE - Non certo un’idea originale, tanto che questi travestimenti hanno anche un nome, Bacha Posh e non sono infrequenti, perché un figlio maschio è un segno di prestigio ed onore, irrinunciabile per le famiglie di elevato standing sociale che non vogliano sentirsi dire di continuo che è triste che non abbiano dato alla luce un maschio. Ma può succedere anche alle figlie uniche, che non potrebbero andare in giro da sole con la loro identità femminile e in altri casi ancora. “Quando hai una buona posizione inAfghanistan e stai bene, le persone ti guardano in modo differente. Dicono che la tua vita è completa solo se hai un figlio maschio’, afferma la Rafhat. A fargli eco è il marito, Ezatullah Rafhat, convinto che avere un figlio maschio sia simbolo di prestigio e onore. “Chiunque veniva (a casa nostra, ndr) ci diceva: ‘Oh, ci spiace che non abbiate un figlio maschio’. Così ci è sembrata una buona idea mascherare nostra figlia, visto che anche lei lo voleva”, dice.
NON UN CASO ISOLATO – Ma quello della famiglia Rafhat non è un caso isolato inAfghanistan, dove in molti mercati si possono vedere ragazze abbigliate come maschi. Oltre a una motivazione sociale, dietro questa usanza vi sono anche ragioni economiche, in quanto un maschio puo’ lavorare piu’ facilmente in strada e sfamare la propria famiglia. Tra queste bambine che si presentano come maschi, di eta’ compresa tra i cinque e i 12 anni, ci sono venditrici di acqua e gomme da masticare. Ma questa condizione non dura per sempre e quando raggiungono i 17 o 18 anni tornano di nuovo femmine.
ELAHA – E’ il caso di Elaha, che per 20 anni ha vissuto come maschio a Mazar-e Sharif, nel nord dell’Afghanistan. Lo ha fatto perché la sua famiglia non aveva un figlio maschio e solo due anni fa ha riconquistato la sua identita’ femminile andando all’universita’, ma la riconversione non è stata semplice. “Quando ero piccola, i miei genitori mi hanno mascherato come un maschio perché non avevo un fratello. Fino a poco fa, come maschio, potevo uscire, giocare con gli altri e avere piu’ liberta”, racconta, sottolinenando cio’ che ora ha perso tornando donna. ‘Se i miei genitori mi costringeranno a sposarmi, compensero’ le sofferenze delle donne afghane e picchiero’ mio marito così forte che mi portera’ in tribunale tutti i giorni”, dice.
CHISSENEFREGA - Questa tradizione esiste da secoli in Afghanistan. Secondo Daud Rawish, sociologo a Kabul, potrebbe avere avuto inizio quando gli afghani iniziarono a combattere gli invasori e per questo le donne dovevano vestirsi come uomini. Ma Qazi Sayed Mohammad Sami, capo della Balkh Human Rights Commission, definisce questa usanza una violazione dei diritti umani. ‘Non possiamo modificare il sesso di qualcuno per un periodo. Non si puo’ cambiare una ragazza in un ragazzo per un breve tempo. E’ contro l’umanita”, afferma.
TRADIZIONE - Questa tradizione ha avuto effetti dannosi su alcune ragazze che sentono di aver perso memorie essenziali della propria infanzia e parte della loro identita’. Per altre, invece, e’ stata una esperienza positiva della liberta’ di cui, in quanto femmine, non avrebbero mai potuto godere.Una situazione intollerabile che invece è tollerata benissimo, perché una volta invaso l’Afghanistan l’interesse per la condizione delle donne afghane è evaporato all’istante, con una velocità tale da indurre molti a pensare che tante preoccupazioni per le donne afghane fossero solo ipocriti pretesti.