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27/01/12

L'eccezione (Per la Giornata della Memoria 2012)











(Nella foto: Particolare della Risiera di San Sabba, Trieste)



E sono qui,
dietro le coltri ispessite,
oltre il muro del tuo rifiuto,
ribelle, impudico
alla liscia normalità.
Sono l'eccezione,
sono la natura.
Sono il quadro incompiuto,
il riccio d'oro del ramo soave,
fronda sbarazzina, filo di seta.
Esisto, senza peso,
e più alzi quel muro,
più m'espando sulle pareti,
e divengo cielo, respiro,
imprendibile, beffardo,
sulla tua cappa di dolore.


30/03/11

L'alieno


...e di nuovo arriva il buio, lo sgomento, il tedio di giornate sfatte, ceree, anguste. Giornate irrisolte, così pesantemente vuote, in cui ci si sente inani, come un orologio sbilenco.

Giornate in cui constati che non può migliorar nulla. Giornate disgustate, dove ti lasci travolgere dall'ubbia. Perché ingiustizia e prepotenza ti assediano oltre ogni tollerabilità.

Poi ti càpita di sfogliare un giornale e d'incrociare lo sguardo di lui: un musetto rincagnato, una curiosità inespressiva d'uccello, spumeggiato dai primordi della terra. E d'incerte acque.

Nato su una zattera della disperazione, tra Italia e Africa, tra Eritrea ed Etiopia, fuggite a loro volta dalla Libia dilaniata e dilaniante verso gli ospiti neri. L'hanno chiamato Yeabsera, dono di Dio. Internazionale, di tutti, come di tutti è il dolore, ma anche la gioia. Ci spiazza, quel bambino, perché davanti ai suoi occhi si crea un immediato vuoto; non lo spleen, ma un calore sospeso, un fiato, un silenzio d'ovatta.

E sappiamo tutto. Non viviamo in tiepide case. Intorno querimonie, lagnanze, dolore e, ancora, voci naturali di giustizia. Su cui menti rapaci sono pronte a speculare. Ma un bambino è sempre un miracolo imprevisto. Un atto contro natura (Ungaretti) nel momento in cui pretende, prim'ancora del pensiero, il suo diritto al mondo. Al resto, attorno, per un istante almeno, non vogliamo pensare. Lasciateci ancora di fronte a quel fiat. A quell'"io sono" così disarmante e severo nella sua totale, sgombra innocenza.

Morning has broken di Cat Stevens (Youssef Islam)





11/03/11

Siamo creature

Questo giorno 11, così maledetto. Sempre ricorre, ultimamente. E dopo, solo il silenzio. Una strana, forse stolida consolazione, nello stordimento afasico di Hiroki Azuma: "Faccio lo scrittore - egli afferma - ma non sono ancora stato capace di mettere in parole ciò che stiamo vivendo". E, quando tace l'artista, tace l'uomo.

Sconvolto il Giappone da un tremendo tsunami e un altrettanto tremendo maremoto, che ha mietuto cinquemila vittime accertate. E poi, l'incubo nucleare. A Fukushima si sta verificando un principio di fusione. Il resto, per questo popolo che così dignitosamente subisce e galleggia su un infiammato lago di dolore, non riusciamo a immaginarlo. Affermare, come Azuma, che "niente sarà più come prima" non è un'espressione sciatta del linguaggio medio-quotidiano; è semplicemente vero; e la verità è nuda, cruda, scabra, materica.

Noi continueremo a scrivere, per sentirci vivi. Perché siamo obbligati, dannati all'esistenza. Perché non ci è lecito arrenderci, dopo l'ennesimo sfregio alla natura. Natura e cultura costituiscono i due cardini sui quali cresce il vilucchio della persona umana. Scinderli, allo stesso modo in cui avviene una scissione atomica, è contrastare, sovvertire il nostro status.

Rievoco, sgomenta, i miei autori. Il primo, senza dubbio, è Akira Kurosawa che, in quel lussureggiante affresco in celluloide dal titolo Sogni, aveva previsto la catastrofe nucleare. La Ballata del vecchio marinaio di Coleridge, dove il protagonista viene punito con la morte-in-vita per quel gesto di malvagità totalmente gratuita. Un simbolo, l'assassinio dell'albatro, della nostra invidia d'un volo perduto: quello dell'anima.


La profezia di Kurosawa: nel lungometraggio del 1990 era il vulcano Fujiama a risvegliarsi, provocando un'ecatombe nucleare. In basso, l'episodio finale del film: l'umanità riscopre la semplicità e il dialogo con la natura.

Ma, più ancora, mi tornano alla mente versi franti, anch'essi scissi, sbocconcellati, come ruderi immoti dopo un'immane rovina. Sono una creatura di Ungaretti. Sì, egli la compose sotto le armi, mentre infuriava la guerra. Ma anche noi, oggi, siamo in guerra. Contro la nostra stessa ragion d'essere, contro la madre che abbiamo rinnegato.

"Sono una creatura" è un attestato, un vocabolo denso, delicato e donativo, relazionale, sponsale: è forza e fragilità. E' riconoscimento della propria natura, in un contesto del tutto scarnificato e isterilito. Della dipendenza da un'origine. Ma ricapitola, anche, quella cultura, quel progresso, quel futuro che può verificarsi soltanto col riconoscimento del proprio limite. Altrimenti, come il volo d'Ulisse, rimane follia, baratro, mare di fuoco su una terra desolata.

E non ci resta che questo stordimento, questa solitudine tremenda. Siamo creature; lo riconosciamo; come l'aveva riconosciuto l'epilogo del film di Kurosawa. Sono creature le vittime del lontano e vicinissimo Giappone, nostro autentico fratello in questa Terra ormai divenuta limbica, trasparente.



30/12/10

Ah che cosa ti fa fare l'amore

tre storie  due  buone  e  una cattiva  .

Come sempre  iniziamo da quele  buone   di cui la seconda  utile  in tempi di sbandamento  culturale   e  di  valori fallaci   , deliteri ed  endonuistici 

 tratte dall'unione sarda  d'oggi

Iglesias. Per lui, 40 anni, il trapianto era l'unica alternativa alla dialisi. E lei, 36, gli ha fatto un regalo

Un rene all'uomo della sua vita«Paura? Sì, ma volevo donargli la normalità»

Uno straordinario gesto d'amore. Perché la paura c'era, spiega lei: ma era più forte il desiderio di liberare suo marito dalla tortura della dialisi. Due mesi fa sono finiti sotto i ferri insieme, in due sale operatorie separate. «E ora - dice la donna - siamo più uniti».
 «In salute e in malattia», dicono di getto i novelli sposi davanti all'altare.                 Ma chissà se Chiara e Francesco ( nomi di fantasia, condizione indispensabile perché accettassero di raccontare la loro storia ), entrambi di Iglesias, pensavano che a quindici anni dal fatidico sì avrebbero tenuto fede alla lettera a quella promessa di rito. Lui che nel 2007, a 39 anni, ha visto improvvisamente il vento girare in senso contrario, scoprendo di avere un'insufficienza renale cronica che lo ha condannato alla dialisi. Lei, di quattro anni più giovane, che dietro il volto dolcissimo e i modi gentili cela un temperamento forte e determinato; lo stesso che le ha permesso di salvare l'uomo della sua vita, il padre del suo bimbo di 13 anni. Con un gesto d'amore che si chiama donazione.
LA DIALISI Chiara, che fa la commessa, non ha avuto dubbi di fronte alla possibilità di privarsi di un rene per restituire la gioia di vivere a Francesco, ex dipendente di un'impresa edile in cerca di nuova occupazione. Troppo forte il dolore di vederlo attaccato, a giorni alterni, alla macchina dei “reni artificiali” per oltre tre ore di fila che poi gli portavano stanchezza, apatia; sensazioni che si ripercuotevano anche sul bambino. «Inutile negare che la paura si è fatta sentire - racconta lei - ma la voglia di restituire una vita normale alla persona che amo è stata molto più forte. Dopo ci si sente meglio, sicuri di avere fatto la cosa giusta».
GENEROSITÀ Una storia che sembra uscita dalle pagine di un libro di fiabe e si contrappone alla vicenda tragica delle due sorelle di Padova, una delle quali non se l'è sentita di donare il midollo all'altra per evitarle la morte. «Siamo rimasti terribilmente colpiti da quella storia: fa rabbrividire più di quanto non accada quando si prende la decisione di donare un proprio organo alla persona cara».
CORAGGIO Chiara non ha mai pensato di tirarsi indietro, neppure nei momenti più difficili. Perché nulla è stato più terribile di quel giorno di ottobre di tre anni fa. Francesco lo ricorda bene: «Dovevo fare un intervento al menisco e dagli accertamenti è venuta fuori un'insufficienza renale cronica». Controlli periodici, dieta aproteica, massima attenzione ai cibi, ma l'epilogo era scontato: dialisi. Da settembre 2008. «Ho cercato di stare sereno, medici e infermieri sono stati fantastici, alla lunga però la dialisi sfianca. Così ho chiesto informazioni sul trapianto, ma non pensavo che a donarmi il rene potesse essere mia moglie». Di più. Quando ha saputo che questa era una possibilità concreta, Francesco ha cercato di opporsi: «Avevo paura per lei, poi temevo che la mia fosse una malattia genetica e ho pensato a nostro figlio. Facendo gli scongiuri mi sono chiesto: e se in futuro avesse bisogno lui di un rene? Ma i medici hanno escluso che si trattasse di un problema genetico».
L'INTERVENTO Gli esami per accertare la compatibilità sono iniziati circa un anno fa. Lo scorso ottobre la chiamata per l'intervento. Lui e lei in due sale operatorie diverse, contemporaneamente. «Al risveglio - raccontano - ci siamo cercati. Sono passati quattro giorni, prima di rivederci. Ora è iniziata una nuova vita: il nostro rapporto è più forte. E questo Natale abbiamo ricevuto il regalo più bello degli ultimi anni».

                      CINZIA SIMBULA
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Provincia Sulcis

Provincia Progetto “Love is in the air”

A scuola si impara
anche a dire ti amo
senza vergogna

 

 

Come si dice “ti amo”? Come si fa a capire quando una relazione è davvero importante, quali sono i valori su cui puntare quando si costruisce una relazione? Quali le persone da non deludere e difendere sempre e ad ogni costo?
Sono nozioni spesso date per scontate dai giovani bombardati ogni giorno da messaggi fuorvianti di chiassosi talk show , reality al limite della pornografia e trasmissioni all'insegna del puro gossip. Nozioni la cui assenza diventa drammaticamente evidente quando gli stessi giovani si ritrovano, loro malgrado, protagonisti e spesso vittime, di fatti che balzano in tutta la loro drammaticità sulle prime pagine dei giornali e nei titoli di apertura dei tg.
Storie di maltrattamenti in famiglia di cui nel territorio del Sulcis si ha troppo spesso notizia, violenze tra coetanei, storie di intolleranza e atteggiamenti al limite dell'assurdo di adulti che, nella loro giovinezza, non hanno ricevuto alcun aiuto per trovare la strada giusta da seguire.
A questi giovani, nello specifico quelli delle scuole superiori del Sulcis Iglesiente, è destinato il progetto per il benessere degli studenti voluto dall'assessorato ai Servizi sociali della Provincia e intitolato “Love in in the air” (L'amore è nell'aria): «Riteniamo che la scuola abbia un ruolo altissimo nella formazione dei nostri giovani - spiega l'assessore Luca Pizzuto - formazione intesa a 360 gradi, fatta sia delle diverse materie scolastiche sia di tutte quelle informazioni e valori di cui il giovane, quotidianamente bersagliato da messaggi sbagliati, è alla ricerca spesso inconsapevolmente».
L'amore, la tolleranza, la solidarietà, l'apertura al diverso, il prendersi cura: «Tutti concetti dati per scontati - aggiunge l'assessore - sui quali invece occorre lavorare, riflettere, discutere. I giovani devono imparare a leggere con coscienza le loro emozioni, il sentimento dell'amore, lontano da tutti gli stereotipi ricevuto dalla televisione».
E allora via a incontri tematici, ai dibattiti, ai seminari, ai vari laboratori tra cui quelli sull'educazione emotiva: il servizio sarà affidato alle associazioni, cooperative sociali, a consorzi già esistenti, raggruppamento temporaneo di imprese e consorzi ancora da costituirsi: «Il progetto è stato avviato e alcuni dettagli sono da affinare - conclude l'assessore - e i giovani saranno gli attori principali di questo, si spera fruttuoso, percorso».

                                     STEFANIA PIREDDA
 
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 a terza  quella cattiva   presa  da  http://www.blog-news.it/  

Chirurgia plastica per una vagina perfetta: donne la chiedono sempre più spesso


Pubblicato da Ramona Granato il 27 dicembre 2010

Ragazze, questa notizia è per noi! Forse è il caso di smetterla di cercare la perfezione a tutti i costi, soprattutto se diventa una mania che mette in pericolo la nostra salute. Dopo l’aumento del seno e la liposuzione su fianchi e cosce, le donne stavolta si spingono ben oltre, chiedendo sempre più spesso un intervento estetico alla vagina. Questi dati ci arrivano da uno studio di specialisti del settore che – che dal 2006 a oggi – hanno assistito ad una crescita esponenziale della richiesta di interventi di questo genere. Un ritocco estetico così intimo testimonia una preoccupante voglia di perfezione sempre e comunque.
A chiederlo sono le donne tra i 25 e i 40 anni che ne fanno richiesta soprattutto perchè schiave di un disagio psicologico, più che di un reale problema fisico. Ora, però, a quanto pare ne stanno facendo richiesta anche le donne più mature, forse perchè hanno passato tutta la vita a cercare il leggendario punto G e ora vogliono una soluzione chirurgica più facile. “C’è un bouquet di interventi prettamente estetici, di modifica dell’estetica vaginale – spiega Alessandro Littara, chirurgo che opera al Centro di Medicina Sessuale di Milano -. Dalla ‘labioplastica’, ovvero la riduzione delle piccole labbra, alla ‘perineoplastica’, la riduzione dell’introito vaginale, praticata soprattutto dopo il parto. Poi ci sono la liposcultura del monte di Venere e l’ingrossamento delle grandi labbra, attrraverso filler come l’acido ialuronico o il grasso purificato. Poi c’è l’operazione di ringiovanimento vaginale, che riduce il diametro interno della vagina e viene fatta non tanto per motivi estetici quanto per motivi sessuali. Con l’età si ha un abbassamento della tonicità muscolare e la possibilità di raggiungere il piacere si affievolisce, così si cerca di recuperare l’elasticità e il tono”.
Soprattutto tra marzo e giugno le donne vogliono abbellire le proprie parti intime, forse in vista di avventure estive o forse solo perchè d’estate si risveglia la voglia di sesso. Fatto sta che si ricorre al bisturi per sentirsi più sicure, quando poi la sicurezza si trova solo nel proprio modo di fare e nella propria naturale sensualità. Ogni aiutino, comunque, è ben accetto se così recuperiamo una parte di noi che crediamo perduta.