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26/02/17

piccole cose ed insignificanti per gente normale grandi cose e intense per gente speciale

potrebbe  interessarvi
http://ilcamminodelperdono.eu/

Canzone  suggerita   è pane  e  sale  di  zucchero 

I due video più popolari e condivisi nei  giorni scorsi , sui  giornali di informazione on line e  su  i social  , sono stati i seguenti: quello dei Nas girato da una telecamera a circuito chiuso dell’Ospedale Loreto mare di Napoli in cui si vedono dipendenti strisciare anche venti badge di colleghi, infermieri radiologi medici, che così risultavano presenti ed erano invece, per esempio – è un dato reale, il caso di un primario – a giocare a tennis. Ciascuno di noi è stato o ha avuto parenti in ospedale, un ospedale pubblico, e ha anelato l’incontro anche fuggevole, anche in corridoio, con il medico curante oppure  in  ufficio pubblico o segreteria   e  sa  di cosa  si parla  .  Non servono commenti, mi fermo qui  altrimenti scado   nei (spesso mi capita  ) nel populismo  e  nel qualunquismo sterile    \  malpancismo  . Il secondo mostra due dipendenti di un supermercato di Follonica, amena località della toscana marittima, che filmano ridendo due donne sorprese a frugare nei cassonetti e da loro chiuse a chiave nella gabbia dei locali dell’immondizia. Non essendo frugare nei cassonetti qualcosa che si possa desiderare per piacere, che non si faccia se non in casi di estremo bisogno, anche in questo caso non direi altro ci  ha  già  pensato qualcuno  con un suo editoriale     e  c'è ancora  qualcuno\a    che  non ha  mandato  come si  diceva  un tempo  il cervello all'ammasso   e  che  risponde    colpo  su  colpo  😄😇😛  a  Salvini    e  ai  suoi seguaci  



Giuseppe Scano ha condiviso il post di Daniele Sensi.
Lidl potrà anche licenziare i due dipendenti. Ahinoi, non potrà licenziare l'impunita, inaccettabile, strumentale disumanità di Matteo Salvini.
Commenti
Serra MaryeRino Se Lidl , si permette di licenziare i dipendenti, perderanno un cliente da almeno svariati centinaia di € mensili........già inviato mail alla Lidl italia.........

Augusto Gal non avrei mai immaginato una deriva sociale di queste dimensioni . Istigare certi elementi peraltro deboli a delinquere è da incoscienti . speriamo che la gente prenda le distanze da queste derive sociali.

Lorenzo Mattana Siamo messi male, ormai il razzismo va di moda ed è sdoganato. Ma per quanto mi riguarda il messaggio che questi due hanno fatto bene a rinchiudere le due rom, a fare il video e sbeffeggiarle, non passerà mai. Idolatrarli per un gesto quanto meno di cattivo gusto (per essere clementi) non mi sembra da persone civili e di buon senso.

(  vedere  in merito   i mie post sulle palme e i banani in piazza duomo a Milano ) : mi rimetto -- come suggerisce Concità de Gregorio su repubblica  del  25\2\2017 ---- a sette secondi di riflessione silenziosa, se potete. Molte migliaia di condivisioni on line, hai visto questo, like.
In quanto  non trovo  le parole   anzi  : <<   Ho perso le parole ....ho perso le parole di fronte alle ingiustizie, alle guerre....ho perso le parole di fronte a troppi politici corrotti e corruttori, che ci stanno togliendo giorno dopo giorno sogni, speranze e futuro.....ho perso le parole...... >> ( il commento di Robin Hood   a  questo    video di  ho perso le parole  di Luciano Ligabue  )   quindi   non riuscendo   a dirla  con parole mio  concordo  con   il mio amico  




Stamane, appena accesa la radio, ho sentito l'audio di risate di uomini che sovrastavano urla di donne. Non riuscivo a capire di che si trattava, tanto più che li percepivo come suoni scomposti e fastidiosi.
Solo poi il giornalista ha riportato la notizia di questi dipendenti della Lidl di Follonica che hanno rinchiuso due donne rom trovate a rovistare tra i cassonetti: riprese, irrise e, ovviamente, subito condivise sul web.
Io non mi riconosco più in questa (dis)umanità. ne ho orrore.
Io so che questa è la banalità del male.
Io, stamattina, ho pianto.

Esistono altri mondi di cui si parla meno, che circolano meno on line ma che ci sono, formidabili, nella realtà , ma  che   se  non ci sono   vip  o personaggi dello  star  system   nazionale  ed  internazionale   passano  in secondo piano  e  vengono  " censurati   e   nascosti "  nelle pagine  interne   di cronaca  o edizioni locali  .
Ecco  due  storie  . La prima    tratta    della  rubrica http://invececoncita.blogautore.repubblica.it
del 25\2\2017

(..... ) 

Leggo la mail di Gabriele Parrillo che mi invita alla quarta edizione del Cammino del Perdono. Un titolo che da solo mitiga un poco il disagio dello stare in questo mondo suscitato dall’eco dei due video di oggi, domani ce ne saranno altri due. Il Cammino del Perdono non è niente di religioso, non nel senso confessionale. E’ proprio – è stato negli anni - una salita a piedi verso il Castello di Canossa. 

Risultati immagini per il cammino del perdonoNon so se ricordate dalla scuola: l’imperatore attese tre giorni e tre notti, scalzo e con un saio, di essere ricevuto e perdonato dal Papa con l’intercessione di Matilde. Andare a Canossa, si dice.
Un sacco di gente, ma proprio tanta, parte ogni anno e sale, sale, ciascuno per i suoi motivi, su fino alla cima del monte, fino alla cripta a cielo aperto e lì ascolta suonare, danzare, recitare. Shakespeare, Pascoli, Kafka, Lorca. Quest’anno il Cammino non sale ma scende, mi scrive Parrillo, giù nella cripta del Duomo di Reggio Emilia “e dentro noi stessi, cercando un cielo”. Sabato prossimo 4 marzo, alle nove di sera: Luigi Lo Cascio leggerà la lettera al padre di Kafka, Daniela Savoldi suonerà il violoncello, ci saranno canti e danze di Ambrose Laudani e del maestro Hal Yamanouchi, grandissimo coreografo.
C’è un’incredibile quantità di persone, mi raccontava qualche giorno fa Padre Marino del Convento francescano della Regola, Valle Santa, provincia di Rieti, che arriva ogni giorno a chiedere di fermarsi coi frati qualche tempo. Ragazzi con gli zaini, giovani coppie in viaggio di nozze, donne sole, gruppi. Ci sono più di seimila persone che solo lì, in quel luogo nascosto e magnifico, ogni anno camminano lungo i sentieri di San Francesco portando con sé il libretto della Regola dei Frati minori. La prima regola dice: vivere ‘sine proprio’, senza nulla di proprio. Non cercano qualcosa fuori di sé né una vocazione, no – dice padre Marino - cercano, in primo luogo, silenzio. Calma, condivisione. Mi piaceva raccontarvelo, oggi. Piccole cose, esistono anche queste.

La   seconda   presa  qualche  giorno  fa  da  l'unione  sarda

CRONACA » FRANCIA



Merah senior: "Giro la Francia a piedi per espiare le colpe di mio fratello terrorista"

Lunedì 20 Febbraio alle 14:56 - ultimo aggiornamento alle 16:59

Abdelghani Merah
Abdelghani Merah, il fratello maggiore di Mohamed, il killer di Tolosa che nel 2012 uccise tre militari, tre bambini e un insegnante in una scuola ebraica, sta attraversando la Francia a piedi.
Una sorta di ammenda per le colpe del fratello e, allo stesso tempo, un modo per predicare "l'uguaglianza contro il razzismo" e la necessità di combattere l'Islam estremista.
Partito da Marsiglia, Abdelghani percorre, zaino in spalla, dai 25 ai 40 chilometri al giorno e dorme di notte ospite di enti di assistenza e associazioni.
"Cammino per dare l'esempio ai giovani musulmani, che oggi ascoltano più la propaganda Isis dei consigli della polizia".
Dopo gli attentati e l'uccisione di Mohamed ha scritto un libro, intitolato "Mio fratello, il terrorista".
Mohamed Merah
Mohamed Merah

e riportata  su   https://www.facebook.com/compagnidistrada/  appendice  Facebookiana   del blog
Non son  che altro dire se non per lasciarsi  con questa  canzone ora  in oda   alla radio







24/09/16

trento Lei marocchina, lui italiano sposi solo grazie al giudice Nozze vietate dal consolato per motivi religiosi, alla fine il tribunale dà il via libera Fatima racconta la sua battaglia: «Ho lottato anche contro la mia famiglia»

Scomettiamo  se il coniuge musulmano invece della donna fosse stato l’uomo? In quel caso - secondo l’ordinamento marocchino - non ci sarebbero stati problemi. Infatti la sentenza permette ad una donna islamica di poter sposare un cattolico senza che lui debba per forza convertirsi all'islam o fare finta






TRENTO. Pare impossibile, ma in questo mondo globale c’è bisogno del giudice per unire in matrimonio due giovani di nazionalità e religione diversa. E’ stata una battaglia lunga e faticosa, ma alla fine - grazie alla sentenza del tribunale di Trento - Fatima ed Enrico, questi i loro nomi, entrambi venticinquenni, lei operaia e lui dipendente dello Stato, potranno sposarsi anche se lei è di religione islamica e lui cattolico.
Le pubblicazioni sono state autorizzate proprio ieri dal Comune di Trento, ma per capire la storia di questi due giovani fidanzati bisogna fare qualche passo indietro. Ad esempio all’estate scorsa quando la coppia - che in realtà già convive da qualche tempo - decide che è giunta l’ora di unirsi in matrimonio. Ma al momento di raccogliere i documenti arrivano i primi problemi: «In Comune mi hanno spiegato che nel caso di cittadini stranieri serve un nulla osta del consolato» racconta Fatima, che è nata in Marocco 25 anni fa e che è giunta in Italia nel 2008 per raggiungere il padre assieme ai suoi familiari.
Così Fatima si reca negli uffici di Verona per ottenere il via libera dalle autorità marocchine, ma torna a Trento a mani vuote: «Mi hanno spiegato che il nulla osta sarebbe arrivato solamente dopo la conversione all’Islam del mio fidanzato. Altrimenti niente, perché la legge del mio paese non prevede il matrimonio tra una musulmana con un non musulmano».
Ma di una finta conversione, magari alla moschea di Roma, come prevede la procedura, recitando alcuni versi del Corano imparati a memoria, i due ragazzi non ne hanno voluto sapere. Per questo si sono rivolti all’avvocato Nicola Degaudenz per avviare la battaglia legale che si è conclusa nelle settimane scorse con l’ordine del tribunale di Trento al Comune: «Via libera alle pubblicazioni di matrimonio, anche se non c’è il nulla osta del Consolato» hanno stabilito i giudici, visto anche il parere favorevole del procuratore della Repubblica. Perché - si legge nella sentenza - non può essere impedito un matrimonio sulla base di considerazioni che sono contrarie alla libertà di religione e quindi alla Costituzione italiana.
Il matrimonio sarà quindi celebrato a novembre e Fatima - al termine della sua battaglia - ha voluto raccontare la sua storia al Trentino: «Non è stato facile, ho avuto pressioni da parte dei funzionari del Consolato che pretendevano la conversione all’Islam del mio fidanzato. Parlavano sempre con me, lui doveva restare fuori dall’ufficio o in sala d’aspetto: non è stato facile. Ma ho dovuto lottare anche contro la mia famiglia, in particolare mio padre e i miei fratelli, che non hanno mai accettato questo matrimonio con un ragazzo cattolico».
Il percorso di Fatima ed Enrico si concluderà con le nozze (che la famiglia italiana, almeno quella, festeggerà come si deve) ma in altri casi la battaglia legale è stata più difficile. Gli uffici dell’ambasciata infatti spesso si rifiutano di rilasciare il nulla osta senza fornire alcuna motivazione formale, né altre informazioni. Nel caso della giovane residente in Trentino invece è stato almeno allegato
un certificato secondo cui la donna risulta nubile. Tanto è bastato ai giudici per autorizzare le nozze. E se il coniuge musulmano invece della donna fosse stato l’uomo? In quel caso - secondo l’ordinamento marocchino - non ci sarebbero stati problemi.

03/08/16

IN PRINCIPIO ERA CHIARA di © Daniela Tuscano

per  approfondire



C'è voluta una spaventosa scia di sangue perché ci guardassimo negli occhi, riscoprendoci fratelli e sorelle. Eppure, un tempo, eravamo amici. Un tempo in cui una cristiana, una donna, un'italiana di nome Chiara Lubich poteva salire su un minbar e proclamare la bellezza dell'unico


Dio. Senza rinunciare a uno iota del Vangelo ma parlando una lingua universale.
da  Wikipedia
Forse perché il Padre Nostro - per usare la definizione d'un giovane intellettuale siriano - è una preghiera "neutra", plasmata su tutti; o forse perché tutti vogliamo la stessa cosa. Stare in pace. La vita è così breve e preziosa.
Le donne lo sanno, perché da esse tutto origina. Sono le sentinelle che anticipano l'aurora. Insieme arrivano prima e insieme procedono.
Se oggi papa Francesco può proclamare che non è la religione, ma il potere e il denaro a scatenare le guerre, lo si deve a quel principio, a quella donna fragile sul minbar, in una moschea americana, vent'anni fa.

                                     © Daniela Tuscano

20/05/16

risposta ai populisti sulla morte di Marco Panella


   Leggi   anche  
 
Comunque i migliori   fra populisti  , qualunquisti e   analfabeti funzionali   che ragionano   con il  culo   ops  la pancia  sono sempre quelli che per uscire dal coro commentano:
"Grande Pannella (o politico x morto) che non hai lavorato neanche un giorno della tua vita".Anch'io


 Ormai ho perso le speranze, ogni argomento diventa motivo di sfoggio di sottosviluppo mentale senza confini da parte dei fenomeni da bar trapiantati sui social.Purtroppo gli analfabeti funzionali non hanno le facoltà mentali per comprendere che è morto uno dei personaggi più rilevanti politicamente degli ultimi 50 anni.
Se viviamo in un Paese un po' più libero e laico e abbiamo ancora qualche straccio di diritto civile lo dobbiamo principalmente alle sue battaglie e campagne referendarie.

30/01/16

Zerez, l'unica dimensione


Parafrasando il bel post di Loris Righetto "Può una poesia cambiarti la vita?", rispondiamo che cambiarla è forse eccessivo, ma illuminarla, renderla più chiara e percepibile a noi stessi, forse sì. E se tanto può uno scritto, quanto può una vicenda umana, una storia in carne e ossa, insomma una persona? È questa la sensazione che si prova dopo aver ascoltato Claude Zerez, profugo siriano, esperto di Storia dell'arte e arte sacra, ospite domenica 24 gennaio del centro culturale "Alessandro Manzoni" di Bresso.
Claude Zerez,  al centro  . foto   presa  da  https://www.facebook.com/media/set/?set=a.938586892856606.1073741957.128059093909394&type=3  di Daniela ( l'autrice  dell'articolo ) dove  ne trovate altre  

Zerez vive attualmente in Francia. Nel conflitto che insanguina il suo paese ha perso la figlia ventenne, il padre, un fratello e un cugino.
Lo studioso ha lodato "il calore e il cuore dei fratelli italiani", senza dimenticare "la ragione e il cartesianesimo dei francesi". Al cuore, o meglio ai visceri, sicuramente ha parlato, ridestando la nostra antica memoria, sepolta da tempo sotto il cumulo dello scetticismo.
Zerez, cristiano di Aleppo, ci ha accompagnati con un filmato nelle strade bruciate dal sole e nelle penombre fetali, culla della civiltà. Perché l'umanità nasce in Mesopotamia, fra Iraq e Siria. I primi segni di civilizzazione risalgono a settemila anni prima di Cristo. Da quelle parti è nata la scrittura, antenata di quella attuale.
La sensazione è d'un luogo bello, immerso nel tempo e fuori di esso. Uno scampolo d'eterno. A Maaloula, il villaggio cristiano dove ancora si parla e si prega il Padre Nostro in aramaico, la lingua di Gesù, sorgeva la chiesa più antica del mondo, dedicata a Sergio e Bacco, i due martiri e amici, fatti sfilare prima del supplizio in abiti femminili, molto venerati in Oriente. Edificata sui resti d'un antico tempio pagano, è stata quasi completamente distrutta nel 2013, quando il villaggio venne assaltato. La stessa sorte, anzi peggiore, è toccata a San Paolo presso Damasco, alla basilica di San Simeone lo stilita... e a moltissime altre. Ad Aleppo sono state demolite le ultime chiese armene.
Il suq di Aleppo non esiste più. Le vittime sono sia cristiane sia musulmane (anche il minareto d'una moschea del nono secolo è stato raso al suolo e il tempio è cosparso di rovine). "Si viveva in pace, un tempo" ricorda Zerez, e la sua voce non muta tono. È la stessa, semplice, calda ed essenziale, da umanista, da docente. In ogni docente latita un poeta. Rimane sottotraccia, poi d'improvviso esplode. Le pietre degli edifici gli sono care perché conosce il linguaggio dei simboli, e dietro i simboli scorre sangue umano. Sì, per molti secoli le due fedi hanno convissuto pacificamente e ancora adesso, appena si può, ci si riappropria dello spazio rubato, si prosegue, si lava un pavimento, si prega insieme - nella chiesa di San Giorgio si recano cristiani e islamici -, si studia. Dove si può, perché le scuole vengono sistematicamente distrutte.
Le vittime si contano da entrambe le parti. La figlia di Zerez è stata rapita e assassinata da Daesh e il corpo gettato in strada. L'ha recuperato un amico islamico cui la ragazza riuscì a regalare un rosario. Ai funerali, celebrati dopo quaranta giorni, la chiesa era gremita più di musulmani che di cristiani.
Nelle zone controllate da Daesh è proibito tutto, dalla musica alla TV. Il Gran Mufti di Damasco, Ahmad Badr ed-Din Hassoun [noto alle cronache italiane per aver partecipato al digiuno per la pace indetto da Papa Francesco nel 2013, ndA], ha condiviso il dolore di Zerez. Accusato di moderatismo, per ritorsione s'è visto rapire, torturare e uccidere un figlio.
"Non esiste un confine netto tra bene e male, i buoni e i malvagi si trovano dappertutto", ripete Zerez che, come molti orientali, si esprime per apoftegmi, d'una semplicità fin troppo evidente, parabolica. Ma se a pronunciarli è uno che ha attraversato il dolore più atroce, quello per cui non esiste perdono umano, nulla risulta più scontato. E le proposizioni assumono un altro peso, si fanno solide, aprono gli occhi e smascherano il velo dei sofismi. Daesh ha invaso Palmira, occupato il villaggio cristiano di Kariatin, deportato 270 ostaggi. Il parroco, noto per il suo impegno a favore di tutti, è stato camuffato da jihadista e liberato. Si è battuto per la salvezza degli altri concittadini.
Non sempre finisce bene. Durante lo scorso venerdì santo, un cristiano di Raqqa che rifiutava di convertirsi è stato crocifisso in modo da "celebrare" degnamente il suo Dio - questa l'irridente sentenza. Un uomo che aveva rifiutato di consegnare a Daesh la figlia di nove anni s'è visto recapitare la testa della bambina dopo alcuni mesi. Nel 1900 i cristiani erano il 30% della popolazione, ora si attestano intorno allo 0.6%. Corsi e ricorsi storici: lo stesso avvenne nel 1916, dopo il genocidio degli armeni in Turchia.
"Il commercio di organi umani è molto fiorente soprattutto dopo i bombardamenti russi che hanno distrutto una parte considerevole di oleodotti, principale fonte di guadagno per Daesh - prosegue Zerez. - La prospettiva ventilata dai terroristi ai poveri è d'altronde allettante: se un giovane accetta di arruolarsi, gli si garantiscono cento euro al giorno. Poi lo si radicalizza, anche ricorrendo a un'amfetamina come il Captagon che elimina fame, paura e freni inibitori. Dopo sei mesi di addestramento si ordina al 'neofita' di decapitare i genitori e di portarne la testa ai capi di Daesh. Se rifiuta, saranno gli stessi addestratori ad attuare un'incursione, usando violenza alle donne di casa e successivamente eliminandole con tutti gli altri membri della famiglia. Il problema non è religioso. È politico. È culturale. Una casa si ricostruisce, un conflitto armato si può vincere. Ma come ridonare l'innocenza a bambini addestrati a giocare con le teste dei condannati? Queste sono generazioni perdute per i prossimi cinquant'anni".
La maggior parte dei "miliziani" è straniera: "Non parlano nemmeno arabo quindi non conoscono realmente il Corano. Si prefiggono di sradicare dall'Oriente sia il cristianesimo sia la storia siriana".
Zerez ne ha pure per i "foreign fighters" d'origine europea. "Due terzi di essi sono francesi - spiega -, cercano la famiglia che loro manca".
La famiglia, sì. "Hanno cominciato a dimenticare le loro radici giudeo-cristiane e cercano un nuovo senso della vita per colmare il vuoto familiare e spirituale che li opprime". Non c'è spazio, nemmeno qui, per cavilli politicamente corretti. "Il reclutamento avviene tramite il web, come per i loro colleghi di origine extraeuropea. È ben strano - constata il Nostro, ma nemmeno in tal caso muta l'espressività dell'eloquio, sempre ugualmente passionale, mai sarcastico - In nome della laicità e col pretesto d'un presunto 'rispetto' verso altri culti, si aboliscono i presepi [il nostro 'premier', da buon italiano, s'è spinto ben più in là: addirittura velando le antiche statue pagane nude nel timore urtassero la 'sensibilità' del dovizioso ospite iraniano, che peraltro non gli aveva chiesto nulla, ndA]. Ma gli occidentali ignorano che, da noi, i presepi vengono allestiti non solo dai cristiani ma dagli stessi musulmani, i quali considerano Gesù un profeta di pace e di luce. A Damasco, durante le processioni, chiudono le serrande dei negozi in segno di rispetto".
Il dialogo con l'Occidente, lo ammette, è difficile. "Dalle nostre parti non si conosce il concetto di cittadinanza né quello di democrazia. La prima identità è etnica: sei un curdo, un siriano ecc. prima d'ogni altra cosa. La seconda è religiosa; la terza, patriottica. Sono soprattutto i cristiani a tenervi. Io, ad esempio, sono arabo per cultura, ma le mie radici sono aramee. In Siria esiste una confederazione di etnie; se crolla un regime, il rischio di finire come la Libia è concreto e reale. Non so quale soluzione suggerire. So che, in politica, prevalgono gli interessi. L'Occidente stringeva affari con Gheddafi e Assad; poi li ha considerati acerrimi nemici, senza peraltro assumere posizioni precise. La guerra sta dilagando pericolosamente in un effetto-domino che, muovendo dalle ostilità fra sunniti e sciiti, sta per diffondersi in Arabia Saudita, Pakistan, paesi del Golfo e naturalmente Europa: soprattutto in seguito all'intervento russo vi si sono infiltrati 4000 jihadisti, millantandosi come profughi. Si tratta di cellule dormienti, pronte ad agire non appena ricevano un ordine dall'alto". Le cause della guerra sono molteplici: analfabetismo diffuso (circa il 23%), povertà, esasperazione per la corruzione diffusa capillarmente, dalla sommità all'ultimo dei funzionari.
"Dopo l'assassinio di mia figlia ho trascorso sei mesi a ribellarmi contro Dio. Ma, più tardi, la sua assenza è stata sostituita da una grande presenza spirituale. Ho solo quella. Il cimitero dove è stata sepolta non esiste più. Eppure ho avvertito la sua protezione durante la fuga, come facesse scudo a me, a mia moglie, al resto della mia famiglia. Abbiamo superato indenni tutti i pericoli, i posti di sbarramento. No, non ho perso la fiducia nell'umanità. Uomini e donne di pace esistono. Un ebreo canadese molto facoltoso, Steve Maman, ha letteralmente comprato - come Schindler ai tempi del nazismo - centoventi ragazze cristiane e yazide per poterle liberare dalla schiavitù sessuale cui erano destinate. Ricordo con grande affetto le famiglie beduine che sempre ci hanno ospitato e pregato con noi. Penso ancora al Gran Mufti, che accoglieva con me i pellegrini cristiani donando loro un versetto del Corano in cui si loda la Vergine Maria [nella sura 'L'Interdizione', ndA]. Penso agli amici musulmani che mi chiamano profeta, perché secondo loro li aiuto non solo ad amare di più i miei correligionari ma ad approfondire la loro stessa fede. Anche in Libano, i cristiani sono spesso pontieri: vi si trovano comunità miste, di drusi, di sunniti, dove i cristiani non mancano mai per la loro opera di mediazione e pacificazione. Perdono, sì, perdono di cuore. Ma non dimentico. Senza memoria non v'è umanità. Non dimentico, perché 'non sanno quello che fanno'. E ricordo per loro e per me. È il nostro destino, vivere la croce. La nostra dimensione è l'esodo. Ma in Oriente aspettiamo sempre la resurrezione. Arriverà".

© Daniela Tuscano

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