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13.4.24

Premio strega , la destra attacca il romanzo Dalla stessa parte mi troverai (Edizioni Sur) di Valentina Mira su un giovane impiccato dieci anni dopo Acca larentia. " Giustifica le Br " . I libri oltrechè letti vanno capiti .

C’è della reciprocità, se non della banalità, nell’accanimento della destra italiana contro un libro considerato antipatico.
Un metodo , secondo i benaltristi , del tutto uguale a quello utilizzato sulla sponda politica opposta per attaccare lo scritto di un generale ideologicamente scorretto.     
Valentina Mira contro Roberto Vannacci o viceversa: la cultura azzannata al collo dal politicamente incorretto.
Con il libro dell’autrice romana destinato a seguire i fortunati passi di quello dell’alto ufficiale, venduto per centinaia di migliaia di copie grazie al battage mediatico, radicato su quello politico.
Infatti si avvicinano  la data del 25 Aprile festa della Liberazione e   i  40 ed 50  anni  delle  tre   principali stragi   fasciste   degli anni  di  piombostrategia della tensione    ( per   chi  non ricorda o  ha  dimeticato  ma sopratutto per  chi non conosce   \  non sa  ) 
  •  piazza della loggia Brescia 28 maggio 1974 bomba esplosa durante una manifestazione sindacale contro la violenza fascista ., 
  • bombba  sul  treno italicus il 3 e il 4 agosto 1974 mentre questo transitava presso San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna ., 
  • Strage del Rapido 904 o strage di Natale è il nome attribuito a un attentato dinamitardo avvenuto il 23 dicembre 1984 nella Grande Galleria dell'Appennino subito dopo la stazione di Vernio, ai danni del treno , il  rapido n. 904 ,  proveniente da Napoli e diretto a Milano.
  Una bella polemicona su siti, giornali e tv può fare da antipasto agli inevitabili strascichi sulle varie non partecipazioni di esponenti di Governo alle celebrazioni . “Ecco cosa fa la sinistra, non cambia mai”, è il refrain che esponenti di Fratelli d’Italiae  company  stanno ripetendo in questi giorni. Il destro, vien da dire, è fornito dalle stroncature al romanzo dell’autrice Mira per l’editore Sem, “Dalla stessa parte mi troverai”,  un libro (uscito, va ricordato, lo scorso gennaio)
Ecco quind     che   Il Premio Strega  edizione 2024 è  ( ed  lo  sarà per  tutta  la prima vera  \  autunno  )  caraterizzato  per   il  fatto    che la destra   governativa     attacca  il  romanzo  Dalla stessa parte mi troverai (Edizioni Sur) di Valentina Mira [ foto inizio  post    a  sinistra  ] ,   uno  dei  12  finalisti al premio,   su un  giovane   impiccato  dieci    anni    dopo  gli oribili  fatti di Acca Larentia .   
 La si  accusa  di  :   "inaccettabile giustificazionismo nei confronti delle Brigate rosse”  . Ora   i libri  oltrechè letti  per  intero  o  quanto meno    se  hai  gli strumenti  critici  e   in questo caso storico politici  generali   dovrebbero  bastare per  farsi un idea a   del valore   letterario   del  libro  almeno  le  prime  3\4 pagine  . Ma se   non si  vuole   fare    lo sforzo basta  il sunto  la   la  quarta  di copertina . IL problema è la  2 di coopertina   dove   è contenuta  una   riga  o una frase    ad effetto  che   può essere  fraintesa   o mal  interrpretata (  esperienza  personale  )   facendo prendere  sviste   e  facendoti  comprare   libri    destinati   a  finire  riciclati  o  nella pattumiera  .
 Il  romanzo ,  su  cui la destra  parlamentare    invoca la censura ed il boicottaggio   solo ora  ,  è  stato pubblicato  da Gennaio , dopo  le minacce  e gli insulti  della destra extraparlamentare neofascista  erano iniziate in sordina si ricorre,a tutto questo battage mediatico il che conferma  che quando un libro disturbante  alla propaganda  martirologica della destra in questo caso, raggiunge premi importanti , si ricorre allo squadrismo mediatico .
Esso prende le mosse dalla strage di Acca Larentia  per poi passare alla vicenda che intende raccontare  L'autrice acccusata di parlare di quegli  eventi in maniera leggera   quasi  giustificazionista  . « Mentre escono dalla sezione, due di loro vengono ammazzati. Gli sparano. Sono anni in cui si uccide. Sono anni in cui loro sono i primi ad ammazzare »  (  la citazione finita nell’occhio del ciclone), gli é valsa l'accusa d'essere una sorta di manifesto dell’antifascismo militante e di prendersela ancora una volta con quei morti di destra “di serie B”. Infatti  nel  sui cerca di fare luce sulla vicenda di Mario Scrocca e della sua famiglia, che dopo tanti anni non hanno ancora ricevuto giustizia. Senza creare vittime di serie a e di serie b, come molti in queste ore vorrebbero strumentalmente dare ad intendere, il libro non fa sconti a chi strumentalizza i morti per mettere in scena rituali triti e, in questo momento, allarmanti e pericolosi. Evidentemente è propio questo che dà fastidio alle destre e alla loro coda di paglia. 
ORA Vero che l’autrice   che  peraltro non fa mistero della sua posizione politica, fuori e dentro al libro in questione  ma arrivare  a chiederne la censura o minacciare di morte , non è  democratico oltrechè  arrogante

Infatti     già dal  suo romanzo d’esordio , X (  foto sotto  a destra   )  racconta dello stupro subito da un giovane fascista, e un giovane fascista che le usa violenza è un personaggio anche di questo racconto. 
Ma il libro  in questione ,"Dalla stessa parte mi troverai” , però non parla di questo, si occupa come  stavo dicendo    della storia che emerge dalle indagini su quel delitto : l’arresto nell’aprile del 1987 di Mario Scrocca, 27 anno infermiere, militante vicino a Lotta Continua   accusato di esser stato nel commando che colpì i due missini. Scrocca fu trovato impiccato la notte dopo in una cella di Regina Coeli . Egli sposato con Rossella Scarponi, viene arrestato all’alba del 30 aprile del 1987, accusato (senza prove) di essere nel commando di Acca Larentia.
 Il giorno dopo, il primo maggio, viene trovato impiccato in una cella antisuicidio. La moglie Rossella, altra voce narrante del romanzo, racconta la vita con lui, quella senza di lui, quella davanti al moloch delle carte che non le danno giustizia e contro cui nulla può fare perché per averla occorrono soldi per perizie, ricorsi, avvocati. Soldi che non ci sono, con un figlio piccolo e una vita da mandare avanti. La sua storia pressoché dimenticata che rotola giù  cioè va ben oltre dalla strage dei tre ragazzi due non dalle Br come affermano gli esponenti della destra ( un minimo d conoscienza ell'avversario No 😢😥  )  ma dai I Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale (NACT) che  sono stati una Organizzazione terroristica di estrema sinistra italiana, legata presumibilmente alla colonna romana delle Squadre armate proletarie e dei Nuclei Armati Proletari, che rivendicò l'omicidio di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta quello che passò alle cronache appunto   come la Strage di Acca Larenzia.
                     
                                              una foto   dell'epoca   della strage  

   il terzo  dagli  scontro  fra  i giovani  del Msi  e  la polizia ,  durante la veglia per i loro camerati ammazzati all’appio Latino . Ora  Per la destra al governo e non,   il libro è indegno rispetto ai fatti storici, men che mai di entrare tra i 12 lavori finalisti del premio letterario più prestigioso d’Italia opinione  che sarebbe comprensibile se si basasse su un giudizio letterario e non politico . Infatti a definirlo indegno  è   il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti.<<Spiace vedere un’ombra inquietante allungarsi anche sul Premio Strega, che tende a offuscare la strage di Acca Larenzia e vilipendere quei ragazzi innocenti uccisi negli anni più bui della Repubblica, solo perché militanti del Movimento sociale italiano. Mira nell’opera ha provato a banalizzare l’atroce assassinio avvenuto, in una rassegna importante quale il Premio Strega si preferisce offendere la memoria di giovani innocenti e i cui assassini non sono mai stati assicurati alla Giustizia >>. La messa all’indice del libro, e le (purtroppo) conseguenti minacce di morte all’autrice comparse sui social, evidenziano come “certa” politica tenda a normalizzare “certa” cultura, soprattutto se vista con gli occhi miopi della propaganda ed dell'uso strumentalf ideologico di fatti storici. Ora Il fatto è che la grancassa del potere oggi al potere vorrebbe normalizzare tutto, finanche di cosa e come dovrebbe scrivere la letteratura italiana. Con questo stigma il Premio Strega si avvicinerà alla serata finale di luglio al Ninfeo di Villa Giulia a Roma. Il minisitro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, giurato con diritto di voto sui libri in concorso, potrebbe essere costretto a leggere i 5 libri finalisti, non come l’anno scorso quando confessò in diretta tv di non averlo fatto. Una gaffe, tra le altre, che spiega forse meglio di tanti argomenti (pretestuosi?) il senso di questa destra per la letteratura e gli autori italiani. Appare infatti ideologicamente ossessionata dal dover sostituire l’egemonia culturale di sinistra imperante con una del proprio spazio politico. Che poi questa rottamazione-sostituzione debba concretizzarsi perché autori definiti di destra scrivano libri più interessanti e apprezzati-venduti di altri (e capaci di alimentare costruttivamente il dibattito intellettuale), potrebbe essere un dettaglio. Ma Proprio il caso – più che altro mediatico – scaturito intorno al precedente libro del generale dell’Esercito Vanacci evidenzia il cortocircuito che quell’intellettualismo sta tenacemente alimentando intorno al libro di Mira. Come lo stesso Federico Mollicone (Fratelli d’Italia), presidente della commissione Cultura editoria della Camera, ha sottolineato oggi di << aver letto il libro e di confermare il giudizio personale: è un pessimo libro, scritto male, con assoluta non conoscenza dei fatti storici e mancato rispetto dei morti . Non prima di aver detto a Gruber e Massimo Giannini (che ne hanno parlato a “Otto e mezzo” ieri sera su La7) di vergognarsi per “aver dato scena e spazio  a un libro che parla in questa maniera di vittime del terrorismo riconosciute dallo Stato. >>
Se per Mollicone << il libro di Mira tra i finalisti dello Strega è solo squallido marketing politico-letterario  sorge spontaneo domandarsi se è lo stesso presidente della commissione Cultura della Camera che a Il Giornale (di riferimento) del 24 agosto 2023 così argomentava sul libro “Il mondo al contrario”, rispetto alla domanda se fosse bersaglio di una censura del politicamente corretto. Chi ha letto il libro sa  – disse Mollicone – che la critica al politicamente corretto che fa Vannacci l’abbiamo già letta più volte. Nessuno ha dato alla sinistra italiana il diritto di autonominarsi censori, agenti morali del politicamente corretto. Non spetta al Pd decidere cosa si può scrivere o non scrivere nei libri. In una democrazia liberale non è compito della politica vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti”. >>  (  dal portale    thesocialpost   qui l'articolo   ) . Fin qui    critica    innecepibile    se    non fosse   che  ,  va ricordato ,dallo stesso partito di Mollicone in settimana è emersa la proposta per varare una norma che preveda il carcere per i giornalisti, “fino a 4 anni e mezzo”. Lo prevede uno degli emendamenti al decreto legge sulla diffamazione presentati dal relatore Gianni Berrino. Da qui al passare (anche senza condividerlo) ai libri dei “nemici” bruciati in piazza, come accaduto non  nel medioevo ,  ma  in tempi recenti , il passo può essere breve . Concludendo  da  quei  pochi estratti de lobro  che  ho  letto   su  google library  non  c'è secondo il mio parere nessuna  esaltazione  delle Br  o degli assasini  di quei giovani della strage di Acca Larentia  in quanto  è prima di tutto il racconto lievissimo di una storia d’amore: quella tra Mario Scrocca e Rossella Scarponi, la sua vedova.
Ma non chiamatela così, anzi, non pensatela neppure attraverso quella parola: andate piuttosto alla ricerca di Soli soli, il suo libro pubblicato ormai cinque anni fa da Sensibili alle Foglie in cui, a metà tra romanzo di formazione e reportage di denuncia, ha narrato la propria terribile storia. E sono pagine tremende ed toccanti
Da lì parte Valentina Mira, perché il suo racconto è anche la storia della propria amicizia con Rossella: e pure qui siamo nel medesimo registro narrativo, attraverso un progressivo disvelamento di accadimenti che, procedendo tra cronaca ed emozioni, accompagna il lettore nel viaggio dell’autrice tra passato e presente, rievocando comunità di “compagneria” della capitale negli anni Settanta e Ottanta: quelli dell’amore tra Rossella e Mario – oltre che della nascita del loro figlio Tiziano – e della misteriosa morte del giovane in carcere. Con tutto ciò che ne seguì.
E si tratta di un’enormità di cose, per le quali basta però una sola amara parola: oblio. Quanti di voi è di noi infatti oggi conoscono la vicenda di Mario Scrocca  ?
<<Ed è un racconto che >>  come  dice  paolo Morando su editorialedomani <<  è impossibile separare dal contesto geografico, e sociale, e politico, in cui la narrazione procede: la Garbatella, Tor Pignattara, la Casilina. E Acca Larentia, certo, che i romani sanno essere – nella leggenda – la moglie del pastore che salvò Romolo e Remo.
Mira proprio da lì parte, dal mito della lupa: come cioè gli antichi romani indicavano le prostitute. E siamo alla prima pagina del libro: «Roma sorge dalla violenza. Da due parti inconciliabili, e dalla scelta di una delle due di prevalere sull’altra. Roma nasce dalla violenza. Inizia tutto con una lupa. Con il latte e con il sangue. E così continua». Comunque  in esso La vertigine ti coglie già dalla seconda pagina, quando l’autrice (romana, classe 1991) ti butta lì questa cosa satellitare. E non puoi fare a meno di verificarla, una volta che l’hai letta: sì, eccola lì, enorme. «Occupa quattro numeri civici», leggi ancora. In quel momento capisci che la storia che stai iniziando a leggere è di quelle che non potrai lasciare fino a quando non avrai girato l’ultima pagina. E a quel punto vorrai saperne di più, perché è una storia talmente angosciante da non permetterti di abbandonarla lì   >> sia  per i  tre ragazzi uccisi   sia  per le  due   "  morti collaterali  "  il pade  di  uno dei tre ragazzi uccisi   sia   quello suicidatosi  in carcere  Quindi  prima  di dire  ed  scrivere  ....  apriori   leggetelo fino in fondo  . Poi    se   non lo avete  capito pazienza  , ma  almeno   non si  è  giudicato apriori   . sappiate  solo    che  lo  avete    Passare dall’essere un caso politico al diventare un caso editoriale in  un attimo. Un romanzo che ha raccolto critiche positive ma che tutto sommato non è uscito dalla nicchia di bibliofili e appassionati improvvisamente si ritrova a essere l’argomento di conversazione (cagnara) politica nei talk show e nei conciliaboli della politica. E le vendite ne giovano.  Infatti   sta  vendendo  più ora   che   nei  mesi  precedenti   .  Infatti  Dalla stessa parte mi troverai dal 12 gennaio al 7 aprile ha venduto in libreria 1313 copie. Nelle ultime due settimane, esattamente da quando  scoppiata la bagarre, 1572, arrivando a quota 2885. Non tutte le polemiche vendono per nuocere 😁😇😜.

12.5.19

la MIRABILE ERESIA. L’accusa di eresia mossa a papa Francesco da un gruppo di scribi che ha ora ripreso e aggravato la denuncia, sfrontatamente denominata “Correctio filialis”, fa pubblicità gratuità alle sue tesi

Per chi predica la libertà, la misericordia, la verità, la gioia del Vangelo,insomma  un vangelo   applicabile  all'oggi   ci sono sempre gli scribi pronti a gridare all'eresia. Risultati immagini per mirabile eresia Così fu per Gesù, così è per Papa Francesco. Mirabile eresia, dice Raniero La Valle in questo importante commento ( eccetto la foto    presa  dalla rete  ) che  trovate   sotto e  che   invito a leggere   sia   che  siate  credenti   e  non  credenti  








MIRABILE ERESIA. L’accusa di eresia mossa a papa Francesco da un gruppo di scribi che ha ora ripreso e aggravato la denuncia, sfrontatamente denominata “Correctio filialis”, già presentata contro di lui il 16 luglio 2017, è una cosa meravigliosa.
Per sostenere infatti l’anatema e le conseguenti dimissioni o deposizione del papa, il pamphlet riunisce in un’unica sezione alcuni passaggi dell’Esortazione “Amoris laetitia” e la citazione di “atti, parole e omissioni” di papa Francesco che, letti tutti insieme, sono una straordinaria affermazione di libertà, verità e misericordia evangeliche; moniti che anzi dovrebbero essere affissi nelle sacrestie di tutte le chiese perché predicatori celebranti e confessori vi si ispirino per trasmettere ai fedeli in omelie e parole finalmente persuasive l’anelito a seguire le vie di Dio e ad assaporarne l’amore.
Del resto non si potrebbe fare una lode più grande a un cristiano e in modo più ficcante definirne l’identità che imputarlo di eresia. È il peccato rimproverato a Gesù, fin da quando nella sinagoga di Nazaret annunziò misericordia e non vendetta di Dio e perciò già allora volevano gettarlo dalla rupe, e per questo fu poi arrestato nel Sinedrio, per aver rivelato l’universale paternità di Dio: la sua religione ne era messa a rischio, Anna e Caifa avevano tutte le ragioni per metterlo a tacere. E dopo la resurrezione, quando ancora non c’era né Chiesa né religione cristiana, di certo erano eretici per la religione del tempio Pietro e Giovanni che proprio lì annunciavano Gesù e la resurrezione dei morti, meritandosi la prigione. Ed eretico è lo Spirito Santo, che pure invochiamo come guida e maestro, ma non si sa da dove viene e dove va, e la ragione di questo andare e venire è di condurci a tutta la verità, che appunto tutta ancora non conosciamo, sicché proprio lui è il latore nel mondo dell’eresia divina; e c’è un non capire oggi, che dovrà capire domani, che perfino Pietro ha ricevuto come compito.
Risultati immagini per mirabile eresia
Invece i lillipuziani che vogliono correggere il papa, e stanno tentando di sollevargli contro la Chiesa (perché quella lettera del 30 aprile altro non è che un appello alla sedizione) credono di sapere tutto, credono di avere in mano tutto, credono di avere in pugno Dio stesso che fin lì deve andare e non oltre, deve stare nei limiti che loro stessi gli hanno assegnato, che corrispondono al loro “deposito” di cui come fondamentalisti e integristi hanno la chiave (la naftalina è già dentro); e di tutte le ricchezze del cielo e della terra e di tutte le teologie delle Chiese e dei santi sanno solo il Concilio di Trento, che nelle pezze d’appoggio per l’accusa di eresia è citato a ogni piè sospinto, 13 volte (e il Concilio Vaticano Primo, 10 volte). A leggere il corredo dei testi canonici che essi hanno allegato per definire la vera fede, che sarebbe negata nella Chiesa di oggi, ci è tornata alla mente una facezia che si raccontavano i Padri al Concilio Vaticano II, quando negli intervalli si recavano ai due bar installati dietro alle tribune, scherzosamente chiamati l’uno “Bar Jona” e l’altro “Bar Abba”. Si diceva che una mattina il cardinale Ottaviani, il gran carabiniere dell’ortodossia, prefetto del Sant’Uffizio e come tale predecessore dei cardinali Ratzinger e Müller, svegliatosi tardi saltò su un tassì chiedendo di essere portato subito al Concilio. Nel tragitto si addormentò, e quando si svegliò si accorse che il tassì viaggiava fuori Roma, in aperta campagna; allarmatissimo disse all’autista: “ma dove andiamo, le ho detto di portarmi al Concilio”. E quello rispose: “Certo, Eminenza, la sto portando al Concilio di Trento”.

Il Concilio di Trento ha segnato tutta una stagione della vita della Chiesa, controriforma, divisione dei cristiani, lotta alla modernità. Bisogna leggere “Il paradigma tridentino” dello storico Paolo Prodi per sapere quanto l’aver ristretto il sacro nei bastioni di Trento sia costato alla Chiesa e alla stessa umanità contristata nella sua gioiosa fruizione di Dio; ad ogni modo, come nella sua autobiografia ha scritto quel grande storico del Tridentino che fu Hubert Jedin, “l’epoca tridentina della storia della Chiesa è tramontata” e proprio il Vaticano II ha fatto di ciò un “patrimonio comune” e ha elaborato il “commiato da Trento”, avvertito “come il maggior ostacolo alla riunificazione dei cristiani”.
Non a caso il papa è accusato dai restauratori di oggi di indulgere alle idee di Lutero, di essere andato a celebrarlo a Lund, di aver fatto dare la comunione in san Pietro a un gruppo di luterani e di aver perfino presieduto alla sala Nervi un incontro di cattolici e protestanti usando loro la cortesia di metterci una statua del riformatore tedesco.
Ma questo svela anche qual è la vera posta in gioco, che non è il caso specifico della disciplina del matrimonio indissolubile e della comunione ai divorziati risposati, materia delle sette eresie contestate al pontefice, ma è la questione della dignità umana, la “Dignitatis Humanae” dell’ultimo Concilio, cioè la questione suprema della libertà delle persone, del primato della coscienza, dei ritmi e dei modi propri di ciascuno di obbedire ai richiami morali e alla guida di Dio, di una Chiesa che non è la padrona dei comportamenti deputata a prescrivere il dover fare dei singoli e di ogni potere, ma è l’ospedale che fascia le ferite e il pastore che guida danzando i popoli ai pascoli lussureggianti di vita, non centrale mondana dell’etica ma veicolo universale di salvezza.
Ed è veramente consolante, dopo secoli di cultura finiti nell’ateismo globale, vedere che le accuse alla Chiesa di papa Francesco sono ora quelle di non condannare eternamente nessuno, di ritenere tutti raggiungibili dalla grazia santificante, di non rinchiudere nessuno nel peccato mortale per lo stato in cui è invece che per quello che fa, di riconoscere la gradualità con cui ciascuno progredisce nella risposta all’amore di Dio e al dettato morale, di far conto del giudizio della coscienza sulla bontà degli atti sessuali, di non usare il corpo del Signore nella comunione come scettro di divisione invece che di unità, di non voler trasformare i confessionali in sale di tortura, di proclamare, insieme ai musulmani (è l’ottava, suprema eresia del papa!) che Dio stesso ama e ha pensato nella sua Sapienza i molti modi e le diverse forme in cui gli uomini si rivolgono a lui, mentre è sempre Dio a prendere l’iniziativa di venirci incontro e di giustificarci.
Ed è proprio questo ciò di cui l’umanità ha bisogno: sentirsi amata, non selezionata tra giustificati e “dannati al fuoco eterno”, ha bisogno di Chiese che capiscano il faticoso viaggiare umano tra le stazioni della libertà, che sappiano che la libertà di coscienza è stata data agli esseri umani da Dio prima ancora della libertà della grazia (Bernardo da Chiaravalle).
Noi comprendiamo che a molti uomini di potere non piaccia la libertà traboccante dalla fede al posto di una libertà centellinata e vigilata dalla legge, e non piace nemmeno ai siti web della campagna anti-Bergoglio, agli ex vaticanisti “embedded” e svezzati in un Vaticano che non c’è più e, perduto quello, persuasi a retrocedere al Sinedrio. Ma questo inno alla gioia, alla libertà, alla misericordia e al perdono che rompe la tristezza dei tempi è così prezioso che nessuna “correctio” potrà soffocare.

emergenza femminicidi non basta una legge che aumenti le pene ma serve una campaga educativa altrimenti è come svuotare il mare con un secchiello

Apro l'email  e tovo  queste  "lettere "   di  alcuni haters  \odiatori  ,  tralasciando  gli  insulti  e le  solite  litanie ...