Le immagini qui sopra mostrano il curioso ritorno in patria di Tervel Zamfirov, 20 anni, atleta che ha
regalato la prima medaglia olimpica al suo Paese, la
Bulgaria, nello snowboard. Tervel ha viaggiato con
la medaglia di bronzo al collo e poi se ne è
dimenticato: il metal detector ha suonato e
l’addetto l’ha subito perquisito, trovando... la
medaglia. Il fillmato del controllo è !nito su
Instagram. La medaglia di Zamfirof è stata davvero
incredibile: è stata vinta al fotofinish grazie a un
guanto che ha toccato il traguardo pochissimi
millesimi prima del suo avversario.
Tervel Zamfirov, snowboarder, ha vinto il bronzo. alle Olimpiadi, ma aveva scordato la medaglia...
al collo: così è stato perquisito in aeroporto.
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
Cerca nel blog
19.2.26
Tervel Zamfirov SCORDA LA MEDAGLIA AL COLLO, PERQUISITO IN AEROPORTO
13.2.26
la squadra di hockey canadese un misto tra zen e snobismo ., Stati Uniti-Canada, ci siamo: la rivalità dell'hockey che scuote il ghiaccio e la politica
fonte gazzetta dello sport e il giorno
A Milano Cortina è il giorno del debutto, contro Lettonia e Repubblica Ceca, delle due nazionali favorite, che in questi Giochi possono contare sulle stelle della Nhl. Un duello storico che potrebbe riproporsi nella finale per l'oro

"The wait is over". C’è un evento che più di altri attira l’attenzione dei grandi network nordamericani. Tv, siti, social. Spot, articoli, post, reel. "L’attesa è finita", ed era ora. Perché da settimane, da Boston a Vancouver, non si parla che del torneo maschile di hockey. In mezzo c’è finita anche l’Arena Santagiulia, costruita con criteri che hanno a vedere più con l’acustica di un buon concerto pop che con il puck e definita da tanti commentatori una sorta di incubo a forma di palazzetto. Salvo ovviamente ricredersi a miracolo avvenuto, quando all’apertura dei Giochi tutto è filato per il verso giusto, come da tradizione italiana.
STAR SUL GHIACCIO
—Oggi si comincia: alle 16.40 Repubblica Ceca-Canada; alle 21.10 Lettonia-Stati Uniti. Tocca alle superpotenze dopo il debutto dei campioni olimpici della Finlandia - battuti 4-1 dalla Slovacchia - e dell’altra squadra da corsa, la Svezia, che ha faticato non poco contro una bellissima Italia ma pur sempre degna di guardare negli occhi i più forti (i canadesi, che hanno vinto un anno fa lo scontro finale nel 4 Nations). C’è più di un motivo per giustificare tanta attesa. Primo fra tutti il ritorno dopo 12 anni di assenza delle superstar della Nhl, il campionato più bello e importante al mondo. Quasi 150 quelle arrivate a bordo dello stesso charter organizzato dalla Nhl, come se fossero parte di un unico team. Molti giocatori li abbiamo visti in tram o in metropolitana in questi giorni grazie ai video girati dai tifosi, piuttosto increduli di avere a portata di mano campioni come Sidney Crosby dei Pittsburgh Penguins, una leggenda di questo sport, l’uomo del gol decisivo nella finale olimpica del 2010, in casa, e di molto altro. Da oggi toccherà anche a Auston Matthews, che gioca a Toronto con i Maple Leafs e guadagna 13,25 milioni di dollari l’anno, Connor McDavid, Jack Eichel, i fratelli Brady e Matthew Tkachuk, Tage Thompson e Clayton Keller. La lista è lunga e comprende tutti quelli che giocano nella Nhl (la Svezia ne ha 25 su 25): tutte le magnifiche 12 ne hanno almeno uno, tranne l’Italia, che però ha la faccia tosta giusta per giocarsela come abbiamo visto.
LA POLITICA
—
Sullo sfondo si muovono anche pezzi di un puzzle più grande. Il presidente Donald Trump non farà mancare il suo "supporto" a Team Usa. Un anno fa il suo botta e risposta istituzionale con il primo ministro Trudeau incastrò le tensioni causate dalle "rivendicazioni" della Casa Bianca sui vicini nordamericani a quelle puramente sportive durante il 4 Nations Face-Off, il torneo vinto dal Canada nel duello tiratissimo contro Team Usa (3-2 all’overtime). La finale per l’oro è fissata per il 22 febbraio, la domenica che chiuderà i Giochi e che – se le previsioni saranno confermate – riproporrà una contesa tra le più accese di sempre. L’ultimo oro a stelle e strisce risale al 1980, il "Miracle on Ice" che ispirò il film del 2004 con Kurt Russell, il trionfo di una squadra di studenti e dilettanti sugellato nel match decisivo contro l’Unione Sovietica (ancora la politica). L’ultimo Mondiale però lo ha vinto proprio Team Usa. Ci sarà da divertirsi.
Milano – Hanno resistito appena due giorni all’interno del Villaggio Olimpico e per concentrarsi meglio sul torneo di hockey (in cui sono fra i favoriti) si sono trasferiti in un hotel a cinque stelle. Ma gli atleti supermilionari della nazionale canadese (solo considerando il valore dei loro compensi da contratto, il team viene valutato oltre i 220 milioni di dollari) hanno mostrato tutta la loro normalità quando sono stati avvistati in metropolitana per muoversi fra sedute di allenamento e tempo libero.
Miliardari pendolari in metrò
L’Olimpiade delle contraddizioni è anche questo, di sicuro agli occhi stupiti di tanti curiosi quei ragazzoni atletici e ingombranti, tutti in rosso, giacca e cappellino, con la foglia d’acero a undici punte bene in vista, non sono passati inosservati sulle carrozze affollate della metro come normalissimi pendolari.

Una tifosa canadese nel centro di Milano
Altro che pullman privati o auto di lusso, nei video diventati “virali” si vedono i campioni NHL camminare fra i fan, presentarsi ai tornelli e salire. E i primi ad essere sorpresi sono stati i “media“ canadesi che solo poche ore prima avevano dovuto affrontare un altro caso riguardante la Nazionale: perché dai Cinque Cerchi alle Cinque Stelle (inteso come hotel) il passo è stato breve
Il trasloco nell’hotel di lusso: perché
Nel senso che la nazionale ha lasciato il Villaggio Olimpico dopo appena due pernottamenti, e la notizia è stata confermata da Logan Thompson, portiere di punta del team americano. Doppia motivazione che spiega il cambio di alloggio: la privacy (nel villaggio era partita una sorta di caccia all’autografo) e il comfort.
Di qui la decisione di trasferirsi in un lussuoso e “blindato“ hotel per restare più concentrati. “Non credo che lo stiamo facendo per offendere nessuno. Non siamo irrispettosi nei confronti di alcuno, lo standard del Villaggio è elevato, ma vogliamo semplicemente vincere la medaglia d’oro e stiamo creando le migliori condizioni possibili per noi stessi”, a costo di estraniarsi dalla magica atmosfera olimpica vissuta nella struttura residenziale di Porta Romana.
10.2.26
esordi olimpici . infortuni e sfiga ., una baby millionaria alle olimpiadi ., caschi opere d'arte
Lei e Anna Trocker, stelline dello sci azzurro, alla prima gara olimpica con le sorelle Delago. E la madre della sedicenne napoletana risponde a Ninna Quario secondo cui sua figlia non aveva le credenziali per esserci: "Giada deve fare il suo percorso, vorrei che diventasse un punto di riferimento"
10 febbraio 2026 (modifica alle 09:56) - MILANO

Da Fié allo Sciliar al Vesuvio, la giovane Italia dei Giochi ha i volti di Anna Trocker e Giada D'Antonio. È già ora di vederle in pista, domani saranno in gara nello slalom della combinata a squadre. La 17enne Anna Trocker ha sfiorato due volte la qualificazione in Coppa del Mondo, la 16enne Giada D'Antonio dopo gli exploit nelle prime gare Fis, vinte con pettorali impossibili, ha sfiorato la qualificazione nello slalom di Spindleruv Mlyn. Prima gara in Coppa del Mondo un mese e mezzo fa a Lienz, poi la convocazione a sorpresa per i Giochi di Milano Cortina, con qualche polemica. "Non aveva le credenziali" ha commentato Ninna Quario, mamma di Federica Brignone.

A 3 anni e mezzo era già sugli sci, sulle piste di Roccaraso, a un'ora e mezza da San Giuseppe Vesuviano, dove è cresciuta. Una passione tramandate da papà Fabio (dentista), condivisa dal fratello Anthony e pure dalla mamma Sandra, nata in Ecuador da mamma colombiana e papà ecuadoriano. È lei a chiudere la polemica: "So che ci sono persone che hanno più esperienza, a chi dà un parere su queste convocazioni mando solo benedizioni. Giada è ancora piccola, deve fare il suo percorso. Vorrei che diventasse un punto di riferimento, che dia una prospettiva a tanti ragazzi: se ce l'ha fatta lei da Napoli a sciare per le Olimpiadi..."
All'inizio lo sci è stato soltanto una dei tanti sport praticati da Giada, tra pallavolo, ginnastica artistica, nuoto. "Ma hanno visto subito che Giada aveva qualcosa di speciale con lo sci. Da sempre è tesserata con lo sci club Vesuvio, ci dicevano che era un talento, che aveva un "piedino". E lei a 7 anni cominciò a dirci: io scierò in coppa del Mondo. E questo sogno si è avverato. In lei tutto è passione, è determinazione". E questa convocazione olimpica, arrivata a sorpresa, non le ha messo ansia: "Vuole solamente dare il meglio di sé, vuole confermare il suo talento. È una ragazzina che non ha bisogno di spinte perché si motiva e si critica da sola. E gareggia sempre con se stessa e nessun altro". Brava a scuola - frequenta il terzo anno della Rosa Bianca a Predazzo e l'anno scorso ha sfiorato la media del 9 - appassionata di ballo. "Balliamo tutti i giorni, quasi sempre sudamericani - spiega mamma Sandra, che per anni è stata in tv ai tempi di Licia Colò al Kilimangiaro -. E Giada canta. Di tutto: da Laura Pausini a Gigi D'Alessio. Quando l'estate scorsa c'è stata la scelta di cosa fare da grande, non ci ha pensato nemmeno un secondo. Alla domanda: avete mai pensato a un team personale, magari con un'altra nazionalità, mamma Sandra risponde così: "Nella vita bisogna rispettare ciò che i figli vogliono. E lei ci ha detto: io sono pronta a correre per l'Italia. Anche se ci sarà tutta la trafila, se ci sarà da sgomitare. E il mio messaggio a chi ha criticato queste due ragazze, Giada e Anna, dico: sorreggetele. Perché inseguono i loro sogni".

È figlia d'arte Anna Trocker, la mamma è l'ex azzurra Manuela Mair. In famiglia sciano anche Nadine, la sorella maggiore, pure lei in squadra C, e la minore, Julia. Anna è cresciuta con gli insegnamenti di Arnold Karbon, il papà di Denise, maestra di gigante e non solo. "Le ho viste crescere - spiega Denny -. Siamo molto amici con i genitori. Anna è molto forte, non si ferma mai. E sta tornando anche Nadine, che si è rotta due volte il crociato e che ho aiutato nella preparazione fisica. Anna da 4 o 5 anni è seguita da mio papà e lavora anche con mio fratello Pirmin". Spiega Karbon che Anna ha un carattere libero, che non si ferma mai nemmeno quando è stanca. "L'ha fatta crescere tanto andare a Ushuaia con la nazionale. Già ai primi allenamenti in Val Senales era davanti, anche nella trasferta nelle gare americane è andata subito forte. L'hanno convocata per il gigante, ma va fortissimo anche in slalom". La convocazione per i Giochi olimpici è stata una sorpresa totale per la 17enne che frequenta lo Ski College in Val Gardena. "Mi ha detto che le sembrava strano - chiude la Karbon -. Era preoccupata per quello che avrebbero detto quelle che erano rimaste fuori. Le ho solo detto che è una grande occasione".
Lindsey Vonn: "Il sogno olimpico non è finito come volevo. Dovrò sottopormi ad altri interventi"

Sci Alpinismo, Salto Con Gli Sci, Combinata Nordica: tutte
le notizie
La sciatrice ha rotto il silenzio con un lungo post sui social: "Sono caduta perché ero 5 pollici troppo stretta. ll mio crociato rotto e gli infortuni passati non hanno avuto nulla a che fare con il mio incidente"
9 febbraio 2026 (modifica il 10 febbraio 2026 | 00:23) - MILANO

"Non è il finale di una favola. Non è una storia da libro illustrato. È la vita", scrive Lindsey Vonn in un lungo post su Instagram, dal letto d’ospedale, il giorno dopo la terribile caduta in discesa libera che ha tenuto tutto il mondo con il fiato sospeso. Una vita che sa essere spietata. Il suo sogno olimpico si è fermato così: non con un lieto fine, ma con una frattura scomposta della tibia e la consapevolezza che, nello sci alpino, bastano "cinque pollici" fuori linea per cambiare tutto.

VIDEO: Lindsey Vonn, la caduta vista al fan village: boato di incredulità, poi applausi
SOGNO SPEZZATO—
“Ieri il mio sogno olimpico non è finito come avevo sognato”, così l'americana per la prima volta dall'incidente rompe il silenzio, affidando le sue parole ai social: “Non era il finale di un libro di fiabe o la coda di una favola, era semplicemente la vita. Ho osato sognare e ho lavorato così duramente per realizzarlo. Nelle gare di sci alpino la differenza tra una linea strategica e un infortunio catastrofico può essere anche di soli cinque pollici (12,7 cm ndr)”. È lì che si spezza tutto. “Ero semplicemente cinque pollici troppo stretta sulla mia linea quando il mio braccio destro si è agganciato all’interno della porta, girandomi e provocando la mia caduta”. Nessuna scusa, a spegnere le voci e le polemiche sulla sua scelta di sciare dopo l'infortunio di Crans Montana: “Il mio crociato rotto e gli infortuni passati non hanno nulla a che fare con il mio incidente”.
L’esito è pesante: “Ho subito una frattura complessa della tibia che attualmente è stabile ma richiederà più interventi chirurgici per essere risolta correttamente”. Eppure, anche ora, dal post-operatorio, Vonn rifiuta la parola rimpianto: “Nonostante l’intenso dolore fisico che ha causato, non ho rimpianti”. Tornare al cancelletto di partenza è stato qualcosa che va oltre il risultato: “Stare lì ieri è stata una sensazione incredibile che non dimenticherò mai”. Sapere di essere di nuovo in gara, con “la possibilità di vincere”, vale quanto una medaglia. Il rischio, del resto, faceva parte del patto. “Sapevo che correre era un rischio. È sempre stato e sempre sarà uno sport incredibilmente pericoloso. Ma ci ho provato, ho sognato, mi sono buttata". Una campionessa che ha osato sognare e che, ancora una volta, vuole essere d'ispirazione: "Spero che, se c'è qualcosa che potete imparare dal mio percorso, sia il coraggio di osare in grande. La vita è troppo breve per non correre dei rischi. Perché l'unico fallimento nella vita è non provarci. Credo in voi, proprio come voi avete creduto in me".
(Adnkronos) – Una baby milionaria alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Una star del freestyle che è anche modella e super testimonial di brand di lusso che oggi, lunedì 9 febbraio, ha incantato il Mottolino di Livigno con un argento scintillante nello slopestyle. Si chiama Eileen Gu ed è già uno dei volti da ricordare dei Giochi Olimpici invernali in Italia.
Eileen Gu gareggia per la Cina e la sua è una storia particolare, con intrecci da più parti. È nata il 3 settembre 2003 a San Francisco, da padre statunitense e madre cinese, e ha iniziato a competere per gli States nel 2018, ottenendo la cittadinanza cinese un anno dopo. Qui, la decisione di competere per la Repubblica Popolare Cinese. La curiosità è che, a soli 23 anni, è già l’atleta più pagata delle Olimpiadi. Nel 2025 ha guadagnato circa 23 milioni di dollari (quarta atleta donna più pagata al mondo, dopo le regine del tennis Swiatek, Sabalenka e Gauff) e in questi giorni sta incantando il pubblico di Livigno per numeri in pista, tra un trick e l’altro, ma anche per una bellezza rara. Non a caso, nella quotidianità, quando non gareggia e non si allena si vede spesso in passerella. Superstar del freestyle, ha già attirato sponsor di lusso come Louis Vuitton, solo per citarne uno.
Il mondo aveva imparato a conoscerla già quattro anni fa alle Olimpiadi invernali di Pechino, quando è diventata l’unica atleta nella storia capace di vincere tre medaglie in tre discipline diverse dello sci freestyle in una singola edizione dei Giochi (oro nel big air e nell’halfpipe e argento nello slopestyle). Oggi conta oltre 2 milioni di follower sui social e tanti marchi la inseguono da tutto il mondo per offrirle un (pagatissimo) ruolo da ambassador. Lei, nel frattempo, ha anche studiato a Stanford, tanto per non farsi mancare nulla. Una vera enfant prodige. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)
5 di 11:
Amedeo artistico

Amedeo Bagnis, secondo nei due allenamenti di oggi, con un tricolore artistico.
2.2.26
primo caso di doping alle Olimpiadi di Milano Cortina e lo stupore dell’atleta canadese davanti al bidet in camera
La caduta del Muro di Berlino ha reso pubblico il bilancio vero, con vittime che hanno subito tumori, problemi di sterilità, aborti, e altre devastazioni.Ora invece è , altrettanto esecrabile per denaro . il farmaco in questione è Il letrozolo è un inibitore dell’aromatasi che blocca la conversione del testosterone in estrogeni. Usato in oncologia contro il tumore al seno, nello sport è vietato perché aumenta indirettamente il testosterone e maschera l’uso di steroidi.
da Fanpage
A pochi giorni dall'inizio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, Rebecca Passler, un'atleta del biathlon azzurro, è risultata positiva a un controllo antidoping. Nel suo sangue è stata rilevata la presenza di letrozolo, una sostanza poco conosciuta dal grande pubblico ma ben nota agli organismi di controllo. Si tratta di un farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori dell'aromatasi. Non si tratta quindi di una sostanza "nata" per lo sport, ma di un medicinale utilizzato in ambito oncologico per trattare i tumori al seno. Proprio per questo rientra nella categoria delle "sostanze specificate" inserite nella lista vietata dall'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), che ne proibisce l'uso in ogni momento, sia in gara sia fuori gara.
A cosa serve il letrozolo in medicina
In ambito clinico il letrozolo viene prescritto soprattutto nel trattamento del carcinoma mammario nelle donne in postmenopausa. È indicato sia nelle fasi iniziali della malattia, come terapia adiuvante dopo interventi chirurgici o radioterapia, sia nei casi più avanzati o metastatici. Secondo uno studio del 2011 sarebbe anche leggermente più efficace del tamoxifene (un altro farmaco ormonale antiestrogeno) per ridurre le recidive. In alcune situazioni particolari viene utilizzato anche prima dell’intervento chirurgico, quando la chemioterapia non è praticabile. Come ricorda l'Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, il letrozolo può favorire l'ovulazione, motivo per cui viene utilizzato anche in terapie di medicina riproduttiva, seppur in modo limitato e controllato.
Come funziona: il ruolo degli ormoni
Per capire perché il letrozolo sia rilevante anche fuori dall'ambito medico è necessario soffermarsi sul suo meccanismo d'azione. Il farmaco interviene su un delicato equilibrio ormonale regolato da un enzima chiamato aromatasi. Questo enzima ha il compito di trasformare una parte del testosterone (l'ormone tipicamente associato alle caratteristiche maschili, ma presente anche nel corpo femminile) in estrogeni, gli ormoni sessuali femminili.
Ibuprofene e rischio di cancro dell’endometrio: cosa dice lo studio su 42.000 donne
Il letrozolo blocca l'aromatasi e interrompe questa trasformazione. In pratica impedisce che il testosterone venga "convertito" in estrogeni. Ciò comporta due conseguenze. Da un lato diminuiscono i livelli di estrogeni circolanti, dall'altro il testosterone tende ad aumentare perché non viene più metabolizzato come prima.
In ambito oncologico questo effetto è utile perché molti tumori al seno sono ormonodipendenti, cioè crescono grazie agli estrogeni: ridurne la presenza significa rallentare o bloccare la progressione della malattia. Ma lo stesso meccanismo, applicato a un organismo sano, produce uno squilibrio ormonale artificiale. È come se l'organismo venisse spinto verso una condizione non naturale, con livelli di testosterone più alti di quelli fisiologici. Ed è proprio questo aumento indiretto dell'ormone a rendere il letrozolo interessante (e problematico) nel contesto sportivo, dove il testosterone è strettamente legato a forza, recupero muscolare e adattamento allo sforzo.
Perché il letrozolo è considerato dopante
Nel contesto sportivo il letrozolo è classificato come agente ormonale vietato. Pur non essendo uno steroide anabolizzante, può aumentare indirettamente il testosterone, con effetti potenzialmente favorevoli sulla forza muscolare, sul recupero e sulla struttura corporea. In altre parole, può offrire un vantaggio competitivo in una gara dove lo sforzo è prolungato.
Non solo. Gli inibitori dell'aromatasi vengono talvolta utilizzati come "sostanze mascheranti", assunti insieme a steroidi per ridurne gli effetti collaterali e mantenere elevati i livelli di testosterone. Per la WADA questi farmaci soddisfano almeno due dei criteri che giustificano un divieto: migliorano la prestazione e comportano rischi per la salute, oltre a violare lo spirito dello sport.
I rischi e le conseguenze sportive
L'alterazione artificiale dell'equilibrio ormonale non è priva di conseguenze. Tra i possibili effetti avversi figurano problemi cardiovascolari, riduzione della densità ossea, disturbi metabolici e squilibri endocrini nel lungo periodo.
Dal punto di vista dei controlli, il letrozolo è facilmente individuabile nelle analisi antidoping e non esiste una soglia di tolleranza. Anche tracce minime possono determinare una positività.
Le sanzioni previste sono severe: sospensione immediata, possibile squalifica fino a quattro anni, annullamento dei risultati e, ovviamente, l'esclusione dalle competizioni più importanti. Il precedente in casa Italia risale al 2018, quando la tennista Sara Errani venne trovata positiva al letrozolo. Errani si giustificò raccontando di un'accidentale contaminazione causata dalla madre mentre preparava il brodo per i tortellini, ma venne comunque raggiunta da una squalifica di 10 mesi
Incurisitoe per verificare la notizia ho consultato anche altri siti ed ho trovato questo su https://www.caffeinamagazine.it/sport
“Positiva all’antidoping”. Terremoto nella squadra azzurra, la campionessa fuori dalle Olimpiadi invernali
Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli e l’attesa cresce di ora in ora. Le Olimpiadi invernali stanno per prendere il via, con le prime competizioni già fissate a calendario e una macchina organizzativa che lavora a pieno ritmo. Tra entusiasmo, speranze di medaglie e grande attenzione mediatica, l’avvicinamento ai Giochi si sta trasformando in un momento cruciale per atleti e delegazioni, chiamati a gestire pressione e aspettative in un contesto unico.
In questo clima carico di emozioni, però, non mancano le ombre. A pochi giorni dall’inizio delle gare, una notizia improvvisa ha scosso l’ambiente sportivo italiano, aprendo interrogativi e preoccupazioni proprio mentre tutto sembrava pronto per la grande festa dello sport. Un episodio inatteso che rischia di condizionare l’atmosfera della vigilia olimpica.

Doping, chi è la stella 25enne fermata
Le brutte notizie arrivano direttamente dalla delegazione azzurra. Nel corso di un controllo antidoping “out competition”, una delle atlete inserite nel gruppo dei 109 convocati italiani è risultata positiva a una sostanza vietata. Si tratta di un inibitore, il letrozolo, che rientra nella Lista delle Sostanze Proibite della Wada, in quanto può favorire le prestazioni e mascherare l’utilizzo di altri prodotti non consentiti. Un caso che assume un peso ancora maggiore perché rappresenta il primo episodio di doping alla vigilia dei Giochi.

Il contesto rende la vicenda ancora più delicata. Milano Cortina è ormai alle porte, con le prime gare in programma dal 4 febbraio e la cerimonia ufficiale di apertura fissata per il 6 febbraio a San Siro. In Casa Italia tutto era stato definito nei dettagli, a partire da un contingente mai così numeroso, pronto a rappresentare il Paese in ogni disciplina. Proprio per questo, la notizia ha colto tutti di sorpresa, incrinando l’entusiasmo della vigilia.

L’atleta coinvolta faceva parte della squadra femminile di biathlon, un reparto considerato tra i più competitivi della spedizione azzurra. Il controllo è avvenuto lontano dalle gare, ma l’esito ha fatto immediatamente scattare le procedure previste dai regolamenti internazionali. Per una sportiva di 25 anni, tesserata per il C.S. Carabinieri, e per l’intero movimento italiano, l’avvicinamento alle Olimpiadi si trasforma così in un percorso improvvisamente in salita.
Dietro a questo nome, che solo ora emerge con chiarezza, c’è una carriera costruita con costanza e risultati fin dalle categorie giovanili. Cresciuta sportivamente in un territorio simbolo del biathlon, l’atleta aveva già mostrato talento e continuità, conquistando numerosi titoli di categoria, otto medaglie individuali e anche un oro in staffetta, confermandosi come una delle promesse più solide del panorama nazionale.
Al momento della convocazione olimpica, il suo rendimento stagionale parlava chiaro. Era 33ª nella classifica generale di Coppa del Mondo di biathlon, con un doppio 11° posto come miglior risultato: prima nella Mass Start di Annecy-Le Grand Bornand nel dicembre 2025 e poi nella Sprint di Oberhof a gennaio 2026. Piazzamenti che avevano rafforzato la fiducia dello staff tecnico e giustificato la chiamata per i Giochi.Solo in chiusura si svela il nome che ora fa discutere l’Italia sportiva. L’atleta fermata dal controllo antidoping è Rebecca Passler, classe 2001, originaria di Anterselva e nipote d’arte, essendo lo zio Johann Passler, due volte bronzo olimpico a Calgary 1988. Un caso destinato a lasciare il segno, proprio mentre le Olimpiadi di Milano Cortina sono pronte ad accendere il fuoco olimpico.....
fonti il fatto quotidiano ( qui il video ) e www.zazoom.it/ ( per la foto )
La pattinatrice canadese Ivanie Blondin si sorprende davanti al bidet nel suo alloggio al villaggio olimpico di Milano. Arrivata per le Olimpiadi invernali, Blondin ha condiviso sui social un video in cui mostra con entusiasmo la stanza più grande di quanto si aspettasse e il bagno con il bidet, che le ha suscitato un’espressione di sorpresa. La sua reazione ha fatto il giro dei social, diventando subito virale tra gli appassionati di sport e curiosi.
Una stanza singola “più grande di come mi aspettavo” e un bagno in camera con tanto di bidet. È bastato questo per sbalordire la pattinatrice di velocità canadese Ivanie Blondin che, arrivata a Milano per partecipare alle prossime Olimpiadi invernali, ha condiviso sui suoi social un video in cui mostra fiera la camera del villaggio olimpico in cui alloggia. La clip, probabilmente realizzata nelle storie di Instagram, e quindi ora non più visibile, è diventata però virale. La pattinatrice, infatti, nel riprendere la stanza si mostra estremamente sorpresa di un particolare: il bidet. Tanto che inquadrandolo esclama un inequivocabile: “Ooh”.
cosa resterà di queste olimpiadi : le foto 8 simbolo delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026
I giochi olimpici ,e questo non fa eccezione, sono e sono stati sempre un detonatore di emozioni, rabbia, sorrisi, lacrime, aff...
-
Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
-
iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
-
Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...







