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30.4.26

prof di Latina reagisce violentemente alle derisioni. di un alunno


Davanti alla palestra di un liceo di Latina un ragazzo di 17 anni pesta un piede al suo professore.
Sorride. Dice agli amici che "era solo un gioco".
Il professore non ride: lo afferra, lo scaraventa a terra con una mossa sola e gli lascia i segni rossi sul collo.
Apriti cielo. I genitori portano il diciassettenne in ospedale all'Icot di Latina, prendono il referto medico e corrono a denunciare l'insegnante. Il magistrato chiude le indagini in un lampo, e il professore, adesso, rischia seriamente di finire a processo.
Tutti a fare i garantisti. Tutti a dire "eh ma non si toccano i minori, un adulto non può perdere il controllo".
Vero. Se sei un insegnante non puoi mettere le mani addosso a uno studente. Hai sbagliato.
Ma fermati un secondo. Fermati su quella parolina magica: "gioco".
Perché il punto non è il crollo nervoso di un singolo docente. Il punto è che la scuola italiana oggi è diventata questo: un fottuto bar sport. Un posto in cui un quasi maggiorenne pensa sia del tutto normale calpestare fisicamente chi sta dietro la cattedra, sbeffeggiarlo in faccia e liquidare la faccenda come una goliardata.
E se provi a fare il tuo lavoro, scatta la ritorsione.
In un solo anno in Italia ci sono state 133 aggressioni fisiche contro i docenti così gravi da finire al pronto soccorso. E sai cos'è la cosa peggiore? Che ben 63 di queste aggressioni le hanno commesse proprio i genitori. Quelli che una volta ti riempivano di ramanzine se prendevi una nota, e oggi si presentano a scuola pronti alle mani o con l'avvocato.
Non c'è più la cattedra.
Non c'è più la distanza istituzionale tra chi insegna e chi impara.
Non c'è più alcun timore reverenziale.
Se a un professore togli ogni strumento per farsi rispettare, se lo trasformi in un bersaglio terrorizzato dai ricorsi, se la scuola diventa un asilo nido per diciassettenni intoccabili... cosa resta?
Resta l'autorità fisica. Resta il sistema nervoso di un essere umano lasciato solo a fare da domatore. E prima o poi, in gabbia, qualcuno sbrocca.
Se professore di Latina ha commesso un errore (ci sono indagini in corso) è giusto che paghi. Senza se e senza ma.
Però se non vogliamo che i licei diventino dei ring, dobbiamo smetterla con i genitori-sindacalisti e restituire potere vero alla scuola. Se un diciassettenne manca di rispetto, la punizione non deve dipendere dai nervi del prof. Deve essere istituzionale, automatica e inappellabile: niente sospensioni a casa a dormire. Un mese di lavori socialmente utili a lavare i bagni e i corridoi dell'istituto alle sei del mattino, come in Giappone.
Zero ricorsi. Zero avvocati.

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