le contestazioni a Napolitano mi hanno sbalordito ma, soprattutto hanno confermato che io di questa isola meravigliosa non capisco niente. Certo sono condizionato dal mio passato di non nato qui, eppure di vostri conterranei ne ho conosciuti molti là dove abitavo, fosse Bologna, o Trieste, o persino Brescia o forse come sempre accade chi emigra spesso ha una marcia in più. Possiede cioé quel quantum di energia che lo spinge a togliersi di torni i lacci e i condizionamenti del territorio.
e parliamo di quelle piccole cose che pur in qualche modo conosco. Tutelati da grandi nomi di politici di origine sarda forse non vi siete accorti che il sistema industriale che vi hanno cucito addosso era utilissimo per richiamare voti ma era un vestito inadatto al futuro. Industrie più o meno pubbliche a discreta intensità di manod’opera purché fosse poco qualificata, proprio come oggi si trova in molte altre zone del pianeta terra. E, ovviamente a minor costo. E non parliamo della salubrità di questi insediamenti, praticamente da rifare non appena la normativa europea lo viene a sapere.
la scuola! beati cantori salmodianti molto bravi in latino, greco e sardo antico. Poco o nullo il contributo di scuole tecniche, quelle vere. Quelle dei periti con i coglioni con cui ho lavorato in Emilia. Le industrie non si fanno con le facoltà di medicina, quella medicina che costituisce uno dei più forti poteri non solo di Cagliari ma di tutta l’isola.
con tutti i limiti, dell’uomo, mi era sembrato che Soru avesse lo sguardo al futuro, poi il suo stesso partito lo ha buttato fuori. Un caratteraccio, forse pure interessi divergenti, di certo ho avuto l’impressione che rompesse un equilibrio fra le variagate maggioranze sparse tra i tanti enti locali, montani e via raccontando. Con tutto questo che c’entra pigliarsela con Napolitano? Se non sbaglio forse l’unico Presidente della Repubblica italiana venuto fin qui, l’altro, quello del Consiglio un po’ scaduto, si fermava prima e per non correre rischi le sue “cocorite” le prendeva da fuori caricate subito sull’aereo di tutti ma con destinazioni molto personali.
tempo di carnevale e di frittelle eccovi le fritelle di mia madre , che in Gallura \ Sassarese chiamiamo frijioli o frittelle lunghe
per problemi di sfasamento template metto una dimensione piccola , quindi se volete vederla ingrandita cliccateci sopra . Per chi volesse la ricetta eccovela essa è tratta da http://www.ricetteecooking.com/
FRITTELLE LUNGHE SARDE ("zippulas" o "frisjoli" o "cattas")
Versare in una capiente ciotola le due farine e mescolarle; intiepidire il latte, sciogliervi il lievito ed unirlo gradatamente alle farine, impastando con un movimento circolare.
Continuare la lavorazione per un po', sollevando e sbattendo l'impasto con una sola mano dall'alto verso il basso, ed aggiungervi quindi la scorza grattugiata dell'arancio, quella del limone ed i liquori. Continuare a lavorare per almeno un quarto d'ora fino ad ottenere un composto liscio e morbido.
Coprire la ciotola con della pellicola da cucina e fare lievitare in un luogo tiepido e privo di correnti d'aria per circa un'ora: l'impasto deve raddoppiare, ed e' pronto quando si formeranno sulla sua superficie delle bollicine.
Versare l'olio in una padella antiaderente piuttosto larga e procedere alla frittura ( url molto utile per chi , ma non solo , non ha mai fritto o frigge per la 1 volta ) non appena raggiunge la giusta temperatura (per verificare cio', versarvi un cucchiaio d'impasto: se quest'ultimo a contatto con l'olio si gonfia subito, si puo' procedere alla realizzazione delle frittelle).
La difficolta' maggiore nella realizzazione di questa ricetta sta proprio in questa fase, che richiede una certa manualita': e' indispensabile utilizzare un imbuto con un'apertura di circa 2,5 cm., possibilmente munito di un manico lungo per evitare di scottarsi con l'olio caldo mentre si fa scendere l'impasto nella padella; in alternativa, si puo' utilizzare una bottiglia d'acqua capovolta della capacita' di 1500 ml. precedentemente tagliata lungo la sua meta'.
Il procedimento e' il seguente: inumidire l'imbuto con dell'acqua e versarvi con un mestolo un po' di composto tappandone momentaneamente l'apertura con l'indice ed il medio di una mano; avvicinare la bocca dell'imbuto alla superficie dell'olio caldo e lasciarvi cadere l'impasto disegnando una lunga spirale, partendo dal centro della padella verso l'esterno in senso orario; questa operazione va effettuata piuttosto lentamente, avendo cura al contempo di controllare con l'altra mano la frittella che si sta gonfiando, allontanandola con una forchetta dall'impasto ancora crudo che si sta continuando a versare.
Appena la spirale di frittella assumera' un bel colore dorato, capovolgerla e farla cuocere anche dall'altro lato. Sgocciolare man mano le frittelle cosi' ottenute su della carta assorbente da cucina e passarle nello zucchero semolato,facendolo aderire abbondantemente su tutta la superficie.
Procedere cosi' fino all'esaurimento dell'impasto. Servire calde. con miele o con zucchero . io uso entrambi
N.B Il composto non deve essere troppo liquido ma sufficientemente denso da scorrere lentamente ma con facilita' attraverso l'imbuto; se occorre, si puo' aggiungere un po' di latte tiepido all'impasto. l'impasto dev'essere fatto lievitare davanti ad una fonte di calore ( mamma usa il caminetto ) per 60\90 minuti .
Curiosità
Queste lunghe frittelle sono un dolce tipico della Sardegna; si fanno nel periodo di Carnevale con piccole varianti da zona a zona: c'e' ad esempio la ricetta che prevede le uova e quella che impiega per l'impasto l'acqua al posto del latte (od entrambi in parti uguali); sono chiamate "zippulas", "frisjoli longhi" o "cattas", a seconda del paese di origine. Questa ricetta, che non e' altro che una delle tante versioni esistenti, ne rappresenta sicuramente un giusto ed equilibrato compromesso dal risultato veramente gustoso !
Uccisa
perché vicina a Gheddafi, nel giorno dell’anniversario della
“liberazione”. E’ il destino di Hala Misrati, la famosa presentatrice
televisiva pro-regime, trovata morta in un carcere di Tripoli. Era la
voce più influente della propaganda dell’ex leader libico, per questo le
“brigate rivoluzionarie”, i ribelli, le hanno tagliato la lingua,
probabilmente anche seviziata e torturata in carcere, causandone la
morte. Secondo il canale al-Arabiya, l’episodio sarebbe avvenuto il 17
febbraio, primo anniversario dell’avvio della cosiddetta campagna di
liberazione dal regime di Gheddafi.
E’ una morte, atroce, ma anche senza dubbio scomoda per chi sta
cavalcando un altro tipo di propaganda, in Occidente e in Europa, e
vuole far credere che davvero sia in atto una “Primavera” di libertà e
un processo di democratizzazione dei Paesi arabi.
Proprio per questo le violenze dei ribelli, spesso efferate, sono state
taciute, durante la guerra civile e pure dopo. Del sacrificio di Hala
Misrati pochi parlano, gli organi di stampa italiani quasi ignorano la
notizia, non dandone alcun risalto. La storia, secondo la logica della
divisione in “buoni e cattivi” di cui anche a casa nostra abbiamo avuto
esempi eloquenti (ogni riferimento alla Resistenza è puramente casuale),
ha deciso che il tiranno Gheddafi, ancorché tollerato per decenni da
tutto il mondo occidentale, era il cattivo. Hanno vinto quindi i buoni, e
certo non si possono sbandierare ai quattro venti i crimini e le
efferratezze dei “liberatori”.
E’ la legge della propaganda, la stessa propaganda per la quale Hala
Misrati è morta. Non faceva più parte dei vincitori, quindi
improvvisamente era diventata il “male”. Davvero un mistero come si
possa concepire e accettare che una donna, solo perché vicina ad un ex
dittatore, venga uccisa in quel modo.
D’altra parte non c’è da stupirsi: la propaganda nostrana ha nascosto le
influenze del fondamentalismo islamico annidate tra i ribelli, e ha
persino fatto credere che il fenomeno delle “Primavere arabe” fosse nato
spontaneamente, grazie al tam tam su internet. La libera e democratica
rete.
Peccato che in Libia solo il 5% della popolazione usi internet. E non è
che in Paesi come Egitto e Tunisia la percentuale sia esagerata: circa
il 18%.
Ci raccontano menzogne su menzogne. E allora perché punire in un modo
così crudele Hala Misrati? Solo perché propagandava, anche con coraggio e
senza mai rinnegarlo, un regime che non faceva più comodo a nessuno?
Chissà dove sono finiti i paladini e le paladine occidentali dei diritti delle donne.
Anche se stando alle ultime news è viva infatti il sito invece d' ammettere l'errore trova più comodo cancdellare anziché rettificare
Michele
Santoro non era il grande conduttore che faceva guadagnare l’azienda? E
rappresentava una vera fortuna per la Rai? E che grazie all’audience
che otteneva riusciva a far fruttare all’azienda milioni di pubblicità?
Si direbbe di no.
E’ di oggi la notizia che il Tribunale Civile di Torino ha condannato la
Rai a corrispondere la tutt’altro che modica cifra di 5 milioni di euro
alla Fiat Gruop Automobiles, a causa di un servizio dai contenuti
considerati denigratori sulla vettura Alfa Mito andato in onda durante
la trasmissione di Annozero il 2 dicembre 2010.
Secondo il dispositivo della sentenza, il comportamento del giornalista
autore del servizio Corrado Formigli è stato “denigratorio perché
scredita il valore di un’auto che è il simbolo di una casa
automobilistica produttrice, e difforme dal vero in quanto atto a
rappresentare una falsa realtà”, mentre la Rai è stata ritenuta
corresponsabile “per il solo fatto di avere messo a disposizione i suoi
mezzi di organizzazione e diffusione, conservando, quale datrice di
lavoro, la potestà di dettare regole di comportamento e di adottare le
concrete decisioni circa i modi di svolgimento della prestazione”.
Santoro, invece, secondo il giudice Mauro Sabbione non c’entra nulla, in
quanto “estraneo all’organizzazione della gara”. Quindi assolto.
Già, perché mai un conduttore dovrebbe essere responsabile di video dal
contenuto denigratorio che vengono mandati in onda durante la sua stessa
trasmissione?
In realtà pagheranno solo i contribuenti: il danno patrimoniale è stato
calcolato nella somma di 1 milione 750 mila euro, quello non
patrimoniale in 5 milioni e 250 mila. Due milioni però dovranno essere
spesi tramite la pubblicazione della sentenza a spese dei condannati,
entro due settimane sui maggiori quotidiani nazionali ed entro un mese e
mezzo sul periodico Quattroruote. La spesa totale, quindi, ammonterebbe
a circa 7 milioni di euro.
Un bel gruzzoletto, non c’è che dire. Il cachet di Adriano Celentano a
Sanremo rappresenta soltanto il 10% delle multa che la Rai dovrà pagare a
causa di Annozero.
Cosa diranno ora coloro che sostenevano che stipendi e buonuscita di
Santoro erano giustificati dall’audience e dal fatto che la Rai
guadagnasse tanti soldi per merito del conduttore? Probabilmente non
diranno nulla. Il problema è che il canone non lo pagano soltanto loro.
Il
Presidente Napolitano è in visita a Cagliari e stavolta ha assaggiato
la protesta, al posto delle solite folle con bandierine di carta. Ormai
interviene senza freni sullo scenario politico e lancia precisi segnali,
come la riforma del welfare. Evidentemente sottovaluta il fatto che il
popolo italiano sta diventando sempre più consapevole del gravissimo
tradimento alla Costituzione, con la cessione di fatto della nostra
sovranità nazionale. Non una parola sullo scellerato Trattato SEM
(Meccanismo Europeo di Stabilità) che veicola gratuitamente i soldi
degli Italiani nella cassa dei banchieri, che saranno immuni da ogni
responsabilità e liberi di manipolare le risorse finanziarie a loro
piacimento, senza alcun controllo istituzionale da parte dei governi e
dei parlamenti degli Stati europei.
Di che va parlando questo Presidente, che da “custode” della
Costituzione va assecondando passivamente la dittatura finanziaria
europea, già responsabile della tragedia del popolo greco e in procinto
di aggredire l’Italia con analogo sistema…?
Ascolta la voce di chi ancora resiste, ti prego non farti ingannare! Guarda oltre queste mura...oltre la guerra e la paura! Ascolta la voce di chi ancora resiste, ti prego non farti ingannare! Guarda oltre queste mura...oltre la guerra e la paura!
Finalmente gli scienziati di cono No al potere e alle loro pressioni detratte dalla fobia del terrorismo quando sono loro che la loro politica egoistica e opprimente ne creano le basi e poi piangono lacrime di coccodrillo o e con la paura limitano il dissenso soprattutto quello pacifico
repubblica online del 19\2\2012
Virus H5n1, dati pubblici La scienza beffa gli Usa
I ventidue esperti dell'Oms da Ginevra: "Renderemo note le ricerche sulla variante umana dell'aviaria". Gli Usa: "pericolo terrorismo", ma la comunità scientifica ribatte: "I vantaggi sono superiori ai rischi" di ARTURO ZAMPAGLIONE
NEW YORK - La Casa Bianca aveva fatto di tutto perché gli studi sulla mutazione dei virus dell'influenza aviaria rimanessero top secret. "C'è il pericolo - avevano osservato i collaboratori di Barack Obama - che i terroristi li utilizzino per scatenare catastrofiche pandemie". Si era mobilitato anche il Nsabb (National science advisory board for biosecurity), il comitato americano che veglia sugli agenti patogeni, chiedendo di rendere noto solo il riassunto delle ricerche in atto, tralasciando ogni dettaglio. Ma la pressione degli Stati Uniti a livello politico e scientifico si è rivelata inutile.
La decisione. Dopo una riunione di due giorni convocata presso la sede di Ginevra dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), un gruppo di ventidue esperti di bio-sicurezza ha deciso a maggioranza di permettere la pubblicazione dei dati, sia pure aspettando qualche mese perché vengano completate ulteriori verifiche. "Secondo il gruppo, i rischi terroristici sono inferiori ai vantaggi che possono derivare dalle ricerche in termini di vaccini preventivi, test diagnostici e farmaci anti-virali", ha spiegato Anthony Fauci, uno dei grandi esperti americani di Aids e malattie infettive, che ha però ribadito l'opinione contraria della sua delegazione.
La mutazione. Il virus dell'influenza aviaria - in sigla H5N1 - è stato individuato per la prima volta a Hong Kong nel 1967. Pur presente nel pollame di molti paesi, soprattutto asiatici, ha contagiato finora solo 600 persone, causandone il decesso di circa la metà. In sostanza è difficile che si trasmetta agli esseri umani, ma ha un tasso di mortalità ben più alto del H1N1, cioè dell'influenza suina che creò un allarme mondiale nel 2009-2010. Grazie a finanziamenti federali americani, il virus è stato poi studiato in profondità da due team di ricerca, il primo guidato da Ron Fouchier all'Erasmus medical center di Rotterdam, il secondo da Yoshihiro Kawaoka all'University of Wisconsin-Madison.
Gli scienziati sono riusciti l'anno scorso a realizzare una mutazione del virus che lo rende molto più contagioso per i mammiferi. Negli esperimenti già completati, infatti, attraverso alcuni piccoli cambiamenti genetici del virus H5N1, i due team di ricercatori sono riusciti a infettare dei furetti usati come cavie e ad avere così un'idea di come potrebbe reagire il corpo umano.
Certo, gli esperimenti sulla mutazione sono stati fatti sin qui in laboratori super-protetti. Ma che cosa succederebbe se i batteri dovessero per sbaglio diffondersi nell'atmosfera o se un gruppo di bio-terroristi di impadronisse dei risultati della ricerca per mettere a punto un'arma biologica? Lo scenario sarebbe apocalittico. Anche gli scienziati più prudenti ipotizzano conseguenze peggiori dell'influenza spagnola che nel 1918, subito dopo la prima guerra mondiale, uccise 50 milioni di persone nel mondo.
L'Oms. Nel dicembre scorso il Nsabb americano ha chiesto alle due più autorevoli riviste scientifiche, Science e Nature, di censurare gli articoli che avevano intenzione di pubblicare sull'aviaria. Poi a gennaio è stata annunciata una moratoria di 60 giorni sulle ricerche sulla influenza H5N1, in attesa di una decisione dell'Oms, che ha convocato la settimana scorsa il comitato dei 22. "È necessario che i risultati delle ricerche siano pubblicati interamente nell'interesse della medicina mondiale - ha detto Fouchier dell'Erasmus - i rischi che le informazioni cadano nelle mani dei terroristi sono molto limitati". Più cauto è stato invece Keija Fukuda, il dirigente dell'Oms presente ai lavori, che ha chiesto che la decisione sulla pubblicazione non venisse resa subito operativa in modo da completare una valutazione dei pericoli.
E il Forum c'è stato, due giorni fa a Ginevra. Due sono stati i punti all'ordine del giorno discussi presso la sede dell' OMS: l'estensione temporanea del periodo di stop della ricerca sulle forme modificate di virus H5N1 e al tempo stesso il riconoscimento che la ricerca deve continuare al fine di tutelare la salute pubblica e deve essere resa nota.
"Dato l'elevato tasso di mortalità associato a questo virus – il 60% degli esseri umani che sono stati infettati sono morti - tutti i partecipanti all'incontro hanno sottolineato l'elevato livello di preoccupazione per questo virus influenzale nella comunità scientifica e la necessità di saperne di più con ulteriori ricerche" ha detto il dottor Keiji Fukuda, vice direttore generale della Health Security and Environment dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. "I risultati di questa nuova ricerca hanno messo in chiaro che i virus H5N1 hanno la potenzialità di trasmettersi più facilmente tra le persone e ciò sottolinea l'importanza cruciale della sorveglianza continua e della ricerca su questo virus."
Ma su una cosa sono stati tutti d'accordo: un ulteriore ritardo nella pubblicazione dei manoscritti per intero avrebbe avuto più benefici per la salute pubblica rispetto alla loro imminente pubblicazione.
Nei prossimi mesi, in attesa di nuovi incontri sulla questione, sarà necessario puntare ad aumentare la consapevolezza e la comprensione di questa ricerca attraverso la comunicazione, ed incrementare la biosicurezza nei laboratori.
Francesca Mancuso
in conclusione del mio post leggo questo articolo che ...
da repubblica del 19\2\2012
INTERNET
In mostra la prima e-mail della storia
un indiano inventò la posta elettronica
Il National Museum of History ha acquisito il copyright del codice informatico del primo "messaggio" inviato nel '78 da Shiva Ayyadurai. "la gente cerca è una connessione, ha bisogno di crearsi dei legami con altri esseri umani", dice l'inventore di FEDERICO RAMPINI
Shiva Ayaddurai
L'EMAIL viene accolta nel museo. Nel senso che potremo visitare "la prima email", ricostruire il percorso esatto della sua genealogia, grazie alla Smithsonian Institution di Washington. La più importante istituzione museale degli Stati Uniti ha "acquisito" tra le sue collezioni giovedì scorso tutta la documentazione sulla nascita delle email, i copyright, comprese le 50.000 "frasi" di codice informatico che contengono in sé una "cronaca" dell'invenzione della posta elettronica .
Naturalmente gli esperti sono pronti a disquisire, obiettare e precisare, perché la data di nascita della posta elettronica è oggetto di discussioni infinite. Ma d'ora in avanti farà testo il materiale custodito nel National Museum of American History. Che, manco a dirlo, ben presto sarà visitabile anche… online.
Il padre dell'email. Si scopre così che la email ha un padre vero, con nome e cognome. È un indiano trapiantato negli Stati Uniti dall´infanzia. Si chiama Shiva Ayyadurai ( foto a sinistra ) nacque nel 1963 nel Tamil Nadu e quindi aveva solo 15 anno quando "inventò" la email nel 1978. Era liceale, alla Livingston High School, quando mise a punto il primo sistema di posta elettronica per la facoltà di medicina e odontoiatria del New Jersey. La sua paternità ha un marchio indiscusso: Ayyadurai, che in seguito divenne uno scienziato al Massachusetts Institute of Technology, ha ottenuto tanto di brevetto dallo U. S. Copyright Office, che lo ha certificato nel 1982 come l´inventore della prima email in senso moderno. Lui stesso naturalmente ha sempre ammesso che quella del 1978 non fu un'invenzione-lampo, un'intuizione solo personale, né una novità assoluta. Forme di posta elettronica sono esistite prima ancora di Internet, dai tempi del suo antenato che si chiamava Arpanet, nato nella comunità scientifica con l´impulso del ministero della Difesa americano. Fin dal 1973 nel mondo della ricerca informatica vennero proposti degli standard per codificare messaggi. Oltre ad Arpanet ci furono altri network "primordiali" come Autodin e Plato.
"Messaggi inutili". Ma Ayyadurai diede alla email il formato che grosso modo le è rimasto fino ai nostri giorni, introducendo la "casella" degli arrivi, delle partenze, e le "cartelle" per la memorizzazione. Nel 1982 il Simple Mail Transfer Protocol (Smtp) divenne uno standard di Internet che consente il trasporto dei messaggi. L'anno precedente, nel 1981 il giovane cervello indiano era già stato premiato nell'ambito della Westinghouse Science Talent Search. In occasione della sua consacrazione di fronte al pubblico di massa, con l'ingresso nel museo di storia nazionale, Ayyudai è stato intervistato dal Washington Post. Che gli ha chiesto se dalla sua invenzione del 1978 a oggi non ci sia stata una proliferazione perfino eccessiva della posta elettronica, un diluvio universale da "sovra-comunicazione". La risposta dello scienziato indiano-americano: "La maggior parte dei messaggi inviati oggi sono inutili o irrilevanti, e questo oltre che alle email si applica agli sms. Ho l'impressione che non si tratti più di comunicazione. Quello che la gente cerca è una connessione, ha bisogno di crearsi dei legami con altri esseri umani".
e propria mentre finisco di leggere questo articolo sulla mia bacheca di fb mi compare questo video di una canzone in sardo
che dice le stesse cose contenute in questo articolo e conferma quando diceva de Gregori con questa sua famosa canzone ripresa da Fiorella Mannoia