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23.6.12

accuse a napolitano sulla trattiva con la mafia per spianare la strada al decreto salva ruby e nuovo bavaglio intercettazioni ?

è vero che Napolitano non sarà uno stinco di santo e che ha molti scheletri nell'armadio  come quello  di aver  fatto  approvare con la  sua  astensione  , insieme ad altri 3  ,  in cambio  di  rai3  al Pci  , il decreto  d'urgenza fatto dal Caf /  Craxi , Andreotti , Forlani )   salva frequenza  mediaset   negli anni '80   ed  in particolare   queste  ultime  accuse  vere o presunte  che  siano ,  sulla  trattica  tra mafia e stato  . Su cui  la smentita  è  una  smentita    che  non convince (  e non smentisce  ma lascia solo dubbi  )   , perchè chi smentisce solo dicendo che sono   cose  prive di fondamento e  di logica  , ma non argomentano punto per punto , e come se si nascondesse o confermasse indirettamente le accuse ) . Ora  è vero che  in un paese  dove  un alta carica    come questa è solo sospettato  dovrebbe dimettersi e non aspettare   che lo  gli venga chiesto 






Micromega intervista il fratello del magistrato assassinato dalla mafia: "È sconvolgente che al Quirinale si dia ascolto a chi come Mancino cerca di frenare quei magistrati coraggio che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia. Parlare addirittura di avocazione o di accorpamento delle indagini significa una cosa sola: si vuole fermare il lavoro della Procura di Palermo. Che questo avvenga dalla più alta carica dello Stato è una cosa estremamente grave e non può che portare a una sola conseguenza: l'ipotesi di impeachment per il Presidente della Repubblica. Fino a quando non sarà cancellato il peccato originale di una Seconda Repubblica fondata sulle stragi del '92 e '93 l'Italia non potrà mai dirsi un paese democratico e civile"






Ma  mi  sembra il caso che queste accuse  vere  o presunte  ci  penserà  la magistratura  ad appurarlo    capitano a fagiolo e contemporaneamente  ( forse cercano pressioni  e  compagnia \ inciuci )         altrimenti  non riescono a  farlo   alla richiesta  del centro  destra  di leggi.u anti intercettazioni e  modificadi quella  sulla corruzione    per  salvare  il presidente   dal  troiumine  sex  ruby  
.Infatti   qui lo si vuole deligittimare proprio come si fece con l'altro presidente  della  repubblica  Osar Luigi Scalfaro  (   ambiguo secondo alcuni   di spessore  secondo altri   )   le  cui  accuse rivoltegli non riguardavano interferenze nelle indagini, bensì   accuse di corruzione  cioè aver  preso soldi  da servizi  segreti   cioè da parte del SISDE  



Ma  A differenza  dell'altro sepolcro imbiancato  seppe  con il discorso  sopra  riportato  difendersi  e  far  diventare sul nascere  la campagna di fango  mediatico  . Ora  secondo il mio amico   Daniel Mapex  : <<  (....)  Non importa che le intercettazioni abbiano o meno rilevanza penale, conta il dato politico, ossia che è scarsamente credibile. Per questo negli USA sarebbe già all'impeachment (...)  >> Su  cui non concordo completamente  perchè si   è vero meriterebbe l'impeachement  o si dovrebbe  dimettere perchè  è  un fatto grave  che un' alta  carica  riceva  accuse  gravissime e pesanti    , ma mi sembra strano la tempistica con cui sono uscite queste notizie , proprio in contemporanea con : 1) la richiesta da parte del centro destra e l'accettazione del ministro di giustizia di una severa legge sulle intercettazioni ., 2) di cambiare la legge sulla corruzione proprio isulla precrezione e sull'attribuzione del reato

22.6.12

Il poeta "terrorista", quante ne dobbiamo sentire ancora?


Così i Servizi segreti, schedarono il cantautore:


Il De André Fabrizio?
"Terrorista, anarchico e cantautore"



di Matteo Tassinari
Viene da sorridere... Uno canta (e in che modo poi) la pace, la conclusione di ogni guerra per tutta la sua vita, i soprusi dei più deboli e dove va a finire? Sul taccuino "nero" dei Servizi segreti antiterrorismo italiani. Mi pare logico, secondo le regole poche, ma ferree (come le idee) degli apparati statali dediti alla sicurezza dell'Ordine (e disordine) targati anni '70. Verrebbe da ridere, se non fosse che è tutto vero. (a chi interessa il prosieguo è al http://mattax-mattax.blogspot.it/).

20.6.12

...senza titolo....







Stella d'oro,

stella fragile,

stella di quiete,
sorridi, una notte,
conforta i cuori sdruciti,
abbandonali
in una culla d'arpe.


Morte a perdere di daniela tuscano


E' Calabria e sembra Africa. Ma senza alcuna cartolina. Dev'essere così l'inferno: una landa senza futuro e priva di passato, una distesa di nulla. Un cane randagio, scalcagnato, avanza nel sole. Le gambe rachitiche nell'irrespirabile aria ciottolosa.
Non sa nemmeno perché finisca dentro quel bidone di catrame. Forse inseguiva qualcosa: una farfalla, un segno alato che interrompesse, con qualche indecifrabile poesia, la monotonia di quella linearità atroce. Resta intrappolato. Nemmeno si dibatte, nel vischio nero: sa solo supplicare, con quel guaito prolungato. Che non si capisce se sia dolore o abitudine. I nessuno come lui si odono solo nel lamento.
Ma, stavolta, non si può ignorare. Piange e sembra che, con lui, pianga il mondo. Accorrono, gli umani. Chiamano un veterinario. Ma questi, constatata la sua non appartenenza, lo abbandona al suo destino. Il cane è privo di padrone. Non esiste.
Flette il capo, sotto il sole. E' lentamente crocifisso. Paga lo scotto d'una libertà incomprensibile. Prigioniero, più che del bitume, dell'indifferenza. E' solo come un cane: un numero in meno. Non occorre nemmeno disfarsi della carcassa: già si trova in uno scarico. Muore per una ricerca di felicità. A lui è stato concesso solo un allucinato presente.

Cane nel catrame, i veterinari di Reggio Calabria lo lasciano morire


Leggendo  su nocensura  ma  che razza di   questa  storia  mi  chiedo con una domanda ovvia e da una risposta  ovvia  e scontata    veterinari sono questi  ?   .  Io  ho scritto  tutto la mia indignazione  , come suggerito dallo staff  del sito in questione  . Però , però per  non abbassarmi  a volgarità  gratuite ed insulti personali   e generalizzati  (  perchè  ci sono  anche dei veterinari  che fanno  il  loro dovere   egregiamente  e sanno distinguere  al regola dall'eccezione  e  non hanno , come questi il cuore  di ghiaccio e   di burocrati  )













"Cane nel catrame, i veterinari di Reggio Calabria lo lasciano morire" Che un veterinario si comporti in quel modo, non è ammissibile. Non ci sono giustificazioni. Invitiamo tutti gli amici degli animali a scrivere una email al Sindaco di Reggio Calabria, al Presidente della Regione e all'Ufficio Relazioni Pubbliche dell'ASL di Reggio Calabria, con preghiera di inoltro alla Direzione Sanitaria. (sul sito non è indicato l'indirizzo email della sezione Veterinaria)
PER RENDERE VELOCE L'INVIO, ABBIAMO PREPARATO UN BREVE TESTO, DA FIRMARE CON NOME, COGNOME E CITTA'.
Questi gli indirizzi a cui spedire:
IL TESTO:


Alla cortese attenzione di:
- Sindaco di Reggio Calabria, Demetrio Arena
- Ufficio Relazioni Pubbliche ASL Reggio Calabria, con preghiera di inoltro alla Direzione Sanitaria.
- Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti
Con la presente, vi invitiamo caldamente ad assumere severi provvedimenti punitivi nei confronti del Veterinario che, stando a quanto riportato da numerosi testimoni, dopo esser intervenuto su chiamata dei cittadini per soccorrere un cane finito inavvertitamente in un bidone di catrame, lo ha abbandonato senza soccorrerlo dopo essersi reso conto che si trattava di un randagio sprovvisto di microchip. Tale comportamento, crudele e assolutamente irrispettoso della vita di un animale è ancora più grave perché compiuto da un veterinario e non può essere tollerato.
Vi prego altresì di riferire pubblicamente sui provvedimenti che intendete assumere: non ci dimenticheremo di questa storia e pretendiamo GIUSTIZIA, un soggetto come quello NON PUO' fare il veterinario.

Distinti saluti

NOME COGNOME CITTA'.
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SUL SITO WEB DELL'ASL DI REGGIO CALABRIA - SERVIZIO VETERINARIA - NON è PRESENTE NESSUN INDIRIZZO EMAIL A CUI SCRIVERE, PER QUESTO MOTIVO SUGGERIAMO DI SCRIVERE ALL'URP. (UFFICIO RELAZIONI PUBBLICHE)


SE QUALCUNO PERO' VUOLE FARSI SENTIRE TELEFONICAMENTE, I RECAPITI SONO QUESTI:
Via Troncovito Gallico Superiore - Reggio Calabria
Direttore: Dr. Mario Marroni
Tel. 0965/347187
Dirigente Veterinario: Dr. Filippo Crucitti
Tel. 0965/347182
Dirigente Veterinario Referente Anagrafe Bovina:
Dr. Francesco Laganà
Tel. 0965/347183
Ispettore:
Sig. Francesco Riso
Tel. 0965/347178
Segreteria: Tel. 0965/347184/5 Tel/fax 0965/347186

Dopo  questa  breve  elucubrazione  eccola  storia  

Un cane è finito inavvertitamente in un bidone di catrame: i cittadini allertano le autorità, il veterinario - dopo un lungo periodo di attesa - si presenta sul posto: vede che il cane è un randagio, che non ha il microchip: volta le spalle e se ne va, lasciandolo morire agonizzante. Salvarlo sarebbe stato facile, e sapere che a FREGARSENE è stato un VETERINARIO, coloro che dovrebbero PER PRIMI volere bene ai cani, fa ancora più arrabbiare.
CI AUGURIAMO CHE SIA IDENTIFICATO E PUNITO SEVERAMENTE, deve essere rimosso tempestivamente dall'incarico di veterinario, un soggetto senza cuore come questo non può fare quella professione!
Questa mattina abbiamo pubblicato un articolo e un'immagine su Facebook dedicata agli amici a 4 zampe, per sensibilizzare sul non lasciarli in auto, sotto il sol leone, visto che ogni anno accadono vicende di questo tipo... 

Staff nocensura.com


Di seguito l'articolo sul fattaccio:
Una scioccante storia proviene da Reggio Calabria e riguarda, nuovamente, un caso di crudeltà contro gli animali. Un povero cane è rimasto suo malgrado intrappolato in un bidone di catrame, ma gli addetti veterinari interpellati dai passanti si sono rifiutati di intervenire, lasciando l’animale alla morte. Dura la reazione dell’ex Ministro Michela Vittoria Brambilla: «Chi ha sbagliato paghi».
Il tutto è avvenuto a Sambatello, una frazione di Reggio Calabria, dove un randagio – forse nel tentativo di superare un recinto – è caduto in un bidone per la raccolta del catrame. Rimasto bloccato e impossibilitato a muoversi, i primi soccorsi sono arrivati dai passanti, i quali hanno prontamente chiamato i veterinari dell’Asp. L’incaricato sopraggiunto sul luogo però, certificando l’assenza di microchip impiantato sottopelle, ha deciso di lasciarlo morire perché non regolarmente registrato. Poco importa della dignità di un essere vivente e chissà che l’esemplare non fosse tatuato sulla zampa inferiore, ovviamente invisibile perché sprofondata nel bidone.
Basite tutte le associazioni per la difesa degli animali, come ENPA, LAV, Lega del Cane, Leidaa, Oipa, Chiliamacisegua, rappresentate nella Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente. In una nota si esprime sgomento e la richiesta di provvedimenti per chi si è reso responsabile di questo comportamento disumano: 
«Colpisce la sostanziale indifferenza con cui le autorità preposte dalla legge a intervenire quando i cittadini segnalano la presenza di un animale in difficoltà, hanno lasciato morire questo povero cane. La bestiola è rimasta infatti per ore a guaire e lamentarsi, ma nessuno di coloro che avrebbero dovuto almeno provare a trarlo in salvo ha fatto qualcosa per toglierla da quella trappola. E dopo ore ed ore di atroce agonia l’animale è morto. Dov’erano le istituzioni? E i cittadini? Se è mancato il senso del dovere, che fine ha fatto il buon cuore? Fatti simili non sono accettabili e denotano la più totale mancanza di civiltà e di sensibilità.»
E pensare che, per quanto non semplicissima, l’operazione di salvataggio avrebbe potuto portare al completo recupero del cane. Ma, a quanto pare, i soliti cavilli burocratici e la completa mancanza di buon senso hanno avuto la meglio.

19.6.12

Il nuovo che avanza. il neodeputato Adinolfi del PD: "Fornero ok! Ora legalizziamo il poker live"


perchè npn si trasferisce  negli Usa . ?









Dopo aver piantato un polverone pur di entrare in un parlamento ormai delegittimato e per i soli pochi mesi che mancano al suo sciogliemento, chiedendo a gran voce le dimissioni del deputato Tidei (eletto sindaco di Civitavecchia), ecco le ricette che il neodeputato Mario Adinolfi vuole portare avanti in questo breve scorcio di legislatura:  "Sosterrò Elsa Fornero e chiederò la legalizzazione del poker live".
Insomma, non era forse meglio che restava ai tavoli di poker (il neoparlamentare del PD è un noto giocatore di tornei di poker), piuttosto che finire ai tavoli della politica?

18.6.12

progettare ed imparare a costruire una casa ecologica ed economica in sardegna

catturata dal tgr sardegna del 16\6\2012

In sardegna in tempo di crisi e di perdita di lavoro un gruppo di giovani ha creato anzi stà creando perchè il progetto è in work progress e d aperto a tutti gli interventi e alle condivisione delle idee un progetto di costruzioni ecologica . Ecco in sintesi di cosa  si tratta  . Articolo  presa da http://www.stilenaturale.com/
Progetto Barega: Bio Architettura per un Gruppo d’Azione  Un laboratorio aperto (all’aperto!) per abitare e costruire sostenibile ed economico in Sardegna, tutto fatto a chilometro zeroBarega è una località nel sud-ovest della Sardegna ed è stato scelto da un gruppo di giovani come nome per un progetto di condivisione dei saperi sull’abitare sostenibile. 
«Barega è diventato l’acronimo di “Bio Architettura Rete Economica Gruppo d’Azione” ed è un progetto - raccontano Giampietro Tronci ed Emiliano Pinna, due dei promotori - nato per diffondere una nuova consapevolezza e nuove opportunità legate al tema dell'abitare, in uno dei territori economicamente e socialmente più problematici dell’Isola, come il Sulcis-Iglesiente».


   Un momento del lavoro nel laboratorio all'aria aperta


IL tutto nasce dall’idea di Giampietro di costruire una casa ecologica ed economica nel suo terreno di Barega. Attorno a questo progetto si è formato un gruppo di persone, poi costituitosi in associazione che nei mesi ne ha concepito uno ancora più ambizioso: «vogliamo trasformare la realizzazione di un edificio eco-compatibile in occasione di condivisione, formazione, aggregazione e convivialità, che sia dal punto di vista ideale che temporale vada oltre la semplice realizzazione stessa del manufatto».





Una parte del prototipo abitativo del Bio Architettura Rete Economica Gruppo d’Azione

Fino a settembre, si svolgeranno vari seminari formativi che accompagneranno le fasi del cantiere della casa, o meglio del “prototipo abitativo”, come precisano Giampietro ed Emiliano, che rappresenterà l’opportunità per diffondere e sperimentare tecniche di costruzione con materiali reperibili a chilometro zero. E sarà un modo per far festa, dal momento che insieme ai workshop si terranno degli eventi collaterali come concerti, mostre d’arte e mercatini di acquisto e baratto. «Il progetto ha attirato l’interesse di importanti attori del settore come l’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, l’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, diversi ordini professionali, imprese di costruzioni e produttori di materiali per la bioedilizia e siamo convinti che i saperi coinvolti nel progetto possano essere capitalizzati e condivisi, fino a creare un format operativo replicabile in qualsiasi luogo».
Il progetto è aperto a tutti e muta continuamente in funzione di nuove idee e spunti:chiunque si riconosca nella filosofia può partecipare, magari semplicemente come allievo dei workshop oppure più attivamente aiutando nell’organizzazione degli eventi o arrivando addirittura a prendere parte alla progettazione delle soluzioni tecniche. «L’obiettivo ultimo dell’associazione - continuano Emiliano e Giampietro - è fare in modo che nel territorio sia i singoli che le piccole imprese artigiane imparino nuovi modi di edificare e riscoprano vecchie tecniche di cui si è persa memoria, unendo il “saper fare” e le risorse locali. Per costruire spendendo molto meno per i materiali, favorendo l’economia locale, risparmiando energia, rispettando l’ambiente e con risultati eccellenti per quanto riguarda il comfort abitativo e la qualità di vita».

Info: 

La discesa


Centoquaranta giorni estremi. Di vita, di resistenza, di ferraglia. Centoquaranta giorni dall'alto, di fronte a un panorama di gomitoli bigi, in un'altezza che non sfiorava il cielo. La bandiera è stata arrotolata e Stanislao ha toccato nuovamente terra. La sua battaglia si è conclusa. Forse. 

A lato: il sindaco Pisapia in compagnia dei lavoratori Treninotte durante le feste pasquali 2012
.
Stanislao era l'ultimo dei dipendenti della Wagon Lits, i treni-notte soppressi lo scorso dicembre. Da allora era salito sul traliccio assieme ad altri compagni. Da lassù, guardava scorrere i serpenti grigi e la sua vita filante. Li sentiva fischiare e la mente correva dalle sabbie infuocate ad ali di gabbiano, ad albe irrorate di sole, a ottocenteschi tramonti. L'Orient Express, chissà.
Lui non si fermava mai. Per questo, il 10 giugno, quando li hanno reintegrati tutti, Stanislao era rimasto in alto. "Perché ancora trenta lavoratori rischiano il posto", spiegava. Fin quando il caldo non l'ha vinto. Non la solitudine, perché uno come Stanislao non ha timore di sé stesso. Quella torre futurista era diventata il suo confessionale, il suo specchio, l'albero su cui si arrampicava da bambino.
Adesso la canicola fiacca Milano, e anche questo è normale, questo untume appiccicoso che tutto travolge. Ma la torre, io la vedo sempre gelida, come la prima volta, in due ore piovose. Muta e sordida, monumento di moderne schiavitù. Ma Stanislao l'ha promesso: tornerà presso quel gigante scuro. Lo farà per quei trenta colleghi. Lo farà per i suoi occhi di stelle. Lo farà per i fulgidi raggi di sole.

Memorie di un tossico 1979 33 anni dopo di Matteo tassinari







Serpico a Forlì


di Matteo Tassinari


Stavo sbollendo uno dei miei tanti sballi in piazza Saffi, quella centrale, sotto i portici della chiesa san Mercuriale. La mia residua attenzione fu rapita da una serie di camionette di Vigili Urbani e Questura e auto in borghese più un blindato per eventuali viaggi verso le prigioni. Ai miei occhi, già di loro espressione di una forte alterazione in corso, sembrava di assistere allo sbarco in Normandia. In realtà era una delle tante retate del corpo Vigili Urbani sezione antidroga, capitanata da un certo Tatti che aveva sollecitato anche la Polizia capitanata dal commissario De Viola


Una psiche malata



Lo chiamavamo Serpico (o Eliminatore) e come tutte le uniforme eravamo rifiuti tossici. Si pavoneggiava a tutore impavido della legge, tracotante, aggrovigliato nelle proprie forsennate pulsioni da capo-branco o mandriano, destinato a perdersi nei confini devastati della sua realtà in una ciurma mal sana. Una fiumana infinita e ardimentosa di prodi temerari, manco fossimo dei narcotrafficanti. Aspirava a salire di grado, Tatti, perché si sentiva il più in gamba. Per assicurarsi uno scatto di carriera si dedicava a giochini di cui era maestro: trucchi, anche abietti, per danneggiare e confondere eventuali rivali. Tatti era un umiliatore per vocazione. In lui, era innato il senso del potere ‘sbirresco’, nel senso più deleterio del termine, quello che ti fa sentire un Eliminatore per giustizia personale e sociale, quindi autorizzato dalla società civile. Un'Eleminatore legale. Una razza orribile che avrei preferito non conoscere mai




Federico Aldrovandi, ucciso la notte del 25 settembre 2005 per arresto cardio-respiratorio
e trauma cranico-facciale dopo una "collutazione" con una pattuglia della polizia di Ferrara.


Vè, c'è un asino che vola


Un uomo prigioniero di una cervello arroventato, vittima della propria personalità patologicamente scissa. In tanto baccano mentale, penso che si sia fatta ampio spazio l’idea che la verità umana di noi tossici, non poteva che essere cacata, stracciata, deforme e falsa. In tale luridume psichico, c’era posto solo per l’inutile ragionevolezza che proveniva dalle sue viscere più interne... (a chi interessa il continuo di questa post, clicchi qui altrimenti, tanti saluti http://mattax-mattax.blogspot.it/ )

17.6.12

è necessario un nuovo concilio di trento ? la chiesa allo sbando .



mi sa   che  quest'articolo  ha  ragione  è la stessa impressione   che  ho  avuto  anch'io ,ma  non riuscivo a trovare le parole per  dirlo . Quando questo bellissimo articolo mi  è venuto  incontro  


IL CONCILIO DI TRENTO È FINITO. DOPO 5 SECOLI
giugno 17, 2012

Corriere della Sera La Lettura 17 giugno 2012



Prospettive
II problema non sono i corvi vaticani ma il ribaltamento delle pratiche devozionali
Il Concilio di Trento è finito. Dopo 5 secoli
Non regge più il modello organizzativo centralistico e parrocchiale definito nel ’500
Ora la Chiesa rischia di diventare una confederazione di movimenti in lotta tra loro

di Marco Rizzi

. . .

Sarebbe un errore collocare le vicende rese pubbliche dai «corvi» vaticani sul ritmo breve della cronaca. Occorre misurarsi con i tempi lunghi propri della Chiesa cattolica; si assiste, infatti, all’esaurirsi del modello di chiesa elaborato dal Concilio di Trento alla metà del XVI secolo, che il Concilio Vaticano II ha cercato di aggiornare ai profondi mutamenti intercorsi nei secoli successivi.
Dottrina e disciplina erano le parole chiave del Tridentino: l’univocità dei contenuti della fede, compendiati nel catechismo emanato nel 1566 da Pio V, si accompagnava alla puntigliosa regolamentazione dell’amministrazione dei sacramenti e di ogni altro aspetto della vita religiosa, sino ad allora segnata dalla varietà delle liturgie, dei culti e delle esperienze (dai pellegrinaggi alle più diverse confraternite laicali), caratteristica dell’epoca medievale. Grazie all’obbligo di osservare in tutte le chiese il calendario e la liturgia romani (fece eccezione solo il rito ambrosiano), il fedele viveva una esperienza totalizzante dello spazio e del tempo: il suo orizzonte immediato era la parrocchia — che non a caso teneva sino alla riforma napoleonica i registri di nascita, matrimonio, morte — ma la partecipazione alla messa domenicale e ai vari periodi dell’anno (Avvento, Quaresima, Pasqua) lo inseriva in un flusso che si allargava a tutto il mondo e all’eternità.
La Curia romana era al centro di questo disegno: da corte di un sovrano territoriale si trasformò in un vero e proprio organismo di governo centrale di una realtà enorme e complessa, dotata di una burocrazia specializzata che estendeva il suo controllo sino all’ultimo dei sacerdoti. Una burocrazia che garantì alla Chiesa cattolica d’instaurare un rapporto dialettico, non subalterno né conflittuale, nella competizione con gli emergenti Stati nazionali per il controllo degli individui, al tempo stesso fedeli e sudditi.
Il modello tridentino è valso per cinque secoli, reggendo anche alla prima ondata di secolarizzazione che nel XVIII secolo seguì all’Illuminismo e alla rivoluzione francese; esso iniziò a mostrare crepe solo nel secondo dopoguerra, con la cultura di massa e la possibilità di sperimentare, accanto a quelli tradizionali, nuovi modelli di vita e di gestione del tempo. Il Vaticano II ha provato a rispondere a questa mutata situazione, conservando l’impianto tradizionale di dottrina e disciplina del culto, cercando però di accorciare la distanza tra centro e periferia, tra esperienza quotidiana del fedele e respiro eterno della fede; vanno intese in questo senso la riforma liturgica con l’uso delle lingue volgari (sempre però nell’ambito di un rito universale), l’attenuazione dell’ideologia gerarchica che aveva sin lì dominato il rapporto tra fedeli e clero (con l’universale chiamata alla santità), la stessa riforma della Curia.
L’aggiornamento si è scontrato con l’accelerazione dei processi di secolarizzazione degli ultimi cinquant’anni; con il «ritorno del sacro» di questi ultimi tempi, è così emersa una religiosità di ascendenza quasi medievale, basata sulla spontaneità e l’eccezionalità dell’esperienza religiosa, coniugata con i caratteri propri dell’epoca tecnologica. Come mostra anche il saggio di Marco Marzano Quel che resta dei cattolici (Feltrinelli), l’ordinata pratica religiosa parrocchiale si è svuotata, sostituita da pellegrinaggi, culti particolari, esperienze legate a personalità carismatiche; la catechesi settimanale è stata sostituita dal flusso ininterrotto delle radio mariane o della televisione dedicata a Padre Pio, e la reliquia del santo è stata rimpiazzata dalla foto scattata col telefonino al santuario. Giovanni Paolo II lo aveva intuito; da lui hanno preso avvio i pellegrinaggi legati alle Giornate mondiali (della famiglia o della gioventù), l’aumento delle canonizzazioni e la riduzione dei tempi richiesti (il grido «santo subito», risuonato al suo funerale, ricorda l’acclamazione popolare che portava all’elevazione agli altari in epoca pre-tridentina), la concentrazione nella sua persona di una valenza carismatica più che istituzionale. In questo quadro, si è pensato che i nuovi movimenti ecclesiali, sganciati dal tradizionale riferimento territoriale, potessero rappresentare una soluzione, rinsaldando i fedeli nella dottrina e nella disciplina, di fronte alla secolarizzazione.
In altri tempi era accaduto qualcosa del genere, basti pensare ai francescani e agli altri ordini mendicanti medievali. Tuttavia, anche se spesso in competizione tra loro, questi apportavano risorse, simboliche e materiali, al Pontefice quale vertice di una Chiesa ancora poco strutturata al centro; ora, invece, in presenza di un governo e di un Pontefice istituzionalmente forti, i movimenti sembrano piuttosto rivaleggiare per appropriarsi di tali risorse, a danno del corpo complessivo della Chiesa; esempi significativi, in ottica ancora tridentina, sono le richieste di liturgie proprie o la creazione di seminari sottratti alle diocesi. In questo modo, la deriva settaria è sempre in agguato. La stessa Curia romana, come ogni burocrazia in difficoltà nell’individuare con esattezza l’oggetto del proprio governo, tende a consumarsi in conflitti interni e a tutelare posizioni particolari, pur affermando di farlo in nome del superiore interesse del Pontefice.

La Chiesa cattolica deve quindi ripensare se stessa. Un po’ brutalmente, si potrebbe dire che può scegliere. Ridursi a una confederazione di sette, come le denominazioni evangeliche anche se su scala ben maggiore, o fare tesoro di una tradizione che l’ha percorsa dall’antichità al Medioevo: comprendere al proprio interno risposte molto diverse alle richieste poste dalla fede e dalla vita cristiana, quasi si trattasse di cerchi concentrici, accogliendole apertamente tutte, senza privilegiarne alcuna e indicando con dolcezza il percorso che dal margine più estremo conduce al cuore dell’annuncio evangelico. L’apertura di Benedetto XVI verso i divorziati, all’incontro delle famiglie a Milano, può essere letta come un passo in questa direzione.

Il Pontefice

Antonio Ghislieri (1504-1572) fu eletto Papa nel 1566 e assunse il nome di Pio V (nel ritratto qui sopra).
Nello stesso 1566 pubblicò il catechismo romano elaborato in seguito al Concilio di Trento (1545-1563)


L’inchiesta Marco Marzano «Quel che resta dei cattolici» (Feltrinelli, pp. 256, € 16)n

finalmente una donna che cerca di compemrendre noi uomini

https://youtube.com/shorts/3B7FiXa1cic?is=9E1VEmApjZDxebOC