17.2.25

"La porta di confine": miniaturizzazione e versi “griffati” dalla dimensione poetica del mio amico e concittadino Francesco Pasella




 Il mio amico  e  compagno di  strada  Francesco  Pasella   mi  ha  regalato   il suo  libretto  poetico  : 


La plaquette lirica “La porta di confine” (Poesia tra mondi emersi) di Francesco Pasella è la 67esima opera della “Piccola collana di memorie”, ideata da Salvatore Tola e sviluppata negli anni con il collaborativo impegno di Salvatore Ligios della Soter editrice.  Francesco   ha  ,  tesi che  condivido , come  riportaa Mario Pischedda (visionarioe  poliedrico  artista di Bortigiadas, videomaker, fotografo, poeta-scrittore e giornalista), che del poeta Francesco evidenzia la “rara dote che pochi hanno, ovvero la brevità a cui aggiungere anche l’umanità e per chiudere il cerchio direi anche più di un verso felice e paradossalmente ermetico e spaziale”. Il riferimento è: “Lanciare dardi,/ ami,/ su cosmi fumanti”.//. E il nostro poeta tempiese “è un lanciatore, un discobolo direi di dardi poetici su cosmi fumanti”.  

Altra preziosità sta nella riproduzione del Paesaggio agrodolce, olio su tela di Giuliano Sale (pittore nato a Cagliari nel 1977, vive e lavora a Milano), in sintonia con la porta di confine esplora artisticamente l’ambiguità contemporanea.>> .   Infatti  secondo : << "La porta di confine": miniaturizzazione e versi “griffati” dalla dimensione poetica del tempiese Francesco Pasella >> Logudoro live  la miniaturizzazione poetica operata da Francesco Pasella, sia nel limite numerico delle composizioni che nell’essenzialità estrema dei versi pubblicati, lo porta a concentrare e griffare con il suo stile, di profonda concettualità, un ermetismo estremo e stratificato riflessivo linguaggio, sperimentato e consolidato con innumerevoli pubblicazioni, per varcare limiti tra realtà e oltre. In tempi di totalizzante globalizzazione e di poteri attenti ad innalzare muri ci arriva un messaggio di poesia che incede verso l’esaltazione dell’esperienza conoscitiva e che parla ai cuori; insomma un coltivo di ponti proiettati a stabilire contatti e dialogo tra persone e culture, capaci di sfidare tempi e fedi dai segni ancestrali. [...] .

Francesco Pasella propone anche  se   usando   solo  il cuore e  poco la mente    la sua personale visione e senso-valore dell’esperienza poetica e  non solo  da riscoprire con segni di contemporaneità, attingendo alla sua originaria sorgente di umanità ed alle molteplici interpretazioni dei flussi di pensiero che cattura con una straordinaria capacità di introspezione e sensibilità per le emozioni fugaci da trasformare in simboli di fratellanza e di esperienza poetica dalla dimensione universale.Infatti  <<La parola-poesia porta >> sempre secondo   Logudoro lice <<ad esplorare e comprendere, analizzare i tempi che consumano
indistintamente il tutto, nonostante lo “scorrere e ripetersi” esistenziale, ma è anche connessione e sincretismo per far emergere legami di e tra culture: l’atzeca-messicana mediata dal senso cristinianizzante. E da questa varcata porta di confine, tra mondi emersi, possiamo “vivere/ il giorno dei morti/ mesoamericano,/ quando le anime/ tornano per far festa,/ maschere ricamate,/ altari per brindare,/ carri e sfilate,/ banchetti per vivere”.// >>

 Fra    le  poesie più belle     che  mi sono piaciute

La pressione  sul cuore
un  cuore     che chiede aiuto allla mente  

cosmi  fumanti

lotta  per  essere  se stesso  e   allostersso tempo  non andare alla deriva   nel mare della  vita 

il mio  albero 

ha  trovato  qul centro  di gravità permanente    che  noi  tutti cerchiamo e  lo rafforza    e  lo sviluppa                   

Mi  è piaciuto     perchè  in tale   opera    c'è Un culto di radice e identità per avvicinare due mondi ed onorare la memoria dei propri antenati, nella consapevolezza che “nei gusci mollicci siamo morti,/ si è frantumato il cuore”,/ ma lo spirito è presenza ed essenza vitale di ricordanza della fase naturale dell’esistenza.Ma  soprattutto  Altra preziosità sta nella riproduzione del Paesaggio agrodolce, olio su tela di Giuliano Sale (pittore nato a Cagliari nel 1977, vive e lavora a Milano), da  me ripresa   qui  a  sini.stra  in sintonia con la porta di confine esplora artisticamente l’ambiguità contemporanea.

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