13.2.25

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n XIX farsi aiutare da persone fidate , non isolarsi ma rivolgersi a psicologi, terapeuti, mediatori familiari o centri antiviolenza che possono fornire strumenti pratici e supporto emotivo

puntata XVIII

Spezzare il ciclo della  violenza sulle donne è una  sfida complessa.  Fondamentale è la prevenzione, attuata  con strumenti educativi per  costruire un ambiente più sicuro e sano, sia per chi subisce  sia per chi si trova in qualche  modo intrappolato in situazioni di tensione.Abbiamo scritto più volte che essere consapevoli di come la violenza sia inaccettabile è il primo passo per agire. Occorre quindi non isolarsi, ma rivolgersi a psicologi, terapeuti, mediatori familiari o centri  antiviolenza che possono fornire strumenti pratici e supporto emotivo per affrontare queste situazioni.Quando parliamo di non isolamento, intendiamo che è importante avere un sistema di supporto, come la famiglia, gli amici o le associazioni locali. Insomma, una rete di sicurezza tale da fare la differenza. Essere in contatto con persone fdate è fondamentale.Sono necessari programmi  educativi e campagne di sensibilizzazione che portino a favorire comportamenti positivi e rispe!osi nei confronti   della donna riducendo drasticamente la violenza. Quindi  parlarne apertamente può essere un atto liberatorio e occorre incoraggiare altri a fare lo stesso, rompendo il silenzio. Fin dall’infanzia bisogna inserire nei programmi  scolastici l’uguaglianza di  genere insegnando valori come il rispetto, sradicando così  sul nascere gli stereotipi di genere e coinvolgendo soprattutto il genere maschile.Il ruolo dei media è importantissimo sulla promozione di rappresentazioni positive e rispe!ose delle donne, coinvolgendo gli uomini nella lotta contro la violenza, educandoli al rispetto e al riconoscimento delle disuguaglianze. Non solo, le istituzioni devono fornire alle donne strumenti per raggiungere l’indipendenza economica, così come corsi di formazione e opportunità lavorative.Detto ciò, impariamo a riconoscere i segnali di relazioni abusive e a offire aiuto in situazioni in cui il rischio di violenza è elevato, prima che questa si concretizzi. Questo non vuol dire necessariamente che ci debba essere un coinvolgimento personale, ma che possono intervenire anche altre realtà, oltre ai canali che offre lo Stato. Soprattutto  perchè  come   è  testimoniato   dalle  cronache     dei diversi  femminicidi  e  come  dice  lo stesso manuale    . Nella    maggior  parte  dei  casi     le  persone      pericolose   sono   quelle più  vicine    .  Infatti  le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono commessi nel 62,7% dei casi da   partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze  fisiche (come gli schiaffi calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera di partner o di ex.

Ma  come     aiutare  una  donna  che è vitima di  violenza   prima  che  esso diventi  femminicidio ?   Bella domanda    ecco cosa  consiglia   questo  Vademecum per aiutare una donna che subisce violenza -  della   Casa delle donne per non subire violenza Bologna

  Avere il sospetto o essere a conoscenza che una donna che conosciamo è vittima di violenza e/o stalking da parte di un uomo con cui è, o è stata, in una relazione affettiva ed intima, spesso provoca in noi sentimenti contrastanti.Non sappiamo come comportarci e ci chiediamo se sia giusto intervenire, soprattutto se conosciamo entrambi, la donna che subisce violenza e l’uomo che l’esercita. Spesso il sospetto o la certezza del maltrattamento subito da una donna che conosciamo può suscitare in noi sentimenti di rabbia o incredulità: potremmo non credere a ciò che ci viene raccontato o pensare che la donna abbia fatto qualcosa che la rende almeno in parte responsabile della violenza che subisce. Potremmo sentirci frustrati dalla sua difficoltà a cogliere l’aiuto che le offriamo.Fare i conti con la violenza nelle relazioni d’intimità comporta mettere in gioco i nostri sentimenti e pensieri, confrontarci con i nostri pregiudizi e prendere una posizione: cioè schierarsi dalla parte delle donne che subiscono violenza e non dalla parte di chi la esercita.


Come faccio a capire se una donna viene maltrattata?

Esistono degli indicatori (psicologici, comportamentali, fisici) che possono aiutarci a comprendere se una donna subisce violenza:

psicologici: paura, stati d’ansia, stress, attacchi di panico, depressione, perdita di autostima, agitazione, auto colpevolizzazione
comportamentali: ritardi o assenze dal lavoro, agitazione in caso di assenza da casa, racconti incongruenti relativi a lividi o ferite, chiusura o isolamento sociale
fisici: contusioni, bruciature, lividi, fratture, danni permanenti, aborti spontanei, disordini alimentari.

Esiste un solo modo per saperlo con certezza: chiederlo direttamente.E’ importante che la domanda sia posta in un contesto di calma e tranquillità. E’ fondamentale che la donna si senta a suo agio e al sicuro, perché possa parlare.Le donne sono reticenti a parlare per vergogna, per paura che il compagno lo venga a sapere, per timore di non essere credute, perché pensano che sia colpa loro. E’ molto importante ascoltare, offrire il proprio supporto, con atteggiamento non giudicante e non forzare a prendere decisioni.


Come posso aiutarla?

Informati sulle dinamiche della violenza di genere sulle donne, non azzardare consigli ma documentati sull’argomento e chiama un centro antiviolenza. Si tratta di situazioni complesse e spesso pericolose.Non pensare di trovare soluzioni rapide, definitive, semplici.In caso di reale pericolo non metterti in pericolo anche tu, ma chiama le forze dell’ordine.


Che atteggiamento tenere?

Assicurati di avere tutto il tempo per ascoltare il suo racconto.Rassicurala che credi a ciò che ti sta raccontando.Non stupirti del fatto che il racconto può far emergere sentimenti della donna verso il compagno molto diversi fra loro: amore e paura, stima e odio, volontà di chiudere la relazione e speranza di una riconciliazione.Dille che non c’è nessuna giustificazione alla violenza, che è una responsabilità di chi l’agisce.Fai domande per capire da quanto tempo avviene la violenza, se è aumentata nel tempo e nella gravità, se ci sono armi in casa. Ti serviranno per capire la pericolosità della situazione e l’urgenza di una soluzione. Non sottovalutare le sue paure. Non farle domande tipo: “perché non te ne sei andata prima/non lo lasci?”. Si sentirà giudicata e non compresa nella complessità della situazione che sta vivendo.Evita di dare giudizi e consigli su quello che deve fare. Sarà lei stessa a dirti ciò di cui ha bisogno. Non prendere iniziative senza accordarsi con la donna stessa.Spesso al maltrattamento si associa un forte isolamento e una chiusura verso l’esterno. La tua vicinanza e solidarietà sono molto importanti.Una delle minacce usate più frequentemente dal maltrattatore per ricattare la donna vittima delle sue violenze è quella di dirle che perderà i figli in caso di separazione o denuncia. Aiutala a capire che non è una “cattiva” madre se cerca di proteggere i suoi figli e che la violenza a cui assistono può essere destabilizzante per loro.Sostieni le sue decisioni e rimandale forza. Ci sono sempre rischi legati a ogni decisione presa da una donna maltrattata ed è stata molto coraggiosa ad aprirsi e a raccontarti. Rassicurala che non rivelerai al suo compagno quanto ti ha esposto:ciò potrebbe recarle ulteriori rischi. La fase della separazione, in caso di maltrattamento, può essere molto pericolosa.Dalle il numero di telefono del centro antiviolenza più vicino. Rassicurala del fatto che lì sarà ascoltata, troverà informazioni utili, non verrà forzata a prendere decisioni e che le sarà garantita la riservatezza.

In caso di emergenza chiamare: 

Linea di aiuto sulla violenza, multilingue e attiva 24 ore su 24 in tutta Italia: 1522, chiamata gratuita.

Carabinieri: 112

Polizia: 113

Emergenza sanitaria: 118

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