per approfondire il contesto di Capaci e il dopo ( Borsellino- via d'Amelio , le bombe delle 1992\93 e il colpo di coda [?] di mafia e potere politico )
auto degli uomini della scorta del giudice Falcine
Come ben sapete , cari compagni di strada e di viaggio , io sono sempre contrario agli anniversarti e alle celebrazioni ufficiali ma li celebro qualche giorno prima o qualche giorno dopo in ( almeno ci provo ) maniera non retorica celebrativa e d ipocrita cavalcata da cloro che lo accusarono di essersi messo da solo la bomba all'addaura - Ma a causa di problemi di lavoro e di salute , per questo evento lo faccio in tale data e con ricordi diretti o semi indiretti .
Ricordo tale evento come se fosse oggi . Infatti ci sono eventi che ti rimangono impressi dal farti ricordare quello che sta facendo o dov'eri quando hai appreso la notizia del fatto . E la strage di Capaci ( anche se in realtà' l'attentato non avvenne proprio a capaci . Infatti secondo la voce di https://it.wikipedia.org/wiki/Capaci : << [...] Il 23 maggio 1992, sull'Autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio di Isola delle Femmine, un comune adiacente [....] ) è uno di questi . Ricordo che stavo studiando per le ultime interrogazioni ed alle 18.55 feci una sosta per sentire i titoli del tg3, quando già 5 minuti prima smisero di fare pubblicità e comparve non ricordo se La Cuffaro o la Berlinguer annunciando la news che già circolava essendo l'attentato avvenuto un ora prima . Io urlai con e lacrime a volto , e scosso riferisco la news a mia madre che si trova in cucina a preparare la cena . E lei venne in soggiorno e mi disse << avrai sentito male >> , di non preoccuparmi , poi scosso aspettai due \ tre minuti in più quando il tg3 delle 19 apri con la notizia e con l'aggiornamento della morte del giudice e vedi mia madre con il volto rigato dalle lacrime .
Ricordo le immagini ( di cui trovate sotto una foto )
Ma non come descritto dall'ottimo speciale di Atlantide di andrea purgatori andato in onda sabato 18\5\2019 su la7 intitolata "Capaci le verità nascoste " non sapevo o avevo vaghi ricordi tramite i giornali e vari servizi tv , su la confusione che ci fu dopo la strage .
La trasmissione mi ha fatto ricordare di come falcone inizio a morire per gli attacchi da quelli che ora l 'osanno e ( mi pare che non si sono neppure scusati per la merda fango che gli hanno gettato addosso ) santificano
Spero d'esserci riuscito e d'aver svolto il dovere di ricordare non solo falcone ma anche gli uomini della sua scorta senza retorica e frasi di circostanza un fatto della storia italiana con cui non abbiamo ancora fatto i conti e di cui ancora ( vedere siti citati all'inizio e la trasmissione di Atlantide di Andrea Purgatori citata e che trovate qui sul sito della trasmissione http://www.la7.it/ ) ancora avvelena il nostro paese e della mia gioventù
« Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana. » (Giovanni Falcone)
Forse sono cose viste e riviste, lette e rilette e chi ha l'età cioè quelli della mia generazione 1976-1983 le ricorderà bene.Ma penso sia utile, per tutti ma soprattutto per i più giovani, poter fare un breve riepilogo di fatti molto gravi accaduti a giovanni falcone fino a poco prima della sua morte. qui è qui possibile vedere (o rivedere) diversi video molto importanti fra cui quello sopra riportato Ricordo ancora come se fosse oggi il giorno dell'eccidio di Capaci è uno di quegli eventi che ti rimangono scolpiti nella memoria e non se vanno più . Ero all'epoca del fatto uno studente sedicienne , che il 23 di maggio ( quell'anno era di domenica ) durante una pausa studio girovagava in tv per sapere i risultari del campionato , capito alle 18.55 su rai 3 . Ricordo che al posto ella pubblicità pre telegiornale sullo schermo ci fu la redazione del tg3 che annunciava quello che era successo a capaci e la probabile morte di Falcine . I miei occhi s'inumidirono di lacrime Feci un urlo tanto da far correre mia madre dalla cucina , e quando le dissi quello che era successo , lei mi disse : << avrai sentito male , adesso c'è il telegiornale >> . Quando esso apri proprio conntale notizia , anche mia madre rimase scossa . Purtroppo sia a causa del cheratocono che stava pegggiorando sia agli ultimi impegni scolastici e a causa di un temporale che fece bagnare fino a renderla illegibile l'edizione straordinaria di repubblica ( che fino al 1993\4 non usciva mai di lunedi ) e a una chiamata andata a vuoto per il trapianto e la seconda andata a buon fine , vidi le immagini di capaci solo in ospedale
Oh Dio, mandaci dei matti, di quelli che siano capaci di esporsi, di quelli che siano capaci di scordarsi di loro stessi, di quelli che sappiano amare con opere e non con parole, di quelli che siano totalmente a disposizione del prossimo.
A noi mancano matti, oh Signore, mancano temerari, appassionati, persone capaci di saltare nel vuoto insicuro, sconosciuto e ogni giorno più profondo della povertà; di quelli che sono capaci di guidare la gente senza il desiderio di utilizzarla come sgabello per salire loro; di quelli che non utilizzano il prossimo per i loro fini.
Ci mancano questi matti, oh mio Dio! Matti nel presente, innamorati di una vita semplice, liberatori del povero, amanti della pace, liberi da compromessi, decisi a non tradire mai disprezzando le proprie comodità o la propria vita, totalmente decisi per l'abnegazione, capaci di accettare tutti i tipi di incarichi, di andare in qualsiasi luogo per ubbedienza, e nel medesimo tempo liberi, obbedienti, spontanei e tenaci, allegri, dolci e forti.
due parole sono poche ed una troppa per esprimere il mio disgusto di questo stato che ipocritamente va a funerali o da in pompa magna medaglie ed onorificenze delle vittime , ma non solo per quelli più in vista gli altri come lui non sa che farsene o gli emargina \ mobizza
da repubblica online d'oggi
L'autista di Falcone: "Scampato al tritolo di Capaci ma rottamato dalle istituzioni" Giuseppe Costanza era con il giudice il 23 maggio 1992, giorno della strage: "Dopo mi misero a fare fotocopie". In un libro il racconto del suo drammadi SALVO PALAZZOLO - video di GIORGIO RUTA
PALERMO - "Al risveglio, dopo l'esplosione, pensavo di aver vissuto il giorno più brutto della mia vita, il 23 maggio 1992". Giuseppe Costanza, l'autista del giudice Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci, scuote la testa. "No, mi sbagliavo. Non era quello il giorno più brutto della mia vita. Restare in vita è stato peggio. Quasi una disgrazia, una condanna. Perché dopo un anno di visite e ospedali, al lavoro non sapevano cosa farsene di me".
Giuseppe Costanza vicino ai resti dell'auto sulla quale viaggiava con Giovanni Falcone e Francesca Morvillo L'uomo sopravvissuto al tritolo della mafia è rimasto schiacciato per anni dalla burocrazia del ministero della Giustizia. "Mi misero a fare fotocopie", racconta. "Rinchiuso in fondo a un corridoio del palazzo di giustizia di Palermo, dentro un box. Era mortificante dopo otto anni passati in prima linea sempre accanto al giudice Falcone. Mi sentivo rinchiuso in una gabbia, per di più costretto a sopportare il mobbing di un capo ufficio a cui era chiaro che non andavo a genio". In quei giorni, a Giuseppe Costanza non importava per niente di aver ricevuto una medaglia d'oro al valor civile. Lui voleva solo lavorare. "Non certo come autista - dice - non potevo più farlo, volevo essere assegnato in un ufficio in cui la mia esperienza potesse essere utile. Ad esempio, avrei potuto coordinare il parco auto del tribunale". Ma gli dissero che era necessaria una qualifica più alta per quel lavoro. E gli spiegarono con pignola precisione burocratica che la promozione per meriti di servizio è prevista solo per il personale militare. "E che cosa ero stato io se non un militare? - sbotta - nell'auto blindata di Giovanni Falcone c'era una radio collegata con la sala operativa della questura, accanto a me c'era il giudice. E alla cintola portavo sempre una pistola con il colpo in canna".Venticinque anni dopo la strage di Capaci, l'uomo sopravvissuto a trecento chili di tritolo ha deciso di scrivere un libro per raccontare la sua odissea, prima nei gironi infernali accanto al suo giudice, poi, da solo, negli altri gironi terribili, quelli di una pubblica amministrazione ottusa.Stato di abbandono, si intitola il commuovente libro di Giuseppe Costanza (scritto assieme a Riccardo Tessarini, edizioni Minerva). La storia di un uomo semplice, che pensava di avere già vinto la sua battaglia con la vita, e poi invece scoprì che aveva ancora un altro nemico da sconfiggere. Un esercito di piccoli burocrati. "Dopo anni di lettere, proteste, piccole vittorie e ancora altre umiliazioni, nel 2004 sono stato dispensato dal servizio", sussurra Costanza, come fosse una sconfitta, che lui continua a non accettare. "Pensavo di poter dare ancora tanto alle istituzioni, pensavo di poter dare un contributo importante nell'organizzazione di un servizio delicato come quello dell'autoparco del tribunale di Palermo, impegnato a stretto contatto con i servizi di scorta. Ma, evidentemente, mi sbagliavo. Mi hanno rottamato".
Ora Giuseppe Costanza va in giro per le scuole di tutta Italia per parlare del suo giudice e degli anni difficili a Palermo. "C'eravamo sentiti telefonicamente la mattina di quel 23 maggio, per organizzare l'arrivo a Punta Raisi. Alle 17,45 sono all'aeroporto assieme alla scorta. Il giudice ha due borse nelle mani. "Strano", penso. "Non ha il suo computer". Lo portava sempre con sé, lo riempiva di annotazioni. Eppure, l'hanno trovato vuoto, ma questo l'ho saputo molto tempo dopo". È uno dei misteri del 23 maggio, il computer portatile era rimasto nell'ufficio di Falcone, al ministero della Giustizia. "Quel pomeriggio - ricorda Costanza - Falcone è alla guida, accanto c'è la moglie, Francesca Morvillo. Io sono dietro. Gli dico: "Ecco il resto che le dovevo". Mi aveva chiesto di comprare un cric. Mi guarda, sorride: "Aveva un pensiero - dice - non poteva aspettare più". Era sereno, Giovanni Falcone, nel suo ultimo viaggio verso Palermo. "La settimana prima mi aveva detto: è fatta, sarò il nuovo procuratore nazionale antimafia. Quel pomeriggio doveva incontrare alcuni suoi colleghi, ma non gli hanno dato il tempo. E ancora mi chiedo chi l'abbia voluto fermare". Presto, l'auto dell'ultimo viaggio di Falcone tornerà a Palermo. "Verrà sistemata fra i due palazzi di giustizia - spiega Costanza - non possiamo dimenticare".
Ma come di solito tu sei molto puntuale , mi direte , ed in certi casi anticipi ma stavolta arrivi tardi . Vero , ma poiché , Gli anniversari soprattutto quelli come questi sono materia friabile e
delicata. Essenziali nella costruzione e disciplina della memoria, eppure, e insieme, permeabili al rischio di trasformare la ritualità del ricordo in un simulacro. A maggior ragione quello del cratere di Capaci e sulla devastazione di via D'Amelio, acme della stagione stragista di Cosa nostra e punto di svolta della nostra storia repubblicana. Infatti
da il fatto quotidiano del 22\5\2022
A essere sinceri fino alla brutalità, dobbiamo ammettere che le commemorazioni per le stragi del 1992-’93 sono un rito stanco, ripetitivo, vuoto, noioso, inconcludente. Perché allora dedicare quattro pagine speciali del Fatto al 30° anniversario dell’assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro? Perché forse, in questa Povera Patria, esiste ancora qualcuno che non lo trova inutile. Ma dev’essere un ben strano soggetto. Guardiamoci intorno. La Sicilia e Palermo stanno per tornare nelle grinfie di Dell’utri e Cuffaro. FI, fondata e guidata da un signore tuttora indagato come mandante delle stragi, è al governo senza che nessuno ricordi quell’agghiacciante indagine, neppure quando l’indagato è candidato dal centrodestra al Quirinale. I pochi pm rimasti a scavare nei rapporti fra mafia e politica, come Gratteri, vengono sistematicamente sabotati e scavalcati, mentre fanno carriera i normalizzatori. La Consulta smantella, con la complicità di governo e Parlamento, il 41-bis e l’ergastolo ostativo: le due armi che, insieme ai pentiti, ci hanno consentito di sapere quel poco che sappiamo sulle stragi. Da otto mesi si attende la motivazione della sentenza d’appello che assolve i colletti bianchi per la trattativa Stato-mafia. Tra un mese si voterà su un referendum per riportare i condannati nelle istituzioni; e si terranno Amministrative al buio, senza che l’antimafia indichi per tempo i candidati impresentabili. Eppure restiamo fra i pochi temerari a pensare che la memoria sia utile. Non per i piani alti del Potere, dediti alla più lurida restaurazione. Ma per quelli bassi: i cittadini che, non avendo nulla da chiedere, da guadagnare e da perdere dai poteri criminali, possono permettersi il lusso di conoscere e cercare la verità. La verità sulle stragi in parte la sappiamo e in parte la intuiamo da quello che non sappiamo. È una verità tridimensionale che si estende in profondità a uomini e apparati politico-istituzionali, anche se troppe sentenze e ricostruzioni la appiattiscono a storia di bassa macelleria criminale.
Io non avrei saputo dirlo meglio sia perchè ero , anche se ricordo benissimo il fatto di Capaci / come quello di Via d'Amelio ) e cosa stavo facendo quando appresi la notizia e vidi quelli immagini agghiaccianti , avevo 16 anni , della figura fi Giovanni Falcone ho solo ricordi non miei ma mediati da : giornali , tv , familiari . E poi come dimostra il link sopra è un caso ancora aperto
Anime Salve (De André) l'assolo di violino del film omonimo Schindler's List Main Theme (John Williams)
Con questo post concludo la carrellata dei post sulla giornata \ setimana dela memoria , prima che diventi sempre più retorica stopposa e melliflua oltre che ipocrita come segnalato nel precedente post : « Moni ovadia boccia il giorno della memoria da qualche anno è solo retorica dimentica gli altri genocidi del novecento , è un occasione di manipolazione » e succeda ( ci siamo molto vicino purtroppo 😢😲 visto che la settimana del 27 gennaio si parla solo di Shoah e mettono sullo stesso piano\ in unico Genocidio Olocausto e Shoah ) come lo sfogo del 2023 durante una delle commemorazioni per la giornata della memoria Di Liliana Segre senatrice a vita e sopravvissuta all'Olocausto:« Temo che tra qualche anno sulla Shoah ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella .La gente, già da anni, dice 'basta con questi ebrei, è una cosa noiosa, la sappiamo, basta parlarne...», sempre Secondo Segre, « tra qualche anno sulla Shoah ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella. Le iniziative che possono venire da una vecchia come me a volte sono noiose per gli altri. Questo lo capisco perfettamente »[... da Milano, lo sfogo di Liliana Segre: "So bene che la gente è stanca di sentire parlare degli ebrei deportati" di https://www.milanotoday.it/]
Un ultima premessa prima del post in questione non sono testimone di geova . Ma quello che hanno subito nei lager i testimoni di geova ,inieme ai Rom\ zingari di cui ho parlato nei post per la giornata della menoria negli anni scorsi, è uno degli olocausti nazifascisti degli argomenti che la vulgata ufficiale del 27 gennaio \ giornata della menoria ( salvo ecezioni per specialisti o siti a 360 gradi ) omette e dimentica palando solo ed esclusivamente degli Ebrei . I testimoni di Geova furono perseguitati dal regime nazista tra il 1933 e il 1945. Nella Germania nazista vivevano circa 25.000[1][2] Studenti Biblici (denominazione che allora avevano i testimoni di Geova). Si stima che circa 10.000 di essi finirono nei campi di concentramento e che di questi circa 2.500 furono uccisi. Centinaia di testimoni di Geova furono uccisi per il loro rifiuto di prestare servizio militare nella Germania nazista e di giurare ad essa fedeltà. La storica Sybil Milton sottolinea il loro coraggio nell'atteggiamento di rifiuto alla Germania nazista[3].[...] . I nazisti, per conoscere il gruppo al quale apparteneva ciascun internato[66], affibbiavano sulla casacca dei detenuti, oltre al numero di matricola, un triangolo rovesciato di colore diverso. I prigionieri erano pertanto generalmente così suddivisi: [...]
un triangolo viola per identificare i testimoni di Geova, i "ricercatori della Bibbia", Bibelforscher[67][68][69][70], perciò detti anche "i viola", die Violetten[71].
Erano anche appellatti dai nazisti con i termini dispregiativi di Kriegsdienstverweigerer, coloro che non prestano il servizio militare, ossia obiettori di coscienza, Bibelwürmer, vermi della Bibbia, derivante da Bibelforscher e Bücherwürmer, topo di biblioteca, Himmelskomiker, comici del cielo, Jordanscheiche, sceicchi giordani, Himmelhunde, cani del cielo, o Bibelbiene, api della Bibbia, che qui assume la connotazione di "pidocchio", che nel linguaggio popolare significa anche "amichetta", "prostituta"[72]. [..] da Storia dei testimoni di Geova nella Germania nazista e durante l'Olocausto - Wikipedia
ma adesso parlare lascio la parola all'amico Enrico Carbini che mi ha fatto conoscere e spinto all'approfondimento di tale argomento
Oggi è il cosiddetto “giorno della memoria” in cui il mondo, solo una volta l’anno, si ricorda di una tragedia immensa. Noi non abbiamo bisogno di una data per ricordare i fratelli che nei campi di concentramento hanno visto e vissuto L’esperienza più atroce. I Testimoni di Geova avrebbero potuto evitarla con una semplice firma. E questo mostra una verità spietata:il male non chiede solo di ucciderti. Chiede che tu gli dia ragione. I Testimoni di Geova furono tra i pochissimi gruppi che non negoziarono.
August Dickmann Campo di Sachsenhausen
Fu il primo obiettore di coscienza giustiziato pubblicamente dal regime nazista.Gli offrirono la libertà in cambio della firma di abiura. Rifiutò.
Franz Reiter Condannato a morte, poi deportatoRicevette il modulo di abiura. Bastava firmarlo.Scrisse al comandante del campo una frase devastante per un regime totalitario:“La mia vita è nelle vostre mani. La mia coscienza no.”
Minna Döhring. Madre, Testimone di GeovaLe portarono via i figli. Le dissero: firma e li riavrai.Non firmò.Lei spiegò più tardi che insegnare ai figli a vivere nella menzogna sarebbe stato peggio che perderli.
La domanda che ci facciamo tutti è: se succedesse a me, riuscirei a fare come loro? Questa è la domanda più onesta che ci possiamo fare. nessuno sa chi sarebbe, prima di esserci dentro.Nemmeno loro lo sapevano.Erano persone normali che avevano fatto, per anni, piccole scelte di coerenza.Ed è qui il punto decisivo.Non si diventa capaci di resistere nel momento estremo.Si diventa capaci prima, nelle cose piccole:La coscienza non è un interruttore.È un muscolo.Chi nei lager non firmò, non lo fece perché improvvisamente eroe.Lo fece perché era già abituato a non cedere.Non dobbiamo sapere se saremmo capaci di morire.Dobbiamo sapere se siamo capaci, oggi, di non mentire a noi stessi.E poi c’è Geova che non abbandona mai. Molti nostri fratelli raccontarono dopo la guerra che, nei momenti di crollo, pregavano sottovoce.Non chiedevano di essere liberati.Chiedevano di non cedere.Lo spirito di Dio, per loro, era proprio questo:una calma, una chiarezza, una pace che permetteva di dire “no” anche tremando. Salmo 34:19 dice: “Molte sono le afflizioni del giusto, ma Geova lo libera da tutte.”Ecco perché i nostri fratelli, diventarono, anche nei campi di concentramento, irriducibilmente liberi.
La strage di Capaci( e poi quella di via d'amelio ) ci ha insegnato che la mafia non scompare: cambia pelle. E torna,sempre che se ne sia andata , quando abbassiamo la guardia. Strage Capaci, 1992: un
i resti del'auto di giovanni falcone
attentato che scosse per modo di dire perchè poi cambio la musica ma non i suonatori . Trentatré anni dopo, tra memoria e nuove sfide, l’Italia fa i conti con l’eredità lasciata da Giovanni Falcone e da quegli : « [....] uomini che hanno scritto pagine\ Appunti di una vita dal valore inestimabileInsostituibili perché hanno denunciato\il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato [....] »
33 anni. 12.053 giorni. È il tempo che ci separa da quel sabato 23 maggio 1992. Da quel sabato pomeriggio in cui tutto è cambiato.33 anni. 12.053 giorni. È il tempo che ci separa da quel sabato 23 maggio 1992. Da quel sabato pomeriggio in cui tutto è cambiato. Anzi, da cui nulla è cambiato. E non serve scomodare — di nuovo — la citazione più abusata della letteratura sulla Sicilia
. Certo, è cambiata la moneta. Sono cambiati i nomi degli aeroporti, delle piazze, delle strade. È cambiata persino la tonalità delle sirene, che quel pomeriggio tagliavano l’aria insieme agli elicotteri. E che avrebbero fatto lo stesso appena due mesi dopo.Sono cambiate le facce, i partiti, le sigle. Abbiamo visto scomparire la Prima Repubblica, nascere la Seconda, sprofondare nella Terza. O forse nella quarta. O magari perdere pure il conto. Sono cambiati i cellulari, le auto, i modi di parlare, forse anche la lingua che usiamo. Ma una cosa non è mai cambiata: la voglia di seppellire. In pompa magna e con tutti gli onori, sia chiaro.
Seppellire Giovanni Falcone. E con lui Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Seppellirli sotto corone d’alloro e bande musicali che suonano le note del silenzio. Come se non ve ne fosse stato già abbastanza. Seppellire con tutta la retorica dello Stato – e delle fasce tricolori e le alte uniformi – che onora i suoi servitori. Meglio quando sono morti.
Perché la memoria, se svuotata del conflitto, diventa cerimonia. E la cerimonia è rassicurante. Addomestica il dolore. Sterilizza la rabbia. La rabbia autentica di quelle giornate. La rabbia di una città che non voleva morire tra miseria, disoccupazione, emarginazione e pallottole e autobombe.
Così, ogni 23 maggio, si recita una liturgia salvifica. E chiariamolo, non recitano i ragazzi e le ragazze, la cosa forse più bella e viva, che scendono dalle navi e attraversano le vie di Palermo come stazioni di una via crucis. La liturgia è celebrata da uno stato che onora il sacrificio, piange il martirio, recita il
copione. E poi tutto torna al suo posto. Infatti non ci servono martiri per svegliarci, ma più semplicemente il coraggio di vivere con dignità. Di denunciare. Di schierarsi .
Un sistema stato che non protesse in vita Falcone e Borsellino – e prima di loro Costa e Terranova e Giuliano e Cassarà e Basile e Montana e Chinnici e tanti, troppi, uomini colpevoli di fare bene il proprio lavoro – oggi si presenta con il vestito impeccabile alle commemorazioni. Ma lascia sepolte le domande. Quelle vere. Quelle scomode. Come se la morte di Falcone bastasse a mondare i peccati di ieri, di oggi, di domani.
Ci vuole coraggio per presentarsi, come ha fatto la Presidente del Consiglio Meloni, alla giornata in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta e affermare testualmente che “Il loro esempio continua a guidare la nostra azione”.
Proprio a poche ore dal tentativo di infilare nel Decreto Infrastrutture una norma con cui il suo governo ha tentato di accentrare - e derogare di fatto - le norme del Codice antimafia.
E solo l’intervento in extremis del Presidente Mattarella lo ha scongiurato.
Ricordare è giusto, anzi il minimo sindacale.
Usare per propaganda politica il nome di Falcone, uno che per una vita intera è stato umiliato, infangato e infine sacrificato da parte delle istituzioni, è un’appropriazione indebita di un eroe nazionale.
Il tutto da parte di chi ha passato gli ultimi tre anni ad attaccare e delegittimare in ogni modo la magistratura di cui Falcone è l’esempio forse più alto e spesso dimenticato.
“Cara” Presidente, se vuole celebrare Falcone, non lo faccia a parole e con fiumi di retorica ma con i fatti, le azioni e, soprattutto, con le leggi ben fatte e dei garbugli e fatte rispettare . Concludo questo post oltre al ricordo della figura di Falcone e della sua scorta anche dell'altra protagonista
poco ricordata morta con lui ovvero la moglie Francesca Morvillo
Francesca Laura Morvillo è nata il14 dicembre 1945 a palermo ed è morta il 25 maggio 1992 a Palermo
La sua voce continua a parlare di coraggio .Francesca Laura Morvi!lo è stata l'unica donnamagistrato assassinata in Italia Brillante giurista, figlia di un sostituto procuratore e sorella di
un futuro magistrato, sì laureò con lode e vinse il premio Giuseppe Maggiare” per la migliore tesì penalistica. Ricoprì ruoli di rilievo come giudice ad Agrigento, sostituto procuratore per i minorenni e consigliere della
Corte d'Appello di Palermo. Fu anche dotente universitaria, impegnata nella tutela dell'infanzia. Nel 1979 conobbe Giovanni Falcone, con cui si sposò nel 1986. Il 23 maggio 1992, mentre viaggiava accanto al marito fu gravemente ferita dalla bomba mafiosa della strage di Capaci Morì
ore dopo in ospedale, diventando ia quinta vittima dell'attentato Aveva 47 anni Decorata con la Meciaglia d'oro al valor civile, è ricordata pericoraggio silenzioso, la dedizione alla giustizia e Il sostegno incrollabila al marito nella lotta contrò la mafia. In suo onore
sono stati intitolati centri minorili e spazi pubblici, simbolo di una vita spesa al servizio della legalità e del dovere civile.
Da oggi 16 luglio inizia il rituale celebrativo per il 20° anniversario di Via d'Amelio . Strage \attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L'agguato segue di due mesi la strage di Capaci, in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia Da quei pochi ricordi diretti , viste che non vidi subito in diretta come quelle per capaci ( vedere miei post del 22 e 23 maggio che potete trovare qui ) ero a raccogliere bacche di mirto per farne talee con mio padre e mio fratello .
foto ansa
Dai quei pochi ricordi dell'epoca, aveva 16 anni,fu unattentatodi stampo terroristico-mafiosomesso in atto il pomeriggio del19 luglio1992aPalermoin cui persero la vita il giudice antimafiaPaolo Borsellinoe la sua scorta : 1) Agostino Catalano il capo scorta ., 2) Emanuela Loi prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio, Vincenzo Li Muli,Walter Eddie Cosina ed infine Claudio Traina. L'unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l'esplosione, in gravi condizioni. L'attentato segue di due mesi lastrage di Capaci, in cui fu ucciso il giudiceGiovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.
Essi sono ricordi basati su immagini tv ( vedere video sotto ) che vedemmo appena rientrammo a casa di nonna materna
film e documentari sull'eccidio
L'esplosione, avvene in viaMariano D'Ameliodove viveva la madre di Borsellino e dalla quale il giudice quella domenica si era recato in visita, avvenne per mezzo di unaFiat 126contenente circa 100 chilogrammi ditritolo sui dubbi espressi da gli agenti di scorta, via d'Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato chiesto di procedere preventivamente ad una rimozione dei veicoli parcheggiati davanti alla casa, richiesta però non accolta dal comune di Palermo, come rilasciato in una intervista alla RAI da Antonino Caponnetto.
Fin qui i ricordi misti . Questo fino a che s'inizio a parlare della trattiva tra mafia e stato che appresi da trasmessi come Blu notte di Lucarellie siti come http://www.misteriditalia.it . Ora inizialmente c'era lo stesso proposito , per chiarire e chiarirmi meglio alcuni aspetti della trattativa ( verità assoluta ed indiscutibile secondo alcuni , verità con critica come il sottoscritto , presunta secondo alcuni , inesistente o bufala secondo altri ) , dei post su capaci cioè il non parlare del contrastato argomento , e lasciare parlare solo i ricordi diretti o indiretti che fossero . Ma visti i classici fiumi d'inchiostro e di bit e tutta una serie d'articoli trasmissioni ,tv , dvd , libri ,ecc a senso unico cioè pro trattativa , i miei dubbi su quello che gli stessi fautori d'essa definisco basilare cioè il pappello di Vito Ciancimino e le dichiarazioni del figlio Massimo Ciancimino , ed [ SIC ] il svincolare ( come il caso di Adriana stazio delle agende rosse ) o il non rispondere ( motivi di salute o paura d'essere messi in discussione , Salvatore Borsellino spazio facebook e email al sito http://www.19luglio1992.com/.
Il mio intento era intervistare sia i Trattatisti ( sono sempre a disposizione per repliche ed eventuali richieste di rettifiche che questo post dovesse potare ) sia gli anti o i dubbiosi \ negazionisti . Ora Sono riuscito nel secondo , intervistando via facebook il maggiore dei rappresentati Enrico Tagliaferro , riprendendo le domande ( qui il testo originale ) fatte dall'amica Antonella Serafini ( di www.censurati .it ) al d Antonio Ingroia ovviamente modificandole per renderle più comprensibili a chi non legge i giornali ( se non quelli sportivi ) o vede solo programmi demenziali , insomma agli analfabeti di ritorno
Egli è un blogger noto sul web come “il Segugio”
( indirizzo del blog: http://segugio.daonews.com/ ), autore
nel 2010 di un libro autoprodotto dal titolo “Prego, dottore!”, acquisito agli
atti del processo “Mori-Obinu”, a Palermo, in quanto latore di argomenti
piuttosto convincenti in relazione alla dubbia autenticità di alcune carte
prodotte dal teste Massimo Ciancimino, in un periodo in cui lo stesso
Ciancimino era considerato un’icona dell’antimafia non essendo ancora incappato
nel malaugurato incidente che gli costò l’arresto con un’accusa di calunnia per
la falsificazione di un documento.
Tagliaferro in questi ultimi anni insieme ad altri blogger
giornalisti come Antonella Serafini (censurati.it) o Anna Germoni, ha seguito
le vicende siciliane che hanno visto i Reparti Operativi Speciali dei
carabinieri al centro di accuse molto gravi, studiando scrupolosamente le carte
e le testimonianze, e proponendo quindi un’analisi critica del lavoro della magistratura
che ha sollevato nei suoi lettori, come pare, più di un dubbio in relazione
alle ipotesi accusatorie formulate a carico di uomini come il capitano Ultimo
(Sergio De Caprio) e il generale Mori.
Tagliaferro in particolare, con le sue documentate inchieste, ha
acceso i riflettori su indizi di dubbia autenticità e su testimonianze
incongrue, in relazione a questa triste storia.
Purtroppo il nostro sistema dell’informazione da ben poco spazio
a chi non si accoda alle “verità” ufficiali.
Abbiamo così deciso di proporgli alcune domande.
1) Con riferimento alla perquisizione del
febbraio 2005 della casa all’Addaura di Massimo Ciancimino, tu non vedi forse
un’incongruenza fra quanto riferito dal testimone a proposito della cassaforte “volontariamente
non perquisita” dai carabinieri, ed il fatto che vi sia stata una contestuale
perquisizione, da parte degli stessi carabinieri, di un magazzino, persino
facoltativa in quanto non disposta nel mandato del magistrato, in cui venne
repertato il famoso pizzino strappato, meglio noto come “lettera di Provenzano
a Berlusconi”, oltre che a copiosa documentazione manoscritta di don Vito? E
come si conciliano le due versioni date dal teste, una in cui Ciancimino per
telefono dalla Francia suggerisce al suo impiegato di consegnare ai carabinieri
la chiave della cassaforte, e l’altra in cui dice di aver parlato con il suo
dipendente solo “a perquisizione avvenuta”?
Tu hai già posto l’accento, nella tua domanda, su alcune visibili
incongruenze. Ma ce ne sono molte altre, su quel fatto. Massimo Ciancimino dapprima
racconta che i carabinieri, durante quella perquisizione nel 2005, rinunciarono
ad aprire la sua cassaforte, nonostante questa contenesse il preziosissimo
“papello”, quello poi da lui consegnato in fotocopia e che oggi noi conosciamo.
Successivamente uno dei carabinieri che parteciparono alla perquisizione,
affermò invece in aula che un suo collega ritrovò il papello nascosto in una
controsoffittatura, se lo portò in copisteria per fotocopiarselo (ma senza
porre la fotocopia agli atti del sequestro), e quindi lo ripose nuovamente dove
l’aveva trovato.
Tutte queste narrazioni possono lasciare, in chi le recepisce, perplessità,
e come un senso di sconcerto, di mistero. Io invece credo che tutto diventi più
chiaro e meno misterioso, se si guarda sotto un’altra luce, vale a dire tenendo
in considerazione in primis che il “papello” di Ciancimino, già rinviato a
giudizio per aver falsificato, reo confesso, un altro documento, contiene un evidente
anacronismo, tale da indurre a dubitare anche di quella fotocopia, e che il
secondo testimone è un carabiniere non proprio dei primi della classe, già
condannato in primo grado per falso materiale, avendo falsificato la firma del
suo comandante in calce ad una dichiarazione scritta, ed essendo quindi fisiologicamente
ostile verso i propri comandi dell’epoca.
Ci troviamo quindi di fronte ad incongruenze o fatti
sconcertanti scaturiti dalle testimonianze di due probabili falsari. Tenendo in
conto questo, forse tutto quadra meglio, e si spiegano le incongruenze.
2 ) Parliamo della trattativa fra lo stato e
la mafia. Secondo la teoria dei magistrati, questa avrebbe avuto origine da un
contatto, realizzato a questo scopo, fra i carabinieri del ROS e don Vito
Ciancimino. Ti pare forse un’iniziativa logica, quella di impiegare due
ufficiali dei carabinieri, già distintisi per un’attività senza tregua contro
la criminalità e per aver arrestato molti pericolosi latitanti, come ad esempio
Ciccio Madonìa, e proprio in quel momento concentrati in un’inchiesta sulla
mafia e sugli appalti in Sicilia, come emissari della “trattativa”, quando era
disponibile, ad esempio, il famoso “signor Franco” il quale, a sentire le testimonianze,
era un rappresentante delle istituzioni che nel contempo aveva contatti molto
più diretti dei carabinieri con Cosa Nostra?
Le istituzioni con cui Cosa Nostra avrebbe dovuto trattare, erano forse
rappresentate dai due carabinieri, Mori e De Donno, e da loro soltanto?
L’idea di un’iniziativa del “signor Franco” intesa come migliore
e più logica opportunità, per intavolare una trattativa fra lo stato e la
mafia, rispetto a quella assunta da due nemici giurati (non solo
metaforicamente) dell’organizzazione criminale, quali erano Mori e De Donno, è logicamente
sostenibile di per se stessa, ma
irrealistica e non ipotizzabile, in quanto non solo il sottoscritto, ma anche,
ad esempio, i magistrati di Caltanissetta dubitano che questo sig. Franco possa
configurarsi veramente come un’entità appartenente al mondo reale. Comunque,
pur prescindendo da ogni termine di
paragone,anche in senso assoluto mi pare evidente che se veramente qualcuno
nello Stato, volendo piegarsi ad una trattativa di natura “concessoria” con
Cosa Nostra, avesse deciso di affidare, anziché a qualcuno dei molti “contatti”
possibili con la mafia (magari selezionato nell’ambito delle molte contiguità e
collusioni che certamente esistevano), l’incarico a due segugi da caccia grossa,
capaci di mille trucchi pur di catturare la preda, quali erano Mori e De Donno,
e conosciuti dai mafiosi come tali, beh… non mi pare che potrebbe considerarsi
una brillante idea, se questa fosse riferita ad un fatto vero. Infatti io sono
convinto che le cose non stiano a quel modo. Cosa Nostra sapeva benissimo che
il Generale Dalla Chiesa era stato come un padre ed un fratello, per il
colonnello Mori, così come lo stesso Mori lo era stato per il maresciallo Giuliano
Guazzelli, ucciso pochi mesi prima (aprile 92) dagli assassini di Cosa Nostra.
Avete mai visto un assassino che, per intavolare una trattativa finalizzata ad
ottenere qualche vantaggio, accetta fiducioso, quale interlocutore, il fratello
oppure il padre, o comunque un compagno d’armi delle proprie vittime? E’ chiaro
che non esiste al mondo un interlocutore più inopportuno ed inadatto di quello,
potendo egli come obbiettivo primario, anche per ragioni personali, sempre e
soltanto la cattura degli assassini.
Ma questa è soltanto una, fra le tante incongruenze di questa
fantastica ricostruzione storica, quella della trattativa.
E già gli ipocriti e sciacalli , leggete sotto , che prima ( soprattutto il primo ) avevano gettato merda fango su Falcone e ora come se niente fosse , con <<in un tripudio di tromboni \auspicava democrazia \ con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni >> ( citazione di .... indovinatelo voi ) , anzichè andare a nascondersi e rimanere in silenzio si presta a celebrarlo e osannarlo
Leoluca Orlando “l’intransigente”, “paladino dell’antimafia”, portavoce nazionale di Italia dei Valori, faceva la guerra a Giovanni Falcone. E non è l’unico esponente dell’attuale centro-sinistra ad avere lanciato accuse intimidatorie ed anche calunnie al magistrato ucciso a Capaci il 23 maggio 1992. Un video che sta girando su internet mostra come gli auto-referenziatisi “paladini dell’antimafia” ora schierati con il centro-sinistra trattavano Falcone da vivo. Gravissime le accuse che Orlando muoveva a Falcone: addirittura è stato capace di ipotizzare che Falcone “tenesse chiusi nei cassetti una serie di documenti riguardanti omicidi eccellenti di mafia”. Proteggeva talmente i mafiosi, Giovanni Falcone, che è stato fatto fuori dalla Mafia. Leoluca Orlando ha fatto invece carriera politica, passando dalla Dc alla Rete, per poi finire nella Margherita, litigare con Rutelli ed avvicinarsi ad Italia dei Valori. Proposto come presidente della Commissione vigilanza Rai, si sarebbe fatto garante di un giornalismo fazioso che spesso l’ha protetto, mantenendo la sua immagine di ”duro e puro”. Come quella volta che, da Santoro, Claudio Martelli ha fatto appena in tempo a rivelare i motivi per cui lo stesso Orlando facesse la guerra a Falcone. Subito stoppato dall’irreprensibile Santoro che s’è affrettato a cercare di confutare le affermazione di Martelli e poi a cambiare discorso. Vale la pena riportare il dialogo, particolarmente significativo:
MARTELLI: Perché Falcone accetta il mio invito di fare Il Direttore degli Affari Penali al Ministero (…..) Falcone venne a lavorare per il governo perché l’aria per lui a Palermo si era fatta irrespirabile.
SANTORO: Ha paura di essere ucciso.
MARTELLI: Per le accuse di Orlando e perché Giammanco, nuovo capo della Procura, praticamente non gli faceva più vedere le carte.
SANTORO: Gli hanno fatto la bomba altro che Orlando (eh già, altro che Orlando n.d.r).
MARTELLI: Perché Orlando ce l’ha con Falcone? Perché Falcone aveva riarrestato Ciancimino con l’accusa che Ciancimino era tornato a fare affari e appalti con il sindaco Leoluca Orlando Cascio. Da questo nasce la rottura tra Orlando e Falcone, questo lo depone Falcone al Csm, lo racconta per filo e per segno e non va dimenticato!!
SANTORO: facciamo una cosa, no scusate un attimo solo, so che parlereste fino a domani mattina però, allora Beatrice introduciamo un attimo questa storia di Ambrosoli (…). (fine del discorso n.d.r).
Troppo tardi, Santoro. Martelli ha fatto in tempo a dire ciò che il presentatore non voleva fosse detto, con ogni evidenza.
D’altra parte, che Leoluca Orlando non sia quel “cavaliere senza macchia” che i media vogliono far credere è chiaro pure dai procedimenti penali a suo carico. Indagato nel ’95 per l’appalto concesso alla Sispi e per il restauro del Teatro Massimo, accusato nel ’96 di corruzione aggravata dal pentito Tullio Cannella, senza però alcun seguito giudiziario, è stato condannato in via definitiva nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca che nel 1999 avevano sfiduciato il sindaco Ignazio Messina, definiti da Orlando “collusi con la mafia”. A quanto pare non era vero.
Purtroppo Falcone è stato ucciso prima di andare fino in fondo alla questione Ciancimino-Orlando, ma in giorni in cui torna di moda il nome “Ciancimino” vale la pena ricordare com’era trattato Falcone da vivo da certi “paladini della giustizia”.
propongo non solo di celebrarlo da soli ma , OVVIAMENTE SONO PROVOCATORIO ( onde a essere frainteso ed etichettato ),facciamo cosi come fecero a funerali di falcone