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22.5.19

il 23.5.2019 - 23.5.1992 strage di capaci non solo mafia e ricordi personali

per approfondire  il  contesto di Capaci  e  il dopo  (  Borsellino-  via  d'Amelio  , le bombe  delle  1992\93  e   il  colpo  di coda   [?]   di  mafia  e  potere politico  )






Risultati immagini per auto della scorta di falcone
auto  degli  uomini  della   scorta  del giudice  Falcine 
 Come ben sapete , cari compagni di strada e di viaggio , io sono sempre contrario agli anniversarti e alle celebrazioni ufficiali ma li celebro qualche giorno prima o qualche giorno dopo in ( almeno ci provo ) maniera non retorica celebrativa e d ipocrita cavalcata da cloro che lo accusarono di essersi messo da solo la bomba all'addaura - Ma a causa di problemi di lavoro e di salute , per questo evento lo faccio in tale data e con ricordi diretti o semi indiretti . Ricordo tale evento come se fosse oggi . Infatti ci sono eventi che ti rimangono impressi dal farti ricordare quello che sta facendo o dov'eri quando hai appreso la notizia del fatto . E la strage di Capaci ( anche se in realtà' l'attentato non avvenne proprio a capaci . Infatti secondo la voce di https://it.wikipedia.org/wiki/Capaci : << [...] Il 23 maggio 1992, sull'Autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio di Isola delle Femmine, un comune adiacente [....] ) è uno di questi . Ricordo che stavo studiando per le  ultime interrogazioni ed alle 18.55 feci una sosta per sentire i titoli del tg3, quando già 5 minuti prima smisero di fare pubblicità e comparve non ricordo  se   La  Cuffaro o la  Berlinguer   annunciando la news che già circolava essendo l'attentato avvenuto un ora prima . Io urlai con e lacrime a volto , e scosso riferisco la news a mia madre che si trova in cucina a preparare la cena . E lei venne in soggiorno e mi disse << avrai sentito male >> , di non preoccuparmi , poi scosso aspettai due \ tre minuti in più quando il tg3 delle 19 apri con la notizia e con l'aggiornamento della morte del giudice e vedi mia madre con il volto rigato dalle lacrime . Ricordo le immagini ( di cui trovate sotto  una foto ) Attentato Falcone: da Roma agli Stati Uniti passando per il cratere di Capaci

Ma  non come  descritto  dall'ottimo speciale  di Atlantide  di andrea  purgatori   andato in onda   sabato  18\5\2019    su la7  intitolata  "Capaci le verità nascoste "  non sapevo  o  avevo vaghi ricordi  tramite  i  giornali  e   vari servizi tv  ,  su la  confusione   che  ci fu dopo la  strage  .
La  trasmissione  mi  ha  fatto ricordare  di come  falcone inizio  a morire   per  gli attacchi da quelli che  ora  l 'osanno e (  mi pare   che non si sono  neppure  scusati  per la  merda     fango  che  gli hanno gettato addosso  )   santificano










Spero  d'esserci riuscito   e  d'aver  svolto   il  dovere   di  ricordare non  solo falcone  ma  anche gli uomini  della sua  scorta     senza  retorica   e  frasi di circostanza   un fatto   della storia   italiana con cui non abbiamo     ancora   fatto i  conti  e   di cui ancora  (  vedere  siti    citati all'inizio  e la  trasmissione  di Atlantide   di Andrea  Purgatori citata    e  che trovate  qui  sul sito  della  trasmissione http://www.la7.it/  )  ancora avvelena  il nostro paese   e     della  mia  gioventù 


23.5.08

capaci 23 .5 '92 - capaci 23.5.'08

« Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana. »
                               (Giovanni Falcone)





Forse sono cose viste e riviste, lette e rilette e chi ha l'età cioè quelli della mia generazione  1976-1983  le ricorderà bene.Ma penso sia utile, per tutti ma soprattutto per i più giovani, poter fare un breve riepilogo di fatti molto gravi accaduti a giovanni falcone fino a poco prima della sua morte.
qui è  qui possibile vedere (o rivedere) diversi video molto importanti fra cui  quello sopra riportato
Ricordo ancora  come se fosse oggi  il giorno  dell'eccidio  di Capaci  è uno di quegli eventi  che  ti rimangono scolpiti  nella memoria e non se  vanno più  .
Ero all'epoca del fatto uno studente  sedicienne  , che il 23  di maggio ( quell'anno era  di domenica  )  durante una pausa  studio  girovagava  in tv per  sapere i risultari  del campionato  , capito alle  18.55  su rai 3  . Ricordo che al posto ella pubblicità  pre telegiornale   sullo  schermo  ci fu  la redazione del tg3  che annunciava  quello che era successo a capaci   e  la  probabile  morte di Falcine  . 
I  miei occhi s'inumidirono di lacrime  Feci  un urlo tanto da  far  correre  mia  madre  dalla cucina  ,  e quando le dissi quello che era successo  , lei mi disse  : << avrai sentito male , adesso c'è il telegiornale  >>  . Quando esso apri proprio  conntale  notizia , anche mia madre  rimase scossa  .
Purtroppo    sia  a causa del cheratocono  che stava pegggiorando  sia  agli ultimi impegni scolastici      e  a causa  di un temporale che fece  bagnare fino a renderla illegibile  l'edizione  straordinaria di repubblica  ( che fino al 1993\4   non usciva  mai di lunedi )   e  a una chiamata  andata  a vuoto per  il trapianto  e  la seconda  andata  a buon fine  , vidi le immagini di capaci  solo  in ospedale 



immagini tratte dal bellissimo sito  e  ben fatto  dedicato a tale evento digilander.libero.it/inmemoria/strage_capaci.htm

per  approfondire 


repubblica  23.5.1992


it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Capaci

18.11.06

Senza titolo 1501

Oh Dio, mandaci dei matti!!!


Oh Dio, mandaci dei matti,
di quelli che siano capaci di esporsi,
di quelli che siano capaci di scordarsi di loro stessi,
di quelli che sappiano amare con opere e non con parole,
di quelli che siano totalmente a disposizione del prossimo.


A noi mancano matti, oh Signore,
mancano temerari, appassionati,
persone capaci di saltare nel vuoto insicuro, sconosciuto e ogni giorno più profondo della povertà;
di quelli che sono capaci di guidare la gente senza il desiderio di utilizzarla come sgabello per salire loro;
di quelli che non utilizzano il prossimo per i loro fini.


Ci mancano questi matti, oh mio Dio!
Matti nel presente,
innamorati di una vita semplice, liberatori del povero,
amanti della pace,
liberi da compromessi,
decisi a non tradire mai disprezzando le proprie comodità o la propria vita,
totalmente decisi per l'abnegazione,
capaci di accettare tutti i tipi di incarichi,
di andare in qualsiasi luogo per ubbedienza,
e nel medesimo tempo liberi, obbedienti, spontanei e tenaci, allegri, dolci e forti.


10.4.17

L'autista di Falcone: "Scampato al tritolo di Capaci ma rottamato dalle istituzioni" Giuseppe Costanza era con il giudice il 23 maggio 1992, giorno della strage: "Dopo mi misero a fare fotocopie".

due  parole  sono poche  ed una troppa  per  esprimere  il mio disgusto di questo stato  che   ipocritamente  va   a  funerali    o  da  in pompa  magna  medaglie ed onorificenze    delle vittime  , ma  non   solo per    quelli più in vista     gli altri   come  lui    non sa  che farsene o  gli emargina  \  mobizza 

 da  repubblica  online   d'oggi 

L'autista di Falcone: "Scampato al tritolo di Capaci ma rottamato dalle istituzioni"
Giuseppe Costanza era con il giudice il 23 maggio 1992, giorno della strage: "Dopo mi misero a fare fotocopie". In un libro il racconto del suo drammadi SALVO PALAZZOLO - video di GIORGIO RUTA


PALERMO - "Al risveglio, dopo l'esplosione, pensavo di aver vissuto il giorno più brutto della mia vita, il 23 maggio 1992". Giuseppe Costanza, l'autista del giudice Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci, scuote la testa. "No, mi sbagliavo. Non era quello il giorno più brutto della mia vita. Restare in vita è stato peggio. Quasi una disgrazia, una condanna. Perché dopo un anno di visite e ospedali, al lavoro non sapevano cosa farsene di me".

L'autista di Falcone: "Scampato al tritolo di Capaci ma rottamato dalle istituzioni"
Giuseppe Costanza vicino ai resti dell'auto sulla quale viaggiava con Giovanni Falcone e Francesca Morvillo 

L'uomo sopravvissuto al tritolo della mafia è rimasto schiacciato per anni dalla burocrazia del ministero della Giustizia. "Mi misero a fare fotocopie", racconta. "Rinchiuso in fondo a un corridoio del palazzo di giustizia di Palermo, dentro un box. Era mortificante dopo otto anni passati in prima linea sempre accanto al giudice Falcone. Mi sentivo rinchiuso in una gabbia, per di più costretto a sopportare il mobbing di un capo ufficio a cui era chiaro che non andavo a genio". In quei giorni, a Giuseppe Costanza non importava per niente di aver ricevuto una medaglia d'oro al valor civile. Lui voleva solo lavorare. "Non certo come autista - dice - non potevo più farlo, volevo essere assegnato in un ufficio in cui la mia esperienza potesse essere utile. Ad esempio, avrei potuto coordinare il parco auto del tribunale". Ma gli dissero che era necessaria una qualifica più alta per quel lavoro. E gli spiegarono con pignola precisione burocratica che la promozione per meriti di servizio è prevista solo per il personale militare. "E che cosa ero stato io se non un militare? - sbotta - nell'auto blindata di Giovanni Falcone c'era una radio collegata con la sala operativa della questura, accanto a me c'era il giudice. E alla cintola portavo sempre una pistola con il colpo in canna".Venticinque anni dopo la strage di Capaci, l'uomo sopravvissuto a trecento chili di tritolo ha deciso di scrivere un libro per raccontare la sua odissea, prima nei gironi infernali accanto al suo giudice, poi, da solo, negli altri gironi terribili, quelli di una pubblica amministrazione ottusa. Stato di abbandono, si intitola il commuovente libro di Giuseppe Costanza (scritto assieme a Riccardo Tessarini, edizioni Minerva). La storia di un uomo semplice, che pensava di avere già vinto la sua battaglia con la vita, e poi invece scoprì che aveva ancora un altro nemico da sconfiggere. Un esercito di piccoli burocrati. "Dopo anni di lettere, proteste, piccole vittorie e ancora altre umiliazioni, nel 2004 sono stato dispensato dal servizio", sussurra Costanza, come fosse una sconfitta, che lui continua a non accettare. "Pensavo di poter dare ancora tanto alle istituzioni, pensavo di poter dare un contributo importante nell'organizzazione di un servizio delicato come quello dell'autoparco del tribunale di Palermo, impegnato a stretto contatto con i servizi di scorta. Ma, evidentemente, mi sbagliavo. Mi hanno rottamato".
Ora Giuseppe Costanza va in giro per le scuole di tutta Italia per parlare del suo giudice e degli anni difficili a Palermo. "C'eravamo sentiti telefonicamente la mattina di quel 23 maggio, per organizzare l'arrivo a Punta Raisi. Alle 17,45 sono all'aeroporto assieme alla scorta. Il giudice ha due borse nelle mani. "Strano", penso. "Non ha il suo computer". Lo portava sempre con sé, lo riempiva di annotazioni. Eppure, l'hanno trovato vuoto, ma questo l'ho saputo molto tempo dopo". È uno dei misteri del 23 maggio, il computer portatile era rimasto nell'ufficio di Falcone, al ministero della Giustizia. "Quel pomeriggio - ricorda Costanza - Falcone è alla guida, accanto c'è la moglie, Francesca Morvillo. Io sono dietro. Gli dico: "Ecco il resto che le dovevo". Mi aveva chiesto di comprare un cric. Mi guarda, sorride: "Aveva un pensiero - dice - non poteva aspettare più". Era sereno, Giovanni
Falcone, nel suo ultimo viaggio verso Palermo. "La settimana prima mi aveva detto: è fatta, sarò il nuovo procuratore nazionale antimafia. Quel pomeriggio doveva incontrare alcuni suoi colleghi, ma non gli hanno dato il tempo. E ancora mi chiedo chi l'abbia voluto fermare". Presto, l'auto dell'ultimo viaggio di Falcone tornerà a Palermo. "Verrà sistemata fra i due palazzi di giustizia - spiega Costanza - non possiamo dimenticare".







24.5.22

CAPACI 1992-2022 LA MEMORIA È UTILE: NON PER IL POTERE, MA PER I CITTADINI CHE MERITANO LA VERITÀ


leggi   anche  
https://www.tpi.it/cronaca/buchi-indagini-strage-capaci-tracce-mai-seguire-20220519900778/


Ma  come di solito tu  sei molto puntuale , mi direte  ,  ed  in certi casi  anticipi     ma stavolta  arrivi tardi  . Vero  , ma  poiché  , Gli anniversari soprattutto  quelli come  questi  sono materia friabile e

delicata. Essenziali nella costruzione e disciplina della memoria, eppure, e insieme, permeabili al rischio di trasformare la ritualità del ricordo in un simulacro. A maggior ragione quello   del  cratere di Capaci e sulla devastazione di via D'Amelio, acme della stagione stragista di Cosa nostra e punto di svolta della nostra storia repubblicana. Infatti 

  da  il fatto  quotidiano del  22\5\2022


A essere sinceri fino alla brutalità, dobbiamo ammettere che le commemorazioni per le stragi del 1992-’93 sono un rito stanco, ripetitivo, vuoto, noioso, inconcludente. Perché allora dedicare quattro pagine speciali del Fatto al 30° anniversario dell’assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro? Perché forse, in questa Povera Patria, esiste ancora qualcuno che non lo trova inutile. Ma dev’essere un ben strano soggetto. Guardiamoci intorno. La Sicilia e Palermo stanno per tornare nelle grinfie di Dell’utri e Cuffaro. FI, fondata e guidata da un signore tuttora indagato come mandante delle stragi, è al governo senza che nessuno ricordi quell’agghiacciante indagine, neppure quando l’indagato è candidato dal centrodestra al Quirinale. I pochi pm rimasti a scavare nei rapporti fra mafia e politica, come Gratteri, vengono sistematicamente sabotati e scavalcati, mentre fanno carriera i normalizzatori. La Consulta smantella, con la complicità di governo e Parlamento, il 41-bis e l’ergastolo ostativo: le due armi che, insieme ai pentiti, ci hanno consentito di sapere quel poco che sappiamo sulle stragi. Da otto mesi si attende la motivazione della sentenza d’appello che assolve i colletti bianchi per la trattativa Stato-mafia. Tra un mese si voterà su un referendum per riportare i condannati nelle istituzioni; e si terranno Amministrative al buio, senza che l’antimafia indichi per tempo i candidati impresentabili. Eppure restiamo fra i pochi temerari a pensare che la memoria sia utile. Non per i piani alti del Potere, dediti alla più lurida restaurazione. Ma per quelli bassi: i cittadini che, non avendo nulla da chiedere, da guadagnare e da perdere dai poteri criminali, possono permettersi il lusso di conoscere e cercare la verità. La verità sulle stragi in parte la sappiamo e in parte la intuiamo da quello che non sappiamo. È una verità tridimensionale che si estende in profondità a uomini e apparati politico-istituzionali, anche se troppe sentenze e ricostruzioni la appiattiscono a storia di bassa macelleria criminale.

Io  non avrei saputo   dirlo meglio   sia perchè   ero , anche   se  ricordo  benissimo  il  fatto di  Capaci /   come  quello di Via d'Amelio   )  e  cosa  stavo facendo quando   appresi la  notizia  e   vidi quelli   immagini agghiaccianti   , avevo  16  anni ,   della figura  fi  Giovanni Falcone   ho solo  ricordi non miei  ma  mediati  da : giornali ,  tv  ,   familiari . E  poi  come  dimostra   il link sopra  è  un caso ancora aperto 

27.1.26

i testimoni i geova dei lager nazisti vittime ignorati dalla vulgata ufficiale del 27 gennaio

  canzoni   \  album suggerite
Gam Gam
 Evenu Shalom Aleichem
Auschwitz (Guccini) 
 Anime Salve (De André)
l'assolo   di violino  del  film  omonimo  Schindler's List Main Theme (John Williams)


Con questo  post  concludo   la  carrellata  dei  post  sulla  giornata   \ setimana dela memoria  ,  prima che   diventi sempre  più  retorica   stopposa  e melliflua    oltre  che  ipocrita     come segnalato   nel  precedente  post  : « Moni   ovadia     boccia  il  giorno  della memoria    da qualche anno  è solo  retorica  dimentica  gli altri genocidi   del novecento   ,  è un occasione    di manipolazione » e  succeda     ( ci siamo molto vicino  purtroppo   😢😲 visto che  la settimana del 27  gennaio si parla  solo  di Shoah  e mettono   sullo  stesso  piano\ in unico Genocidio  Olocausto e Shoah   )   come  lo sfogo    del  2023 durante  una  delle  commemorazioni   per  la  giornata    della memoria   Di Liliana  Segre senatrice a vita e sopravvissuta all'Olocausto :« Temo che tra qualche anno sulla Shoah ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella .La gente, già da anni, dice 'basta con questi ebrei, è una cosa noiosa, la sappiamo, basta parlarne...», sempre  Secondo Segre, « tra qualche anno sulla Shoah ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella. Le iniziative che possono venire da una vecchia come me a volte sono noiose per gli altri. Questo lo capisco perfettamente »[...  da   Milano, lo sfogo di Liliana Segre: "So bene che la gente è stanca di sentire parlare degli ebrei deportati" di   https://www.milanotoday.it/ ] 

Un ultima premessa   prima     del post in questione non   sono  testimone di geova   .  Ma quello  che hanno subito nei lager i testimoni di geova ,inieme ai Rom\  zingari di cui ho  parlato nei  post   per la  giornata       della menoria   negli anni  scorsi,  è  uno degli olocausti  nazifascisti  degli argomenti   che   la  vulgata  ufficiale    del  27  gennaio  \  giornata della  menoria (  salvo  ecezioni  per  specialisti  o   siti  a  360 gradi  ) omette e  dimentica  palando solo ed  esclusivamente  degli  Ebrei  .
I testimoni di Geova furono perseguitati dal regime nazista tra il 1933 e il 1945. Nella Germania nazista vivevano circa 25.000[1][2] Studenti Biblici (denominazione che allora avevano i testimoni di Geova). Si stima che circa 10.000 di essi finirono nei campi di concentramento e che di questi circa 2.500 furono uccisi. Centinaia di testimoni di Geova furono uccisi per il loro rifiuto di prestare servizio militare nella Germania nazista e di giurare ad essa fedeltà. La storica Sybil Milton sottolinea il loro coraggio nell'atteggiamento di rifiuto alla Germania nazista[3].[...] .                                      I nazisti, per conoscere il gruppo al quale apparteneva ciascun internato[66], affibbiavano sulla casacca dei detenuti, oltre al numero di matricola, un triangolo rovesciato di colore diverso. I prigionieri erano pertanto generalmente così suddivisi: [...]
un triangolo viola per identificare i testimoni di Geova, i "ricercatori della Bibbia", Bibelforscher[67][68][69][70], perciò detti anche "i viola", die Violetten[71].


Erano anche appellatti dai nazisti con i termini dispregiativi di Kriegsdienstverweigerer, coloro che non prestano il servizio militare, ossia obiettori di coscienza, Bibelwürmer, vermi della Bibbia, derivante da Bibelforscher e Bücherwürmer, topo di biblioteca, Himmelskomiker, comici del cielo, Jordanscheiche, sceicchi giordani, Himmelhunde, cani del cielo, o Bibelbiene, api della Bibbia, che qui assume la connotazione di "pidocchio", che nel linguaggio popolare significa anche "amichetta", "prostituta"[72]. [..]  da  Storia dei testimoni di Geova nella Germania nazista e durante l'Olocausto - Wikipedia

 ma  adesso parlare      lascio la  parola  all'amico   Enrico  Carbini  che  mi  ha  fatto   conoscere  e spinto all'approfondimento di tale  argomento        

     Oggi è il cosiddetto “giorno della memoria” in cui il mondo, solo una volta l’anno, si ricorda di una tragedia immensa. Noi non abbiamo bisogno di una data per ricordare i fratelli che nei campi di concentramento hanno visto e vissuto L’esperienza più atroce. I Testimoni di Geova avrebbero potuto evitarla con una semplice firma. E questo mostra una verità spietata:il male non chiede solo di ucciderti. Chiede che tu gli dia ragione. I Testimoni di Geova furono tra i pochissimi gruppi che non negoziarono.

August Dickmann Campo di Sachsenhausen
Fu il primo obiettore di coscienza giustiziato pubblicamente dal regime nazista.Gli offrirono la libertà in cambio della firma di abiura. Rifiutò.

Franz Reiter Condannato a morte, poi deportatoRicevette il modulo di abiura. Bastava firmarlo.Scrisse al comandante del campo una frase devastante per un regime totalitario:“La mia vita è nelle vostre mani. La mia coscienza no.”

Minna Döhring. Madre, Testimone di GeovaLe portarono via i figli. Le dissero: firma e li riavrai.Non firmò.Lei spiegò più tardi che insegnare ai figli a vivere nella menzogna sarebbe stato peggio che perderli.

La domanda che ci facciamo tutti è: se succedesse a me, riuscirei a fare come loro? Questa è la domanda più onesta che ci possiamo fare. nessuno sa chi sarebbe, prima di esserci dentro.Nemmeno loro lo sapevano.Erano persone normali che avevano fatto, per anni, piccole scelte di coerenza.Ed è qui il punto decisivo.Non si diventa capaci di resistere nel momento estremo.Si diventa capaci prima, nelle cose piccole:La coscienza non è un interruttore.È un muscolo.Chi nei lager non firmò, non lo fece perché improvvisamente eroe.Lo fece perché era già abituato a non cedere.Non dobbiamo sapere se saremmo capaci di morire.Dobbiamo sapere se siamo capaci, oggi, di non mentire a noi stessi.E poi c’è Geova che non abbandona mai. Molti nostri fratelli raccontarono dopo la guerra che, nei momenti di crollo, pregavano sottovoce.Non chiedevano di essere liberati.Chiedevano di non cedere.Lo spirito di Dio, per loro, era proprio questo:una calma, una chiarezza, una pace che permetteva di dire “no” anche tremando. Salmo 34:19 dice: “Molte sono le afflizioni del giusto, ma Geova lo libera da tutte.”Ecco perché i nostri fratelli, diventarono, anche nei campi di concentramento, irriducibilmente liberi.


Concludo    con 

 "Il Silenzio" (1965)  di  Nini Rosso ,  adattamento del Silenzio fuori ordinanza militare.

23.5.25

Dalla strage di Capaci è cambiato tutto, tranne la retorica: una bella cerimonia e tutto torna come prima o peggio di prima

La strage di Capaci( e poi quella di via d'amelio ) ci ha insegnato che la mafia non scompare: cambia pelle. E torna,sempre che se ne sia andata , quando abbassiamo la guardia. Strage Capaci, 1992: un
i resti del'auto  di giovanni falcone 

attentato che scosse per modo di dire perchè poi cambio la musica ma non i suonatori . Trentatré anni dopo, tra memoria e nuove sfide, l’Italia fa i conti con l’eredità lasciata da Giovanni Falcone e da quegli : « [....]  uomini che hanno scritto pagine\ Appunti di una vita dal valore inestimabileInsostituibili perché hanno denunciato\il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato [....]  »



33 anni. 12.053 giorni. È il tempo che ci separa da quel sabato 23 maggio 1992. Da quel sabato pomeriggio in cui tutto è cambiato.33 anni. 12.053 giorni. È il tempo che ci separa da quel sabato 23 maggio 1992. Da quel sabato pomeriggio in cui tutto è cambiato. Anzi, da cui nulla è cambiato. E non serve scomodare — di nuovo — la citazione più abusata della letteratura sulla Sicilia



. Certo, è cambiata la moneta. Sono cambiati i nomi degli aeroporti, delle piazze, delle strade. È cambiata persino la tonalità delle sirene, che quel pomeriggio tagliavano l’aria insieme agli elicotteri. E che avrebbero fatto lo stesso appena due mesi dopo.Sono cambiate le facce, i partiti, le sigle. Abbiamo visto scomparire la Prima Repubblica, nascere la Seconda, sprofondare nella Terza. O forse nella quarta. O magari perdere pure il conto. Sono cambiati i cellulari, le auto, i modi di parlare, forse anche la lingua che usiamo. Ma una cosa non è mai cambiata: la voglia di seppellire. In pompa magna e con tutti gli onori, sia chiaro.
Seppellire Giovanni Falcone. E con lui Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Seppellirli sotto corone d’alloro e bande musicali che suonano le note del silenzio. Come se non ve ne fosse stato già abbastanza. Seppellire con tutta la retorica dello Stato – e delle fasce tricolori e le alte uniformi – che onora i suoi servitori. Meglio quando sono morti.
Perché la memoria, se svuotata del conflitto, diventa cerimonia. E la cerimonia è rassicurante. Addomestica il dolore. Sterilizza la rabbia. La rabbia autentica di quelle giornate. La rabbia di una città che non voleva morire tra miseria, disoccupazione, emarginazione e pallottole e autobombe.
Così, ogni 23 maggio, si recita una liturgia salvifica. E chiariamolo, non recitano i ragazzi e le ragazze, la cosa forse più bella e viva, che scendono dalle navi e attraversano le vie di Palermo come stazioni di una via crucis. La liturgia è celebrata da uno stato che onora il sacrificio, piange il martirio, recita il

copione. E poi tutto torna al suo posto.  Infatti  non ci servono martiri per svegliarci, ma più semplicemente il coraggio di vivere con dignità. Di denunciare. Di schierarsi . 
Un sistema stato che non protesse in vita Falcone e Borsellino – e prima di loro Costa e Terranova e Giuliano e Cassarà e Basile e Montana e Chinnici e tanti, troppi, uomini colpevoli di fare bene il proprio lavoro – oggi si presenta con il vestito impeccabile alle commemorazioni. Ma lascia sepolte le domande. Quelle vere. Quelle scomode. Come se la morte di Falcone bastasse a mondare i peccati di ieri, di oggi, di domani.
Ci vuole coraggio per presentarsi, come ha fatto la Presidente del Consiglio Meloni, alla giornata in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta e affermare testualmente che “Il loro esempio continua a guidare la nostra azione”.
Proprio a poche ore dal tentativo di infilare nel Decreto Infrastrutture una norma con cui il suo governo ha tentato di accentrare - e derogare di fatto - le norme del Codice antimafia.
E solo l’intervento in extremis del Presidente Mattarella lo ha scongiurato.
Ricordare è giusto, anzi il minimo sindacale.
Usare per propaganda politica il nome di Falcone, uno che per una vita intera è stato umiliato, infangato e infine sacrificato da parte delle istituzioni, è un’appropriazione indebita di un eroe nazionale.
Il tutto da parte di chi ha passato gli ultimi tre anni ad attaccare e delegittimare in ogni modo la magistratura di cui Falcone è l’esempio forse più alto e spesso dimenticato.
“Cara” Presidente, se vuole celebrare Falcone, non lo faccia a parole e con fiumi di retorica ma con i fatti, le azioni e, soprattutto, con le leggi ben  fatte   e   dei garbugli  e  fatte rispettare . Concludo questo post     oltre  al ricordo   della  figura    di Falcone  e   della  sua  scorta    anche    dell'altra protagonista 
poco ricordata    morta   con lui  ovvero la moglie  Francesca  Morvillo 
Francesca Laura Morvillo è nata il14 dicembre 1945 a palermo ed è morta  il 25 maggio 1992 a Palermo
La sua voce continua a parlare  di coraggio .Francesca Laura Morvi!lo è stata l'unica donnamagistrato assassinata in Italia Brillante giurista, figlia di un sostituto procuratore e sorella di
un futuro magistrato, sì laureò con lode e vinse il  premio Giuseppe Maggiare” per la migliore tesì  penalistica. Ricoprì ruoli di rilievo come giudice ad Agrigento, sostituto procuratore per i minorenni e consigliere della
Corte d'Appello di Palermo. Fu anche dotente universitaria, impegnata nella tutela dell'infanzia. Nel 1979 conobbe Giovanni Falcone, con cui si sposò nel 1986. Il 23 maggio 1992, mentre viaggiava accanto al marito   fu gravemente  ferita dalla bomba mafiosa della strage di Capaci Morì
ore dopo in ospedale, diventando ia quinta vittima dell'attentato Aveva 47 anni Decorata con la Meciaglia d'oro al valor civile, è ricordata pericoraggio silenzioso, la dedizione alla giustizia e Il sostegno incrollabila al marito nella lotta contrò la mafia. In suo onore
sono stati intitolati centri minorili e spazi pubblici, simbolo di una vita spesa al servizio della legalità e del dovere civile.
 

19.7.12

Via d'Amelio 19 luglio 1992-19 luglio 2012 [c'era una volta 1992-1994 puntata VII] + intervista esclusiva ad uno dei pochi giornalisti che non credono alla trattiva tra stato e mafia Enrico tagliaferro


Da oggi  16  luglio   inizia  il rituale celebrativo per il 20° anniversario di Via d'Amelio . Strage \attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L'agguato segue di due mesi la strage di Capaci, in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia Da quei pochi ricordi diretti , viste che non vidi subito in diretta come quelle per capaci ( vedere miei post del 22 e 23 maggio che potete trovare qui ) ero a raccogliere  bacche  di mirto per  farne  talee  con mio padre  e mio fratello  .  
foto ansa
Dai quei pochi ricordi dell'epoca, aveva  16 anni,fu  un attentato di stampo 
terroristico-mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta :   1)  Agostino Catalano il  capo scorta  ., 2)  Emanuela Loi prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio, Vincenzo Li Muli,Walter Eddie Cosina ed infine  Claudio Traina.
L'unico sopravvissuto   fu  Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l'esplosione, in gravi condizioni. L'attentato segue di due mesi la strage di Capaci, in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.
Essi sono ricordi  basati  su immagini tv (  vedere  video sotto  )  che vedemmo appena   rientrammo a  casa  di nonna  materna   


                       film e  documentari sull'eccidio 





 L'esplosione, avvene in via Mariano D'Amelio dove viveva la madre di Borsellino e dalla quale il giudice quella domenica si era recato in visita, avvenne per mezzo di una Fiat 126 contenente circa 100 chilogrammi di tritolo sui  dubbi espressi   da  gli agenti di scorta, via d'Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato chiesto di procedere preventivamente ad una rimozione dei veicoli parcheggiati davanti alla casa, richiesta però non accolta dal comune di Palermo, come rilasciato in una intervista alla RAI da Antonino Caponnetto.
Fin qui i   ricordi misti .
Questo    fino a  che   s'inizio  a parlare  della trattiva  tra mafia e stato  che  appresi da trasmessi  come Blu notte di Lucarelli e  siti  come  http://www.misteriditalia.it  . Ora  inizialmente  c'era lo stesso proposito   , per  chiarire e  chiarirmi  meglio  alcuni  aspetti   della trattativa  (  verità assoluta ed indiscutibile secondo alcuni  ,  verità  con critica  come il  sottoscritto  , presunta   secondo alcuni  , inesistente o bufala  secondo altri  ) ,  dei post  su  capaci   cioè  il non parlare   del contrastato argomento  ,  e lasciare parlare solo  i ricordi diretti o indiretti che fossero  . Ma  visti  i classici fiumi  d'inchiostro  e  di bit   e tutta  una serie  d'articoli  trasmissioni  ,tv  , dvd  , libri ,ecc   a senso  unico  cioè pro trattativa  , i  miei dubbi  su quello che  gli stessi fautori  d'essa definisco  basilare    cioè il pappello  di  Vito Ciancimino   e le  dichiarazioni  del figlio  Massimo Ciancimino    , ed [  SIC  ] il svincolare  ( come il  caso  di  Adriana  stazio delle agende  rosse )  o  il non rispondere ( motivi di salute o paura  d'essere messi in discussione   , Salvatore  Borsellino spazio facebook  e email al sito http://www.19luglio1992.com/.  
Il mio  intento  era intervistare   sia  i Trattatisti  (   sono sempre  a  disposizione per  repliche  ed eventuali richieste di rettifiche    che  questo post   dovesse potare  )  sia  gli anti  o i dubbiosi \ negazionisti   . Ora  Sono riuscito  nel secondo ,  intervistando  via  facebook  il maggiore  dei rappresentati  Enrico Tagliaferro , riprendendo le  domande (  qui il testo originale  )  fatte dall'amica Antonella Serafini  (  di www.censurati .it )  al d Antonio Ingroia  ovviamente  modificandole per  renderle  più comprensibili  a  chi non legge i giornali ( se  non quelli sportivi  )  o  vede  solo programmi demenziali  ,  insomma  agli analfabeti di  ritorno  
Egli  è un blogger noto sul web come “il Segugio” ( indirizzo del blog: http://segugio.daonews.com/ ), autore nel 2010 di un libro autoprodotto dal titolo “Prego, dottore!”, acquisito agli atti del processo “Mori-Obinu”, a Palermo, in quanto latore di argomenti piuttosto convincenti in relazione alla dubbia autenticità di alcune carte prodotte dal teste Massimo Ciancimino, in un periodo in cui lo stesso Ciancimino era considerato un’icona dell’antimafia non essendo ancora incappato nel malaugurato incidente che gli costò l’arresto con un’accusa di calunnia per la falsificazione di un documento.
Tagliaferro in questi ultimi anni insieme ad altri blogger giornalisti come Antonella Serafini (censurati.it) o Anna Germoni, ha seguito le vicende siciliane che hanno visto i Reparti Operativi Speciali dei carabinieri al centro di accuse molto gravi, studiando scrupolosamente le carte e le testimonianze, e proponendo quindi un’analisi critica del lavoro della magistratura che ha sollevato nei suoi lettori, come pare, più di un dubbio in relazione alle ipotesi accusatorie formulate a carico di uomini come il capitano Ultimo (Sergio De Caprio) e il generale Mori.
Tagliaferro in particolare, con le sue documentate inchieste, ha acceso i riflettori su indizi di dubbia autenticità e su testimonianze incongrue, in relazione a questa triste storia.
Purtroppo il nostro sistema dell’informazione da ben poco spazio a chi non si accoda alle “verità” ufficiali.

Abbiamo così deciso di proporgli alcune domande.



1) Con riferimento alla perquisizione del febbraio 2005 della casa all’Addaura di Massimo Ciancimino, tu non vedi forse un’incongruenza fra quanto riferito dal testimone a proposito della cassaforte “volontariamente non perquisita” dai carabinieri, ed il fatto che vi sia stata una contestuale perquisizione, da parte degli stessi carabinieri, di un magazzino, persino facoltativa in quanto non disposta nel mandato del magistrato, in cui venne repertato il famoso pizzino strappato, meglio noto come “lettera di Provenzano a Berlusconi”, oltre che a copiosa documentazione manoscritta di don Vito? E come si conciliano le due versioni date dal teste, una in cui Ciancimino per telefono dalla Francia suggerisce al suo impiegato di consegnare ai carabinieri la chiave della cassaforte, e l’altra in cui dice di aver parlato con il suo dipendente solo “a perquisizione avvenuta”?
Tu hai già posto l’accento, nella tua domanda, su alcune visibili incongruenze. Ma ce ne sono molte altre, su quel fatto. Massimo Ciancimino dapprima racconta che i carabinieri, durante quella perquisizione nel 2005, rinunciarono ad aprire la sua cassaforte, nonostante questa contenesse il preziosissimo “papello”, quello poi da lui consegnato in fotocopia e che oggi noi conosciamo. Successivamente uno dei carabinieri che parteciparono alla perquisizione, affermò invece in aula che un suo collega ritrovò il papello nascosto in una controsoffittatura, se lo portò in copisteria per fotocopiarselo (ma senza porre la fotocopia agli atti del sequestro), e quindi lo ripose nuovamente dove l’aveva trovato.
Tutte queste narrazioni possono lasciare, in chi le recepisce, perplessità, e come un senso di sconcerto, di mistero. Io invece credo che tutto diventi più chiaro e meno misterioso, se si guarda sotto un’altra luce, vale a dire tenendo in considerazione in primis che il “papello” di Ciancimino, già rinviato a giudizio per aver falsificato, reo confesso, un altro documento, contiene un evidente anacronismo, tale da indurre a dubitare anche di quella fotocopia, e che il secondo testimone è un carabiniere non proprio dei primi della classe, già condannato in primo grado per falso materiale, avendo falsificato la firma del suo comandante in calce ad una dichiarazione scritta, ed essendo quindi fisiologicamente ostile verso i propri comandi dell’epoca.
Ci troviamo quindi di fronte ad incongruenze o fatti sconcertanti scaturiti dalle testimonianze di due probabili falsari. Tenendo in conto questo, forse tutto quadra meglio, e si spiegano le incongruenze.

 2 ) Parliamo della trattativa fra lo stato e la mafia. Secondo la teoria dei magistrati, questa avrebbe avuto origine da un contatto, realizzato a questo scopo, fra i carabinieri del ROS e don Vito Ciancimino. Ti pare forse un’iniziativa logica, quella di impiegare due ufficiali dei carabinieri, già distintisi per un’attività senza tregua contro la criminalità e per aver arrestato molti pericolosi latitanti, come ad esempio Ciccio Madonìa, e proprio in quel momento concentrati in un’inchiesta sulla mafia e sugli appalti in Sicilia, come emissari della “trattativa”, quando era disponibile, ad esempio, il famoso “signor Franco” il quale, a sentire le testimonianze, era un rappresentante delle istituzioni che nel contempo aveva contatti molto più diretti dei carabinieri con Cosa Nostra?

Le istituzioni con cui Cosa Nostra avrebbe dovuto trattare, erano forse rappresentate dai due carabinieri, Mori e De Donno, e da loro soltanto?
L’idea di un’iniziativa del “signor Franco” intesa come migliore e più logica opportunità, per intavolare una trattativa fra lo stato e la mafia, rispetto a quella assunta da due nemici giurati (non solo metaforicamente) dell’organizzazione criminale, quali erano Mori e De Donno, è logicamente sostenibile di per se stessa,  ma irrealistica e non ipotizzabile, in quanto non solo il sottoscritto, ma anche, ad esempio, i magistrati di Caltanissetta dubitano che questo sig. Franco possa configurarsi veramente come un’entità appartenente al mondo reale. Comunque, pur prescindendo  da ogni termine di paragone,anche in senso assoluto mi pare evidente che se veramente qualcuno nello Stato, volendo piegarsi ad una trattativa di natura “concessoria” con Cosa Nostra, avesse deciso di affidare, anziché a qualcuno dei molti “contatti” possibili con la mafia (magari selezionato nell’ambito delle molte contiguità e collusioni che certamente esistevano), l’incarico a due segugi da caccia grossa, capaci di mille trucchi pur di catturare la preda, quali erano Mori e De Donno, e conosciuti dai mafiosi come tali, beh… non mi pare che potrebbe considerarsi una brillante idea, se questa fosse riferita ad un fatto vero. Infatti io sono convinto che le cose non stiano a quel modo. Cosa Nostra sapeva benissimo che il Generale Dalla Chiesa era stato come un padre ed un fratello, per il colonnello Mori, così come lo stesso Mori lo era stato per il maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso pochi mesi prima (aprile 92) dagli assassini di Cosa Nostra. Avete mai visto un assassino che, per intavolare una trattativa finalizzata ad ottenere qualche vantaggio, accetta fiducioso, quale interlocutore, il fratello oppure il padre, o comunque un compagno d’armi delle proprie vittime? E’ chiaro che non esiste al mondo un interlocutore più inopportuno ed inadatto di quello, potendo egli come obbiettivo primario, anche per ragioni personali, sempre e soltanto la cattura degli assassini.
Ma questa è soltanto una, fra le tante incongruenze di questa fantastica ricostruzione storica, quella della trattativa.



3)

5.5.12

per falcone e borsellino disertiamo le celebrazioni uffficiali fatte da chi prima le attaccavano e celebriamoli noi [ Quando i paladini dell’antimafia (Idv) calunniavano Falcone

s'avvicina i  ventennale   (  come passa il tempo  ) della  Strage di Capaci è l'attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.


E  già gli ipocriti e  sciacalli   , leggete  sotto , che  prima    ( soprattutto il primo )  avevano gettato merda fango  su Falcone   e  ora  come se niente  fosse , con  << in un tripudio di tromboni \auspicava democrazia \
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni  >> (  citazione  di .... indovinatelo voi  ) ,  anzichè andare  a nascondersi  e rimanere in silenzio   si presta a celebrarlo e  osannarlo  


   da   http://www.qelsi.it/

Leoluca Orlando “l’intransigente”, “paladino dell’antimafia”, portavoce nazionale di Italia dei Valori, faceva la guerra a Giovanni Falcone. E non è l’unico esponente dell’attuale centro-sinistra ad avere lanciato accuse intimidatorie ed anche calunnie al magistrato ucciso a Capaci il 23 maggio 1992. Un video che sta girando su internet mostra come gli auto-referenziatisi “paladini dell’antimafia” ora schierati con il centro-sinistra trattavano Falcone da vivo. Gravissime le accuse che Orlando muoveva a Falcone: addirittura è stato capace di ipotizzare che Falcone “tenesse chiusi nei cassetti una serie di documenti riguardanti omicidi eccellenti di mafia”. Proteggeva talmente i mafiosi, Giovanni Falcone, che è stato fatto fuori dalla Mafia.
Leoluca Orlando ha fatto invece carriera politica, passando dalla Dc alla Rete, per poi finire nella Margherita, litigare con Rutelli ed avvicinarsi ad Italia dei Valori. Proposto come presidente della Commissione vigilanza Rai, si sarebbe fatto garante di un giornalismo fazioso che spesso l’ha protetto, mantenendo la sua immagine di  ”duro e puro”. Come quella volta che, da Santoro, Claudio Martelli ha fatto appena in tempo a rivelare i motivi per cui lo stesso Orlando facesse la guerra a Falcone. Subito stoppato dall’irreprensibile Santoro che s’è affrettato a cercare di confutare le affermazione di Martelli e poi a cambiare discorso.
Vale la pena riportare il dialogo, particolarmente significativo:
MARTELLI: Perché Falcone accetta il mio invito di fare Il Direttore degli Affari Penali al Ministero (…..) Falcone venne a lavorare per il governo perché l’aria per lui a Palermo si era fatta irrespirabile.
SANTORO: Ha paura di essere ucciso.
MARTELLI: Per le accuse di Orlando e perché Giammanco, nuovo capo della Procura, praticamente non gli faceva più vedere le carte.
SANTORO: Gli hanno fatto la bomba altro che Orlando (eh già, altro che Orlando n.d.r).
MARTELLI: Perché Orlando ce l’ha con Falcone? Perché Falcone aveva riarrestato Ciancimino con l’accusa che Ciancimino era tornato a fare affari e appalti con il sindaco Leoluca Orlando Cascio. Da questo nasce la rottura tra Orlando e Falcone, questo lo depone Falcone al Csm, lo racconta per filo e per segno e non va dimenticato!!
SANTORO: facciamo una cosa, no scusate un attimo solo, so che parlereste fino a domani mattina però, allora Beatrice introduciamo un attimo questa storia di Ambrosoli (…). (fine del discorso n.d.r).
Troppo tardi, Santoro. Martelli ha fatto in tempo a dire ciò che il presentatore non voleva fosse detto, con ogni evidenza.
D’altra parte, che Leoluca Orlando non sia quel “cavaliere senza macchia” che i media vogliono far credere è chiaro pure dai procedimenti penali a suo carico. Indagato nel ’95 per l’appalto concesso alla Sispi e per il restauro del Teatro Massimo, accusato nel ’96 di corruzione aggravata dal pentito Tullio Cannella, senza però alcun seguito giudiziario, è stato condannato in via definitiva nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca che nel 1999 avevano sfiduciato il sindaco Ignazio Messina, definiti da Orlando “collusi con la mafia”. A quanto pare non era vero.
Purtroppo Falcone è stato ucciso prima di andare fino in fondo alla questione Ciancimino-Orlando, ma in giorni in cui torna di moda il nome “Ciancimino” vale la pena ricordare com’era trattato Falcone da vivo da certi “paladini della giustizia”.



propongo  non solo di celebrarlo  da soli  ma  , OVVIAMENTE  SONO  PROVOCATORIO ( onde  a essere frainteso ed  etichettato ),facciamo cosi   come fecero a funerali   di falcone 


oggi al cimitero

  trovata  in rete   Sono entrato al cimitero con una domanda che mi bruciava in testa… e ne sono uscito con una verità che mi ha incendiato...