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6.2.15

“Io e mia sorella perdute e ritrovate dopo ventisei anni” La scoperta di Giulia, iniziata con un pezzo del 1989 di “Repubblica” “Adottate in Italia dal Brasile e separate, ora insieme per sempre”il gioernLE DEL

A  differenza  di altre  storie  simili  che  ho ripreso sull'aonda  emotiva  o forse  perchè essendo   del '76   sono cresciuto  a feuilleton \ romanzi d'appendice televisivi  e  letterari  ,  questa  storia  non lo  è  o almeno o  è  in parte   Essa  è piuttosto  un caso alla  Serena Cruz   ( vicenda  raccontata in Serena Cruz o la vera giustizia (1990), saggio, Einaudi, ISBN 88-06-11749-1 di Natalia Levi Ginzburg  (  1916-1991 ) . 
Insomma una  Grande  ingiustizia  e  pessima conduzione  delle  famiglie addottive    delel due  protagoniste  .   

  la  vicenda  dela madre  
da repubblica  del  6\2\2015

“Io e mia sorella  perdute e ritrovate dopo ventisei anni” La scoperta di Giulia, iniziata con un pezzo del 1989 di “Repubblica” “Adottate in Italia dal Brasile e separate, ora insieme per sempre”


Giulia e Maria Grazia,di nuovo insieme.

                           STEFANO COSTANTINI

ROMA. Eccola Giulia. L’appuntamento è in un bar del Portuense,a Roma. Fuori diluvia. Non ci conosciamo,ma le nostre vite si sonoincrociate il 10 settembre di  26 anni fa. Scrissi per Repubblica dell’adozione di due sorelline brasiliane. La madre naturale stava venendo in Italia per riportarle a casa, aveva denunciato che le erano state sottratte. Poi più nulla fino ai primi di gennaio
di quest’anno, quando sulla scrivania trovo l’appunto di una collega. «Ciao Stefano, ti sta cercando una signora, Giulia Aigotti. Ha lasciato il suo numero, dice che ti sei occupato di lei tanto tempo fa, ti ho stampato l’articolo. Lei è una delle bambine di cui parli. Accidenti che storia. Fammi sapere.Ila».
Era il 1989 e non ricordo di aver scritto quell’articolo. Chiamo, risponde Giulia. È nata a Bahia nel 1977 («o almeno così c’è scritto sui miei documenti»), e si chiamava Dilma. È stata adottata a Pinerolo, vicino a Torino, da una coppia di insegnanti che le hanno cambiato nome e destino. La madre naturale era una domestica di 46 anni.  ha vissuto  protetta, ha studiato pianoforte
IL GIORNALE DELL'EPOCA 
e preso una laurea in Scienze infermieristiche. Oggi lavora in un ospedale di Roma. Ha due figli e un marito militare. È serena,ma dentro ha una voragine lunga quasi trent’anni.
«Pronto? Sì, sono Giulia. Ho trovato in Rete il suo articolo e a quel punto ho capito che non potevo più far finta di niente. Sapevo di essere stata adottata, che ero nata in Brasile. Stop. All’epoca avevo dieci anni. Ignoravo la battaglia legale tentata da mia madre naturale, non sapevo che era venuta in Italia per riavermi.
Le impedirono di incontrarci. Ricordavo di essere stata in diversi orfanotrofi. E ricordavo di una sorellina che tenevo sempre per mano, che mi facevo picchiare
pur di proteggerla. Niente altro. Troppe domande fatte ai miei genitori adottivi sono rimaste senza risposta, fino a quando abbiamo smesso di parlarci, una quindicina di anni fa per delle mie scelte che non hanno condiviso. Ora so che mia sorella esiste. Se è viva,la voglio ritrovare. Mi aiuta?».
Bastano poche ore per rintracciarla. La sorella che si chiamava Debora ora è Maria Grazia Grasso e non si è mai spostata da Giugliano,Napoli. Risponde al telefono
quando Giulia chiama.Scopre così di avere una sorella.
«L’ho trovata, è lei - mi avverte Giulia in preda a una felicità ormai incontenibile - e sabato prossimo
(il 17 gennaio, ndr) ci vediamo.Mio marito è originario di Caserta, lì vive mia suocera, vicino a dove abita Maria Grazia».
Sono passate due settimane e con Giulia ci incontriamo nel bar.Riprende il filo. «Grazie a Repubblica e alla Rete è avvenuto un miracolo.
Sono frastornata e felice. Mia sorella ha saputo di essere stata adottata quando era già grande e per caso. Ha cercato tracce della nostra famiglia, ha trovato dei parenti con i quali siamo ora in contatto. C’è un cugino che vive negli Stati Uniti e un’altra sorella rimasta a Bahia, più grande di me di un anno. Ci siamo scritte, in inglese, perché noi il portoghese lo abbiamo dimenticato. Sappiamo di avere avuto due fratelli maschi, che sono morti, e un’altra sorella, che oggi  avrà 43 anni. Nostra madre è morta tre anni fa e il cugino americano ci ha fatto vedere una sua foto. Maria Grazia aveva dei ricordi confusi. Quando ci siamo incontrate ci siamo abbracciate e abbiamo pianto, poi avevamo bisogno di una conferma. E allora dal passato sono spuntati dei particolari,uno decisivo: le mattonelle gialle dell’ultimo orfanotrofio in cui siamo state insieme. Ci siamo messe a ridere, perché è bastato guardarci per capire che siamo sorelle. Altro che prova del dna, siamo identiche ».
«Anche i suoi genitori adottivi - prosegue Giulia - non le hanno mai detto di me e sono stati sempre molto vaghi, come se anche loro avessero qualcosa da nascondere.
Ho chiamato i miei genitori, loro non rispondono, hanno il filtro della segreteria telefonica. Ho lasciato un lungo messaggio con le novità, mi hanno risposto con un telegramma: “Stai attenta a chi incontri”. Ora nella mia vita è tornata Maria Grazia: non vogliamo più lasciarci. Lei si sente brasiliana, l’ha sempre avuta dentro questa passione e da quando conosce le sue origini ancora di più: pensi che insegna un ballo tradizionale. Lei vorrebbe partire subito per il Brasile. Io  ho un po’ paura, finora avevosempre evitato di conoscere le mie radici. Un anno fa mia nonna adottiva mi accennò la storia di una donna che era venuta dal Brasile a riprendermi. Io non le volli credere. Poi mia nonna è morta e mio marito che aveva intuito qualcosa ha fatto il resto. Quando un giorno sono tornata a casa mi ha detto: “Giulia, guarda su Internet cosa ho trovato ”. E mi ha lasciato da sola davanti allo schermo. Dovevo scegliere, ho esitato prima di spingere quel tasto. E alla fine ecco, ho letto il suo articolo e si è spalancato un baratro. Il viaggio nel mio passato èappena iniziato». Buon viaggio,Dilma



Ma dove sono gli altri scrittori italiani ? hanno lasciato solo Erri de luca unia eccezione Fabio Geda e Laura Pariani,

Ma dove sono gli altri scrittori italiani?????? Se fosse capitato a loro di essere incriminati per le loro parole??? Questo silenzio è imperdonabile. Personalmente, non spenderò più' neanche un centesimo per comprare e leggere chi non difende il diritto di parola contraria in Italia. ‪#‎iostoconerri‬
"Fosse capitato a un altro scrittore, poeta, filosofo, scienziato, di essere incriminato per la sua parola contraria, sarei andato al suo processo. Avrei voluto ascoltare gli argomenti della pubblica accusa e della parte civile, per sapere in che tempo e in che paese mi trovo.
Nell’aula 52 del Tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 c’era, fitta in piedi come in tram, una piccola folla di lettori.
Di scrittori erano presenti un uomo, Fabio Geda, e una donna, Laura Pariani, a nome personale e non delegati di una categoria assente.
Fuori di quell’aula e nei giorni precedenti altri gruppi di lettori si riunivano per leggere a voce alta le pagine di uno scrittore incriminato. Non credo sia successa prima una simile volontà di difendere con appuntamenti di letture uno scrittore sotto processo. In piccoli e grandi centri, in Italia e all’estero, alla pubblica accusa ha risposto la pubblica difesa, spontanea e corale.
Spero non dispiaccia ai miei avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale, che io assegni a queste letture il primato della mia difesa. Poi lo assegno all’editore dei miei libri, Feltrinelli, che ha voluto pubblicare “La Parola Contraria” a un prezzo minimo, utile allo spargimento. Lo stesso succede in Francia, Germania, Spagna
Devo alla stampa estera un’attenzione che costringe quella nostrana a seguire il processo con un imbarazzato sforzo di obiettività.
Comunque vada il caso giudiziario, ho potuto spiegare le mie ragioni.
Per questo non presento appello in caso di condanna. Il mio pacco di sale l’ho sparso sul terreno dell’accusa perché sia inservibile una seconda volta. Non sono il primo scrittore incriminato, desidero essere l’ultimo."

5.2.15

Non ha mai giocato a bowling Nonnina fa strike al primo colpo

Ha 84 anni, e non ha mai giocato a bowling. I parenti le spiegano come deve fare. Lei afferra la palla, lancia, e fa strike. Il video è diventato virale anche su siti internazionali ed è stata creata una pagina Facebook in onore della nonnina.

Cagliari allontanato dala madre morente perchè finito l'orario dele visite . Ma riesce a vederlo grazia alla telefonata a ala segreteria del presisdenrte della regione

 se negli ospedali e non solo impareremo a  distinguere  dalla regola e  dall'eccezione   oltre  ad essere un po'  più umani  tali situazioni    non si verificherebbero. Per il resto non commento    tale  news 

"Da lei solo dopo una telefonata politica"

l'ospedale  in questione 
La madre è ricoverata in ospedale in condizioni gravissime, potrebbe morire da un momento all'altro. Il figlio va a trovarla, ma terminato l'orario delle visite viene invitato a lasciare l'ospedale.
La rigidità che si scontra con la morale. Gabriele Calvisi racconta, sulle pagine de L'Unione Sarda  in edicola  quello che gli è accaduto al Santissima Trinità di Cagliari, dove la mamma è ricoverata in fin di vita. "Martedì pomeriggio sono stato mandato via dalla stanza di mia madre, ormai vicinissima alla fine". Gabriele si arrabbia. Va in sala d'aspetto, fa partire una chiamata che di lì a poco gli avrebbe fatto ottenere una deroga alle regole. "Ho telefonato alla segretaria particolare del presidente Pigliaru. Le ho spiegato quanto accaduto. Dopo quattro ore mi è stato comunicato che mi sarebbe stato concesso un permesso. È vergognoso".
Alla domanda se esista un regolamento in caso di condizioni critiche di un parente, la Asl ha risposto: "I casi sono valutati singolarmente, spetta al responsabile decidere se rilasciare l'autorizzazione".
 
anche perchè   non ho letto  tutto l'articolo ma solo la versione online  .L''unica  cosa  che posso dire  e che, come dicono i commenti alla news   riportata  dal sito dell'unione sarda , che è  una cosa  che ha fatto   ( e sicuramente lo  farà nei  prossimi giorni  )  molto discutere   Eccone alcuni
Rossi
05/02/2015 19:41
Vergognoso
Ripeto:Vergognoso che ci si debba rivolgere ad un politico per poter stare con un proprio caro in fin di vita..il primario dov'era?E se non c'era lui qualcuno che ne facesse le sue veci?Bisogna far casino in ospedale in questi casi.
Franco2015
05/02/2015 17:52
Trattasi di una tipica storia italiana
dalla quale tutti i protagonisti escono male. Questo vale per l'ospedale, per il politico ed anche per colui che ha reso la storia di pubblico dominio il quale ha semplicemente fatto quello che fanno abitualmente tutti gli italiani; è cioè andato a cercarsi una raccomandazione per sottrarsi a delle regole (giuste o ingiuste che siano).
Ampurias
05/02/2015 17:50
Che primari ed infermieri si mettano una mano sulla coscienza
Ricordi truci mi rivengono alla mente: Mia madre dimessa da chirurgia d'urgenza al Brotzu e dopo sole 4 ore salvata per un pelo dalla setticemia. Del pranzo dovevo occuparmene io perche poteva mangiare solo omogeneizzati ma questi sparivano 'misteriosamente' dalle scorte.
Viaggi della speranza a Padova, per assistere mio padre dopo un operazione complessa, ma lasciata alla porta dopo ore di viaggio perché sprovvista di 'tesserino identificativo'. E potrei andare avanti per giorni... Sono morti a casa
LaSentinella
05/02/2015 16:29
Ospedale "Santissima Trinità" di Cagliari (3^ parte)
Il Sig. Calvisi ha esercitato il suo potere di cittadino e basta. Se avesse avuto quello politico d'appoggio immediato, non sarebbe stato invitato ad uscire dall'ospedale. Il numero di telefono delle segreteria di Pigliaru si trova sull'elenco telefonico e/o su Internet. Cercate con Google o sul sito web della RAS e troverete tutti i numeri e gli indirizzi e-mail (certificati o meno) a cui rivolgersi. Tutti i cittadini possono, anzi debbono farlo, soprattutto per segnalare comportamenti irrispettosi...
DAMOKLE
05/02/2015 16:25
nel momento del dolore
Ci si deve arrovellare,per stare vicino al proprio caro????in quei momenti penso che qualcuno stia vicino ai famigliari....non allontanarli,mi chiedo se hanno una coscienza oppure pensano al portafoglio.
apollinare
05/02/2015 15:43
Umanità dove sei?
Sono disgustata e inorridita di tutto questo. Come si fa a lasciare sola una povera donna che versa in condizioni disperate, senza un familiare vicino? Che permessi e permessi! E' una cosa inumana e vergognosa, a danno dei più deboli. Il signore conosceva il politico di turno, chi non ha santi in paradiso a chi deve rivolgersi?
Io sarei andata di corsa dai carabinieri e avrei fatto una denuncia in procura.
Come potremmo uscire da questa indegnità pubblica e sociale?
Il sistema va corretto e migliorato!
Greta64
05/02/2015 15:42
E' INCONCEPIBILE
ricorrere ad una telefonata per ottenere un permesso davanti ad una persona in fin di vita ,in effetti se uno non ha nessuna conoscenza che fa? E andando avanti quest'articolo sicuramente è stato scritto per denunciare un fatto di abuso di potere non solo personale e hanno voglia di trincerarsi dietro nel" I casi sono valutati singolarmente, spetta al responsabile decidere se rilascire l'autorizzazione" per evitare di essere criticatiil Sig. Calvisi ha fatto bene a farlo meno arroganza "signori"
Gap88
05/02/2015 15:35
problema diffuso
purtroppo è un problema diffuso in molti lavori specialmente nella P.A, dove queste persone miserabili si sentono in dovere/diritto di esercitare un piccolo potere che li rende però importanti, ci sono tanti esempi di burocrati del piffero che non hanno altre gioie nella vita che esercitare un poco di potere che tra l'altro esercitano in maniera pessima e vile.
Greta64
05/02/2015 15:26
ACCOMPAGNARE LE PERSONE CARE
a miglior vita...chissà se il sondaggio dell'Unione Sarda.. porterà ad una riflessione e spero ad un cambiamento delle regole.. per la classe politica e per la classe sanitaria nell'insieme.. nel Marzo 2014.. io e la mia famiglia abbiamo potuto assistere mia madre al Santissima Trinità fino alla fine..fortunati? Non lo so'.. di sicuro sarei "uscita di testa" se questo non mi fosse stato concesso..per tanti motivi ..ad esempio anche quello di sentirsi più uniti in un momento di forte dolore e d'impoteza


Non sono vissuto all'epoca  dei miei  nonni  , zii (  diretti , acquisiti,m   ala lontana    di cui   alcuni medici  )    e genitori  , ma  mi hann trasmesso   tali valori che  come  dimostra  sia  questo  post   che altri post    , non ho  voglia di cercare    nell'archivio  ,  ( come qiuello  dei   figli che non hanno poturo vedre i padre   che  moriva perchè gli kinfermieri dovevano pulire la stanza  ,  o  un prof    che  stava male  ed era  al'ospedale  senza  parewnti    agli amici  non èstato concesso  di  stargli affianco mentre   stavo morendo )  che Quando certi valori non esistono piu' (  o  se   certe persone   non li hanno  acquisiti  o peggio mai avuti  ) non si rispetta piu' neanche il dolore degli altri, pur sapendo che una persona sta per andar via non si consente piu' neppure ai propri cari di stargli vicino. Questo denota una mancanza assoluta di sensibilità e di rispetto, manca proprio il senso di umanità e comprensione. E' ovvio che in questi casi si ci rivolge a chiunque pur di ottenere un po di attenzione. Solidarietà al figlio di questa signora e un invito ai sanitari: Fate in modo che certe cose non accadano mai piu', perche è vergogoso.

ma noi italiani siamo maschi allupati visto che ci piace il sesso e la pornografia


avevo  ragione    . Oltre  che   nelle  droghe legere  e pesanti ( anchese   secondo alcuni puristi tali distinzioni   non va bene  )  in altri paradisi artificial  e legali    come l'acool

  vignetta 

  cerchiamo  il nostr evadere   nel sesso  e, secondo alcuni  ( vedi discussione sotto  )  nella  pornografia 

oltre  che nel cibo    e   nel  complottismo 

avevo ragione quando dico ( e i matusa mi dicono che sono un caffone o uno che parla per frasi fatte \ slogan , stereotipi , luoghi comuni , ecc  ) tira sui media di più un pelo di ... o i post di gossip che un bambino che muore . Infatti  Infatti un post pubblicato qui  sul blog  (  http://goo.gl/W3FZHl ) ho ricevuto  cosa  che non  mi succede  , se  non raramente  , con i post  normali ,    più di  100 visualizzazioni   in due  giorni  .
Infatti  oltre  che   :  nelle  droghe legere  e pesanti --  anche se   secondo alcuni puristi tali distinzioni   non va bene  -- in altri paradisi artificiali   e legali  in particolare  l'acool  , il calcio, oltre  che nel cibo    e   nel  complottismo 


 c'è  il Sesso      sia  erotismo che  pornografia  come dice  questo interessantissimo articolo   di  http://www.diggita.it/
Tutto di     è testimomniato  da  :  1)  da  questo  video parodia scelto fra i tanti     della saga  di fantozzi  più precisamente    fantozzi  il ritorno 1996   ( allora andavano molto i telefoni erotici e mlto , sottoscritto compres , ci cascavano )


2)   questa   discussione   avvenuta   sulla mia bacheca  i  cui commentavo    del perchè dell'alto numero delle visualizzazioni a tale mio post  e del perchpècerte  categorie di dagospia siano molto seguite 

  • Eleonora Casula è questione di uso di parole chiavi....escort tiene molto poi lo leggo
  • Loredana Ines Maria Morandi Beh.. se tu ci pubblichi pure il porno, ci credo che ti vengono gli utenti..
  • Giuseppe Scano non sapevo che una news fosse porno Loredana Ines Maria Morandi
  • Loredana Ines Maria Morandi Giuse... se ci metti di quelle foto lo diventa..
  • 4.2.15

    Jazzista ( Gilad Atzmon ) ebreo anti-sionista: e a Londra gli annullano il concerto Libre - Non può suonare in città, perché è un ebreo che non perdona Israele per i crimini commessi contro i palestinesi

      d'argomento simile  e di censure  dovute alla paura     vi puo' interessare    quiesto mio precedente 
    post  :

    lo so che    tale evento   avvenuto  più di un mese  fa ,  ma  i media   maitream e non  erano , anzi eravamo tutti presi  da  #JESUISCHARLIE

     dalla pagina  facebook INFORMAZIONE LIBERA che riprende l'articolo di http://www.libreidee.org/


    Jazzista ebreo anti-sionista: e gli annullano il concerto



    Non può suonare in città, perché è un ebreo che non perdona Israele per i crimini commessi contro i palestinesi. Tutto ciò, a prescindere dal fatto che nella sua musica – il jazz – non vi sia traccia delle sue opinioni politiche, peraltro nobili. Tanto è bastato, in ogni caso, per fargli saltare un concerto nel cuore della civilissima Europa, quella che a Parigi ha appena celebrato il lutto per il martirio civile dei vignettisti di Charlie Hebdo. La vittima in questo caso è un musicista di origine israeliana, Gilad Atzmon (  foto  sotto a  destra  ) e il paese non è la Francia ma la Gran Bretagna. Il jazzista, racconta il quotidiano israeliano “Haaretz”, doveva esibirsi il 15 gennaio al Bonington Theatre di Arnold, un sobborgo di Nottingham. Ma a fermare lo spettacolo è bastata una lettera aperta, sottoscritta da 13 sudditi di Sua Maestà e indirizzata ai dirigenti del teatro: impossibile, secondo i benpensanti, consentire al musicista di esibirsi. Atzmon ma punito nel modo più arcaico, con la censura del silenzio, solo perché professa opinioni non allineate alla teologia politica del mainstream occidentale sionista, secondo il quale Israele ha sempre ragione.
    Insieme alla sua band, “The Whistle Blowers”, il sassofonista avrebbe dovuto esibirsi nel teatro della cittadina inglese, scrive “Haaretz” citando il “Nottingham Post”, in un servizio tradotto da “Come Don Chisciotte”.                                      Il Gedling Borough Council, che Gilad Atzmonamministra il centro culturale, s’è visto recapitare la missiva dei 13 abitanti in rivolta, scandalizzati da diverse affermazioni di Atzmon. Per esempio: «E’ sempre il pessimo comportamento degli ebrei che provoca disastri agli ebrei». Oppure: «Il Tribunale di Norimberga era finto, ce ne vorrebbe uno vero per Israele». Affermazioni che, secondo il teatro britannico, «toccano dei punti che preoccupano i residenti locali», al punto da sposare il loro punto di vista e proibire l’esecuzione del concerto. «Pur riconoscendo e apprezzando l’importanza della libertà di parola, il Consiglio ha la responsabilità legale di costruire e mantenere buone relazioni tra i membri della comunità, anche tra persone di razze e religioni diverse», affermano gli amministratori del teatro, secondo cui «la presenza di Gilad Atzmon potrebbe essere un atto non conciliabile con questa responsabilità».

    Atzmon, 51 anni, lasciò Israele per emigrare in Inghilterra molti anni fa. «Non so cosa gli sia passato per la mente», dice. «Non mi interessa se la gente non condivide quello che scrivo, ma la mia musica non ha nulla a che fare con quello che scrivo. Penso che sia una cosa ingiusta». Autore nel 2011 del libro “The Wandering Who?”, uno studio di politica sull’identità ebraica, Atzmon è anche un blogger molto attivo. Secondo “Haaretz”, il sassofonista è una figura controversa: alcuni anti-sionisti lo considerano addirittura «un ebreo antisemita», mentre altri «lo apprezzano come una voce originale e senza paura». La società laica di Nottingham ha intanto reagito alla brutale imposizione, manifestando per protestare contro la cancellazione dello show. Resta ovviamente il vulnus inferto alla società civile: non si è impedito lo svolgimento un comizio anti-sionista, ma solo un concerto. Tutto questo, nell’imbarazzante Europa del 2015. Come se non si tollerasse più la semplice presenza di idee scomode: idee possibilmente da cancellare dalla faccia della terra, esattamente come gli “scarafaggi” palestinesi e i bambini di Gaza.

    Al liceo Asproni di Nuoro presentato il libro sulla sicurezza stradale scritto dal padre di una ragazza 18enne deceduta in un incidente stradale


    Lo so che sarà retorico  e  scontato  , ma  l'unica  canzone che mi viene in mente  apena leggo   fatti\  storie  come quella  riportata  sarebbe    Canzone per  un amica \ in moete  di S.f - Guccini \  Nomandi
     invece ne  ho trovato un altra   due  altrettanto  belle e meno scontate   : 
    addio ad  un'amica  - JadeyBenelli ?
    Dedicata ad un'amica morta - Musica di Yann Tiersen

    Il liceo Asproni di Nuoro


    La Renault Twingo guidata da Alessio sfreccia come un missile lungo le strade cittadine. Sempre più veloce, troppo veloce per riuscire a controllare l'auto che ormai non tiene più la strada. Inevitabile lo schianto contro il guard-rail a 170 chilometri orari. In un’ampia curva dell’Asse mediano. Erano le 21,30. La vita di Chiara Ibba, 18 anni appena compiuti, è finita lì. Quella sera e mai più tornerà a casa. La sua tragica morte è diventata un libro, dedicato a lei e a tutti i giovani che muoiono ogni giorno sulle strade mentre corrono felici e spensierati sulle strade delle città. Credendosi immortali. L'autore del libro è Giampietro Ibba, padre di Chiara, che al Liceo classico “Asproni” in un'aula magna gremita di studenti, ha presentato la sua opera dolcissima: «E poi? ...Chiara lo sa». Uno di quei giorni in cui Giampietro lascia la sua professione di gastroenterologo, presso l'ospedale “Brotzu” di Cagliari, per incontrare i giovani e lanciare loro l’allarme accorato, renderli coscienti del dramma dell'imprudenza, della leggerezza e dell'incoscienza e raccontare il dolore di un padre che ha dovuto seppellire la propria figlia nel fiore della giovinezza. «Il libro di Giampietro Ibba è una testimonianza e un monito – ha spiegato il preside del Liceo, Antonio Fadda, durante l'incontro – ma è anche una risposta al bisogno di essere padre e alla grande forza di mantenere sempre e per sempre viva sua figlia».
    Nel corso della mattinata, gli studenti hanno accompagnato la presentazione dell’iniziativa con la lettura di alcune pagine del libro e dei brani musicali eseguiti al pianoforte e al flauto traverso con il titolo dolcissimo: “Musiche per Chiara”. All'incontro al Liceo scientifico, moderato dal giornnalista di Videolina, Paolo Matta, ha partecipato anche il vescovo di Nuoro, monsignor Mosè Marcia sempre attento alla tematiche dei giovani e pronto a offrire il suo contributo per una causa così importante che anche a Nuoro è di stringente attualità: sono tre i giovani morti di recente in incidenti stradali.

    Sport e Integrazione”: lo sport ha capito, ma il Paese ?




    Peccato che il Salone d’Onore del CONI oggi non fosse colmo come accade nelle grandi occasioni, spesso di vetrina più che di sostanza. Peccato perché quanto andato in scena in occasione della presentazione del progetto “Sport e Integrazione” ha un valore profondo, maggiore di quanto le parole dei convenuti siano riusciti ad evocare. Crediamo che oggi, parlando di sport e integrazione, si sia riusciti a toccare uno dei capisaldi di questa attività, antica e moderna, percependone i motivi per cui questa è legata intimamente all’uomo.
    Ma senza voler andare troppo in profondità e per volare bassi (alla politica spicciola), la giornata di oggi ha mostrato quanto meschine e limitate sono tutte quelle istanze di rigetto delle altre culture, il razzismo strisciante, la xenofobia imperante. Proprie del nostro Paese e dell’Occidente in questi giorni ma non dello sport e, soprattutto, di chi fa sport.
    Sport e Integrazione, Roma, Salone d'Onore del CONI (foto mezzelani)
    Sport e Integrazione, Roma, Salone d’Onore del CONI (foto mezzelani)
    In sostanza al Salone d’Onore del CONI, oggi, si è parlato di integrazione, senza se e senza ma, spostando l’asticella ben oltre il problema dello ius soli. Al presidente Malagò si possono rimproverare tante cose, sicuramente non la capacità di parlare al cuore: “Dobbiamo fare in modo che la cittadinanza sportiva, e non solo, venga rapidamente concessa a tutti quei ragazzi e ragazze che vivono, giocano, si allenano nel nostro Paese. Altri Paesi sono stati in grado di superare questa barriera psicologica. Lo sport adesso ha il dovere di smuovere le coscienze del legislatore e del Paese.”
    E’ in gioco il nostro futuro: l’Italia senza quel milione di ragazzi stranieri che vivono qui (e che, come ha ricordato Natale Forlani, Direttore Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione “hanno una percezione dell’Italia migliore di quella che abbiamo noi…”) non potrebbe vincere le sfide del futuro, non solo in campo sportivo, anche economico e culturale. E’ anche una questione di civiltà. Privare della cittadinanza sportiva (e piena, aggiungiamo noi) questo milione di persone vuol dire creare tanti apolidi che non hanno una comunità di riferimento. Ne qui in Italia, tanto meno in paesi da cui provengono solo di nascita e che nella maggior parte dei casi non conoscono e che non li conosce.
    Peccato che un così alto messaggio culturale rischia di perdersi in un Italia concentrata sulla caccia a “chi ruba il nostro lavoro”, come ha ricordato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti: “Siamo così impegnati a trovare un responsabile della crisi che non ci rendiamo conto che l’unico modo per accrescere il nostro benessere è quello di accrescere il benessere delle persone che abbiamo vicino. La cittadinanza sportiva può essere un modello per convincere il Paese a seguire questa strada dell’integrazione.”
    E’ inutile spiegare, a chi fa e vive di sport, quanto l’integrazione sia parte stessa dell’attività sportiva. Inutile perché scontato; Diana Bianchedi, membro del Comitato Scientifico “Sport e Integrazione”: “Lo sport è un veicolo privilegiato nell’integrazione perché assegna a ciascuno un ruolo preciso in un contesto collettivo, di squadra. E’ più facile ottenere integrazione nello sport che in un contesto scolastico: la comunità, infatti, riconosce l’atleta, lo integra e fa il tifo per lui. Per questo tutti gli atleti devono mettersi a disposizione per andare nelle scuole a raccontare la loro realtà a coloro che non conoscono da vicino il mondo dello sport tanto quanto un atleta”.
    Abbiamo paura, però, che nel paese dei salvini e del “si però, gli zingari…”, un Paese che, guarda caso, ha una delle più basse percentuali di praticanti di una qualsiasi attività sportiva, queste parole e questo bellissimo progetto rischiano di essere inutili. Inutili, in questo caso, perché parole che cadono nel deserto dell’indifferenza e del qualunquismo. Dello sport siamo abituati a parlare solo in caso di successi o di fatti di cronaca. Tanto ci basta. Tutto il resto… è noia!
                                            Antonio Ungaro


    La storia di Emma Holten: da oggetto online a decidere di mostrare il suo corpo

    da ( tramite oknotizie ) http://forsediscovoancora.blogspot.com/ del 2\2\2015

    Quattro anni fa Emma Holten è stata vittima da parte del suo ex di un video intimo condiviso online. Il motivo della vendetta, perché la ragazza aveva deciso di lasciare l'uomo. Da quando il video e altre immagini sono diventati di dominio pubblico, Emma ha subito una vera violenza psicologia. Ogni giorno riceveva centina di email che le chiedevano di mostrare ulteriori foto di lei senza veli. Un ricatto a tutti gli effetti: minacciandola in caso contrario che avrebbero avvisato il suo boss dell'esistenza di quel video, ( la ragazza è una giornalista danese).
    Come se non bastasse quando ha contattato alcuni siti per rimuovere alcune  immagini, le hanno risposto che la colpa era sua per aver acconsentito a fare qual genere di scatti. Così Emma  Holten ha voluto rispondere in prima persona, raccontando la sua esperienza al sito per donne Hysterical Femminism, l'ha fatto a suo modo con delle foto che la ritraggono senza veli. Gli scatti sono opera dalla fotografa Cecilie Bødker.  C'è anche un video realizzato per il Guardian dove spiega il motivo di questa decisione.

    Mostrare il proprio corpo in maniera naturale senza costrizioni, è questo il messaggio delle sue foto. Averlo fatto per lei significa che nessuna persona deve essere ridotta come un oggetto. Un atto indipendente per sentirsi ancora  un essere umano e decidere con la propria testa.

    Si calcola che nel 90% dei casi, il 59%  di immagini e video vengono postati con il nome reale della vittima. Il 49% con account sociale, 26% con l'indirizzo di posta elettronica.

    autunno

    C’è un momento in cui tutto riparte, ma senza effetti speciali. Niente fuochi d’artificio, niente musica in sottofondo, nessun countdown, ne...