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27.6.08

se la chiesa pensasse a gli ultimi e non solo a chi si tocca


da  ilvignettificio.interfree.it/


Chiedo scusa  a chi  crede  e pratica  ma   non riesco  a starmi zitto  davanti ad una chiesa  (  sia  gli alti gradi che i preti  salvo qualcuno  come per  esempio  Don lorenzo Milani  )  che  criticano solo questi peccati  o beatificano   gli areoplani di morte
 o eserciti che partono per le guerre  , o si lamentano   solo quando  i  credenti vengono perseguitati o nele scuole  non   s'insegna religione  o essa viene messa ale ultime ore   . o quandfo  gli toccano il portafoglio 




da repubblica  del 27\6\2008


Le impronte dei bimbi rom
e il silenzio della Chiesa


di FRANCESCO MERLO



Le impronte dei bimbi rom e il silenzio della Chiesa


A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l'ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici?

Ecco, preferiamo mostrarvi il lato grottesco di questa proposta perché sappiamo bene che Roberto Maroni, credendo di essere astuto, lavora per provocare i nostri buoni sentimenti, e dunque non vogliamo cadere nella sua rozza trappola e farci rubare i pensieri. Insomma a noi viene facile assimilare il bambino ai deboli, agli sfruttati, a tutte le altre vittime dell'umanità adulta. Ma contro l'indignazione i leghisti sono bene attrezzati. Dunque rispondono rinfacciandoci la paura della gente, agitano il valore della sicurezza, e ci eccitano perché vorrebbero che in risposta al loro razzismo scomposto noi santificassimo i rom, negassimo qualsiasi rapporto tra campi nomadi e criminalità, tra immigrazione e delitti.

bi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici?
Ecco, preferiamo mostrarvi il lato grottesco di questa proposta perché sappiamo bene che Roberto Maroni, credendo di essere astuto, lavora per provocare i nostri buoni sentimenti, e dunque non vogliamo cadere nella sua rozza trappola e farci rubare i pensieri. Insomma a noi viene facile assimilare il bambino ai deboli, agli sfruttati, a tutte le altre vittime dell'umanità adulta. Ma contro l'indignazione i leghisti sono bene attrezzati. Dunque rispondono rinfacciandoci la paura della gente, agitano il valore della sicurezza, e ci eccitano perché vorrebbero che in risposta al loro razzismo scomposto noi santificassimo i rom, negassimo qualsiasi rapporto tra campi nomadi e criminalità, tra immigrazione e delitti.


E invece non è in difesa dell'accattonaggio, né per esaltare la presunta bellezza esotica e imprendibile della zingara Esmeralda che protegge il povero gobbo di Notre Dame, non è insomma in nome della retorica rovesciata dei miserabili che noi diciamo a Maroni che prendere le impronte digitali a bimbi rom è un segno di inciviltà razzista, che neppure ci sorprende perché non è il primo, non è l'ultimo e purtroppo non sarà neppure il peggiore.
Il punto è che, insieme con l'ossessione di Berlusconi per la Giustizia, in questo governo c'è anche l'ossessione leghista per la sicurezza. Ma una cosa è il problema e un'altra cosa l'ossessione. Ebbene, incapace di risolvere il problema che lo ossessiona, Maroni vorrebbe che, per reazione, noi negassimo il problema. Invece noi gli ricordiamo che già il suo predecessore, il mite Giuliano Amato aveva segnalato che in tutte le comunità criminali sta crescendo, anche in Italia, l'uso orribile dei bambini. Ci sono, per esempio, le baby gang. E il libro Gomorra racconta di ragazzini utilizzati nelle vendette trasversali. E in Calabria sono in aumento gli omicidi compiuti da killer ragazzini pagati solo poche centinaia di euro. Ma che facciamo, ministro Maroni, schediamo tutti i bimbi calabresi?
Ecco perché non merita i nostri buoni sentimenti, il ministro Maroni. Perché non è vero che in Italia c'è un dibattito tra rigoristi cazzuti (loro) e lassisti rammolliti (noi). Maroni non c'entra nulla con il dibattito europeo, difficile e importante, tra il rigore e l'accoglienza.
Nei Paesi più civili d'Europa la sicurezza, la serietà e la responsabilità non sono valori di destra. I socialisti francesi e spagnoli, i socialdemocratici tedeschi, i laburisti inglesi e, aggiungiamo, anche i sindaci italiani di centrosinistra hanno maneggiato con durezza l'argomento dell'immigrazione irregolare e della criminalità. Ma senza sparate comiziali, senza colpi di teatro razzisti, senza i paradossi, gli ossimori e le miserie culturali dei leghisti che - come dimenticarlo? - sono quelli che chiamavano gli immigrati di colore bingo bongo, che parlavano di musi di porco e teste scornificate, che invitavano la Marina "a sparare sulle carrette dei clandestini", e denunziavano l'Europa "in mano ai massoni, agli ebrei, ai musulmani e alle mafie degli immigrati". Perché dunque dovremmo stupirci che, arrivati al governo, vogliano prendere le impronte ai bambini rom ? Da anni, ad ogni elezione nelle valli padane, i leghisti affiggono manifesti "giù le mani dai nostri bambini" appropriandosi appunto del vecchio pregiudizio razzista sul misterioso popolo dei ladri di neonati, agitando la leggenda della corte dei miracoli. Si sa che in tutta l'Europa centrale, che registrava il tasso più alto di popolazione zingaresca, per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per "liberare" i bambini degli zingari dai loro genitori naturali, sino alla soluzione finale nazista e dunque all'internamento di adulti e pargoli. Ne furono sterminati più di cinquecentomila. Ebbene, oggi nel rilancio dell'antico pregiudizio con in più la certezza che i bambini rom non siano bambini ma complici, solo criminali in miniatura e dunque più pericolosi e più sfuggenti, c'è la vecchia idea che tutti i bambini del mondo sono allevati per ereditare "la scienza" di papà. E dunque: la criminalità è un destino che il bambino rom ritrova in fondo a se stesso come una roccia.







E va bene che il bambin Gesù non era rom, ma la chiesa che in Italia fonda la sua forza molto più sull'immagine dolce del bambinello che su quella del crocifisso, potrebbe almeno dire che i bambini non si toccano. La Chiesa sì che può (deve) permettersi i buoni sentimenti. Non era Gesù che voleva che lasciassero i bambini venire a lui? La Chiesa, che punisce e scomunica in materia di sesso e di scienza, perché tollera e accetta le volgarità dei leghisti contro i marginali e contro la gente da marciapiedi, contro i disperati dei semafori e dei campi, contro i loro bambini? La Chiesa, che è l'ecclesia dei naufraghi, dei diseredati e dei dannati della Terra, perché non interviene? Forse perché i bimbi rom non fanno beneficenza come il terribile boss della Magliana Renato De Pedis che - lo ha raccontato mercoledì Filippo Ceccarelli - è stato sepolto nel più esclusivo cimitero del Vaticano, "sarcofago di marmo bianco, iscrizioni in oro e zaffiro, l'ovale della foto" e "un attestato di grande benefattore dei poveri..., che ha dato molti contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana". I bambini rom, non avendo avuto la fortuna di essere educati da quel sant'uomo di De Pedis, sono rimasti ladruncoli e tutti infedeli, mentre Maroni, come De Pedis, si dichiara fervente cattolico.

Quando Berlusconi nominò Maroni all'Interno pensammo subito che aveva affidato l'Ordine al Disordine. Il ministero dell'Interno serve a controllare, appunto dall'interno, la tenuta unitaria del Paese contro tutte le cellule disgregative, tanto sociali (delinquenti) quanto politiche (eversori). Ebbene, si sa che la Lega secessionista è una subcultura politica che da più di venti anni attenta, per come può, all'unità del Paese e alla sua legge. Berlusconi, che pensa di essersi liberato del lavoro più sporco affidandolo al suo ministro-mastino, ha in realtà ceduto il controllo dell'eversione all'eversore da controllare. E Maroni, che nella Lega è il più pericoloso perché forse è il meno brutto e il meno ridicolo (ha fatto pure le scuole), sta usando gli aspetti più odiosi del ministero dell'Interno - carcere, manette, impronte digitali - per sollevare nuvole di propaganda, per creare effetti placebo alla paura e alle emergenze sociali, in modo da guadagnare ancor più consenso all'eversione.

La ribellione dell'Uomo Ragno


Quasi quasi rotolare fuori
e dare la mano ad un anonimo aereo
che umile vola su di me
spiegando le ali in un abbraccio.

Sempre meglio che anelare
alle nuvole ricamate d'oro
e di romanisti stendardi.

Già, ognuno sta unico sul cuor della terra
e la sera è sempre troppo tardi,
la sera purificatrice dell'avventura

e del sogno sempre spazzato (via)
dai letti, creduto polvere e cadaveri.
I cadaveri sono quelli delle nostre menti

ormai spente dagli orologi
- tic tac, vivi solo il tuo turno
e poi allontanati dal video,

povero attore che strilli e ti pavoneggi
per la tua ora sulla scena, idiota
che racconti favole piene di rumore.

L'Uomo Ragno finalmente si ribella
alle chiacchiere della Red Bull.


P. S.
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone. La libertà non è uno spazio libero: libertà è partecipazione. (Giorgio Gaber) Mi sembra un buon motto per questo blog e per il suo fondatore.


P.S
2 :
Non nascondo di aver citato Shakespeare nella mia poesia.

Springsteen: uomo e desiderio

I fans del Boss inorridiranno, ma io l'ho conosciuto e amato attraverso una piacevole e fresca canzone: Sherry Darling. E vi sono rimasta legata, indissolubilmente.




Il doppio album The River era giunto tra le mie mani già arrembante, un diluvio carsico di gloria. Springsteen era Springsteen da un pezzo, e per me che lo avvicinavo solo in quell'occasione, quasi intoccabile.
 
Persino la sua fisicità mi spiazzava. Percepivo un sole  impietoso in quel volto
triangolare, e soprattutto negli occhi umidi da cane di prateria.                 
 Era un percorso di strade, camion, distese chilometriche, più che un fiume: una piena, e la musica sgocciolava giù, roteante come clava e morbida come cuoio. Bruce, anche per via del nome, era freccia in movimento, automobile e frontiera, lavoro e sangue.



L'America come volevo amarla, un moderno Faulkner, una periferia fatta storia. Ma l'impressione dell'eccesso, quella sì, mi stordiva. Ecco perché mi accostai al rivo rutilante con un brano immediato, d'impatto, spensierato e spensierante. Sherry Darling era però, già lì, maschilità pura, carezza ruvida e selvaggia, sesso rapinoso. Mi attirava e m'intimoriva il pubblico femminile di Springsteen, d'una spregiudicatezza scosciata che non possedevo, e che forse desideravo avere. Quel nome dal sentore di primavera che terminava in un urlo terrestre. E un legame con anni eterni di gioventù. Nato per correre, all'infinito, ma senza fuga: era già vittoria.

Springsteen è tornato a Milano due sere fa, poi è ripartito con la sua scia di squarci metropolitani, Darkness on the edge of town e solitudine ansiosa, innervata di chitarre. Ma a me, resta la smorfia gentile di Sherry Darling. Nella vita avrei voluto incontrarne di più, simili alla sua.

Quanto all'uomo (e all'artista), forse di Springsteen ne basta uno. Due sarebbero troppi. Ma senza quell'unico, solo e insieme eccesso, la vita si mostrerebbe di colpo spenta.


Daniela Tuscano
 

 

 

 

 

 

 

Senza titolo 644


  L'AVETE LETTO IL LIBRO ALLA RICERCA DELLA FELICITA' ?  :-)


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26.6.08

Per una nuova politica sui precari della scuola


Una colossale balla, obviously. Abbattimento delle tasse, abolizione dell'Ici (peraltro già attuata in diversi Comuni, tra cui Bresso) e simili guittate. Per l'eliminazione d'un'imposta fantasma, dovremo rinunciare a un bel po' di servizietti , non esattamente secondari. Gli effetti delle purghe berlusconiane cominciano ad avvertirsi, ma credete che la luna di miele fra lui e gli Italiani finisca? Io no, io non ci credo. Non ci credo più.

Fra i tanti azzoppati, ancora una volta, come sempre, la categoria più bistrattata: gli insegnanti, segnatamente i precari. Coloro che, secondo la vulgata, conducono un'esistenza da nababbi lavorando part-time.


Non intendo perorare la causa di chi,come la sottoscritta, ha atteso 18anni per assicurarsi un'immissione in ruolo per uno stipendio da fame.      Ho scelto un lavoro che amo e non mi pento, non voglio pentirmi a oltre quarant'anni di aver seguito un amore, una passione,una vita.                     Non debbo spiegare nulla a nessuno. Già lo so che il VERO Ministro della Pubblica (d)Istruzione, vale a dire Giulio Tremonti, mi considera un peso morto.
Non domando né a lui, né agli incapaci che parcheggiano i figli a scuola pretendendo che quest'ultima possa ovviare al loro fallimento educativo, perdono di esistere. Esigo, pretendo solo giustizia. E so che è troppo.


Ma resta il minimo. Pubblico l'appello del Movimento Interregionale Insegnanti Precari (MIIP). Perché della scuola nessuno parla. Perché gli insegnanti, precari e no, non hanno voce. Perché non voglio ci spengano l'anima, dopo averci rubato la salute.





Daniela Tuscano







In questi giorni in cui si comincia già a riflettere sull’anno scolastico che verrà e siamo costretti ad assistere al solito balletto dei passaggi di cattedra e di ruolo, balletto che si  ripercuote in maniera deleteria sulla qualità della scuola italiana e sulle prospettive lavorative dei docenti precari. Appare inevitabile chiedersi se il nuovo Ministro abbia già preso  coscienza delle problematiche relative al reclutamento degli insegnanti o se, ancora una volta, dobbiamo assistere alla dettatura dall’alto di politiche sorde a qualsiasi ragionevole soluzione, "suggerite" da interessi di palazzo o da lobbies di potere.

Non contestiamo l’idea che si vogliano determinare nuove regole per il reclutamento, ma  reputiamo che questo non possa avvenire se non pensando a una radicale e profonda soluzione del vero problema della scuola attuale che è quello della stabilizzazione sui posti di lavoro  dei veri precari, ovvero di coloro che da anni o addirittura decenni lavorano come insegnanti della scuola pubblica senza avere ancora ad oggi garanzie certe e stabili. Abbiamo più volte sottolineato la necessità che sia inequivocabilmente definito chi possiede lo status autentico di precario, cioè il docente a cui la scuola non può non riconoscere una garanzia di stabilità, poiché da lungo tempo lavora all’interno dell’istituzione e non si limita a segnare la propria presenza nelle graduatorie per diritto-privilegio acquisito (ci riferiamo ai tanti che stazionano nelle graduatorie in posizioni privilegiate perché blindate dalla prima e seconda fascia pur essendo già di ruolo in altre classi di concorso o addirittura pur svolgendo altri lavori).



Non chiediamo nemmeno immissioni in ruolo subito, come fanno i sindacati e altre associazioni del precariato senza prima valutare la questione di fondo, cioè chi l’attuale sistema di reclutamento garantisce o salva e chi invece è destinato a un sempre più lungo precariato. Con l’attuale sistema, infatti, le graduatorie [...] risultano luogo di stratificazione di privilegi (divisione in fasce, insegnanti di ruolo su più graduatorie, sistema di attribuzione del punteggio ai titoli, ecc.) e le immissioni in ruolo tanto invocate finiscono per essere una cabala dei numeri che non solo non risolve i più gravi problemi, ma addirittura penalizza i veri precari. Chi ogni anno lavora in una certa classe di concorso su posti vacanti, al momento delle immissioni in ruolo viene spesso preceduto da chi, pur non lavorando, ha comunque acquisito una posizione garantita oramai da inaccettabili privilegi nelle prime e seconde fasce. È un fatto, inoltre, che in certe graduatorie (basti pensare ad esempio a quelle di Lingue straniere o Filosofia) i precari che lavorano da più di un decennio si vedono ogni anno sottrarre posti da una scriteriata mobilità che permette al personale di ruolo di migrare da una all’altra classe di concorso o da un grado all’altro di scuola. È chiaro allora che in queste condizioni la dovuta stabilizzazione dei veri precari diventa sempre più una chimera. Le immissioni in ruolo determinate da questo sistema, paradossalmente, rischiano di compromettere ulteriormente la posizione dei veri precari.


La mobilità così come oggi si determina sta affossando la scuola. Complici i sindacati, èstata legittimata l’idea che per passare alle scuole superiori si può intraprendere la più agevole scorciatoia delle elementari o delle scuole medie. Questo fatto è negativo sotto due ordini di cose: perché stravolge le "vocazioni naturali" e perché determina una sostanziale squalificazione della scuola primaria, scuola importantissima e che pertanto non deve essere utilizzata come "luogo per" passare ad altri ordini di scuola. Più opportuno sarebbe garantire agli insegnanti della scuola primaria il pieno riconoscimento della loro professionalità, anche – ma non soltanto – mediante una retribuzione che affermi il principio della pari dignità con gli altri ordini di scuola. Da quando politiche scellerate di vari governi hanno permesso che l‘astratto "didattichese" venisse dettato dalle università, la cultura scolastica italiana ha avallato un’autentica subordinazione di valore dei diversi ordini di scuola all’imperio dell’università.                          Questa sottocultura ha innescato una corsa generalizzata degli insegnanti al "prestigio" degli ordini di scuola superiore, mentre una corretta percezione dell’istruzione ad ogni livello richiederebbe ben altro atteggiamento e ben diverse categorie mentali capaci di valutare l’importanza e la peculiarità dei diversi gradi di istruzione.

Una riflessione seria su questi dati deve pertanto essere perentoriamente chiesta non solo al Ministro, ma anche ai sindacati, sempre ostili a mettere in discussione i soliti assiomi osteggiando una seria valutazione di queste problematiche. Fare della questione delle 

immissioni in ruolo l’unica questione sul tavolo senza mai volere andare a vedere i meccanismi del reclutamento e della mobilità significa avallare lo stato di cose presente e, a lcontrario, respingere qualsiasi altra soluzione alternativa: sconfortante vedere infatti come unaproposta come quella dei contratti triennali sia stata stigmatizzata prima ancora che si potesse cogliere in essa ciò che poteva essere nuovo e migliorabile. Ancora una volta si è preferito ripetere i soliti slogan piuttosto che analizzare la realtà vera dei fatti, quella che risulta dall’analisi reale delle graduatorie.






Il MIIP in tanti anni si è sempre distinto perché ha sempre chiesto che si operassero,relativamente ad ogni questione affrontata, soluzioni concrete. Per questo motivo ha semprerespinto le logiche preconcette, dando invece rilievo alle questioni sostanziali: la battaglia perla pari dignità delle abilitazioni era, non dimentichiamolo, una battaglia sulle storture delle graduatorie. Oggi, come allora, vogliamo ribadire la priorità di intervento su queste questioni affinché non si determinino ancora una volta ulteriori insopportabili ingiustizie.






Movimento Interregionale Insegnanti Precari




 

San Libero 368

























San Libero 368‏
Da: La Catena di San Libero (riccardoorioles@sanlibero.it)
Inviato: martedì 24 giugno 2008 18.30.22
Risposta: La Catena di San Libero (riccardoorioles@gmail.com)
A: romildamarzari@hotmail.com








 

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La Catena di San Libero n. 3
68
24 giugno 2008
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Ti delo? ("Che fare?")

La cosa che dobbiamo fare è ingaggiare Bossi, fargli fare un movimento per l'indipendenza della Sicilia, levare la Sicilia dall'Italia e farla votare per conto suo. Questo sarebbe determinante. In Italia senza i voti dei siciliani non solo non avrebbe vinto Berlusconi le prime volte, ma neanche Andreotti sarebbe mai riuscito a diventare ciò che è diventato (in fondo la prima Repubblica l'ha ammazzata lui). Senza i dc siciliani (400mila negli anni '60) la Dc sarebbe rimasta un pacifico partito perbene guidato da Fanfani e Moro, Andreotti sarebbe rimasto un notabile laziale e Berlusconi, più avanti, sarebbe finito in galera per reati minori o sarebbe rimasto al massimo una specie di Ricucci con più parlantina. E invece no. Nei momenti decisivi, i siciliani hanno votato in massa per il peggio che si trovava, inguaiando così non soltanto se stessi ma anche tutti gli altri italiani.

Dunque Sicilia indipendente e libera, e magari - per qualche colpo di fortuna - via anche varesotti e veneti, i primi unitisi alla Svizzera e i secondi alla rinata Austria-Ungheria. E quindi elezioni fra gente seria, che non si vende il voto e non dà in escandescenze per gli immigrati. (E Roma? Boh, nel frattempo se la potrebbe essere ripresa il papa, così alle elezioni italiane non votano neanche loro). Milano, fra Albertini e Moratti, se la sarebbero da tempo comprata i giapponesi: voterebbe per la prefettura di Osaka, non certo per le elezioni italiane. Non credo che la camorra permetterebbe elezioni tranquille a Napoli, e questo potrebbe essere il pretesto per non far votare neanche i napoletani (e, a maggior ragione, calabresi e affini).

Ecco, a questo punto potrebbero anche vincere le sinistre, alle elezioni italiane. Si richiamerebbe Prodi, si rimetterebbe a posto l'economia, si tornerebbe a rivincere i mondiali di calcio, si rimanderebbe al porcile Calderoli e si nominerebbe Zanotelli ministro degli esteri e Dario Fo dell'istruzione. E poi, con tutto comodo, si lascerebbero tornare a casa i secessionisti, che avrebbero avuto il tempo di girare un po' di mondo e dunque di ricordarsi come si stava bene in Italia.

(E se, alle prime elezioni siffatte, dovesse vincere non diciamo Veltroni - che fisiologicamente non può farlo - ma un altro destro di sinistra tipo Cofferati? Beh, in tal caso tutta la brillante analisi precedente non vale un soldo e bisognerà tristemente ritornare a Berlusconi, Andreotti e compagnia).

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A che servono gli scrittori

Napoli. Ergastolo ai boss del clan dei Casalesi, fra cui Francesco Schiavone "Sandokan" e Francesco Bidognetti "Cicciotto". Un duro colpo per la camorra e una boccata di ossigeno per la popolazione, grazie al coraggio di poliziotti e magistrati e di quegli intellettuali che invece di stare a farsi le seghe sui massimi sistemi hanno denunciato in pubblico i boss del sistema mafioso (con minima solidarietà da parte dei colleghi più prudenti e navigati).

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Cronaca nera

Milano. Decine di tifosi spagnoli a piazza Duomo aggrediti dalla folla dei padani inferociti dopo la partita. Salvati a stento dalla polizia. "In Spagna certe cose non succedono".

Vigevano. Badante uccisa a coltellate da un indigeno per la strada.

Varese. Operaio egiziano ucciso a revolverate perché chiedeva la paga. Said el Basset, 29 anni, aveva chiesto gli arretrati al padrone dell'impresa edile per cui lavorava. Il figlio dell'imprenditore, Antonino Fioravante di 19 anni, ha estratto una rivoltella e l'ha freddato con due colpi al cuore. Il padano è stato poi arrestato dalla polizia italiana.

Verona. Padano arrestato per aver abusato per diciotto anni della figlia, oggi ventinovenne.

Monza. Sarebbero ben diciotto gli omicidi commessi dai giovani padani che facevano parte delle "Bestie di Satana", un'organizzazione neo-pagana che per anni ha imperversato ai confini con l'Italia. La diffusione dei gruppi neo-pagani in Padania è sempre più allarmante: dagli adoratori del Dio Po a quelli del diavolo sono ormai numerosi i giovani che cercano nuove emozioni in questi culti blasfemi e sovente violenti.

Milano. Continuano ad aspettare giustizia i ventinove zingari deportati il 5 settembre scorso dal campo nomadi di via San Dionigi. Anziché ricorrere alla violenza per difendere i loro diritti hanno preferito ricorrere alla magistratura ordinaria presentando alla prima sezione civile del Tribunale di Milano un ricorso contro il Comune chiedendo il risarcimento dei danni subiti.

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Mostri (convenzionati)

Milano. Non hanno ucciso volontariamente i loro pazienti i medici ma li hanno solo truffati e operati senza necessità i medici della casa di cura Santa Rita, convenzionata con la Regione Lombardia e protetta da diversi politici locali. Ne approfitta il collega Pierluigi Battista, del Ministero della Verità, per prendersela con i "discorsi intercettati o registrati" che "impiccano alle loro voci" gli intercettati e li trasformano in "mostri".

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E che c'entra lui?

"Bisogna che tutti facciano la loro parte assumendosi responsabilità per il bene del paese, non solo la maggioranza e l'opposizione ma anche la magistratura". Il ragionevole (ma non condivisibile: la magistratura le sue responsabilità se l'è prese già da un pezzo, e non sta facendo i capricci ma difendendo semplicemente la legge) commento è del politico Rino Fisichella, di mestiere arcivescovo, presidente di una Pontificia Accademia e varie altre spettabili istituzioni di Santa Chiesa. Fisichella si assume la responsabilità di ciò che potrebbe essere fatto ai magistrati per costringerli a essere "responsabili"? E in nome di che cosa? Dello Spirito Santo, di un partito, dei cittadini?

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Giornalismi

Se i media italiani puzzano di vecchio, per respirare una boccata d'aria nuova basta dare un'occhiata alle cronache della "National Conference for Media Reform" la Conferenza Nazionale per la Riforma dei Media che dal 6 all'8 giugno ha raccolto a Minneapolis più di 3000 giornalisti, tecnoattivisti e bloggers con lo slogan "la riforma dei media comincia da me".
In questa circostanza, le realtà emergenti di informazione alternativa hanno potuto incontrare i promotori di iniziative consolidate come "Democracy Now!" di Amy Goodman (democracynow.org), Fairness and Accuracy in Reporting (fair.org), Media Matters (mediamatters.org) e il "Centro per la democrazia nei media" (prwatch.org). "C'è l'esigenza di criticare i media commerciali - ha affermato Amy Goodman - ma al tempo stesso abbiamo bisogno di costruire media indipendenti che possano informare, illuminare e spostare in basso il potere. Non possiamo semplicemente stare ad aspettare guardandoci attorno in attesa di un giornalismo più indipendente, incisivo e capace di inchieste".

Da noi è sparito il ministero delle comunicazioni e non si sa più a chi rivolgersi per sollecitare cambiamenti nel settore dei media. Oltreoceano, invece, l'organizzazione nonprofit "Free Press", promotrice dell'evento e di altre iniziative editoriali indipendenti (www.freepress.net) è riuscita a coinvolgere nella conferenza anche il deputato locale Keith Ellison, eletto proprio nel distretto di Minneapolis come primo membro musulmano del Congresso statunitense. La lista dei 60 gruppi di lavoro che hanno animato la conferenza di Minneapolis comprende dibattiti su "la stampa etnica nelle comunità afroamericane", "Attivismo hip-hop: strategie urbane e aggregazioni mediatiche", "il potere in tasca.Telefonini per il cambiamento sociale", "La leadership giovanile nel settore dei media" e altro ancora.

E da noi che succede? Un piccolo sasso lanciato nello stagno è la campagna "Informazione Pulita" (www.giornalismi.info/ip) che propone alcune soluzioni per aprire le finestre e cambiare l'aria nella stanza dei media: libertà di scelta per l'uso dei soldi pubblici destinati all'editoria, libero accesso all'ordine dei giornalisti, libere elezioni del consiglio di amministrazione della Rai.
[carlo gubitosa]

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Appello per Carlo Ruta

Un fatto gravissimo, che potrà avere effetti devastanti per la libertà di espressione sul web in Italia. Carlo Ruta è stato condannato per "stampa clandestina", solo per aver gestito un sito di documentazione storica e sociale, in sostanza un normalissimo blog, di cui peraltro era stata comprovata, dalla polizia postale di Catania, la non periodicità regolare.
L'incredibile sentenza è stata emessa dal giudice Patricia Di Marco, presso il tribunale di Modica, dietro denuncia presentata dal magistrato Agostino Fera, noto alle cronache per le censure di cui è stato fatto oggetto da diversi parlamentari, da Giuseppe Di Lello al presidente dell'Antimafia Francesco Forgione, in relazione alla gestione dell'inchiesta giudiziaria sul caso del giornalista Spampinato.
Una sentenza del genere, che reca riscontri soltanto in Cina e in qualche nazione a regime dittatoriale, per le leggi che vigono nel nostro paese è un'assurdità. Costituisce un attacco frontale al mondo del web, alla democrazia, ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. E' quindi importante che le realtà delle reti, le sedi dell'informazione, le espressioni del paese civile rispondano con la massima determinazione. Firma anche tu la petizione per Carlo Ruta: oggi tocca a lui, domani potrebbe toccare a te!
Petizione: www.censurati.it/voxpeople/carloruta/

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Dormitat

Messina. E' stato nominato capo della Procura Generale il dottor Antonio Franco Cassata, la cui storia nel messinese non è - per chi l'ha seguita - molto esaltante. Pochi mesi fa, a Catania, una nomina altrettanto discussa - quella del dottor D'Agata, uno dei superstiti del Palazzo anni '80 di Scalia e Di Natale - aveva destato perplessità non minori. Non è uno dei momenti migliori nella storia del Csm; appaiono ben lontani gli anni di Zagrebelski e Galasso.
Bookmark: www.ritaatria.it

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Sinistra

Bollettino del dibattito (in attesa dei congressi di Rifondazione, di Sd, del Pdci ecc.) "Nuestra gloriosa tropa siga avanzando sin perder ni una sola palma de terreno".

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Hitler in periferia

Parigi. In fin di vita un adolescente ebreo sprangato da sei o sette giovani antisemiti nel 19mo arrondissement, un quartiere popolare dove fin qua arabi cristiani e ebrei avevano convissuto in santa pace. Hitler, a quanto pare, non vuol crepare mai del tutto.

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Samizdat

Milano. Un migliaio di cittadini guidati da Nando dalla Chiesa davanti al Palazzo di Giustizia per dare solidarietà ai giudici e difenderli contro il governo. Come quindici anni fa. Ma allora si chiamavano contestatori. Adesso si chiamano dissidenti.

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Politica/ 1

Io ho cominciato la mia carriera politica :-) facendo la campagna del Pci per la trasformazione della colonia in affitto (1966?). Da allora ho preso molte legnate dalla sinistra, ma non l'ho mai rinnegata. Non ho mai scritto una riga per un giornale di destra, ho preferito fare la fame piuttosto che andare, da qualche altra parte. Questo per dire che non ho nessunissima preclusione verso la sinistra: anzi. Ma quando sbaglia bisogna dirlo, e dirlo forte e chiaro perché a quanto pare non c'è nessuno disposto a prendersi questa responsabilità. Quanto prende il Pd, come partito, alle elezioni - per esempio - a Catania? Quanto prendeva la sinistra prima? Le cifre le conoscdi quanto me. Io ne soffro, come potrei soffrire di un amico tossico o alcolista, che non vuole riconoscere la sua malattia. Gli estranei lo rassicurano, gli “danno ragione”. Ma chi gli vuol bene lo rimprovera a costo di farlo incazzare. “Quel tizio con cui ti fai vedere per la strada - gli dice - non è uno che si fa una canna ogni tanto: è uno spacciatore di roba pesante, amico dei mafiosi. Non ti vergogni?”. E così via. A volte gli si rende antipatici, a volte del tutto odiosi. Ma almeno non si contribuisce alla sua lenta fine.

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Politica/ 2

Dibattito vecchio. Appoggiare Stalin per non fare il gioco di Hitler, o lottare pure contro di lui? Intanto, come oppositore di Hitler, Stalin funziona male. S'illude d'inciuciarselo, perde anni a cercare improbabili accordi, elimina per gelosia tutti i propri generali e quando quello attacca si trova in braghe di tela e perde mezza Russia prima di poter reagire. Poi, il popolo salva tutto: ma al prezzo di milioni di morti, e con sacrifici di cui ancora paga il prezzo. Su un piano più ampio, Stalin - col verticismo, coi privilegi, con l'incredibile satrapismo dell'apparato - distrugge l'idea stessa su cui si basa il sistema, la fede del russo comune nell'idea di uguaglianza che era l'unica forza vera a disposizione. Il "sano realismo" staliniano ha pagato prezzo alla storia per due volte: la prima nel '39, quando solo il patriottismo communista del soldato Ivan salvò la Russia e noi tutti; la seconda nell'89, quando il popolo del primo paese "socialista" del mondo lasciò inebetito ammainare una bandiera che ormai, grazie a Stalin e ai suoi epigoni, non gli diceva più nulla. Veltroni non è Stalin, Berlusconi non è Hitler, ma il meccanismo non è molto diverso.

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XVIII

Will<sksp@uk.gay.com> wrote:

< A un mattino d'estate tu assomigli.
Ma tu hai più luce in te, più tenerezza:
ché la tempesta abbatte il fiore di stagione
e la veloce estate ha vita troppo breve.

Troppo fulgido sta l'occhio del sole in cielo,
spesso l'ombra sbiadisce il suo bel viso d'oro:
poiché bello e bellezza sono spesso divisi
- li stacca a suo capriccio il caso o la natura.

Ma tu, splendore, sarai sempre estate,
non perderai beltà, non sfiorirai,
non vanterà la morte averti preso,
nè tempo vincerà mai il tuo fulgore.

Finchè respiri un uomo, finchè uno legga
questi versi vivranno, e tu con loro >

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dal 1 Luglio al 1 Agosto


 


A FIRENZE, FIESOLE,


LASTRA A SIGNA, SAN GIMIGNANO


 


TEATRO


VISITE GUIDATE


CENE CON DELITTO


MUSICA


BANCHETTI


 


STORIE DI STORIA


 


"IL MESE MEDICEO" racconta


personaggi che vivono grandi passioni:


Amore, Potere, Paura 


in luoghi nei quali la Storia si è fermata.


 




 












 

PRIMO APPUNTAMENTO


"VELENI MEDICEI"


regia Alessandro Riccio


 


 CENA CON DELITTO


 


Durante l'aperitivo e la cena, il pubblico viene catapultato


in una vicenda medicea ed assiste ad un terribile delitto.


 


Sarà chiamato perciò ad aiutare un giovane frate per risolvere il terribile quesito.


 


Domande, richieste, parole devono essere ponderate:


non è possibile mettere sotto accusa un nobile nella Firenze del '500.


Molti i sospettati, tutti pericolosi e senza scrupoli da cui guardarsi le spalle...



 




 


 



DAL 1 ALL'11 LUGLIO ore 20


(esclusi 5 e 6)


VILLA CARUSO BELLOSGUARDO


VIA DI BELLOSGUARDO, 54


LASTRA A SIGNA (FI)


 



 



Menu Mediceo


 



















Convivio dell'accoglienza


 


Carabaccia


 


Maccheroncini


alla Medici







Petto d'anatra


al Melarancio


 


Patate alla ghiotta



Coppe Brinate


allo Zabaglione


 


Elisir di Lungavita








 



 




 










 



tutti i dettagli al sito:


www.mesemediceo.it




PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA


 


IN CASO DI CATTIVO TEMPO LA CENA CON SPETTACOLO


SARA' SPOSTATA ALL'INTERNO DEI MAGNIFICI SALONI DELLA VILLA


 


COSTO DELLA SERATA:


45 EURO (CENA CON SPETTACOLO)


 


INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI


055/61.20.205 - 328/93.78.077 - info@mesemediceo.it

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A tutti i Comitati della Rete


A tutti i loro Delegati


A tutti gli aderenti a scopo individale


 


 


Care amiche e cari amici


 




Desidero ricordarvi che il giorno 28 giugno alle 9 e 30 si svolgerà a Firenze presso lo Spedale degli Innocenti il nostro Convegno Nazionale su “ Le emergenze in Toscana. Crisi di un modello regionale di sviluppo” di cui  vi è stato comunicato da tempo il programma.
Lo sforzo organizzativo e la tensione della ricerca, per assicurare al Convegno il massimo della dignità e della rappresentatività possibile, sono stati notevoli. È ora necessario, - assolutamente necessario, - che la vostra partecipazione, qualitativa innanzi tutto ma anche quantitativa, metta il Convegno in grado di decollare anche come fatto politico e mediatico. Mi aspetto perciò da voi una reale partecipazione di massa. Vi chiedo anche una rigorosa puntualità.
Perché le attese di tutti siano il più possibile soddisfatte, anche al di là della pur ampia e esemplificazione contenuta nel programma del Convegno, abbiamo predisposto la possibilità di un’esposizione di materiali approntati indirettamente dai Comitati in sede di Convegno: vi invito perciò a venire con le vostre carte, documenti ecc., in quantità sufficiente da poter essere distribuita alla stampa e ai partecipanti del Convegno nel corso stesso del suo svolgimento.
“Fuochi d’informazione” possono dunque essere accessi anche a fianco dei motivi principali di dibattito.
 


Arrivederci al 28 giugno e un saluto affettuoso da
Alberto Asor Rosa





 


PS: Indicazioni Logistiche


 


Per chi viene in Auto:


dall'autostrada A1 conviene uscire a FI_SUD o FI-NORD secondo la provenienza e seguire per p.zza della Libertà (più in generale seguire per Fiera Fortezza da Basso). Il luogo del Convegno si trova nel centro, in zona BLU, e quindi non è raggiungibile con mezzi privati ; tuttavia la distanza dai viali di circonvallazione non è molta ed in 5-10 minuti si può raggiungere a piedi piazza SS Annunziata. Sul viale G. Matteotti sono presenti molti posteggi a pagamento a tempo (occorrono monete) mentre in Piazza della Libertà esiste un parcheggio sotterraneo.


La mappa delle linee Bus allegata vi permetterà di scegliere anche zone più distanti per la sosta e servirvi del mezzo pubblico.


 


Per chi arriva in treno:


Come vedete sulla mappa, ci sono molte linee Bus che dalla stazione FS-S.M Novella portano in P.zza SS Annunziata ma il percorso non è proibitivo per chi vuole farlo a piedi in 10-15 minuti.


 


Per comodità di seguito trovate anche i link per meglio orientarvi e preordinare il vostro percorso:


Mappa Google




http://tinyurl.com/4cmezm


 


Mappa Linee Bus ATAF
http://www.ataf.net/Template/ListMappe.aspx?idC=119&LN=it-IT

http://tinyurl.com/4zjzr6







                  per la Difesa del Territorio






Lacrime di vetro


Foto pubblicata da asja2




Il perchè di una lacrima, non è racchiuso solo nel dolore...si piange anche per gioia o per una forte emozione.


C'è un perchè liberatorio, quasi consolante...Nella foto è pianto e solitudine. Mi riscopro però a ripensare a lacrime e carezze tra i capelli , a lacrime e viso stampato tra le braccia di qualcuno, che mi rassicurava. Lacrime e una carezza, lacrime e un sorriso. Lacrime e qualcuno che mi prendeva in braccio.


Ora mi capita di piangere , ma non è più consolante , sono lacrime di vetro, sono lacrime senza sapore.


Quegli smemorati nemici dei bambini








De Amicis l'avrebbe scelto come protagonista di uno dei suoi racconti mensili, Valor civile. Ma, stavolta, la vicenda è autentica: un ragazzino rom, di 12 anni, salva un coetaneo italiano dall'annegamento. Lo fa d'istinto, senza pensarci troppo, avvertendo il richiamo della comune umanità. Un'altra rom, anch'essa dodicenne, sensibile amante dell'arte e figlia d'un pastore protestante, rimane invece vittima d'un odioso episodio di xenofobia da parte di fanatici italiani.

Notizie che hanno trovato spazio all'interno dei quotidiani, in smilzi trafiletti. Solo alcuni bloggers, capisaldi dell'informazione indipendente fino a che quest'ultima potrà sopravvivere, hanno dato loro la giusta rilevanza. Le prime pagine dei giornali hanno al contrario strillato ai quattro venti la sciagura di due donne italiane, travolte da un romeno ubriaco.


Lo riteniamo del tutto normale, anche noi che pure ci sdegniamo di fronte al razzismo montante. Stiamo convivendo con esso senza accorgercene, inconsciamente e freddamente indifferenti, come un foglio bianco dove tutto si può riscrivere. Perché - ha notato Amos Luzzatto su "Repubblica" - siamo diventati un Paese senza memoria.


Solo un Paese senza memoria può sopportare e anzi metabolizzare l'aberrante "proposta" d'un Ministro dell'Interno di schedare i rom, anche se bambini. Questo il motivo della nostra atarassia, non la scarsa simpatia verso gli zingari - come siamo ancora abituati a chiamare i nuovi paria. Lo ha denunciato don Colmegna nella sua lucida disamina della situazione attuale. Non si tratta di "buonismo" contro "cattivismo"; i manichei d'ogni risma, quando non sono in malafede, risultano quantomeno ignoranti (e stupidi). Siamo preda di quella "paura liquida" di cui parla Baumann e cui aveva accennato anche la scrivente nel suo precedente post, intitolato appunto Paura della paura. Abbiamo assorbito, come un virus, la sindrome del Nemico, anch'egli liquido e proteiforme: una volta rom, un'altra romeno, un'altra ancora arabo, poi comunista, poi relativista... e così via, in un vortice senza conclusione.


Senonché, pure i bambini sono liquidi: perché si ritrovano ovunque, come pesci nel mare, e si annusano, si riconoscono, penetrano la loro stessa, reciproca nudità, non si preoccupano da dove vengono e dove vanno. Inafferrabili e prensili al tempo stesso, i più espliciti e quelli maggiormente esposti alla ferocia degli adulti. I bambini ricompongono tutto, e non sono definibili in nessuna categoria. Non per nulla, dunque, Hitler li odiava, e non per nulla li odia Maroni. Mentre il nostro ventre molle tutto macina, tutto ingoia, tutto espelle, torbido e disfatto come una carcassa di rifiuti.

 

 

Daniela Tuscano








 




Senza titolo 641

  27 / 06 2008 / S. CIRILLO !  TANTI ...... DALL'ESPLORATORE !  :-)


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Una giornata apparentemente tranquilla!

Le_colonne_della_societa



Seduta in un prato verde smeraldo, attorno a me solo leggeri cinguetti di fringuelli,qualche abbaiare di cane accaldato, silenzio estivo afoso.
La città è semivuota ormai,una pace apparente.
Ronde a quattro armate scrutano pensierose rovellandosi nel trovar qualcosa che non c’e’ sul momento.
Osservo: “si stava meglio prima” aria viziatami stomaca.
Aleggia il cambiamento lo si respira,la gente cammina indifferente come ogni giorno settimanale,con il sogno ad rrivare alle attese ferie (beati loro)!
Mobilità, precariato, povertà mentale
si, signori risultato di tanto menefreghismo,egoismo, benessere acquisito senza voltarsi indietro un attimo.
Perdere di vista il buon senso e la libertà!
Sovversiva mi direbbero in molti, no!Rivoluzionaria sempre!
Tempi passati veloci del momento doro avendo conquistato spazi, diritti e doveri; diciamo benessere.
Ora che ci rimane in mano tanti forse, perché??
Giornata calda,fa immaginare spiagge, mare, monti, laghi.
Non riesco ad avere anima, mente in questa direttiva.
Scrivo: sofferente, la rabbia.
Battaglie tanto combattute e vinte con fatica. Ore insonni per un mondo migliore, moderna libertà femminile, politica incalzante.
Dimenticato tutto, dissolto nel cuore; come un grande amor d’ accantonare con lieve lacrima malinconica!
La guerriera che c’è in me vorrebbe unire ancora una volta tante voci, ma i giovani i nostri giovani dove sono? Il nostro futuro?
Sparsi con ideologie perse nel limbo che nessuno mai ha donato a loro attenzione.
Guidarli verso il senso dell’amor proprio verso gli altri.
Educare per l’interscambio etnico, la fame vera del mondo.
Far congiungere menti fresche con l’anima pura, risolvendo tenacemente con il cuore.
Riflettiamo, dove eravamo, dove siamo?Non c’e’ credo politico, religioso più potente del colore della nostra terra!
Riprendo il cammino verso casa, sorriso nostalgico ma forte. Sempre ci sarò fino che la mente sarà integra.l’anima sicura, amerò la terra e gli umani come nel mio lontano 1974!


( premetto ho provato, curiosità di vedere i commenti sinceri, mettermi in discussione sempre!) ciao




Per un fine settimana gratis

                                                pere rosse


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