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9.2.26

"Che ci faccio qui a 52 anni? Cerco il mio fidanzato!". Riegler, l'atleta più anziana dei Giochi .,Furti misteriosi, caschi vietati e la coppia scoppiata per il curling: le curiosità dei Giochi

 

La snowboarder austriaca è stata eliminata negli ottavi di finale nel parallelo ma è già nella storia: "Volete sapere il mio segreto? L'allenatore della nazionale a 30 anni mi disse che dovevo smettere..."

dal nostro inviato Andrea Fanì
LIVIGNO, ITALY - FEBRUARY 08: Claudia Riegler of Team Austria competes during Women's Parallel Giant Slalom qualification on day two of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic games at Livigno Snow Park on February 08, 2026 in Livigno, Italy. (Photo by David Ramos/Getty Images)

"Ma lo sapete che c'è una mia connazionale in gara a 52 anni?". Ore 8 in punto al Livigno Snow Park, il termometro non fa la cortesia di mentire e segna un impietoso -15°C. "Ma è secco...". Cielo terso e quindi uno aspetta fiducioso che spunti il sole, che poi scalda ed è un piacere. Nel frattempo l'addetto ai controlli in zona mista, austriaco simpaticissimo, ci accoglie subito con la domanda: "Lo sapete che?...". Ok, non lo sapevo, dai, mi ero concentrato sugli snowboarder italiani che oggi è una giornata di gloria, me la sento nelle ossa (insieme con il freddo). Due chiacchiere, due clic ed eccoci qua: Claudia Riegler, nata a Vienna il 9 luglio 1973. Il primo pensiero è, ok è più vecchia di me; il secondo è... 1973?

DALMASSO_BRONZO_08022026

Claudia, ma lei lo sa che è la donna più anziana in gara a Milano Cortina 2026? Seconda in assoluto dietro l'americano Richard Ruohonen, anni 54. 

"Sì sì lo so. Però Richard fa il curling, io lo snowboard...".

Ok, capito. Sottolineiamo la differenza. Infatti la domanda è: ci racconta il suo segreto? Non è che uno prende e va all'Olimpiade alla sua età...

"E perché no?".

Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ledecka. Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh"

In effetti. Ok, com'è andata la gara?

"Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ester Ledecka. Incredibile...".

Beh, non è incredibile, ci sta uscire agli ottavi con Ledecka.

"No, dicevo incredibile tutto questo. Che sono qua, una pista da urlo, giornata meravigliosa di sole (sì, nel frattempo ha scaldato, ndr). Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh. Vabbè ma uscire agli ottavi non è poco".

Ma per lei già essere qua non è una vittoria?

"Vittoria è quando prendi la medaglia, ad ogni modo sì, sono tra le migliori sedici al mondo, sono molto orgogliosa di quello che ho fatto. Scusate se ve lo dico ma io sono la dimostrazione vivente che non ci sono limiti a quello che possiamo fare. Se ti impegni, a tutti i livelli, l'età davvero non conta più".

Ma in tutti questi anni cosa ha fatto, a parte lo snowboard?

"Lo snowboard... No dai, sapete cos'è? È che a trent'anni l'allenatore della nazionale mi disse di smettere. Mi cacciò dalla squadra".

E lei?

"E io non credevo alle sue parole. Io dentro di me sapevo che si sbagliava. Così mi sono rimessa a lavorare e dopo tre anni sono rientrata. Solo io, il mio fidanzato e un allenatore credevano in me. L'abbiamo fatto. A 41 anni ho vinto il Mondiale, a 52 sono all'Olimpiade".

Ma cosa mangia?

"Un po' di tutto, con attenzione".

E cosa legge?

"Un po' di tutto, con intelligenza".

E la musica? Carica o relax?

"Io faccio yoga e quando comincio a sentire che qualcosa non va mi faccio aiutare".

Austria's Claudia Riegler competes in the snowboard women's parallel giant Slalom elimination run at Livigno Snow Park during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games, in Livigno (Valtellina), on February 8, 2026. (Photo by Kirill KUDRYAVTSEV / AFP)

In che modo?

"Con la meditazione. Perché ipnosi e meditazione aiutano altri a entrare dentro di te e a vedere cose di te che tu in quel momento non riesci a vedere".

Ma le sue rivali, le sue compagne di nazionale, cosa dicono?

"Mi fermano, mi parlano, e tutte concludono con le stesse parole".

E quali?

"Claudia, sei un'ispirazione".

Ma la sua famiglia? Chi ha lasciato in Austria?

"Nessuno. Mia sorella vive in Australia e...".

E...?

"E c'è il mio fidanzato che mi aspetta, è qua nel parterre dei tifosi. Scusate, ora ho propria voglia di andare da lui".



La snowboarder austriaca è stata eliminata negli ottavi di finale nel parallelo ma è già nella storia: "Volete sapere il mio segreto? L'allenatore della nazionale a 30 anni mi disse che dovevo smettere..."

dal nostro inviato Andrea Fanì
LIVIGNO, ITALY - FEBRUARY 08: Claudia Riegler of Team Austria competes during Women's Parallel Giant Slalom qualification on day two of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic games at Livigno Snow Park on February 08, 2026 in Livigno, Italy. (Photo by David Ramos/Getty Images)

"Ma lo sapete che c'è una mia connazionale in gara a 52 anni?". Ore 8 in punto al Livigno Snow Park, il termometro non fa la cortesia di mentire e segna un impietoso -15°C. "Ma è secco...". Cielo terso e quindi uno aspetta fiducioso che spunti il sole, che poi scalda ed è un piacere. Nel frattempo l'addetto ai controlli in zona mista, austriaco simpaticissimo, ci accoglie subito con la domanda: "Lo sapete che?...". Ok, non lo sapevo, dai, mi ero concentrato sugli snowboarder italiani che oggi è una giornata di gloria, me la sento nelle ossa (insieme con il freddo). Due chiacchiere, due clic ed eccoci qua: Claudia Riegler, nata a Vienna il 9 luglio 1973. Il primo pensiero è, ok è più vecchia di me; il secondo è... 1973?

DALMASSO_BRONZO_08022026

Claudia, ma lei lo sa che è la donna più anziana in gara a Milano Cortina 2026? Seconda in assoluto dietro l'americano Richard Ruohonen, anni 54. 

"Sì sì lo so. Però Richard fa il curling, io lo snowboard...".

Ok, capito. Sottolineiamo la differenza. Infatti la domanda è: ci racconta il suo segreto? Non è che uno prende e va all'Olimpiade alla sua età...

"E perché no?".

Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ledecka. Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh"

In effetti. Ok, com'è andata la gara?

"Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ester Ledecka. Incredibile...".

Beh, non è incredibile, ci sta uscire agli ottavi con Ledecka.

"No, dicevo incredibile tutto questo. Che sono qua, una pista da urlo, giornata meravigliosa di sole (sì, nel frattempo ha scaldato, ndr). Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh. Vabbè ma uscire agli ottavi non è poco".

Ma per lei già essere qua non è una vittoria?

"Vittoria è quando prendi la medaglia, ad ogni modo sì, sono tra le migliori sedici al mondo, sono molto orgogliosa di quello che ho fatto. Scusate se ve lo dico ma io sono la dimostrazione vivente che non ci sono limiti a quello che possiamo fare. Se ti impegni, a tutti i livelli, l'età davvero non conta più".

Ma in tutti questi anni cosa ha fatto, a parte lo snowboard?

"Lo snowboard... No dai, sapete cos'è? È che a trent'anni l'allenatore della nazionale mi disse di smettere. Mi cacciò dalla squadra".

E lei?

"E io non credevo alle sue parole. Io dentro di me sapevo che si sbagliava. Così mi sono rimessa a lavorare e dopo tre anni sono rientrata. Solo io, il mio fidanzato e un allenatore credevano in me. L'abbiamo fatto. A 41 anni ho vinto il Mondiale, a 52 sono all'Olimpiade".

Ma cosa mangia?

"Un po' di tutto, con attenzione".

E cosa legge?

"Un po' di tutto, con intelligenza".

E la musica? Carica o relax?

"Io faccio yoga e quando comincio a sentire che qualcosa non va mi faccio aiutare".

Austria's Claudia Riegler competes in the snowboard women's parallel giant Slalom elimination run at Livigno Snow Park during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games, in Livigno (Valtellina), on February 8, 2026. (Photo by Kirill KUDRYAVTSEV / AFP)

In che modo?

"Con la meditazione. Perché ipnosi e meditazione aiutano altri a entrare dentro di te e a vedere cose di te che tu in quel momento non riesci a vedere".

Ma le sue rivali, le sue compagne di nazionale, cosa dicono?

"Mi fermano, mi parlano, e tutte concludono con le stesse parole".


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E quali?

"Claudia, sei un'ispirazione".

Ma la sua famiglia? Chi ha lasciato in Austria?

"Nessuno. Mia sorella vive in Australia e...".

E...?

"E c'è il mio fidanzato che mi aspetta, è qua nel parterre dei tifosi. Scusate, ora ho propria voglia di andare da lui".

Il fidanzato. La seguiamo con lo sguardo. Si porta via la sua tavola, il casco, la tuta da gara, gli scarponi. Scavalca le transenne, che le ragazze di 52 anni all'Olimpiade non amano i percorsi troppo facili e comuni. Lo raggiunge, lui allarga le braccia, anche lei. Si abbracciano. Piangono. Ridono. Vivono.


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Spariti documenti e non solo della squadra israeliana di bob e il Tas boccia l'equipaggiamento della squadra britannica di skeleton


FILE- Adam Edelman and Regnars Kirejevs, of Israel, compete in their second run during the two-man bobsled at the bobsledding world championships, Saturday, March 8, 2025, in Lake Placid, N.Y. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson, File)

Caschi vietati, furti misteriosi, una prima volta storica per i Giochi olimpici invernali, con in gara madre e figlio. E il curling che si mette tra moglie e marito. Ecco le curiosità della seconda giornata di gare ai Giochi di Cortina.


Gli inglesi dello skeleton non potranno indossare in gara a Cortina i nuovi caschi. Anche il Tas ha confermato la decisione della Federazione internazionale che vieta il casco che non è “della forma standard ed è stato chiaramente progettato per migliorare specificamente le prestazioni aerodinamiche, poiché la parte posteriore sporge”. Per la sicurezza e l’aerodinamica il casco è la parte più importante dell’equipaggiamento. La notizia è un duro colpo per Matt Weston e Marcus Wyatt del Team GB, che hanno dominato lo skeleton per tutta la stagione, vincendo tutte e sette le gare di Coppa del Mondo. “Siamo delusi, ma vinceremo lo stesso” dice Natalie Dunman, direttrice esecutiva delle prestazioni della federazione britannica


Team Mexico flag bearer Sarah Schleper arrives for the Olympic opening ceremony at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Friday, Feb. 6, 2026. (AP Photo/Misper Apawu)

Mamma e figlio in pista insieme all’Olimpiade per una prima volta storica: Sarah Schleper statunitense con passaporto messicano e portabandiera nella cerimonia inaugurale, e il figlio Lasse Gaxiola, anche lui in pista nello sci alpino per il Messico. Nella storia dell’Olimpiade invernale – la fonte è Bill Mallon, leggendario statistico olimpico e non solo: era già successo 7 volte di vedere due generazioni in gara nella stessa Olimpiade, ma sempre con il padre: 3 volte padre/figlia, 4 volte padre/figlio. La prima Olimpiade decentrata costringerà Sarah e il figlio Lasse a stare lontani: lui a Bormio per le gare maschili. Lei a Cortina per le gare femminili.


epa12605060 Adam Edelman and Menachem Chen of Israel compete in the 2-Man Bobsleigh at the IBSF Bobsleigh and Skeleton World Cup, in Sigulda, Latvia, 20 December 2025.  EPA/TOMS KALNINS

“Una violazione così grave: valigie, scarpe, attrezzatura, passaporti rubati e i ragazzi sono tornati subito ad allenarsi oggi. Credo davvero che questa squadra esemplifichi lo spirito israeliano”. Furto misterioso nella sede di allenamento del bob israeliano, per la prima volta qualificato ai Giochi dopo la rinuncia della Gran Bretagna di schierare il secondo equipaggio. Lo ha denunciato Adam “AJ” Edelman, il primo ebreo ultraortodosso a qualificarsi ai Giochi. Lui e un compagno di squadra sono arruolati nell'Idf, l'esercito israeliano. Nel 2018 era in gara nello skeleton e a Cortina sarà in gara nel bob a due (16/17 febbraio) e nel bob a quattro (21/22 febbraio). Nessun commento della federazione, né dell'ambasciata, su dove è avvenuto il furto.


Canada's Brett Gallant and Jocelyn Peterman speak,during the mixed doubles round robin phase of the curling competition against Sweden, at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Sunday, Feb. 8, 2026. (AP Photo/Fatima Shbair)

Lei in lacrime, lui scuro in viso e visibilmente alterato. Finisce con una clamorosa eliminazione l'avventura della coppia canadese del curling. Marito e moglie anche nella vita, Jocelyn Peterman e Brett Gallant hanno infilato una serie di sconfitte, l'ultima decisiva con la Svezia, che lui ufficialmente ha attribuito alle condizioni diverse del ghiaccio, più veloce del giorno prima. Ma gli sguardi dicevano ben altro. Secondo l'allenatore Scott Pfeifer doveva semplicemente "partire meglio, invece di rincorrere continuamente". 


  quest'ultima  viene smentita   da    dall'intervista     alla gazzetta  dello  di   Amos Mosaner  : "Io e Costantini non siamo amici, ma meglio così. E il curling non è noioso" | Gazzetta.it

non sapevo che dietro la mascotte delle olimpiadi di milano cortina 2026 ci fosse una storia dimenticata e particolare


  fonte   https://www.funweek.it/  e  https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/


Le mascotte delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno conquistato il pubblico con la loro dolcezza e immediatezza. Tina e Milo, i due ermellini simbolo dei Giochi, sono ormai volti riconoscibili a livello globale. Ma dietro quel successo si nasconde una storia poco raccontata, che parte da un piccolo centro della Calabria e arriva fino ai riflettori olimpici, passando però per un silenzio che oggi

fa discutere.
I due personaggi sono nati dall’estro e dalla creatività degli studenti dell’Istituto comprensivo “Costantino Mustari” di Taverna, che con il loro bozzetto hanno superato migliaia di proposte provenienti da tutta Italia. Un risultato straordinario, capace di trasformare un disegno scolastico in un’icona internazionale. Eppure, proprio coloro che hanno dato vita alle mascotte sembrano essere rimasti ai margini delle celebrazioni ufficiali.
L’orgoglio di Taverna e un successo che fa il giro del mondo
Mentre le immagini della cerimonia inaugurale scorrevano sugli schermi internazionali, la comunità di Taverna si è riunita nella sala del Consiglio comunale per vivere insieme un momento storico. Il sindaco Sebastiano Tarantino ha espresso con forza l’orgoglio del paese, sottolineando come il talento dei giovani studenti abbia portato il nome della cittadina all’interno di uno degli eventi sportivi più importanti al mondo.
Un orgoglio che ha varcato anche i confini nazionali: una troupe televisiva giapponese è arrivata in Calabria per raccontare non solo il territorio, ma soprattutto la storia dei ragazzi che hanno ideato Tina e Milo. Un segnale chiaro dell’impatto globale di un progetto nato tra i banchi di scuola.
Il silenzio delle istituzioni e l’amarezza della scuola
Al successo mediatico e simbolico non è però corrisposto un coinvolgimento diretto da parte del Comitato organizzatore dei Giochi. A evidenziare il disagio è stata Maria Rosaria Sganga, dirigente dell’Istituto di Taverna, che ha ricordato l’entusiasmo con cui la comunità scolastica aveva accolto la vittoria del bozzetto e le celebrazioni locali organizzate per l’occasione.
L’amarezza nasce dalla mancanza di un riconoscimento formale: nessun invito agli eventi ufficiali, nessuna presenza all’inaugurazione dei Giochi, nemmeno un gesto simbolico come l’invio di gadget agli studenti. Un’assenza che, secondo la dirigente, ha generato delusione non solo tra i ragazzi, ma anche tra insegnanti e genitori.
Un talento che chiede ascolto
Il caso delle mascotte olimpiche solleva una riflessione più ampia sul valore della creatività giovanile e sul modo in cui le istituzioni riconoscono – o dimenticano – chi contribuisce al successo di grandi eventi. Tina e Milo continuano a sorridere al mondo, ma la loro storia ricorda che dietro ogni simbolo globale c’è spesso un talento locale che merita attenzione, rispetto e memoria.


infatti  

 Chi sono Tina e Milo, i due ermellini scelti come mascotte delle Olimpiadi Invernali 2026Le Olimpiadi e le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 avranno le loro mascotte: gli ermellini Tina e Milo incarnano alla perfezione i valori dei Giochi, promuovendo anche la tutela dell’ambiente.



Tina e Milo sono le due mascotte scelte per le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 che si disputano dal 4 al 22 febbraio 2026. Gli sono divisi in quattro località in base alle loro discipline e sono accompagnati dai due simboli scelti per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali: sono due ermellini, amanti dello sport e dell'aria aperta che sono stati presentati per la prima volta sul palco del Festival di Sanremo, e che sono frutto della creatività degli studenti italiani. Rappresentano il connubio tra sport e tutela dell'ambiente, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità che lo rendono unico e riconoscibile.Il significato dei nomi Milo e Tina, le mascotte delle Olimpiadi InvernaliI due ermellini sono fratelli e incarnano al meglio i valori olimpici. Sono curiosi, appassionati di sport e pieni di energia: Tina è la mascotte Olimpica, nata tra le montagne, appassionata di arte e di musica mentre suo fratello Milo è la mascotte Paralimpica ed è nato senza una zampina, ma ha imparato a usare al meglio la coda trasformando la sua diversità in un grande punto di forza. I nomi dei due simpatici animaletti non sono scelti a caso ma richiamano le due location principali dei Giochi. Tina, l'ermellino bianco, è il diminutivo di Cortina e invece il nome di Milo, esemplare di ermellino bruno, richiama la città di Milano. Anche i loro colori sono fondamentali perché il bianco e il marrone simboleggiano la complementarietà e ricordano la necessità di proteggere l'ambiente montano tutto l'anno.




Gli ermellini Tina e Milo sono le mascotte delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali

Qual è il messaggio delle due mascotteGli ermellini Tina e Milo sono simbolo di resilienza, inclusione, velocità e amore per la natura. Tra gli animali si distinguono per agilità e adattabilità, delle qualità che rimandano a temi come trasformazione e rispetto dell'ambiente: fanno della diversità una grande ricchezza e insieme rappresentano l'armonia tra natura e città, connubio perfetto per queste Olimpiadi. I due fratelli proteggono la bellezza del territorio e insieme legano l'attenzione all'ambiente con la tecnologia, parlando la lingua dei più giovani.



I due ermellini sono fratelli e rappresentano al meglio i valori olimpici


continua su: https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/chi-sono-tina-e-milo-i-due-ermellini-scelti-come-mascotte-delle-olimpiadi-invernali-2026/

https://www.fanpage.it/

a che punto siamo arrivati che ci beviamo la propaganda exenofoba e le balle di un femminicida . il caso Naudy Carbone,

L’uomo nella foto si chiama Naudy Carbone, ha 30 anni, e la sua è una di quelle storie che dovrebbe farci vergognare di essere italiani.
Se solo esistesse ancora, come  dice  Tosa  ed  altri  che  anora  non hanno mandato il cervello all'ammasso  ,  in questo Paese, il senso della vergogna.
Pochi giorni fa, subito dopo (  l'ennessimo )  il  femminicidio di Zoe Trinchero, l’assassino, Alex Manna, ha cercato di depistare le indagini e scaricare tutta la colpa su questo giovane uomo, non solo completamente innocente ma del tutto all’oscuro anche del delitto.
E lo ha accusato non per caso ma perché Naudy Carbone è nero, il “colpevole perfetto” da dare in pasto a un’opinione pubblica ormai   sempre   più  spaventosamente razzista, abbeverata da una martellante propaganda xenofoba.
E infatti, quella stessa notte, intorno all’una e mezza, mentre stava dormendo, Carbone è stato svegliato da alcuni rumori sulle scale e in strada.
Una folla si era radunata davanti a casa sua armata di bastoni per vendicare la morte di Zoe Trinchero.
“Esci, ne*** di me***”, questo gli urlavano dalla strada, al punto che Naudy è stato costretto a barricarsi in casa per evitare quello che sarebbe stato un vero e proprio linciaggio.
E solo l’intervento dei carabinieri, chiamati da Carbone, ha evitato il peggio.  Quello   che  più  impressione    e    che  Naudy Carbone è italiano, italianissimo, un jazzista di grande talento, diplomato al Conservatorio di Genova, originario della Guinea, adottato da una famiglia di Nizza Monferrato quando aveva 3 anni.
È stato accusato di omicidio dall’uomo italiano bianco che lo aveva commesso.E immediatamente, per tutti, è diventato all’istante il colpevole. Senza alcun dubbio.Se non è razzismo questo, davvero non so cosa sia il razzismo.
Voglio mandare un abbraccio fortissimo a quest’uomo, e dirgli che non è solo, nonostante tutto. concludo con quanto dice l'amico Marco domina : << [...] Ora Nizza tace. Dovrebbe - dovremmo - riflettere a fondo su questi fatti, e, per prima cosa, chiedere scusa ufficialmente a Naudy: uno per uno, in processione a casa sua. E poi scuse pubbliche. Anche dalla loquace Giorgia Meloni, che si occupa pure del personale di Sanremo, ma non ha mai una parola giusta o saggia per i profondi disagi che attraversano il paese. >>

mentre la meloni difende Pucci a CALENZANO (FI), CONSIGLIERA DI FRATELLI D'ITALIA COMMENTA IL GEMELLAGGIO DELLA CITTADINA CON JENIN: "MA PERCHÉ DOBBIAMO ANDARE SEMPRE DAGLI STORPI?"

Mentre la Presidente del Consiglio Meloni tuona contro l’auto-esclusione di Pucci dal Festival di Sanremo,



 una consigliera di Fratelli d’Italia di Calenzano (Firenze), Monica Castro, se ne esce

 

direttamente in Consiglio comunale con un abominio che ricorda da vicino la supremazia della razza nazista.
In aula si sta parlando del possibile gemellaggio tra Calenzano e la città di Jenin, in Cisgiordania.
L’intervento di Castro è spaventoso e vergognosa . :
“Perché noi dobbiamo andare da quelli poveretti, quelli stor**, tutti ridotti male, senza casa, senza nulla, non riconosciuti?”
E ancora, forse persino più grave  come potete sentire  dal video    riportato sotto  



<<Sì, consigliera, lei è, tra le altre cose, evidentemente ignorante. E non è un alibi, è un’aggravante.
Non solo la consigliera in questione dovrebbe dimettersi ed essere radiata da ogni incarico pubblico presente e futuro.>>(   Lorenzo   Tosa  )   ora se il suo partito non prende le distanze e non le chiede di lasciare definitivamente l'incarico politico che ha vuol dire che approva  In fondo è semplice.
Se una così non verrà espulsa dal partito, allora significa che quelle parole rappresentano anche il partito, il suo partito, Presidente Meloni

"Uno show disgustoso", "Sei un perdente": dal Super Bowl ai Giochi di Milano Cortina , Trump ne ha per tutti

le reazioni di trump davanti alle critiche ed opinioni differenti sono lo metodo della nostra premier. Fateci caso Attacca in modo esagerato chi dissente istigando odio sociale .
Stessa strategia Stesso "abuso" .

fonte  gazzetta  delllo sport  online  9 febbraio 2026 

Il presidente degli Stati Uniti se la prende con Bad Bunny per lo show al Super Bowl e anche con il freestyler Hass che l'aveva criticato
Dalla nostra inviata Marisa Poli 
Trump contro tutti. Contro i suoi atleti che all’Olimpiade si sono permessi di dissociarsi dalle politiche antimmigrazione. Contro lo spettacolo del Super Bowl di Bad Bunny, che dopo aver vinto tre Grammy award ha incantato il pubblico con un messaggio semplice e radicale: "Assieme siamo l'America. L'unica cosa più potente dell'odio è l'amore". Prima del trionfo di Seattle, in mezzo le star come Lady Gaga, Ricky Martin, Cardi B, Pedro Pascal e Jessica Alba, una taqueria di Los Angeles, uno degli ultimi social club portoricani di Brooklyn, persone normali in campo per un'America plurale. E Trump non ha gradito: "Lo show più brutto di sempre, uno schiaffo in faccia all'America. Nessuno capisce una parola e il ballo è disgustoso, soprattutto per i bambini"



Tutti contro  tutti  Ai Giochi il primo è stato il freestyler Hunter Hess. “Gareggiare per gli Stati Uniti non vuol dire che io approvi tutto quello che sta succedendo nel mio Paese”. Il riferimento era alle aggressive operazioni di controllo dell’immigrazione avviate dall’amministrazione Trump e alle due vittime di Minneapolis. Hess è stato chiaro: “Se è in linea con i miei valori morali, mi sento come se stessi rappresentando il mio Paese. Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”. E il presidente non ha fatto attendere la risposta pacata: “Sei un vero perdente, torna a casa”. Poi sono arrivati Chris Lillis, anche lui freestyler, e la pattinatrice Amber Glenn: “Siamo preoccupati per quello che sta succedendo da noi”. A criticarli anche YouTuber Jake Paul (quello massacrato da Anthony Joshua nella sfida di pugilato). “Messaggio da tutti i veri americani: se non volete rappresentare questo Paese, andate a vivere altrove” ha scritto su X, dove ha 4,4 milioni di follower. Ma gli atleti olimpici Usa non si sono fatti spaventare. Lo sciatore freestyle Chris Lillis ha fatto riferimento all'Ice (l’Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia per l'immigrazione e le dogane) e ha affermato di essere “affranto” per quanto sta accadendo negli Stati Uniti. “Penso che, come Paese, dobbiamo concentrarci sul rispetto dei diritti di tutti e assicurarci di trattare i nostri cittadini come tutti gli altri, con amore e rispetto. Spero che quando le persone guardano gli atleti che gareggiano alle Olimpiadi, si rendano conto che que questa è l'America che stiamo cercando di rappresentare”.
Poi la pattinatrice artistica statunitense Amber Glenn ha affermato che la comunità LGBTQ+ ha attraversato un periodo difficile durante l'amministrazione Trump. In difesa di Trump e delle sue scelte politiche sono entrati in campo i campioni conservatoti. Dall'ex quarterback della NFL Brett Favre all'attore Rob Schneider, al deputato statunitense Byron Donalds. E c'è stata una valanga di insulti al vetriolo sui social. Amber Glenn pubblicato su Instagram di aver ricevuto “una quantità spaventosa di minacce e insulti per aver semplicemente usato la mia voce quando mi hanno chiesto come mi sentivo”. E ora scende in campo il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti: dopo il numero crescente di messaggi offensivi e dannosi rivolti agli atleti ha deciso che rimuoverà i contenuti e segnalerà le minacce credibili alle forze dell'ordine.

8.2.26

Il femminicida, lo straniero e il linciaggio. di Giampaolo cassitta

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L’ennesimo femminicidio (ma i carnefici ne sono consapevoli? Me lo chiedo) ci racconta una storia identica e insieme diversa dalle altre. C’è un ragazzo di diciannove anni, di normale famiglia – siamo tutti di buona famiglia, ormai nessuno ci crede più – che incontra una ragazza di diciassette anni, Zoe. Non una vera amicizia, diciamo una conoscenza. Forse in passato c’era stato qualche approccio, cose da ragazzini, cose così. Lui, Alex Manna, è fidanzato e ha avuto anche una relazione con la migliore amica di Zoe. Vicissitudini adolescenziali, vissute da sempre, da tutti. Più o meno.
Accade che i due restino soli. Forse Alex tenta un approccio, Zoe non accetta, lui le sferra un pugno. Forse Zoe prova a difendersi. Lui le mette le mani al collo. Zoe non respira più. La spinge contro una balconata e, in un attimo, Zoe cade giù, in un canale dove verrà recuperata dai vigili del fuoco ormai senza vita.
Siamo a Nizza Monferrato, nella ricca provincia di Asti, un paese di diecimila anime. Cose normali. Più o meno.
Gli amici sanno che Zoe si è allontanata con Alex. Lui, prevedendo le domande degli altri ragazzi, decide di depistare, di raccontare un’altra storia, di quelle che vedi su Netflix o magari su YouTube: storie sgangherate ma che, a volte, funzionano.
Fino a un certo punto.
Rientra a casa, si cambia la maglietta sporca di sangue. Gli amici di Zoe, che non la vedono tornare, si preoccupano. Zoe non risponde al cellulare. Sentono Alex, che abbozza e poi, colpo di scena, racconta che c’è un altro ragazzo, un giovane di origini africane adottato da una famiglia. Un giovane con problemi psichiatrici. Li ha inseguiti, lui ha avuto paura, è fuggito e Zoe non ce l’ha fatta. Straniero e psicopatico. Perfetto.
Lo racconta agli amici e lo racconta ai carabinieri, in caserma, dove entra come testimone e ne esce con l’accusa di femminicidio. Ha confessato. Ma c’è un passaggio pericoloso, gravissimo: oltre cinquanta persone raggiungono la casa dove vive il ragazzo con problemi di salute e vorrebbero linciarlo. Perché il male non abita nelle nostre famiglie. Alex è un bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. E invece.
Il depistaggio di Alex è figlio del pregiudizio. L’idea di potersela fare franca, perché siamo padroni a casa nostra. Anche di uccidere. Ma non è così. Il vocabolario affettivo, in questa storia di provincia operosa e benestante, semplicemente non esiste. I nostri figli sono immersi nel vortice dell’anaffettività e dovremmo parlarne. Dovremmo però parlare anche di quei cinquanta adulti pronti a linciarne uno innocente. Per dire

Jutta Leerdam schiacciata dalla pressione, va via furiosa: la stampa olandese presenta una protesta









Jutta Leerdam schiacciata dalla pressione, va via furiosa: la stampa olandese presenta una protesta

Jutta Leerdam vorrebbe stare "nella sua bolla" alle Olimpiadi di Milano Cortina, potersi concentrare al meglio sulle sue gare di pattinaggio di velocità in cui è stata argento a Pechino 2022 e pluricampionessa mondiale, ma per un'atleta che ha fatto della presenza social e delle apparizioni col suo fidanzato Jake Paul una parte significativa della propria vita, adesso è molto difficile sottrarsi alla pressione asfissiante dei media e dell'opinione pubblica olandesi.

La stampa olandese contro Jutta Leerdam alle Olimpiadi di Milano Cortina
La 27enne se n'è andata via furiosa dal palazzetto milanese sede degli allenamenti (il Milano Speed Skating Stadium, dove gareggerà lunedì nei 1000 metri), dopo aver parlato in un'intervista con la TV pubblica olandese NOS. È stata questa l'unica occasione in cui si è concessa finora ai media del suo Paese, che non la stanno prendendo bene: è stata presentata addirittura una protesta ufficiale al capo delegazione dei Paesi Bassi.
Dopo mesi di sovraesposizione mediatica, dovuta soprattutto alla sua relazione con lo youtuber e pugile americano Jake Paul, la Leerdam pensava che potesse isolarsi completamente una volta arrivata a Milano, per focalizzarsi sulla prestazione sportiva. "Volevo restare un po' nella mia bolla e prepararmi per la gara. Non devo necessariamente condividere tantissimo", ha spiegato nell'intervista a NOS riguardo alla polemica mediatica nata intorno a lei.
Nonostante la sua naturale propensione a stare davanti alle telecamere, Jutta ha ammesso che l'attenzione costante ha iniziato a pesare con l'avvicinarsi dell'appuntamento olimpico. E dunque la pattinatrice a Milano ha rifiutato più volte di parlare con la stampa. A quel punto la Nederlandse Sport Pers, ovvero l'associazione professionale olandese dei giornalisti e fotografi sportivi, ha presentato venerdì una protesta ufficiale presso il capo delegazione Carl Verheijen, ma anche nei confronti di André Cats, direttore dello sport di vertice presso il Comitato Olimpico olandese.




Jutta Leerdam schiacciata dalla pressione, va via furiosa: la stampa olandese presenta una protesta

La mossa sembrava aver sortito effetto, visto che sabato la Leerdam è tornata sulla sua scelta e ha promesso di parlare comunque con la stampa olandese, perché "non voleva farne un dramma". E tuttavia dopo l'intervista concessa a NOS è uscita arrabbiata dall'arena senza parlare con gli altri giornalisti. La situazione resta dunque molto tesa, il che non è un bene visto che si parla di una delle punte di diamante della squadra dei Paesi Bassi.

L'intervista abbastanza tesa con la TV del suo Paese
Peraltro anche l'intervista con la TV pubblica olandese è stata caratterizzata da una certa inquietudine, a testimonianza di uno stato d'animo non sereno di Jutta. "Non ho molto da dire, mi sto concentrando e ogni giorno lavoro per migliorare sul ghiaccio. Sto lavorando verso la mia gara, quindi in realtà non ho molto da dire – ha spiegato – Naturalmente condivido molto online, e racconto anche come sto, quindi non ho la sensazione di doverlo fare anche in altri posti. Perché sono già abbastanza aperta, credo".
La pattinatrice – che ha disertato la cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano Cortina proprio per restare appartata – si è irrigidita quando la conversazione si è spostata sulla sua caviglia, che evidentemente non è al meglio. Qualche giorno fa si è visto il fisioterapista che la picchiettava con un martelletto. È la caviglia che due anni fa le ha dato molti problemi, tanto da farla piangere dicendo che non provava più piacere nel pattinaggio. "Oh, lo facciamo abbastanza spesso – si è schermita ora – È qualcosa su cui non voglio davvero entrare. Era un problema qualche anno fa. Abbiamo trovato un modo per tenerla bene. Quindi è quello che faccio. Ogni giorno".
L'intervistatore ha provato a insistere sull'argomento, ma ha trovato un muro: "Non entro nei dettagli. Perché sono qui per disputare una gara e questo è qualcosa che per me funziona. E per tanti altri atleti. È un modo per tenerla ben sciolta. Se è bloccata dà fastidio, e due anni fa ne ho sofferto tantissimo. E non lo vogliamo più. È importante che stia bene. Questo mi permette di esprimere tutta la mia forza quando sono sul ghiaccio. Ed è anche il motivo per cui ho iniziato a pattinare molto più forte. Mi sento bene e sono in forma. Voglio solo fare una buona gara e poi vedremo che risultato verrà fuori", ha concluso prima di lasciare il palazzetto molto scura in volt

Lindsey Vonn, infortunio choc a Cortina. La caduta e le urla di dolore, portata via in elicottero. In pista con il crociato rotto

  fonte  ilmessagero tramite msn.it





Lindsey Vonn, infortunio choc a Cortina. La caduta e le urla di dolore, portata via in elicottero© Internet (altro)

Dal sogno olimpico all’incubo in pochi secondi. Lindsey Vonn, leggenda dello sci alpino, è caduta rovinosamente durante la discesa sul tracciato di Cortina, infortunandosi gravemente dopo poche porte. Un epilogo drammatico per quella che doveva essere la sua ultima discesa olimpica
La gara e la caduta


Partita con il pettorale 13, l’americana ha perso il controllo nella parte alta della pista: all’atterraggio di un salto le ginocchia non hanno retto. L’impatto è stato immediato, la caduta violenta. Vonn è rimasta a terra e sul parterre è calato un silenzio irreale. Mani sul volto per Breezy Johnson, compagna di squadra e leader provvisoria della gara, rimasta a lungo in attesa mentre i soccorsi trasportavano Vonn in toboga.


Il peso di un ginocchio martoriato

Solo poche settimane fa, dopo l’infortunio di Crans Montana, Lindsey Vonn aveva parlato apertamente delle sue condizioni fisiche. «Ho un ematoma osseo, comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, e un danno al menisco. Non sappiamo se fosse preesistente o causato dall’incidente», aveva spiegato. Parole accompagnate dalla consueta determinazione: «So che le mie possibilità non sono più quelle di prima, ma finché c’è una possibilità, ci proverò».

Gareggiare senza legamento crociato anteriore, con una protesi in titanio al ginocchio sinistro, è stata l’ennesima sfida di una carriera costruita spingendo sempre oltre i limiti.



«La discesa libera è uno sport pericoloso, può succedere di tutto. Ma per quante volte sono caduta, mi sono sempre rialzata», aveva detto la “Speed Queen”, oro olimpico nel 2010. Nessuna paura, almeno a parole. «Sono sempre stata temeraria, la paura non ha mai fatto parte della mia vita», aveva ribadito alla vigilia.


Il ritorno più difficile

Quello di Cortina era il ritorno più complicato di tutti. Dopo la terribile botta di Crans Montana, presentarsi al cancelletto della discesa olimpica sembrava un’impresa impossibile per chiunque, persino per Lindsey Vonn. Eppure, a 41 anni, dopo cinque anni di pausa, era riuscita non solo a tornare in gara, ma anche a vincere di nuovo in Coppa del Mondo, diventando l’atleta più anziana di sempre a riuscirci. Allenamenti meticolosi, cinque chili di muscoli in più, una gestione scientifica del dolore e i consigli del nuovo tecnico, Aksel Svindal, avevano riportato Vonn alle origini: velocità, coraggio, linee aggressive. Il soprannome di “donna bionica” era tornato a circolare, ma insieme anche la sensazione che una fuoriclasse non vada mai data per finita.

Il messaggio della vigilia

Solo la sera prima della gara, Vonn aveva affidato ai social un lungo messaggio carico di emozione. «Arrivare a queste Olimpiadi è stato un viaggio in cui molti non hanno creduto. Sono tornata perché amo le gare di sci. So chi sono e di cosa sono fatta», aveva scritto. E ancora: «Le probabilità sono contro di me, ma quando succede tiro fuori il meglio di me. Domani correrò la mia ultima discesa olimpica. Qualunque cosa accada, ho già vinto». Parole che oggi suonano come un testamento sportivo. Perché l’ultima discesa, quella che doveva essere la più bella, si è trasformata in una caduta devastante.


Una carriera olimpica leggendaria

Il bilancio olimpico di Lindsey Vonn resta straordinario: oro in discesa libera e bronzo in superG a Vancouver 2010, bronzo in discesa a Pyeongchang 2018, oltre a una carriera segnata da infortuni, rientri impossibili e record. Assente a Sochi 2014 per la rottura del crociato, ritirata nel 2019, è tornata contro ogni pronostico in vista di Milano-Cortina, dimostrando ancora una volta di essere molto più di una semplice campionessa. Oggi restano le immagini della caduta, il silenzio della pista e l’incertezza sulle condizioni del ginocchio. Ma anche una certezza: Lindsey Vonn ha riscritto i confini della longevità sportiva e del coraggio. E, comunque finisca, la sua storia nello sci è già leggenda.

“Polmoni a popcorn nei giovani che svapano”, allarme di Bassetti sulle sigarette elettroniche









Roma, 5 febbraio 2026 
 Comunemente vengono chiamati polmoni a pop-corn, ma il termine medico scientifico è molto meno rassicurante: bronchiolite obliterante. Si tratta di una patologia che – come avverte il direttore delle Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti – danneggia le vie aeree più piccole dei polmoni. A riprova delle sue parole l’infettivologo posta sui social la radiografia di un malato di bronchiolite obliterante, e domanda: “Li vedete quei segni bianchi nei polmoni?” La risposta è netta: “Sono gli effetti delle sigarette elettroniche”.
Tanti sintomi e nessuna cura
“Ormai è noto a livello medico, e non solo. Le sigarette elettroniche aromatizzate causano danni polmonari permanenti – sottolinea Bassetti –. Negli Stati Uniti, molti adolescenti hanno sviluppato una patologia chiamata ‘polmone a popcorn’ dopo aver svapato per vari anni. È una condizione che ti cambia la vita e, soprattutto, non ha una cura”. I sintomi sono: tosse cronica, respiro sibilante, estrema stanchezza e costante difficoltà a respirare
Da malattia professionale a patologia di chi svapa
Il “polmone a popcorn” in passato era considerato malattia professionale e collegato all’esposizione degli operai al diacetile negli impianti di produzione di popcorn per microonde ricorda Bassetti che sottolinea come oggi la preoccupazione si sia spostata sulle sigarette elettroniche.
"Il vapore delle sigarette elettroniche – spiega l’infettivologo – contiene una complessa miscela di sostanze chimiche. Molti aromi sono sicuri da mangiare, ma quando vengono riscaldati e inalati, diventano pericolosi. Danneggiano direttamente il tessuto polmonare ed entrano nel sangue senza alcun filtro. Le svapo sono diventate particolarmente popolari tra gli adolescenti, soprattutto per i gusti dolci e fruttati. Ed è qui che il rischio aumenta. Più di 180 agenti aromatizzanti vengono utilizzati negli e-liquidi. Se riscaldate, possono formare composti tossici. Sebbene il diacetile sia stato rimosso da alcuni prodotti, sostituti come l’acetoina, anche questi potrebbero essere altrettanto dannosi. Quando queste sostanze chimiche vengono svapate – prosegue Bassetti –, raggiungono i polmoni e altri organi in pochi secondi”.
Bassetti: “Conseguenze peggiori delle sigarette”
Bassetti cita anche studi secondo cui i giovani che svapano segnalano più problemi respiratori, anche rispetto ai fumatori. Infine chiede “normative più severe, etichette più chiare, test migliori ed educazione sanitaria
“Svapare può sembrare più sicuro che fumare – conclude l’esperto –. Ma l’inalazione di queste miscele chimiche può causare danni permanenti e ridurre l’aspettativa di vita”.

un un sogno che è diventato l'emozione di diletta antolini ballerina sarda alla alla cerimonia d'apertura di milanocorina2026

 la  nuova  sardegna  8\2\2026



pasqua. per un laico

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