Cerca nel blog

10.5.17

Di Gucci ce n'è uno solo: ristorante costretto a cambiare nome Prato, la multinazionale della moda e dell'abbigliamento ha inviato una diffida al ristorante "Gucci doc" di via dell'Accademia dove tutti si chiamano Gucci

leggi anche 
http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2016/06/05/news/il-gucci-doc-in-via-dell-accademia-1.13609221


dopo  Armani    adesso anche Gucci si mette  a fare il preopotente  verso un debole reo  di essere  omonimo  dello stilista  .  Nonfaccio ulteriori  n  commenti onde  evitare   qualunquismi  , populismi , ed ovvietà  . lasdcio parlare  larticolo ed  eventualmente  i vostri commenti

da http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2017/05/10/

Di Gucci ce n'è uno solo: ristorante costretto a cambiare nome

Prato, la multinazionale della moda e dell'abbigliamento ha inviato una diffida al ristorante "Gucci doc" di via dell'Accademia dove tutti si chiamano Gucci di Vittorio Vannucci



PRATO. Prendersela con i più piccoli sembra andare di moda. E' proprio il caso di dire. Incredibile ma vero: un ristorante del centro di Prato, aperto da appena un anno, è stato costretto a cambiare denominazione niente meno che da Gucci, multinazionale della moda e dell'abbigliamento.E' la vicenda paradossale capitata al ristorante "Gucci doc" di via dell'Accademia 49 di Prato, aperto nel 2016 dalla famiglia Gucci, il babbo Fabio, la mamma Barbara, le figlie Laura e Martina Gucci. Il lavoro è filato via liscio per più di dodici mesi con le soddisfazioni e le fatiche di ogni giorno, quando una bella mattina i titolari si sono visti recapitare una lettera di diffida da Gucci direttamente nella casella della posta: "Vi diffidiamo dall'utilizzo della denominazione Gucci doc o adiremo le vie legali"

Gucci vs i Gucci: la maison contro una famiglia di Prato: "Cambiate nome al vostro ristorante"questo il tono della missiva che non lasciava molto spazio all'immaginazione.Fulmine a ciel sereno per la famiglia di ristoratori pratesi. La strada che si poneva davanti era quella di un bivio, o rischiare di andare per vie legali con Gucci cercando di mantenere il nome con cui il ristorante si era già fatto conoscere e apprezzare, oppure cambiare denominazione ed evitare di ingaggiare la battaglia legale col colosso della moda: "Alla fine abbiamo optato per cambiare nome al ristorante - commenta Barbara madre di Laura e Martina e moglie di Fabio - purtroppo non abbiamo avuto scelta. Peccato, ci siamo rimasti molto male. Pare quasi che portare il cognome Gucci sia una colpa agli occhi di questi signori. Mio marito e le mie figlie si chiamano Gucci, essere penalizzati per questo è veramente assurdo".
E anche le figlie Martina e Laura Gucci che gestiscono il ristorante assieme ai genitori, sobbarcandosi l'impegno e la fatica di tutti i giorni, hanno voluto commentare su facebook l'accaduto: "Ci scusiamo con la gentile clientela per la modifica del nome del nostro locale. Purtroppo, in questi mesi -spiegano le due sorelle- oltre all'attenzione dei clienti e appassionati di vino e buon cibo toscano, abbiamo attirato anche le 'attenzioni' sbagliate di chi porta il nostro stesso cognome, ma che è, ahinoi, più potente e ricco. Nonostante abbiamo cercato di farci valere - continuano Laura e Martina - abbiamo dovuto provvedere a modificare il nome al nostro ristorante, che però rimane intatto nella sua idea di buona cucina con quel mix di tradizione e innovazione che ci contraddistingue! Speriamo di vedervi presto da noi!". Il ristorante si chiama adesso Gi doc ristobistrò, una piccola modifica imposta per forza, che però non ha abbattuto il morale, l'inventiva e la voglia di fare della famiglia di ristoratori: "Il nuovo logo sarà caratterizzato da una G con tre puntolini e poi una I a forma di calice con il doc a chiusura di denominazione -aggiunge Barbara - per ribadire il concetto che porteremo avanti come prima e più di prima la nostra cucina con la solita ospitalità e semplicità".

Tutti i Gucci nel locale di via...
Tutti i Gucci nel locale di via dell'Accademia


L'insegna Gucci Doc che dovrà essere...
L'insegna Gucci Doc che dovrà essere cambiata





pubblicità cannibale La poesia di Peppino Impastato ( 5.5.1948 - 9.5.1978 ) , Inno alla Bellezza, utilizzata "a tradimento" da uno spot per una marchia di occhiali,

rivedendo per  il  39  anniversario   della  morte questa  scenma     



del     famoso film  cento  passi e questa  fotro messa  sulla  nostra pagina facebook 



   mi     ritonata  alla mente  questa  vicenda   di 4  anni fa 



Sul sito della Glassing si legge che l’azienda nasce per volere di tre ragazzi italiani che «dopo aver trascorso diverse estati a Ibiza raccogliendo successi con il loro piccolo negozio di occhiali vintage» hanno deciso di realizzare un «progetto più serio e ambizioso»  e fin qui nula di male .  Un progetto che adesso si ritrova al centro delle critiche per aver utilizzato la poesia “Un’esortazione alla bellezza” di Peppino Impastato in uno spot pubblicitario. La pubblicità della Glassing





 ha   giustamente   come dice   questo articolo di http://100passijournal.info/


suscitato   la condanna di Giovanni Impastato, da sempre impegnato nella diffusione ma anche alla tutela dell’immagine e delle parole del fratello ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978.




 Accostare un spot pubblicitario a Peppino significa non conoscere le sue idee in materia di consumismo, significa sfruttare la sua immagine per cavalcare l’onda mediatica dell’antimafia, vuol dire appropriarsi indebitamente di una poesia che è e deve rimanere di tutti. L’azienda di Merone (CO) per adesso non replica a Giovanni Impastato che attraverso l’avvocato Vincenzo Gervasi chiede il ritiro dello spot. Qualunque fossero le intenzioni dei tre giovani a capo dell’azienda, resta il fatto che da questo clamore, stanno guadagnando visibilità sfruttando l’immagine di Peppino; per il rispetto e l’importanza delle sue parole, dei suoi gesti e del suo sacrificio, tutto questo è inaccettabile.


Ora  scambiatemi   per conservatore  e   ditemi    come  il  commento sul video delleo spot  



Roberto Tarozzo 
Spot interessante e ben realizzato, location perfetta per il tipo di messaggio. Un modo come un altro per divulgare il pensiero di "Impastato" alle generazioni che non lo hanno conosciuto. Temo che una causa contro l'uso delle sue parole sia tempo sprecato, i pensieri e le opinioni non si possono fermare, sono universali e sempre di attualità.
Giuseppe Scano 
vero . ma non si può usare e distorcere il pensiero di una persona
Giorgia Velluso 
Ma che schifo... pure Impastato gettato nelle fauci del consumismo...
  La  replica   arriva dal direttore creativo dell'agenzia "Special team", che ha realizzato lo spot per la "Glassing": "Non era nostra intenzione offendere la famiglia Impastato - dice Pasquale Diaferia - con la nostra iniziativa abbiamo voluto rilanciare le idee e le parole di Peppino Impastato, che troppo spesso vengono dimenticate nella nostra società". Il direttore di "Special team" rivendica "un'azione dal grande valore civile": "La pubblicità - dice - può anche essere uno strumento per far riflettere". 

Vero   . ma  un comnt è un pubblicità progresso  o  pubblicizzare la  manifestazione o  un evento  con il permesso o  senza      dei familiari  in menoria   della persona , in quiesto caso Peppino  impastato . Un altro è  usare   il  suo pensiero   per  vendere  il proprio prodotto 



 io sto  con la  famiglia di Peppino  e   voi ?

9.5.17

dopo il terremoto la vita riprende

 nele zone del terremoto   dell'anno scorso   non cìè solo la storia  del  ristorante  che  chiude  perchè lo stato dopo averlo sfruttato  per sfamare  i soccorsi   non paga    ma  c'è sempre  da repubblica in particlare  da   http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/05/08/dal-terremoto-una-storia-a-lieto-fine/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1  due storie 

la  prima 

Castelluccio di Norcia, dopo il sisma tornano i cavalli allo stato brado


Dopo il terremoto che, nell'ottobre scorso, ha colpito l'Italia centrale, quaranta cavalli sono stati spostati da Castelluccio alle campagne vicino a Norcia. Ora, i cavalli – che abitano la Piana di Castelluccio dagli anni 80, di proprietà della famiglia Brandimarte - sono tornati nella loro vera casa.
A cura di Cecilia Greco

 la seconda  

Si sono sposati nonostante il terremoto, nonostante i container e le casette provvisorie. Simone e Paola, genitori di Diego, 3 anni, sono riusciti a coronare il loro sogno d'amore


. Ce l'hanno fatta grazie a due ragazze, Stefania ed Elisa, che si sono rimboccate le maniche e hanno regalato, con la collaborazione di tutto il piccolo comune di Serra de' Conti in provincia di Ancona, quel sì che sfida la terra che trema. Simone e Paola infatti hanno subìto le scosse che negli ultimi mesi hanno colpito le zone del centro Italia, hanno perso la casa e la loro attività, un bar nella piazza di Pievebovigliana (Macerata). Appartengono a quelle popolazioni colpite duramente dalle scosse del 26 e 30 ottobre scorso che hanno messo in ginocchio le provincie umbre e marchigiane. "Abbiamo incontrato Stefania ed Elisa per strada, ci siamo conosciute e si sono lanciate in questa sfida - racconta Paola - Hanno organizzato tutto riunendo parrucchieri, fioraio, catering, auto d'epoca, ho dovuto scegliere solo il mio vestito. Hanno pensato a tutto loro, sono i nostri due angeli"

Paola Manni e Simone Morelli nel bacio davanti alla torta
Paola Manni e Simone Morelli nel bacio davanti alla torta
Vi ricordate la proposta di Elisa e Stefania, wedding planners marchigiane? "Dovevamo fare una convention su come si organizza un matrimonio, invece abbiamo deciso di utilizzare tutto ciò che sarebbe arrivato per gli stand per celebrare un matrimonio vero e lo offriremo a una coppia di terremotati". Ci sono riuscite. Il matrimonio è stato celebrato domenica 7 maggio. Ce lo racconta la giornalista Gaia Parenti mentre le foto sono di Franco Petrini Bellucci, Lara Grassi, Micaela Ottaviani e Davide BiagettiI protagonisti di questo arcobaleno dai mille colori, sono Simone Morelli e Paola Manni, convolati a nozze, nel “Giardino degli innamorati”, situato nel centro storico di Serra de’ Conti. A celebrare il matrimonio il sindaco Arduino Tassi.
IMG_0679
Simone e Paola, due ragazzi giovanissimi, con gli occhi lucidi nel vedere realizzato non solo il loro sogno, ma toccare con mano il sostegno che hanno ricevuto, grazie all’iniziativa di Elisa e Stefania, che, stravolgendo l’organizzazione del loro primo wedding day, un evento fine a se stesso, hanno unito le forze, decidendo di portare avanti un progetto di bene a lungo termine. “Il bene si fa, e si dice”, dicono, proprio perché il loro più grande desiderio, è quello di donare altri “Sì” a coloro che non se lo possono più permettere.
Stefania Simonetta e Elisa Cardinali, le ragazze che hanno avuto l'idea
Stefania Simonetta e Elisa Cardinali, le ragazze che hanno avuto l'idea

truccobacio
Un matrimonio dunque, come “testimone di una speranza che non finisce”. Elisa e Stefania, hanno chiesto il supporto di sponsor locali; piccole realtà del territorio marchigiano che hanno creduto in questa “pazza idea”, con entusiasmo e generosità. Il pensiero è volato subito alla tragedia del terremoto, e alla riflessione delle ragazze “a noi questo dramma ha lasciato solo la paura, ad altri non ha lasciato proprio nulla”.Come è successo a Simone (24 anni) e Paola (23 anni), che rappresentano quella gioventù che ha deciso di portare avanti comunque, il  progetto di vita “che non si deve fermare”, come dice Paola con determinazione e fiducia. “L’amore per la vita, e il nostro naturalmente, deve perpetuarsi e, come un battito d’ali, diffondersi a macchia d’olio, per tutti coloro che non credono più che le cose possano trasformarsi, e  che quell’altra metà del cielo, quella che sa di buono , possa ancora esistere, anche dopo eventi traumatici del genere”.
IMG_0677
Simone e Paola portano avanti un’attività in comune, un bar a PieveBovigliana, provincia di Macerata. Dopo il sisma del 26 ottobre 2016, tutto questo è andato distrutto, ma questo non li ha fermati. I ragazzi, continuano a gestire il bar all’interno di un container, sempre a Pieve Bovigliana. Lì vivevano in un appartamento in affitto, adesso abitano in una casetta di legno di pochi metri quadrati, in cinque persone, ospitati dai genitori dello sposo, che l’hanno comprata a loro spese, aspettando aiuti che non sono ancora arrivati.I valori di questo giorno sono stati scritti nero su bianco sul tableau emozionale: Amore, Fiducia, Tenerezza, Affetto, Premura, Stima, Lealtà, Empatia, Spensieratezza ed Allegria, e infine sui tavoli degli sponsor, Speranza e Solidarietà. Parole che non dobbiamo mai dimenticare !Proprio della solidarietà, ha parlato il sindaco Arduino Tassi, che con le sue parole, ha dato voce al pensiero di tutti i collaboratori, sottolineando l’importanza della ripresa e ripartenza, nonché di una “solidarietà orizzontale” tra comunità, associazioni ed enti locali, che si uniscono per un’unica comunione di intenti: quella del raccolto del bene!


chi lo ha detto che detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia ed altre storie

Venezuela, fra cariche e molotov a Caracas suona ancora il violino


Dopo le violenti proteste contro il governo Maduro a Caracas in Venezuela, dove decine di persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite, nel nuovo corteo di protesta dell'8 maggio un giovane protetto solo da un elmetto si è messo a suonare l'inno nazionale fra lanci di molotov e lacrimogeni. Una nota di poesia durante i drammatici momenti che stanno piegando il Venezuela ma anche un omaggio al violinista 18enne Armando Cañizales, ucciso proprio durante i recenti scontri. Dopo la morte del musicista anche Gustavo Dudamel, celebre direttore d'orchestra, aveva inviato il suo messaggio di rabbia: "Ora è troppo, basta sangue. Ascoltate la voce del popolo"

"Non puoi stare lontano da ciò che ami": Pepito Rossi con le stampelle e il pallone


Giuseppe Rossi ha postato un video su Instagram mentre tiene il pallone in equilibrio sorretto dalle stampelle. Il calciatore italo-americano, in prestito dalla Fiorentina al Celta Vigo, ha subito la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro lo scorso 9 aprile. "Non puoi stare lontano da qualcosa che ami, da qualcosa che adori, da qualcosa che semplicemente ti rende felice", ha scritto l'attaccante classe 1987 nato nel New Jersey. Cresciuto nelle giovanili di Parma e Manchester United, Rossi ha subito tre gravi infortuni al ginocchio nel corso della sua carriera

Istagram / Giuseppe Rossi


fotografare in bianco e nero a colori ? entrambe


 Come  da  titolo mi  sono    marzullato   😆
Infatti   essendo nato   a cavallo fra  gli anni  '70  e  '80   cioè   fra   contestazione e riflusso nel privato o più genericamente riflusso e  cresciuto quindi negli anni  del Caf  e  del primo Berlusconismo   anni in cui  c'era  ancora  la pellicola  ( l'analogico  )  ed   si usava  prevalentemente  il colore  il  bianco  e nero stava scemendo e  veniva  usato  da pochi o  nei giornali  ,  ho imparato  a fotografare   colori . 
Poi  incuriosito ed  affascinato   da  foto   d'epoca e  di famiglia    trovate  in soffitta   e   dalle  foto dei libri di  storia   sul  XX e  XXI  secolo ,   uso  entrambi  o  trasformarmo ( perchè  con la reflex  ancora  no so come fare  a  fotografare in bianco e nero   )  da  clore  a  bianco e nero    come dimostra   questo mio precedente  post  fotografo :  pasqua ad Oliena tra tradizione ed innovazione
E'  vero   che  il bianco   è nero è po' nostalgico   ma  ha  una  tecnica  che  ha il  suo fascino e  non sempre   è triste  \ malinconico   e  , vedere url  sopra ,  ha  la  sua  utilità.  soprattutto  per  chi sta imparando  a  fotografare  ,  Infatti   vi racconto una mia esperienza   personale .

Avevo scattato u concerto di  time  jazz   del  2016    due   fotto consecutive  una   a colori


  che   è  piaciuta  poco ed una   in bianco e  nero 

.L'immagine può contenere: 1 persona, sta suonando uno strumento musicale, sul palco, albero e spazio all'aperto

 che  ha  vinto i  contest    del mese  scorso  dell'associazione   fotografica  la  sardegna visto   da vicino    ovviamente    il prenio  è  simbolico  (   scegliere  tu   il tema per  il prossimo contest  )  

Ecco  quindi    che  i concordo con questo interessante articolo che trovate anche sotto di  http://www.repubblica.it/native/cultura/2017/05/08/







Vi è mai capitato di guardare in tv quel capolavoro di “Casablanca”, film del 1942 [ o per rimanere più vicini : 1) Good Night, and Good Luck. è un film del 2005 diretto da George Clooney, 2 ) The Artist è un film muto in bianco e nero del 2011, scritto e diretto da Michel Hazanavicius aggiunta mia  ] girato in un incantevole bianco e nero, rieditato in una moderna versione colorizzata negli anni Ottanta? L’atmosfera è completamente diversa. La storia del triangolo amoroso Rick-Ilsa Lund-Victor Laszlo sul tragico sfondo della seconda guerra mondiale ne risulta assai ridimensionata e mortificata nei suoi segreti più intimi. Come se i colori la trasportassero in un’epoca che non appartiene a quella degli sceneggiatori, né dei fatti narrati. Un film ‘inquinato’, verrebbe da dire. Bene fece Orson Welles a far salvaguardare il suo immortale “Quarto potere” da pericolosi esperimenti di tinteggiatura.


Analogico contro digitale: il bianco e nero vince sul colore

Dunque, è bene che i colori ogni tanto si facciano da parte. A proposito di immagini, oggi la fotografia in bianco e nero va proprio forte. Da vezzo per collezionisti si è trasformata in arte alla portata di tutti. Nelle scuole di settore si moltiplicano i corsi per scattare in analogico. Alcuni smartphone di ultima generazione sono addirittura muniti di una  fotocamera per la cattura monocromatica. Insomma, il passato è tornato di moda. Dopo il vecchio disco in vinile, anche la cara antica pellicola sta recuperando terreno sulla macchinetta digitale.

Analogico contro digitale: il bianco e nero vince sul colore

Fra gli esponenti di questa significativa rivoluzione culturale, oltre a vere  maghe del clic come Vivian Maier e Milagros Caturla (scomparse l’una nel 2009 e l’altra nel 2008), c’è il nostro Marcello Geppetti, grande fotografo del Novecento, le cui immagini ripercorrono 40 anni di storia italiana. Per assaporare il piacere di uno scatto analogico in bianco e nero basta recarsi a Roma, a due passi da via Nazionale, presso la dolceVita Gallery. Qui, nello studio che ospita le sue opere, Geppetti è più vivo che mai. Come vivi risultano gli occhi di Sophia Loren incrociando quelli di Vittorio De Sica o quelli di una giovanissima Brigitte Bardot, immortalata sul set del film “Il disprezzo”. Qui anche la vita quotidiana di un’Audrey Hepburn, assorta mentre fa la spesa, si incrocia e si confonde coi riflettori puntati sulla decappottabile di Anita Ekberg che sfreccia via dai paparazzi. Il lavoro del grande fotografo romano sul mondo si spinge fino al nero degli anni di piombo, nel decennio Settanta, su una strada riecheggiante di proteste e lastricata di violenze. Anche qui Marcello Geppetti dà voce agli ultimi, ai dimenticati, con un talento sempre in grado di cogliere le cose in medias res, catturandole al momento giusto con un clic.

Analogico contro digitale: il bianco e nero vince sul colore

Per apprezzare questo immenso patrimonio – quasi un milione di negativi – la dolceVita Gallery è aperta al pubblico dal martedì al sabato.  Qui i cultori del genere possono acquistare una foto d’autore certificata e a tiratura limitata. Nello shop della galleria si trovano anche poster, cataloghi, riviste e cartoline. Per chi non è a Roma è disponibile lo shop online, con un’ampia selezione di scatti e gadget. La dolceVita Gallery è anche un luogo di incontro, dotato di una sala sempre aperta e pronta a ospitare eventi e mostre di altri autori. È consigliabile tenere d’occhio il calendario degli appuntamenti  sul sito e sui social. Anche soltanto per fare un saluto a  Brigitte, Sofia, Marcello, Anita, Raquel, Alain e a tanti altri indimenticabili protagonisti di quegli anni dorati.




Massini racconta Gesù sulla croce: “Padre perdonali perché hanno fatto di me il Cristo dei vincenti”

Stefano Massini immagina le ultime parole di Gesù Cristo in croce, come se egli vedesse tutte insieme le manovre di chi per secoli userà la...