Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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30.4.26
prof di Latina reagisce violentemente alle derisioni di un alunno . il mondo della scuola sempre più allo sbando
Certo bisogna farne di strada per non distinguere tra un illegalità etica ed da criminale [. gli esperti di grazia (ma non di giustizia) il caso della Minetti - REPRISE ]
canzoni suggerite
nella mia ora di libertà ( sia la versione originale di de Andre' sia la cover di Caposela )
N.b
IO. SONO RESPONSABILE NEL BENE E. NEL MALE. DI QUELLO. CHE. SCRIVO. NON DI QUELLO CHE. VOI CAPITE O. VOLETE CAPIRE.
Fino ad un gesto molto più umano
Che ti dia il senso della violenza
Però bisogna farne altrettanta
Per diventare così coglioni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni
E adesso imparo un sacco di cose
In mezzo agli altri vestiti uguali
Tranne qual è il crimine giusto
Per non passare da criminali
C’hanno insegnato la meraviglia
Verso la gente che ruba il pane
Ora sappiamo che è un delitto
Il non rubare quando si ha fame
Ora sappiamo che è un delitto
E Proprio sulle note della. Versione di Caposela di La mia ora. Di libertà vado a concludere questo post risposta.
manuale. antiaggressione e autodifesa di Antonio Bianco puntata n.LXXXII PERCEZIONE DEL PERICOLO + difficolta ad individuare le Droghe dello stupro: una minaccia per la sicurezza di tutti

Alcuni farmaci, anche di uso comune, possono influire in modo significativo sulla capacità di prevenire o gestire situazioni di potenziale aggressione in cui possiamo trovarci. Non si tratta di un effetto diretto, ma del risultato di modificazioni cognitive, percettive e motorie che incidono sulla prontezza e sulla lucidità della persona.
Tra i più rilevanti ci sono i sedativi, gli ansiolitici e gli ipnotici: riducendo l’ansia e favorendo ilrilassamento, possono diminuire il livello di vigilanza. Questo comporta tempi di reazione più lenti, minore attenzione all’ambiente e una ridotta capacità di valutare rapidamente un pericolo. Anche alcuni antidepressivi, soprattutto nelle fasi iniziali dell’assunzione, possono dare sonnolenza e interferire
con la percezione dei segnali di allarme.
Gli antistaminici di prima generazione, che spesso vengo-no utilizzati per allergie o insonnia, hanno effetti sedativi noti: possono compromettere la concentrazione e la coordinazione, rendendo difficile reagire subito. Effetti simili si osservano anche con alcuni farmaci per il raffreddore o il dolore, che contengono sostanze ad azione centrale.
Al contrario, farmaci stimolanti o contenenti caffeina possono aumentare lo stato di allerta, ma talvolta anche l’irritabilità e l’impulsività, con il rischio di risposte eccessive o poco controllate in situazioni tese. Anche questo può avere un impatto sulla gestione di un confronto potenzialmente aggressivo. Ancora una volta l’aspetto cruciale è la consapevolezza: conoscere gli effetti collaterali dei farmaci che si assumono permette di adattare i propri comportamenti, evitando contesti rischiosi quando si
è meno lucidi o più rallentati. Non è una questione di allar-mismo, ma di responsabilità. La prevenzione passa anche da qui: dal sapere che il nostro stato psicofisico, influenzato da sostanze apparentemente innocue, può modificare il modo in cui percepiamo e affrontiamo il mondo.
Infatti sempre sullo stesso settimanale un articolo interessante ( chi vuole approfondire sotto a fine post trova dei link su come fare attenzione davanti a tali droghe )
Quindi occhio. care ragazze a cose vi offrono e a. non perdere di vista il. vostro bicchiere. mentre. bevete
- https://www.ospedalemarialuigia.it/disturbi-comportamento-alimentare/disturbo-dellimmagine-corporea-cose-si-puo-trattare/
- https://www.instagram.com/reel/C_LsMn3CXEB/?hl=it
- https://antidroga.interno.gov.it/wp-content/uploads/2022/12/gbl-pdf.pdf
29.4.26
gli esperti di grazia (ma non di giustizia) il caso della Minetti
La dis-grazia 27 Aprile 2026
Ritorno sulla grazia a Nicole Minetti perché mi ero espresso a favore del gesto senza entrare nel merito della motivazione. Oggi la notizia, sorprendente, è che vi sarebbe una presunta falsità nelle motivazioni che hanno portato il Presidente della Repubblica a concedere la grazia, e che tutto potrebbe essere rimesso in discussione con un’eventuale revoca da parte di Mattarella.
Che cosa è accaduto? In parole semplici: un condannato chiede la grazia al Presidente ma, naturalmente, quella domanda, prima di giungere al Quirinale, attraversa gli uffici del Ministero della Giustizia. Il fascicolo viene istruito da funzionari che devono mettere chi esprimerà il giudizio finale nelle condizioni di disporre di tutti gli elementi necessari, affinché la valutazione sia il più possibile oggettiva.
Per un detenuto in carcere sono fondamentali i progressi trattamentali, il comportamento, la capacità di rivedere il proprio percorso e, naturalmente, anche i rapporti con l’esterno. Nel caso di Nicole Minetti, ci troviamo invece di fronte a una condannata che non è detenuta e che quindi non ha un fascicolo nelle matricole di un penitenziario: il Ministero deve attingere ad altri canali, verificando in modo accurato le motivazioni poste a fondamento della richiesta di grazia.
Ed è proprio qui che, con ogni probabilità, qualcosa non ha funzionato. A quanto emerge, Nicole Minetti non avrebbe detto la verità sulla presenza di un minore in affidamento e, soprattutto, nessuno avrebbe verificato fino in fondo la fondatezza di questa circostanza. Il Presidente Mattarella ha deciso sulla base di atti che, forse, non corrispondevano alla realtà.
Entro 24 ore, ha promesso Nordio, ci sarà una verifica. Resta però un dato: gli uffici preposti escono da questa vicenda con un’immagine compromessa. La grazia è uno strumento delicatissimo, difficile da maneggiare. Non si può porre davanti al Capo dello Stato un dossier impreciso o, peggio, errato. È da lì che nasce la decisione. Ed è lì che tutto dovrebbe essere, prima di tutto, rigorosamente vero.
gli esperti di grazia (ma non di giustizia)
28 Aprile 2026

Come in ogni tragedia che si rispetti, siamo scivolati nella farsa, attraversando il melodramma e la serie a puntate. Gli esperti di grazia – ma non di giustizia – si sono subito schierati, nell’ordine: contro Nicole Minetti, contro il compagno, contro il Presidente della Repubblica perché non ha svolto le indagini (non è la Presidenza della Repubblica a doversene occupare, ma gli esperti non accettano critiche), contro il Procuratore della Repubblica. I più attenti lettori di frasi ripescate qua e là nel web hanno chiamato in causa polizia, carabinieri, assistenti sociali, Silvio Berlusconi, Forza Italia e, ovviamente, il ministro Carlo Nordio.Qualcuno – esperto della parte avversa – ha urlato contro Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio e Peter Gomez, accusando una stampa che getta fango sempre e comunque. I più sottili, quelli che effettivamente hanno letto gli articoli, sono arrivati fino a Donald Trump, evocando giri di squillo, pedofilia e via dicendo, in un crescendo di urla, insulti, prese di posizione che nulla hanno a che fare con l’oggetto del contendere: la concessione della grazia a un condannato. Tema delicato, che dovrebbe essere affrontato senza pubblicità, perché si tratta di una decisione personale, meditata, davvero complessa. Molte persone sconosciute, graziate negli anni dai vari Presidenti della Repubblica, restano tali. Nessuno conosce l’esito di questi procedimenti se non gli interessati, i familiari, gli avvocati e, nel caso dei detenuti, l’ufficio matricola che scarcererà il graziato.
28.4.26
KNEECAP RIME DI STRADA E VITE DA RIBELLI DUE RAGAZZI A CACCIA DI RISCATTO
giovedì 16 ottobre 2025 Corriere AdriaticoDistribuito malissimo, nessuno ci ha creduto, e quasi nessuno ha potuto vedere il più bel film dell'estate 25. Correte se vi passa accanto, sennò segnatevi il titolo, prima o poi sarà in piattaforma. Da una storia vera, i veri protagonisti come (bravi) attori, una splendente gemma ribelle. Belfast, primi anni Zero. Due ragazzi amici da sempre, uno è figlio d'un militante Ira dato per morto (ma il cadavere [...]
In realtà, è un film del tutto costruito, derivativo nel suo rifarsi a modelli anni '90 (non solo Danny Boyle, ma anche Guy Ritchie), ma deve la sua efficacia all'innegabile, trascinante energia che sprigiona. Forse per un pubblico straniero è troppo complicato cogliere fino in fondo il materiale umano, storico e comunitario su cui si basa, ma è indubbio che, al pari della serie Derry Girls, è il lavoro migliore per capire cosa sia diventata l'Irlanda del Nord negli anni che la separano dallo storico accordo di pace della Pasqua 1998.>>
«Italiano con Sardegna e Africa nel cuore»
La frase «Italiano con Sardegna e Africa nel cuore» sembra far riferimento a diverse esperienze umane e artistiche che collegano la Sardegna al continente africano. Ecco una storia.
dall'unione. sarda. del. 28 aprile 2026 alle 00:24
Il sindaco Stefano Altea: un bellissimo esempio di integrazione nel nostro paese

San Gavino
Dal Senegal a San Gavino per raggiungere il padre e poi concretizzare il sogno di avere un lavoro e di crescere una famiglia. Abdou Faye, 32 anni, da qualche giorno è cittadino italiano dopo tanti anni vissuti nella cittadina del Medio Campidano. Il giovane senegalese è felicissimo: «Sono arrivato in Italia grazie al ricongiungimento familiare con mio padre, deceduto alcuni anni fa. Ho trovato lavoro a San Gavino nella forneria di Antonio Foddi. L’attività di preparazione del pane iniziava intorno alle 4 del pomeriggio e proseguiva nel laboratorio fino a dopo la mezzanotte. Lavoro in questo settore da 12 anni e mi sono sempre trovato bene. Mi sono sposato nel 2019 e ho un figlio di tre anni. Questa cittadina è molto tranquilla e accogliente, ho comprato anche una casa in via Santa Croce, anche se al momento per lavoro mi sono spostato momentaneamente con la mia famiglia in Valle d’Aosta, dove lavoro sempre nel settore della panificazione, ma spero di tornare presto in Sardegna».
Il lavoro
Così ogni sera con grande passione Abdou ha impastato il pane che poi il giorno dopo finiva nelle tavole dei sangavinesi: «In particolare – aggiunge – mi piace preparare il civraxiu, ma adoro mangiare le focacce e i panini. Amo la cucina senegalese, ma mi piace tantissimo la pasta come i malloreddus e tanti altri tipi. Mio figlio è nato a San Gavino Monreale e ha già la cittadinanza italiana. Mi piace il calcio e simpatizzo per il Napoli perché ci giocava il senegalese Koulibaly. Ho tifato anche la nazionale di calcio italiana, che non si è qualificata ai mondiali. Sosterrò il Senegal che parteciperà alla prossima coppa del mondo».
L’agricoltura
«Ho lavorato anche come agricoltore e pastore – dice Abdou Faye –. Non mi piace rimanere senza far niente, vivo bene tra lavoro, casa e famiglia. San Gavino è un paese dove ci sono tanti servizi. La gente è di buon cuore».
L’integrazione
San Gavino Monreale diventa sempre più un paese multiculturale e accogliente in un periodo in cui la popolazione è scesa sotto gli 8mila abitanti e in cui i parti sono arrivati al minimo storico. Con la crisi dell’industria molte speranze sono riposte anche nella costruzione del nuovo ospedale. Ha subito accolto il nuovo cittadino italiano il sindaco Stefano Altea: «Quello di Abdou Faye è un bellissimo esempio di integrazione che deve inorgoglire la nostra comunità. Da oltre 12 anni ha scelto il nostro Comune per lavorare, comprare casa, sposarsi e crescere il proprio figlio». Il giovane panettiere fa parte della comunità senegalese cittadina: «Ci vivono moltissimi miei parenti e amici, anche se nei prossimi anni spero di poter tornare in Senegal per incontrare mia mamma. Mio padre Mustafà ha lavorato una vita ad Iglesias, dove era conosciuto da tantissime persone. Lo ricordano ancora con grande piacere».
27.4.26
Addio Wendy Duffy, ha voluto il suicidio assistito dopo aver perso il figlio chi siamo noi per giudicare la sua scelta
La blogger “rubastorie” di Tempio pausania : Licia Azara racconta la Sardegna che non si vede
da la nuova sardegna 26\4\2026

TempioPausania
Ama così tanto raccontare storie che è disposta persino a “rubarle”, sottraendole all’ordinario e all’indifferenza. Prima o poi scriverà il suo primo romanzo, ma, data la sua giovane età (40 anni splendidamente portati), è solo questione di tempo. Al momento, ma è solo un modo di dire, il tempo lo inganna raccontando storie sui social. Una volta la si sarebbe chiamata “contastorie”; oggi, nell’era della grande rete, il titolo che meglio la può definire è quello di blogger. Una definizione che a Licia Azara sembra però un po’ troppo boriosa. «Mi fa sempre molto strano essere definita così – dice, schermendosi – blogger mi sembra un titolo altisonante. Più semplicemente mi definisco una persona che racconta». E, in effetti, è così. La blogger tempiese (ci perdonerà se la chiamiamola così) ha già raccontato tante storie, molto lette e apprezzate, nei social. Tutto a questo a partire dal settembre 2021 sulla sua pagina instagram personale e solo per il semplice piacere di raccontare qualcosa.
Strada facendo (e anche questo nel caso di Licia non è un modo di dire), la scrittura è diventata per la blogger tempiese una passione da coltivare con più intensità. «Ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello poter condividere le storie poco conosciute con le altre persone. E allora ho iniziato a mettere le basi per il mio progetto de la rubastorie, nato nel settembre del ‘23». La “rubastorie” è un contenitore di storie che raccontano luoghi, persone, libri che hanno il loro comune denominatore nella Sardegna. «Quello che mi premeva e mi preme ancora oggi raccontare non è l’evento in sé. Mi piace andare a recuperare la parte umana della vicenda, scoprire in che modo alcune persone hanno saputo superare ostacoli con mezzi scarsi, oppure hanno saputo aiutare altre persone a farlo, o hanno cambiato completamente il modo di vivere e di pensare della collettività».
26.4.26
Egle Actis Alesina, “Quando smetto io finisce tutto”: bocciofila Tesoriera la bocciofila di Torino dove si mangia come a casa
da msn.it
Per mangiare delle acciughe al bagnetto rosso strepitose a Torino bisogna uscire dal centro e dirigersi a nord, alla bocciofila Tesoriera. Verrete accolti dalla cuoca Egle Actis Alesina, che da 40 anni domina – nel senso che ci entra solo lei – la cucina. Look da Ave Ninchi, sorriso franco, è un po’ la nonna che tutti gli chef stellati dicono di avere avuto. Quel santino sbiadito e devoto dedito ai nipoti, spesso evocato ma per lo più rimasto senza voce. Ma la signora Egle parla, eccome. Tempra, ironia, zero ego ma un tocco magico in cucina. Arriva la mattina in bicicletta e riparte la sera: in estate e inverno, con pioggia, neve e vento. Qui non troverete tovaglie bianche e camerieri solerti, ma una costruzione a un piano con banco bar all’entrata (la bocciofila aprì nel 1954), foto sbiadite e coppe alle pareti, tavoli gremiti e niente musica «perché non serve, la gente qui parla, ascolta». Il vino è “bianco” o “nero”. Un posto vero e autentico. Dove si mangia benissimo a prezzi contenuti.
« Quando avevamo le gare internazionali facevo da mangiare fino alle 3 del mattino e poi alle 7 ero qua. Ora è un mondo finito». I soci oggi giocano a carte, si fanno eventi culturali, ci sono state le proiezioni di film con cena ispirata alla pellicola con l’associazione les Petits Madeleines. È rimasta la cucina casalinga è l’idea di casa «Quando non ce la farò più, andrò in pensione e questo posto finirà. Perché chi è che fa 18 ore al giorno, tutti i giorni della vita? Io alle 7.30 son qua, vado a farmi la spesa, decido cosa cucinare, vado in cucina, si fanno le pulizie. Se va bene si finisce a mezzanotte e il mattino dopo si ricomincia, tutti i giorni da quasi 40 anni, chi lo fa? I giovani d’oggi assolutamente no. Ti chiedono se devono lavorare sabato e domenica: amore, se scegli la ristorazione, cosa pensi di fare, tesoro mio? »
Una storia semplice
Dinastia al femminile
Egle è originaria del Basso Canavese. «Siamo un mondo di donne, mio papà è morto giovane e io, mia mamma e mia figlia siamo vissute insieme perché mio marito se n’è andato che Cristina aveva 18 mesi, ha pensato di volare da un’altra parte, va bene. Mia mamma ha lavorato fino a 81 anni, è stata la tata di una famiglia per più di 40 anni». Con un colpo di scena degno di un film, ancora, scopriamo che la figlia è Cristina Giordano, che ora è a Milano, socia di Eugenio Roncoroni nel ristorante omonimo e nel nuovo PAS, fast casual vegetariano. «Mia figlia da piccola girava qui, ha assorbito la cucina. Si è data da fare, mentre studiava portava le pizze e poi è entrata in questo mondo, ha lavorato per Panino Giusto e Iginio Massari. E adesso ha questa avventura con Eugenio». E già la quarta generazione fa capolino: “quando chiedo alla mia nipotina cosa vuole fare da grande mi dice “la cheffe, come nonna e mamma”».
25.4.26
«Con il gruppo tutto al femminile sfatiamo itabù del canto atenore» Il trio di Ilaria Orefice reinterpreta la millenaria tradizione maschile «Si sta aprendo uno spazio nuovo, tante donne sono orgogliose di noi»
Canto a Tenore Femminile fondato da Ilaria Orefice

Come spesso accade nelle migliori scoperte, la curiosità e il desiderio di esplorare nuove possibilità portano a risultati sorprendenti. È proprio da questa spinta che nasce la sperimentazione di Ilaria Orefice, musicista e ricercatrice italiana, mossa non dalla volontà di sovvertire la tradizione, ma dal profondo rispetto per essa e dal desiderio di indagare, con sensibilità e ascolto, le potenzialità sonore delle voci femminili nel canto a tenore.
Appassionata di vocalità tradizionali del mondo, la stessa Ilaria ha voluto scoprire con le sue stesse orecchie quale timbro e quali sfumature potessero emergere da un canto a tenore eseguito esclusivamente da voci femminili, utilizzando le complesse tecniche gutturali che questa pratica richiede. Non per sostituirsi al repertorio maschile, ma per ampliare la comprensione di una forma musicale tanto profonda quanto affascinante.
Il canto a tenore, patrimonio vocale della Sardegna, è tradizionalmente eseguito da voci maschili suddivise in quattro parti, tra cui spicca la “bassu”, la voce gutturale e risonante, che necessita di grande padronanza tecnica.
Con grande rispetto per questa tradizione, e grazie alle numerose risorse online che accademici e studiosi hanno con cura preparato negli ultimi anni, ha intrapreso un percorso di studio e di
sperimentazione che l'ha condotta a fondare il primo coro femminile di canto a tenore. Un progetto nato dall'ascolto, dalla dedizione e dal desiderio di esplorare nuove vie sonore, portato avanti insieme a un gruppo di donne appassionate e determinate.
Attraverso anni di lavoro condiviso, il coro ha sviluppato una vocalità intensa e coinvolgente, capace di evocare emozioni profonde e di offrire una nuova prospettiva sulla ricchezza espressiva del canto a tenore, senza mai perdere il legame con le sue radici.Esso è un esempio di quando a continuare le tradizioni e l'identità sono le donne. Infatti : « Con il gruppo tutto al femminile
sfatiamo iltabù del canto a tenore » .
Il trio di Ilaria Orefice reinterpreta la millenaria tradizione maschile « [... ] aprendo uno spazio nuovo, tante donne sono orgogliose di noi »
Ecco quanto riporta la nuova sardegna. 24\4\2026
di Caterina Cossu
Un esperimento che ha incantato Instagram: il canto a tenore, simbolo indennitario della Sardegna e da sempre legato a una tradizione maschile, aperto a una nuova interpretazione tutta al femminile. Il video
del trio guidato da Ilaria Orefice - insieme a Martina Tiddia e Vanessa Pistis - è brevissimo, ma h a gia
Cantante, ricercatrice vocale e insegnante, Orefice è tra le figure più atti-ve nello studio e nella divulgazione del canto armonico e gutturale, con esperienze e riconoscimenti anche a livello internazionale.
Da dove nasce il suo percorso nel canto?
«Sono una cantante, ricercatrice vocale e insegnante di canto. Questo progetto nasce da oltre 16 anni di
esperienza nel campo della vocalità.
Nel tempo mi sono specializzata nel canto armonico difonico e nei canti digola della tradizione popolare. Ho tondato la scuola Cantodifonico.eu e lavoro anche come vocal coach, esplorando le potenzialità più nascoste della voce».
Lei insiste molto sul valore del canto sardo: perché?
«In Sardegna tendiamo a snobbare il nostro canto tradizionale, relegandolo a qualcosa di interno, maschile e folkloristico. È un condizionamento che contrasta con quello che proviamo quando l o ascoltiamo: è u n canto ancestrale, che smuove sensazioni profonde. Siamo cresciuti pensando che sia un espressione solo barbaricina, ma è il momento d i superare questo limite»
Di cosa si occupa concretamente oggi?
«Sono di Mogoro e insegno anche alla scuola civica di musica di Oristano. Porto avanti una scuola di canto armonico e gutturale, lavorando sulle corde vocali e sulle loro possibilita espressive. Sono inoltre l'unica insegnante donna di throat singing in Italia »
Quanta base scientifica e ricerca c'è nel suo lavoro?
«Tantissima. Anche grazie alle risor-se rese disponibili dal lavoro d i MarcoLutzu, Bastiano Pillosu e Gigi Oliva la mia ricerca sul funzionamento anatomico del canto armonico, anche sardo è stata molto più consapevole. E stata pubblicata su PubMed e ripresada riviste americane come The Journal of Voice e Atlas Obscura. Questo mi ha portato a insegnare all'estero,
al conservatorio di Cracovia e in Danimarca per esempio, e ad avere in Sar-degna studenti arrivati dall'università americana d i Berkeley, Lund University Svezia e Valencia».
Che effetto le h a fatto vedere il canto sardo con gli occhi degli stranieri?
«E' stato illuminante. Mi ha fatto capire quanto sia prezioso i l nostro pa-trimonio. Da lì è nato il mio impegno come divulgatrice: ho il privilegio di fare da ponte, di creare connessioni efar conoscere questa tecnica».
Come è nato i l vostro progetto a lfemminile sul canto a tenore?
«Mi sono avvicinata con grande umiltà. Non sono un cantore tradizionale e non vengo da quel mondo. Il trio è composto d a me, che eseguo il bassu, da Martina Tiddia che esegue la voce di contraeda Vanessa Pistis alla mesu oghe. Ora cerchiamo la quarta boghe solista. Abbiamo iniziato a sperimentare insieme però in due, con Martina. E già al primo tentativo abbiamo sentito qualcosa d i potentissimo: ci siamo guardate e ci siamo messe a piangere. Tra noi tre poi si è crea-ta una sintonia fortissima che oggi ci permette di lavorare in maniera molto affiatata»
Qual è stata l a reazione dei cantori tradizionali ?
«Inaspettatamente positiva. Abbiamo fatto ascoltare le nostre prime prove agliesperti, per rispetto e correttezza, e sono rimasti colpiti, offrendoci supporto. Il loro parere per noi è fon-damentale. Un riconoscimento recente è quello di Daniele Cossellu, sa oghe dei Tenores di Bitti Remunnu, preziosissimo».
E il pubblico?
«Abbiamo trovato più resistenze tra alcune persone, anche con critiche poco simpatiche. Ma per noi contano le "autorità", cioè i cantori e gliesperti. Il video è stato analizzato daloro prima della pubblicazione ».
Sentite di aver rotto un tabù?
«Inevitabilmente, sì. Qualcuno aveva già provato con ensemble femminili, ma sempre a voce pulita. Noi siamo le prime a utilizzare la tecnica completa. E stato un passo importante e non
ce lo aspettavamo».
Che risposta avete ricevuto dalle donne?
«Un entusiasmo fortissimo. Tantesono orgogliose e vogliono avvicinar-s i a questa pratica. Si sta aprendo unospazio nuovo: i tempi sono maturiper un cambio di prospettiva».
C'è anche chiteme che questo possa alterare la tradizione. E davvero possibile?
«No. Una breve esibizione non può intaccare una tradizione millenaria.
Al contrario, apre nuove possibilità di esplorazione e divulgazione. Il rischio vero è che queste pratiche si perdano ».
Qual è il futuro del progetto?
«La nostra è una scuola itinerante:la Sardegna resta il punto di partenzae di arrivo, ma vogliamo aprirci al mondo. Chi viene qui va poi imparadirettamente dai cantori, vive i luoghi,i suoni,i profumi. È un tutt'uno».
24.4.26
Elucubrazione notturna [ si possono modificare i Sogni ? ]
Stanotte ho avuto. questa discussione elucubratoria fra me. e l'altro me ( grillo parlante.)

- L’altro giorno XXXX ha detto che possiamo modificare i sogni
-Intendi proprio durante il sogno cioè mentre. Stai sognando o avendo incubi ?
-Naturalmente perche. Tu no ?
-Secondo me No non credo credo che sia possibile e che ci riescano in molti
-E tu?
-Mettiamola così .Un incubo è un sogno che non riesco a controllare , un sogno è un incubo che riesco a controllare
-Accidenti 😬 ma come funziona ?
-Se non ti dispiace vorrei provare a dormire
-Ok scusa ( sbattendo le mani sul cuscino ) dormi pure. Non dirò più una parola . Riprenderemo se ti va il discorso .
-( assonnato ) Ok
Poco prima dell’alba quasi sveglio. l’altro Io ( il mio Grillo Parlante ) Riprense il discorso
— ... mi piacerebbe cambiare i miei sogni e ripetere più volte quelli più belli
– anche a me anche a me.Ma. purtroppo che io sappia non credo sia possibile in. Quanto i sogni e gli incubi non si possono cambiare in corso d’opera e ripetere solo quelli che ci piacciono
– invece si può ma non so come applicarlo . Infatti
Da quel che ho letto su AI Mode
È possibile cambiare i sogni mentre stai sognando, un fenomeno noto come sogno lucido. Quando entri in uno stato di sogno lucido, diventi consapevole del fatto che stai dormendo e puoi iniziare a esplorare o modificare gli eventi, l'ambiente e le tue azioni nel sogno. Circa il 55% delle persone ha vissuto questa esperienza almeno una volta nella vita. Come imparare a cambiare i sogni Per riuscire a "comandare" i propri sogni, è necessario allenare la mente a riconoscere lo stato onirico tramite alcune tecniche specifiche: Reality Check (Test di realtà): Abituati a chiederti più volte al giorno "Sto sognando?" e fai piccoli test, come provare a spingere un dito attraverso il palmo della mano o leggere l'ora due volte di seguito (nei sogni i dettagli cambiano spesso). Diario dei sogni: Scrivi i tuoi sogni appena ti svegli. Questo aiuta il cervello a ricordarli meglio e a notare i "segnali" ricorrenti che indicano che stai sognando. Tecnica MILD: Prima di addormentarti, ripetiti mentalmente: "La prossima volta che sognerò, ricorderò che sto sognando". WBTB (Wake Back to Bed): Svegliati dopo circa 5 ore di sonno, rimani sveglio per un breve periodo e poi torna a dormire; questo aumenta le probabilità di entrare direttamente in una fase REM consapevole. Cosa puoi fare in un sogno lucido Una volta acquisita la lucidità, non sempre si ha il controllo totale, ma con la pratica puoi: Cambiare scenario: Trasportarti in un luogo diverso. Interagire con i personaggi: Decidere cosa dire o come reagire. Sperimentare abilità impossibili: Come volare o attraversare pareti.
– Non lo sapevo.Mi impegnerò a metterlo in pratica e quando avrò capito come fare ti aiuterò, sempre che tu non riesca prima di me , a. Farlo .
23.4.26
Manuale di autodifesa e. Anti agrressione I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco, cintura nera di karate, 6° dan. puntata. n.LXXXI LA “VISIONE A TUNNEL”: CHE COS’È E COME AGGIRARLA

Dopo la lettura hit. approfondito
- https://www.difesa-sicura.it/il-percorso-nella-difesa-personale-con-difesa-sicura-krav-maga/
- https://it.wikipedia.org/wiki/Reazione_di_attacco_o_fuga
E AI mode
- Restrizione Visiva: Il campo visivo si riduce notevolmente, eliminando la visione periferica.
- Focalizzazione Esagerata: Gli oggetti o l'aggressore appaiono più grandi e vicini di quanto non siano in realtà.
- Perdita di Consapevolezza: La mente si concentra ossessivamente sul pericolo immediato, impedendo di percepire vie di fuga o altre minacce circostanti.
- Fisiologia: È una conseguenza del picco di adrenalina e della reazione di "lotta o fuga" (fight or flight) del sistema nervoso autonomo.
22.4.26
«Insieme» a Sebrenica Le coltivazioni di lamponi, frutti di vita dopo la guerra ., PICCHETTO D’ONORE PER LAMÙ, IL CANE EROE ., LIBRI AL. POSTRO DELLE. ARMI.., ED. ALTRE. STORIE
Corriere della Sera
21 apr 2026
Di Francesco Battistini
«Insieme» a Srebrenica Le coltivazioni di lamponi, frutti di vita dopo la guerra
La cooperativa nata dall’idea di due sopravvissuti: ora esporta in tutta Europa Dieci soci, 500 famiglie mantenute e il nome italiano: «Voi ci avete aiutato»
Il giorno in cui sterminò ottomila bosgnacchi a Srebrenica, era il 1995, le immagini ripresero il generale serbo Ratko Mladic mentre accarezzava la testa bionda d’un bambino e gli offriva un succo di frutta. Sorrideva, il criminale, e molti pensarono ci fosse da fidarsi: «Chi vuole andarsene», prometteva Mladic, «sarà trasportato. Grandi e piccoli, giovani e vecchi, non abbiate paura, prendetevela calma. Lasciate andare prima le donne e i bambini... Nessuno vi farà del male» (come andò, si sa: il comandante marcisce all’ergastolo, condannato per genocidio, e dopo trent’anni non s’è ancora riusciti a identificare migliaia di corpi). Il giorno in cui arrivarono sui luoghi del massacro, era il 2001, Rada Zarkovic e Skender Hot guardarono tutt’intorno le coltivazioni di lamponi. E videro com’era rimasta verde tutta la valle: c’era ancora vita, in fondo a tanta morte. Assaggiarono un po’ della frutta rossa che nessuno aveva mai smesso di coltivare, nemmeno durante la guerra. Sorrisero. Era buonissima. E capirono che da quella terra stava rispuntando il seme della speranza. Srebrenica poteva reagire al suo destino, nero e inevitabile, d’essere solo il sinonimo d’una gigantesca foiba o d’una fossa ardeatina: «Se si può fare qui», si dissero Rada e Skender, «si può fare dappertutto».
Li riconoscerete dai frutti. Erano frutti rosso sangue, si sono trasformati nell’oro rosso di Srebrenica. Lamponi di pace. Crescono che è una meraviglia, da venticinque anni, annaffiati da un’idea semplice: c’era qualcosa di più tradizionale dei lamponi, più facile da raccogliere e meno difficile da vendere? Nel dopoguerra della Bosnia, i succhi di frutta sono diventati il lavoro, la riscossa, il futuro di cinquecento famiglie, e mica solo musulmane. Dal 2003, Rada e Skender hanno messo insieme una decina di soci, quasi tutte donne bosgnacche, e per nome scelto proprio la parola italiana «Insieme», perché i primi aiuti umanitari erano arrivati dal nostro Paese.
Questa è buona
PICCHETTO D’ONORE PER LAMÙ, IL CANE EROE
- Corriere della Sera
- di Giusi Fasano
Scovano droga nei posti più impensabili. Si arrampicano per i dirupi di montagna a cercare persone scomparse. Si infilano negli anfratti più neri per seguire le tracce di umani in difficoltà. E, soprattutto, sanno annusare la vita e la morte. Stiamo parlando dei cani in servizio effettivo permanente fra le forze dell’ordine e i Vigili del Fuoco. Sono tantissimi e sono amici fidati e affidabili. Eroi, spesso. Come Lamù, il pastore australiano arruolato nel Nucleo cinofili dei Vigili del Fuoco in Friuli Venezia Giulia. Per otto anni Lamù ha servito al fianco di
Andrea Leban, il suo conduttore e caposquadra del comando di Gorizia. Più di cento interventi sul campo. Ha salvato vite sotto il cumulo gigantesco di cemento e ferro del ponte Morandi o fra le case crollate del terremoto in Turchia, ha lavorato assieme al team per la ricerca e il soccorso sotto le macerie. E adesso è ora che le sue zampe riposino. Lamù è andato in pensione nel giorno del suo undicesimo compleanno. Picchetto d’onore e saluti commossi, come si fa con un vecchio amico. Grazie di tutto, Lamù.
le altre. per mancanza. di tempo. e. poca. voglia. di. fare. copia. e. in colla sono. in. slide.
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