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12.3.26
ma tina montinaro vedova di mafia non sa che traferire i deportati al 41 bis in altre zone portare al radicamento delle mafie
anche gli ipo udenti e non audenti quelli che chiamiamo generalmente ed erroneamente come sordomuti hanno le loro olimpiadi .
Per quanto riguarda le discipline invernali, le Winter Deaflympics più recenti si sono svolte a Erzurum, in Turchia, nel 2024, con la partecipazione di 42 azzurri in sport come sci alpino, snowboard, futsal e scacchi. Atleti Italiani di rilievo L'Italia vanta una tradizione molto forte, con atleti che hanno conquistato numerosi podi internazionali:
Cosa fa, e soprattutto cosa dice, un atleta guida nello sci alpino Cioè chi scende davanti a sciatrici e sciatori ipovedenti o ciechi, raccontato da uno che partecipa alle Paralimpia di di Milano Cortina2026

Nella categoria vision impaired dello sci paralimpico atlete e atleti ipovedenti o ciechi non gareggiano da soli, ma preceduti in pista da un atleta guida che dà loro indicazioni e, se le cose vanno bene, vince anche lui (o lei) una medaglia. In discesa libera e Super-G alle Paralimpiadi si superano i 100 chilometri orari, mentre negli slalom le porte sono molto vicine e i cambi di direzione costanti. In tutti i casi ci dev’essere grande fiducia tra atleti e guide, che devono dare informazioni chiare e scendere con il ritmo giusto, per non rischiare di distanziarsi troppo, o al contrario di rallentare gli atleti.
Fabrizio Casal ha 26 anni e fa la guida da quando ne aveva 16, quando scelse di dedicarsi solo a questo, abbandonando la carriera individuale. Alle Paralimpiadi di Pyeongchang, nel 2018, vinse quattro medaglie con Giacomo Bertagnolli, sciatore italiano che a Milano Cortina (con un’altra guida, Andrea Ravelli) ha vinto finora altre tre medaglie. Casal oggi fa la guida di Chiara Mazzel (che pure ha già vinto tre medaglie in queste Paralimpiadi) nelle specialità tecniche, quindi gareggerà con lei giovedì e sabato negli slalom gigante e speciale. Sia Bertagnolli che Mazzel sono ipovedenti; Mazzel non vede niente dall’occhio sinistro, e ha un campo visivo ristretto da quello destro.
Al Post Casal spiega che Mazzel «ha bisogno soprattutto di sapere quando deve curvare; mentre io sto finendo la mia curva, e lei si trova tra una porta e l’altra e sta mettendo gli sci piatti, le dico un hop per segnalarle di cambiare direzione». La comunicazione avviene attraverso microfono e cuffie bluetooth. Alcuni atleti e atlete, tra cui Mazzel, scelgono anche di far indossare alla guida un amplificatore dietro la schiena con un suono (musica, in genere) per sentire dove sta andando.
Anche Mazzel a sua volta parla con Casal: «Mi dice di accelerare, o a volte di rallentare e aspettarla, magari perché ha fatto un errore. Io devo trovare il momento giusto per girarmi e controllare, ogni tanto». Casal dice che nello slalom speciale, in cui si scia tra paletti molto ravvicinati, ha meno bisogno di voltarsi, perché il rumore dei pali abbattuto da Mazzel gli dà il ritmo e gli fa capire che lei lo sta seguendo. In gigante invece si gira più spesso, nel corso di una gara.

FFabrizio Casal e Giacomo Bertagnolli nello slalom speciale alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 (Lintao Zhang/Getty Images)
In partenza Casal aumenta il volume dell’amplificatore, si mette pochi passi più giù del cancelletto e, quando sente il segnale acustico di partenza, inizia il countdown: «Dico 3-2-1 via!: io parto al 2, lei al via». Durante la gara oltre alle indicazioni tecniche sul percorso, sui cambi di luce (quando la pista passa dal sole all’ombra, o viceversa), sulle curve e sui salti, le guide a volte ci mettono anche una parte un po’ più motivazionale. È uscito di recente un video in cui Ravelli urla a Bertagnolli frasi come «dai Jack, dai che sei un animale ! »
diario di bordo n 161 anno IV Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca ., incentivi fiscali a chi gestice un negozio alimentrre lotta contro lo spopolamento a cheremule vita lenta nei piccoli paesi ., da lavapiatti all'estero alla direzione di un albergo a porto cervo.. il mister del sant orsola ritorna in campo a 43 anni e regala la vittoria alla sua squadra
da https://www.giornalepopolare.it/
14/02/2026 Alessio Di Florio
Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca

Annamaria Verzino fu la prima donna in Italia a ottenere la licenza nautica.
Un amore speciale, che non si è mai interrotto e prosegue nell’avanzare delle stagioni. La storia di Annamaria Verzino, la pescatrice di Casalbordino, è un romanzo di cui ogni giorno continua a scrivere nuove pagine. Di tenacia, passione, impegno, laboriosità, di un amore sconfinato come l’orizzonte del mare aperto.
La mattina, mentre il caldo disco inizia a sorgere, le temperature sono ancora basse e potrebbero non invogliare ad uscire di casa. Ma lo si può essere costretti, per le incombenze lavorative o di altro, o il richiamo della bellezza dell’alba essere più forte di ogni rigidità tardo invernali. In quelle ore, passeggiando sul lungomare di Casalbordino, si può incontrare una figura che si staglia sulla battigia, lì dove il mare bacia la spiaggia e s’abbracciano acqua e terra. Due occhi dolci, profondi come i flutti verso cui sono volti, scrutano l’orizzonte. Una donna minuta con tenacia e passione, con amore profondo come il mare, scruta l’orizzonte e incontra il suo “sposo”, l’amore di tutta la sua vita. È la “Sposa del Mare”, la pescatrice più longeva d’Italia, che a 90 anni con tenacia e una forza straordinaria ancora oggi quando il tempo lo permette continua ad esercitare l’antica e nobile arte della pesca. Novanta candeline che Annamaria ha spento il 1° gennaio, all’alba del nuovo anno è il compleanno di questa tenace e straordinaria figlia d’Abruzzo.
La prima volta che Annamaria è salita su una barca era il 1944 a cinque anni, nove anni dopo il padre le diede la prima volta il permesso di salirci da sola, nel 1965 fu la prima donna in Italia a ricevere la licenza nautica. Sessant’anni dopo il suo unico vero grande amore non si è mai attenuato, mai spento e mai fermato, e continua a salire sulla barca, anche in piena notte, e a pescare. Angelo Mosè Natarelli l’ha incontrata e ha documentato per “Pescatori a Tavola”, l’unica guida che seleziona le attività tramite la marineria locale, la sua storia e la sua quotidiana attività quasi un anno fa, nel marzo 2025.
Nel 2019 Valentina Lanci, una giovane ragazza di Frisa che vive da tanti anni tra Italia e Finlandia, raccontò la storia della “Sposa del Mare” in un documentario nel Paese nordeuropeo. «Due anni fa ho trascorso con Annamaria e la sua famiglia dei momenti indimenticabili, ho provato a raccontare la sua storia con rispetto e senza forzature attraverso una telecamera, non è stato facile, non è mai facile raccontare storie così profondamente radicate – raccontò Valentina Lanci nel 2021 – una storia, quella di Annamaria, che parla del mio Abruzzo, del mio mare e delle piccole comunità costiere affacciate sull’Adriatico, una storia che racconta il profondo legame di una donna con il suo mare, una storia che sa di autentico e viscerale amore per la vita».
«Sono felice che la storia di questa straordinaria donna stia viaggiando per l’Europa, sono felice che tante persone possano conoscerla attraverso le immagini del mio piccolo documentario – proseguì quattro anni fa il racconto di Valentina Lanci – questa volta la Sposa del Mare approda in Finlandia all’interno di un festival etnografico. E quello che mi rende ancora più felice è che la sua storia verrà affiancata a quella di un giovane pescatore del Madagascar».
«Il film cerca di esplorare il suo stile di vita di pescatrice, di capire il rapporto tra le persone e i paesaggi marini, di capire come le persone modellano e impregnano significato nei luoghi in cui abitano, e come le persone sono, a loro volta, modellate proprio da questi luoghi» riportò la presentazione per il festival etnografico. «La mattina, se il tempo lo permette, Anna Maria si reca al mare di prima mattina, dove ha trascorso tutta la vita – raccontò il documentario una testata giornalistica finlandese – il mare non fornisce più pesce come una volta, ma ce n’è ancora a sufficienza. Il pescato del giorno viene venduto direttamente dalla barca ai residenti. Il documentario racconta la dura vita dei pescatori e il loro legame spirituale con l’amato mare. Il mare è un ambiente familiare e allo stesso tempo imprevedibile, che merita di essere trattato con rispetto. Lo stile di vita tramandato in famiglia viene interrotto e la pesca viene trasmessa alla nipote solo attraverso fotografie e ricordi. Il film è anche un promemoria dei tempi critici che stiamo vivendo per la vita marina in tutto il mondo. Gli stock ittici sono crollati ovunque e la causa non sono i pescatori tradizionali come Anna Maria, ma l’industria della pesca intensamente commercializzata».
«Anna Maria “La Sposa del Mare” ha quasi 90 anni ed è la pescatrice più longeva d’Italia. Non tutti sanno una piccola curiosità di questa grande Donna, basta pensare che lei non si è mai sposata e quando si parla di questo argomento lei risponde cosi: il mio grande Amore (il mio uomo) è stato sempre e solo il Mare. È da qui che nasce il suo importante soprannome, “La Sposa del Mare”» racconta “Pescatori a Tavola”. «Una donna straordinaria che ha dedicato la propria vita e anche il proprio amore al Mare, si perché Anna Maria non si è mai sposata e quando parliamo di questo lei risponde cosi: il mio grande uomo è il Mare, a lui ho dato tutta me stessa e lui mi ha dato la pace e la serenità che cercavo» si legge nella didascalia del video pubblicato sulla pagina facebook del magazine.
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LXXV COME COSTRUIRE UN CORPO PRONTO E UNA MENTE VIGILE
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I migliori esercizi fisici per equilibrio tra mente e corpo di praio.it
https://youtu.be/8wTC-XMFAKs 10 Strategie per trasformare i desideri in obiettivi concreti! il Corpo e la Mente
La difesa personale comincia a tavola. Di fatto l’alimentazione è una forma silenziosa e quotidiana di protezione, perché prepara il corpo a reagire, la mente a decidere e i nervi a non crollare. Di solito in un corso di autodifesa si parla di postura, di distanza e di lettura del pericolo, mentre raramente si parla di glicemia. Eppure un calo improvviso di zuccheri nel sangue può
rallentare i riflessi, annebbiare la vista, aumentare irritabilità e confusione. In una situazione di stress, il corpo attiva il sistema nervoso simpatico: questo significa che il battito aumenta, il respiro accelera e i muscoli si tendono. Se le riserve energetiche sono instabili, la risposta diventa inefficace: tremori, debolezza e difficoltà di concentrazione sono pericolosi, sopra!u!o quando si tra!a di decidere in pochi secondi. Difesa personale, non ci stancheremo mai di ripeterlo, significa anche prevenzione. Un’alimentazione equilibrata, con carboidrati complessi, proteine di qualità e grassi buoni, garantisce un rilascio graduale di energia. La corretta idratazione mantiene lucidi: una lieve disidratazione può ridurre attenzione e coordinazione. Minerali come magnesio e potassio contribuiscono alla funzione muscolare, e una loro carenza comporta crampi e affaticamento. C’è poi un aspe$o meno evidente: l’intestino e il cervello si parlano. Una dieta povera, ricca di zuccheri semplici e ultraprocessati altera questo equilibrio e può incidere sull’umore. Ansia e irritabilità non sono solo fattori psicologici e hanno una base biologica. Una mente stabile è più capace di valutare una via di fuga, di mantenere la calma, di scegliere la parola giusta per disinnescare una lite. Allenarsi alla difesa personale significa quindi allenare tu$o il sistema. Prima però viene la preparazione: sonno, nutrizione ed equilibrio metabolico. Mangiare bene non è un dettaglio prezioso per l’estetica o una scelta alla moda, ma è una strategia a tu!i gli effetti. È costruire un corpo pronto e una mente vigile, una forma di autodifesaScelte parte II di Enrico carbini
- essere visti
- essere veri.
Nella società odierna, molti costruiscono la propria identità attorno allo sguardo degli altri. Funzionano finché ricevono conferme. Ma quando l’approvazione manca, crollano. È una vita appesa al giudizio esterno. Altri scelgono in base a una coerenza interna. Non sono indifferenti al riconoscimento. Nessuno lo è. Ma non ne dipendono totalmente. Se arriva, bene. Se non arriva, continuano.Il problema non è desiderare gratificazione. È umano.Il problema è farne la propria identità.
Ad esempio:
Se amo per essere ricambiato, appena l’amore altrui si raffredda mi svuoto.
Se amo perché riconosco un valore nell’altro, la mia identità non dipende solo dalla risposta.
Nella nostra adorazione:
Se faccio il bene per sentirmi “bravo”, ho bisogno che qualcuno lo noti.
Se lo faccio per coerenza, la mia pace non dipende dall’eco.
La domanda allora non è: “Quello che faccio mi gratifica abbastanza?”Ma: “Chi sono io quando nessuno applaude?”
Se vediamo che, pur nella fatica, in un mondo con i valori al contrario, qualcosa dentro resta saldo, allora quella è una radice. E le radici non fanno rumore, ma tengono in piedi la vita.In fondo, vivere solo per il plauso è come vivere davanti a uno specchio.Vivere per coerenza è camminare anche quando lo specchio non c’è.Bellissimo è il pensiero di Gesù in Matteo 6:7:
“ Ma tu, quando preghi, entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che è nel segreto; allora il Padre tuo che vede in segreto ti ricompenserà”.
11.3.26
chi l'ha detto che solo la vittoria emozioni il caso di Giuseppe Romele, per tutti “Beppe pluri atleta paraolimpico
Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano Cortina nello sci di fondo sitting
Gazzetta dello sport 11 marzo - 15:28
Simone Corbetta

Una storia di cambiamenti, adattamenti e nuovi inizi che rappresentano l’essenza stessa dello spirito paralimpico. Giuseppe Romele, per tutti “Beppe”, è un atleta che ha saputo trasformare la sua disabilità in una sfida continua con cui mettersi alla prova. 34 anni, nativo della Val Camonica, Beppe è venuto al mondo con una rara patologia congenita, l’ipoplasia femorale bilaterale, che impedisce lo sviluppo degli arti inferiori. Conosce la carrozzina sin da piccolo, ma ciò non gli ha mai impedito di vivere la vita, lo sport e le sue tante passioni. Poliedrico, nell’infanzia pratica atletica, tennis e vela, ma è nel nuoto che trova la sua vocazione. A soli 14 anni conquista il titolo italiano nei 50 metri stile libero. In acqua trova un ambiente dove potersi misurare ad armi pari e dimostrare che la disabilità non ha limiti. Poi la delusione. La mancata convocazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016 segna profondamente le sue scelte e il suo percorso sportivo: “Mi ha creato grandi difficoltà, ma non mi sono dato per vinto e ho continuato ad allenarmi. Questo episodio mi ha insegnato a essere più forte”. “Mai pora”, ovvero mai paura, è il motto nel suo dialetto che Beppe utilizza più spesso e che meglio caratterizza il suo atteggiamento nella vita e nello sport. L’incontro con lo sci di fondo giunge per caso, quando Cristian Toninelli, attuale compagno di nazionale, gli propone di provare questa disciplina. Sulla neve scopre una sensazione nuova, una libertà che lo conquista immediatamente. Con la slitta e i bastoncini inizia un percorso che nel giro di pochi anni lo porta ai vertici dello sci di fondo paralimpico nella categoria sitting: “Ho provato una sensazione fortissima di libertà, qualcosa che nel nuoto non avevo mai provato. Nel fondo mi sento come fluttuare sulle nuvole”. I risultati non tardano ad arrivare. Beppe conquista infatti medaglie mondiali e importanti vittorie in coppa del mondo che culminano con il bronzo ai Giochi di Pechino 2022 nei 10 chilometri sitting. Sceglie poi di provare nuove sensazioni e si cimenta nel paratriathlon, disciplina che unisce nuoto, handbike e carrozzina da corsa. Primeggia anche in questo sport, arrivando a disputare le Paralimpiadi di Parigi 2024: “Amo gli sport che richiedono resilienza, mi completano”.
Ritorna allo sci di fondo in vista dei Giochi in casa e oggi, nella stessa gara di Pechino, giunge ai piedi del podio. A vincere il russo Golubkov, non presente 4 anni fa per via delle sospensioni: “Stimo tantissimo Ivan e sono felice che sia rientrato. È un atleta come tutti noi e lo sport deve unire e non dividere. Se non ci fosse stato lui probabilmente avrei vinto il bronzo, ma non è finita qui!”. Tante le passioni, tra cui i motori e le automobili, ha anche lavorato come meccanico. I suoi idoli sono Alex Zanardi e Valentino Rossi. Poi la famiglia e gli affetti, che lo hanno sempre accompagnato. Su tutti sua nonna: “È una santa perché mi ha sopportato da piccolo: ero molto, forse troppo, vivace”, e la sua compagna Nadia: “Devo ringraziarla per quello che fa ogni giorno. Mi ha dato molta serenità in questi anni. Un giorno gliela dovrò restituire”. Il percorso di Beppe proseguirà domenica, tentando di conquistare una medaglia nei 20 chilometri di fondo, sicuramente alla sua portata.
Calcio in crisi, il ciclismo arranca, ma vinciamo pure con rugby e baseball: si è capovolta l'Italia ?
dalla gazzetta dello sport "In Italia ci sono cinquanta milioni di ct". Era la frase che si usava ogniqualvolta si criticavano le scelte del selezionatore azzurro. Era sinonimo della popolarità del calcio, di un popolo di pallonari. Lo siamo ancora, per carità, purtroppo non è la passione a essere scemata, sono le vittorie che sono svanite. Anche il ciclismo, da Coppi e Bartali a Moser e Saronni, per arrivare a Pantani e Nibali, ci ha sempre visto primeggiare. Ora non più. Ma in molte discipline dove non sempre siamo stati maestri, anzi, in alcune siamo proprio carneadi, ora primeggiamo.

La crisi del calcio italiano a livello europeo e mondiale è nota . Infatti si è Dagli ultimi due Mondiali senza l'Italia, col prossimo ancora da conquistare attraverso i playoff? Dall'ultima Champions vinta che risale ormai al 2010? Dalle zero italiane ai quarti di quell'attuale (dando per scontato - ahinoi - che l'Atalanta non vinca con 6 gol di scarto in casa del Bayern Monaco)? Da una Serie A lontana anni luce dalla Premier dopo essere stata a lungo il campionato più bello del mondo? Una cosa è certa: da Berlino 2006 sono passati 20 anni, il cielo sopra la penisola non è certo più azzurro.
Cosi come , ma anche tiene è un altro sport che ha dato talenti all'Italia , il
Ciclismo
Per fortuna Ci sono sport che erano in declino tanto d'essere considerati minori o poco significativi negli ultimi 20 anni
Il Nuoto

Ai Mondiali 2025 a Singapore abbiamo conquistato 19 medaglie: 2 ori (Chiara Pellacani e Matteo Santoro nel trampolino 3m sincro misto e Simone Cerasuolo nei 50m rana uomini), 11 argenti e 6 bronzi. Chiusa l'epopea della Divina, Federica Pellegrini, non siamo rimasti a... bocca asciutta. Un nome su tutti: Sara Curtis, 18 anni, il futuro delle gare veloci.
Volley

Qui nessuna sorpresa. Siamo sempre stati ai vertici nella pallavolo. Mai però nella storia di questo sport, eravamo riusciti a vincere Mondiale maschile e femminile nello stesso anno, il 2025 nella fattispecie. Gli unici a compiere quest'impresa in precedenza erano stati i sovietici nel 1952 e 1960. In assoluto l'Italvolley maschile ha conquistato 5 titoli iridati, quella femminile due e uno olimpico. Anche a livello di club siamo in prima fila. La Champions maschile nelle ultime due edizioni è stata conquistata da Trentino Itas e Sir Sicoma Monini Perugia tra gli uomini, e dall'Imoco Conegliano (doppietta) in quello femminile
L' Atletica

Siamo reduci dal record di medaglie ai Mondiali 2025, con sette podi. Abbiamo vinto l'oro nel lungo con Furlani, l'argento con Dellavalle nel triplo, con Nadia Battocletti nei 10.000, con Antonella Palmisano nei 35 km di marcia. Abbiamo un talento emergente come la 16enne Kelly Doualla. Il futuro potrà ancora tingersi d'azzurro, con l'obiettivo puntato sui Giochi di Los Angeles 2028
Sport invernali

Una volta - negli anni 70 - c'erano la Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Piero Gros (oltre a De Chiesa, Rolando Thoeni, Plank, Schmalzl, Pietrogiovanna, Besson, Stricker, Bieler e Radici) e quella Rosa di Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni. Dominavano la scena sciistica mondiale. Poi è venuta l'era di Alberto Tomba e quella di Deborah Compagnoni. Oggi ci sono Federica Brignone, Sofia Goggia, Laura Pirovano, ma anche Dominik Paris e Giovanni Franzoni. Se poi allarghiamo il discorso al pattinaggio con Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida, andando pure oltre con snowboard e altro, ci troviamo a chiudere le Olimpiadi invernali 2026 con 30 medaglie di cui 10 ori. Da quelle vette scendiamo con gli sci, letteralmente, ma metaforicamente siamo sempre lassù.
Tennis

Vabbè, dobbiamo proprio fare il nome? Non è il caso, tanto lo conoscete tutti. E' stato il primo italiano a vincere Wimbledon, ha fatto diventare l'Italia un popolo di tennisti, tutti a parlare di smash e volée come fossero cross e punizioni. Altro che pallonari. Ma non c'è solo Jannik Sinner, che è andato oltre l'eredità dei vari Gardini, Merlo, Pietrangeli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti. Oggi vinciamo la Davis come se nulla fosse, piazziamo tre azzurri nella top 15 del ranking Atp (Sinner 2, Lorenzo Musetti 5 e Flavio Cobolli 15). E il discorso vale anche per le ragazze, con Jasmine Paolini al 7° posto della classifica Wta, finalista al Roland Garros (dove ha pure vinto il doppio con Sara Errani) e a Wimbledon. Ancora, due Billie Jean King Cup (la vecchia Fed Cup) conquistate di fila.
il Rugby

"Italia, il cuore non basta". Quante volte abbiamo letto questo titolo. Inizialmente ci stava pure. Eravamo entrati nell'élite del rugby mondiale, il Cinque Nazioni nel 2000 era diventato Sei Nazioni includendo gli azzurri. Però perdevamo, spesso, tanto, troppo. E alla fine pure loro, i protagonisti, non si accontentavano più di onorevoli sconfitte. Quest'anno il boom: la vittoria sulla Scozia (prima in classifica, unico ko) e nei giorni scorsi lo storico trionfo all'Olimpico di Roma contro i maestri inglesi, battuti per la prima volta nella storia. Nella palla ovale non siamo più la Cenerentola.
Baseball

Partiamo dall'attualità, dal successo dell'Italia sui maestri statunitensi nel World Baseball Classic, una specie di Mondiale ma dove gareggiano i giocatori delle Major League stelle e strisce, basta che abbiano anche un trisavolo del Bel Paese. Non scende sul diamante la vera nazionale. Ma questo non sminuisce il valore dell'impresa perché dall'altra parte di quell'8-6 che rischia pure di eliminare clamorosamente gli Usa padroni di casa dal torneo, c'erano alcuni tra i più forti al mondo
Cricket

E' lo sport anglosassone per eccellenza. Partite che durano giorni, una delle discipline più lontane dalla nostra mentalità. Eppure anche lì stiamo emergendo. Come dimostra la recente partecipazione, per la prima volta, ai Mondiali T20 2026 svoltisi tra India e Sri Lanka. Gli azzurri hanno ottenuto una storica vittoria contro il Nepal e hanno concluso l'esperienza con una sconfitta contro le Indie Occidentali il 19 febbraio.
paraolimpiadi invernali belle emozioni ma poca copertura mediatica
Allora ho cercato in altri siti ( Eurosport, gazzetta dello sport, Olympics ) ed ho trovato qualcosa a fatica . Solo su Google ala vice paraolimpiadi ho trovato quello che cercavo . A confermare il mio scoramento ed il titolo triste c'è di come la Rai (Sic ) servizio pubblico dia scarso , a differenza delle altre olimpiadi scarna copertura mediatica .ma come ha fatto la sergio bonelli a cedere il diritti per l' Escapismo escatologico di Kevin Munroe Dylan Dog : Dead of Night di
Approfittando della convalescenza Sono riuscito a vedere su Lg chanel il film Dylan Dog : Dead of Night film del 2011 diretto da Kevin Munroe. Film Basato sul fumetto italiano Dylan Dog, non si tratta di un adattamento cinematografico di alcun albo della serie a fumetti,
bensì una storia completamente nuova scritta per l'occasione dagli ideatori del film . Leggo su Wikipedia che La produzione statunitense ha effettuato diverse modifiche rispetto al fumetto, sia per la differenza nei due media, sia per questioni inerenti al mercato locale. Tra le principali modifiche vi è la sostituzione di Groucho con un altro personaggio (Marcus, interpretato da Sam Huntington), per problemi di copyright con gli eredi dei fratelli Marx (per lo stesso motivo la modifica del personaggio era già avvenuta anche nei fumetti pubblicati sul territorio americano). Inoltre la storia è ambientata a New Orleans anziché a Londra (niente trasposizione cinematografica quindi neanche per l'ispettore Bloch) ed il colore del maggiolino è stato invertito (nero con la cappotta bianca), sempre per problemi di diritti d'autore (stavolta relativi al personaggio Disney di Herbie).Anche se poi più che modifiche, che ci posso anche stare per non fare cloni , bisognerebbe parlare di stravolgimenti .
Esso da quel che ho letto non ricordo la fonte solo nel primo giorno di programmazione in Italia il film ha guadagnato 368 000 euro nel primo week-end 790 000 e nel secondo 385 000 per un totale di circa 2 436 000 euro al 10 aprile, ultimo giorno di programmazione
Negli Stati Uniti, invece, ha guadagnato circa 268 000 dollari nel primo giorno per un totale di circa 1 200 000 dollari al 19 maggio, ultimo giorno di programmazione[96]. In Singapore circa 300.000 dollari e nelle Filippine circa 110 000 dollari al 12 giugno, in Malesia circa 396 000 dollari al 3 luglio e in Thailandia circa 130 000 dollari al 10 luglio
Nel complesso gli incassi hanno ammontato a circa 4,6 milioni di dollari, una cifra notevolmente inferiore al budget stanziato per la produzione che ha fatto classificare Dylan Dog - Il film tra i peggiori flop del 2011
Infatti va rilevato che l'uscita del film Dylan Dog rimase del tutto inosservata da parte di Sergio Bonelli Editore nelle sue pubblicazioni: non se ne fece cenno neanche nel Dylan Dog Horror Club (che pure negli anni precedenti aveva più volte pubblicato notizie sulla possibile realizzazione di un film o di una serie televisiva sull'indagatore dell'incubo) nonostante la coincidenza tra l'uscita del film e le celebrazioni per il 25º anniversario di Dylan Dog. Anche le rubriche cinematografiche sull'Almanacco della Paura, sempre puntuali a passare in rassegna i film horror dell'annata trascorsa, non fecero cenno al film ufficiale del personaggio cui l'almanacco stesso è dedicato. Questo ignorare la pellicola da parte della casa editrice è probabilmente dovuto ad evitare polemiche circa la eccessiva leggerezza con cui, anni prima, erano stati ceduti i diritti cinematografici del personaggio. A detta di buona parte della critica e leggendo anche le dichiarazioni private di molti sceneggiatori e disegnatori del fumetto, il Dylan Dog di Munroe ha poco o nulla a che vedere col personaggio di Sclavi Dal mondo del fumetto le critiche non sono state migliori e per Paola Barbato, sceneggiatrice, i cambiamenti sono andati contro «il concetto proprio di Dylan Dog»: «Il rispetto per il personaggio è fondamentale, poi la resa esterna può cambiare».Secondo Roberto Recchioni, sceneggiatore, è «un film brutto e piccolo»,[mentre per Mauro Boselli, il creatore di Dampyr, «il film ha tradito lo spirito del personaggio alla ricerca di una facilità narrativa da telefilm».Tiziano Sclavi inizialmente ha preferito non approfondire questo argomento. In seguito in un'intervista a l'Unità ha affermato: «Il film non l'ho visto e non mi piace. [...] Dire che il film non l'ho visto e non mi piace è un modo per dire che non mi va di parlarne. La vicenda della cessione dei diritti di Dylan è troppo intricata per spiegarla al pubblico, ed è fonte per me solo di incazzatura (e non uso a caso questa parola forte)».Su la Repubblica XL ha ribadito che anche «quando il film uscirà in blu-ray non lo vedrò e non mi piacerà», spiegando di aver potuto leggere la sceneggiatura senza diritto di veto.Un Escapismo escatologico . Infatti ho mollato cosa rara di solito arrivo a metà o alla fine , dopo neppure mezz'ora . Uso eccessivo della voce fuori campo che anticipa e rende prevedibili le mosse ,spiega in maniera confusa il passato di del protagonista . Assistente uscito troppo in fretta . Troppo banale . Troppo stravolgimento senza ne capo ne coda .Un film pessimo . Un americanata totale . Un N,c per parafrasare voti che ti davano a scuola . Un risultato, concludendo antitetico alle intenzioni sia dell' casa editrice del fumetto sia del regista che volevano omaggiare Dylan dig attraverso il cinema
10.3.26
prendessero i dellinquenti veri e non chi si cura producendosi la cannabis . Il caso di Mario olianas 10 anni di processi sempre assolto
da la nuova sardegna del 9\3\2026

◗Mario Olianas col difensore fuori dal tribunale
Arzachena Alle spalle ha già quattro assoluzioni, sempre con la stessa accusa: coltivazione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Ma Mario Olianas, 45 anni, residente ad Arzachena, non è uno spacciatore, come dimostrano le sentenze. Lui usa la marijuana per curarsi. Per l’ennesima volta dovrà dimostrare al giudice che la coltiva per sé, non la vende. Assistito dall’avvocata Maria Assunta Argiolas, ha chiesto di essere processato con rito abbreviato condizionato alla presentazione della documentazione medica e alle sentenze di assoluzione precedenti. Nell’ottobre 2025, era stato arrestato in flagranza dalla polizia di Porto Cervo.
Nella sua abitazione, ad Arzachena, gli agenti avevano trovato 33 piante di marijuana e l’occorrente per la coltivazione – impianto di irrigazione, illuminazione, essiccazione e ventilazione – e poco meno di 8 chili di marijuana custodita in contenitori, una bilancia e bustine di cellophane. Insomma, tutto ciò che all’apparenza serve per la produzione e lo spaccio dello stupefacente. Olianas non aveva a disposizione la documentazione medica che attestava la patologia di cui è affetto e per la quale è stato prescritto l’uso terapeutico di cannabis a scopo antalgico, per cui la detenzione del materiale sequestrato appariva non giustificata.
diario di bordo n 160 anno IV maria francesca serra architetta pastora ., sassari ago e filo per rianimare il centro storico., Cestini, che passione Marito e moglie seguono la tradizione.,Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia
unione sarda 10\3\2026
Guspini
Giorgia Ortu e Antonello Piccioni costruiscono cestini
utilizzando l’arte dell’intreccio tipicamente locale. Il marito è di
Guspini, la moglie di Gonnosfanadiga e hanno la passione per la
costruzione di cestini.
Il ricordo
Giorgia Ortu racconta di aver imparato l’arte dell’intreccio
«quando era bambina, allora avevo dieci anni di età, Avevo fatto un
corso all'oratorio di Gonnosfanadiga, per la costruzione dei cesti
tradizionali in canna e ulivo. Fu un’attività per trasmettere le loro
conoscenze alle nuove generazioni per preservare questa antica usanza. I
maestri erano abili artigiani gonnesi che appresero il mestiere
direttamente nei laboratori, spesso nelle famiglie di apparenza. Il
corso si fece per intrattenere i bambini e per insegnare a creare
qualcosa, si potevano scegliere diverse attività, pittura su vetro o
stoffa, musica, decorazione su legno con pirografo, uncinetto,
decorazione su vetro e fare cesti. Io ero restata entusiasta dai maestri
dell’intreccio, scelsi questo».
Antonello Piccioni ha seguito la moglie nella passione per
questo settore dell’artigianato «Questo “saper fare” mi è stato
insegnato da Giorgia - dice Piccioni- dopo aver appreso le tecniche di
costruzione, mi sono dedicato e cimentato nella costruzione di cestini. I
cesti o i vari contenitori di diverse forme, vengono utilizzati come
per tradizione per la raccolta delle olive, la legna, in casa le massaie
li usavano per il pane dolci, la raccolta della frutta, ortaggi,
funghi», conclude Piccioni.
La costruzione di cestini tradizionali si tramanda spesso
all'interno delle famiglie. L'arte dell'intreccio spesso nasce si
trasforma in un mestiere.
La natura
Giorgia Ortu evidenzia il rispetto della natura dietro questo
lavoro: «I cesti e contenitori in vimini sono ecologici, tutti in
materiali naturali, canne, ulivo, salice, olmo, mirto, fillirea, giunco e
via dicendo. Per alcuni impieghi come per i funghi vengono preferiti
perché rilasciano delle spore nell'ambiente. Oggi si continua la
tradizione di costruzione dei cesti anche se non sostituiscono quelli in
plastica perché soddisfano per forme e grandezze svariati campi di
utilizzo. I cesti sono delle vere opere d'arte che vengono utilizzati
anche come complemento d'arredo per le loro forme particolari, quali
lampadari, porta vasi, sotto pentola, porta pane e frutta elaborati,
decorazioni intrecciate che esprimono bellezza fantasia e maestria
dell'artigiano ».
......
sempre dalla stessa fonte
Trova una bottiglia in spiaggia con una lettera e nasce un’amicizia Nell’epoca dei messaggi vocali e delle chat che si aggiornano in tempo reale, c’è una storia che ha scelto la lentezza. Nessun invio istantaneo, nessuna spunta blu. Solo una bottiglia di rum, un tappo di sughero e il Mediterraneo come unico vettore. Una vicenda che sembra appartenere a un altro tempo e che invece porta una data precisa, coordinate esatte, una rotta tracciata con cura.Il ritrovamentoIl 16 febbraio, sulla spiaggia di Columbargia, sotto la torre che domina la costa di Bosa, quella bottiglia è riemersa tra la sabbia. A notarla Mirko Nonnis, sulcitano originario di Narcao, da dieci anni residente nella cittadina del Temo e guida ambientale in Sardegna. «Stavo andando a visitare la torre restaurata - racconta – Camminando lungo la battigia ho visto il vetro incastrato nella sabbia. L’ho raccolto quasi per curiosità, pensando fosse finito lì per caso». A casa la sorpresa. «Dentro c’era una lettera scritta in francese, arrotolata attorno a un foglio di cruciverba».
La lettera
In cima alla pagina, data e coordinate. «Ritorno dalla Corsica, giorno 2. 16 agosto 2025. 42,7145 N 7,613949 E. Rotta 300°». È mezzogiorno e trenta, «il sole è al suo apice e picchia senza sosta sulle nostre teste grondanti», si legge tra le righe affidate ad un corsivo elegante. Il vento è assente, «ma quel maledetto rimasuglio d’aria dietro di noi ci ricorda la sua esistenza facendo sbattere le nostre vele periodicamente». Il viaggio sembra interminabile. «Ancora poche ore e il rum inizierà a mancare». L’autore è Max Scott, 29 anni, a bordo della sua barca a vela tra la Corsica del nord e la Francia. Il tono è ironico e disincantato. «Questa bottiglia faceva parte delle nostre ultime riserve. Questa qui era cattiva, indegna di essere servita a bordo, ma aveva almeno il pregio di essere l’ultima». E ancora: «Nessuno sa cosa ne sarà di noi quando saremo costretti a bere l’acqua di bordo, usata finora metodicamente per il pastis, il caffè e la cottura della pasta». Poi la frase che chiude la pagina come un sigillo: «Saremo di ritorno in porto prima di lunedì? Nessuno ci aspetta, si preoccuperà. Alea iacta est». E l’invito, quasi giocoso: completare la griglia di parole crociate e, se necessario, scrivere o telefonare ai recapiti indicati.
La risposta
Per oltre sette mesi la bottiglia è rimasta in balìa delle correnti. «Non potevo ignorare quell’invito», spiega Mirko. «Gli ho scritto. Mi sembrava incredibile che, dopo tutto quel tempo, la bottiglia fosse arrivata proprio qui». Max non immaginava certo che qualcuno avrebbe davvero trovato il messaggio. Il caso completa la rotta: il giovane navigatore ha già programmato un viaggio estivo in Sardegna con la sua barca a vela. Si incontreranno di persona. «Potremo raccontare dell’incredibile viaggio che ha fatto quella bottiglia di rum francese», conclude Mirko Nonnis.
9.3.26
la storia della mascotte delle olimpiadi e soprattutto delle paraolimpiadi di milano cortina 2026
Tina e Milo sono le mascotte olimpiche dei XXV Giochi olimpici invernali e dei XIV Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Sono due ermellini, sorella e fratello, dai manti bianco e marrone
L'emblema \ mascotte di queste paraolimpiadi invernali riprende nella forma quello prescelto per i Giochi olimpici, ma si differenzia per i colori: il segno grafico raffigurante il numero "26", che nel logo dei giochi olimpici è di colore bianco, presenta
nella versione paralimpica una sfumatura contenente i colori rosso, blu e verde (già presenti nel logo del Comitato Paralimpico Internazionale), che rimanda all'aurora boreale; questa differenziazione è stata effettuata per consentire la corretta visione dell'emblema anche agli ipovedenti.Milo è la mascotte paralimpica di quest'edizione dei Giochi paralimpici, il cui nome deriva dal nome della città ospitante Milano, analogamente alla mascotte olimpica, Tina, che per il suo nome prende spunto da Cortina.Secondo la storia ufficiale, Milo è nato senza una zampetta ma, con un po' di ingegno e tanta forza di volontà, ha imparato a usare la coda e a superare ogni ostacolo facendo della propria diversità una forza. Vive in montagna ed è un tipo pratico, al quale piace creare, aggiustare, montare, smontare, inventare… costruire manufatti con il legno dei suoi boschi. Da qualche tempo si è specializzato nella creazione di strumenti musicali che poi Tina suonerà. Milo è vivace e ama l’allegria. È sempre in movimento: corre, salta e si arrampica sui suoi amati alberi. Ama l’allegria e far ridere i suoi amici lo fa felice. Va matto per i giochi che si possono fare sulla neve. È competitivo, ma sa anche perdere. È gentile e ospitale, simpatico e paziente. L'unica cosa che non sopporta è quando qualcuno maltratta la montagna. Infatti secondo Wikipedia
<<[...] Tina e Milo sono fratelli. Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne italiane alla città per esplorare cose nuove. Suo fratello Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una gamba, ma usa la coda per aiutarsi a camminare. Gli studenti designer di Tina e Milo hanno detto che gli ermellini sono simboli di innocenza e purezza, e che i due con colori di mantello diversi rappresentano dualità e diversità. Il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 ha descritto la coppia come le "prime mascotte apertamente Gen Z".Le mascotte durante i giochi olimpici saranno accompagnati da una squadra di sei fiori di bucaneve antropomorfi chiamati the Flo, basati sui design dei secondi classificati nel concorso delle mascotte, progettati dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Sabin di Segrate. Simboleggiano speranza e resilienza.>>
gli esperti di grazia (ma non di giustizia) il caso della Monetti
A quanto detto da G.Cassita in questi due articoli. aggiungo che c’è illegalità ed ed Illegalità cioè due tipi di illegalità . La prima ...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...





