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5.3.25

diario di bordo anno Ⅲ n107 bis . Morte di Bruno Pizzul , interviste sdraiate alla Meloni e lampo di luce nel buio della Rai , Calipari chi era costui ?, l'ennesimo No ai Dazi di Trump


Per quelli della mia generazione, è stato la voce della Nazionale per eccellenza lungo vent’anni, come Martellini lo è stato per quella precedente.Lo è stato nel pieno dell’epoca d’oro dell’Italia  del calcio, ma, a differenza di Martellini, senza mai riuscire a pronunciare per la quarta volta “Campioni del mondo”.Resterà la sua competenza, il suo aplomb, le sue espressioni iconiche e immortali, la sua voce mai urlata, il garbo umano e professionale d’altri tempi.
Aveva 86 anni.Un altro pezzo  della mia  gioventù  televisiva   che scompare .  Un cronista  sportivo di razza  , uno dei pochi ( che io ricordi )entrato in rai per concorso e non per amichettismo\  clientelismo  . Come non ricordare  la cronaca pacata ed eticamente  perfetta    della  tragedia 
del'Hesyel
e il suo commento asettico : << E in effetti, nel momento dell’unico gol della gara, di Platini su rigore, Pizzul non tradì la minima emozione. “Tifosi, giochiamo per voi. Giusto consentire che che l'uomo sportivo esulti per questo successo che è il successo del calcio italiano, ma l'uomo conserva l'amarezza e il dolore di una serata resa luttuosa da quanto è successo prima della partita”.>>( dal link prima citato ).  concludo     con  quanto ha  detto   dino  zoff   a  il Il Gazzettino
<< 

Bruno Pizzul, il ricordo di Dino Zoff: «Un uomo vero, un amico. Il suo calcio ora non c'è più»

 [...] 

Che uomo era Pizzul? Tutti ne parlano con enorme rispetto adesso, ma è facile quando una persona muore.

«Era una persona per bene. Un uomo serio, schiena dritta. E noi in Friuli, quando diciamo questo, diciamo tutto. E vale davvero tanto. Non ci sono altri aggettivi da utilizzare».

Anche molti suoi colleghi telecronisti lo stanno ricordando come uno che non ha mai lesinato un consiglio.


«Un'altra dimostrazione della persona che era. E se lo fa chi comunque lo ha conosciuto relativamente poco, immagini chi gli è stato vicino per molto tempo».

Eppure anche quel lavoro è cambiato tanto.

«Diciamo che Bruno era molto concreto, sintetico nel giudizio e nell'espressione. E non è una questione di anni diversi, ma di uomini. Non svolazzava particolarmente e non era uno che mostrava un entusiasmo fuori luogo come spesso adesso. Anche su cose leggere che non lo meritano».

Ci sta dicendo che era meglio prima?


«Qualcuno dirà che sono vecchio e quindi non al passo con i tempi. Ma io la penso realmente così».


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Il piano in cinque punti di Ursula von der Leyen che prevede letteralmente di “riarmare l’Europa” con quasi 1000 miliardi di euro complessivi da investire nel settore militare dei singoli Stati membri è un delirio bellicista fuori dal tempo e dalla Storia, lontano anni luce dal senso e dallo scopo dell’Europa unita così come concepita da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi a Ventotene. E da  come  l'avevo intesa io da  ragazzo  Se von der Leyen pensa di rispondere a Trump e Putin diventando come loro, non ha capito


nulla di quello che sta succedendo e della sfida altissima che attende l’Europa.L’Europa se proprio deve  fare  una  politica militare  dovrebbe  investire nella difesa e in un esercito comune, non nel riarmo dei singoli Stati nazionali da sommare insieme.In una pace giusta e dignitosa in Ucraina. Non in nuove guerre. Essere europeisti oggi significa manifestare e scendere in piazza per l’Europa. Ma per un’Europa forte, unita, credibile, di pace. Non per l’Europa di Ursula von der Leyen. Meloni riferisca immediatamente in Parlamento sulla posizione dell’Italia di fronte a tutto questo.Dica una volta per tutte qual è la sua idea di Europa.Ammesso che ne abbia una. e  decida   se  con gli Ue o con gli anti Ue   , se ci  vuole rimanere  o ne  vuole uscire , se vuole  un europa  della gente  o  delle  banche  e dei burocratiAnche  Lorenzo tosa  lo afferma     chiaramente  <<Sia chiaro. Nessuno mette in discussione la necessità di creare una difesa comune in grado di permettere all’Europa di difendersi con un esercito comune e una voce sola, fondamentale in tempi di generale riarmo e di nuovi imperi. Chiunque lo metta in discussione purtroppo continua a non fare i conti col fatto che quelli come Putin e trump  la pace non la regalano, va conquistata e garantita con ogni mezzo. Si chiama resistenza. E, insieme, si è più forti.Ma il punto è proprio questo: la proposta von der Leyen va esattamente nella direzione opposta: un riarmo su base nazionale da parte dei singoli Stati, divisi su tutto, isolati da veti e addirittura ideologie lontanissime tra loro (vedi Orban), che si guarderanno bene dal mettere a fattore comune, anche perché manca qualunque vincolo in tal senso: una mera sommatoria di nuove armi, senza alcuna idea di Europa, figuriamoci di difesa comune.Malissimo.>>  La  politica  di  Von del Lyen  sembra   quella  del personaggio  del  film Lord of War  film del 2005 scritto, diretto e co-prodotto da Andrew Niccol oppure    Finché c'è guerra c'è speranza con Alberto Sordi   film del 1974.  film  mai più  profetici . Infatti  na nota aclista sulla proposta della presidente delle Commissione Ue, von der Leyen, di aumentare le spese di difesa: «Così diventerebbe una corsa al riarmo dei singoli stati», dice il presidente Emiliano Manfredonia.Leggi l'articolo di Giampaolo Cerri  :  


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qualche giorno  fa è andata in onda un’intervista sdraiata  \  spiaggiata   alla   presidente    del consiglio   che è un autentico manifesto di Telemeloni.
Mezz’ora abbondante in cui Francesco Giorgino, nei panni di apprendista \  erede    di Vespa, ha circumnavigato tutti gli argomenti più caldi dell’attualità politica riuscendo nell’impresa all’apparenza impossibile di non fare una sola domanda scomoda alla Presidente  del Consiglio Meloni. E fi qui   tutto normale  .  Ma  anzi, ha fatto qualcosa di più. Ha osato lì dove neppure il più bravo degli uffici stampa avrebbe osato: fornire a Meloni assist per piccoli monologhi di propaganda pura: su Trump, sull’Ucraina, sull’economia, sui giudici.Il tutto condito con risatine accondiscendenti, come di fronte a una chiacchiera tra due vecchi amici al bar.Senza mai neanche azzardare uno straccio di fact checking, verifica o smentita su fatti, dati, fake news.Fino all’apoteosi finale, quando Giorgino ha incalzato la Presidente del Consiglio con una raffica di domande su cui milioni di italiani impoveriti non vedevano l’ora di avere una risposta.“Ha seguito Sanremo?” ,“Lei parla un inglese ‘fluently’ (cosa???) e ha visitato tutto il mondo. Dove le piacerebbe andare in vacanza?” ,“Cristicchi ha messo d’accordo lei e Schlein… È così?”  . Lorenzo tosa    << Raramente ho visto  un uso così sguaiatamente fazioso, personalistico e propagandistico del Servizio pubblico come nella mezz’ora di ieri sera.Il punto di non ritorno.  >>   e  Soumaila Diawara  << Questa sfiducia schiacciante nei confronti di Paolo Petrecca dimostra l’insofferenza crescente verso una gestione della Rai basata su incompetenza, servilismo e favoritismi politici. L’informazione pubblica non può trasformarsi in una succursale della propaganda governativa, e l’83% dei voti contro di lui è la prova evidente che i giornalisti non intendono piegarsi a questa deriva.La sua gestione ha portato a scelte editoriali imbarazzanti, come il titolo sull’assoluzione di Delmastro ben prima che arrivasse la condanna, segnale di un controllo politico spudorato. 

Ora la dirigenza Rai deve dimostrare di avere un minimo di credibilità e procedere con la rimozione immediata di Petrecca. Il Servizio pubblico non può essere guidato da chi confonde il giornalismo con la propaganda di partito.>>In  realta  per   me    chge  dirrettamente   e  indirettamente     sono cresciuto    fra  Rai  pre  berlusconiana  e   Rai    Berluscianiana   non c'è  Niente di nuovo sotto il sole .    Infatti   in Rai    è sempre stato cosi  . Ma  forse   se   proprio vogliamo  trovare  il pelo nel'uvo  l'unica differenza è che adesso anziche esserci un pluralità di faziosità adesso ce n'è una sola  su  tutte le reti  






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Il titolo  usato    Calipari    chi  era  costui  ?   voleva  essere   sarcatico    visto  che  per  un  decennio   oltre  ad essere  dimenticato    quasi  del  tutto   olttre  ad  non avereavuto  nè giustizia  nè  spiegazioni  plausibili  del  perchè  della  sua  morte  . 
 Infatti  questa è la storia dimenticata di un servitore dello Stato che per quasi trent’anni , dal quel che  ricordo d'aver  letto  su  di  lui   sui  giornali  dell'epoca  dei  fatti   , ha servito con disciplina e onore l’Italia, salvando decine di connazionali in mano a rapitori e nelle zone di guerra più pericolose al mondo.L’ultima donna che Nicola Calipari ha salvato si chiama Giuliana Sgrena, giornalista del “Manifesto” rapita da un gruppo jihadista iracheno nel febbraio del 2005. Per un mese Calipari, funzionario del Sismi, ha lavorato   (  cosa  rara in quegli ambienti  ) con straordinario impegno alla sua liberazione. Poi l’a  portò  in salvo dalla prigionia a bordo di una Toyota. Infine l’ha salvò  una seconda volta facendo fisicamente da scudo umano contro il “fuoco amico” degli americani, ferito mortalmente da una pallottola alla testa. Calipari ha sacrificato la propria vita per salvare quella di un’altra.“Mentre ero sotto choc, e non riuscivo a realizzare di essere finalmente al sicuro” racconta Sgrena, “lui tentava in ogni modo di trasmettermi la sensazione di libertà. Mi diceva 'Sei libera, sei libera'. Di lì a poco il rumore dei mitra".Nicola Calipari è morto da eroe, da “patriota”,  come   diremo  oggi    con  termine   che va tanto di moda . È morto ammazzato il 4 marzo del 2005 a Baghdad, vent’anni fa esatti, in circostanze su cui non si è mai f  voluto   fare  piena chiarezza e giustizia  .  E la  vicenda    fini    dopo  la  classica  medagli  alla memoria      nella  polvere  del  tempo  finendo  per  diventare  oblio . Ma  ora, grazie anche al film interpretato da Claudio Santamaria, che riscopriamo finalmente la memoria e il coraggio di un grande italiano.


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Ascolto    ancora  assonato   e  gli occhi impastati  dalll'insonia     causa   reflusso  esofageo  la  rassegna  stampa   e leggo  : <<  .....  un  no   a  dazi  di  Trump  >>   a  prima  vista   dico  Wow  l'italia   s'è decisa   a prendere  posizione   sui  Dazi  .  Ma  poi  man mano  che   mi   riprendevo conoscienza   dal mio torpore  mattutino   e  leggo meglio  la   notizia    mi  metto a  ridere   perchè in realtà  è  Il premier canadese Justin Trudeau ha risposto agli sciagurati dazi americani con quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria lezione al mondo su come si risponde, politicamente, economicamente e pure dialetticamente a Donald Trump.   Infatti  << [...]  Il Canada non lascerà che questa decisione ingiustificata rimanga senza risposta.

Se le tariffe americane dovessero entrare in vigore questa notte, il Canada, a partire dalle 12:01 di martedì, risponderà con tariffe del 25% sui 155 miliardi di dollari di beni americani. Partiremo con i dazi su merci dal valore di 30 miliardi di dollari e poi continueremo il lavoro tra 21 giorni.Le nostre tariffe rimarranno in vigore fino a quando l’azione commerciale degli Stati Uniti non sarà ritirata. Mentre esortiamo l’amministrazione statunitense a riconsiderare la sua decisione, il Canada rimane fermo nel difendere la sua economia, i suoi posti di lavoro, i suoi lavoratori e un accordo equo  [... ]>>  .  U altra  buona   notizia  dopo il  rifiuto    del  la  cina  di  comprare  il legname   dal  Canada  e  non  più  dagl Usa  . 

per  altre  storiue  c'è il mio  \  nostro  account  fb   

P.s

Comunicazione di servio non sono riuscito nè in maniera legale ( cioè assistenza ) nè in maniera pirata ( hackers ) a riattivare il mio account fb redbeppeulisse1 quindi chi mi seguiva su fb lo puo' fare su quest'altro account https://www.facebook.com/redbeppeulisse2/





vedere la generosità come un obbligo anziché come un dono

  trovato su facebook 

Un uomo aveva a lungo donato generosamente 100 euro al mese a un mendicante. Un giorno, gli consegnò solo 70 euro. Il mendicante, sorpreso, pensò: "Beh, è comunque meglio di niente", e se ne andò.Il mese successivo, l'uomo gli diede solo 50 euro. Stavolta, il mendicante non riuscì a trattenersi:"Prima mi dava 100 euro, poi 70, e ora solo 50! Cosa sta succedendo?"L'uomo sospirò e spiegò:"Quando ho iniziato a darti denaro, la mia situazione economica era stabile e i miei figli erano ancora piccoli. Ma poi mia figlia è entrata all’università e le tasse erano alte, così ho dovuto ridurre a 70 euro. Ora anche mio figlio ha iniziato l’università, e le spese sono aumentate di nuovo, quindi posso permettermi solo 50 euro."Il mendicante aggrottò la fronte e chiese:"Quanti figli ha?""Quattro", rispose l’uomo.Al che il mendicante sbottò:"E lei pretende di pagare l’università a tutti loro con i miei soldi?!"
👉 È curioso come alcune persone inizino a vedere la generosità come un obbligo anziché come un dono

4.3.25

Diario di bordo n 107 anno Ⅲ. Con la Bulldog Rugby la palla ovale diventa un veicolo di inclusivita ., il romanzo area tempestas di giulio neri fermato da una diffida di una persona che si sarebbe visto troppo simile al protagonista .,

 oggi  martedi  i carnevale  causa   rafreddore  ,  guarderò la  sfilata  da  casa  ,  tanto  partono  vicino quasi sotto casa mia . Con  un po'  d'amarezza   a  non poter   dare  una  mano    alla classe   in una  giornata  campale    della  settimana  \  sei giorni   del carnevale .  Quindi  mi consolo buttando l'occhio   ai carri che  passano , seguendo   sul  web ,  il  processo ed  il  rogo  a  re  giorgio  , e  leggendo  e riportando qui    due  storie   trovate  fra  un carro e  l'altro  alcune storie trovate  in rete  .  La  prima      da  la nuova  del  4\3\2005



La seconda        da quella del 2\3\2025




3.3.25

diario di bordo n 106 anno III chi lo dice che influenzer sono truffatori il caso di Max Maiorino, il calzolaio influencer: «Stavo per chiudere bottega ..... >> ., Iannaccone, l'avvocato collezionista: «Comprai due Banksy ma non sapevo chi fosse» ., Da cardiologo in Italia guadagnavo 2800 euro al mese e non mi facevano operare. A Lione adesso dirigo una clinica» ., Bambino di 5 anni sparisce da casa, genitori in panico. Ritrovato dai nonni, aveva preso la metro da solo per andare da loro

 Corriere della sera  tramite  msn.it

Max Maiorino, il calzolaio influencer: «Stavo per chiudere bottega, ora mi chiamano le griffe e mi arrivano scarpe da riparare da Stati Uniti e Sudamerica»



Maximiliano Maiorino ha ricavato i suoi studios in un angolo del magazzino dove stanno impilate borse tanto griffate quanto bisognose di manutenzione, scarpe etichettate con codici di arrivo scritti a mano, attrezzi del mestiere. Tra colori, pelli, forbici e spazzole spuntano l’ombrello per la luce e aste per lo smartphone. Nome di battaglia «calzolaiomax», 34 anni, è l’alfiere degli artigiani che sui social hanno portato il mestiere. E, lì, l’hanno salvato. «Ricevo almeno dieci pacchi al giorno: merce da riparare inviata da chi mi ha conosciuto sul web. Altri clienti vengono al bancone. Se ripenso a quattro anni fa, quando dalla porta del negozio non entrava nessuno...». Oggi Forbes l’ha scelto come caso esemplare di imprenditoria decollata grazie alla Rete e le griffe se lo contendono come ospiti agli eventi della Fashion Week milanese.

Torniamo a Saronno. Filo strada, su via Cavour, l’insegna «Maiorino calzolaio» incornicia una vetrina che è la quintessenza dell’arte del riparare: scarpe nuove e rimesse a nuovo. Al piano interrato, giù da una scala ripida, la medesima arte finisce in video che macinano cuoricini - e clienti - in Brasile come in Svizzera, in Italia e negli Usa. L’artigiano Max («Con la x proprio all'anagrafe») facendo l’artigiano totalizza numeri da influencer: 400 mila follower su TikTok, 320 mila su Instagram, milioni di visualizzazioni per filmati in cui ripara o personalizza.

Il primo video?

«Nel 2015, su Youtube. Aggiustavo calzature e non l’ha guardato un’anima: evidentemente non era il momento».

Poi?

«Nel 2020 TikTok era pieno di gente che ballava. Ci ho riprovato: taglia, apri, incolla. Una ragazza mi aveva portato un paio di scarpe sportive di Alexander McQueen, molto in voga, a cui si era rotta la tomaia. Punto impossibile, danno in genere considerato irrecuperabile. A me sono venute bene. Le visualizzazioni del filmato sono schizzate a 300 mila, hanno iniziato ad arrivare messaggi: è capitato pure a me, posso inviarti le scarpe? Avevo svoltato».

Perché prima era al palo.

«Quando ho aperto il mio primo negozio c’erano poco lavoro e pochi clienti. Per giorni incassavo zero. Tuttavia nella calzoleria ci credevo, sapevo di essere bravo e ripetevo: troverò l’idea giusta».

Quindi cosa ha fatto?

«Per non soccombere mi sono messo a lavorare per mantenere il mio lavoro. Dovevo comprare i macchinari e pagare l’affitto quindi ho fatto il barman, il cameriere, il corriere».

Il calzolaio, in teoria, non è un lavoro che i giovani come lei sognano di fare.

«Era calzolaio il mio trisavolo. Da nonno Marino, padre di mio padre Salvatore, ho carpito i primi segreti: da piccolo pasticciavo nel suo negozio, sempre a Saronno. Nonno è mancato nel 1998, papà nel frattempo aveva lasciato per dedicarsi all’edilizia. Quando nel 2008 è arrivata la crisi abbiamo deciso: torniamo calzolai. I vecchi macchinari erano in garage».

È dipendente dell’attività di famiglia?

«No, ho aperto la mia partita Iva a 22 anni. Conviviamo nello stesso spazio ma le attività sono separate; loro fanno il lavoro più classico, curano gli articoli dei saronnesi, io gestisco gli ordini dal web».

Si è fatto conoscere eseguendo miracoli su pezzi griffatissimi: tutto vero o c’è il trucco?

«Vero. L’articolo ha un proprietario e se sbaglio non solo non torna, ma lo scrive anche nei commenti. Aggiustare oggetti di qualità - con il second hand, la sensibilità ecologica, i prezzi in salita - oggi ha mercato. Fino a quattro anni fa ti prendevano per matto: “Piuttosto butto e ricompro”».

Ma lei ci credeva già allora.

«Nel 2017 mi sono staccato dal negozio di Saronno e ne ho aperto uno da solo a Gorla Minore: non battevo chiodo. Per tentare di allargare il giro ho aperto anche a Solaro: pure peggio. Arriva il Covid, li ho chiusi entrambi e sono rientrato a Saronno: nessuno pensava ad aggiustare le scarpe, anche perché nessuno le consumava».

Disastro.

«Avevo chiesto un prestito di 20 mila euro alla banca e mi ritrovavo con i debiti».

Non ha mollato.

«Anche mentre stavo lì a fissare la porta pensavo che avrei prima o poi trovato il modo di farmi valere. Ci ho sempre creduto. Confesso che non è stato facile: quando mi chiedevano “cosa fai?” e io rispondevo “il calzolaio” mi guardavano con un misto di choc e compassione. Anche i miei amici, all’inizio, tenevano a precisare: “Calzolaio, sì, ma fa scarpe sue, fa cose pazzesche”. E io: “Ragazzi, mica mi vergogno di ciò che faccio”. Oppure provate voi a dire: “Investi su di me, apro un negozio in cui riparo”. Vi lascio immaginare le risposte. In momenti così devi davvero credere in te, tanto».

Come ha affinato la tecnica?

«Con papà. Poi faccio tante prove, mi esercito, studio».

Che scuole ha fatto?

«Ho iniziato a studiare da geometra, non era cosa mia. Insisto: impegnatevi in ciò in cui credete, che non è uguale per tutti. Se la vostra strada è studiare studiate forte, se è un lavoro, lavorate forte. Dopo il primo contenuto diventato virale ogni giorno, compleanno e Natale inclusi, ho postato contenuti. L’algoritmo ha premiato, i contatti sono cresciuti e anche gli ordini. Caricavo la lavorazione di una scarpa X e per una settimana arrivavano solo richieste per scarpe del marchio X».

Il suo video più visto?

«Il salvataggio della ciabattina Hermès masticata dal cane è arrivaoa a 14 milioni».

Quindi per una settimana solo Hermès.

«No, solo oggetti masticati da cani».

Oggi per le mani le passano accessori anche ultra-costosi.

«Per me una scarpa griffata o una che non lo è sono uguali: stessa cura. Il calzolaio prima era un ciabattino, ora lo vedono come artista. C’è chi invia articoli nuovi e chiede di cambiargli il colore: se avviene su una scarpa da mille euro all’esterno la percepiscono come una missione “rischiosa” e attira curiosità».

Quanto costa mediamente un intervento?

«La sneakers da lavare e incollare da 20 euro, se è da rifare dai 100 ai 300. Al cliente viene riconsegnata in circa tre settimane».

Cosa è impossibile da fare?

«Dato che produco scarpe da zero, potenzialmente ricostruirle anche solo da una stringa. Però se un lavoro non vale la pena lo dico».

L’intervento più strano che le hanno chiesto?

«In una borsa Bentley inviata dalla Svizzera hanno voluto ricavare la cuccia del cane».

Lavora molto con l’estero?

«Ho clienti in Sudamerica, negli Usa. Qualcuno in Italia per le vacanze viene di persona a Saronno con i pacchi».

Pubblicità tradizionale ne ha mai fatta?

«Mai».

Qualche griffe l’ha cercata?

«C’è un accordo di riservatezza: posso dire che c’è chi ha apprezzato le riparazioni».

Maiorino, è un influencer.

«Ho richieste per pubblicizzare marchi esterni. Qualche collaborazione l’ho avviata».

Quanto prende a post?

«A post non saprei, direi che ogni collaborazione vale più o meno 2 mila euro. Dico molti no. Anche perché non ho molto tempo».

Quante ore lavora?

«All’inizio 14-15 ore al giorno. Mi alzavo, facevo colazione col telefono in mano, rispondevo a chi mi contattava, poi via in negozio, riparazioni e video, pranzo con il telefono, ancora in negozio fino alle 19.30, video da postare, richieste a cui rispondere. Stavo impazzendo. L’anno scorso ho frenato: dopo le 19.30 niente telefono».

La sua fidanzata sopporta questi ritmi?

«Fare questa vita in passato non ha aiutato».

Ha qualcuno che la aiuta con i social?

«Sono precisino: voglio sempre le cose a modo mio quindi mi arrangio. Quando mi vedeva con il cellulare, papà diceva: lascia il telefono, c’è da lavorare. Poi hanno cominciato ad arrivare i pacchi. E ora è lui che mette tutti in guardia: se filma non disturbate!».

Qualche numero della sua società?

«È una Srls, fondata a dicembre di due anni fa. Oggi ho quattro dipendenti. Collabora con me mio fratello Mattia».

Fatturato?

«Mi limito a dire che oggi sto bene».

Qualche sfizio che si è levato?

«Reinvesto tutto nei progetti della società».

Dove vive?

«A Saronno, in affitto. Anche il negozio da 180 metri quadri lo è».

Insomma, il suo lavoro adesso sognano di farlo anche altri giovani?

«Ricevo proposte di ragazzi che vogliono lavorare per me o si informano: interesse che prima non esisteva».

Altro che vergognarsi.

«L’altro giorno uno mi ha scritto: vorrei venire a lavorare da te anche gratis, vorrei imparare».

L’ha cercata anche Forbes per raccontare la sua storia imprenditoriale.

«Ma sa che cosa ha fatto la differenza? La Chioccina, la benemerenza civica dei saronnesi: un sacco di gente qui si congratula per quella. L’ha ritirata mamma Roberta per me, io ero all’estero: era emozionatissima. Il web è importante, ma certe cose non hanno prezzo».


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Le gioie e i dolori, le speranze, le angosce, i peccati e gli entusiasmi: i meandri dell’animo umano che in tutte le sue sfaccettature, anche le più intime — ma non per questo inconfessabili — si confrontano con il mondo, sono l’obiettivo di Giuseppe Iannaccone nella ricerca, accurata ed appassionata, di opere per la sua collezione di arte moderna e contemporanea, una delle più importanti al mondo, la prima tra le raccolte private ad essere ospitata con 140 pezzi dal 7 marzo al 4 maggio nelle sale del Palazzo Reale a Milano.
Tra i più importati avvocati penalisti del diritto d’impresa, Iannaccone ha raccolto oltre 400 opere che ha esposto in tutto il mondo. Non un ammassare compulsivo, ma una cernita meditata e convinta. «La mia è una raccolta passionale legata a quello che l’uomo ha dentro in relazione alle realtà sociali. Attraverso l’arte, mi rispecchio nel mondo in cui vivo», spiega. «Sono attratto dall’arte nella sua libertà, dall’artista che non ha paletti culturali ed espressivi», aggiunge. E infatti, in una sezione altrettanto ricca ed importate della collezione, anche se non esposta, a coloro che, inquadrati nell’arte ufficiale del fascismo, celebravano il regime preferisce gli altri che «raccontavano i postriboli e la sofferenza della guerra».
In questo percorso ad un certo punto ha scoperto di aver acquistato negli anni, inconsapevolmente, molti più artisti neri, donne, omosessuali: «Mi sono reso conto che nelle loro opere c’è una espressività esplosiva, una novità dovuta forse al fatto che questi gruppi, che hanno taciuto tanto nella storia dell’arte, oggi hanno una capacità di esprimersi che mi colpisce particolarmente».
Un’opera ha diversi piani di lettura? Filosofico, psicologico o solamente estetico? La risposta è ad ampio spettro: «Credo che le vere opere d’arte abbiano molteplici letture in grado di mandare diversi messaggi che poi ciascuno coglie in funzione della propria sensibilità. Per quanto mi riguarda, mi pongo il problema dell’emozione che provo io. Alla fine potrei pensare di provare le stesse cose che prova l’artista, ma non è affatto detto che sia così».A chiedergli perché mai un avvocato penalista senta la necessità di andare a cercare altre sensazioni, come se non gli bastassero quelle che gli arrivano dalla professione, la risposta che si ha è molto socratica: «Credo che nessuno possa avere la presunzione di conoscere tutto, di conoscere il mondo. Fino a quando avrò l’ultimo respiro cercherò sempre di scoprire qualcosa di nuovo».
E allora, come scegliere un quadro evitando di prendere un bidone? «È evidente che una certa sensibilità è indispensabile, ma poi ci vuole cultura. Bisogna essere educati per avere le chiavi di lettura dell’opera». Non nasconde di aver sbagliato in passato, ma con gli anni e il crescere dell’esperienza ha affinato il tiro. Ha ospitato mostre di dieci artisti giovanissimi nel suo grande studio in Piazza San Babila, Iannaccone può ragionevolmente essere considerato un mecenate lungimirante, perché molti giovani su cui ha investito la propria reputazione, ed i propri denari visto che acquisita sempre anche come forma di incoraggiamento verso chi è alle prime armi, poi si sono rivelati dei grandi artisti, uno tra tutti Banksy, del quale presenta due sculture. «Meravigliose, le comprai fra i primissimi quando non sapevo nemmeno chi fosse. C’era un importante gallerista inglese che me lo aveva sconsigliato, diceva “questo è un randagio che va a rovinare i muri nelle periferie di Londra”. Oggi non mi potrei permettere di acquistarle. A me il denaro non interessa, non che non gli dia importanza, ma acquisto un’opera e la tengo per ciò che provo, non per quanto vale», mette in chiaro.
Esibizionismo? Narcisismo? La ragione di far conoscere a tutti la propria collezione, Giuseppe Iannaccone la ricollega alla sua inveterata passione, che vorrebbe accomunasse tutti i collezionisti: «Faccio una mostra di arte contemporanea, curata da Daniele Fenaroli con l’ importantissima consulenza di Vincenzo de Bellis, il quale coordina le maggiori fiere d’arte del mondo, per dimostrare quanto è bello amare l’arte ed invitare i cittadini allo studio dell’arte. Voglio dire ai milanesi che l’arte contemporanea è meravigliosa. Ci saranno opere che non è facile vedere in Italia e a Milano, dove non c’è ancora un museo di arte contemporanea».
Nato 69 anni fa ad Avellino in una famiglia piccolo-borghese arrivata a Milano negli anni Settanta, è sempre rimasto legato alla sua Campania, ma come la stragrande maggioranza di chi riesce ad affermarsi all’ombra del Duomo è riconoscente a Milano. «Questa mostra è diversa da tutte le altre che ho fatto in Italia e all’estero; perché questa è una mostra del Comune di Milano e per questo ringrazio il sindaco Beppe Sala, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi e il direttore Domenico Piraina, poi perché la sento come un reciproco riconoscimento tra me e la città che adoro ed alla quale sono e sarò sempre grato per la sua generosità».


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«Da cardiologo in Italia guadagnavo 2800 euro al mese e non mi facevano operare. A Lione adesso dirigo una clinica»



«In Italia da giovane medico guadagnavo 2.800 euro al mese e non mi facevano operare, perché dovevo sgomitare tra primari che assumono parenti e direttori sanitari scelti dai partiti. In Francia invece mi hanno offerto più del doppio del mio stipendio per specializzarmi nel mio settore e ora dirigo una clinica privata, la settima del Paese per l’ablazione cardiaca».
Nel 2014 Carlo Quaglia, cardiologo torinese, all’epoca quarantenne, sentendosi impantanato nella sanità pubblica italiana ha detto basta e ha deciso di fare le valigie. Per seguire la stessa strada che negli ultimi vent’anni ha portato all’estero circa 180 mila professionisti italiani, 131 mila medici (10 mila in Francia) e 50 mila infermieri; una fuga di talenti che creato non poche carenze di organico.
«Io volevo solo operare. All’epoca la mia specialità non era presente in Piemonte. Mi sono quindi trasferito a in Lombardia, ma ho dovuto confrontarmi con un sistema complesso dove nepotismo partiti determinavano le carriere. Una notte, ero di turno al pronto soccorso, ho inviato di getto un curriculum a un primario di un Ospedale di Lione. Il mattino dopo ero già in Francia per il colloquio. Da lì è cominciata la mia storia».Quaglia ha costruito la sua carriera prima nel sistema pubblico e poi nel privato. Prima al Centre Hospitalier de Roanne, dipartimento della Loira, e poi di nuovo a Lione. «In Francia il sistema dei rimborsi è equo e trasparente. La politica non mette bocca sulle scelte dei direttori, perché questi sono selezionati dal Sistema delle Grandes Ècoles. E un manager che lascia un buco in genere viene allontanato non premiato. Così i medici possono crescere». E qui spiega la vera ragione del suo addio all’Italia: «Si va all’estero non per la prospettiva di guadagnare di più, anche se il primo stipendio, 6.700 euro era più del doppio di quanto guadagnavo in Italia, ma per lavorare meglio. Nel mio caso non riuscivo proprio a operare nella mia specialità. La gavetta spesso si traduce nel vedere avanzare persone poco competenti. E questo è avvilente sopratutto dopo tanti anni di studio».Dopo l’esperienza nel pubblico in Francia Quaglia ha deciso di mettersi in proprio. E ha costituito il Polyclinique de Lyon Nord insieme con altri camici bianchi italiani come lui. «Le cose procedono molte bene. Siamo la settima clinica di Francia specializzata in questa tecnica cardiologica — spiega Quaglia .—E infatti stiamo assumendo: tanti curriculum ci arrivano dall’Italia. I nostri medici sono bravissimi, peccato poi che il sistema li fa fuggire». Quaglia torna spesso a Torino, «vengo a trovare mio padre», ma di rientrare in Italia non ci pensa proprio. «Non c’è offerta che possa convincermi a rientrare».

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Bambino di 5 anni sparisce da casa, genitori in panico. Ritrovato dai nonni, aveva preso la metro da solo per andare da loro

CERNUSCO SUL NAVIGLIO - Quindici minuti di terrore per una mamma e un papà del Milanese che questa mattina, 2 marzo, hanno temuto il peggio per il loro bambino di 5 anni. I due genitori hanno chiamato il 112 per denunciare che il figlio era scomparso dalla loro casa a Cernusco sul Naviglio.

Subito i carabinieri di Pioltello hanno iniziato le ricerche e hanno suggerito alla mamma di controllare con i parenti. Sono stati i nonni del piccolo a far rientrare l'allarme quando, visto il piccolo arrivare verso casa loro, hanno chiamato i genitori e messo fine all'incubo.Il piccolo era uscito di casa senza essere visto, è andato a piedi alla fermata della metro verde, è salito su un treno diretto a Gessate ed è sceso due fermate più avanti, a Cassina de' Pecchi, proprio dove vivono i nonni.

il mio carnevale da dietro le quinte

 colonna  sonora        


Quest'anno ho preferito fare il  carnevale   dall'interno a differenza degli altri anni che lo guardavo  da casa o in giro , oppure se ispirato sfilavo con guppi estemporanei e ad andavo a ballare mascherato o meno, non dico tutta la sei giorni  , ma almeno nei tre giorni principali cioè giovedi sabato o domenica e martedi a volte la sera a volte la sera viste le mie condizioni fisiche ( congiuntivite e problemi resiratori allora si poteva fumare dentro i locali ) e cefalea e problemi d'udito ( volume troppo alti e troppa confusione ) .
io con alcuni  del  gruppo   dal  gruppo  di watsapp

 Quest'anno  ho   lavorato con la classe 76 ( da noi i comitati delle feste sono gli anni di nascita ) per organizzare a settembre sant isidoro la 2 festa dell'estate \ autunno di tempio . Per le regole non scritte fra le classi chi fa la festa grande cioè quella del santo patrono fa una sola cosa ( panini + il pranzo alla cittadinanza e agli artisti ed il loro staff il giorno della festa ) e sant'isidoro un'altra ( dolci e salati + pranzo ai gruppi ospiti ed artisti ) .

 


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 Ognuno di  noi  aveva un detterminato compito come si vede dal mio video girato un momento di poca affluenza . il mio ero quello di prendere le ordinazioni dai clienti e portare le fritelle o le bibite al banco  oppure se il turno era occupato da altri andare in magazzino   e portare gli ingredienti per l'impasto , le bibite , ecc .
Mi sono divertito tantissimo .Tali   iniziative  sono   sentissime  . Ecco   ecco la testimonianza un mio amico trapianto ormai in alta italia ma sempre legato al paese . che per tre giorni ha preso tre giorni di permesso dal lavoro e un aereo ,

 Ciao ragazzi.....vado via con più di una lacrimuccia, ma con il cuore ricco di un'esperienza unica! È un'esperienza che difficilmente riesci a raccontare, perché solo vivendola riesci a percepire quelle emozioni che sono impossibili da trasformare in parole. Vi ringrazio dal primo all'ultimo...... perché ognuno di voi mi ha dato e lasciato qualcosa! E vi prometto che farò di tutto per esserci anche in future altre occasioni! A presto....💙 PS: non sono riuscito a salutare tutti....scusatemi 🙏 e di cui ha riportato un vieo migliore del mio .



io non ci sono perchè ero già andato vià ero con una caviglia dolorante .Un gruppo  molto  affiatato  in quanto in esso   c'è riuscito a  conciliare  il godersi la  sei  giorni (  sfilando  nei  carri  o  andando  a ballare  )    con  il  lavoro  per   la  festa    e  il  lavoro   quotidiano  ed  impegni familiari . La  giornata    d'ieri è  stata bellissima  perchè  oltre   ai  fidali     usciti dalla  sfilata  ,  sono   venuti ad aiutarci mogli  e  mariti    egli stessi  ,  che  magari fanno   la   festa     di  sant isidoro o di  san  paolo l'anno  dopo    di noi  ,  o l'hanno  fatte  gli anni  passati  .  Le attività  della Classe   sono  come  dice   un altra  fidale   <<  per me un’esperienza… riscoprirci dopo tanti anni, conoscerci e apprezzare una piacevole sintonia, seppur nel lavoro, ha aggiunto una tessera importante nella mia vita, e penso anche nella vita di ognuno di voi. >> e  come  lei  mi dispiace aver perso l’occasione della festa più importante, cioè quella     del  2020 anno  del covid ( unica classe   a  non aver fatto la  festa   grande  )  ma credo che con questa la più piccola,  ma  altrettanto sentita  dal paese  , e  la  grande  collaborazione   che   abbiamo  tra  noi  saremo in grado di ricordare per sempre il nostro anno di nascita.  Con  grande  orgolio siamo , per  parafrasare  la   colonna   sonora  d'oggi , una  grande   famiglia    che   :  litiga  e fa  pace  ,   si prende  in  giro   , si  ma si vuole  bene in fondo  .  

1.3.25

«Lotto contro il cancro, dipingo, vivo. E non ho più paura»la storia di sara marcella occulto., Famiglia pakistana sceglie di vivere Onifai: «Posto perfetto per i nostri bambini», Domitilla trova casa dopo sette anni in canile

  da   la  nuova  sardegna  del  1\3\2025

 Porto Torres 
Si chiama Sara Marcella Occulto, ha 39 anni, è di Porto Torres, è sposata e ha una figlia di 10 anni. Sara Marcella vive nella Nurra, a Palmadula, ed è una delle tante donne e madri che lotta contro il cancro al seno, una delle patologie tumorali più diffuse del pianeta. La malattia la combatte con le cure, la volontà e un'altra arma originale: l'arte. Sara Marcella infatti ha sempre dipinto sin da piccola e partecipato a concorsi, diplomandosi in quella fucina di talenti che è sempre stato il liceo Filippo Figari di Sassari. «Grazie a questa passione ho 
                                                  Sara Marcella Occulto e il ritratto della figlia


superato i momenti più bui, che in questi anni sono stati tanti - racconta la donna -. Ho quasi sempre disegnato a matita, in bianco e nero, specie i volti di persone. Nella disperazione i colori nella mia mente cambiavano. Ed erano passionali, attaccati alla vita: il giallo, il rosso, il rosa e il fucsia. Pensavo anche ai miei artisti preferiti: Picasso e Caravaggio. Alle loro opere con i miei colori, che mi davano la forza».La malattia per Sara si è svegliata nel luglio 2021, quando aveva appena aperto lo studio di massaggi olistici, in cui con regolare corso si era specializzata: «Dopo i controlli e gli esami il ricovero all'ospedale di Sassari – racconta la donna -. La situazione è grave. Ho un cancro. Non c'è tempo da perdere. Grazie all'amore

e impegno della dottoressa Pinella Serra mi trasferiscono ad Abano Terme. Il 9 novembre mi operano, guidati dal professor Stefano Martella. Mi portano via tutto e mi salvano la vita. Sono contenta fuori, ma piango in silenzio. So che non è finita. Ho paura di lasciare sola la famiglia e di non poter più disegnare».
Il calvario continua. «Inizia la chemioterapia. Da dicembre a luglio 2022. Le cure mi buttano a terra. Cerco di disegnare. Nei momenti di depressione occhi piangenti. Ma non è finita. Dopo la chemio inizio la radioterapia. Che mi brucia la pelle e l'anima. Riesco però a disegnare il murale dello studio di massaggi, anche se nel 2023 non sto bene, è un inizio di depressione». La malattia però sembra sconfitta.

ritratto  d'andrea  parodi 

 «Gli esami istologici e gli altri vanno bene per tutto il 2024. Il male non si risveglia più. Ma sono certamente più debole di prima. A volte non ho forza per occuparmi delle faccende domestiche più dure, riprendo però il lavoro di massaggiatrice - continua l'artista -. E disegno. Presto farò una mostra delle mie opere. Ho anche costruito una bambola che vorrei esporre. È fatta interamente di carta riciclabile. Il suo viso è bianco e rappresenta la purezza. Che si aggiunge agli altri stati d’animo che ho sempre voluto rappresentare: la forza, la protezione e l'amore».
Per Sara Marcella Occulto arriva anche un piccolo aiuto: una pensione mensile di 300 euro. «Non so però se ridere o piangere per la somma che mi è stata riconosciuta». Sara Marcella da mesi segue la terapia ormonale, e non è semplice. La fa andare in menopausa, per non fare risvegliare cellule pericolose. Ma purtroppo per la donna non è finita. Ha bisogno di un altro intervento, poi un altro ancora, da eseguire all’ospedale Brotzu di Cagliari. «La pelle del seno si è bruciata, la devono ricostruire con altra pelle che mi preleveranno dai fianchi e poi devono mettere i seni stessi in asse». L'ennesima prova di questi anni difficili. «Nel frattempo sto cercando a Porto Torres la sede per esporre i miei quadri e le mie creazioni di queste stagioni - conclude Sara Marcella -. Mi devono dare alcune risposte. Lavoro, dipingo. E non ho più paura».

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Onifai In un mondo in continuo cambiamento, anche i piccoli paesi si trovano a vivere trasformazioni che portano nuova linfa vitale. Due nuclei familiari originari del Pakistan per un totale di 15 persone hanno deciso di trasferirsi definitivamente in paese ottenendo nei giorni scorsi la cittadinanza italiana. Dopo aver vissuto a Roma per 10 anni, Shah Zar Wali
ed il suo nucleo familiare, si sono spostati per motivi di lavoro in Sardegna, dapprima ad Olbia e successivamente ad Onifai dove si sono integrati perfettamente con gli altri residenti. Shas vorrebbe aprire un negozio a Orosei ma continuerebbe a risiedere in paese che ritiene un posto adatto ai bambini ormai inseriti sia a scuola che nei servizi socioeducativi. I più piccoli frequentano la scuola dell’infanzia mentre i grandicelli prendono l’autobus per spostarsi nella vicina Irgoli. Nel doposcuola i bambini partecipano anche al punto studio spazio giovani e alle attività della ludoteca e tutti, prendono parte infine ai corsi di italiano per stranieri offerta dai servizi bibliotecari. «Il conferimento della cittadinanza italiana non è solo un evento amministrativo ma un segno del tempo che si rinnova» dice il sindaco 
Luca Monne.

«Un respiro che porta con sé culture, tradizioni e colori diversi. È come se le strade del paese si allargassero, accogliendo non solo nuove persone, ma anche nuovi modi di pensare, nuovi sapori, nuove voci che arricchiscono la melodia quotidiana».«Scegliere Onifai come casa rappresenta sì un riconoscimento giuridico, ma soprattutto un simbolo di integrazione e accoglienza – spiega il sindaco –. I gesti di sempre, il saluto a chiunque si incontri per strada, il lavoro nei campi, la vita della comunità, su cumbitu in su tzilleri, si mescolano con nuove parole, nuove abitudini che lentamente si integrano senza cancellare nulla. Forse è proprio questa la chiave per affrontare il futuro con saggezza: non temere il cambiamento, ma accoglierlo come un arricchimento. Non si perde l’identità aprendosi agli altri, anzi, si rafforza e forse la vera sfida è riscoprire il valore dell’incontro». E conclude con un ringraziamento all’ufficiale di Stato civile del Comune di Nicoletta Pulloni, che «con professionalità e puntualità nella giornata di ieri ha condotto la cerimonia».

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Cabras Dopo sette anni trascorsi in canile, ora vive con il suo amico umano Andrea, 30 anni, e gioca libera in giardino dove, a poca distanza, abita un altro cane con cui la cagnolina ha già fatto amicizia. E’ la nuova vita di Domitilla, ribattezzata Scintilla, manto bianco e macchia nera sul tenero musetto: grazie al progetto Baibau, avviato dall’amministrazione comunale nel 2023 per combattere il randagismo urbano e incentivare le adozioni dal canile, ha trovato finalmente casa a Cabras.


 
Il percorso di avvicinamento tra il cane e il suo padrone è stato guidato dall’educatore cinofilo che segue il progetto per il Comune e prima dell’adozione l’animale ha ricevuto le adeguate cure veterinarie. Dopo la sua adozione Domitilla è stata ribattezzata Scintilla. Il colpo di fulmine è avvenuto grazie alla pubblicazione delle sue foto, sui canali social dell’ente. Andrea cercava una cagnetta solare e serena e, dopo sole tre ore dal loro primo incontro, ha deciso che Domitilla avrebbe fatto al caso suo. Fra i due l’intesa è stata immediata.
«Siamo soddisfatti di vedere come Baibau stia dando i suoi frutti – ha commentato Carlo Trincas, l’assessore alla Cultura che ha avviato il progetto – l’adozione di Scintilla dimostra l’efficacia del nostro impegno per migliorare le condizioni degli animali ospitati nel canile e offrire loro la possibilità di una nuova vita. Grazie alla collaborazione con professionisti e associazioni partner e al supporto delle famiglie adottive, stiamo riuscendo a fare un passo importante verso il benessere degli animali e la sensibilizzazione della comunità. Continueremo a lavorare per garantire che altri cani come Scintilla possano trovare una casa». Quando il progetto Baibau è partito nel 2023 i cani presenti nel canile erano una sessantina, mentre oggi sono 40. Con il Comune collaborano le associazioni Effetto Palla Onlus e Hachiko Eroi a 4 zampe.

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n XX COSA FARE SE :TI RAPINANO ,SE SIETE IN LUOGHI A RISCHIO NON DISTRAETEVI COL TELEFONO , SE SIETE IN PERICOLO ? REAGITE E URLATE

PUNTATA PPRECEDENTE

 È importante sottolineare che non esiste una “reazione standard” e che ogni individuo può manifestare comportamenti diversi quando si trovadavanti a un aggressore.Spesso, per strada, si vedono ragazze incollate al cellulare non solo alla fermata dell'autobus,ma anche in movimento.Questo non fa che diminuire le capacità di capirene nell'immediato cosa sta accadendo intorno a noi.Prestate a!enzione a ciò che accade attorno a voi, evitando distrazioni eccessive come l'uso del cellulare, appunto.
Anche e sopratttto in ambienti poco frequentati è di fondamentale importanza evitare le distrazioni per poter familiarizzare con l!area in cui vi trovate, identificando le uscite,le zone ben illuminate,e i luoghi in cui poter cercare aiuto, come negozi, bar o stazioni di polizia.
Se notate comportamenti o situazioni sospette,affidatevi al vostro istinto. Meglio cambiare direzione o allontanarsi se percepite un potenziale pericolo.Organizzate il  percorso prima di uscire, scegliendo itinerari che siano ben frequentati, per lo meno sulla carta, e illuminati.Se possibile, informate una persona fidata dei vostri spostamenti o utilizzate le apposite app che sono state create per la condivisione della posizione.Quando possibile, evitate di camminare da sole, soprattutto in orari o in zone isolate.La presenza di altre persone può rappresentare un deterrente per eventuali aggressori.Prendete in considerazione l'ipotesi di portare con voi un allarme personale o un Fischietto Questi strumenti possono attirare l'attenzione insituazioni di emergenza e scoraggiare un aggressore.Potete valutare anche l'ipotetico uso di strumenti come lo spray al peperoncino, naturalmente dopo averne appreso l'uso corretto. Partecipare a corsi di autodifesa può aiutare a imparare tecniche pratiche per  reagire in situazioni di pericolo,migliorando sia le abilità fisichesia la fiducia in voi stesse.Se vi sentitemi n a c c i a t e ,usate un tono di voce decisoper esprimere il vostro dissenso o per chiedere aiuto.  Infatti  Sembra banale,ma non lo è: se vi trovate in una situazione di emergenza,attirate l’attenzione delle persone intorno a voi, urlando o attivando il vostro allarme personale, e allontanateviil più rapidamente possibile dal pericolo. Non rimanete passivi.

28.2.25

diario di bordo n 106 anno III - Vince una gara di 166 km… e viene squalificato per le scarpe ! ., Cronaca Naviga In dialisi da 50 anni, il caso a Prato L'ospedale: 'Esempio di tenacia e modello di assistenza., Lea uccisa a 10 anni da un Suv guidato da un ubriaco, i suoi organi salvano 5 bambini. Il guidatore indagato per omicidio stradale

  tra  una  pausa   e  l'altra      fra   le  attività  del  comitato   classe76   per  la  festa     cittadina  i  sant  isidoro che   si  tiene  a  settembre    e  la  sei  giorni  di carnevale (  foto a  destra   la  locandina del nostro  evento   per  questo  carnevale )   ecco  a  voi     questo numero   de diario  di  bordo. Le stotrie     sono tratte  dal il  portale msn.it  

Vince una gara di 166 km… e viene squalificato per le scarpe!

Immaginate di correre per quasi 12 ore, spingendo il vostro corpo oltre ogni limite, e di tagliare il traguardo per primi in una gara massacrante come le 100 miglia degli Stati Uniti, una corsa di 166 chilometri disputata a Henderson, Nevada, il 14 febbraio 2025.
È quello che ha fatto Rajpaul Pannu, (  foto  sotto al  centro  )  ultracorridore californiano sponsorizzato da Hoka, fermando il cronometro a 11 ore, 52 minuti e 46 secondi. Ma la sua vittoria è

durata meno di un giorno: Pannu è stato infatti squalificato per aver indossato scarpe non conformi al regolamento, le Hoka Skyward X, dando il via a una controversia che ha diviso il mondo del running.
Pannu, 33 anni, insegnante di matematica a Denver e non professionista a tempo pieno, ha dominato la gara organizzata da Aravaipa Running e dalla USATF (la federazione statunitense di atletica leggera), finendo con oltre un’ora e mezza di vantaggio sul secondo classificato, Cody Poskin. Il suo tempo non solo ha rappresentato il record personale, ma lo ha collocato come la seconda miglior prestazione statunitense di sempre sulla distanza delle 100 miglia, a poco più di 33 minuti dal primato di Zach Bitter (11:19:13).
Tuttavia, il giorno successivo, un’email della USATF lo ha informato della squalifica: le sue Hoka Skyward X, con un’altezza della suola di 48 millimetri al tallone e 43 millimetri nell’avampiede, superavano il limite massimo fissato a 40 millimetri imposto da World Athletics nel 2020 per le gare su strada.
La vittoria è stata così assegnata a Poskin, che ha chiuso in 13:26:03, mentre il risultato di Pannu è stato “declassato” nella categoria “open race”, privandolo del titolo nazionale e del premio di 1.200 dollari. Gli organizzatori hanno giustificato la decisione su Instagram: “Riconosciamo la prestazione incredibile di Rajpaul, ma come Campionato Nazionale siamo tenuti a rispettare le regole per garantire equità a tutti i partecipanti.”
Pannu non ha cercato scuse, ma ha voluto spiegare l’accaduto. Sul suo profilo Instagram, ha dichiarato: “Non avevo intenzione di infrangere le regole. Pensavo che le Skyward X fossero scarpe da allenamento, troppo pesanti per essere considerate ‘superscarpe’ da gara.” L’atleta aveva testato le scarpe solo il giorno prima della corsa, durante una breve run di 1,5 miglia documentata su Strava, dopo aver sviluppato vesciche e intorpidimento alle dita usando le sue abituali Hoka Rocket X2 (conformi al regolamento) in un allenamento di 50 km a fine gennaio. “Ho scelto il comfort rispetto alla velocità,” ha detto a Runner’s World, notando anche un recupero fisico più rapido post-gara grazie all’ammortizzazione extra.
Curiosamente, nessuno sul posto – né i giudici né i concorrenti – ha sollevato obiezioni durante la gara. La protesta è arrivata da uno spettatore che seguiva la diretta streaming, un dettaglio che ha alimentato il dibattito sulla crescente influenza della tecnologia e del pubblico virtuale nel controllo delle competizioni. Secondo Pannu, l’unico riferimento alle sue scarpe durante la corsa è stato quando un ufficiale USATF ha chiesto al suo team se fossero in commercio (un altro requisito delle regole), ricevendo risposta affermativa.
Le Hoka Skyward X, descritte da GearJunkie come “scarpe da allenamento con un’imponente suola da 48 millimetri che cattura l’attenzione degli amanti delle calzature ammortizzate,” non sono progettate per la pura velocità come le “super shoes” da gara. Pesano 320 grammi contro i 236 delle Rocket X2, e Hoka le promuove come ideali per “chilometri facili” e comfort quotidiano. Pannu ha sostenuto che non offrano un vantaggio prestazionale significativo, ma che l’ammortizzazione extra abbia ridotto la fatica percepita, un aspetto cruciale in una gara di endurance.
Le norme di World Athletics, introdotte per bilanciare tecnologia e talento, hanno però un limite chiaro: 40 millimetri. E le Skyward X, con i loro 8 millimetri di troppo al tallone, sono finite nel mirino. Esperti come Theo Kahler di Runner’s World sottolineano che anche piccole differenze nell’altezza della suola possono influire sull’assorbimento degli impatti e sulla propulsione, offrendo un vantaggio teorico su distanze così lunghe.
La squalifica ha suscitato ovviamente reazioni contrastanti. Alcuni, come riportato da Canadian Running Magazine, apprezzano la rigidità delle regole per garantire parità; altri, tra i fan sui social, la considerano eccessiva per un errore non intenzionale. Pannu, che si allena da solo senza un allenatore, ha scelto di non fare appello, pur avendone avuto l’opportunità. “Non seguo da vicino gli sviluppi tecnologici delle scarpe,” ha ammesso, suggerendo che un controllo pre-gara, come avviene nelle migliori maratone o nelle competizioni universitarie, potrebbe evitare simili situazioni.

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Ansa


Da 50 anni è in trattamento emodialitico sostitutivo, nel Centro dialisi dell'ospedale di Prato.L'uomo, oggi 66 anni, pensionato, originario di Firenze e residente a Prato, "ha iniziato questo difficile percorso terapeutico, perché affetto da una malattia renale che lo ha condotto alla terapia sostitutiva dialitica in pochi anni", spiega la Asl Toscana centro rendendo noto il suo caso.
Un esempio di tenacia e un modello di assistenza di cui siamo orgogliosi. 50 anni di emodialisi: un traguardo straordinario di cura e determinazione", afferma Gesualdo Campolo, direttore della struttura di nefrologia e dialisi dell'ospedale pratese: il paziente ha dimostrato "una forza straordinaria e una grande
capacità di adattamento".
In questi giorni i sanitari e 'gli Amici della Dialisi' hanno festeggiato il "notevole traguardo" raggiunto dal 66enne con grande affetto e con una targa con la frase, voluta dal paziente stesso: 'La vita è stata dura con me...ma Io lo sono stato di più con Lei'.
"Il paziente - spiega Campolo -, dopo due tentativi di trapianto renale, non andati a buon fine diversi anni fa, ha scelto di continuare a sottoporsi alla dialisi, affrontando con determinazione tre sedute settimanali per quattro ore ciascuna.
Un percorso che evidenzia non solo la sua eccezionale resilienza, ma anche l'elevato livello di assistenza e cura multidisciplinare garantito dal nostro team di nefrologi, infermieri, operatori sanitari e altri professionisti". Un risultato, evidenzia poi la Asl, che "sottolinea l'importanza di un approccio globale alla cura del paziente cronico, con risposte efficaci ai bisogni di salute, sia renali che extra-renali".
Il Centro di dialisi di Prato gestisce circa 180 pazienti sottoposti a trattamento emodialitico sostitutivo, con due turni giornalieri (mattino e pomeriggio) dal lunedì al sabato.
A tutt'oggi venti pazienti sono sottoposti a trattamento dialitico peritoneale domiciliare, seguiti da un team medico-infermieristico dedicato.
In fase di attivazione poi un progetto di 'dialisi peritoneale assistita': prevede l'impiego a domicilio di personale infermieristico per la gestione/trattamento di questi pazienti a casa.
Il progetto è già esecutivo e partirà tra qualche settimana, con l'addestramento alla dialisi peritoneale degli infermieri di famiglia presso il Centro dialisi pratese.Un'attività dialitica domiciliare, si spiega ancora, che "permetterà un incremento del numero di pazienti che si sottoporranno a tale terapia sostitutiva, rafforzando ancor più la nostra mission della 'domiciliarità delle cure'.


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Corriere Adriatico

Lea uccisa a 10 anni da un Suv guidato da un ubriaco, i suoi organi salvano 5 bambini. Il guidatore indagato per omicidio stradale

Il suo sorriso è stato spento a soli 10 anni, ma Lea Stevanovic continuerà a vivere attraverso i cinque bambini ai quali i suoi organi hanno permesso di continuare a sperare per un domani migliore. La decisione è stata presa dai genitori della piccola travolta e uccisa in un parcheggio da un Suv guidato da un uomo risultato ubriaco domenica 16 febbraio a Creazzo (Vicenza). Il funerale della piccola Lea si terrà sabato 1 marzo in Serbia, paese d'origine della famiglia che viveva ad Altavilla Vicentina. Per quel giorno però nel comune di residenza sarà lutto cittadino.
Omicidio stradale
Lea Stevanovic, che frequentava la quarta elementare, dopo l'incidente è rimasta ricoverata per tre giorni nel reparto di terapia intensiva pediatrica dell'ospedale San Bortolo di Vicenza. Poi il decesso a seguito dei traumi riportati. La tragedia ha scosso l'intera comunità, tanto che per giorni si sono susseguite veglie e preghiere per mostrare la vicinanza alla famiglia. Nel frattempo la Procura di Vicenza ha iscritto sul registro degli indagati per omicidio stradale aggravato l'automobilista 50enne vicentino che ha provocato l'incidente, risultato positivo all'alcoltest con un tasso alcolemico superiore a 1.5.

Le condizioni di Papa Francesco preoccupano, ma sul web si diffondono false teorie sulla sua morte: ecco cosa sta accadendo in queste ore



E' vero che le teorie del complotto o complottoistiche che dir si voglia nascono nel momento in cui non c'è chiarezza, quindi facendo breccia su cose che non sono constatabili personalmente si tentano ipotesi (talvolta anche documentate da sconosciuti) e tutti , sottoscritto compreso , le abbiamo utilizzate . Ma quando vengono smontate se si è intelletttualmente onesti si amette l'errore . Ma Tuttavia, il vero obiettivo ( cosa lontana da me ), almeno nella maggioranza dei casi, è quello di speculare e trarne vantaggio su un dato argomento.
Tornano al titolo del post in questione. 

   da    News Mondo    tramite  msn.it  


 le   condizioni di Papa Francesco continuano a destare preoccupazione, mentre il Pontefice si trova ricoverato da 13 giorni presso il Policlinico Gemelli di Roma a causa di una polmonite bilaterale

Nonostante i bollettini medici ufficiali parlino di una situazione stabile, sul web si moltiplicano le teorie del complotto che mettono in dubbio la verità delle informazioni diffuse.
Le condizioni di Papa Francesco: il bollettino medico
Ad oggi, l'unica verità ufficiale sulle condizioni di Papa Francesco è quella che emerge dai bollettini medici quotidiani emessi dal Policlinico Gemelli. Il Pontefice, 88 anni, è affetto da una polmonite bilaterale probabilmente causata da un'infezione virale o batterica.
Sottoposto a una rigida terapia antibiotica, le sue condizioni sono in miglioramento, con il pericolo di sepsi e insufficienza renale che sembrano al momento rientrati. Tuttavia, la prognosi resta riservata a causa dell'età avanzata del Santo Padre e delle sue condizioni generali di salute.
Le teorie del complotto su Papa Francesco

Nonostante i bollettini ufficiali, le teorie del complotto si stanno diffondendo rapidamente sul web. La più insistente sostiene che Papa Francesco sia già morto e che il Vaticano stia nascondendo la notizia per evitare di compromettere il Giubileo o i delicati equilibri geopolitici legati ai conflitti tra Israele e Hamas, oltre che alle trattative tra Ucraina e Russia.ualità
Un'altra teoria complottista collega la malattia del Pontefice ai vaccini anti-Covid, ricordando come Bergoglio sia stato uno dei primi sostenitori della campagna vaccinale.
Alcuni commentatori, tra cui l'avvocato Carlo Taormina, hanno ipotizzato una correlazione tra il peggioramento delle sue condizioni di salute e la somministrazione del vaccino.
Corvi neri in Vaticano e altre leggende
Tra le voci più suggestive circolate in questi giorni c'è anche quella di alcuni corvi neri visti volteggiare sopra il Vaticano, interpretati dai complottisti come un presagio di morte.
Episodi simili si erano già verificati in passato, come nel 2015 quando alcune false notizie parlavano di un tumore benigno al cervello di Papa Francesco, o nel 2023 con l'infondata accusa di coinvolgimento in una setta satanica da parte di una presunta 'Corte Internazionale di Giustizia della Common Law di Bruxelles.
Le teorie del complotto si inseriscono in un clima di diffidenza verso i media ufficiali, alimentando narrazioni alternative prive di fondamento. Tuttavia, l'unica fonte di informazioni attendibile resta quella dei bollettini medici diffusi dal Policlinico Gemelli e dalle comunicazioni ufficiali del Vaticano.
La diffusione di notizie false rischia di generare confusione e allarmismo, soprattutto in un momento così delicato per la Chiesa cattolica e per il suo massimo rappresentante.

La differenza la fa chi resta

  Non aiuti un ragazzo togliendogli qualcosa. Lo aiuti dando qualcosa che spesso gli manca: una presenza che non si spegne. Perché un adoles...