Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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8.2.26
Vorrei spiegare cos'è il patriarcato agli uomini che ce lo spiegano. da L'insostenibile leggerezza dell'essere
7.2.26
il bellissimo gesto gesto degli atleti giapponesi alla polemica cerimonia d'apertura ., GLI OLIMPIONICI SENZA NEVE, LE "STONE" SCOZZESI DELL'ISOLA DISABITATA, L'ATLETA IN INCOGNITO: LE STORIE ASSURDE DELLE OLIMPIADI DI MILANO CORTINA.,
Da Ailsa Craig, dove vengono estratte e levigate le pietre per il curling, alle storie degli sportivi in giro per il mondo, tra cui lo sciatore di Haiti cresciuto in un orfanotrofio e quelli che si allenano in un centro commerciale di Dubai
Olimpionici nati all’altro polo di Grande Inverno, dove la neve non arriva mai. Paesi tropicali in gara, atleti poveri cresciuti in orfanotrofio, caraibici con i bob, persino uno slalomista senza nome. Sotto il manto innevato di Milano Cortina c’è spazio anche per le falde più bizzarre: storie e stranezze che sembrano scivolare fuori pista, ma finiscono dritte nel programma dei Giochi.
L'ISOLA DELLE STONE
A metà strada tra la Scozia e un set di fantascienza, per esempio, c’è Ailsa Craig. Un’isola disabitata, battuta dal vento e interdetta ai più, dove il tempo sembra essersi fermato. È da quella landa che arrivano quasi tutte le “stone" del curling: rocce rare scolpite a mano, scavate e levigate fino a diventare dischi perfetti. Cadono dal vulcano spento e finiscono a danzare sul ghiaccio olimpico, come Ufo domestici che seguono una scopa.
ATLETI SENZA INVERNO
Poi c’è chi la neve non l’ha mai vista cadere dal cielo. Alle Olimpiadi saranno presenti Benin, Guinea-Bissau, Emirati Arabi Uniti: Paesi senza inverno, senza montagne, senza alcuna tradizione negli sport invernali. Eppure in gara. È il nuovo record dei Giochi: 94 nazioni iscritte e una mappa che si allarga oltre quella già diffusissima di Milano Cortina, fino al deserto. O verso città diventate centri commerciali a cielo aperto.
A Dubai, per esempio, esiste una pista da sci incastrata dentro un mall, la Ski Dubai: ha neve artificiale, pinguini finti e aria condizionata. È lì che si è allenato Alexander Estridge: primo atleta invernale nella storia del Paese. “Non avrei mai immaginato che un ragazzo cresciuto sciando in un centro commerciale potesse arrivare alle Olimpiadi”, ha detto. Accanto a lui, per gli Emirati, gareggerà Muhammad Karim, nato in Pakistan, cresciuto con sci di seconda mano e oggi ai suoi quarti Giochi invernali. Da bambino batteva la neve a mano su una pista senza impianti, poi è finito a sciare nel deserto. Il paradosso è il suo metodo di allenamento.
Nei Caraibi, invece, la neve è una leggenda raccontata a sprazzi. Eppure la Giamaica si presenterà con tre equipaggi: bob a quattro, bob a due e monobob femminile. Sono passati decenni da Calgary 1988 (primo esperimento antillano da cui fu tratto il film Disney Cool Runnings), ma l’idea è la stessa: portare il caldo dove nessuno lo aspetta.
DA HAITI, OBIETTIVO MEDAGLIE
Tutti sperano di rientrare con delle medaglie, ma qualcuno arriva col nulla. Haiti tornerà ai Giochi con lo sciatore Richardson Viano, cresciuto in un orfanotrofio di Port-au-Prince e adottato da una coppia italiana sulle Alpi francesi. Storia simile per il fondista Stevenson Savart, anche lui nato ad Haiti, adottato in Francia, capace nel 2025 di vincere il Challenge Vincent Vittoz.
LE DUE BANDIERE DI MILANO CORTINA E IL MEDICO
Qualche bandiera cambia mano. Francis Ceccarelli è nato nelle Filippine, poi adottato da una famiglia italiana che gli ha messo gli sci in Toscana. A Milano Cortina gareggerà per il Paese che l’ha messo al mondo, sulle montagne di quello in cui è cresciuto. Anche chi non ci sarà lascia una lamella di bizzarria. Nathan Chen, campione olimpico del pattinaggio, ha deciso di saltare la tappa olimpica italiana per studiare medicina. Ha detto che “preparare il test di ammissione è stato più stressante delle Olimpiadi”.
L'ATLETA SENZA NOME
Dal Benin arriva Nathan Tchibozo, 21 anni, primo sciatore della storia del Paese. In patria non esiste l’inverno: solo stagione secca e stagione delle piogge. Senza nome, invece, il volto della Guinea-Bissau: la sua presenza è stata annunciata, ma non trova ancora un’identità ufficiale. Come riporta Ansa, dovrebbe trattarsi di Winston Tang, cresciuto negli Stati Uniti e allenato nello Utah, che gareggia in slalom, speciale e gigante. Fin qui è riuscito a scansare anche le indiscrezioni.
Jutta Leerdam alle Olimpiadi è già un caso: “Vive da milionaria. Il suo comportamento è orribile” o sceglie di fare la modella o l'influenzer
fonte https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/jutta-leerdam-alle-olimpiadi-e-gia-un-caso-vive-da-milionaria-il-suo-comportamento-e-orribile/
Jutta Leerdam alle Olimpiadi è già un caso: “Vive da milionaria. Il suo comportamento è orribile”
Jutta Leerdam, campionessa olandese per il pattinaggio di velocità è finita al centro di feroci polemiche per il suo stile di vita ostentato sui social. Johannes Gerrit Derksen, ex storico calciatore olandese, non ha avuto pietà: “L’Olanda si sta stancando di lei”
Jutta Leerdam ha vinto alle Olimpiadi di Pechino 2022 una medaglia d'argento sui 1.000 metri nel pattinaggio di velocità, confermando le sue doti di campionessa già espresse nel 2017 quando, a soli 19 anni, nella categoria juniores sorprese tutti conquistando l'oro mondiale di categoria a Helsinki. A Milano Cortina torna per difendere i colori della sua Olanda con ottime chance di bissare il podio dei Giochi in Cina, ma al di là delle indubbie qualità di atleta, la sua fama e notorietà è legata a ben altro: Jutta è la splendida fidanzata del pugile e youtuber Jack Paul, con cui si è legata nel 2023, relazione grazie alla quale è diventata anche una sempre più seguita influencer con milioni di follower sui social. Dove posta costantemente momenti della sua vita privata e sportiva, tra cui ultimamente tutto ciò che riguarda la sua partecipazione alle Olimpiadi invernali, che le hanno riservato non poche critiche da parte di Johannes Gerrit Derksen, ex storico calciatore olandese.
Jutta Leerdam e l'arrivo alle Olimpiadi di Milano Cortina sul jet privato tra lusso e ostentazione
In Olanda tutti si aspettano moltissimo da Jutta Leerdam, tra le atlete nazionali più attese di Milano Cortina, ed è per questo motivo che i suoi connazionali hanno poco gradito quanto ha recentemente postato sui propri profili social che si scontra apertamente con lo spirito olimpico che dovrebbe invece amalgamare una Nazione unita verso il medesimo scopo: Leerdam ha pubblicato il suo arrivo a Milano sul proprio jet privato e non insieme agli altri atleti olandesi, dopo aver ottenuto la concessione dalla propria Federazione, scatenando critiche e polemiche sul suo atteggiamento da diva, che mal si sposa a quello di una pattinatrice concentrata a dar tutto sul ghiaccio. Tra sushi gourmet, pasticcini griffati, bandierine inneggianti il suo nome durante l'esclusivo viaggio privato, in una sfrontata ostentazione di lusso e raffinatezze, hanno così portato Leerdam al centro del ciclone.
Le critiche feroci a Jutta Leerdam: "L'Olanda si sta stancando di lei e del suo fare da diva"
Ad alzare l'onda di indignazione e fastidio ci ha pensato Johannes Gerrit Derksen, ex storico calciatore olandese, oggi stimato opinionista sportivo che in diretta TV ha criticato quanto fatto e mostrato da Leerdam, considerato un oltraggio alle compagne e compagni di nazionali e agli stessi tifosi: "Vive già come una milionaria, con jet privati e tutto il resto. Il suo comportamento è orribile per me. E' come quello di una diva non di una professionista prossima ad una Olimpiade. Se fossi il suo allenatore, non lo tollererei" ha concluso il 77enne ex calciatore che poi ha ribadito l'inconciliabilità tra la vita di un professionista e quanto mostrato da Leerdam che sta creando una spaccatura sempre più evidente. "A poco a poco tutta l'Olanda sta iniziando a stancarsi del suo comportamento. Dovrebbe essere per prima lei a volerlo, di sua spontanea volontà e invece…"
Jutta Leerdam e la popolarità sempre più crescente da quando si è fidanzata con Jack Paul
Jutta Leerdam è ovviamente salita alla ribalta delle cronache rosa e del gossip quando nel 2023 si unì in relazione a Jack Paul uno dei più famosi e influenti pugili e youtuber americani. Per la ventottenne olandese si è registrato un picco incredibile di notorietà, anche grazie alla sua bellezza di certo non passata inosservata, che è ulteriormente esploso quando lo scorso anno ha annunciato il fidanzamento ufficiale. Da quel momento Leerdam è diventata sempre più virale sui social, dove non manca di postare quotidianamente le sue gesta professionali ma soprattutto la sua vita privata privilegiata, a fronte di una escalation di follower che ora toccano i 7 milioni tra Instagram e TikTok. Aprendo il fianco inevitabilmente anche a facili critiche e speculazioni sulla sua professionalità.
Jutta Leerdam, a Milano Cortina per concessione nazionale: non si era qualificata ai 1.000 metri
Anche perché le aspettative su Jutta, in Olanda sono altissime visto che la sua partecipazione a Milano Cortina era tutt'altro che scontata. Lo scorso 30 dicembre, in occasione dei Dutch Olympic Trials, le selezioni olimpiche olandesi per i Giochi di Milano Cortina 2026, Leerdam è caduta sbattendo violentemente sulla balaustra nella gara dei 1.000 metri mancando il tempo olimpico. Poi, si è rifatta nei 5.000 metri ottenendo il pass sulla distanza ma restando in stand-by pre la disciplina che da sempre la rappresenta. Finché la Federazione olandese non ha deciso di concederle in via del tutto discrezionale, l'accesso olimpico anche per i 1.000 metri, dove Leerdam sarà impegnata il prossimo 15 febbraio a Milano Cortina. "Sono felice che questa possibilità non abbia privato nessun'altra mia connazionale per andare alle Olimpiadi" aveva detto suo tempo una riconoscente Leerdam, entrando nel cuore degli olandesi. Da cui è uscita prontamente, per il recente stile di vita mostrato sui social.
Olimpiadi Milano Cortina 2026 Milano Cortina Sorelle Delago Flora Tabanelli Miro Tabanelli Fratelli Rivers speciale Lo sci acrobatico alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 speciale Lo sci alpino alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 speciale Speciale Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026
Da rainews
Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 non sono solo una celebrazione dello sport mondiale, ma si confermano un vero e proprio "affare di famiglia" per molti atleti e atlete. Il legame di sangue diventa una forza aggiuntiva, portando sulle piste storie di crescita condivisa, supporto reciproco durante i successi e le sconfitte comuni.
Miro e Flora Tabanelli
Flora e Miro Tabanelli, cresciuti sulle nevi emiliane del Corno alle Scale, sono le nuove stelle dello sci freestyle italiano. Flora Tabanelli a soli 18 anni è già una delle atlete più attese dei Giochi. Nel 2025 ha fatto la storia diventando la prima italiana a vincere la Coppa del Mondo generale di freestyle e quella della specialità di Big Air. Nel febbraio 2026, si presenta ai blocchi di partenza di Livigno come la punta di diamante della nazionale. Miro Tabanelli, fratello maggiore e "ispiratore" di Flora, ha raggiunto risultati storici come il secondo posto nel Big Air di Pechino nel 2024. Entrambi gareggeranno nelle specialità Slopestyle e Big Air.
Le sorelle Delago
Originarie della Val Gardena, Nicol e Nadia Delago incarnano la tradizione e la potenza della discesa libera azzurra. Nicol Delago ha iniziato il 2026 in forma smagliante, conquistando il 17 gennaio la sua prima vittoria in Coppa del Mondo nella discesa di Tarvisio. Nadia Delago, già medaglia di bronzo a Pechino 2022, affronta i Giochi di casa insieme alla sorella, con la quale ha condiviso ogni tappa della carriera. Le due saranno protagoniste sulla pista Olimpia delle Tofane a Cortina d'Ampezzo, con la finale di discesa femminile in programma l'8 febbraio 2026.
I fratelli Chanloung
Una delle storie più singolari di questi Giochi è quella di Mark e Karen Chanloung, fondisti nati e cresciuti a Gressoney, in Valle d'Aosta, ma in gara per la Thailandia (paese d'origine del padre). Nonostante difendano i colori tailandesi, i due atleti vivono e si allenano quotidianamente sulle Alpi italiane, rendendo questi Giochi una vera olimpiade "in casa". Milano Cortina 2026 rappresenta la terza partecipazione olimpica consecutiva per loro. Legame col territorio:
I gemelli giamaicani
Henniyah, Henri IV ed Helaina Rivers, nati nel 2007, hanno già gareggiato nei Giochi Olimpici Giovanili (YOG) a Gangwon nello sci alpino. Sebbene l'obiettivo fosse quello di qualificarsi tutti e tre per rappresentare la Giamaica, solo uno di loro ha ottenuto il pass olimpico ufficiale per le competizioni. Henri Rivers IV, è l'unico dei tre fratelli ad aver centrato la qualificazione ufficiale. Gareggerà nello slalom speciale maschile a Bormio il 16 febbraio 2026. Henniyah ed Helaina sono andate molto vicine alla qualificazione, ma non sono riuscite a ottenere i punti necessari entro il termine ultimo di gennaio 2026. Saranno comunque presenti in Italia per sostenere il fratello. La partecipazione dei gemelli Rivers nello sci alpino si unisce a quella più consolidata della squadra di bob, rendendo la Giamaica una presenza notevole ai Giochi italiani.
Il becero revisionismo ed equiparazione foibe e Shoah
6.2.26
5.2.26
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LXX IN UNA RELAZIONE TOSSICA LA VIOLENZA SI DIVIDE IN FASI
Per comprendere meglio come una donna che subisce violenza di coppia, maltra!amenti e abusi dal
proprio compagno fatichi a interrompere la propria relazione, facciamo riferimento alla teoria del ciclo della violenza di Lenore E. Walker, che si divide in tre fasi che si ripetono ciclicamente nel corso di una relazione maltrattante: la costruzione della tensione, il maltrattamento e la luna di miele.- Fase di costruzione della tensione
- Fase di maltrattamento
- Fase della “luna di miele”
Nel ciclo della violenza domestica la fase del pentimento dura più a lungo nei primi episodi di violenza, e mano a mano che questi tendono a ripetersi la durata si abbrevia.
Olimpiadi Il bob della Giamaica e le nazioni esotiche: il folclore e la storia delle Olimpiadi Invernali ., Perchè nel curling si spazzola il ghiaccio: lo spiega Stefania Constantini, oro olimpico in carica

Perchè nel curling si spazzola il ghiaccio: lo spiega Stefania Constantini, oro olimpico in carica geopop tramite msn.it
I campioni olimpici di curling in carica Stefania Constantini e Amos Mosaner hanno esordito oggi, 5 febbraio. Sul ghiaccio di casa a Cortina, il duo d'oro di Pechino 2022 ha battuto la Corea del Sud 8-4 nel primo match del doppio misto. Per capire davvero cosa vedremo in pista alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, abbiamo fatto una chiacchierata proprio con Stefania, che il ghiaccio lo conosce meglio di chiunque altro. Ci siamo fatti spiegare non solo le regole, ma anche la scienza del curling e cosa succede fisicamente quando vediamo gli atleti spazzolare furiosamente il ghiaccio (sweeping) e perché questo sport è molto più faticoso di quanto sembri in TV.
Qui entra in gioco la fisica del ghiaccio. Dovete sapere che la nostra superficie non è liscia come quella del pattinaggio artistico o dell'hockey. È una superficie "a buccia d'arancia". Prima della gara, l'ice-maker (il tecnico del ghiaccio, ndr) passa con uno speciale zaino-erogatore e spruzza goccioline d'acqua che, congelando, creano il cosiddetto pebble. Il sasso viaggia su queste minuscole "collinette".
Quando spazziamo con forza e alta frequenza, generiamo calore per attrito. Questo calore scalda la superficie e crea una microscopica patina d'acqua sulla punta delle goccioline. Questo ha due effetti immediati. Il primo è che mantiene la velocità della stone riducendo l'attrito, il sasso non rallenta e può arrivare qualche metro più lontano.
In più, corregge la traiettoria, "to curl" in inglese significa "arricciare" o curvare. Noi lanciamo il sasso imprimendo una rotazione (oraria o antioraria) per fargli compiere una parabola. Spazzando, possiamo decidere di tenere la traiettoria più dritta o farla "curvare" di più. Siamo noi a decidere dove farlo fermare.
Parliamo delle stone. Sembrano maneggevoli, ma quanto pesano?
Pesano 20 kg. È vero che non dobbiamo sollevarle ma farle scivolare, ma gestire un peso del genere richiede una tecnica perfetta. Quando si è giovani, spesso è il sasso a comandare il corpo ma, crescendo, si impara a usare il corpo per comandare il sasso.
Oltre a scope e pietre tonde avete delle scarpe molto particolari, come sono fatte?
Esatto, innanzitutto non sono pattini, come spesso si tende a pensare. Abbiamo scarpe asimmetriche. Sotto il piede "di spinta" abbiamo una suola in gomma con grip per fare attrito sul ghiaccio. Sotto l'altro piede – quello che va avanti nell'affondo – c'è una suola in teflon scivolosa (slider, ndr). È un sistema che ci permette di fare quell'affondo allungato tipico del nostro sport. Poi quando dobbiamo camminare normalmente, mettiamo una protezione gommata sopra la suola scivolosa.
Quando due stone arrivano al millimetro, che strumento si usa?
A volte a occhio nudo è impossibile dire quale sasso sia più vicino al centro. Viene usato uno strumento meccanico che assomiglia a un compasso: si punta al centro della casa e si fa girare un'asta metallica con una levetta che tocca il sasso e muove una lancetta su un quadrante. Se anche con quello la distanza è identica… il punteggio è 0-0.
Da fuori il curling può sembrare uno sport "statico”. Quanto conta la preparazione atletica e quanto si fatica davvero fisicamente durante una partita?
Per far capire questo aspetto invito sempre a provare! Ho un amico che fa sollevamento pesi e quando ha provato si è dovuto ricredere. La fatica c'è eccome. Le partite possono durare anche 2 ore e mezza e nei tornei ne giochiamo anche due al giorno, per una settimana intera.
L'azione della spazzata è un lavoro "intervallato", la frequenza cardiaca schizza in alto mentre spazzi furiosamente, poi devi recuperare in pochi secondi e abbassare i battiti per essere lucido al lancio successivo. Ci alleniamo 6 giorni su 7, con due sessioni al giorno di ghiaccio o con una sessione di ghiaccio e una di preparazione fisica in cui alterniamo palestra (pesi), allenamento metabolico (bici/corsa) e tantissimo lavoro sulla stabilità del core.
Hai detto una cosa interessante sul battito cardiaco. Come gestisci la tensione quando ti giochi una medaglia?
Il curling è strano. In uno sprint, l'adrenalina ti aiuta a spingere di più. Da noi è il contrario: l'adrenalina è quasi una "nemica". Se sei troppo carico, perdi la sensibilità. Noi dobbiamo percepire differenze di spinta di un decimo di secondo; se sei agitato, non "senti" più il corpo e rischi di lanciare il sasso troppo forte e "andare lungo". La vera sfida è mentale, devi imparare ad ascoltarti profondamente, controllare la gioia o la rabbia in un istante, resettare e tirare.
Hai vinto l'oro a Pechino, la prima medaglia olimpica italiana nella storia del curling. Ora arrivano le Olimpiadi in casa. Che sensazioni hai?
A Pechino io e Amos Mosaner abbiamo realizzato quello che avevamo fatto solo sul podio, cantando l'inno. Eravamo sul tetto del mondo. Ma Milano-Cortina sarà unico. Ho sempre avuto il sogno di partecipare alle Olimpiadi ma mai avrei immaginato di giocarle in casa, di solito il nostro sport ci porta in Canada o in Scandinavia.
Io sono di Cortina, giocherò nello stadio dove sono cresciuta. Sarà strano ma bellissimo sentire il calore del pubblico italiano. L'obiettivo è godersi il momento rimanendo con i piedi per terra, concentrati su ogni singola stone.
Dopo il vostro successo è cambiato qualcosa per il curling in Italia? E cosa ti aspetti per il futuro del movimento dopo Milano-Cortina?
Si, un piccolo cambiamento c'è stato. Prima delle Olimpiadi, quando viaggiavamo con la divisa della nazionale, la gente ci chiedeva che sport facessimo e spesso non sapeva nemmeno cosa fosse il curling. Dopo l'oro c'è stato un vero "scoppio di conoscenza": molte persone hanno guardato le nostre partite durante i Giochi Olimpici e ora tutti sanno cos'è.
Per il futuro, la mia speranza è che queste Olimpiadi in casa portino una "seconda ondata", ma diversa, vorrei che la gente non si limitasse a guardarlo, ma venisse a provarlo. Il nostro movimento è ancora piccolo e ha bisogno di crescere.
Mi auguro che ci sia più attenzione mediatica anche durante i 4 anni tra un'Olimpiade e l'altra, perché per appassionarsi davvero bisogna poter seguire lo sport con continuità, non solo ogni quattro anni.
Hai un consiglio ai ragazzi che sognano un futuro nello sport e magari alle Olimpiadi?
Prima di tutto di credere fortemente in quello che si fa. Secondo me la chiave nello sport è anche quella di definire un obiettivo. Capire dove vuoi arrivare rende concreto il percorso e ti aiuta a capire come lavorarci. E non spaventatevi dei fallimenti: sono solo momenti per rianalizzare cosa non ha funzionato e riprovarci con più determinazione.
le foibe e l'esodo una lunga storia di convivenza prima pacifica poi rotta dalla violenza nazionalistica e ideologica e dalle pulizie etniche e snazionalizzazioni enich
no se fa la storiadel ciclo vitale de un albero,scomisisndo da maggio .A magio ven fora foie , fiori e fruti, ma dipende dal consime che ti ga dà prima e da come ti gà curà la piants neiedi precedenti
Un Italiano Istriano
Dopo la settimana della #memoria ( #27gennaio ) eccoci come ogni anno a quella del ricordo ( #10febbraio ) e a cercare un qualcosa che non sia la solita becera retorica nazionale ed a controbattere culturalmente coloro che mettono sullo stesso piano le due tragedie storiche . Ho trovato la soluzione . vi parlerò del perché parlo di #foibe ed #esodo ovviamente cercando di essere a il più obbiettivo possibile vista la delicatezza del tema . Del come a differenza di mio padre comunista /marxista sono arrivato a non considerarle solo come una vendetta da parte delle popolazioni slovene e croate (soprattutto) per le brutture e nefandezze subite da fascisti e di nazisti ma come un qualcosa di più complesso fatto di sofferenze e di " pulizie etniche " . fin da piccolo , avevo sentito parlare da mio nonno e mio prozi paterno ( fascisti )delle foibe e dei campi di prigionia Jugoslavi come brutalità comuniste , odio verso gli italiani ,ecć . L'opposto da mio padre (comunista marxista ) . Poi dopo la morte di nonno e prozio non ne ho più parlato . Anche se leggevo riviste di storia ovviamente di destra che riportavano la versione nazionalistico fascista e seguivo il dibattito ( giornali , TV )che ha portato all'istituzione del giorno del ricordo e le varie trasmissioni di storia sulla rai ogni 20 febbraio . Ma prima i libri : Adriatico Amaro ( copertina a sinistra ) di Raul Pupo e
con Prefazione di Enzo Collotti Postfazione di Tommaso Di Francesco . Sia il primo :<< [...]
Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell’arco di un ventennio con l’esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della Seconda guerra mondiale. È qui che nascono le radici dell’odio, delle foibe, dell’esodo dall’Istria. ( Enzo Collotti ) sia il secondo :<< [...] Un libro che, nell’assoluta oggettività documentaria, rispetta tutte le vittime ma non “condivide”, non “omologa”. Ossia non dimentica la sostanziale differenza tra massacratori nazifascisti e chi, giustamente, prese la parola e le armi per combatterli.>> ( Tommaso Di Francesco ) insieme al ìl libro citato precedentemente mi hanno fatto capire che esse sono una vicenda cosi complesse e dolorose . infatti alcuni storici mal visti dalla destra nazionalista e considerati giustificazionisti dicono anche il regime fascista uso le foibe per gettare le colazioni slave fucilate. Situazione con cui ancora non abbiamo fatto completamente i conti . Una situazione questa delle foibe che inizia dall'unità d'Italia e peggiora già con la Prima guerra mondiale, quando la Venezia Giulia è annessa all'Italia e lo Stato italiano, prima monarchico e poi fascista, opera una vera persecuzione nei confronti degli slavi che vi abitano, seminando odio e desiderio di vendetta.Con la Seconda guerra mondiale la tensione cresce, fino ad arrivare all'ondata di violenza dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre ’43: in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicano contro i fascisti che, nell'intervallo tra le due guerre, hanno amministrato quei territori con durezza, imponendo un'italianizzazione forzata e reprimendo e osteggiando le popolazioni slave locali.Senza sminuire i massacri delle donne e degli uomini finiti nelle foibe, certo negli ultimi anni c’è stata una strumentalizzazione (e un uso non corretto dei numeri) per restituire legittimità al fascismo. Come dimostra l'accostamento della Giornata del Ricordo, per onorare le vittime delle foibe, con il Giorno della Memoria per quelle della Shoah. L'autore citato , Giacomo Scotti, basandosi su documenti di prima mano, a cominciare da quelli fascisti dell’epoca, fornisce nuovi strumenti per interpretare gli eventi istriani del settembre-ottobre 1943, fra la capitolazione dell’Italia e l’occupazione tedesca dell’Istria. Attraverso un esame rigoroso, disegnandone l'esatta dimensione storica, Scotti colloca la tragedia delle foibe nel drammatico contesto della Seconda guerra mondiale e della Venezia Giulia.Scrive Scotti: <<per me è grave anche la morte di un solo uomo. Invece la verità storica è un’altra cosa. E quella va ristabilita>>
Ma soprattutto "ESODO", album ( foto al centro ) e libro ( sotto a sinistra )
ispirato alla storia familiare ( i nonni ) dell'esodo giuliano dalmata, con tematiche di non ritorno, abbandono e ricerca delle radici. Album prodotto da Luca Moretti e rappresenta l'evoluzione musicale del suo libro omonimo, che narra le vicende della sua famiglia durante il passaggio dall'Italia alla j ugoslavia. L'album include nove brani e si distingue per la sua profonda introspezione e la cura delle ferite personali.
Lettura culminata nell'intervista intervista con ( la trovate qui in questo post ) l'autrice di in particolare questa parte [...]
4.) Che ne pensi del 10 febbraio giorno del ricordo è riuscito in questi 20 anni della sua istituzione a : << [..] questa storia va compresa con il cuore prima ancora che con la ragione, per evitare di esser risucchiati da quel groviglio di idee e convinzioni, in cui, anche a voler essere obiettivi, si faticherebbe a venirne fuori indenni.” (Tratto da Chiara Atzeni, L’Eco di un Esodo) >> oppure come tutte le cose italiane , soprattutto quando, a causa dell'oblio forzato creato dalla guerra fredda e da non essere riusciti a fare i conti con il passato e le proprie responsabilità, le ferite sono ancora aperte, ogni volta che si parla di foibe ed esodo finisce in caciara e tipo contrapposizioni da stadio quando c'è un derby?
Purtroppo il 10 febbraio rimane per la maggior parte una data divisiva. Credo che l’essere umano abbia bisogno di appartenere a qualcosa e automaticamente schierarsi contro qualcosa di opposto, catalogare il bene e il male e lì fossilizzarsi, come una sicurezza. Lo stesso succede per quella data che potrebbe essere emblema del ricordo, del rispetto del dolore, dell’andare oltre odio, rancore ed etichette per evolvere come esseri umani; e invece diventa oggetto di strumentalizzazione, da entrambe le parti, come scudo e arma per avvalorare le proprie ideologie, qualsiasi esse siano. Ancora una volta, purtroppo, ideologie e preconcetti prevalgono su empatia e umanità. Però, posso dire anche che in questi anni in cui ho portato in giro Esodo, ho incontrato molte persone curiose e ben disposte all’ascolto.
[...]
E questo video che qui ripropongo
Hanno rafforzato e confermato la mia intenzione di parlare a 360 gradi dell'argomento per non lasciare come dicevo un uso strumentale de negazionista / riduzionista . Sia da una parte che da l'altra . Perché certe brutture non si possono negare, decontestualizzare , sminuire come avviene ogni 10 febbraio e non solo . Ma soprattutto mettere , riprenderemo in un prossimo post il discorso, sullo stesso piano con l'altra grande tragedia che è l'olocausto / Shoah .
Ecco dunque perchè il ricordo delle foibe e l'esodo è una ferita ancora aperta . Solo quando la si smetterà : di scontrarsi inutilmente di rinfacciarsi che il tuo crimine è peggiore del tuo , del parlare \ celebrare decontestualizzando , ingigantendo i crimini di una prte e sminuendo ( o peggio tacendo ) quelli dell'altra , ecc si arriverà ( forse ) alla chiusura di questa ferita . E solo allora si potrà parlare \ celebrare tali dolorosi avvenimenti con quello che viene definita illusionisticamente e utopisticamente memoria condivisa .
Svolta nel caso del prof cieco di Scandicci escluso dalla gita scolastica: Jacopo Lilli accompagnerà gli studenti a Dublino come consulente
N.b
leggo solo ora della svolta del caso in questione . Chiedo umilmente scusa alla preside per averla giudicata troppo frettolosamente, ma il fatto è che non sono né giornalista né pubblicità , E il portaleMSN.it/Bing non sempre riporta gli aggiornamenti delle notizie . E quindi sul sito del corriere ho visto l'aggiirnamento /evoluzione della vicenda soo poco fa
Svolta nel caso di Jacopo Lilli prof non vedente
di Scandicci escluso dalla gita scolastica: Jacopo Lilli accompagnerà gli studenti a Dublino come consulente
di Ivana Zuliani e Jacopo Storni
Lieto fine per la storia che ha visto protagonista la classe Terza V della scuola Russell-Newton di Scandicci grazie all'intervento del direttore dell’ufficio scolastico regionale Luciano Tagliaferri
Il professor Jacopo Lilli, inizialmente escluso dallo stage formativo a Dublino perché non vedente, potrà accompagnare la sua classe in Irlanda come consulente invece che come accompagnatore. Così, dopo tanta amarezza da parte del docente e dei suoi studenti, arriva il lieto fine di questa storia che ha visto protagonista la classe Terza V della scuola Russell- Newton di Scandicci (Firenze).
La svolta è arrivata mercoledì mattina, quando Lilli è stato convocato dal direttore dell’ufficio scolastico regionale Luciano Tagliaferri che gli ha prospettato una soluzione condivisa con la preside Maria Addabbo. «Le riflessioni della preside che non consentivano a Lilli di partire era giuste, per tutelare la sicurezza sia dei ragazzi sia degli accompagnatori - premette Tagliaferri - Ma quando ho incontrato il docente ho trovato una persona molto in gamba e motivata, che ha a cuore i suoi studenti, ho colto nel cuore di questa persona la fame di stare vicino ai propri studenti».
Firenze, prof d'inglese escluso dal viaggio di istruzione a Dublino perché cieco: «Sono perfettamente in grado di gestire la classe»di Jacopo Storni
Così ha pensato ad una sorta di escamotage che mette d'accordo tutti.
«Il professore, come insegnate di inglese che conosce bene i ragazzi, potrà partire come consulente didattico: questo permette anche di svincolarlo dalla sorveglianza che poteva essere complicata. Le risorse per il viaggio le troveremo in qualche modo all'interno di quelle della scuola» dice il direttore dell'Usr. «Credo inoltre – aggiunge - che sia anche un elemento educativo e di inclusione: osare qualcosa in più significa una maggiore assunzione di responsabilità. Sarà un modo per responsabilizzazione gli studenti e creare un clima educativo inclusivo, che è un aspetto collaterale, ma non meno importate. Credo che i ragazzi presteranno maggiore attenzione».
Felice di questo esito il professor Lilli: «Ringrazio il direttore dell’ufficio scolastico e la preside per aver trovato una soluzione. Ringrazio i miei studenti e le loro famiglie che mi hanno mostrato grande affetto. Per il futuro auspico che si apra un dibattito istituzionale più ampio possibile per parlare di questi temi e trovare un percorso virtuoso che definisca quello che un docente non vedente può o non può fare».
4.2.26
Firenze, prof d'inglese escluso dal viaggio di istruzione a Dublino perché cieco: «Sono perfettamente in grado di gestire la classe»
di cosa stiamo parlando
ma che razza di preside è una che si comporta cosi . La preside , aspettiamo di sentire la siua versione dei fatti , ha esagerato . Certo da preside ha ragione deve far rispettare le leggi ed allo stesso tempo dare esempio di legalità e tutelandosi visto che sarebbe finità sotto processo se fosse succsso qualcosa di grave agli alunni o al docente . Ma dall'altro ha sbagliato visto che : il prof in questione è in grado di gestire una classe , ha esperienza con gli allunni e quindi sa come prenderli e come si comportano .
I genitori degli allunni , i rappresentanti. degli studenti che gli hanno fatto notare come la cosa fose ingiusta non gli ha ascoltati ne risposto alle loro obbiezioni . Ha rifiutato anche l'opzione del prof di andare in gita come accompagnatore extra scolastico cioè a spese sue e sotto la sua responsabilità . Essa ha preferito seguire alla lettera il regolamento passando sopra l'essere umano . Non si è resa conto che ha davanti delle persone che hanno delle difficoltà e che riescono nonostante tu.tto a svolgere il loro lavoro . Non si. è resa conto che dovrebbe pensare di più ai suoi
" dipendenti " ed ai loro problemi non solo alle leggi \ regole . E che a volte per fare la cosa giusta si possono infrangere o sminuire cioè distinguere la regola dall'eccezione o almneo provarci . E visto che qu,esto mondo è sempre più complesso ed sempre piuù distante da qualsi tipo di umanità e che siamo noi quelli che dobbiamo proteggere i deboli e dobbiamo farlo muovendo cortesia ed umanità .
Ecco, questa sì, è una grande notizia. E un grande orgoglio italiano. Nicolò Govoni, fondatore e volto di Stil I Rise, è stato scelto come portabandiera olimpico ai Giochi invernali di Milano-Cortina?
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