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24.9.04

comunicazioni di servizio e news

visto   che il mio sito  gemello  www.censurati.it     è   giù , da  quasi una settimana  per un attacco informatico  pubblico qui  , in accordo  con la  curatrice e  la responsabile   Antonella Serafini  due  articoli  che  avrebbero dovuto essere  imessi  nel sito  


 







AVVELENATA DA PUTIN - di Anna Politkovskaya
Lunedì, 13 settembre @ 11:24:12 CEST


 da  http://www.megachip.info/  (  sito di Giulietto Chiesa  )







L’orrore di Beslan è stato reso anche più terribile dall’intimidazione dei servili media russi. È il mattino del 1 settembre. Difficile credere alle notizie che arrivano dall’Ossezia: una scuola è stata presa a Beslan. Nel giro di mezzora ho fatto i bagagli e mi spremo le meningi per trovare il modo d’arrivare nel Caucaso. Ho un altro pensiero: come trovare il leader dei separatisti ceceni Aslan Maskhadov, come farlo uscire dal suo nascondiglio, portarlo dai sequestratori in modo che ordini loro di liberare i bambini. Segue una lunga serata all’aeroporto Vnukovo. Folle di giornalisti stanno cercando di salire su un aereo che li porti a sud, è come se i voli fossero stati tutti posticipati. È ovvio che qualcuno vuole ritardare la nostra partenza. Uso il cellulare e parlo apertamente di quelle che sono le mie intenzioni: "cercare Maskhadov", "persuadere Maskhadov". Da un bel po' evitiamo di parlare esplicitamente dei nostri propositi al telefono, aspettandoci che fosse sotto controllo. Ma questa era un emergenza. Arriva un uomo e si presenta come un addetto aeroportuale. "La metterò su un volo per Rostov.", dice. Sul minibus l'autista mi dice che sono stati servizi segreti (il FSB) a dirgli di mettermi su quel volo. Non appena mi imbarco i miei occhi incrociano quelli di tre passeggeri seduti in gruppo: occhi maliziosi che scrutano un nemico. Non vi presto attenzione. La maggior parte della gente del FSB mi guarda così. L'aereo decolla. Chiedo un tè. Ci sono molte ore di strada da Rostov a Beslan e la guerra mi ha insegnato che è meglio non mangiare. Alle 21:50 bevo. Alle 22:00 mi rendo conto che chiamare l'hostess perché sto perdendo velocemente conoscenza. Poi solo ricordi frammentari: l'assistente di volo piange e grida: "Resista, stiamo atterrando!" "Bentornata," dice una donna piegandosi su di me all'ospedale locale di Rostov. L'infermiera racconta che quando mi hanno portata dentro ero "quasi senza speranza. Poi sussurra: "Mia cara, hanno cercato di avvelenarti." Tutti i test fatti sono stati distrutti - per ordini "dall'alto", dicono i dottori. Nel frattempo, l'orrore a Beslan continua. Il 2 settembre stava accadendo qualcosa di strano: nessun funzionario parla con I parenti degli ostaggi, nessuno dice loro qualcosa. I parenti assediano i giornalisti, li pregano di domandare alle autorità una spiegazione. I familiari degli ostaggi sono nel vuoto informativo. Ma perché? Il mattino, sempre all'aeroporto di Vnukovo, Andrei Babitsky viene trattenuto con un dubbio pretesto. Risultato: ad un altro giornalista, senza peli sulla lingua e noto alla stampa estera per andare fino in fondo alle proprie indagini, viene impedito di arrivare a Beslan. Giunge voce che Ruslan Aushev, ex-presidente della Ingushetia, rifiutato dalle autorità come sostenitore di una trattativa per la crisi cecena, improvvisamente ha fatto ingresso per la negoziazione con i terroristi a Beslan. È entrato da solo perché la gente ai servizi segreti per 36 ore non è riuscita a mettersi d'accordo su chi dovesse andare per primo. I militanti hanno dato ad Aushev tre bambini e poi ne hanno rilasciati altri 26, con le madri. I mass media hanno cercato di nascondere l'azione coraggiosa di Aushev: nessuna negoziazione, nessuno è entrato. 3 settembre, le famiglie sono ancora all'oscuro. Sono disperati; tutti ricordano l'esperienza dell'assedio al teatro Dubrovka, dove 129 persone sono morte, quando le forze speciali hanno rilasciato il gas nell'edificio, mettendo fine alla situazione di stallo. Tutti ricordano come il governo abbia mentito. La scuola è circondata da persone che imbracciano armi da caccia. Sono persone normali, padri, fratelli degli ostaggi che non sperano di ricevere aiuto dal governo e hanno deciso di salvare da soli i propri cari.Questa è rimasta una costante negli ultimi 5 anni della seconda guerra cecena: la gente ha perso ogni speranza di ricevere protezione dallo stato e non si aspettano altro che esecuzioni sommarie da parte delle forze speciali. Così cercano di difendersi. Naturalmente l'autodifesa porta al linciaggio. Non potrebbe essere altrimenti. Dopo l'assedio del teatro, nel 2002, gli ostaggio fecero questa sconvolgente scoperta: salvati da solo perché lo stato può solo aiutare a distruggerti. Lo stesso succede ora a Beslan. I funzionari continuano a mentire. I media promuovono la versione ufficiale. Lo chiamano " prendere una posizione state-friendly ", intendendo una posizione che approva le azioni di Vladimir Putin. I media non hanno per lui una sola parola di critica. Lo stesso dicasi per i suoi amici personali, che guarda caso sono i capi del FSB, il ministro della difesa e il ministro dell'interno. Durante i tre giorni di terrore a Beslan, I media "state-friendly" non hanno mai osato dire che le forze speciali probabilmente stavano facendo qualcosa di sbagliato. Non hanno mai osato far notare alla duma dello stato e al consiglio federale - il parlamento - che sarebbe forse stato il caso di chiamare una seduta d'emergenza per discutere di Beslan. La notizia clue è Putin che di notte vola a Beslan. Ci fanno vedere Putin che ringrazia le forze speciali; vediamo il presidente Dzasokhov, ma neanche una parola a proposito di Aushev. Quello è un disgraziato ex-presidente, disgraziato perché ha invitato le autorità a non prolungare la crisi cecena, a non portare la situazione all'estremo di una tragedia che lo stato non sarebbe stato in grado di maneggiare. Putin non fa menzione dell'eroismo di Aushev's heroism, quindi i media tacciono. Sabato 4 settembre, il giorno dopo la terribile "soluzione" della crisi di Beslan. Un impressionante numero di vittime, il paese è sotto shock. E di molti non si sa ancora nulla, la loro esistenza è negata dai funzionari. Tutto questo era il tema di una brillante e, per gli standard attuali, molto schietta edizione domenicale del giornale Izvestia, che ha aperto con il titolo "Il silenzio ai vertici ". La reazione ufficiale è stata immediata. Raf Shakirov, il direttore, è stato licenziato. Izvestia è di proprietà del magnate del nickel Vladimir Potanin, per tutta l'estate questi è rimasto sulle spine perché temeva di dover condividere il destino di Mikhail Khodorkovsky, il più ricco uomo della Russia, il quale è stato arrestato con accusa di frode. Senza dubbio stava cercando di procurarsi il favore di Putin. Risultato: Shakirov, un manager di talento e di solito un uomo a favore dell'establishment, viene messo fuori gioco, un dissidente dell'ultima ora, e questo solo per aver deviato minimamente dalla linea ufficiale. Potreste pensare che i giornalisti abbiano organizzato un'azione di protesta a sostegno di Shakirov. Certo che no. L'Unione Russa dei Giornalisti e dei Media se ne è stata immobile. Solo un giornalista che sia fedele all'establishment viene trattato come "uno di noi". Se questo è l'approccio dei giornalisti alla causa che serviamo, allora si cancella il cardine fondamentale del nostro mestiere: lavorare affinché la gente sappia cosa succede e possa prendere le decisioni giuste. Gli eventi di Beslan hanno mostrato che le conseguenze di un vuoti di informazione sono disastrose. La gente rigetta lo stato che li ha piantati in asso e cerca di muoversi da sola, di salvare i propri cari e di farsi giustizia. Più tardi, Putin ha dichiarato che la tragedia di Beslan non ha nulla a che fare con la crisi in Cecenia, così i media hanno smesso di coprire l'argomento. Beslan è come l'11 settembre: è tutta colpa di al-Qaida. Non si nomina più la guerra cecena, che vede in questo mese il suo quinto anniversario. È assurdo, ma non era forse lo stesso durante il comunismo, quando tutti sapevano che le autorità dicevano idiozie ma fingevano che l'imperatore fosse vestito? Stiamo ricadendo nell'abisso sovietico, nell'abisso dell'informazione che crea morte dalla nostra stessa ignoranza. Tutto quel che ci rimane è internet, dove si può ancora trovare liberamente informazione. Per il resto se vuoi continuare a fare il giornalista, devi giurare fedeltà assoluta a Putin. Altrimenti può significare la morte, proiettile, veleno, tribunale… o qualunque soluzione i servizi segreti, I cani da guarda di Putin, iteranno più adeguata.


Anna Politkovskaya
(The Guardian, 9.09.2004)


(traduzione di Anna Marchi - Megachip


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Terrorismo. Il colonnello Budanov comandava un reggimento corazzato
russo in Cecenia. Il 26 marzo 2000, interrogando una ragazza
"sospetta", gli era capitato di violentarla. La ragazza si chiamava
Elsa Kungaieva, era del villaggio di Thangi-Chou e aveva 18 anni. E'
stata uccisa subito dopo lo stupro, mediante frattura del collo a mani
nude. Corte marziale. Perizie.
La prima perizia stabilisce che il colonnello era perfettamente in
grado di intendere e di volere, dunque incriminabile. Allora, altra
perizia. Stavolta, il colonnello risulta incapace d'intendere e di
volere. Dunque, assolto ed espulso dalle forze armate? No. Gli
psichiatri continuano la perizia, e alla fine stabiliscono che
l'incapacita' c'era si', ma solo durante il fatto. Prima no, e dopo
neppure. Per cui, assolto (perche' matto) e subito dopo riammesso
nell'esercito (perche' sano di mente). La perizia e' stata svolta
all'istituto di psichiatria legale di Mosca, che vent'ani fa "peritava"
i dissidenti politici per conto del Kgb


 


di riccardo orioles  autore dela famosa  catena di San libero 

23.9.04

caccia alle streghe per chi è di religione [ o si converte ] all'islam

È nella lista delle persone sgradite Cat Stevens bloccato ed espulso dagli Stati Uniti


Il cantante Cat Stevens (che adesso si fa chiamare Yusuf Islam) è stato bloccato e rispedito in Gran Bretagna dalle autorità americane,come sospetto finanziatoredel terrorismo, dopo che il volo di linea su cui stava viaggiando da Londra a Washington era stato fatto atterrare martedì nel Maine. L’allarme era scattato nei cieli Usa dopo la scoperta che il cantante britannico era a bordo di un Boeing 747 della United Airlines, decollato martedì da Londra con 280 passeggeri a bordo, tto al Dulles International Airport della capitale americana.L’aereo, il volo 919 della United Airlines, è stato subito dirottato verso l’aeroporto di Bangor (nel Maine) dove l’autore di Peace Train è stato prelevato dagli agenti dell’Fbi, interrogato ed espulso in Gran Bretagna (dopo avere trascorso una notte in detenzione).Ad innescare l’allarme era stata la scoperta fatta da un computer, quando l’aereo era già in volo sull’Atlantico, che il nome di Yusuf Islam era incluso in una lista di passeggeri pericolosi con sospetti legami ad organizzazioni terroristiche. Il cantante, che ha appeso la chitarra al chiodo negli anni ’70 dopo la conversione all’Islam, è stato prelevato a Bangor dagli agenti dell’Fbi dal Boeing 747, tra lo stupore degli altri passeggeri,e interrogato a lungo.Dopo alcune ore è stato deciso di non ammettere Cat Stevens negli Stati Uniti e di rispedirlo in Gran Bretagna. «Il suo nome è nell’elenco delle persone sotto osservazione per attività che potrebbero essere potenzialmente legate al terrorismo» ha dichiarato Brian Doyle, un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. Il cantante ha fondato una scuola islamica a Londra. Ha condannato l’attacco dell’11 settembre («Per il Corano l’assassinio di una persona innocente equivale a quello della intera umanità ») e la guerra in Iraq. L’anno scorso ha pubblicato una nuova edizione della sua canzone Peace Train per raccogliere fondi per i figli delle vittime della guerra in Iraq. Il cantante è considerato un pacifista e un sostenitore della non violenza.La sua inclusione nella lista dei sospetti fiancheggiatori dei terroristi ha suscitato stupore e reazioni di condanna da parte di numerose organizzazioni islamiche.Non si e' trattato pero' di un errore dovuto a un'omonimia: lo Yusuf Islam nell'elenco della polizia federale e' proprio l'ex cantante.
Cat  Stevens   il cui vero nome e' Stephen Georgiou ( ora Yusuf Islam. ) e' stato un'icona del pop tra gli anni '60 e '70, autore di motivi di richiamo come "Morning Has Broken", "Wild World,Moonshadow" e "Lisa, Lisa". Convertitosi all'Islam all'inizio degli anni '70, ha lasciato il mondo della musica fondato una scuola coranica a Londra. Nel 2003 Cat Stevens, che vive nella capitale britannica da piu' di dieci anni, ha registrato una nuova versione del suo successo 'Peace Train' per manifestare la sua contrarieta' alla guerra in Iraq.   Fonti dell'amministrazione Usa hanno rivelato al 'New York Time' che Stevens e' sospettato di essere un finanziatore di gruppi collegati al terrorismo. Gia' nel 2000 gli era stato vietato l'ingresso in Israele per avere devoluto denaro al movimento estremistico palestinese Hamas, accusa che respinse sostenendo di avere devoluto denaro solo per cause umanitarie.

Senza titolo 256




IL SENSO DELLA SCRITTURA.


(QUANDO LA SCRITTURA MI FA SENSO)


 




-A volte mi pesa scrivere.-


-Non farlo, allora, nessuno ti obbliga.-


-Grazie, sei davvero incoraggiante, stimolante, è un piacere parlare con te.-


 





Che senso ha scrivere


Qualunque cosa


In giorni come questi?


 




Bruciano le case e i corpi di Beslan


Rivoli di sangue di uomini sgozzati in Iraq


Ancora nascono deformi a Hiroshima e Nagasachi


In Africa si lavora di machete


Ancora puzza il Vietnam di napalm


Qualcuno compra gli organi al mercato


Ho visto schiave nuove sotto i ponti


Minacce per girare il capo altrove


 




Qualunque cosa scrivere


In giorni come questi


Che senso ha


 




E ridere, e piangere..


Piangiamo più spesso per un film che per un uomo in strada


 




Che senso scrivere Qualunque cosa in questi giorni…


 




E poi ti guardi indietro,


neanche troppo lontano,


e vedi anime in fila verso i forni


e coperte infette da regalare agli indios


e pali da infilarci corpi


e croci


e altari a cui sacrificare il bene..


 




scrivere scrivERE scriVERE ScRiVeRe…


 





però parole vere


le ho lette respirate


mi hanno fatto credere, sperare in altri mondi



pure poesie liquide e fresche


bevute avidamente dall’anima assetata


parole libri scritti in quei momenti


mentre qualcuno muore un altro sogna


qualcuno nasce spera vive e scrive.


 




Io scrivo.


Ne ho bisogno.


 




Un pò di luce filtra e squarcia il velo


E amo immaginare di un’altrove


In cui ciò che scriviamo sia reale


E i nostri giorni solo brutti sogni


Da cancellare e riderne nel sole.


 




Grazie. A tutti, davvero.



22.9.04

Senza titolo 255

http://www.seagullsully.it/

Senza titolo 254

Cari Viandanti smarriti


Quante volte vi sarà capitato di trovarvi di fronte ad un bivio,nelle vostre vite ? E quante volte avete deciso d'imboccare la vita più semplice quella più facilmente percorribile , la più facile e meno proficua ( rettilinea , quella che per dirla con i gli ex Csi : << ... la retta la via è per chi ha fretta ... >> ) ovvero quella Sbagliata ? E quante volte invece avete scelto d'inestricarvi nello scomodo e impervio sentiero percorso della via retta la più dura ( e difficile certo , ma la più proficua e e dai risultati più duratori, almeno secondo la mia esperienza fin qui fatte ) ? Ma, soprattutto,quante volte avete saputo distinguere l'una d'altra ? . Tornare indietro non è possibile ( se non dopo che quella scelta ha portato a una s trada chiusa , allora si ritorna indietro e se ne ritenta un'altra , come faccio sempre vedere il mio precedente post http://edit.splinder.com/myblog/post/2932405/yes ) e spesso la decisione presa in un istante fugace può cambiare un esistenza … e a volte anbche di più . Ora il mio sogno che ho fatto ieri notte tratta tali argomenti , però visto che contiene detterminate cose intime ( i cosidetti precordi ) vi fornisco un modello simile che è la storia dell’ultimo speciale di Dylan dog


Speciale Dylan dog n. 18 La scelta SPOLLER << Che la Morte possa essere maestra di vita non sono in molti a crederlo. Eppure, per Dylan Dog, costretto a una scelta difficile per salvare la vita di Groucho, è proprio così. L’instancabile Mietitrice gli mostra il senso dello scegliere, le mille, imprevedibili svolte che una vita, e tutte quelle che le si intrecciano, possono assumere dal momento che si decide di agire in un modo o in un altro. Inizia così un lacerante viaggio nella memoria, un bilancio implacabile che condurrà Dylan a guardare dentro se stesso e nel flusso del tempo. A scoprire cosa sarebbe successo se… >> SPOLLER , e al film La vita é meravigliosa (It's a wonderful life ) di Frank Capra 1946 per chi volesse saperne di più trova qui la trama del film http://www.filmup.com/sc_lavitaemerav.htm .


Prima di lasciarvi , vi voglio riportare la risposta finale del dialogo interiore fatto nel mio archivio cartaceo ( un quaderno in cui metto articoli di giornali , pernsieri e dialoghi cuore &mente --- alcuni dei quali riporto qui sul blog o su quelli a cui collaboro --- , Frasi,citazioni di uomini illustri , precordi , ecc ) : << [---] L’importante è che decida \ scelga , nel bene o nel mmale , e non che siano gli altri a farlo per te o al tuo posto . Non importa se scegli la strada rettilinea ( quella meno faticosa ) o quella curvilinea ( la più dura ) o se nel cammino confondi una con l’altra , l’importantre che è scegli . [....] >>

Senza titolo 253

corridoi di corvi


e piazze di balene


piume e sbuffi


il vento ne sa


bene ciò che


che hanno visto i


miei occhi non


si può raccontare


ne tanto meno


lasciare


all’immaginazione


farebbe troppo


male meglio


tacere all’esitazione


per non favorire


il dolore

20.9.04

Senza titolo 252

IL TEMPO PERSO


Sulla porta dell'officina


d'improvviso si ferma l'operaio


la bella giornata l'ha tirato per la giacca


e non appena volta lo sguardo


per osservare il sole


tutto rosso tutto tondo


sorridente nel suo cielo di piombo


fa l'occhiolino


familiarmente


Dimmi dunque compagno Sole


davvero non ti sembra


che sia un pò da coglione


regalare una giornata come questa


ad un padrone?


Jacques Prévert


Ciao Giuseppe, sono passata a trovarti, un abbraccio

19.9.04

come lavarsi la coscienza

Lo sò che un articolo non mio , ma voglio proporre su di esso un dibattito





























Non spetta ai piccoli meditare sulla strage e sugli errori dei grandi






A tutti gli insegnanti di scuola materna ed elementare delle nostre parti e dintorni - Loro sedi. Si trasmetta per competenza, affinché ne venga data la minima diffusione possibile, la lettera datata 9 settembre 2004 con cui il ministro dell’Istruzione invita tutti i dirigenti scolastici italiani, in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, affinché «traggano dai tragici fatti di Beslan occasione per momenti di raccoglimento, riflessione e approfondimento sulla minaccia del terrorismo che incombe sull’umanità».
Tale circolare, purtroppo, ha già circolato nelle scuole di quelle regioni italiane che hanno iniziato le lezioni ai primi di settembre, senza le normali indicazioni d’uso e le previste controindicazioni.
Pertanto, in questa sede, si avverte la necessità di diffidare le SS/LL dal dare seguito alle raccomandazioni suddette, invitando gli insegnanti tutor, i vice tutor e le maestre addette ai servizi igienici a non parlare nella maniera più assoluta ai bambini più piccoli della tragedia di Beslan. Non il primo giorno di scuola, almeno. E neppure per tutta la prima settimana. Dalla terza classe elementare in su, se lo vorranno, saranno i bambini stessi a porre il problema. Soltanto allora si potrà dare seguito alla circolare ministeriale. Ma solo in quelle classi in cui il dialogo fra alunni e insegnanti sia diventata una prassi didattica collaudata.
I bambini sanno benissimo che cosa è accaduto a Beslan. Ma loro, soprattutto i più piccoli, hanno metabolizzato l’Ossezia come un angosciante «altrove» televisivo, lontano dalle mura confortevoli della loro scuola. Non spetta a essi meditare sul terrorismo. È solo la cattiva coscienza degli adulti che vorrebbe coinvolgere anche i bambini nelle proprie scelte sbagliate. Perciò, il primo giorno di scuola sia, come sempre, un caldo giorno d’incontri, di saluti, di conoscenze reciproche, di gioiosa consapevolezza di crescita.
Pensate ai bambini di cinque anni che vi hanno rifilato in classe, proprio da quest’anno. Hanno ancora il latte in bocca e il profumo di Nutella, ma quel nuovo grembiulino nero o azzurro ha dato loro la sensazione di essere saliti di un gradino nella scala dell’età evolutiva. Sono già affascinati e terrorizzati dall’idea di essere anch’essi finalmente fra i «grandi». Li vogliamo terrorizzare ancora di più parlandogli di terrorismo internazionale? Vogliamo inculcargli da subito la paura degli scialli e dei turbanti di persone che già circolano nella nostra società, i cui figli frequentano le nostre scuole, facendo sì che attribuiscano intenzioni malevoli a ogni sconosciuto vestito in un certo modo?
Solo quando si saranno interamente riappropriati degli spazi, dei ritmi e dei riti scolastici si potrà parlare di Beslan e di tutti i terrorismi del mondo di oggi, perché ve lo chiederanno loro stessi o il vostro programma di lavoro. Ma non perché ve lo chiede una circolare ministeriale.








Circolare del ministero, invito a ricordare Beslan
Nella scuola della Moratti il rientro è un lutto forzato
Non spetta ai piccoli meditare sulla strage e sugli errori dei grandi



A tutti gli insegnanti di scuola materna ed elementare delle nostre parti e dintorni - Loro sedi. Si trasmetta per competenza, affinché ne venga data la minima diffusione possibile, la lettera datata 9 settembre 2004 con cui il ministro dell’Istruzione invita tutti i dirigenti scolastici italiani, in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, affinché «traggano dai tragici fatti di Beslan occasione per momenti di raccoglimento, riflessione e approfondimento sulla minaccia del terrorismo che incombe sull’umanità».
Tale circolare, purtroppo, ha già circolato nelle scuole di quelle regioni italiane che hanno iniziato le lezioni ai primi di settembre, senza le normali indicazioni d’uso e le previste controindicazioni.
Pertanto, in questa sede, si avverte la necessità di diffidare le SS/LL dal dare seguito alle raccomandazioni suddette, invitando gli insegnanti tutor, i vice tutor e le maestre addette ai servizi igienici a non parlare nella maniera più assoluta ai bambini più piccoli della tragedia di Beslan. Non il primo giorno di scuola, almeno. E neppure per tutta la prima settimana. Dalla terza classe elementare in su, se lo vorranno, saranno i bambini stessi a porre il problema. Soltanto allora si potrà dare seguito alla circolare ministeriale. Ma solo in quelle classi in cui il dialogo fra alunni e insegnanti sia diventata una prassi didattica collaudata.
I bambini sanno benissimo che cosa è accaduto a Beslan. Ma loro, soprattutto i più piccoli, hanno metabolizzato l’Ossezia come un angosciante «altrove» televisivo, lontano dalle mura confortevoli della loro scuola. Non spetta a essi meditare sul terrorismo. È solo la cattiva coscienza degli adulti che vorrebbe coinvolgere anche i bambini nelle proprie scelte sbagliate. Perciò, il primo giorno di scuola sia, come sempre, un caldo giorno d’incontri, di saluti, di conoscenze reciproche, di gioiosa consapevolezza di crescita.
Pensate ai bambini di cinque anni che vi hanno rifilato in classe, proprio da quest’anno. Hanno ancora il latte in bocca e il profumo di Nutella, ma quel nuovo grembiulino nero o azzurro ha dato loro la sensazione di essere saliti di un gradino nella scala dell’età evolutiva. Sono già affascinati e terrorizzati dall’idea di essere anch’essi finalmente fra i «grandi». Li vogliamo terrorizzare ancora di più parlandogli di terrorismo internazionale? Vogliamo inculcargli da subito la paura degli scialli e dei turbanti di persone che già circolano nella nostra società, i cui figli frequentano le nostre scuole, facendo sì che attribuiscano intenzioni malevoli a ogni sconosciuto vestito in un certo modo?
Solo quando si saranno interamente riappropriati degli spazi, dei ritmi e dei riti scolastici si potrà parlare di Beslan e di tutti i terrorismi del mondo di oggi, perché ve lo chiederanno loro stessi o il vostro programma di lavoro. Ma non perché ve lo chiede una circolare ministeriale.










prima di dire cosa ne penso attendo i vostri interventi pro o contro

solidarietà a giovanni impastato fratello del famoso Peppino

A luglio e' arrivato il pignoramento della pizzeria della famiglia Impastato, quella in cui lavoro' anche Peppino, il giornalista ucciso dalla mafia nel 1978, e in cui sono state girate alcune scene del film "I cento passi".
A chiedere e a ottenere il provvedimento e' stato il legale di Tano Badalamenti, il boss accusato di essere il mandante dell'omicidio di Peppino. L'avvocato Paolo Gullo aveva sentito al Costanzo show il fratello Giovanni Impastato bollare la tesi di "Peppino terrorista-suicida sui binari" come quella "di un imbecille" e non ci penso' due volte a querelarlo, come ricostruisce oggi l'edizione palermitana della Repubblica. E nel marzo scorso, il giudice Gaetano Scaduti ha dato ragione a Gullo: "Chi sostiene una tesi in un processo puo' essere criticato, ma non offeso", dice la sentenza. "Nessuno puo' disonorare la memoria di Peppino dicendo che era un terrorista, lui fu ucciso dalla mafia", ha insistito Giovanni Impastato. Ma intanto la sentenza e' diventata definitiva.
A luglio e' arrivato il pignoramento e alla fine Giovanni ha sborsato 5mila euro, la meta' per la condanna, il resto per le spese legali. L'avvocato ha fatto sapere che la somma sara' devoluta all'istituto di dicerche Mario Negri, alla lega del Filo d'Oro e all'associazione dei mutilati sul lavoro. "Se ho pagato - ha detto Impastato - e' perche' rispetto le sentenze della magistratura, ma ritengo quella decisione ingiusta. Io difendero' sempre la memoria di mio fratello dentro e fuori le aule di tribunale. A chi ricevera' quei soldi in beneficenza - dice Impastato - vorrei dire di non accettarli: provengono dal legale di Badalamenti".


 


Orizzonti


Sul  film  i cento passi  di  M. tullo Maria  Giordanna  2000


http://www.peppinoimpastato.com/i_cento_passi_film.htm                                                    http://www.peppinoimpastato.com/i_cento_passi.htm  ( verità e finzione )            http://www.filmup.com/sc_icentopassi.htm                     


 Siti su Peppino                                                                                                                                         www.centroimpastato.it/                                                                                                                        www.forumimpastato.org/


 


 


                  


 


 


 


 


 

Senza titolo 251

Il sito internet www.warnews.it , pur essendo tradizionalmente restio ad occuparsi delle vicende politiche italiane, ha deciso oggi di pubblicare il seguente editoriale in risposta alle esternazioni del vicepremier Gianfranco Fini riguardo ai pacifisti.


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Troppo facile far la guerra al pacifista  di Paolo Oddone


Il vice primo ministro italiano Gianfranco Fini ha dichiarato che "il pacifismo è una caricatura della pace" ed ha esortato i suoi sostenitori a mobilitarsi contro i pacifisti che - a suo dire - sono come Ponzio Pilato, che "se ne lavò le mani".
E' fin troppo facile accostare le parole di Fini alla famosa dichiarazione pronunciata da Hermann Goering al processo di Norimberga:
"Naturalmente la gente comune non vuole la guerra: ne' in Russia, ne' in Inghilterra, ne' in Germania. Questo e' comprensibile. Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la politica, ed e' sempre facile trascinare con se' il popolo, sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista, o di un parlamento, o di una dittatura comunista. Che abbia voce o no, il popolo puo' essere sempre portato al volere dei capi. È facile. Tutto quello che dovete fare e' dir loro che sono attaccati, e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e in quanto espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i paesi."Ma la dichiarazione del vicepremier italiano rischia di essere anche decisamente maldestra e inopportuna.La bellicosa esternazione arriva infatti mentre due pacifiste italiane sono ancora nelle mani di un misterioso gruppo di rapitori in Iraq.
L'associazione Un ponte per... di cui fanno parte le due ragazze italiane è stata tra le piu' attive nell'opporsi all'intervento armato americano in Iraq. Eppure, quando l'attacco è scattato, Simona e Simona non se ne sono lavate le mani: hanno invece deciso di sporcarsele lavorando duramente per aiutare la popolazione civile alleviando il dolore degli innocenti. Quel dolore e quel disagio di cui le forze occupanti molto spesso preferiscono lavarsene le mani.
Negli ultimi giorni decine e decine di civili ( fonti ospedaliere riportano che in maggioranza si tratta di donne, vecchi e bambini), hanno perso la vita sotto i bombardamenti americani a Falluja.
La città, come in precedenza accadde a Najaf, è stata posta sotto un durissimo assedio, in contrasto con le norme della Convenzione di Ginevra.
In un articolo apparso oggi sull'edizione online di Al-Jazeera, un commentatore arabo si chiede perchè, se è vero che ci sono gruppi di terroristi rifugiati nella città, gli americani non entrano in forze con le loro truppe per circondarli e arrestarli, senza causare vittime tra i civili.
La risposta è che è molto piu' comodo e meno dispendioso bombardare dall'alto e assediare: dei morti innocenti si puo' tranquillamente lavarsene le mani.
Da un uomo di destra come Gianfranco Fini ci si aspetterebbe un esortazione alla truppa perchè affronti gli insorti eroicamente con sprezzo del pericolo, affrontandoli a viso aperto.
Invece, anzichè rispondere al braccio destro di Bin Laden -- che in un comunicato diffuso recentemente ha accusato gli occupanti di essere "dei codardi che hanno paura di affrontare in campo aperto i mujahideen, preferendo bombardare dall'alto" -- Fini preferisce prendersela con la presunta codardia dei pacifisti.
E questo proprio mentre due pacifiste italiane stanno rischiando la propria vita prigioniere del nemico.
Se Simona Pari e Simona Torretta se ne fossero lavate le mani, probabimente ora sarebbero a casa loro in Italia, a guardare la guerra in televisione. Proprio come Gianfranco Fini.
Perchè Fini non ha esortato i suoi seguaci ad arruolarsi e a partire per l'Iraq, anzichè aizzarli contro i pacifisti?
Se per loro la guerra è tanto giusta e necessaria, che vadano a farla di persona, sul campo, come i loro eroi di El-Alamein, o come i ragazzi americani che morirono in Normandia.
Chi pratica lo sport del lancio di sputi al pacifista ha ben poco del nobile guerriero. E Ponzio Pilato al confronto era un temerario.
La verità è che i veri nemici della pace non sono mai stati nè i pacifisti nè i combattenti. Il vero pericolo, da sempre, sono quelli che sono ora per la guerra, ora per la pace, a seconda della loro convenienza. Spietati e feroci con i più deboli, servili e striscianti con i forti, sanno sporcarsi le mani di sangue senza provare alcun orrore. Salvo poi lavarsele accuratamente prima di salire sul palco di un comizio, su uno scranno parlamentare o sui divanetti di velluto di uno studio televisivo.                   Paolo Oddone
www.warnews.it
Un saluto di pace, Redazione Warnews

ecco perchè ho firmato per il referendum e molto probabilmente voterò SI al referendum sulla fecondazione

Con questo post cercherò, vista la delicatezza delll’argomento in questione  . Infatti   Miram Maffai   afferma in una intervista   radio tre  : << l'approvazione della legge sulla fecondazione medicalmente assistita non riuscirà, come credono quanti l'hanno voluta e votata, a chiudere il dibattito sul problema, che ha visto incerte e divise quasi tutte le forze politiche, e che ha spinto molti parlamentari (dell'una e dell'altra parte) a fare ricorso alla "libertà di coscienza" rifiutando dunque le decisioni ufficiali del partito di appartenenza (...) >> per chi vuole  leggere  o sentire  tutta  la  puntata  http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=83399 . Ma  soprattutto  per rispettare  chi  è per a  favore di questa legge  e per  non condizionarvi  quando ci saà il referendum   cercherò  ( spero di esserci riuscito  .  se non lo fossi  fatemelo notare  )  più obbiettivo possibile , spiegando il perché  ho  firmato  seconfdo   la mia coscienza per il referendum e perché con molta probabilità voterò per il SI , ovvero abrogazione di tale legge .


 


1) La legge vieta la roicerca sulle cellule staminali embrionali , cioè la speranza di cure per chi ha grabvi malattie ; vieta la ricerca la ricerca sugli embrioni , compresi quelli in sopranumero destinati ad essere eliminati ; la clonazione terapeutica


2) la legge stabilisce l’equivalenza tra embrione e persona . Per a prima volta ordinamento giuridico , si sancisce il principio di equivalenza tra un ovulo fecondato ed un individumano titolare di diritti in palese contraddizione con la legge sull’aborto


3) Una legge che tenta d’imporre attraverso lo stato i precetti morali predicati dalla chiesa cattolica , rendendo reato quello ch secondo la chiesa è peccato .<< Se è vero che i credenti , quando avessero la maggioranza , hanntutto il diritto di approvare una legge --- commenta il filosofo Emanuele Severino che ha insegnato alla università cattolica di Milano --- è anche vero che i cattolici votano ,democraticamente una ledelo stato , ma che impone ai non cattolici di operare cattolicamente allora questa legge , pur prodotta in modo democratico è meno democratica meno laica , meno liberale di una legge dello stato la quale lasciasse i cittadini liberi di agire come credono >>


4) La legge obbliga il medico a trattamenti pericolosi la salute delle donne . Limitando a tre numero degli ovociti da fecondare ed impedendo il congelamento degli embrioni , diminuendo le probabilità successo della fecondazione assistita costringendo le donne a ripetuti trattamenti ormonali che aumentano il rischio di danni alla salute


5) la legge vietata l’accesso alle tecniche di procreazione assistita alle coppie portatrici di mala genetiche ( come l’anemia che ha u grossa percentuale in sardegna ) , ma non sterili


6) la legge obbliga la donna a far nascere un bambino malato o a interrompere la gravidanza ( in contraddizione in quanto i cattolici contro l’aborto ) , nel caso di trasmissione di malattie genetiche . In pratica obblga il medico ad impiantare nell’utero t gli embrioni ( anche quelli portatori di malattie genetiche ), costringendo la donna alla scelta se farlo nascere malato od abortire . Una scelta terribile come se già non fosse psicologicamente doloroso sapere che il futuro nascituro avrà una malattia genetica e non la puoi prevenire , dato che sono proibite le analisi pre impiato e quindi scartare gli embrioni malati .


7) la legge impedisce di avere un figlio,quando entrambi o uno dei due membri della coppia siano completamente sterili . Impedisce la fecondazione eterologa ( quando i gameti --- seme e ovociti --- non vengono dalla coppia stessa ma da donatori ) in contraddizione con la politica di sostegno familiare. Effetto paradossale in uno Stato a crescita zero che da una parte prevede un bonus di 1000 euro per ogni nuovo nato e dall’altra penalizza la fecondazione assistita al punto di ridurne i successi.


8) la legge obbliga la donna all’impianto nell’utero anche in caso di rpensamento da parte della coppia . In contrasto sia con libertà di scelta dell’individuo con la costituzione italiana ed è contro la la libertà di scelta e la responsabilità delle donne nel decidere di avere un figlio


9) Ovvero come una legge può trasformare in turisti forzati migliaia di aspiranti genitori.
<< [---] Questo dal 10 marzo 2004, data di promulgazione della n.40/2004, legge che pone rilevanti limiti alla tecnica della fecondazione medicalmente assistita. Sabrina Giannini ha documentato gli ultimi tre mesi del terremoto riproduttivo che ha costretto alcuni aspiranti genitori a varcare il confine di Stato per eludere le restrizioni della legge. [---]Cento coppie italiane, prima della legge, avevano potuto avere un figlio sano grazie alla fecondazione assistita che, tra più embrioni prodotti, consentiva di scegliere quello sano o portatore sano. Il Belgio sarà una delle mete preferite dai genitori portatori di malattie genetiche. Quelli, ovviamente, che potranno permettersi di pagare 6000 euro. Come vedremo, ogni paese applica le sue tariffe.Viaggiare, si sa, ha i suoi costi. >> da report del 17\09\2004 trasmissione in onda ogni venerdi sera su rai 3 ecco dove si può leggere tutto l’articolo della puntata della puntata di report qui citata http://www.report.rai.it/2liv.asp?e=2005. E quindi costringere alla clandestinità chi sa con quali rischi , colro che non possono permettersi di andare all’estero.


Concludo facendomi questa domanda : come fa un gruppo politico a chiamarsi casa delle libertà e poi a promuovere , blindandola ( impedendone che venisssero apportate modifiche in aula ) , illiberale . << Servirebbe un etica del rispetto ----Carlo Flamini il pioniere dei bimbi in provetta “ --- . La chiesa cattolica ha il diritto di cercare d’inserire i suoi convincimenti anche fra le regole di un paese laico ma solo se queste norme sono condivise . Altrimenti No . >>



P.S


Se c’è qualcuno\a che è per mantenere questa legge ( ovvero per il NO al referendum ) sono ben contento d’ascoltare le sue ragioni e confrontarmi con esse .


 




Percorsi  orientativi




www.Korazym.org ( per il No )


www.comitatoreferendum.it ( per Il si )



per capire la legge da http://www.repubblica.it/speciale/2003/dossier_fecondazione/index.html



fra i materiali presenti nel sito :



I sei punti della discordia
Eterologa vietata, obiezione di coscienza sull'applicazione delle norme: così l'etica cambierà la scienza Eterologa / Embrioni / Obiezione / Congelamento / Coppie / Clonazione








DOCUMENTI


Il testo integrale della legge
I contenuti del provvedimento





SCHEDE


Cosa prevede la legge


Le tecniche


Così negli altri paesi


Tutti i numeri italiani




18.9.04

un piccolo dono

La trapunta di stelle

Colori del cielo
stelle dorate
luna e pianeti dipinti
onde giganti
a collegare la terra
rossa sangue
verdi colline
bianche montagne.
Rivestita di petali
multicolori.
Piccoli uomini
lottano, lavorano,
guardano lontano
a cercare l'anima
non consapevoli
di ESSERCI già


 


Giuseppe vedi che sono ritornata a trovarti, tranquillo io ci sono sempre e ti sostengo  continua sempre e punta ancora più lontano. Mareazzurra

Senza titolo 250

Ho letto    su  in giornale  "  d'intrattenimento " e  poi ripresa dal corriere.it  mentre  attendevo ilmio  turno in ufficio ospedaliero o dal barbiere  ora non ricordo  con precisione , ma non ha importanza    questa  bellissima storia  che  dovrebbe  farci riflettere  , in quanto noi  Italiani  abbbiamo perduto il senso dell'umiltà , in quanto ci rifiutiamo  di fare lavori umili  e preferiamo   farli  fare  a  gli extra comunitari   .  


Era un segreto, mi vergognavo»La colf è una regina del Ghana Sovrana degli Ashanti, fa le pulizie a Vicenza. La figlia: noi donne siamo più sagge


DAL NOSTRO INVIATO               


SCHIO (Vicenza) - «Io regina come la mia mamma? Se lei lo volesse, potrebbe anche succedere. E, certo, non mi dispiacerebbe. Ho sedici anni, adesso sto in Italia e penso a studiare. Poi, si vedrà». La ragazza dagli occhi scuri, vivaci e curiosi, la pelle scura, i capelli neri crespi tirati e annodati con un fermaglio, aggiunge in tono sommesso: «Nella nostra tribù, il popolo Ashanti, le donne sono considerate intelligenti, sagge. Migliori degli uomini. Per questo ci sono più regine che re. Mia madre è una di loro». Magnifico. L’orgoglio femminista ricomincia dal Terzo Mondo. E dalle regine. Ma qui non siamo in Ghana, Paese d’origine di Francesca e della quarantasettenne Rosina Mawusi, la mamma, ovvero la sovrana di Besoro, la città-regno popolata da diecimila sudditi, a duecento chilometri da Accra, capitale dello stato africano. Qui siamo a Schio, provincia di Vicenza, 38.000 abitanti, 3.200 immigrati residenti. E qui la regina Nanà - questo il suo nome da regnante - di professione fa la colf. COLF - Collaboratrice domestica presso tre famiglie: 25 ore la settimana, stipendio, contributi regolari. Il fatto è che il rango non sempre coincide con la ricchezza. Lady Rosina, dunque, abbandonati in Ghana scettro e corona (nel frattempo, il fratello-re fa le sue veci, ma con l’obbligo di consultarla, anche da lontano, per le questioni più importanti), quindici anni or sono emigra in Italia.
Separata dal marito, cerca lavoro. Ha tre figli da crescere - Federico, Francesca e Maria Rosa - e vuole accantonare risparmi, da inviare nel suo regno. Dove ritorna una volta l’anno, carica di doni (cibo, indumenti, farmaci) raccolti per lei dalla Caritas. «A Besoro - racconta Francesca - la maggior parte delle gente coltiva i campi. Riso soprattutto. C’è tanta povertà». Continua la figlia: «Quando va in Ghana, la mia mamma-regina resta un paio di mesi, e recupera il tempo perduto. Si consulta con gli anziani, dirime le controversie; e, se i reati non sono gravi, può anche infliggere condanne: multe, sospensioni... Certo, non ha facoltà di fare imprigionare i sudditi. Queste sono cose del passato. Anche la tribù Ashanti si è adeguata ai tempi».
NATURALE CARISMA - Sono giorni di ferie, e Rosina/Nanà Mawusi è fuori Schio. Ma adesso non è in Ghana. È volata a Washington, ad incontrare alcuni parenti della tribù, che abitano negli Stati Uniti. I figli intanto se la cavano da soli: Federico, 19 anni, lavora come modellista in fabbrica, Francesca, in vacanza dalla scuola (frequenta l’Istituto commerciale), tiene in ordine la casa, e cucina. La piccola Maria Rosa di 9 anni è stata affidata a un’amica della madre. «A Schio c’è l’associazione Ghana International, punto di riferimento di tutti i ghanesi che vivono nella provincia di Vicenza - spiega Emilia Laugelli, attivissima assessore ai Servizi sociali -. Integrazione, solidarietà, volontariato sono elementi .Al centro Rosina indossa i simboli regali: il turbante, l'abito di seta e la collana acquisiti di questa città. Rosina Mawusi, donna intelligente e dai modi squisiti, è una colonna portante della sua comunità. Chi ha bisogno di consigli, di indicazioni di ogni genere si rivolge a lei. E lei ha parole sagge per tutti. È davvero dotata di naturale carisma». Già, è una «regina». Ma lei, Nanà, non se ne vanta. Anzi, per cinque anni ha conservato il suo segreto. Scoperto poi, quasi per caso, da Denia Frigo, una signora presso cui la sovrana di Besoro va a servizio. In occasione del battesimo dell’ultimogenita, infatti, la cattolica Lady Rosina (ma - precisa Francesca - nella nostra grande famiglia si professano varie religioni») chiese alla sua datrice di lavoro di fare da madrina alla piccola Maria Rosa. Ed è qui che la padrona scopre di avere come colf nientemeno che una sovrana. Se ne accorge per via di certi invitati di colore, che si presentano in chiesa, indossando una t-shirt bianca al centro della quale campeggia il viso di Nanà. Com’è, come non è, la verità viene a galla. Tra lo stupore dei bianchi, e i sorrisi compiaciuti dei neri. «Io segreto, perché io vergogna», confida la regina, in afro-italiano. Ma l’impasse si supera, e la vita continua come sempre. Poi, la storia della regina-colf arriva alle orecchie dell’assessore Laugelli, infine a quelle del cronista. «In Ghana sono mantenuta - racconta la regina Nanà al Corriere del Veneto - però non ho guadagni. Così funziona nel mio Paese». Ancora: «Non sono venuta in Italia con l’intenzione di fare le pulizie, ma per cercare di dare qualche cosa al mio popolo. Il bisogno di lavorare mi ha spinto a cercare un posto. Qualsiasi. Del resto, io so fare soltanto le pulizie e la regina». Così sia.
Ora, la figlia Francesca ci racconta altri particolari della storia. Ci parla dell’abito di seta preziosa che la regina indossa quando rientra a Besoro e viene festeggiata dal suo popolo: è bianco dalla vita in su, e colorato nella fascia dell’orlo; drappeggiato sul seno, lascia scoperta una spalla. Sul capo, Nanà porta un turbante bianco, al collo una collana preziosa di oro e perle, tramandata da generazioni. È il segno della regalità Ashanti. «Durante la festa in piazza - spiega Francesca - si balla e si canta. Si mangia riso e stufato di carne in abbondanza, accompagnato da vino di palma».
Come ti prepari a prendere il posto di tua madre, semmai ti designerà sovrana al suo posto? Risponde la «principessina» nera: «La cosa fondamentale è l’educazione. La regina Nanà m’insegna il rispetto per gli altri, i modi gentili, il contegno. Anche l’abbigliamento deve essere sobrio, discreto». A Schio, Francesca indossa pantaloni gialli e t-shirt in tinta. Una ragazza come tante. Il Ghana è lontano.
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Rosina Mawusi (a sinsitra) con le figlie Francesca e Maria Rosa (Ansa)


Una storia  in tempi  come  questi  in cui  la  globalizzazione  neoliberista  porta  l'uomo  ad aspirare  ( salvo  coloro  , sempre più pochi  , hanno ancora  spirito  critico   e  non fatti fare il lavaggio del  cervello )  a posti di potere  e di comando   e mal  volontieri   si adatta ( o non vuol ricordare  come  i propri nonni  o bisnonni   emigranti e non  )   a scendere  nella  scala dei valori  umani . Ma  forse  non   tutti hanno il coraggio  d'intrapendere una scelta  simile  che richiede   grande  amore e  grande dignità   per  vivere  e praticare un'esperienza simile  a quella  descritta  sia  nella storia di Rosina  , sia   nella bibbia  filip 2:6-8  trovate  qui il testo  http://www.aiutobiblico.org/sermoni/filip/html/50-0205.htm .


 


Orizzonti


Film \ Documentari


L'OMBRA DEL GUERRIERO di Akira Kurosawa, Tatsuya Nakadai, Tsutomu Yamazaki, Kenichi Hagiwara, Daisuke Ryu (Giappone, 1980)


Constans
di Krzysztol Zanussi - Polonia 1980


OMBRE IN PARADISO
  di   Aki Kaurismäki  Finlandia, 1986


La  triologia  del " IL signore degli Anelli  "  


Il  documentario "Con la Palestina negli occhi" di Action for peace


P.s


Non  ho avuto modo   di cercare  libri (  letteratura  , ecc )  che  trattassero  tale  tema  non  appena  ne  trovo proverò ad inserirli  .  Ma  poichè  questo  è n blog\  comunity   colettivo \ aperto  , se  anche  voi miei  cdv    avete  film , libri  ,  che trattino  tali argomenti    potete metterli  nei commenti  anche  voi  .


 


 



 



Senza titolo 249

"Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verita’"

Pino Scaccia

Mario Sotgiu e i suoi mille racconti: «Arzachena, una storia straordinaria»Il creatore del museo più piccolo d’Italia è il custode della memoria della sua città

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