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5.2.26

le foibe e l'esodo una lunga storia di convivenza prima pacifica poi rotta dalla violenza nazionalistica e ideologica e dalle pulizie etniche e snazionalizzazioni enich

no se fa la storiadel ciclo vitale de un albero,scomisisndo da maggio .A magio ven fora foie , fiori e fruti, ma dipende dal consime che ti ga dà prima e da com
e ti gà curà la piants neiedi precedenti

              Un Italiano Istriano 



Dopo la settimana della #memoria ( #27gennaio ) eccoci come ogni anno a quella del ricordo ( #10febbraio ) e a cercare un qualcosa che non sia la solita becera retorica nazionale ed a controbattere culturalmente coloro che mettono sullo stesso piano le due tragedie storiche . Ho trovato la soluzione . vi parlerò del perché parlo di #foibe ed #esodo ovviamente cercando di essere a il più obbiettivo possibile vista la delicatezza del tema . Del come a differenza di mio padre comunista /marxista sono arrivato a non considerarle solo come una vendetta da parte delle popolazioni slovene e croate (soprattutto) per le brutture e nefandezze subite da fascisti e di nazisti ma come un qualcosa di più complesso fatto di sofferenze e di " pulizie etniche " . fin da piccolo , avevo sentito parlare da mio nonno e mio prozi paterno ( fascisti )delle foibe e dei campi di prigionia Jugoslavi come brutalità comuniste , odio verso gli italiani ,ecć . L'opposto da mio padre (comunista marxista ) . Poi dopo la morte di nonno e prozio non ne ho più parlato . Anche se leggevo riviste di storia ovviamente di destra che riportavano la versione nazionalistico fascista e seguivo il dibattito ( giornali , TV )che ha portato all'istituzione del giorno del ricordo e le varie trasmissioni di storia sulla rai ogni 20 febbraio . Ma prima i libri :  Adriatico  Amaro  (  copertina  a  sinistra )   di  Raul Pupo    e



con  Prefazione di Enzo Collotti Postfazione di Tommaso Di Francesco . Sia   il primo  :<< [...] 

Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell’arco di un ventennio con l’esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della Seconda guerra mondiale. È qui che nascono le radici dell’odio, delle foibe, dell’esodo dall’Istria. ( Enzo Collotti ) sia il secondo   :<< [...] Un libro che, nell’assoluta oggettività documentaria, rispetta tutte le vittime ma non “condivide”, non “omologa”. Ossia non dimentica la sostanziale differenza tra massacratori nazifascisti e chi, giustamente, prese la parola e le armi per combatterli.>> (  Tommaso Di Francesco  )    insieme  al  ìl libro  citato precedentemente    mi hanno  fatto capire  che   esse     sono una  vicenda  cosi  complesse  e  dolorose   . infatti alcuni storici mal visti dalla destra nazionalista e considerati giustificazionisti dicono anche il regime fascista uso le foibe per gettare le colazioni slave fucilate. Situazione  con cui   ancora  non abbiamo  fatto  completamente   i  conti  .  Una situazione questa  delle foibe  che inizia  dall'unità d'Italia e  peggiora già con la Prima guerra mondiale, quando la Venezia Giulia è annessa all'Italia e lo Stato italiano, prima monarchico e poi fascista, opera una vera persecuzione nei confronti degli slavi che vi abitano, seminando odio e desiderio di vendetta.Con la Seconda guerra mondiale la tensione cresce, fino ad arrivare all'ondata di violenza dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre ’43: in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicano contro i fascisti che, nell'intervallo tra le due guerre, hanno amministrato quei territori con durezza, imponendo un'italianizzazione forzata e reprimendo e osteggiando le popolazioni slave locali.Senza sminuire i massacri delle donne e degli uomini finiti nelle foibe, certo negli ultimi anni c’è stata una strumentalizzazione (e un uso non corretto dei numeri) per restituire legittimità al fascismo. Come dimostra l'accostamento della Giornata del Ricordo, per onorare le vittime delle foibe, con il Giorno della Memoria per quelle della Shoah. L'autore  citato , Giacomo Scotti, basandosi su documenti di prima mano, a cominciare da quelli fascisti dell’epoca, fornisce nuovi strumenti per interpretare gli eventi istriani del settembre-ottobre 1943, fra la capitolazione dell’Italia e l’occupazione tedesca dell’Istria. Attraverso un esame rigoroso, disegnandone l'esatta dimensione storica, Scotti colloca la tragedia delle foibe nel drammatico contesto della Seconda guerra mondiale e della Venezia Giulia.Scrive Scotti: <<per  me è grave anche la morte di un solo uomo. Invece la verità storica è un’altra cosa. E quella va ristabilita>>

Ma  soprattutto  "ESODO",  album (  foto  al centro   )   e  libro    (     sotto  a  sinistra   )  


 ispirato alla storia  familiare  (    i nonni  )   dell'esodo giuliano dalmata, con tematiche di non ritorno, abbandono e ricerca delle radici. Album   prodotto   da Luca Moretti e rappresenta l'evoluzione musicale del suo libro omonimo, che narra le vicende della sua famiglia durante  il passaggio dall'Italia alla  j ugoslavia. L'album include nove brani e si distingue per la sua profonda introspezione e la cura delle ferite personali.
Lettura culminata    nell'intervista intervista con  ( la trovate qui in questo post ) l'autrice di in particolare   questa  parte  [...]

4.) Che ne pensi del 10 febbraio giorno del ricordo è riuscito in questi 20 anni della sua istituzione a : << [..] questa storia va compresa con il cuore prima ancora che con la ragione, per evitare di esser risucchiati da quel groviglio di idee e convinzioni, in cui, anche a voler essere obiettivi, si faticherebbe a venirne fuori indenni.” (Tratto da Chiara Atzeni, L’Eco di un Esodo) >> oppure come tutte le cose italiane , soprattutto quando, a causa dell'oblio forzato creato dalla guerra fredda e da non essere riusciti a fare i conti con il passato e le proprie responsabilità, le ferite sono ancora aperte, ogni volta che si parla di foibe ed esodo finisce in caciara e tipo contrapposizioni da stadio quando c'è un derby?

Purtroppo il 10 febbraio rimane per la maggior parte una data divisiva. Credo che l’essere umano abbia bisogno di appartenere a qualcosa e automaticamente schierarsi contro qualcosa di opposto, catalogare il bene e il male e lì fossilizzarsi, come una sicurezza. Lo stesso succede per quella data che potrebbe essere emblema del ricordo, del rispetto del dolore, dell’andare oltre odio, rancore ed etichette per evolvere come esseri umani; e invece diventa oggetto di strumentalizzazione, da entrambe le parti, come scudo e arma per avvalorare le proprie ideologie, qualsiasi esse siano. Ancora una volta, purtroppo, ideologie e preconcetti prevalgono su empatia e umanità. Però, posso dire anche che in questi anni in cui ho portato in giro Esodo, ho incontrato molte persone curiose e ben disposte all’ascolto.

[...]

 E questo video che qui ripropongo 



Hanno rafforzato e confermato la mia intenzione di parlare a 360 gradi dell'argomento per non lasciare come dicevo un uso strumentale de negazionista / riduzionista . Sia da una parte che da l'altra . Perché certe brutture non si possono negare, decontestualizzare , sminuire come avviene ogni 10 febbraio e non solo . Ma soprattutto mettere , riprenderemo in un prossimo post il discorso, sullo stesso piano con l'altra grande tragedia che è l'olocausto / Shoah .
Ecco  dunque  perchè il    ricordo  delle  foibe   e l'esodo è una  ferita  ancora  aperta  . Solo   quando la  si smetterà : di scontrarsi  inutilmente   di  rinfacciarsi   che il  tuo  crimine   è peggiore  del tuo  ,  del parlare  \  celebrare    decontestualizzando  , ingigantendo i  crimini  di una  prte  e  sminuendo  (  o  peggio tacendo   )    quelli  dell'altra   ,  ecc    si arriverà   ( forse  )  alla  chiusura  di questa  ferita .  E solo  allora       si  potrà parlare  \  celebrare   tali   dolorosi    avvenimenti  con  quello   che  viene  definita   illusionisticamente  e   utopisticamente    memoria  condivisa  .  




Svolta nel caso del prof cieco di Scandicci escluso dalla gita scolastica: Jacopo Lilli accompagnerà gli studenti a Dublino come consulente


N.b 

 leggo solo ora  della svolta del caso in questione . Chiedo umilmente scusa alla preside per averla giudicata troppo frettolosamente, ma il fatto è che non sono né giornalista né pubblicità ,  E il portaleMSN.it/Bing non sempre riporta gli aggiornamenti delle notizie .  E  quindi sul  sito del corriere ho visto l'aggiirnamento /evoluzione della vicenda soo poco fa


Svolta nel caso di Jacopo Lilli prof non vedente 


 di Scandicci escluso dalla gita scolastica: Jacopo Lilli accompagnerà gli studenti a Dublino come consulente

di Ivana Zuliani e Jacopo Storni


Lieto fine per la storia che ha visto protagonista la classe Terza V della scuola Russell-Newton di Scandicci grazie all'intervento del direttore dell’ufficio scolastico regionale Luciano Tagliaferri

Il professor Jacopo Lilli, inizialmente escluso dallo stage formativo a Dublino perché non vedente, potrà accompagnare la sua classe in Irlanda come consulente invece che come accompagnatore. Così, dopo tanta amarezza da parte del docente e dei suoi studenti, arriva il lieto fine di questa storia che ha visto protagonista la classe Terza V della scuola Russell- Newton di Scandicci (Firenze).

La svolta è arrivata mercoledì mattina, quando Lilli è stato convocato dal direttore dell’ufficio scolastico regionale Luciano Tagliaferri che gli ha prospettato una soluzione condivisa con la preside Maria Addabbo. «Le riflessioni della preside che non consentivano a Lilli di partire era giuste, per tutelare la sicurezza sia dei ragazzi sia degli accompagnatori - premette Tagliaferri - Ma quando ho incontrato il docente ho trovato una persona molto in gamba e motivata, che ha a cuore i suoi studenti, ho colto nel cuore di questa persona la fame di stare vicino ai propri studenti».

Firenze, prof d'inglese escluso dal viaggio di istruzione a Dublino perché cieco: «Sono perfettamente in grado di gestire la classe»di Jacopo Storni

Così ha pensato ad una sorta di escamotage che mette d'accordo tutti. 

«Il professore, come insegnate di inglese che conosce bene i ragazzi, potrà partire come consulente didattico: questo permette anche di svincolarlo dalla sorveglianza che poteva essere complicata. Le risorse per il viaggio le troveremo in qualche modo all'interno di quelle della scuola» dice il direttore dell'Usr. «Credo inoltre – aggiunge - che sia anche un elemento educativo e di inclusione: osare qualcosa in più significa una maggiore assunzione di responsabilità. Sarà un modo per responsabilizzazione gli studenti e creare un clima educativo inclusivo, che è un aspetto collaterale, ma non meno importate. Credo che i ragazzi presteranno maggiore attenzione».

Felice di questo esito il professor Lilli: «Ringrazio il direttore dell’ufficio scolastico e la preside per aver trovato una soluzione. Ringrazio i miei studenti e le loro famiglie che mi hanno mostrato grande affetto. Per il futuro auspico che si apra un dibattito istituzionale più ampio possibile per parlare di questi temi e trovare un percorso virtuoso che definisca quello che un docente non vedente può o non può fare».


4.2.26

Firenze, prof d'inglese escluso dal viaggio di istruzione a Dublino perché cieco: «Sono perfettamente in grado di gestire la classe»

di  cosa  stiamo  parlando 


Firenze, prof d'inglese escluso dal viaggio di istruzione a Dublino perché cieco: «Sono perfettamente in grado di gestire la classe» | Corriere.it


 ma  che  razza  di preside  è  una che si comporta   cosi  . La preside  , aspettiamo di sentire  la  siua versione   dei fatti  ,   ha  esagerato  .  Certo  da preside   ha    ragione   deve  far rispettare  le leggi    ed  allo  stesso tempo  dare  esempio  di legalità  e  tutelandosi   visto che  sarebbe    finità  sotto processo     se  fosse succsso qualcosa  di  grave  agli alunni  o al docente  . Ma  dall'altro ha  sbagliato     visto  che   : il prof  in questione   è in  grado   di gestire una  classe , ha esperienza   con gli  allunni   e quindi  sa  come    prenderli    e  come  si comportano . 


I genitori    degli allunni  ,  i  rappresentanti.  degli  studenti       che  gli hanno  fatto notare  come la  cosa  fose ingiusta    non  gli ha  ascoltati  ne   risposto  alle loro  obbiezioni  .  Ha    rifiutato    anche    l'opzione del  prof    di andare  in gita      come  accompagnatore  extra scolastico   cioè a  spese   sue   e     sotto la  sua responsabilità  . Essa  ha   preferito   seguire    alla  lettera   il  regolamento  passando   sopra  l'essere umano . Non si è resa  conto    che  ha  davanti delle  persone    che   hanno  delle  difficoltà e  che riescono nonostante  tu.tto  a svolgere  il  loro lavoro  .  Non si. è  resa  conto  che   dovrebbe  pensare   di più ai  suoi

  " dipendenti " ed  ai  loro problemi   non solo  alle  leggi   \ regole  .  E   che  a  volte   per  fare  la   cosa  giusta   si  possono   infrangere  o sminuire   cioè distinguere la  regola  dall'eccezione  o almneo provarci  . E  visto che    qu,esto mondo è sempre  più complesso ed  sempre  piuù  distante   da  qualsi tipo di umanità   e  che siamo noi  quelli   che   dobbiamo proteggere  i deboli   e  dobbiamo   farlo   muovendo  cortesia  ed  umanità  .  


Ecco, questa sì, è una grande notizia. E un grande orgoglio italiano. Nicolò Govoni, fondatore e volto di Stil I Rise, è stato scelto come portabandiera olimpico ai Giochi invernali di Milano-Cortina?

Nicolò Govoni, fondatore e volto di Stil I Rise, è stato scelto come portabandiera olimpico ai Giochi invernali di Milano-Cortina. Un onore e un riconoscimento internazionale straordinario per questo giovane uomo di Cremona che ha creato dal nulla una delle più importanti organizzazioni no profit al mondo che “garantisce istruzione di eccellenza gratuita per i bambini profughi e vulnerabili nel mondo”. Sarà lui,
insieme a Filippo Grandi, a rappresentare l’Italia a Milano, a reggere la bandiera coi cinque cerchi, a incarnare - come ha fatto in tutti questi anni - un altro modo possibile di abitare il mondo, fatto di empatia, cura del prossimo, ma anche grande rigore e trasparenza e denunce spesso scomode di ipocrisie e ingiustizie plateali, con gli occhi di chi le vive tutti i giorni. Questo riconoscimento ripaga Nicolò di tutti gli enormi sacrifici. « Non è un premio » da quel che  dice legggo   su lorenzo Tosa   «- anche se lui è stato anche candidato al Nobel per la Pace - è un modo per riconoscere e testimoniare al mondo il valore di quello che fa.» Una  bella   notizia   su  qu,este  olimpiadi    vicine  all'inizio  nate    nel segno  delle polemiche  ( i teodofori , i lavori  fatti male  ed  in ritardo  ,  lo spreco di. denaro  pubblico e  i disastri ambientali  , ecc  )   e  il segno dell’Ice, bello sapere che quella bandiera passerà anche dalle sue mani.

rimanere in silenzio o parlare dei violenza sulle donne ? il caso di Ylenia Musella

Leggendo   dell'ultimo  omicidio  ,  quello  di  Ylenia Musella di 22 anni è sempre più difficile trovare le parole . Soprattutto quando leggi che

da Lorenzo Tosa

È stata colpita a più riprese al volto dal fratello, che poi le ha inferto una sola coltellata profonda alla schiena, fatale.Il suo assassino l’ha scaricata come un cane ancora viva davanti all’ospedale Villa Betania, ma per Ylenia non c’è stato nulla da fare. È morta in ospedale per le conseguenze delle ferite riportate.È morta per femminicidio, anche se la tragedia si è consumata in un contesto di degrado sociale profondo: mamma e patrigno si trovavano in carcere, per cui Ylenia viveva da qualche tempo col fratello 28enne nelle case popolari del rione Conocal, senza sapere che sarebbe diventato il suo assassino.Chi la conosce parla di “un sole sempre acceso”, una ragazza sempre sorridente, nonostante un contesto familiare e sociale difficilissimo.E forse - secondo le prime ricostruzioni - quel contesto non c’entra quasi nulla con quello che è accaduto, maturato invece tra le mura domestiche, in un copione molto più simile a quello che raccontiamo quasi ogni giorno quando parliamo di femminicidio.Di sicuro Ylenia oggi non c’è più.Ci uniamo al dolore e al cordoglio della famiglia e degli amici, di una citta'

Ora   l'unica   soluzione è   quella  del  silenzio  . Ero  un po'  titubante  ad  intrapendere  quella  strada  perchè 1) il silenzio uccide      due   volte   ed   in  casi come questo  equivale  ad essere   indifferenti   2) non sempre   usare  il silenzio come  arma    di difesa   psicologica  davanti. a  simili brutture (  metaforicamnte   parlando  )  o    alle  parole narrazoni   tossiche    come     questa 


dove si commenta il fatto che A Benevento un uomo di 38 anni, una guardia giurata, ha sparato alla moglie che è ricoverata in fin di vita, in gravissime condizioni.  


Ma a farmi decidere il contrario oltre   questo video

    


è stata la lettura di quanto ha scritto sul caso di Ylenia Musella Patrizia cadau , autrice di "Volevate il silenzio Avete la mia voce"(  foto  al  lato  )   in cui racconta la sua vicenda e di come sia sopravvisuta alle violenze di un maschio alfa , su fb ( qui il testo integrale « [... ] Quello che è certo è che ancora una volta una donna muore di violenza maschile e tutti continuiamo a credere sia un problema femminile.È violenza maschile, è accanimento spudorato e impunito di uomini che odiano le donne, specialmente quelle di casa.È violenza maschile anche se accorrerranno in tanti a brandire i loro distinguo insopportabili "e la violenza sugli uomini?" "non tutti siamo così" e altre divagazioni pittoresche.Il fatto è che Ilenia non c'è più.Non abbiamo fatto in tempo neppure per lei.E abbiamo fallito.Ancora.» .


Ma soprattutto perchè Parlare di tragedie come qeste senza retorica e in maniera non tossica significa smetterla di descrivere questi atti come momenti di follia improvvisa o solo semplici "liti familiari" finite male. Spesso, come evidenziato anche in casi precedenti simili (come quello di Noemi Riccardi a gennaio 2026), si tratta di contesti segnati da violenze e soprusi pregressi già noti a parenti o vicini. Chiamare le cose con il loro nome — violenza di genere domestica — è il primo passo per rompere il
silenzio.
Infatti qui c' è Il dovere di non essere testimoni passivi Il caso di Jlenia, abbandonata ferita davanti all'ospedale, sottolinea l'importanza di intervenire prima che la violenza diventi fatale come in qiuesto caso appunto . Come     agire  allora   ?  Con:

  •  la  denuncia  in quanto essa     non è un'opzione, ma una necessità: Il reato di maltrattamenti in famiglia è procedibile d'ufficio: chiunque sia a conoscenza di violenze può e deve segnalare alle autorità (Questura, Carabinieri o Procura).
  • l'ascolto senza giudizio : Se sospetti che una persona vicina sia in pericolo, offri un ascolto attivo. Evita di chiedere "perché non te ne vai?", ma rassicurala dicendo: "Io ti credo, sono qui per aiutarti". 
  •  Azioni concrete e immediate  Per trasformare l'indignazione in prevenzione, è necessario conoscere e diffondere gli strumenti di protezione: Contattare il 1522: È il numero di riferimento per ricevere orientamento immediato. È possibile anche chattare via web se parlare a voce è troppo rischioso. Rivolgersi ai Centri Antiviolenza (CA): Questi centri offrono supporto legale e psicologico gratuito, oltre a percorsi di messa in sicurezza.Segnali Silenziosi: Impara e insegna il Signal for Help (mano aperta, pollice piegato e dita chiuse sopra) per permettere a chi è controllato di chiedere aiuto senza essere scoperto.
Parlare di Jlenia oggi significa non lasciarla diventare solo un numero, ma pretendere che i segnali di violenza in famiglia non vengano più derubricati a "fatti privati". Ecco e qui concludo , in quanto ho già detto troppo , per evitare di diventare retorico e finire assueffatto a tali avvenimenti .

[ Grammatica del creato ] ecco perchè non sono ateo

 La riflessione  di Enrico Carbini    che  trovate nelle  righe  sotto pur essendo   confessionale  , egli  è  un Testimone di Geova , arriva  anche  se  per  strade  diverse alla  stessa mia  conclusione  del precedente post   in cui   replicavo  alla  sua  affernìmazione  che  la  vita  sia   solo  frutto  di Dio   .
Infatti  Il dibattito  (  non solo  fra  me  è  lui o  loro visto  che  spesso  vengono in coppia   a  trovarmi  all'associazione  volontariato ) tra progetto divino ( creazionismo/disegno intelligente) ed evoluzione biologica contrappone spesso una visione teologica, che vede la vita come parte di un disegno preordinato, a una scientifica, basata sulla selezione naturale. Tuttavia, molte visioni moderne cercano una sintesi, non considerando la teoria evolutiva contraria alla fede . 


Ma   ora   bado  alle  ciancie   ed  entriamo  nel vivo  del post    .  Ecco  la  sua riflessione  

  Gli animali non hanno un’idea astratta di “protezione”, non la pensano, la incarnano. Il cane non “difende” il neonato: lo custodisce. È una differenza sottile ma enorme. La difesa nasce dalla paura di una minaccia; la custodia nasce dal riconoscimento di una vulnerabilità. Quel gesto della testa appoggiata è per dire “sono qui, il mio peso, il mio calore, il mio respiro delimitano uno spazio sicuro”.


E quando la madre lo allontana e lui torna, è fedeltà a una percezione interna. Come se dicesse: “Tu vedi una scena, io sento una necessità”Questo dice molto anche su di noi. Noi umani abbiamo trasformato la protezione in un concetto complicato: norme, paure, controllo, ansia, responsabilità, proprietà (“è mio figlio, è mio dovere”). Gli animali invece ci mostrano la protezione come prossimità. Non fare qualcosa per qualcuno, ma stare con qualcuno. Una presenza che non si sposta.
C’entra qualcosa Dio in tutto questo?
Se Dio è creatore della vita, come in effetti è, allora quel gesto fa parte della grammatica del creato. Non è un’aggiunta morale, è una struttura di base dell’essere: la vita tende a riconoscere la vita, soprattutto quando è fragile.Dio non ha “insegnato” la protezione, l’ha scritta nella struttura della vita stessa.L’esistenza di Dio, non si riconosce tanto nei miracoli spettacolari,ma in questi micro-gesti in cui la vita si prende cura della vita.Si può dire che quel cane è una delle frasi più convincenti della sua esistenza.

Un abbraccio a voi tutti  ❤️

3.2.26

Un’organista di chiesa ha pubblicato tre dischi per ricordarci che la musica è la più grande espressione umana Kara-Lis Coverdale è una compositrice d'avanguardia che si relaziona al silenzio e alla spiritualità armata di pianoforte e elettronica rarefatta.


 L’intervista con la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale è stata rimandata un paio di volte. Non per un capriccio d’artista, ma per una grande nevicata in Canada che le ha scombinato i piani impedendole di partire per l’Europa, dove è arrivata solo in questi giorni per il nuovo tour. Ci siamo 
Foto: Norman Wong/
    courtesy of Inner_Spaces
inseguiti, sì, ma nell’effimerità delle mail. I corpi bloccati, il tempo sospeso. A suo modo, una descrizione perfetta per il suono della compositrice: una musica che non forza mai il movimento, lo aspetta.        
Fatta di rallentamenti, ascolto profondo, spiritualità. 
Kara-Lis Coverdale è una pianista e compositrice che ha sempre abitato una zona laterale della musica contemporanea. 
Non abbastanza ambient per diventare sottofondo, non dogmatica e accademica per restare confinata nei circuiti colti, non eccessivamente elettronica per essere ridotta a una scena. Prima di una pausa discografica lunga nove anni, il suo nome si era fatto conoscere grazie ad album come Aftertouches e Grafts, quest’ultimo esaltato dalla critica come uno dei lavori più radicali e intensi della nuova musica strumentale degli anni Dieci.Quella improvvisa attenzione, però, è stata piuttosto stressante per la compositrice. Di quel periodo parla apertamente, facendo riferimento a un esaurimento fisico e creativo, a orecchie stanche, a un bisogno radicale di silenzio. «Dopo un lungo periodo di concerti e tournée ho sentito un effetto quasi atomizzante sulla mia visione musicale», racconta. Troppo rumore, troppo spostamento. Il bisogno non era produrre di più, ma fermarsi: «Avevo bisogno di radicarmi in un luogo, di ritrovare una dimensione di quiete nella mia pratica».In questi anni di silenzio discografico, però, Coverdale non ha mai smesso di comporre. Ha scritto musiche per archi, coro ed ensemble, oltre a colonne sonore per film, documentari e installazioni. Ha sonorizzato anche una saune norvegese e lavorato per delle librerie sonore per terapie psichedeliche: «Ho imparato a definire cosa significhi “estremo” nel suono e a riflettere su come certi estremi possano essere dannosi non solo per lo spirito, ma anche per le nostre strutture mentali. Nell’era elettrica e del software questi estremi diventano sempre più pronunciati».

Foto: Norman Wong /
courtesy of Inner_Spaces


Nel frattempo ha studiato a fondo l’Harmonices Mundi di Keplero, alla ricerca di un rapporto tra proporzione, materia e cosmo che potesse offrire una nuova grammatica del suono. E ha continuato a suonare l’organo in chiesa: una pratica che l’accompagna fin dagli inizi e che non ha mai abbandonato. «La musica è una pratica profondamente spirituale per me», dice. «È un modo di comunicare con gli altri, ma anche con me stessa. Un modo per connettermi al mondo e all’universo attraverso la fisica, il soprannaturale, l’invisibile. È la più grande espressione umana che conosca».È in questo tempo di mezzo, alla ricerca del proprio spazio, che Coverdale ha ripensato il suo rapporto con il suono. «Sono da sempre affascinata dalle musiche che sanno ascoltare. Credo che i miei lavori più riusciti riescano a tirare fuori qualcosa dall’ascoltatore tanto quanto offrono. Il silenzio e l’immobilità nel processo di scrittura creano uno spazio in cui si può ascoltare il suono in sé, analizzare la musica in modo oggettivo». Continua: «La quiete e l’uso di strumenti acustici hanno riacceso in me un senso di immediatezza e presenza, di effimerità. Tornare alla natura spoglia di uno strumento solista, completamente non mediato né processato, è ancora oggi una sfida: devo trattenermi dal fare di più. Mi piace questa disciplina della sottrazione, lasciare che lo strumento semplicemente sia, nella sua forma più essenziale».Il silenzio discografico è stato rotto dalla pubblicazione di tre album in un solo anno. Un gesto netto. Lavori diversi ma complementari, nati dallo stesso lungo periodo di ascolto e sedimentazione. From Where You Came è «epico e avventuroso», A Series of Actions in a Sphere of Forever è «un lavoro per pianoforte solo, costruito su limitazioni modali e su un’attenzione radicale all’ascolto e al decadimento del suono». Changes in Air, invece, è «musica senza fretta, sensibile al clima, pensata per essere vissuta dall’interno».C’è molto pianoforte in questi album, un ritorno a una relazione più tattile e strumentale con la musica, un altro modo — stavolta sonoro — di radicarsi. «Con il pianoforte c’è un’immediatezza, una naturalezza che nasce dal tempo che abbiamo passato insieme. In questo momento sto apprezzando molto la fisicità degli strumenti acustici, il loro aspetto incarnato. Sta diventando quasi un privilegio poter esistere nel mondo reale». Perché, come afferma con semplicità: «Il suono è vita».Negli ultimi mesi si è registrato un rinnovato interesse per la musica classica anche al di fuori dei suoi contesti tradizionali, grazie soprattutto a un lavoro inaspettato come Lux di Rosalía. «Per me “classica” indica soprattutto una profondità di comprensione e di formazione: un impegno allo studio che dura tutta la vita. Rosalía è una studentessa della musica in senso ampio, ma anche profondo. Di recente ho letto una sua dichiarazione in cui diceva che per lei è fondamentale che la sua musica raggiunga un pubblico vasto, altrimenti la vivrebbe come un fallimento. Non so se definirei quello un fallimento, ma capisco e condivido il desiderio di comunicare in modo ampio: crea una comprensione comune. È qualcosa di bellissimo riuscire a creare un momento in cui tante persone possano vivere insieme un’esperienza significativa. Affidarsi all’amore è il modo migliore per farlo».Lasciata alle spalle la storica nevicata, Coverdale è arrivata in Italia per esibirsi ieri a Pordenone. Replicherà lunedì 31 gennaio all’interno della rassegna Inner_Spaces all’Auditorium San Fedele di Milano, là dove ambient, elettronica sperimentale e musica sacra sono di casa. Ovvero tutto ciò che fa parte del suo repertorio e della sua traiettoria, che per l’occasione prenderà forma in un live focalizzato sulla prima delle tre uscite del 2025, From Where You Came.Sarà l’occasione per rivederla dal vivo e assaporare, nei silenzi e nella materia, la sua idea di suono: «Ogni oggetto ha una voce. L’armonia è intrinseca alla materia, alla proporzione, alla forma. Anche gli esseri viventi come gli alberi hanno una voce, ma bisogna allenare le orecchie e l’anima per ascoltarla. Se ci apriamo a considerare la musica come un’espressione dei sensi, il mondo intero prende vita nella musica».

my splatter valentine

 il  post   d'oggi    scritto  di  getto  e  ispirato (  diciamo  deliberatamente  tratto )  sia   dalla     lettura   de dell'ultima  storia  di  Dylan Dog 

    sia   all'introduzione  del  dylan  dog horror club  (  foto    al lato )  dellla storia    del n  473    in titolato 

appunto  my splatter  valentine  .
Dopo questo  spiegone    veniamo    a  noi    Cari amici   vicini e lontani  . Tra qualche  giorno  sfrofondiamo    in un orrore  molto contemporaneo la famigerata  festa  degl inamorato     amorosa  .  Un giorno   in cui nolente  e  dolente     sei in  coppia  sei  costretto a  festeggiare    perchè  le  donne    sono  più romantiche  di   te  e   ci tengono   altrimenti  ....😜🙄😋   sono guai  . Ma  soprattutto è un giorno  per  noi    single  ( per  scelta   o per  sfiga  )   tocca  a  sorbirci  prediche  e  gli  sfottò    i genitori e  parentame assortito  (   che    ti chiedono ancora  non sei  fidanzato o sposato   ,  ancora  nessun  nipote  )  o  di  amici\che  impegnati   che  ti.  prendono in giro  perchè non sei   fidanzato .  Da single     smemorati (  ma  anche   che  considerano    sa valentino  una  festa  come  un altra in quanto   ormai  mercificata  e  obbligatoria )   che   se  ne  fregano e quasi imprudentemente     vano lo stesso  in pizzeria   e  nei locali     ovviamente  pieni  di coppie       che festeggiano   san  valentino  e  subiscono prese  in giro e   risatine  come   è ( ne h o parlato  ne meandri del blog  )  sucesso    qualche volta  al sottoscrito   se  non bastassero    quelle    quando   l'8  marzo,data  ormai  snaturalizzata   e  mercificata  , perchè  tu  uomo  (  da  solo,  con amici  )  hai osato mettere  piede    in un locale  . 
Ora    lo so che bisogna  fare  buon viso a  cattivo cioè  farsene  una  ragione  visto    che  la  società occidentale  ( ma   non solo  vista  la  mercificazione  e  la globalizzazione   omologante e  neoliberista  ha    trasformato e  mercificato   una festa   mista  ( la vera storia  di san  valentino   ) in cui s'intrecciavano  tadizioni cristiane e pagane, commemorando il martire Valentino di Terni e sostituendo i riti dei Lupercali in qualcosa   di  commerciale  .
 Meno  male , grazie   del  suggerimento di  #BarbaraBaraldi   e al suo   Dylan dog horror   club  ,  ci sono   film horror  

 


Le 10 storie imperdibili dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

 per  i  video    non  sono riuscito  a  riportarli   c'è ilcopyright  troppo rigido  li  trovate  qui   su  https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/10-storie-imperdibili-giochi-olimpici-invernali-milano-cortina-2026  
da   cui  ho preso l'aricolo

Le 10 storie imperdibili dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

Sia che tu non sappia granché degli sport Olimpici invernali o che voglia semplicemente sapere chi tenere d'occhio, scopri le 10 storie da seguire a Milano Cortina 2026, tra 4 e 22 febbraio.


 

Mancano ormai 100 giorni ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e l'attesa cresce a dismisura.

Questa edizione promette di essere tutta da vedere: il ritorno sul ghiaccio Olimpico di superstar dell'hockey su ghiaccio della NHL come Sidney Crosby, la statunitense Chloe Kim alla ricerca di un terzo oro consecutivo senza precedenti nello snowboard halfpipe, la sciatrice Mikaela Shiffrin in cerca di riscatto e lo sci alpinismo al suo debutto sul palcoscenico più importante del mondo.Gli atleti e le atlete di 16 sport attendono da anni, se non decenni, questo momento. È ora di prepararsi!

Olympics.com ti accompagna attraverso dieci storie per prepararti al meglio per Milano Cortina 2026, di cui è già stato pubblicato il calendario di tutte le competizioni.

Poiché i Comitati Olimpici Nazionali (NOC) hanno l'autorità esclusiva per la rappresentanza dei rispettivi Paesi ai Giochi Olimpici, la partecipazione degli atleti ai Giochi di Milano Cortina dipende dalla selezione del proprio NOC dei rappresentanti nella delegazione a Milano Cortina 2026.

 

1. Hockey su ghiaccio: le stelle della NHL tornano ai Giochi Olimpici

Per la prima volta da Sochi 2014, i migliori giocatori di hockey su ghiaccio della National Hockey League (NHL) torneranno sul palcoscenico Olimpico In parole povere, i migliori giocatori del mondo indosseranno le maglie delle loro nazionali, rendendo il torneo una vera e propria sfida tra i fenomeni internazionali. Le stelle della NHL hanno saltato le ultime due edizioni dei Giochi Olimpici Invernali e il loro ritorno alza notevolmente la posta in gioco. Le nazionali saranno piene di talenti, con nomi come Connor McDavid, Sidney Crosby, Auston Matthews e Jack Eichel pronti ad affrontarsi.E con l'oro Olimpico in palio, il livello di gioco è destinato a essere eccezionale; osiamo dire che potrebbe essere il miglior torneo Olimpico di hockey di tutti i tempi. Canada, Stati Uniti, Svezia e Finlandia sono tra le favorite, ma tante squadre di alto livello non permetteranno partite facili.Il 4 Nations Face-Off che ha visto protagoniste le nazionali sopracitate nel febbraio 2025 ha offerto un assaggio dell'intensità e della forza delle stelle che i tifosi potranno ammirare quando il disco cadrà a Milano.

2. Sci alpino: la ricerca della redenzione di Mikaela Shiffrin

Con 101 vittorie in Coppa del mondo, 18 medaglie mondiali e due ori Olimpici, Mikaela Shiffrin è la sciatrice alpina più vincente della storia.La statunitense ha conquistato ogni disciplina, infranto record e guadagnato il rispetto di leggende che la definiscono "la più grande di tutti i tempi". Eppure, mentre si dirige verso Milano Cortina 2026, la sua storia non è più una storia di dominio. È una storia di redenzione.
A Beijing 2022, Shiffrin si è presentata come la favorita assoluta, ma ha lasciato i Giochi Olimpici a mani vuote dopo una serie di ritiri nelle sue specialità preferite. Per un'atleta del suo calibro, è stato un dolore profondo e in mondovisione.Da allora, è tornata al suo meglio. Nel 2023, ha battuto il record assoluto di vittorie in Coppa del mondo. Nel 2025, ha raggiunto il traguardo delle 100 vittorie e ha eguagliato il record di medaglie di tutti i tempi ai Campionati del mondo, vincendo l'oro nella prima combinata a squadre.Ma il percorso non è stato facile. Due brutti incidenti nelle ultime stagioni le hanno causato gravi infortuni e quella che ha apertamente descritto come una lotta contro il disturbo da stress post-traumatico. Questo percorso ha rimodellato il suo approccio alla stagione 2025-2026. Non gareggia ormai più in discesa libera e sta tornando gradualmente al super G, con poche gare in programma prima dei Giochi Olimpici. Il suo focus è saldamente sullo slalom e sullo slalom gigante, il fulcro della sua straordinaria carriera, mentre punta a tornare sul podio Olimpico in quella che potrebbe essere la sua quarta edizione dei Giochi Olimpici Invernali."Sono ancora nervosa", ha detto ad Associated Press a proposito dei prossimi Giochi Olimpici. "Probabilmente mi sento più nervosa ogni stagione perché so quanto sia difficile avere davvero successo e quanto desideri averne. Sento di poter sciare ancora meglio: per questo sono così motivata in questo momento".

Mikaela Shiffrin: Vincerò ancora

La sciatrice americana riflette sulla sua esperienza olimpica, sul supporto delle altre atlete e su come intende concludere questa stagione alla grande: "Puoi fallire e non essere un fallito", ha detto la due volte campionessa olimpica. "Prenderò quello che ho effettivamente migliorato nello sci e lo userò per il resto della stagione"

  


3. Danza sul ghiaccio: l'ultimo ballo di Charlène Guignard e Marco Fabbri

Per Charlène Guignard e Marco Fabbri, Milano Cortina 2026 sarà il culmine di una collaborazione lunga 15 anni, dentro e fuori dal ghiaccio.
La coppia italiana di danza sul ghiaccio, e coppia nella vita reale che vive e si allena a Milano, scenderà sul ghiaccio di casa per quella che sarà la loro quarta e ultima edizione dei Giochi Olimpici Invernali, portando con sé una vita di trionfi condivisi, delusioni e sogni incompiuti.
Insieme, Guignard e Fabbri hanno costruito una carriera straordinaria: due volte Campioni europei, più medaglie ai Campionati del mondo e una delle squadre di danza sul ghiaccio più costanti al mondo. Eppure, una medaglia Olimpica è sempre rimasta un sogno. Solo tre pattinatrici italiane sono salite su un podio a cinque cerchi, tra cui la loro allenatrice Barbara Fusar Poli, che vinse il bronzo a Salt Lake City 2002.
Questa volta, per i due i Giochi Olimpici si terranno in casa. Il pubblico conoscerà la loro storia, la loro arte e cosa significherebbe vederli scrivere la storia a Milano. Sarà l'ultimo ballo per Guignard e Fabbri, forse il più intenso.
"Durante gli ultimi Giochi Olimpici di Beijing 2022, abbiamo compiuto un altro passo avanti nel processo di maturazione", ha dichiarato Fabbri a Olympics.com lo scorso anno. "Quindi penso che saremo ancora più maturi alle prossime Olimpiadi e avremo la mentalità giusta per lottare davvero per una medaglia".

Pattinaggio di figura: al via il Grand Prix 2025-2026

Charlène Guignard e Marco Fabbri: 15 anni insieme dentro e fuori dal ghiaccio



I tre volte Olimpionici hanno condiviso i segreti per bilanciare lo sport e le relazioni personali, e perché non è stata una decisione semplice puntare ai Giochi Olimpici di casa a Milano Cortina 2026.



4. Arianna Fontana cerca una storica doppietta sul ghiaccio di casa

Un'altra atleta invernale italiana che punta a fare la storia sul ghiaccio di casa è Arianna Fontana, l'atleta Olimpica invernale più decorata d'Italia con 11 medaglie nello short track.


Ora che si avvicina a quella che potrebbe essere la sua sesta edizione dei Giochi, la 34enne si sta preparando per qualcosa che nessuno si aspettava all'inizio della sua carriera: gareggiare sia nello short track che nel pattinaggio di velocità su pista lunga a Milano Cortina 2026. Di recente un infortunio al flessore dell'anca ne ha compromesso l'inizio di stagione, ma non dovrebbe essere grave: Fontana ha scritto che "la strada è solo diventata un po' più lunga".
A prima vista, i due sport sembrano simili, entrambi disputati su un ovale di ghiaccio ad alta velocità. Ma lo short track richiede potenza esplosiva e istinto tattico in gare serrate, mentre la pista lunga si basa su ritmo, andatura regolare e controllo in un formato, nelle qualifiche, a cronometro.
Con il calendario di Milano Cortina 2026 che rende possibile una doppietta, Fontana prevede di gareggiare nella partenza in linea e nell'inseguimento a squadre su pista lunga, oltre alle sue specialità di short track.
"Dopo Beijing 2022, mi sono seduta con la mia federazione e il Comitato Olimpico Italiano e ho pensato: «Voglio farlo»", ha dichiarato alla NBC. "Sono determinata. Voglio provarci e ci proverò".
Se avesse successo, questi Giochi Olimpici rappresenterebbero un poetico cerchio che si chiude; un'opportunità per concludere la sua carriera dove era iniziata 20 anni prima, a Torino 2006, con la storia di nuovo a portata di mano.


5. Lo sci alpinismo debutta ai Giochi Olimpici

Lo sci alpinismo, o "skimo" (dall’inglese ski mountaineering), farà il suo debutto nel programma Olimpico ai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
Un mix di sci alpino, arrampicata e discese ad alta velocità, richiede agli atleti e alle atlete un livello di resistenza e abilità tecnica estremamente elevato. I fan potranno vedere alcuni degli atleti e delle atlete più tenaci al mondo spingersi al limite in questo sport unico, con la bellissima Bormio a fare da sfondo.
A differenza dello sci alpino, dove gli atleti gareggiano in discesa, lo sci alpinismo preve anche un'importante fase in salita. È già molto popolare sulle Alpi, dov'è nato questo sport, e il suo debutto Olimpico si adatta perfettamente allo splendido tracciato del Stelvio Ski Centre di Bormio. Ogni salita, discesa e medaglia entrerà nella storia Olimpica.



6. Johannes Klæbo alla ricerca di ulteriore grandezza Olimpica


Se c'è un uomo che dovete conoscere nel mondo dello sci di fondo, quella persona è Johannes Høsflot Klæbo.
Il norvegese è diventato il più giovane di sempre a vincere la Coppa del mondo di sci di fondo, il Tour de Ski, un titolo iridato e un oro Olimpico. Di ori Olimpici, poi, ne ha vinti cinque, più un argento e un bronzo. Klæbo si presenta a Milano Cortina 2026 come lo sciatore di fondo più decorato della storia e il chiaro favorito in diverse specialità.
Solo la sua connazionale Marit Bjørgen, l'atleta Olimpica invernale più decorata di tutti i tempi con 15 medaglie, ha ottenuto di più in questo sport.


 
Il dominio di Klæbo si è manifestato appieno ai Campionati del mondo di Trondheim 2025, dove ha conquistato sei medaglie d'oro sulle nevi di casa, battendo il record assoluto di titoli iridali maschili.
Parte della brillantezza di Klæbo risiede nella sua versatilità. Eccelle in tutto, dalle esplosive gare di 10 km alla massacrante partenza in linea di 50 km, con un'accelerazione negli sprint finali che pochi possono eguagliare. Uno di questi è l'azzurro Federico Pellegrino, alla sua ultima esperienza a cinque cerchi.
Ha conquistato quasi tutti i titoli a sua disposizione e, a 28 anni, sta entrando nel suo periodo migliore, con la resistenza e l'esperienza per dominare negli anni a venire. Milano Cortina 2026 è l'occasione per aggiungere al suo medagliere e spingere la sua leggenda verso nuovi orizzonti.

7. Chloe Kim alla ricerca del tris


Chloe Kim ha raggiunto la fama a cinque cerchi vincendo l'oro nello snowboard halfpipe a PyeongChang 2018, a soli 17 anni, diventando la donna più giovane di sempre a conquistare il titolo Olimpico.
Quattro anni dopo, è tornata ai vertici a Beijing 2022, diventando la prima donna a vincere due ori Olimpici nell'halfpipe.
Ora, la 25enne statunitense punta a uno straordinario terzo oro consecutivo, un traguardo che nessuna donna è mai riuscita a raggiungere in questa specialità. Se dovesse vincere di nuovo in Italia, si unirebbe al connazionale Shaun White come i soli snowboarder ad aver conquistato tre ori Olimpici nella disciplina.
Kim è già in rara compagnia. Ha vinto otto medaglie d'oro agli X Games, è stata tre volte Campionessa del mondo ed è l'unica atleta ad aver vinto titoli di halfpipe a Giochi Olimpici, Giochi Olimpici giovanili, ai Campionati del mondo e agli X Games.
Dopo Beijing 2022, Kim ha dichiarato pubblicamente di aver pensato di ritirarsi, a causa della depressione di cui aveva sofferto. Ma è riuscita a ricostruire la sua motivazione attorno alla gioia, alla creatività e alle persone che la circondavano.
"Volevo ritirarmi dopo Beijing 2022", ha detto ad Harper's BAZAAR. "Ma pensavo anche: «Non me ne andrò così». All'inizio, si trattava di vincere medaglie d'oro. Ora significa poter creare la vita che desidero e avere una grande squadra di persone che mi supportano in questo obiettivo comune". 
Chloe Kim: "Voglio solo tornare a divertirmi"

  Scopri come la due volte campionessa Olimpica Chloe Kim ha riscoperto il suo amore per lo snowboard: "Mi sono concentrata sulla mia salute mentale e mi sono ricordata perché volevo farlo fin dall'inizio", ha detto la 24enne in questa intervista esclusiva




8. Jordan Stolz a caccia della tripla corona

Jordan Stolz ha battuto record quasi alla stessa velocità con cui pattina.
A 21 anni, lo statunitense è già una delle figure più dominanti del pattinaggio di velocità ed è un serio contendente alle medaglie nei 500, 1000 e 1500 metri, se non a portarsi a casa tutto quanto a Milano.
Prodigio fin da piccolo, il nativo del Wisconsin è stato educato affinché dedicasse più tempo possibile all'allenamento. A 17 anni, ha frantumato i record mondiali juniores alle selezioni Olimpiche statunitensi e ha fatto il suo debutto Olimpico a Beijing 2022, classificandosi 13° nei 500 metri e 14° nei 1000 metri.




Da allora, ha conquistato questo sport. Dopo aver vinto quattro medaglie d'oro ai Campionati del mondo juniores 2023, Stolz ha fatto la storia a livello senior con tre titoli mondiali ai Campionati del mondo su distanza singola. Divenne il più giovane Campione del mondo nella storia dell'evento e il primo uomo a vincere tre titoli individuali in una singola edizione.
Concluse quell'anno di successo con un titolo mondiale All round al debutto, stabilendo un record mondiale per la cosiddetta "big combination".
La sua stagione 2024-2025 non ha fatto che consolidare ulteriormente il suo status di Campione da battere. Stolz ha dominato il circuito di Coppa del mondo, infranto record di pista, stabilito un record mondiale sui 1000 metri e messo insieme una striscia di 18 vittorie consecutive in Coppa del mondo.
Anche dopo che una polmonite lo rallentò nel febbraio 2025, Stolz è tornato a vincere altre gare di Coppa del mondo e a collezionare tre medaglie ai Campionati del mondo su distanza singola. Molti sono arrivati ​​a paragonarlo alle icone statunitensi Shani Davis ed Eric Heiden per la sua rara capacità di dominare sulle svariate distanze.
"È bello pattinare così velocemente ora, spero di poter mantenere questo vantaggio alle prossime Olimpiadi", ha detto il sette volte Campione del mondo alla CBC. "Mi piace la sensazione di essere quello a cui va data la caccia, mi mantiene motivato".

La stagione 2025-2026 di Coppa del mondo di pattinaggio di velocità si aprirà a metà novembre, con i Campionati statunitensi a Salt Lake City (14-16 novembre), che segneranno l'inizio della sua stagione Olimpica.



9. Una grande coppia nello skeleton femminile

La belga Kim Meylemans e la brasiliana Nicole Rocha Silveira sono la prova vivente che amore e competizione possono condividere lo stesso, gelido palcoscenico.

La loro storia di fidanzamento è diventata virale l'anno scorso, quando la coppia di skeleton ha portato entrambe le fedi durante la stessa romantica gita in barca in Brasile, con l'intenzione di chiedere all'altra di sposarsi. Alla fine, entrambe hanno detto sì e hanno sfoggiato i due anelli. Durante l'estate, si sono sposate legalmente, con un matrimonio in spiaggia programmato dopo Milano Cortina 2026.

Ma prima del loro matrimonio da sogno in spiaggia, cercheranno di rivivere la storia insieme. Né il Brasile né il Belgio hanno mai vinto una medaglia Olimpica nello skeleton, ed entrambe le atlete hanno una reale possibilità di cambiare le cose.

Meylemans è la prima medaglia mondiale di skeleton del Belgio, avendo vinto l'argento ai Campionati del mondo del 2024. Silveira, ex bobbista passata allo skeleton nel 2019, ha scalato costantemente la classifica di Coppa del mondo per il Brasile.

Nel gennaio 2025, a poco più di un anno dai Giochi, la coppia ha condiviso il suo primo podio in Coppa del mondo a St. Moritz, con Meylemans che ha conquistato l'argento e Silveira il bronzo. "Alla fine, lavoriamo come una squadra", ha detto Meylemans. "Se una di noi sale sul podio, è fantastico per entrambe".

Il loro sogno più grande è condividere quel podio. O, come ha detto Meylemans sfacciatamente dopo St. Moritz: "Prossimo obiettivo: oro a pari merito?"Il programma della stagione 2025-2026 di skeleton
Valentina Margaglio: la speranza dello skeleton italiano per Beijing 2022 e il sogno Milano Cortina 2026


Kim Meylemans e Nicole Silveira sul podio della Skeleton Asian Cup 2024



10. Il curling torna a casa, a Cortina d'Ampezzo


Amos Mosaner e Stefania Constantini hanno fatto la storia a Beijing 2022, vincendo il primo oro Olimpico italiano nel curling in doppio misto. Ora, a pochi mesi dai Giochi Olimpici di casa, la coppia è tornata sul ghiaccio insieme.
Il loro incontro ai Campionati mondiali di curling in doppio misto 2025 a Fredericton segna la loro prima competizione internazionale come coppia dopo quell'indimenticabile trionfo a cinque cerchi. Con l'Italia già garantita come nazione ospitante per Milano Cortina 2026, ma nessuna formazione italiana ancora annunciata, l'obiettivo di Mosaner e Constantini è ricostruire il loro legame.
"È sicuramente emozionante", ha detto Mosaner a Olympics.com all'inizio di quest'anno. "Tornare sul ghiaccio e gareggiare di nuovo è qualcosa di meraviglioso".
Le loro prime vittorie a Fredericton hanno dimostrato che la magia è ancora lì, e potrebbe tornare su un palcoscenico ancora più grande ed emozionante nel 2026.
La loro sede Olimpica ha un suo peso nella storia. Il Cortina Curling Olympic Stadium fu originariamente costruito nel 1955 per i Giochi Olimpici invernali di Cortina d'Ampezzo del 1956, dove ospitò la Cerimonia di Apertura e le gare di pattinaggio di figura. Quasi 70 anni dopo, tornerà a essere il ghiaccio di casa dei campioni in carica dell'Italia.

Se Mosaner e Constantini riusciranno a ritrovare la loro forma smagliante, Cortina potrebbe essere la sede di un altro indimenticabile momento Olimpico italiano.

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