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4.2.26

rimanere in silenzio o parlare dei violenza sulle donne ? il caso di Ylenia Musella

Leggendo   dell'ultimo  omicidio  ,  quello  di  Ylenia Musella di 22 anni è sempre più difficile trovare le parole . Soprattutto quando leggi che

da Lorenzo Tosa

È stata colpita a più riprese al volto dal fratello, che poi le ha inferto una sola coltellata profonda alla schiena, fatale.Il suo assassino l’ha scaricata come un cane ancora viva davanti all’ospedale Villa Betania, ma per Ylenia non c’è stato nulla da fare. È morta in ospedale per le conseguenze delle ferite riportate.È morta per femminicidio, anche se la tragedia si è consumata in un contesto di degrado sociale profondo: mamma e patrigno si trovavano in carcere, per cui Ylenia viveva da qualche tempo col fratello 28enne nelle case popolari del rione Conocal, senza sapere che sarebbe diventato il suo assassino.Chi la conosce parla di “un sole sempre acceso”, una ragazza sempre sorridente, nonostante un contesto familiare e sociale difficilissimo.E forse - secondo le prime ricostruzioni - quel contesto non c’entra quasi nulla con quello che è accaduto, maturato invece tra le mura domestiche, in un copione molto più simile a quello che raccontiamo quasi ogni giorno quando parliamo di femminicidio.Di sicuro Ylenia oggi non c’è più.Ci uniamo al dolore e al cordoglio della famiglia e degli amici, di una citta'

Ora   l'unica   soluzione è   quella  del  silenzio  . Ero  un po'  titubante  ad  intrapendere  quella  strada  perchè 1) il silenzio uccide      due   volte   ed   in  casi come questo  equivale  ad essere   indifferenti   2) non sempre   usare  il silenzio come  arma    di difesa   psicologica  davanti. a  simili brutture (  metaforicamnte   parlando  )  o    alle  parole narrazoni   tossiche    come     questa 


dove si commenta il fatto che A Benevento un uomo di 38 anni, una guardia giurata, ha sparato alla moglie che è ricoverata in fin di vita, in gravissime condizioni.  


Ma a farmi decidere il contrario oltre   questo video

    


è stata la lettura di quanto ha scritto sul caso di Ylenia Musella Patrizia cadau , autrice di "Volevate il silenzio Avete la mia voce"(  foto  al  lato  )   in cui racconta la sua vicenda e di come sia sopravvisuta alle violenze di un maschio alfa , su fb ( qui il testo integrale « [... ] Quello che è certo è che ancora una volta una donna muore di violenza maschile e tutti continuiamo a credere sia un problema femminile.È violenza maschile, è accanimento spudorato e impunito di uomini che odiano le donne, specialmente quelle di casa.È violenza maschile anche se accorrerranno in tanti a brandire i loro distinguo insopportabili "e la violenza sugli uomini?" "non tutti siamo così" e altre divagazioni pittoresche.Il fatto è che Ilenia non c'è più.Non abbiamo fatto in tempo neppure per lei.E abbiamo fallito.Ancora.» .


Ma soprattutto perchè Parlare di tragedie come qeste senza retorica e in maniera non tossica significa smetterla di descrivere questi atti come momenti di follia improvvisa o solo semplici "liti familiari" finite male. Spesso, come evidenziato anche in casi precedenti simili (come quello di Noemi Riccardi a gennaio 2026), si tratta di contesti segnati da violenze e soprusi pregressi già noti a parenti o vicini. Chiamare le cose con il loro nome — violenza di genere domestica — è il primo passo per rompere il
silenzio.
Infatti qui c' è Il dovere di non essere testimoni passivi Il caso di Jlenia, abbandonata ferita davanti all'ospedale, sottolinea l'importanza di intervenire prima che la violenza diventi fatale come in qiuesto caso appunto . Come     agire  allora   ?  Con:

  •  la  denuncia  in quanto essa     non è un'opzione, ma una necessità: Il reato di maltrattamenti in famiglia è procedibile d'ufficio: chiunque sia a conoscenza di violenze può e deve segnalare alle autorità (Questura, Carabinieri o Procura).
  • l'ascolto senza giudizio : Se sospetti che una persona vicina sia in pericolo, offri un ascolto attivo. Evita di chiedere "perché non te ne vai?", ma rassicurala dicendo: "Io ti credo, sono qui per aiutarti". 
  •  Azioni concrete e immediate  Per trasformare l'indignazione in prevenzione, è necessario conoscere e diffondere gli strumenti di protezione: Contattare il 1522: È il numero di riferimento per ricevere orientamento immediato. È possibile anche chattare via web se parlare a voce è troppo rischioso. Rivolgersi ai Centri Antiviolenza (CA): Questi centri offrono supporto legale e psicologico gratuito, oltre a percorsi di messa in sicurezza.Segnali Silenziosi: Impara e insegna il Signal for Help (mano aperta, pollice piegato e dita chiuse sopra) per permettere a chi è controllato di chiedere aiuto senza essere scoperto.
Parlare di Jlenia oggi significa non lasciarla diventare solo un numero, ma pretendere che i segnali di violenza in famiglia non vengano più derubricati a "fatti privati". Ecco e qui concludo , in quanto ho già detto troppo , per evitare di diventare retorico e finire assueffatto a tali avvenimenti .

[ Grammatica del creato ] ecco perchè non sono ateo

 La riflessione  di Enrico Carbini    che  trovate nelle  righe  sotto pur essendo   confessionale  , egli  è  un Testimone di Geova , arriva  anche  se  per  strade  diverse alla  stessa mia  conclusione  del precedente post   in cui   replicavo  alla  sua  affernìmazione  che  la  vita  sia   solo  frutto  di Dio   .
Infatti  Il dibattito  (  non solo  fra  me  è  lui o  loro visto  che  spesso  vengono in coppia   a  trovarmi  all'associazione  volontariato ) tra progetto divino ( creazionismo/disegno intelligente) ed evoluzione biologica contrappone spesso una visione teologica, che vede la vita come parte di un disegno preordinato, a una scientifica, basata sulla selezione naturale. Tuttavia, molte visioni moderne cercano una sintesi, non considerando la teoria evolutiva contraria alla fede . 


Ma   ora   bado  alle  ciancie   ed  entriamo  nel vivo  del post    .  Ecco  la  sua riflessione  

  Gli animali non hanno un’idea astratta di “protezione”, non la pensano, la incarnano. Il cane non “difende” il neonato: lo custodisce. È una differenza sottile ma enorme. La difesa nasce dalla paura di una minaccia; la custodia nasce dal riconoscimento di una vulnerabilità. Quel gesto della testa appoggiata è per dire “sono qui, il mio peso, il mio calore, il mio respiro delimitano uno spazio sicuro”.


E quando la madre lo allontana e lui torna, è fedeltà a una percezione interna. Come se dicesse: “Tu vedi una scena, io sento una necessità”Questo dice molto anche su di noi. Noi umani abbiamo trasformato la protezione in un concetto complicato: norme, paure, controllo, ansia, responsabilità, proprietà (“è mio figlio, è mio dovere”). Gli animali invece ci mostrano la protezione come prossimità. Non fare qualcosa per qualcuno, ma stare con qualcuno. Una presenza che non si sposta.
C’entra qualcosa Dio in tutto questo?
Se Dio è creatore della vita, come in effetti è, allora quel gesto fa parte della grammatica del creato. Non è un’aggiunta morale, è una struttura di base dell’essere: la vita tende a riconoscere la vita, soprattutto quando è fragile.Dio non ha “insegnato” la protezione, l’ha scritta nella struttura della vita stessa.L’esistenza di Dio, non si riconosce tanto nei miracoli spettacolari,ma in questi micro-gesti in cui la vita si prende cura della vita.Si può dire che quel cane è una delle frasi più convincenti della sua esistenza.

Un abbraccio a voi tutti  ❤️

3.2.26

Un’organista di chiesa ha pubblicato tre dischi per ricordarci che la musica è la più grande espressione umana Kara-Lis Coverdale è una compositrice d'avanguardia che si relaziona al silenzio e alla spiritualità armata di pianoforte e elettronica rarefatta.


 L’intervista con la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale è stata rimandata un paio di volte. Non per un capriccio d’artista, ma per una grande nevicata in Canada che le ha scombinato i piani impedendole di partire per l’Europa, dove è arrivata solo in questi giorni per il nuovo tour. Ci siamo 
Foto: Norman Wong/
    courtesy of Inner_Spaces
inseguiti, sì, ma nell’effimerità delle mail. I corpi bloccati, il tempo sospeso. A suo modo, una descrizione perfetta per il suono della compositrice: una musica che non forza mai il movimento, lo aspetta.        
Fatta di rallentamenti, ascolto profondo, spiritualità. 
Kara-Lis Coverdale è una pianista e compositrice che ha sempre abitato una zona laterale della musica contemporanea. 
Non abbastanza ambient per diventare sottofondo, non dogmatica e accademica per restare confinata nei circuiti colti, non eccessivamente elettronica per essere ridotta a una scena. Prima di una pausa discografica lunga nove anni, il suo nome si era fatto conoscere grazie ad album come Aftertouches e Grafts, quest’ultimo esaltato dalla critica come uno dei lavori più radicali e intensi della nuova musica strumentale degli anni Dieci.Quella improvvisa attenzione, però, è stata piuttosto stressante per la compositrice. Di quel periodo parla apertamente, facendo riferimento a un esaurimento fisico e creativo, a orecchie stanche, a un bisogno radicale di silenzio. «Dopo un lungo periodo di concerti e tournée ho sentito un effetto quasi atomizzante sulla mia visione musicale», racconta. Troppo rumore, troppo spostamento. Il bisogno non era produrre di più, ma fermarsi: «Avevo bisogno di radicarmi in un luogo, di ritrovare una dimensione di quiete nella mia pratica».In questi anni di silenzio discografico, però, Coverdale non ha mai smesso di comporre. Ha scritto musiche per archi, coro ed ensemble, oltre a colonne sonore per film, documentari e installazioni. Ha sonorizzato anche una saune norvegese e lavorato per delle librerie sonore per terapie psichedeliche: «Ho imparato a definire cosa significhi “estremo” nel suono e a riflettere su come certi estremi possano essere dannosi non solo per lo spirito, ma anche per le nostre strutture mentali. Nell’era elettrica e del software questi estremi diventano sempre più pronunciati».

Foto: Norman Wong /
courtesy of Inner_Spaces


Nel frattempo ha studiato a fondo l’Harmonices Mundi di Keplero, alla ricerca di un rapporto tra proporzione, materia e cosmo che potesse offrire una nuova grammatica del suono. E ha continuato a suonare l’organo in chiesa: una pratica che l’accompagna fin dagli inizi e che non ha mai abbandonato. «La musica è una pratica profondamente spirituale per me», dice. «È un modo di comunicare con gli altri, ma anche con me stessa. Un modo per connettermi al mondo e all’universo attraverso la fisica, il soprannaturale, l’invisibile. È la più grande espressione umana che conosca».È in questo tempo di mezzo, alla ricerca del proprio spazio, che Coverdale ha ripensato il suo rapporto con il suono. «Sono da sempre affascinata dalle musiche che sanno ascoltare. Credo che i miei lavori più riusciti riescano a tirare fuori qualcosa dall’ascoltatore tanto quanto offrono. Il silenzio e l’immobilità nel processo di scrittura creano uno spazio in cui si può ascoltare il suono in sé, analizzare la musica in modo oggettivo». Continua: «La quiete e l’uso di strumenti acustici hanno riacceso in me un senso di immediatezza e presenza, di effimerità. Tornare alla natura spoglia di uno strumento solista, completamente non mediato né processato, è ancora oggi una sfida: devo trattenermi dal fare di più. Mi piace questa disciplina della sottrazione, lasciare che lo strumento semplicemente sia, nella sua forma più essenziale».Il silenzio discografico è stato rotto dalla pubblicazione di tre album in un solo anno. Un gesto netto. Lavori diversi ma complementari, nati dallo stesso lungo periodo di ascolto e sedimentazione. From Where You Came è «epico e avventuroso», A Series of Actions in a Sphere of Forever è «un lavoro per pianoforte solo, costruito su limitazioni modali e su un’attenzione radicale all’ascolto e al decadimento del suono». Changes in Air, invece, è «musica senza fretta, sensibile al clima, pensata per essere vissuta dall’interno».C’è molto pianoforte in questi album, un ritorno a una relazione più tattile e strumentale con la musica, un altro modo — stavolta sonoro — di radicarsi. «Con il pianoforte c’è un’immediatezza, una naturalezza che nasce dal tempo che abbiamo passato insieme. In questo momento sto apprezzando molto la fisicità degli strumenti acustici, il loro aspetto incarnato. Sta diventando quasi un privilegio poter esistere nel mondo reale». Perché, come afferma con semplicità: «Il suono è vita».Negli ultimi mesi si è registrato un rinnovato interesse per la musica classica anche al di fuori dei suoi contesti tradizionali, grazie soprattutto a un lavoro inaspettato come Lux di Rosalía. «Per me “classica” indica soprattutto una profondità di comprensione e di formazione: un impegno allo studio che dura tutta la vita. Rosalía è una studentessa della musica in senso ampio, ma anche profondo. Di recente ho letto una sua dichiarazione in cui diceva che per lei è fondamentale che la sua musica raggiunga un pubblico vasto, altrimenti la vivrebbe come un fallimento. Non so se definirei quello un fallimento, ma capisco e condivido il desiderio di comunicare in modo ampio: crea una comprensione comune. È qualcosa di bellissimo riuscire a creare un momento in cui tante persone possano vivere insieme un’esperienza significativa. Affidarsi all’amore è il modo migliore per farlo».Lasciata alle spalle la storica nevicata, Coverdale è arrivata in Italia per esibirsi ieri a Pordenone. Replicherà lunedì 31 gennaio all’interno della rassegna Inner_Spaces all’Auditorium San Fedele di Milano, là dove ambient, elettronica sperimentale e musica sacra sono di casa. Ovvero tutto ciò che fa parte del suo repertorio e della sua traiettoria, che per l’occasione prenderà forma in un live focalizzato sulla prima delle tre uscite del 2025, From Where You Came.Sarà l’occasione per rivederla dal vivo e assaporare, nei silenzi e nella materia, la sua idea di suono: «Ogni oggetto ha una voce. L’armonia è intrinseca alla materia, alla proporzione, alla forma. Anche gli esseri viventi come gli alberi hanno una voce, ma bisogna allenare le orecchie e l’anima per ascoltarla. Se ci apriamo a considerare la musica come un’espressione dei sensi, il mondo intero prende vita nella musica».

my splatter valentine

 il  post   d'oggi    scritto  di  getto  e  ispirato (  diciamo  deliberatamente  tratto )  sia   dalla     lettura   de dell'ultima  storia  di  Dylan Dog 

    sia   all'introduzione  del  dylan  dog horror club  (  foto    al lato )  dellla storia    del n  473    in titolato 

appunto  my splatter  valentine  .
Dopo questo  spiegone    veniamo    a  noi    Cari amici   vicini e lontani  . Tra qualche  giorno  sfrofondiamo    in un orrore  molto contemporaneo la famigerata  festa  degl inamorato     amorosa  .  Un giorno   in cui nolente  e  dolente     sei in  coppia  sei  costretto a  festeggiare    perchè  le  donne    sono  più romantiche  di   te  e   ci tengono   altrimenti  ....😜🙄😋   sono guai  . Ma  soprattutto è un giorno  per  noi    single  ( per  scelta   o per  sfiga  )   tocca  a  sorbirci  prediche  e  gli  sfottò    i genitori e  parentame assortito  (   che    ti chiedono ancora  non sei  fidanzato o sposato   ,  ancora  nessun  nipote  )  o  di  amici\che  impegnati   che  ti.  prendono in giro  perchè non sei   fidanzato .  Da single     smemorati (  ma  anche   che  considerano    sa valentino  una  festa  come  un altra in quanto   ormai  mercificata  e  obbligatoria )   che   se  ne  fregano e quasi imprudentemente     vano lo stesso  in pizzeria   e  nei locali     ovviamente  pieni  di coppie       che festeggiano   san  valentino  e  subiscono prese  in giro e   risatine  come   è ( ne h o parlato  ne meandri del blog  )  sucesso    qualche volta  al sottoscrito   se  non bastassero    quelle    quando   l'8  marzo,data  ormai  snaturalizzata   e  mercificata  , perchè  tu  uomo  (  da  solo,  con amici  )  hai osato mettere  piede    in un locale  . 
Ora    lo so che bisogna  fare  buon viso a  cattivo cioè  farsene  una  ragione  visto    che  la  società occidentale  ( ma   non solo  vista  la  mercificazione  e  la globalizzazione   omologante e  neoliberista  ha    trasformato e  mercificato   una festa   mista  ( la vera storia  di san  valentino   ) in cui s'intrecciavano  tadizioni cristiane e pagane, commemorando il martire Valentino di Terni e sostituendo i riti dei Lupercali in qualcosa   di  commerciale  .
 Meno  male , grazie   del  suggerimento di  #BarbaraBaraldi   e al suo   Dylan dog horror   club  ,  ci sono   film horror  

 


Le 10 storie imperdibili dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

 per  i  video    non  sono riuscito  a  riportarli   c'è ilcopyright  troppo rigido  li  trovate  qui   su  https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/10-storie-imperdibili-giochi-olimpici-invernali-milano-cortina-2026  
da   cui  ho preso l'aricolo

Le 10 storie imperdibili dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

Sia che tu non sappia granché degli sport Olimpici invernali o che voglia semplicemente sapere chi tenere d'occhio, scopri le 10 storie da seguire a Milano Cortina 2026, tra 4 e 22 febbraio.


 

Mancano ormai 100 giorni ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e l'attesa cresce a dismisura.

Questa edizione promette di essere tutta da vedere: il ritorno sul ghiaccio Olimpico di superstar dell'hockey su ghiaccio della NHL come Sidney Crosby, la statunitense Chloe Kim alla ricerca di un terzo oro consecutivo senza precedenti nello snowboard halfpipe, la sciatrice Mikaela Shiffrin in cerca di riscatto e lo sci alpinismo al suo debutto sul palcoscenico più importante del mondo.Gli atleti e le atlete di 16 sport attendono da anni, se non decenni, questo momento. È ora di prepararsi!

Olympics.com ti accompagna attraverso dieci storie per prepararti al meglio per Milano Cortina 2026, di cui è già stato pubblicato il calendario di tutte le competizioni.

Poiché i Comitati Olimpici Nazionali (NOC) hanno l'autorità esclusiva per la rappresentanza dei rispettivi Paesi ai Giochi Olimpici, la partecipazione degli atleti ai Giochi di Milano Cortina dipende dalla selezione del proprio NOC dei rappresentanti nella delegazione a Milano Cortina 2026.

 

1. Hockey su ghiaccio: le stelle della NHL tornano ai Giochi Olimpici

Per la prima volta da Sochi 2014, i migliori giocatori di hockey su ghiaccio della National Hockey League (NHL) torneranno sul palcoscenico Olimpico In parole povere, i migliori giocatori del mondo indosseranno le maglie delle loro nazionali, rendendo il torneo una vera e propria sfida tra i fenomeni internazionali. Le stelle della NHL hanno saltato le ultime due edizioni dei Giochi Olimpici Invernali e il loro ritorno alza notevolmente la posta in gioco. Le nazionali saranno piene di talenti, con nomi come Connor McDavid, Sidney Crosby, Auston Matthews e Jack Eichel pronti ad affrontarsi.E con l'oro Olimpico in palio, il livello di gioco è destinato a essere eccezionale; osiamo dire che potrebbe essere il miglior torneo Olimpico di hockey di tutti i tempi. Canada, Stati Uniti, Svezia e Finlandia sono tra le favorite, ma tante squadre di alto livello non permetteranno partite facili.Il 4 Nations Face-Off che ha visto protagoniste le nazionali sopracitate nel febbraio 2025 ha offerto un assaggio dell'intensità e della forza delle stelle che i tifosi potranno ammirare quando il disco cadrà a Milano.

2. Sci alpino: la ricerca della redenzione di Mikaela Shiffrin

Con 101 vittorie in Coppa del mondo, 18 medaglie mondiali e due ori Olimpici, Mikaela Shiffrin è la sciatrice alpina più vincente della storia.La statunitense ha conquistato ogni disciplina, infranto record e guadagnato il rispetto di leggende che la definiscono "la più grande di tutti i tempi". Eppure, mentre si dirige verso Milano Cortina 2026, la sua storia non è più una storia di dominio. È una storia di redenzione.
A Beijing 2022, Shiffrin si è presentata come la favorita assoluta, ma ha lasciato i Giochi Olimpici a mani vuote dopo una serie di ritiri nelle sue specialità preferite. Per un'atleta del suo calibro, è stato un dolore profondo e in mondovisione.Da allora, è tornata al suo meglio. Nel 2023, ha battuto il record assoluto di vittorie in Coppa del mondo. Nel 2025, ha raggiunto il traguardo delle 100 vittorie e ha eguagliato il record di medaglie di tutti i tempi ai Campionati del mondo, vincendo l'oro nella prima combinata a squadre.Ma il percorso non è stato facile. Due brutti incidenti nelle ultime stagioni le hanno causato gravi infortuni e quella che ha apertamente descritto come una lotta contro il disturbo da stress post-traumatico. Questo percorso ha rimodellato il suo approccio alla stagione 2025-2026. Non gareggia ormai più in discesa libera e sta tornando gradualmente al super G, con poche gare in programma prima dei Giochi Olimpici. Il suo focus è saldamente sullo slalom e sullo slalom gigante, il fulcro della sua straordinaria carriera, mentre punta a tornare sul podio Olimpico in quella che potrebbe essere la sua quarta edizione dei Giochi Olimpici Invernali."Sono ancora nervosa", ha detto ad Associated Press a proposito dei prossimi Giochi Olimpici. "Probabilmente mi sento più nervosa ogni stagione perché so quanto sia difficile avere davvero successo e quanto desideri averne. Sento di poter sciare ancora meglio: per questo sono così motivata in questo momento".

Mikaela Shiffrin: Vincerò ancora

La sciatrice americana riflette sulla sua esperienza olimpica, sul supporto delle altre atlete e su come intende concludere questa stagione alla grande: "Puoi fallire e non essere un fallito", ha detto la due volte campionessa olimpica. "Prenderò quello che ho effettivamente migliorato nello sci e lo userò per il resto della stagione"

  


3. Danza sul ghiaccio: l'ultimo ballo di Charlène Guignard e Marco Fabbri

Per Charlène Guignard e Marco Fabbri, Milano Cortina 2026 sarà il culmine di una collaborazione lunga 15 anni, dentro e fuori dal ghiaccio.
La coppia italiana di danza sul ghiaccio, e coppia nella vita reale che vive e si allena a Milano, scenderà sul ghiaccio di casa per quella che sarà la loro quarta e ultima edizione dei Giochi Olimpici Invernali, portando con sé una vita di trionfi condivisi, delusioni e sogni incompiuti.
Insieme, Guignard e Fabbri hanno costruito una carriera straordinaria: due volte Campioni europei, più medaglie ai Campionati del mondo e una delle squadre di danza sul ghiaccio più costanti al mondo. Eppure, una medaglia Olimpica è sempre rimasta un sogno. Solo tre pattinatrici italiane sono salite su un podio a cinque cerchi, tra cui la loro allenatrice Barbara Fusar Poli, che vinse il bronzo a Salt Lake City 2002.
Questa volta, per i due i Giochi Olimpici si terranno in casa. Il pubblico conoscerà la loro storia, la loro arte e cosa significherebbe vederli scrivere la storia a Milano. Sarà l'ultimo ballo per Guignard e Fabbri, forse il più intenso.
"Durante gli ultimi Giochi Olimpici di Beijing 2022, abbiamo compiuto un altro passo avanti nel processo di maturazione", ha dichiarato Fabbri a Olympics.com lo scorso anno. "Quindi penso che saremo ancora più maturi alle prossime Olimpiadi e avremo la mentalità giusta per lottare davvero per una medaglia".

Pattinaggio di figura: al via il Grand Prix 2025-2026

Charlène Guignard e Marco Fabbri: 15 anni insieme dentro e fuori dal ghiaccio



I tre volte Olimpionici hanno condiviso i segreti per bilanciare lo sport e le relazioni personali, e perché non è stata una decisione semplice puntare ai Giochi Olimpici di casa a Milano Cortina 2026.



4. Arianna Fontana cerca una storica doppietta sul ghiaccio di casa

Un'altra atleta invernale italiana che punta a fare la storia sul ghiaccio di casa è Arianna Fontana, l'atleta Olimpica invernale più decorata d'Italia con 11 medaglie nello short track.


Ora che si avvicina a quella che potrebbe essere la sua sesta edizione dei Giochi, la 34enne si sta preparando per qualcosa che nessuno si aspettava all'inizio della sua carriera: gareggiare sia nello short track che nel pattinaggio di velocità su pista lunga a Milano Cortina 2026. Di recente un infortunio al flessore dell'anca ne ha compromesso l'inizio di stagione, ma non dovrebbe essere grave: Fontana ha scritto che "la strada è solo diventata un po' più lunga".
A prima vista, i due sport sembrano simili, entrambi disputati su un ovale di ghiaccio ad alta velocità. Ma lo short track richiede potenza esplosiva e istinto tattico in gare serrate, mentre la pista lunga si basa su ritmo, andatura regolare e controllo in un formato, nelle qualifiche, a cronometro.
Con il calendario di Milano Cortina 2026 che rende possibile una doppietta, Fontana prevede di gareggiare nella partenza in linea e nell'inseguimento a squadre su pista lunga, oltre alle sue specialità di short track.
"Dopo Beijing 2022, mi sono seduta con la mia federazione e il Comitato Olimpico Italiano e ho pensato: «Voglio farlo»", ha dichiarato alla NBC. "Sono determinata. Voglio provarci e ci proverò".
Se avesse successo, questi Giochi Olimpici rappresenterebbero un poetico cerchio che si chiude; un'opportunità per concludere la sua carriera dove era iniziata 20 anni prima, a Torino 2006, con la storia di nuovo a portata di mano.


5. Lo sci alpinismo debutta ai Giochi Olimpici

Lo sci alpinismo, o "skimo" (dall’inglese ski mountaineering), farà il suo debutto nel programma Olimpico ai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
Un mix di sci alpino, arrampicata e discese ad alta velocità, richiede agli atleti e alle atlete un livello di resistenza e abilità tecnica estremamente elevato. I fan potranno vedere alcuni degli atleti e delle atlete più tenaci al mondo spingersi al limite in questo sport unico, con la bellissima Bormio a fare da sfondo.
A differenza dello sci alpino, dove gli atleti gareggiano in discesa, lo sci alpinismo preve anche un'importante fase in salita. È già molto popolare sulle Alpi, dov'è nato questo sport, e il suo debutto Olimpico si adatta perfettamente allo splendido tracciato del Stelvio Ski Centre di Bormio. Ogni salita, discesa e medaglia entrerà nella storia Olimpica.



6. Johannes Klæbo alla ricerca di ulteriore grandezza Olimpica


Se c'è un uomo che dovete conoscere nel mondo dello sci di fondo, quella persona è Johannes Høsflot Klæbo.
Il norvegese è diventato il più giovane di sempre a vincere la Coppa del mondo di sci di fondo, il Tour de Ski, un titolo iridato e un oro Olimpico. Di ori Olimpici, poi, ne ha vinti cinque, più un argento e un bronzo. Klæbo si presenta a Milano Cortina 2026 come lo sciatore di fondo più decorato della storia e il chiaro favorito in diverse specialità.
Solo la sua connazionale Marit Bjørgen, l'atleta Olimpica invernale più decorata di tutti i tempi con 15 medaglie, ha ottenuto di più in questo sport.


 
Il dominio di Klæbo si è manifestato appieno ai Campionati del mondo di Trondheim 2025, dove ha conquistato sei medaglie d'oro sulle nevi di casa, battendo il record assoluto di titoli iridali maschili.
Parte della brillantezza di Klæbo risiede nella sua versatilità. Eccelle in tutto, dalle esplosive gare di 10 km alla massacrante partenza in linea di 50 km, con un'accelerazione negli sprint finali che pochi possono eguagliare. Uno di questi è l'azzurro Federico Pellegrino, alla sua ultima esperienza a cinque cerchi.
Ha conquistato quasi tutti i titoli a sua disposizione e, a 28 anni, sta entrando nel suo periodo migliore, con la resistenza e l'esperienza per dominare negli anni a venire. Milano Cortina 2026 è l'occasione per aggiungere al suo medagliere e spingere la sua leggenda verso nuovi orizzonti.

7. Chloe Kim alla ricerca del tris


Chloe Kim ha raggiunto la fama a cinque cerchi vincendo l'oro nello snowboard halfpipe a PyeongChang 2018, a soli 17 anni, diventando la donna più giovane di sempre a conquistare il titolo Olimpico.
Quattro anni dopo, è tornata ai vertici a Beijing 2022, diventando la prima donna a vincere due ori Olimpici nell'halfpipe.
Ora, la 25enne statunitense punta a uno straordinario terzo oro consecutivo, un traguardo che nessuna donna è mai riuscita a raggiungere in questa specialità. Se dovesse vincere di nuovo in Italia, si unirebbe al connazionale Shaun White come i soli snowboarder ad aver conquistato tre ori Olimpici nella disciplina.
Kim è già in rara compagnia. Ha vinto otto medaglie d'oro agli X Games, è stata tre volte Campionessa del mondo ed è l'unica atleta ad aver vinto titoli di halfpipe a Giochi Olimpici, Giochi Olimpici giovanili, ai Campionati del mondo e agli X Games.
Dopo Beijing 2022, Kim ha dichiarato pubblicamente di aver pensato di ritirarsi, a causa della depressione di cui aveva sofferto. Ma è riuscita a ricostruire la sua motivazione attorno alla gioia, alla creatività e alle persone che la circondavano.
"Volevo ritirarmi dopo Beijing 2022", ha detto ad Harper's BAZAAR. "Ma pensavo anche: «Non me ne andrò così». All'inizio, si trattava di vincere medaglie d'oro. Ora significa poter creare la vita che desidero e avere una grande squadra di persone che mi supportano in questo obiettivo comune". 
Chloe Kim: "Voglio solo tornare a divertirmi"

  Scopri come la due volte campionessa Olimpica Chloe Kim ha riscoperto il suo amore per lo snowboard: "Mi sono concentrata sulla mia salute mentale e mi sono ricordata perché volevo farlo fin dall'inizio", ha detto la 24enne in questa intervista esclusiva




8. Jordan Stolz a caccia della tripla corona

Jordan Stolz ha battuto record quasi alla stessa velocità con cui pattina.
A 21 anni, lo statunitense è già una delle figure più dominanti del pattinaggio di velocità ed è un serio contendente alle medaglie nei 500, 1000 e 1500 metri, se non a portarsi a casa tutto quanto a Milano.
Prodigio fin da piccolo, il nativo del Wisconsin è stato educato affinché dedicasse più tempo possibile all'allenamento. A 17 anni, ha frantumato i record mondiali juniores alle selezioni Olimpiche statunitensi e ha fatto il suo debutto Olimpico a Beijing 2022, classificandosi 13° nei 500 metri e 14° nei 1000 metri.




Da allora, ha conquistato questo sport. Dopo aver vinto quattro medaglie d'oro ai Campionati del mondo juniores 2023, Stolz ha fatto la storia a livello senior con tre titoli mondiali ai Campionati del mondo su distanza singola. Divenne il più giovane Campione del mondo nella storia dell'evento e il primo uomo a vincere tre titoli individuali in una singola edizione.
Concluse quell'anno di successo con un titolo mondiale All round al debutto, stabilendo un record mondiale per la cosiddetta "big combination".
La sua stagione 2024-2025 non ha fatto che consolidare ulteriormente il suo status di Campione da battere. Stolz ha dominato il circuito di Coppa del mondo, infranto record di pista, stabilito un record mondiale sui 1000 metri e messo insieme una striscia di 18 vittorie consecutive in Coppa del mondo.
Anche dopo che una polmonite lo rallentò nel febbraio 2025, Stolz è tornato a vincere altre gare di Coppa del mondo e a collezionare tre medaglie ai Campionati del mondo su distanza singola. Molti sono arrivati ​​a paragonarlo alle icone statunitensi Shani Davis ed Eric Heiden per la sua rara capacità di dominare sulle svariate distanze.
"È bello pattinare così velocemente ora, spero di poter mantenere questo vantaggio alle prossime Olimpiadi", ha detto il sette volte Campione del mondo alla CBC. "Mi piace la sensazione di essere quello a cui va data la caccia, mi mantiene motivato".

La stagione 2025-2026 di Coppa del mondo di pattinaggio di velocità si aprirà a metà novembre, con i Campionati statunitensi a Salt Lake City (14-16 novembre), che segneranno l'inizio della sua stagione Olimpica.



9. Una grande coppia nello skeleton femminile

La belga Kim Meylemans e la brasiliana Nicole Rocha Silveira sono la prova vivente che amore e competizione possono condividere lo stesso, gelido palcoscenico.

La loro storia di fidanzamento è diventata virale l'anno scorso, quando la coppia di skeleton ha portato entrambe le fedi durante la stessa romantica gita in barca in Brasile, con l'intenzione di chiedere all'altra di sposarsi. Alla fine, entrambe hanno detto sì e hanno sfoggiato i due anelli. Durante l'estate, si sono sposate legalmente, con un matrimonio in spiaggia programmato dopo Milano Cortina 2026.

Ma prima del loro matrimonio da sogno in spiaggia, cercheranno di rivivere la storia insieme. Né il Brasile né il Belgio hanno mai vinto una medaglia Olimpica nello skeleton, ed entrambe le atlete hanno una reale possibilità di cambiare le cose.

Meylemans è la prima medaglia mondiale di skeleton del Belgio, avendo vinto l'argento ai Campionati del mondo del 2024. Silveira, ex bobbista passata allo skeleton nel 2019, ha scalato costantemente la classifica di Coppa del mondo per il Brasile.

Nel gennaio 2025, a poco più di un anno dai Giochi, la coppia ha condiviso il suo primo podio in Coppa del mondo a St. Moritz, con Meylemans che ha conquistato l'argento e Silveira il bronzo. "Alla fine, lavoriamo come una squadra", ha detto Meylemans. "Se una di noi sale sul podio, è fantastico per entrambe".

Il loro sogno più grande è condividere quel podio. O, come ha detto Meylemans sfacciatamente dopo St. Moritz: "Prossimo obiettivo: oro a pari merito?"Il programma della stagione 2025-2026 di skeleton
Valentina Margaglio: la speranza dello skeleton italiano per Beijing 2022 e il sogno Milano Cortina 2026


Kim Meylemans e Nicole Silveira sul podio della Skeleton Asian Cup 2024



10. Il curling torna a casa, a Cortina d'Ampezzo


Amos Mosaner e Stefania Constantini hanno fatto la storia a Beijing 2022, vincendo il primo oro Olimpico italiano nel curling in doppio misto. Ora, a pochi mesi dai Giochi Olimpici di casa, la coppia è tornata sul ghiaccio insieme.
Il loro incontro ai Campionati mondiali di curling in doppio misto 2025 a Fredericton segna la loro prima competizione internazionale come coppia dopo quell'indimenticabile trionfo a cinque cerchi. Con l'Italia già garantita come nazione ospitante per Milano Cortina 2026, ma nessuna formazione italiana ancora annunciata, l'obiettivo di Mosaner e Constantini è ricostruire il loro legame.
"È sicuramente emozionante", ha detto Mosaner a Olympics.com all'inizio di quest'anno. "Tornare sul ghiaccio e gareggiare di nuovo è qualcosa di meraviglioso".
Le loro prime vittorie a Fredericton hanno dimostrato che la magia è ancora lì, e potrebbe tornare su un palcoscenico ancora più grande ed emozionante nel 2026.
La loro sede Olimpica ha un suo peso nella storia. Il Cortina Curling Olympic Stadium fu originariamente costruito nel 1955 per i Giochi Olimpici invernali di Cortina d'Ampezzo del 1956, dove ospitò la Cerimonia di Apertura e le gare di pattinaggio di figura. Quasi 70 anni dopo, tornerà a essere il ghiaccio di casa dei campioni in carica dell'Italia.

Se Mosaner e Constantini riusciranno a ritrovare la loro forma smagliante, Cortina potrebbe essere la sede di un altro indimenticabile momento Olimpico italiano.

2.2.26

primo caso di doping alle Olimpiadi di Milano Cortina e lo stupore dell’atleta canadese davanti al bidet in camera

c.... non sono ancora inziatene  le  cerimonia  d'apertura  ne  le gare che già si parla di doping . Ormai non siamo più abituati a perdere . Se prima il doping ( sempre condannabile ) poteva avere anche dele esecrabili motivazioni ideologiche e politiche . Era un Il doping di Stato . Esso avveniva nella Germania Est, ed era noto come "Piano di Stato 14.25", era un sistema sistematico di doping sponsorizzato dallo Stato, che ha avuto un impatto devastante sugli atleti. Questo sistema, che ha visto la somministrazione di steroidi anabolizzanti e ormoni a migliaia di atleti, ha portato a gravi conseguenze fisiche e psicologiche per molti atleti dopati.
La caduta del Muro di Berlino ha reso pubblico il bilancio vero, con vittime che hanno subito tumori, problemi di sterilità, aborti, e altre devastazioni.Ora invece è , altrettanto esecrabile per denaro . il farmaco in questione è Il letrozolo è un inibitore dell’aromatasi che blocca la conversione del testosterone in estrogeni. Usato in oncologia contro il tumore al seno, nello sport è vietato perché aumenta indirettamente il testosterone e maschera l’uso di steroidi.


da Fanpage




A pochi giorni dall'inizio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, Rebecca Passler, un'atleta del biathlon azzurro, è risultata positiva a un controllo antidoping. Nel suo sangue è stata rilevata la presenza di letrozolo, una sostanza poco conosciuta dal grande pubblico ma ben nota agli organismi di controllo. Si tratta di un farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori dell'aromatasi. Non si tratta quindi di una sostanza "nata" per lo sport, ma di un medicinale utilizzato in ambito oncologico per trattare i tumori al seno. Proprio per questo rientra nella categoria delle "sostanze specificate" inserite nella lista vietata dall'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), che ne proibisce l'uso in ogni momento, sia in gara sia fuori gara.
A cosa serve il letrozolo in medicina
In ambito clinico il letrozolo viene prescritto soprattutto nel trattamento del carcinoma mammario nelle donne in postmenopausa. È indicato sia nelle fasi iniziali della malattia, come terapia adiuvante dopo interventi chirurgici o radioterapia, sia nei casi più avanzati o metastatici. Secondo uno studio del 2011 sarebbe anche leggermente più efficace del tamoxifene (un altro farmaco ormonale antiestrogeno) per ridurre le recidive. In alcune situazioni particolari viene utilizzato anche prima dell’intervento chirurgico, quando la chemioterapia non è praticabile. Come ricorda l'Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, il letrozolo può favorire l'ovulazione, motivo per cui viene utilizzato anche in terapie di medicina riproduttiva, seppur in modo limitato e controllato.
Come funziona: il ruolo degli ormoni
Per capire perché il letrozolo sia rilevante anche fuori dall'ambito medico è necessario soffermarsi sul suo meccanismo d'azione. Il farmaco interviene su un delicato equilibrio ormonale regolato da un enzima chiamato aromatasi. Questo enzima ha il compito di trasformare una parte del testosterone (l'ormone tipicamente associato alle caratteristiche maschili, ma presente anche nel corpo femminile) in estrogeni, gli ormoni sessuali femminili.
Ibuprofene e rischio di cancro dell’endometrio: cosa dice lo studio su 42.000 donne
Il letrozolo blocca l'aromatasi e interrompe questa trasformazione. In pratica impedisce che il testosterone venga "convertito" in estrogeni. Ciò comporta due conseguenze. Da un lato diminuiscono i livelli di estrogeni circolanti, dall'altro il testosterone tende ad aumentare perché non viene più metabolizzato come prima.
In ambito oncologico questo effetto è utile perché molti tumori al seno sono ormonodipendenti, cioè crescono grazie agli estrogeni: ridurne la presenza significa rallentare o bloccare la progressione della malattia. Ma lo stesso meccanismo, applicato a un organismo sano, produce uno squilibrio ormonale artificiale. È come se l'organismo venisse spinto verso una condizione non naturale, con livelli di testosterone più alti di quelli fisiologici. Ed è proprio questo aumento indiretto dell'ormone a rendere il letrozolo interessante (e problematico) nel contesto sportivo, dove il testosterone è strettamente legato a forza, recupero muscolare e adattamento allo sforzo.
Perché il letrozolo è considerato dopante
Nel contesto sportivo il letrozolo è classificato come agente ormonale vietato. Pur non essendo uno steroide anabolizzante, può aumentare indirettamente il testosterone, con effetti potenzialmente favorevoli sulla forza muscolare, sul recupero e sulla struttura corporea. In altre parole, può offrire un vantaggio competitivo in una gara dove lo sforzo è prolungato.
Non solo. Gli inibitori dell'aromatasi vengono talvolta utilizzati come "sostanze mascheranti", assunti insieme a steroidi per ridurne gli effetti collaterali e mantenere elevati i livelli di testosterone. Per la WADA questi farmaci soddisfano almeno due dei criteri che giustificano un divieto: migliorano la prestazione e comportano rischi per la salute, oltre a violare lo spirito dello sport.
I rischi e le conseguenze sportive
L'alterazione artificiale dell'equilibrio ormonale non è priva di conseguenze. Tra i possibili effetti avversi figurano problemi cardiovascolari, riduzione della densità ossea, disturbi metabolici e squilibri endocrini nel lungo periodo.
Dal punto di vista dei controlli, il letrozolo è facilmente individuabile nelle analisi antidoping e non esiste una soglia di tolleranza. Anche tracce minime possono determinare una positività.
Le sanzioni previste sono severe: sospensione immediata, possibile squalifica fino a quattro anni, annullamento dei risultati e, ovviamente, l'esclusione dalle competizioni più importanti. Il precedente in casa Italia risale al 2018, quando la tennista Sara Errani venne trovata positiva al letrozolo. Errani si giustificò raccontando di un'accidentale contaminazione causata dalla madre mentre preparava il brodo per i tortellini, ma venne comunque raggiunta da una squalifica di 10 mesi

Incurisitoe  per verificare la  notizia    ho  consultato   anche   altri siti   ed  ho  trovato   questo   su  https://www.caffeinamagazine.it/sport


“Positiva all’antidoping”. Terremoto nella squadra azzurra, la campionessa fuori dalle Olimpiadi invernali 

Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli e l’attesa cresce di ora in ora. Le Olimpiadi invernali stanno per prendere il via, con le prime competizioni già fissate a calendario e una macchina organizzativa che lavora a pieno ritmo. Tra entusiasmo, speranze di medaglie e grande attenzione mediatica, l’avvicinamento ai Giochi si sta trasformando in un momento cruciale per atleti e delegazioni, chiamati a gestire pressione e aspettative in un contesto unico.
In questo clima carico di emozioni, però, non mancano le ombre. A pochi giorni dall’inizio delle gare, una notizia improvvisa ha scosso l’ambiente sportivo italiano, aprendo interrogativi e preoccupazioni proprio mentre tutto sembrava pronto per la grande festa dello sport. Un episodio inatteso che rischia di condizionare l’atmosfera della vigilia olimpica.




Doping, chi è la stella 25enne fermata
Le brutte notizie arrivano direttamente dalla delegazione azzurra. Nel corso di un controllo antidoping “out competition”, una delle atlete inserite nel gruppo dei 109 convocati italiani è risultata positiva a una sostanza vietata. Si tratta di un inibitore, il letrozolo, che rientra nella Lista delle Sostanze Proibite della Wada, in quanto può favorire le prestazioni e mascherare l’utilizzo di altri prodotti non consentiti. Un caso che assume un peso ancora maggiore perché rappresenta il primo episodio di doping alla vigilia dei Giochi.


Il contesto rende la vicenda ancora più delicata. Milano Cortina è ormai alle porte, con le prime gare in programma dal 4 febbraio e la cerimonia ufficiale di apertura fissata per il 6 febbraio a San Siro. In Casa Italia tutto era stato definito nei dettagli, a partire da un contingente mai così numeroso, pronto a rappresentare il Paese in ogni disciplina. Proprio per questo, la notizia ha colto tutti di sorpresa, incrinando l’entusiasmo della vigilia.




L’atleta coinvolta faceva parte della squadra femminile di biathlon, un reparto considerato tra i più competitivi della spedizione azzurra. Il controllo è avvenuto lontano dalle gare, ma l’esito ha fatto immediatamente scattare le procedure previste dai regolamenti internazionali. Per una sportiva di 25 anni, tesserata per il C.S. Carabinieri, e per l’intero movimento italiano, l’avvicinamento alle Olimpiadi si trasforma così in un percorso improvvisamente in salita.
Dietro a questo nome, che solo ora emerge con chiarezza, c’è una carriera costruita con costanza e risultati fin dalle categorie giovanili. Cresciuta sportivamente in un territorio simbolo del biathlon, l’atleta aveva già mostrato talento e continuità, conquistando numerosi titoli di categoria, otto medaglie individuali e anche un oro in staffetta, confermandosi come una delle promesse più solide del panorama nazionale.
Al momento della convocazione olimpica, il suo rendimento stagionale parlava chiaro. Era 33ª nella classifica generale di Coppa del Mondo di biathlon, con un doppio 11° posto come miglior risultato: prima nella Mass Start di Annecy-Le Grand Bornand nel dicembre 2025 e poi nella Sprint di Oberhof a gennaio 2026. Piazzamenti che avevano rafforzato la fiducia dello staff tecnico e giustificato la chiamata per i Giochi.Solo in chiusura si svela il nome che ora fa discutere l’Italia sportiva. L’atleta fermata dal controllo antidoping è Rebecca Passler, classe 2001, originaria di Anterselva e nipote d’arte, essendo lo zio Johann Passler, due volte bronzo olimpico a Calgary 1988. Un caso destinato a lasciare il segno, proprio mentre le Olimpiadi di Milano Cortina sono pronte ad accendere il fuoco olimpico.....

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  fonti   il  fatto quotidiano  ( qui  il video ) e  www.zazoom.it/ ( per la foto  ) 

La pattinatrice canadese Ivanie Blondin si sorprende davanti al bidet nel suo alloggio al villaggio olimpico di Milano. Arrivata per le Olimpiadi invernali, Blondin ha condiviso sui social un video in cui mostra con entusiasmo la stanza più grande di quanto si aspettasse e il bagno con il bidet, che le ha suscitato un’espressione di sorpresa. La sua reazione ha fatto il giro dei social, diventando subito virale tra gli appassionati di sport e curiosi.



Una stanza singola “più grande di come mi aspettavo” e un bagno in camera con tanto di bidet. È bastato questo per sbalordire la pattinatrice di velocità canadese Ivanie Blondin che, arrivata a Milano per partecipare alle prossime Olimpiadi invernali, ha condiviso sui suoi social un video in cui mostra fiera la camera del villaggio olimpico in cui alloggia. La clip, probabilmente realizzata nelle storie di Instagram, e quindi ora non più visibile, è diventata però virale. La pattinatrice, infatti, nel riprendere la stanza si mostra estremamente sorpresa di un particolare: il bidet. Tanto che inquadrandolo esclama un inequivocabile: “Ooh”.

  viene da  chiedersi    ma  in America     se  laveranno il  sedere  ?

Obliquo presente: Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio di Cristian Porcino

   "Obliquo presente  una  pedagogia  del dissenso  nerl  tempo del'odio  " è l'ultimo  libro di Cristian A. Porcino Ferrara che esplora temi di responsabilità, identità e educazione. Il libro affronta questioni come il coming out, l'omofobia e il diritto di amare senza nascondersi, e offre una riflessione critica sulle dinamiche culturali e simboliche del nostro tempo. Cristian Ferrara, docente e filosofo, utilizza la scrittura per invitarci a non tacere e a dissentire responsabilmente, cercando di cambiare il mondo attraverso il linguaggio e l'amore.  Un libr  disturbante  per  gli haters   e  per  coloro  che coltivano  e  si  fanno  prendere  dall'ìodio  .  Infatti  << [...]   se  questo libro   riuscirà  a disorientare   ache  solo  un poco  il lettore  , allora  avrà assolto   il  suo  compito >> ( dall'intoduzione dell'autore  )  .
  Un  libro  ,  fiero ed  indigesto  ,  da leggere prima di scegliere la strada dell'odio  . 
 Dire ciò che spesso viene taciuto o  messo  in secondo  piano    nel  migliore  dei casi  ,  sminuito  e  ridicolizzato   nel  peggiore   è un atto di responsabilità. In questi saggi intensi e personali, l’autore attraversa il coming out, l’omofobia, l’eteronormatività e il diritto di amare senza nascondersi, intrecciando esperienza individuale e riflessione culturale. La scuola, i giovani e il linguaggio diventano luoghi di conflitto e di possibilità. Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, il libro indaga identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato. Senza retorica, la malattia, il lutto e la perdita del padre attraversano le pagine, restituendo una scrittura autentica e necessaria. Un libro sull’amore: quello che resiste, quello che educa, quello che può ancora cambiare il mondo.



 Come dice l'autore stesso e come si può notare dalla lettura : << non nasce da un idea astratta , ma da una necessità concreta orientarsi e aiutare ad oriientarsi in un tempo che ha smesso dì'interrogarsi >> e di cui l'unica soluzione era come suggerito da Per Me Lo So dei CCCP :<< [...] in un eterno presente che capire non sai \l'ultima volta non arriva mai \l'ultima volta non arriva mai \in questo presente che capire non sai\ sei tu \sei tu\sei tu\che può darti di più >>Un libro che dimostra che l'amore non è solo etero e che proprio come la canzone ( in particolare gli ultimi versi   qui  il  testo integrale  ) L'AMORE MERITA di : simonetta spiri , greta manuzi ,  verdiana zangaro , roberta pompa   che mi è ritornata in mente mentre rillegevo alcuni passaggi del libro di Cristian 

[...] Nessuno merita di odiarsi perché non si accetta e il mondo pensa che è diversa
un solo bacio e si imbarazza
poi condanna una carezza perché crede malattia
una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia!
E’ la storia solo mia!
L’amore è verità.

  concludo     affermando    che  è un libro d'avere e far leggere o leggere con i propri figli\e







Massini racconta Gesù sulla croce: “Padre perdonali perché hanno fatto di me il Cristo dei vincenti”

Stefano Massini immagina le ultime parole di Gesù Cristo in croce, come se egli vedesse tutte insieme le manovre di chi per secoli userà la...