Ho letto, vedi articolo sotto, di nuovi attrezzi per lo sci paraolimpico per paralitici .
Una dimostrazione , una conferma che lo sport paraolimpico invernale in questo caso sia per pochi cioè di nicchia visti i costi per le attrezzature. Ma allo stesso tempo nonostante come tutti gli sport agonistici a rischio : corruzione, uso di mezzi illeciti (doping e simili ) , strumentalizzazioni ed uso propagandistico da parte della politica è uno sport ricco forse più di quello non paraolimpico di emozioni e passioni come ho avuto modo di vedere nei post precedenti su queste paraolimpiadi . Infatti esse . portano con sé storie di impegno, sacrificio e passione per lo sport. La preparazione per i giochi è un viaggio che richiede dedizione e resilienza, e ogni atleta ha una storia unica da raccontare. Il che fa si che i Giochi Paralimpici non sono solo un evento sportivo, ma un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla disabilità e promuovere l'inclusione. La scelta di Milano e Cortina come sedi rappresenta un passo importante verso l'integrazione e la visibilità degli atleti paralimpici. Le storie di questi atleti e delle loro esperienze possono ispirare molti e contribuire a cambiare la percezione della disabilità nella società. In sintesi, i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 , come tutte le altre paraolimpiadi , sono un palcoscenico per storie di coraggio e determinazione, che celebrano non solo le abilità atletiche, ma anche la forza dello spirito umano.
A oltre 100 chilometri orari sulla neve, il monosci che trasforma la tecnologia e il coraggio in velocità Nello sci alpino paralimpico gli atleti affrontano la discesa seduti su un monosci: una protesi tecnologicamente super avanzata, progettata su misura e testata come una monoposto da gara
Rene De Silvestro in azione nel quarto giorno dei Giochi paralimpici invernali Milano Cortina 2026 presso il Centro di sci alpino delle Tofane a Cortina d'AmpezzoNurPhoto/Getty Images La tecnica, a volte, diventa strumento di libertà. È il caso dello sci alpino paralimpico con monosci, una delle discipline disputate nei Giochi invernali Milano Cortina 2026. Atleti con gambe amputate o paralizzate che scendono a più di 110 chilometri orari in sitting, ovvero stando seduti sul cosiddetto monosci (o sit-ski). Vero gioiellino di design e tecnologia, la protesi viene usata anche dagli sciatori paralimpici italiani – e con grande successo. Il 10 marzo, infatti, il discesista e portabandiera d’apertura dei Giochi Renè De Silvestro ha conquistato l’argento in questa categoria. Una protesi testata nella galleria del vento “Di tutti gli sport che ho provato in carrozzina, lo sci è stato l’unico che mi ha ridato delle emozioni: ho provato l’ebbrezza della velocità”, dice Manuel Michieletto, ex vicepresidente delle Fisip (Federazione italiana sport invernali paralimpici) e atleta in diversi mondiali, che della protesi complessa se ne intende parecchio. “Le principali componenti sono sei: la seduta, il telaio, l’ammortizzatore, il piede, lo sci e il guscio”, tutti prodotti ingegneristici di alto livello. Per testarne l’aerodinamica, “la protesi viene progettata nella galleria del vento, come si fa con le vetture di Formula 1. Sono studi che permettono di guadagnare centesimi cruciali, quelli che ti fanno vincere la gara”, aggiunge Michieletto. Uno zoom sui dettagli tech del monosci La seduta imbottita dei monosci agonistici viene creata sul corpo dell’atleta: “Si prende il calco in gesso del bacino, la protesi diventa come una scarpa su misura”. La ragione di questa accortezza è intuibile: “Più sei aderente all’attrezzo, più questo risponde a ogni minimo movimento”, spiega Mauro Bernardi, dal 2012 insegnante di monosci a ragazzi con disabilità attraverso l’associazione Enkoyski Sport Onlus. Poi c’è il telaio, che è composto da due parti: “Una fissa e una con dei leveraggi. È costruito in titanio, il materiale che si deforma meno e riesce a trasmettere meglio tutte le forze che si creano nella sciata direttamente sullo sci”, precisa Manuel Michieletto. Il telaio è collegato a un ammortizzatore corredato di una molla. “È quello usato anche per le modo da cross”, chiarisce Bernardi: un elemento tecnico fondamentale, visti i salti in velocità che si fanno durante le discese. Infine, c’è il piede, che aggancia direttamente all’unico sci, la cui misura cambia col variare della disciplina sciistica. Intorno la ‘corazza’, ossia il guscio in carbonio rinforzato che protegge le gambe, e che viene forgiato ad hoc, a seconda dell’atleta e della sua disabilità. Chi le produce e quanto costano Il mercato dei monosci è piuttosto di nicchia: le realtà che li producono sono poche e molto specializzate. In Europa i maggiori fornitori sono la francese Tessier, la Praschberger, azienda austriaca nata negli anni Ottanta del secolo scorso, e la svizzera Orthotec. Tutte e tre producono anche gli stabilizzatori, o outriggers. Si tratta di racchette appositamente create per i discesisti in sitting, ma usate anche dagli sciatori in standing, cioè da quegli atleti che gareggiano in piedi pur avendo una sola gamba o una protesi, e che hanno un mini-sci pieghevole sotto la punta. Per tutti questi motivi, i sit-ski sono oggetti tecnici dal grande valore economico: il loro prezzo può arrivare ai 14mila euro. Ma per quanto costosi, i monosci diventano una vera e propria estensione dell’atleta.
da https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/ del 11\3\2026 diDonatella Tiraboschi
Tradizione rinnovata e tanto entusiasmo: «Santa Maria Maggiore, quanta bellezza»
Matilde Facchinetti e Veronica Benintendi
Ad accogliere i visitatori all’ingresso di Santa Maria Maggiore ci sono due giovani ragazze: Veronica Benintendi, 27 anni, di San Giovanni Bianco, e Matilde Facchinetti, 29, di Seriate. Che con una laurea e tanto entusiasmo stanno segnando una svolta rosa nella plurisecolare storia della basilica.
La voce di Veronica sprizza entusiasmo.Del resto, difficile non provarlo quando il tuo posto di lavoro è immerso, è proprio il caso di dirlo, in uno scrigno di bellezza da far girare la testa. «Tantissimi visitatori restano sorpresi, non immaginano di trovare a Bergamo una basilica come questa.Dicono di averne viste tante in giro per il mondo e in Italia, ma che la nostra le batte tutte». È in quell’aggettivo possessivo, in quel «nostra», che si leggono in filigrana tutta la passione e l’orgoglio di sentirsi parte attiva del museo più visitato della città, perché con i suoi250 mila visitatori nel 2025 e ben 30 mila nel solo mese di maggio, con un ritmo di mille al giorno (esclusi i residenti, e il trend è in crescita), la Basilica di Santa Maria Maggiore è saldamente in testa alla top five dei monumenti cittadini più gettonati dai turisti. E ad accoglierli all’ingresso, nelle funzioni di biglietteria, di «gentil organizateur e facilitatrici culturali» (ma non solo)si presentano due giovani ed entusiaste ragazze bergamasche: Veronica Benintendi, 27 anni, di San Giovanni Bianco, e Matilde Facchinetti, 29 anni di Seriate. Che con una laurea, rispettivamente in Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali e in Storia, stanno segnando una svolta rosa nella plurisecolare storia della Basilica.Già, perchénon è un caso che la Mia le abbia scelte dopo una accurata selezionee dopo che nell’organico che gestisce Santa Maria Maggiore si siano, lavorativamente parlando, aperte alcune posizioni professionali. Per farla breve due dei tre sacristi hanno lasciato il posto. Parafrasando la Pausini, Marco se ne è andato:lo storico sacrista Marco Pagani, infatti, si è trasferito dallo scorso mese di novembre nella parrocchia di Sotto il Monte,mentre qualche tempo prima a lasciare l’incarico era stato il collega Mauro Zanchi, che ha scelto di dedicarsi allo studio. È rimasto, nell’esercizio della funzione sagrestana, Giovanni Curatolo, una guida storica della basilica che sta trovando in Veronica e Matilde (approdata solo nelle ultime settimane dello scorso anno) delle valide colleghe coadiuvanti per alcuni compiti che spettano ai sacristi.Quali compiti? Veronica li elenca, con una doverosa premessa: «Non sapevo molto di liturgia, ad essere sincera». Si potrebbe aggiungere «prima», prima cioè che con l’addio dei due sacristi ufficiali si rendesse necessario ampliare le «skill», le competenze del culto e delle funzioni religiose che in basilica si celebrano, in particolare con la messa feriale (alle 10 ogni giorno), mentre nei giorni festivi sono le messe sono due(alle 11 e 12.15): «Prepariamo i paramenti, gli allestimenti anche degli altari, le casule con cui il parroco celebra le messe, ma anche i candelabri in occasione delle grandi festività e gli addobbi floreali». «Sono tutte cose che sto imparando un po’ alla volta — le fa eco Matilde —, ma aiutare i colleghi mi gratifica in un lavoro nuovo, che mi mette ogni giorno a contatto con tanta gente».È questa interconnessione con la marea dei visitatori, ma anche «con i restauratori, i musicisti, gli artisti che a vario titolo partecipano agli eventi che vengono organizzati in basilica», rintuzza Veronica, «ad arricchire le nostre giornate. E il bello è cheogni restauro, ogni tassello che viene valorizzato, suscita stupore ed entusiasmo». «I visitatori ci fanno domande ed osservazioni che costituiscono anche per me la possibilità di imparare cose che non sapevo», conclude Matilde. All’entusiasmo del team rosa si accompagna il compiacimento del direttore della Mia, Giuseppe Epinati: «È quello che cercavamo: due ragazze con una buona preparazione di base e che nello stesso tempo sono custodi delle ricchezze della basilica e della sua funzionalità del culto»
In questo post voglio correggere un mio errore fotografico dei post precedenti . Riportando articoli sulle paraolimpiadi mettevo foto dei cerchi quando in realtail simbolo delle paraqolimpiadi Non hanno la forma dei cinque cerchi olimpici e spesso chi segue per la prima volta i Giochi Paralimpici si chiede quale sia il loro significato. I simboli del movimento paralimpico sono infatti gli “Agitos”, tre forme curve colorate che rappresentano il dinamismo e lo spirito degli atleti provenienti da tutto il mondo. A raccontarlo, su https://www.qdpnews.it/, da Cortina durante i Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, è la Veneto Creators Ernestina (@ernest.dallacortelucio), che proprio a Casa Veneto ha spiegato il valore di questo simbolo spesso meno conosciuto rispetto ai cerchi olimpici. “Sono i simboli delle Paralimpiadi, sono unici e diversi dai cerchi olimpici – racconta -. Cambia pure il nome: ho chiesto ai volontari e mi hanno spiegato che si chiamano Agitos”.
Il termine deriva dal latino “agito” e significa “io mi muovo”, un riferimento diretto al movimento e all’energia degli atleti paralimpici. Le tre forme curve, nei colori rosso, blu e verde, ruotano idealmente attorno a un punto centrale e rappresentano proprio il movimento degli atleti paralimpici nel mondo.Infatti <<Per me gli Agitos rappresentano la forza, il coraggio e la determinazione. Rappresentano gli atleti paralimpici con tutte le loro capacità e gli skills migliori in assoluto” >> ( vedere video sopra e articolo sotto ) sempre a qdpnews.it racconta Francesca Porcellato, protagonista di una carriera straordinaria che l’ha vista conquistare medaglie paralimpiche in tre discipline diverse: atletica leggera, sci di fondo e paraciclismo.Ecco quindi che gli Agitos non sono quindi soltanto un logo grafico, ma un simbolo che racchiude i valori fondamentali del movimento paralimpico: coraggio, determinazione e capacità di ispirare. Sono stati introdotti ufficialmente nel 2003 dal Comitato Paralimpico Internazionale e utilizzati per la prima volta ai Giochi Paralimpici di Atene nel 2004.Da allora accompagnano ogni edizione dei Giochi e rappresentano un movimento sportivo in continua crescita, capace di raccontare storie di talento, resilienza e inclusione
Infatti concordo come ha detto : << [... ] Lei prima parlava di integrazione nello sport. Si potrà mai arrivare a un’Olimpiade in cui atleti olimpici e paralimpici gareggino insieme? Secondo me sì, non adesso perché i tempi non sono ancora maturi, però a ogni edizione dei Giochi olimpici e paralimpici le mentalità si aprono sempre di più, i limiti cadono e anche le barriere mentali stanno cadendo. Di conseguenza sì, secondo me ci arriveremo. Non sarà domani, ma sicuramente ci arriveremo. Non è facile, è complicato anche a livello logistico, però secondo me si può fare. In alcune discipline succede già, come nella scherma o nel tiro con l’arco. In altre è più complicato perché servono strutture differenti. Però io vorrei soprattutto che cadessero queste barriere mentali, che cadesse questa divisione che si sente quando si parla di olimpico e paralimpico, di loro e noi. Ecco, io vorrei che fosse un grande noi”.
vedere per l'articolo completo sotto , sempre alla stessa fonte, la pluriatleta paraolimpica Daniela Porcellato
L’ultima immagine che resterà nella memoria dei Giochi è quella di Francesca Porcellato che accende il braciere olimpico di Milano-Cortina 2026, nel “suo” Veneto in piazza Dibona a Cortina d’Ampezzo. Un gesto simbolico e carico di significato affidato a una delle più grandi atlete paralimpiche italiane di sempre, protagonista di una carriera straordinaria che attraversa tre discipline diverse e oltre trent’anni di sport ai massimi livelli. Porcellato è infatti una delle pochissime atlete al mondo ad aver conquistato medaglie paralimpiche in tre sport differenti. Nel suo palmarès figurano quattordici medaglie ai Giochi, conquistate tra Seoul 1988 e Tokyo 2020: otto nell’atletica leggera, due nello sci di fondo e quattro nel ciclismo. Risultati che l’hanno resa una figura simbolo dello sport paralimpico italiano. Da Casa Veneto a Cortina d’Ampezzo la campionessa veneta ha raccontato il suo rapporto con lo sport, la crescita del movimento paralimpico e il significato di quell’ultima emozione vissuta davanti al mondo intero.
Lei ha gareggiato ad altissimo livello in atletica, sci di fondo e ciclismo. Quale disciplina sente più sua?
“Le amo tutte e tre. Dell’atletica ho amato tantissimo la maratona, dello sci di fondo mi è piaciuto l’ambiente e il panorama dove svolgevo quest’attività, e del ciclismo amo la velocità, l’integrazione, dunque il fatto di correre insieme a gruppi di ciclisti molto dotati. Dunque le amo tutte e tre”.
Siamo qui a Milano-Cortina 2026. C’è una crescita del movimento paralimpico sottolineata da molti vertici: che impulso stanno dando questi Giochi?
“Il movimento paralimpico è in netta crescita anno dopo anno. Sicuramente i Giochi olimpici e paralimpici danno una vetrina enorme e una spinta enorme. Qui in Italia Milano-Cortina sta dando un’ulteriore spinta e sicuramente coglieremo i frutti nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Stiamo lavorando molto molto bene e io spero che questi Giochi possano ispirare più persone possibili, sia persone con disabilità ma anche persone senza disabilità, che siano ispirate nel fare sport, uscire di casa e mettersi in gioco”.
Lei come atleta paralimpica, per i giovani che potrebbero iniziare a praticare sport, si sente un esempio? Sente anche questa responsabilità?
“Sicuramente l’esempio è la cosa migliore e io spero di aver dato un buon esempio in questo senso. Spero di essere seguita da sempre più giovani che amino lo sport e lo pratichino. Non dico che debbano diventare dei campioni, ma anche solo praticare delle discipline sportive, perché lo sport è benessere, gioia e condivisione. Vorrei che soprattutto questi valori venissero condivisi. Sono un esempio e ho questa responsabilità, me lo fanno sentire gli altri, perché mi dicono che seguono le mie gesta, che vorrebbero fare come me e soprattutto che si sono ispirati a me nei momenti di difficoltà, per uscire dalle difficoltà o per fare sport ad alto livello. Mi piace anche questa responsabilità, perché ispirare le persone è cosa buona”.
Donne nello sport paralimpico: secondo lei c’è stata una crescita oppure sono ancora troppo poche?
“Io vorrei che tutte le donne facessero sport e che tutte potessero avere la possibilità di seguire le proprie passioni. Ovviamente non è sempre semplice. Sicuramente nel movimento paralimpico abbiamo una buona partecipazione delle donne, però se fosse di più sarebbe ancora meglio. Adesso nella squadra di sci di Milano-Cortina le donne sono poco rappresentate, ma molto ben rappresentate, nel senso che sono poche ma si stanno facendo ben vedere con ottimi risultati. A Parigi invece erano più numerose dei maschi e abbiamo portato a casa tantissime medaglie. Vuol dire che stiamo lavorando nel verso giusto, però possiamo sempre migliorare: non ci possiamo mai accontentare”.
Chiudiamo con uno sguardo al futuro: che progetti o sogni ha?
“Ho il sogno di una vera e sincera inclusività. Sto lavorando in questo senso, inclusività in tutti i sensi, non solo dal punto di vista del mondo paralimpico ma in generale. Noi dobbiamo fare squadra e se facciamo squadra diventiamo più forti e riusciamo a fare grandi cose. Io voglio l’inclusività e lavoro per questo”.
Lei è stata l’ultima tedofora qui a Cortina. Che cosa ha rappresentato per lei quel momento?
“Sono stata l’ultima tedofora, quella che ha acceso il braciere, ed è stato veramente emozionante. Ma soprattutto è stato un grande riconoscimento che ho ricevuto con grande orgoglio, perché comunque l’ultimo tedoforo è chi accende il fuoco di Olimpia e vuol dire che nella sua carriera ha fatto qualcosa di importante. E poi sono veneta, in terra veneta: non poteva essere più bello di così”.
Lei prima parlava di integrazione nello sport. Si potrà mai arrivare a un’Olimpiade in cui atleti olimpici e paralimpici gareggino insieme?
“Secondo me sì, non adesso perché i tempi non sono ancora maturi, però a ogni edizione dei Giochi olimpici e paralimpici le mentalità si aprono sempre di più, i limiti cadono e anche le barriere mentali stanno cadendo. Di conseguenza sì, secondo me ci arriveremo. Non sarà domani, ma sicuramente ci arriveremo. Non è facile, è complicato anche a livello logistico, però secondo me si può fare. In alcune discipline succede già, come nella scherma o nel tiro con l’arco. In altre è più complicato perché servono strutture differenti. Però io vorrei soprattutto che cadessero queste barriere mentali, che cadesse questa divisione che si sente quando si parla di olimpico e paralimpico, di loro e noi. Ecco, io vorrei che fosse un grande noi”.
COME MAI IL PARABOB È ASSENTE AI GIOCHI PARALIMPICI NONOSTANTE LA NUOVA PISTA? L'AMAREZZA DEL CAMPIONE DEL MONDO: "ABITO A UN CENTINAIO DI METRI DALL'IMPIANTO, POSSO RAGGIUNGERLO ANCHE IN SEDIA A ROTELLE"
L'esclusione del parabob dagli sport ufficiali delle Paralimpiadi del 2026 ha il sapore dell'amarezza in una località come Cortina, che non solo adesso ha una pista da bob tutta nuova (realizzata per i Giochi Olimpici Invernali da poco conclusi), ma vanta atleti promettenti come Flavio Menardi, che appena un mese fa ha conquistato il titolo di Campione del Mondo di parabob. Scopriamo le ragioni che hanno portato alla mancata partecipazione della disciplina a questa edizione paralimpica
e.
Le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 sono in pieno svolgimento: fino a domenica 15 marzo, verranno assegnate complessivamente 237 medaglie. Sono infatti 79 gli eventi da podio (39 maschili, 35 femminili e 5 misti), considerati gli sport previsti dal programma paralimpico: sci alpino paralimpico, sci di fondo paralimpico, para snowboard, para biathlon e i due sport su ghiaccio, curling in carrozzina e para ice hockey. Tra questi, spicca un grande assente: il parabob, che non rientra nel calendario delle gare che vedono partecipare 665 atleti provenienti da oltre cinquanta nazioni. A Cortina d'Ampezzo verrà distribuito il maggior numero di medaglie (i due terzi del totale), ma i riflettori sullo Sliding Centre "Eugenio Monti", almeno da un punto di vista agonistico, sono spenti. Attualmente sono infatti 28 gli sport paralimpici approvati ufficialmente dal Comitato Paralimpico Internazionale: 22 per i Giochi estivi e i 6 elencati prima per i Giochi Invernali. L’esclusione del parabob dagli sport ufficiali delle Paralimpiadi del 2026 ha il sapore dell’amarezza in una località come Cortina, che non solo adesso ha una pista da bob tutta nuova (realizzata per i Giochi Olimpici Invernali da poco conclusi), ma vanta atleti promettenti come Flavio Menardi, che appena un mese fa ha conquistato il titolo di Campione del Mondo di parabob. Un grande risultato che rappresenta un motivo d’orgoglio per il territorio ampezzano e per il movimento paralimpico italiano, ma che si accompagna alla sensazione di un’importante occasione mancata, considerato che l’appuntamento olimpico (e paralimpico) "in casa" non è certo un evento che si può ripetere facilmente. Congratulandosi con Menardi per il titolo mondiale, il presidente di Fondazione Cortina, Stefano Longo ha infatti dichiarato: "Abbiamo un solo rammarico: quello che il parabob non sia ancora disciplina olimpica e che dunque non potremo ammirare Flavio e suoi colleghi all’appuntamento di Milano Cortina 2026. L’auspicio è che il parabob possa entrare quanto prima nel programma delle Paralimpiadi, per dare modo a questi atleti di esprimersi sul palcoscenico più bello e far crescere ulteriormente il movimento". Comprensibile lo stato d’animo dell’atleta ampezzano, che ai microfoni della Rai ha spiegato come il parabob non sia ancora una disciplina paralimpica, "anche se abbiamo rispettato tutti i criteri imposti". Menardi sognava di poter gareggiare sulla pista di casa, ma dato che il suo sport è rimasto fuori dai Giochi, confida che la situazione possa cambiare prima delle prossime Paralimpiadi invernali, quelle delle Alpi Francesi: "Speriamo che nel 2030 ci facciano rientrare nel programma. Noi continuiamo con la Federazione e gli addetti ai lavori a inseguire questo sogno". L’atleta del Bob Club Cortina e della nazionale italiana, classe 2000, era un giocatore di hockey: 10 anni fa, ha subito un grave infortunio durante una partita e da quel momento la sua vita è cambiata. Il ghiaccio è rimasto il suo terreno da competizione, ma dai palazzetti è passato alle piste da bob. Oggi fa parte del Progetto Giovani di Fondazione Cortina e lo sliding centre è letteralmente fuori dalla porta di casa sua: "Abito a un centinaio di metri dalla pista, posso raggiungerla anche in sedia a rotelle". A marzo 2025, il campione di parabob aveva testato lo Sliding Centre. In quell’occasione aveva detto: "Vedo la curva Antelao dal soggiorno di casa: ho provato un’emozione incredibile a scendere sulla pista di Cortina, dove sono nato e cresciuto. Questo impianto da l’opportunità al mondo internazionale del parabob di diventare un punto di riferimento, universalmente accessibile sia per ciò che riguarda la pista in sé, che gli spogliatoi. Sono davvero felice e grato di questa opportunità". Quel giorno, il Commissario di Governo Fabio Massimo Saldini aveva dichiarato: "È la dimostrazione che il progetto paralimpico ha guidato quello olimpico. La pista è pronta ad ospitare le gare per gli atleti con disabilità". Cos’è il parabob Come spiega il Comitato Italiano Paralimpico, il parabob è una disciplina sportiva praticata da chi ha una disabilità agli arti inferiori (paraplegia o amputazione) e con una buona muscolatura dagli addominali in su. È amato da chi predilige gli sport adrenalinici, viste le alte velocità che si raggiungono sul tracciato ghiacciato. Rispetto al bob tradizionale, il parabob presenta alcune differenze sostanziali. Innanzitutto, prevede l’utilizzo di un mezzo monoposto (messo a disposizione dalla federazione internazionale) dotato di un pistone elettroidraulico per fornire una spinta iniziale uguale per tutti i partecipanti. Il peso totale (mezzo più pilota) è lo stesso per tutti i partecipanti, grazie ad apposite zavorre che vengono applicate. Nel parabob, l’atleta ricopre insieme i ruoli di pilota e frenatore e, stringendo le maniglie poste dentro la scocca, comanda i pattini sterzanti. Finora, dato che nel nostro Paese non c’erano impianti idonei ad ospitare questo sport, per gli allenamenti gli atleti italiani utilizzavano le piste presenti in Austria, in Francia e in Svizzera. Perché il parabob non è alle Paralimpiadi?
Il parabob continua ad essere escluso dal programma olimpico e paralimpico. A livello internazionale, gli atleti si confrontano nella Coppa del Mondo e nei campionati Mondiali: competizioni in cui gareggia anche la squadra italiana. A decidere quali sport includere nei Giochi è, come detto, l'Ipc (International Paralympic Committee, il Comitato Paralimpico Internazionale), che ha approvato 22 discipline paralimpiche per i Giochi estivi e 6 per quelli Invernali. Nel 2016, il parabob era stato approvato provvisoriamente per una potenziale inclusione nei Giochi Paralimpici Invernali di Pechino 2022, ma poi non ha fatto parte del programma definitivo dei Giochi. Non è andata meglio con Milano Cortina. Nel 2021, il Comitato Paralimpico Internazionale aveva comunicato all’Ibsf (Federazione internazionale di bob e skeleton) la decisione di non includere il parabob nel programma dei Giochi Paralimpici Invernali 2026, spiegando che la scelta era stata presa perché la disciplina non rispettava i criteri richiesti, in riferimento al numero di nazioni che concorrono in questo sport. Troppo pochi i praticanti, insomma. Nel dicembre 2020, l'Ipc aveva annunciato la conferma per il 2026 di cinque sport (sci alpino paralimpico, para ice hockey, sci nordico paralimpico, para snowboard e curling in carrozzina), ma la decisione sul parabob era stata rimandata all'inizio del 2021, in attesa di chiarimenti su diversi punti. Dopo aver approfondito tali questioni, il Consiglio dell'Ipc aveva deciso di escludere il Parabob poiché lo sport non soddisfava i requisiti minimi in termini di partecipazione globale nelle quattro stagioni precedenti. Secondo il regolamento dell'Ipc, per essere incluso nei Giochi Paralimpici Invernali, uno sport individuale deve essere praticato diffusamente e regolarmente a livello agonistico in almeno 12 paesi e tre regioni Ipc nel corso del quadriennio designato. Andrew Parsons, presidente Ipc, aveva aggiunto: "So che questa sarà una notizia comprensibilmente deludente per la comunità del parabob. Tuttavia, lo sport dovrebbe essere incoraggiato dal fatto che, se riuscirà a mantenere i livelli di partecipazione registrati nella stagione 2019/2020 (quando 16 nazioni presero parte a competizioni agonistiche di alto livello), si troverà in una posizione di forza per l'inclusione nell'edizione 2030 dei Giochi". "Una decisione estremamente deludente - aveva commentato il presidente dell’Ibsf Ivo Ferriani, ex bobbista -. Le statistiche fornite all’Ipc hanno mostrato che nelle ultime due stagioni sono 13 le Nazioni che hanno partecipato regolarmente, ma nell’anno 2016/17 sono state 11, quindi nel 2017/18 solamente 12 possono essere viste come "partecipanti regolarmente". Nell’ultima stagione, quella 2019-2020, hanno preso parte addirittura 16 Nazioni. L’Ibsf ha un forte impegno nei confronti del parasport e continuerà così in futuro. Sappiamo tutti quanto sia importante che tutti gli atleti paralimpici siano accettati nel programma paralimpico per i loro programmi di fondi nazionali. La maggior parte dei nostri atleti si autofinanzia con un ottimo supporto economico e operativo da parte dell’Ibsf. Il parabob mostra l’equità di genere non facendo differenza tra atleti ai quali vengono date le stesse condizioni in una gara. Non smetteremo di lottare per i nostri sport". Nonostante l’esclusione ufficiale dalle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, il movimento per portare il parabob nella cornice olimpica non si è mai fermato. A spingere per il suo l’inserimento è stato a più riprese anche l’ex governatore del Veneto Luca Zaia, che ha detto: "Il parabob dev'essere disciplina olimpica". "L'impresa mondiale di Flavio Menardi è anche un richiamo che non possiamo ignorare: il parabob merita un pieno riconoscimento nel panorama dei grandi eventi internazionali. È tempo che questa disciplina faccia il salto definitivo ed entri stabilmente nel programma paralimpico. È una richiesta che ho avanzato anche formalmente già qualche anno fa al Comitato Paralimpico: oggi, alla luce dei risultati e della crescita del movimento, quella richiesta è ancora più attuale", ha dichiarato di recente Zaia. Dello stesso avviso Davide Giorgi, presidente del Comitato italiano paralimpico Veneto, che ha salutato il risultato ottenuto dal neo campione del mondo di parabob con entusiasmo: "Un grande risultato, di cui lo sport paralimpico è orgoglioso". E ha aggiunto: "Siamo d'accordissimo col presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che auspica l'inserimento del parabob nelle discipline paralimpiche. Menardi, figlio della Cortina che si appresta a ospitare i Giochi, è un ragazzo talentuoso che si è già fatto notare per capacità, dedizione e passione. Per noi è un grande testimonial dello sport paralimpico: la sua medaglia porta lustro al movimento che continua a crescere e a mostrarsi al mondo". Come riporta Ansa, Giorgi si è detto concorde sul fatto che il parabob debba diventare disciplina paralimpica: "Questa medaglia ci dà una spinta in più"
La Lega aveva appena organizzato un presunto convegno sul Referendum Giustizia chiamando a raccolta 150 studenti con la promessa di un “evento culturale e formativo”.
A Napoli, classi del quinto anno portate come truppe cammellate a un evento di propaganda per il SÌ.
Nessun intervento per il NO.
I ragazzi non ci stanno e fanno scoppiare un casino.
Un esempio di dignità.
A Napoli, classi del quinto anno portate come truppe cammellate a un evento di propaganda per il SÌ. Nessun intervento per il NO. I ragazzi non ci stanno e fanno scoppiare un casino.
Quando i ragazzi sono arrivati, si sono accorti che sul palco erano rappresentati unicamente esponenti del Sì, tra cui anche il sottosegretario alla Giustizia Ostellari, due tra parlamentari ed ex parlamentari leghisti e, già che c’erano, anche un ex parlamentare di Alleanza Nazionale.
Allora sapete cosa hanno fatto i ragazzi? Prima hanno provato a protestare.Hanno provato a contestare.Hanno gridato alla censura. Infine, rendendosi conto dell’impossibilità di pronunciare una sola parola di contraddittorio, hanno compiuto l’unico gesto possibile: si sono alzati in piedi e se ne sono andati. E lo hanno fatto denunciando esplicitamente: “Questa è propaganda per il Sì”. E insieme a loro se ne sono andati anche professori e dirigente scolastico. Risultato? Sala vuota e la destra rimasta a parlare da sola in una sala deserta e comizio finito. Il più alto ed esemplare gesto di Resistenza a cui ho assistito in questa allucinante campagna elettorale. Arriva da dei ragazzi di 18 anni.
Stavamo tornando dalle Paralimpiadi quando, sull'autobus, è salito uno sciatore statunitense che aveva appena gareggiato e ci ha raccontato la sua storia. È anche il lato umano degli atleti a rendere grandi questi eventi di Circhi olimpici Diario di una giornata nella Cortina paralimpica: vivere da vicino questo evento ci ha regalato una di quelle esperienze che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere
Eccoci, quindi, pronti a vivere una giornata nella Cortina paralimpica.
È sabato mattina e l’autobus di linea che risale la valle del Boite è pieno. C’è chi lo usa per recarsi al lavoro e chi (cioè la maggioranza) l’ha scelto per andare a vedere le gare paralimpiche in programma nella seconda giornata ufficiale dei Giochi. In effetti, è la soluzione più pratica ed economica per raggiungere la meta, e in tanti l’hanno capito. Il trasporto pubblico è stato potenziato appositamente per offrire un servizio efficiente per le Olimpiadi e le Paralimpiadi e ne approfittiamo, confidando che questa modalità sperimentata in un periodo particolare possa prendere piede in modo strutturale.
La corriera non sarà l’unico mezzo della giornata, anzi: il capolinea è anche il punto di partenza per la successiva navetta, Tofana Shuttle, che ha il compito di traghettare gli spettatori dalla zona dove si trovano le scuole a un punto più comodo per raggiungere le gare di sci. Questo secondo autobus attende i passeggeri nel medesimo piazzale in cui ha trovato posto la stazione a valle dell’arcinota cabinovia Apollonio – Socrepes, il nuovo impianto che però non è ancora in funzione, nonostante Simico abbia dichiarato che il cantiere è concluso. A quanto si apprende, non sono ancora state completate le verifiche tecniche. Di certo, la stazione è transennata e le cabine giacciono a terra, non agganciate alla fune. Chiediamo informazioni e in risposta otteniamo un abbozzato invito all’inaugurazione di mercoledì (probabilmente non intendevano l’11 marzo, perché anche quella data è trascorsa senza che l’impianto sia stato aperto al pubblico).
La cabinovia sarebbe dovuta servire a trasportare in quota gli spettatori e compare tuttora nelle mappe realizzate per aiutare il pubblico a capire come muoversi. Ma, in sua assenza, bisogna ricorrere al Tofana Shuttle, che risale la strada che porta verso Socrepes e dal finestrino offre una visuale sullo Sliding Centre. In questi giorni di Paralimpiadi non ci sono gare (perché il parabob non fa parte degli sport ammessi ai Giochi), ma ci sono maestranze al lavoro.
La fermata di Socrepes mostra ancora tutto il suo carattere provvisorio: tra aree cantiere e transenne, sono i volontari a indicare la direzione da prendere per proseguire. Risaliamo a piedi la rampa che porta al piazzale dove si effettuano i controlli al metal detector – e dove oltre agli oggetti pericolosi vengono requisiti cibo, bevande, trombette e campanacci – e poi alla partenza della nuovissima cabinovia Lacedel-Socrepes: saliamo a bordo, sorvolando la stazione a monte della Apollonio-Socrepes, ancora recintata dalle reti arancioni da lavori in corso.
Da lì, sappiamo di dover completare "un tratto a piedi di circa 10 minuti (450 metri) fino alla venue", come lo descrive il sito ufficiale. In pratica, si cammina in discesa su dei tappetoni di gomma stesi a bordo pista, si sale su una scalinata di metallo e si completa un ultimo pezzo nella neve, fino a raggiungere la zona di arrivo delle gare di sci a Rumerlo, dove gli spettatori possono accomodarsi nel parterre o in tribuna.
Autobus, navetta, cabinovia, piedi: grazie a questa successione di mezzi, guadagniamo posto giusto in tempo per le gare che stanno per cominciare. Ed è qui che inizia il bello. Stare tra il pubblico variopinto di un’Olimpiade (e di una Paralimpiade), con la visione frontale delle Tofane a incorniciare la linea del traguardo è un’emozione che merita di essere vissuta. Un’emozione che esplode quando la prima atleta scende, accompagnata dalla guida: gli applausi, le grida di incoraggiamento, i cori dei tifosi tessono una trama sonora di cui è commovente far parte.
Impariamo subito che i primi frangenti di gara si seguono dal maxischermo, poi lo sguardo può spostarsi sulla neve dell’iconica pista Olympia, raccordandosi nel punto preciso in cui gli atleti spuntano dietro al curvone più in alto. Scendono prima le donne e poi gli uomini, per un totale di sei gare: visually impaired (ipovedenti e non vedenti), standing (in piedi) e sitting (seduti). La bravura di questi atleti è strabiliante e fa sì che la mattinata – sulla carta piuttosto lunga, con l’evento in programma dalle 9.30 alle 13.30 – scorra in fretta. A volte lo sguardo si lascia distrarre da ciò che accade attorno alla sede di gara: c’è Milo, l’ermellino mascotte delle Paralimpiadi, che saltella conteso per comparire in mille foto ricordo; c’è lo speaker che intrattiene la folla e c’è il ministro Matteo Salvini, che compare a metà mattina, scortato dalle auto blu.
Tra i protagonisti del giorno ricorderemo Chiara Mazzel, che nella prima gara che seguiamo conquista una medaglia d’argento (per lei sarà la prima di una serie); i bellunesi René de Silvestro e Luca Palla, attesissimi atleti di casa; l’americano Patrick Halgren, che cade e si rialza e poi dà spettacolo dopo il traguardo diventando in breve un volto rappresentativo di questi Giochi; e poi c’è il pubblico, che riserva anche a chi taglia il traguardo dopo una caduta lo stesso calore di chi riesce a conquistare un bel piazzamento. Alle competizioni segue la consegna delle medaglie e nell’aria risuonano i sei inni delle nazioni che si fregiano dell’oro.
Piedi, cabinovia, navetta, piedi: ripercorrendo a ritroso gli stessi passaggi dell’andata, raggiungiamo il centro di Cortina d’Ampezzo. Lo troviamo diverso rispetto alle due settimane olimpiche, anche se il braciere arde sempre al suo posto, all’ombra del campanile. In corso Italia sono rimaste le luminarie con le figure stilizzate degli sport invernali, ma le bandiere dei paesi partecipanti hanno lasciato il posto ai banner di benvenuto di Cortina. Largo Poste è stato riallestito dagli sponsor, Casa Italia al momento della nostra visita è chiusa e in fase di preparazione, Casa Slovenia non c’è più e Casa Svizzera è invece esattamente così come la ricordavamo. Le vicine postazioni delle emittenti televisive internazionali appaiono smantellate (così come l’ex hotel Concordia che serviva alla Rai): l’idea che traspare è di qualcosa da vivere in tono minore e che muove interessi più contenuti.
L’impressione generale che filtra è di un evento "simile ma diverso" e viene da pensare che si potrebbe fare qualcosa di più per rendere davvero inclusivo questo momento, anziché far viaggiare Olimpiadi e Paralimpiadi su due binari paralleli, che in comune hanno il nome (Milano-Cortina), l’anno e quello spirito che, per fortuna, non si è spento con la cerimonia di chiusura di Verona del 22 febbraio ma anzi è ancora più vivo adesso, perché ad alimentarlo sono le persone che partecipano a questi Giochi.
Ritornando verso casa, risaliamo sull'autobus di linea. Seduto accanto a noi c'è anche uno degli atleti che ha partecipato alle gare del mattino, Patrick Halgren. Quello che in questi giorni sta spopolando sui social come uno dei personaggi più in vista delle Paralimpiadi è un passeggero della linea 30. Racconta che a costringerlo a subire un'amputazione della gamba è stato un incidente in moto e che anche se oggi è caduto sull'Olympia lui sente di aver vinto comunque. Come dargli torto.
Sono anche questi aspetti, capaci di far emergere in modo spontaneo il lato umano degli atleti, a rendere grandi questi eventi e a far capire chi sono i veri protagonisti in grado di consegnarci un'eredità (la famosa legacy) da conservare per il futuro.
Se assistere dal vivo a una gara di slittino è catalogabile come una cosa divertente che non faremo mai più e seguire una partita olimpica di curling o di sci di fondo si è dimostrata una piacevole rivelazione, vivere da vicino le Paralimpiadi ci ha regalato un'esperienza densa e sorprendente, una di quelle che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere. la rubrica Circhi olimpici