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9.2.26

Lascia Linux dopo 8 anni per passare a Windows 11: com'è andata? tradimento o adeguamento ?









Nel panorama delle guerre ideologiche che da anni animano le comunità tech, raramente emerge una testimonianza capace di sconvolgere le narrative a cui siamo abituati. Eppure, la storia di un utente Linux che abbandona il pinguino per tornare a Windows 11, non solo senza rimpianti ma con entusiasmo rinnovato, merita un'analisi approfondita. Non si tratta di un tradimento ideologico né di una vittoria di Microsoft, ma di una riflessione lucida su cosa significhi davvero l'usabilità quotidiana di un sistema operativo nel 2026. La testimonianza di toxyxd13, pubblicata su Reddit, solleva domande che vanno oltre il tifo da stadio tra Windows e Linux.
l problema fondamentale che emerge dall'esperienza dell'utente non riguarda le capacità tecniche di Linux, ma il suo eterno stato di incompletezza nelle situazioni d'uso reali. Come sintetizzato efficacemente dallo stesso protagonista, l'esperienza desktop di Linux rimane in uno stato permanente di "quasi pronto". Il gaming rappresenta l'esempio più lampante: nonostante Proton abbia compiuto passi da gigante nel rendere compatibili i titoli Windows, gli anti-cheat a livello kernel continuano a rappresentare un muro insormontabile, mentre il modding attraverso Proton si trasforma spesso in un'odissea tecnica.
La transizione infinita da X11 a Wayland incarna perfettamente questa problematica sistemica. Dopo anni di sviluppo, l'esperienza rimane frammentata e imprevedibile: condivisione schermo, streaming, routing audio e workflow di cattura variano drasticamente a seconda del compositor, dell'ambiente desktop e delle applicazioni utilizzate. Anche quando esistono soluzioni alternative, queste tendono a rompersi senza preavviso, costringendo l'utente a trasformarsi in un debugger del proprio sistema operativo anziché concentrarsi sul lavoro produttivo.
Linux funziona brillantemente finché non smette di farlo, e quando si rompe, lo fa in modi che richiedono ore di troubleshooting tecnico
Paradossalmente, ciò che ha convinto l'utente a tornare su Windows 11 non è stata l'eliminazione delle criticità del sistema Microsoft, ma la scoperta di strumenti che finalmente avvicinano l'esperienza a quella Linux. Scoop, in particolare, viene descritto come "il vero package manager" per Windows, capace di installare applicazioni portabili e autocontenute in una singola directory gestendo automaticamente le variabili PATH, con un funzionamento paragonabile a Homebrew su macOS. Questa soluzione si è rivelata infinitamente superiore a Winget, che l'utente aveva testato in passato senza soddisfazione.
Il Windows Subsystem for Linux rappresenta l'altro pilastro di questa transizione. Non si tratta di un sostituto completo di Linux, ma di una rete di sicurezza sofisticata: un kernel Linux autentico, strumenti appropriati e un'integrazione profonda con Windows, il tutto senza trascinare i problemi tipici del desktop Linux. L'aspetto cruciale è che l'utente ricorre a WSL solo quando strettamente necessario, perché gli strumenti nativi di Windows 11 si sono rivelati finalmente adeguati per la maggior parte delle esigenze quotidiane.
La strategia vincente di Windows 11, secondo questa testimonianza, consiste nel trasformare la frustrante configurazione iniziale in un'operazione una tantum. L'utente ha affrontato il processo di debloating del sistema operativo, configurato policy personalizzate e installato gli strumenti essenziali in un'unica sessione intensiva. Superato questo ostacolo, l'esperienza quotidiana è diventata fluida e priva di attriti significativi, permettendo di concentrarsi sul lavoro effettivo anziché sulla manutenzione del sistema.
Le critiche a Windows 11 rimangono valide e diffuse: raccolta dati aggressiva, requisiti di account obbligatori, modifiche all'interfaccia imposte dall'alto, spinta invasiva verso l'intelligenza artificiale e impostazioni predefinite che favoriscono i servizi Microsoft. Come sottolineato da MarcCDB nei commenti, "Mi piace Windows come sistema operativo, ma non mi piace quello che Microsoft ci sta facendo: la quantità di AI e pubblicità è davvero fastidiosa, costringermi a creare un account, eccetera". Queste preoccupazioni non sono scomparse per l'utente che ha effettuato il passaggio.
toxyxd13 non ha dimenticato i difetti di Windows 11: continua a detestare la struttura del filesystem, rimpiange strumenti come journalctl e dmesg per il debugging, e sottolinea esplicitamente di non odiare affatto Linux. La sua scelta non rappresenta un giudizio di valore assoluto, ma una valutazione pragmatica su quale sistema operativo genera meno frizioni nell'utilizzo quotidiano. Linux eccelle in controllo e trasparenza, Windows 11 primeggia in compatibilità hardware e software, riducendo gli ostacoli per utenti normali e workload misti.
La compatibilità hardware rappresenta un elemento decisivo spesso sottovalutato. Come evidenziato da ekoprihastomo nello stesso thread, "Uso Linux e Windows. Windows è il re in termini di compatibilità, non solo software ma anche hardware. Posso comprare d'impulso oggetti casuali e funzioneranno su Windows; non posso farlo con Linux". Questa differenza si traduce in risparmio di tempo, riduzione dello stress e maggiore produttività, fattori che pesano enormemente nelle scelte degli utenti professionali.
Un altro utente, Schiorean, sintetizza un approccio ibrido sempre più diffuso: "Faccio tutto il mio lavoro su un sistema Linux al 100% tramite WSL2, e uso Windows 11 solo come ambiente desktop che semplicemente funziona. Complimenti a Microsoft per WSL e PowerToys". Questa configurazione rappresenta forse il miglior compromesso disponibile attualmente: l'ecosistema di sviluppo Linux completo, accessibile attraverso l'infrastruttura hardware e software stabile di Windows.
La lezione più importante da questa testimonianza non riguarda la supremazia di un sistema operativo sull'altro, ma la natura profondamente personale di queste scelte tecnologiche. Windows 11 non conquista gli utenti per eleganza o perfezione tecnica, ma perché nella maggior parte dei casi riesce a rimanere sullo sfondo, permettendo all'utente di concentrarsi sulle attività produttive. Per alcuni professionisti, convenienza e compatibilità di Windows 11 superano flessibilità e controllo di Linux, anche quando questo contraddice le aspettative dei puristi open source.
Il futuro probabilmente non vedrà una vittoria netta di una piattaforma sull'altra, ma una coesistenza sempre più sofisticata. L'evoluzione di strumenti come WSL, l'integrazione di package manager moderni su Windows e il continuo miglioramento della compatibilità gaming su Linux attraverso Proton suggeriscono che le barriere tra sistemi operativi si stiano progressivamente assottigliando. La sfida per entrambi gli ecosistemi sarà ridurre ulteriormente gli attriti che ancora costringono gli utenti a compromessi dolorosi, indipendentemente dalla piattaforma scelta.

"Che ci faccio qui a 52 anni? Cerco il mio fidanzato!". Riegler, l'atleta più anziana dei Giochi .,Furti misteriosi, caschi vietati e la coppia scoppiata per il curling: le curiosità dei Giochi

 

La snowboarder austriaca è stata eliminata negli ottavi di finale nel parallelo ma è già nella storia: "Volete sapere il mio segreto? L'allenatore della nazionale a 30 anni mi disse che dovevo smettere..."

dal nostro inviato Andrea Fanì
LIVIGNO, ITALY - FEBRUARY 08: Claudia Riegler of Team Austria competes during Women's Parallel Giant Slalom qualification on day two of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic games at Livigno Snow Park on February 08, 2026 in Livigno, Italy. (Photo by David Ramos/Getty Images)

"Ma lo sapete che c'è una mia connazionale in gara a 52 anni?". Ore 8 in punto al Livigno Snow Park, il termometro non fa la cortesia di mentire e segna un impietoso -15°C. "Ma è secco...". Cielo terso e quindi uno aspetta fiducioso che spunti il sole, che poi scalda ed è un piacere. Nel frattempo l'addetto ai controlli in zona mista, austriaco simpaticissimo, ci accoglie subito con la domanda: "Lo sapete che?...". Ok, non lo sapevo, dai, mi ero concentrato sugli snowboarder italiani che oggi è una giornata di gloria, me la sento nelle ossa (insieme con il freddo). Due chiacchiere, due clic ed eccoci qua: Claudia Riegler, nata a Vienna il 9 luglio 1973. Il primo pensiero è, ok è più vecchia di me; il secondo è... 1973?

DALMASSO_BRONZO_08022026

Claudia, ma lei lo sa che è la donna più anziana in gara a Milano Cortina 2026? Seconda in assoluto dietro l'americano Richard Ruohonen, anni 54. 

"Sì sì lo so. Però Richard fa il curling, io lo snowboard...".

Ok, capito. Sottolineiamo la differenza. Infatti la domanda è: ci racconta il suo segreto? Non è che uno prende e va all'Olimpiade alla sua età...

"E perché no?".

Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ledecka. Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh"

In effetti. Ok, com'è andata la gara?

"Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ester Ledecka. Incredibile...".

Beh, non è incredibile, ci sta uscire agli ottavi con Ledecka.

"No, dicevo incredibile tutto questo. Che sono qua, una pista da urlo, giornata meravigliosa di sole (sì, nel frattempo ha scaldato, ndr). Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh. Vabbè ma uscire agli ottavi non è poco".

Ma per lei già essere qua non è una vittoria?

"Vittoria è quando prendi la medaglia, ad ogni modo sì, sono tra le migliori sedici al mondo, sono molto orgogliosa di quello che ho fatto. Scusate se ve lo dico ma io sono la dimostrazione vivente che non ci sono limiti a quello che possiamo fare. Se ti impegni, a tutti i livelli, l'età davvero non conta più".

Ma in tutti questi anni cosa ha fatto, a parte lo snowboard?

"Lo snowboard... No dai, sapete cos'è? È che a trent'anni l'allenatore della nazionale mi disse di smettere. Mi cacciò dalla squadra".

E lei?

"E io non credevo alle sue parole. Io dentro di me sapevo che si sbagliava. Così mi sono rimessa a lavorare e dopo tre anni sono rientrata. Solo io, il mio fidanzato e un allenatore credevano in me. L'abbiamo fatto. A 41 anni ho vinto il Mondiale, a 52 sono all'Olimpiade".

Ma cosa mangia?

"Un po' di tutto, con attenzione".

E cosa legge?

"Un po' di tutto, con intelligenza".

E la musica? Carica o relax?

"Io faccio yoga e quando comincio a sentire che qualcosa non va mi faccio aiutare".

Austria's Claudia Riegler competes in the snowboard women's parallel giant Slalom elimination run at Livigno Snow Park during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games, in Livigno (Valtellina), on February 8, 2026. (Photo by Kirill KUDRYAVTSEV / AFP)

In che modo?

"Con la meditazione. Perché ipnosi e meditazione aiutano altri a entrare dentro di te e a vedere cose di te che tu in quel momento non riesci a vedere".

Ma le sue rivali, le sue compagne di nazionale, cosa dicono?

"Mi fermano, mi parlano, e tutte concludono con le stesse parole".

E quali?

"Claudia, sei un'ispirazione".

Ma la sua famiglia? Chi ha lasciato in Austria?

"Nessuno. Mia sorella vive in Australia e...".

E...?

"E c'è il mio fidanzato che mi aspetta, è qua nel parterre dei tifosi. Scusate, ora ho propria voglia di andare da lui".



La snowboarder austriaca è stata eliminata negli ottavi di finale nel parallelo ma è già nella storia: "Volete sapere il mio segreto? L'allenatore della nazionale a 30 anni mi disse che dovevo smettere..."

dal nostro inviato Andrea Fanì
LIVIGNO, ITALY - FEBRUARY 08: Claudia Riegler of Team Austria competes during Women's Parallel Giant Slalom qualification on day two of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic games at Livigno Snow Park on February 08, 2026 in Livigno, Italy. (Photo by David Ramos/Getty Images)

"Ma lo sapete che c'è una mia connazionale in gara a 52 anni?". Ore 8 in punto al Livigno Snow Park, il termometro non fa la cortesia di mentire e segna un impietoso -15°C. "Ma è secco...". Cielo terso e quindi uno aspetta fiducioso che spunti il sole, che poi scalda ed è un piacere. Nel frattempo l'addetto ai controlli in zona mista, austriaco simpaticissimo, ci accoglie subito con la domanda: "Lo sapete che?...". Ok, non lo sapevo, dai, mi ero concentrato sugli snowboarder italiani che oggi è una giornata di gloria, me la sento nelle ossa (insieme con il freddo). Due chiacchiere, due clic ed eccoci qua: Claudia Riegler, nata a Vienna il 9 luglio 1973. Il primo pensiero è, ok è più vecchia di me; il secondo è... 1973?

DALMASSO_BRONZO_08022026

Claudia, ma lei lo sa che è la donna più anziana in gara a Milano Cortina 2026? Seconda in assoluto dietro l'americano Richard Ruohonen, anni 54. 

"Sì sì lo so. Però Richard fa il curling, io lo snowboard...".

Ok, capito. Sottolineiamo la differenza. Infatti la domanda è: ci racconta il suo segreto? Non è che uno prende e va all'Olimpiade alla sua età...

"E perché no?".

Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ledecka. Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh"

In effetti. Ok, com'è andata la gara?

"Beh, mi avete vista no? Qualificazioni ok, poi sono uscita con Ester Ledecka. Incredibile...".

Beh, non è incredibile, ci sta uscire agli ottavi con Ledecka.

"No, dicevo incredibile tutto questo. Che sono qua, una pista da urlo, giornata meravigliosa di sole (sì, nel frattempo ha scaldato, ndr). Certo, avrei voluto fare qualche altra garetta, eh eh eh. Vabbè ma uscire agli ottavi non è poco".

Ma per lei già essere qua non è una vittoria?

"Vittoria è quando prendi la medaglia, ad ogni modo sì, sono tra le migliori sedici al mondo, sono molto orgogliosa di quello che ho fatto. Scusate se ve lo dico ma io sono la dimostrazione vivente che non ci sono limiti a quello che possiamo fare. Se ti impegni, a tutti i livelli, l'età davvero non conta più".

Ma in tutti questi anni cosa ha fatto, a parte lo snowboard?

"Lo snowboard... No dai, sapete cos'è? È che a trent'anni l'allenatore della nazionale mi disse di smettere. Mi cacciò dalla squadra".

E lei?

"E io non credevo alle sue parole. Io dentro di me sapevo che si sbagliava. Così mi sono rimessa a lavorare e dopo tre anni sono rientrata. Solo io, il mio fidanzato e un allenatore credevano in me. L'abbiamo fatto. A 41 anni ho vinto il Mondiale, a 52 sono all'Olimpiade".

Ma cosa mangia?

"Un po' di tutto, con attenzione".

E cosa legge?

"Un po' di tutto, con intelligenza".

E la musica? Carica o relax?

"Io faccio yoga e quando comincio a sentire che qualcosa non va mi faccio aiutare".

Austria's Claudia Riegler competes in the snowboard women's parallel giant Slalom elimination run at Livigno Snow Park during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games, in Livigno (Valtellina), on February 8, 2026. (Photo by Kirill KUDRYAVTSEV / AFP)

In che modo?

"Con la meditazione. Perché ipnosi e meditazione aiutano altri a entrare dentro di te e a vedere cose di te che tu in quel momento non riesci a vedere".

Ma le sue rivali, le sue compagne di nazionale, cosa dicono?

"Mi fermano, mi parlano, e tutte concludono con le stesse parole".


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E quali?

"Claudia, sei un'ispirazione".

Ma la sua famiglia? Chi ha lasciato in Austria?

"Nessuno. Mia sorella vive in Australia e...".

E...?

"E c'è il mio fidanzato che mi aspetta, è qua nel parterre dei tifosi. Scusate, ora ho propria voglia di andare da lui".

Il fidanzato. La seguiamo con lo sguardo. Si porta via la sua tavola, il casco, la tuta da gara, gli scarponi. Scavalca le transenne, che le ragazze di 52 anni all'Olimpiade non amano i percorsi troppo facili e comuni. Lo raggiunge, lui allarga le braccia, anche lei. Si abbracciano. Piangono. Ridono. Vivono.


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Spariti documenti e non solo della squadra israeliana di bob e il Tas boccia l'equipaggiamento della squadra britannica di skeleton


FILE- Adam Edelman and Regnars Kirejevs, of Israel, compete in their second run during the two-man bobsled at the bobsledding world championships, Saturday, March 8, 2025, in Lake Placid, N.Y. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson, File)

Caschi vietati, furti misteriosi, una prima volta storica per i Giochi olimpici invernali, con in gara madre e figlio. E il curling che si mette tra moglie e marito. Ecco le curiosità della seconda giornata di gare ai Giochi di Cortina.


Gli inglesi dello skeleton non potranno indossare in gara a Cortina i nuovi caschi. Anche il Tas ha confermato la decisione della Federazione internazionale che vieta il casco che non è “della forma standard ed è stato chiaramente progettato per migliorare specificamente le prestazioni aerodinamiche, poiché la parte posteriore sporge”. Per la sicurezza e l’aerodinamica il casco è la parte più importante dell’equipaggiamento. La notizia è un duro colpo per Matt Weston e Marcus Wyatt del Team GB, che hanno dominato lo skeleton per tutta la stagione, vincendo tutte e sette le gare di Coppa del Mondo. “Siamo delusi, ma vinceremo lo stesso” dice Natalie Dunman, direttrice esecutiva delle prestazioni della federazione britannica


Team Mexico flag bearer Sarah Schleper arrives for the Olympic opening ceremony at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Friday, Feb. 6, 2026. (AP Photo/Misper Apawu)

Mamma e figlio in pista insieme all’Olimpiade per una prima volta storica: Sarah Schleper statunitense con passaporto messicano e portabandiera nella cerimonia inaugurale, e il figlio Lasse Gaxiola, anche lui in pista nello sci alpino per il Messico. Nella storia dell’Olimpiade invernale – la fonte è Bill Mallon, leggendario statistico olimpico e non solo: era già successo 7 volte di vedere due generazioni in gara nella stessa Olimpiade, ma sempre con il padre: 3 volte padre/figlia, 4 volte padre/figlio. La prima Olimpiade decentrata costringerà Sarah e il figlio Lasse a stare lontani: lui a Bormio per le gare maschili. Lei a Cortina per le gare femminili.


epa12605060 Adam Edelman and Menachem Chen of Israel compete in the 2-Man Bobsleigh at the IBSF Bobsleigh and Skeleton World Cup, in Sigulda, Latvia, 20 December 2025.  EPA/TOMS KALNINS

“Una violazione così grave: valigie, scarpe, attrezzatura, passaporti rubati e i ragazzi sono tornati subito ad allenarsi oggi. Credo davvero che questa squadra esemplifichi lo spirito israeliano”. Furto misterioso nella sede di allenamento del bob israeliano, per la prima volta qualificato ai Giochi dopo la rinuncia della Gran Bretagna di schierare il secondo equipaggio. Lo ha denunciato Adam “AJ” Edelman, il primo ebreo ultraortodosso a qualificarsi ai Giochi. Lui e un compagno di squadra sono arruolati nell'Idf, l'esercito israeliano. Nel 2018 era in gara nello skeleton e a Cortina sarà in gara nel bob a due (16/17 febbraio) e nel bob a quattro (21/22 febbraio). Nessun commento della federazione, né dell'ambasciata, su dove è avvenuto il furto.


Canada's Brett Gallant and Jocelyn Peterman speak,during the mixed doubles round robin phase of the curling competition against Sweden, at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Sunday, Feb. 8, 2026. (AP Photo/Fatima Shbair)

Lei in lacrime, lui scuro in viso e visibilmente alterato. Finisce con una clamorosa eliminazione l'avventura della coppia canadese del curling. Marito e moglie anche nella vita, Jocelyn Peterman e Brett Gallant hanno infilato una serie di sconfitte, l'ultima decisiva con la Svezia, che lui ufficialmente ha attribuito alle condizioni diverse del ghiaccio, più veloce del giorno prima. Ma gli sguardi dicevano ben altro. Secondo l'allenatore Scott Pfeifer doveva semplicemente "partire meglio, invece di rincorrere continuamente". 


  quest'ultima  viene smentita   da    dall'intervista     alla gazzetta  dello  di   Amos Mosaner  : "Io e Costantini non siamo amici, ma meglio così. E il curling non è noioso" | Gazzetta.it

non sapevo che dietro la mascotte delle olimpiadi di milano cortina 2026 ci fosse una storia dimenticata e particolare


  fonte   https://www.funweek.it/  e  https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/


Le mascotte delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno conquistato il pubblico con la loro dolcezza e immediatezza. Tina e Milo, i due ermellini simbolo dei Giochi, sono ormai volti riconoscibili a livello globale. Ma dietro quel successo si nasconde una storia poco raccontata, che parte da un piccolo centro della Calabria e arriva fino ai riflettori olimpici, passando però per un silenzio che oggi

fa discutere.
I due personaggi sono nati dall’estro e dalla creatività degli studenti dell’Istituto comprensivo “Costantino Mustari” di Taverna, che con il loro bozzetto hanno superato migliaia di proposte provenienti da tutta Italia. Un risultato straordinario, capace di trasformare un disegno scolastico in un’icona internazionale. Eppure, proprio coloro che hanno dato vita alle mascotte sembrano essere rimasti ai margini delle celebrazioni ufficiali.
L’orgoglio di Taverna e un successo che fa il giro del mondo
Mentre le immagini della cerimonia inaugurale scorrevano sugli schermi internazionali, la comunità di Taverna si è riunita nella sala del Consiglio comunale per vivere insieme un momento storico. Il sindaco Sebastiano Tarantino ha espresso con forza l’orgoglio del paese, sottolineando come il talento dei giovani studenti abbia portato il nome della cittadina all’interno di uno degli eventi sportivi più importanti al mondo.
Un orgoglio che ha varcato anche i confini nazionali: una troupe televisiva giapponese è arrivata in Calabria per raccontare non solo il territorio, ma soprattutto la storia dei ragazzi che hanno ideato Tina e Milo. Un segnale chiaro dell’impatto globale di un progetto nato tra i banchi di scuola.
Il silenzio delle istituzioni e l’amarezza della scuola
Al successo mediatico e simbolico non è però corrisposto un coinvolgimento diretto da parte del Comitato organizzatore dei Giochi. A evidenziare il disagio è stata Maria Rosaria Sganga, dirigente dell’Istituto di Taverna, che ha ricordato l’entusiasmo con cui la comunità scolastica aveva accolto la vittoria del bozzetto e le celebrazioni locali organizzate per l’occasione.
L’amarezza nasce dalla mancanza di un riconoscimento formale: nessun invito agli eventi ufficiali, nessuna presenza all’inaugurazione dei Giochi, nemmeno un gesto simbolico come l’invio di gadget agli studenti. Un’assenza che, secondo la dirigente, ha generato delusione non solo tra i ragazzi, ma anche tra insegnanti e genitori.
Un talento che chiede ascolto
Il caso delle mascotte olimpiche solleva una riflessione più ampia sul valore della creatività giovanile e sul modo in cui le istituzioni riconoscono – o dimenticano – chi contribuisce al successo di grandi eventi. Tina e Milo continuano a sorridere al mondo, ma la loro storia ricorda che dietro ogni simbolo globale c’è spesso un talento locale che merita attenzione, rispetto e memoria.


infatti  

 Chi sono Tina e Milo, i due ermellini scelti come mascotte delle Olimpiadi Invernali 2026Le Olimpiadi e le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 avranno le loro mascotte: gli ermellini Tina e Milo incarnano alla perfezione i valori dei Giochi, promuovendo anche la tutela dell’ambiente.



Tina e Milo sono le due mascotte scelte per le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 che si disputano dal 4 al 22 febbraio 2026. Gli sono divisi in quattro località in base alle loro discipline e sono accompagnati dai due simboli scelti per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali: sono due ermellini, amanti dello sport e dell'aria aperta che sono stati presentati per la prima volta sul palco del Festival di Sanremo, e che sono frutto della creatività degli studenti italiani. Rappresentano il connubio tra sport e tutela dell'ambiente, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità che lo rendono unico e riconoscibile.Il significato dei nomi Milo e Tina, le mascotte delle Olimpiadi InvernaliI due ermellini sono fratelli e incarnano al meglio i valori olimpici. Sono curiosi, appassionati di sport e pieni di energia: Tina è la mascotte Olimpica, nata tra le montagne, appassionata di arte e di musica mentre suo fratello Milo è la mascotte Paralimpica ed è nato senza una zampina, ma ha imparato a usare al meglio la coda trasformando la sua diversità in un grande punto di forza. I nomi dei due simpatici animaletti non sono scelti a caso ma richiamano le due location principali dei Giochi. Tina, l'ermellino bianco, è il diminutivo di Cortina e invece il nome di Milo, esemplare di ermellino bruno, richiama la città di Milano. Anche i loro colori sono fondamentali perché il bianco e il marrone simboleggiano la complementarietà e ricordano la necessità di proteggere l'ambiente montano tutto l'anno.




Gli ermellini Tina e Milo sono le mascotte delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali

Qual è il messaggio delle due mascotteGli ermellini Tina e Milo sono simbolo di resilienza, inclusione, velocità e amore per la natura. Tra gli animali si distinguono per agilità e adattabilità, delle qualità che rimandano a temi come trasformazione e rispetto dell'ambiente: fanno della diversità una grande ricchezza e insieme rappresentano l'armonia tra natura e città, connubio perfetto per queste Olimpiadi. I due fratelli proteggono la bellezza del territorio e insieme legano l'attenzione all'ambiente con la tecnologia, parlando la lingua dei più giovani.



I due ermellini sono fratelli e rappresentano al meglio i valori olimpici


continua su: https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/chi-sono-tina-e-milo-i-due-ermellini-scelti-come-mascotte-delle-olimpiadi-invernali-2026/

https://www.fanpage.it/

a che punto siamo arrivati che ci beviamo la propaganda exenofoba e le balle di un femminicida . il caso Naudy Carbone,

L’uomo nella foto si chiama Naudy Carbone, ha 30 anni, e la sua è una di quelle storie che dovrebbe farci vergognare di essere italiani.
Se solo esistesse ancora, come  dice  Tosa  ed  altri  che  anora  non hanno mandato il cervello all'ammasso  ,  in questo Paese, il senso della vergogna.
Pochi giorni fa, subito dopo (  l'ennessimo )  il  femminicidio di Zoe Trinchero, l’assassino, Alex Manna, ha cercato di depistare le indagini e scaricare tutta la colpa su questo giovane uomo, non solo completamente innocente ma del tutto all’oscuro anche del delitto.
E lo ha accusato non per caso ma perché Naudy Carbone è nero, il “colpevole perfetto” da dare in pasto a un’opinione pubblica ormai   sempre   più  spaventosamente razzista, abbeverata da una martellante propaganda xenofoba.
E infatti, quella stessa notte, intorno all’una e mezza, mentre stava dormendo, Carbone è stato svegliato da alcuni rumori sulle scale e in strada.
Una folla si era radunata davanti a casa sua armata di bastoni per vendicare la morte di Zoe Trinchero.
“Esci, ne*** di me***”, questo gli urlavano dalla strada, al punto che Naudy è stato costretto a barricarsi in casa per evitare quello che sarebbe stato un vero e proprio linciaggio.
E solo l’intervento dei carabinieri, chiamati da Carbone, ha evitato il peggio.  Quello   che  più  impressione    e    che  Naudy Carbone è italiano, italianissimo, un jazzista di grande talento, diplomato al Conservatorio di Genova, originario della Guinea, adottato da una famiglia di Nizza Monferrato quando aveva 3 anni.
È stato accusato di omicidio dall’uomo italiano bianco che lo aveva commesso.E immediatamente, per tutti, è diventato all’istante il colpevole. Senza alcun dubbio.Se non è razzismo questo, davvero non so cosa sia il razzismo.
Voglio mandare un abbraccio fortissimo a quest’uomo, e dirgli che non è solo, nonostante tutto. concludo con quanto dice l'amico Marco domina : << [...] Ora Nizza tace. Dovrebbe - dovremmo - riflettere a fondo su questi fatti, e, per prima cosa, chiedere scusa ufficialmente a Naudy: uno per uno, in processione a casa sua. E poi scuse pubbliche. Anche dalla loquace Giorgia Meloni, che si occupa pure del personale di Sanremo, ma non ha mai una parola giusta o saggia per i profondi disagi che attraversano il paese. >>

mentre la meloni difende Pucci a CALENZANO (FI), CONSIGLIERA DI FRATELLI D'ITALIA COMMENTA IL GEMELLAGGIO DELLA CITTADINA CON JENIN: "MA PERCHÉ DOBBIAMO ANDARE SEMPRE DAGLI STORPI?"

Mentre la Presidente del Consiglio Meloni tuona contro l’auto-esclusione di Pucci dal Festival di Sanremo,



 una consigliera di Fratelli d’Italia di Calenzano (Firenze), Monica Castro, se ne esce

 

direttamente in Consiglio comunale con un abominio che ricorda da vicino la supremazia della razza nazista.
In aula si sta parlando del possibile gemellaggio tra Calenzano e la città di Jenin, in Cisgiordania.
L’intervento di Castro è spaventoso e vergognosa . :
“Perché noi dobbiamo andare da quelli poveretti, quelli stor**, tutti ridotti male, senza casa, senza nulla, non riconosciuti?”
E ancora, forse persino più grave  come potete sentire  dal video    riportato sotto  



<<Sì, consigliera, lei è, tra le altre cose, evidentemente ignorante. E non è un alibi, è un’aggravante.
Non solo la consigliera in questione dovrebbe dimettersi ed essere radiata da ogni incarico pubblico presente e futuro.>>(   Lorenzo   Tosa  )   ora se il suo partito non prende le distanze e non le chiede di lasciare definitivamente l'incarico politico che ha vuol dire che approva  In fondo è semplice.
Se una così non verrà espulsa dal partito, allora significa che quelle parole rappresentano anche il partito, il suo partito, Presidente Meloni

Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto

BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa ...