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12.2.26

Giovanni Malagò: «Alle Olimpiadi prendi medaglie inattese e ne perdi di previste» Giovanni Malagò: «Queste sono le Olimpiadi, va benissimo quello che stiamo facendo»

 

Giovanni Malagò: «Alle Olimpiadi prendi medaglie inattese e ne perdi di previste»






Cortina, 8 feb. (askanews) – Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, commenta dalla Dolomiti Lounge di Cortina i primi risultati dell’Italia alle Olimpiadi invernali.«Queste sono le Olimpiadi: prendi medaglie che non immagini e ne perdi alcune che onestamente avevi pronosticato, l’importante è avere più persone che ce le possono portare. Per cui va assolutamente benissimo quello che stiamo facendo».



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Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXXI DONNE, CONTRO LA VIOLENZA C’È SEMPRE UNA VIA D’USCITA

per approfondire

La lotta contro alla violenza non può prescindere poi da interventi mirati a promuovere la consapevolezza e la prevenzione a partire dall'infanzia per contribuire al cambiamento culturale e sociale che deve portare al rifiuto della violenza e di qualsiasi forma di discriminazione di genere 
 Infatti    come  dice la puntata  odierna   della   rubrica  Manuale  di autodifesa I consigli dell’esperto anti  aggressione Antonio Bianco
  L’impotenza appresa è una sorta di anestesia emotiva con cui vivono le donne vittime di violenza, all'interno di una relazione intima. Possiamo definirla meglio come uno stato psicologico in cui una persona, dopo aver sperimentato ripetutamente situazioni negative incontrollabili, impara a credere di non poter fare nulla per cambiare il proprio destino, rinunciando a tentare una via di fuga anche quando le circostanze lo permetterebbero, generando rassegnazione e passività.   Significa che la donna che vive in condizioni di abuso, di fronte alle minacce di violenza o di morte, di fronte al senso di impotenza, si arrende. Come fermare questo ciclo di violenza? Ribadiamo ancora una volta che il ciclo della violenza è una violazione sistematica dei diritti umani. Si tra"a di un fenomeno che investe non solo la donna, ma anche i !gli, che sono vi"ime inconsapevoli. Le donne vi"ime di violenza domestica possono avere a che fare con una persona che definiscono “narcisista”, oppure un uomo che manifesta una “mania del controllo” sulla vita della partner. Si fa questa valutazione in ogni azione che compie, e le rassicurazioni non bastano mai a placare la paura di un tradimento o di un abbandono. Entrambi gli a"ori della relazione vivono il rapporto come una relazione tossica. Secondo l’esperta Paola Degani, per superare la spirale della violenza sulle donne è importante che le vi"ime di violenza psicologica o !sica sappiano che non sono sole, mai. Possono contare su un sistema di supporto fa"o di risorse professionali, prima di tu"o. Insieme, è possibile intraprendere un percorso di ascolto e consapevolezza, orientato alla ricostruzione del proprio benessere personale. Insomma, si può chiedere aiuto: l’1522 è il numero anti violenza e anti stalking, attivo ogni giorno, 24 ore su 24, mentre il 112 è il numero unico europeo per le emergenze. Non abbiate paura e nemmeno pudore di chiamare: come recitava un vecchio spot televisivo, a volte una telefonata può davvero allungare una vita




Il sistema di protezione per le donne vittime di violenza di genere. I Centri Antiviolenza e le Case Rifugi
DI SOSTENIBILITÀ EQUITÀ SOLIDARIETÀ · PUBBLICATO 27/11/2023 · AGGIORNATO 08/01/2026



In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner. A novembre 2023 sono 106 le donne morte in Italia per femminicidio.
La maggioranza degli episodi di violenza sulle donne è compiuta da conoscenti o partner, esplicandosi in ambiente familiare e relazionale, da cui il termine comunemente utilizzato di IPV (Intimate Partner Violence) (C. Mamo, F. Voller, M.P. Randazzo, S. Farchi, G. Fossa, S. Bianco, A. Pitidis. Epidemiologia della violenza in ambito relazionale. in: Riconoscere, accogliere e accompagnare le persone vittime di violenza relazionale. Guida per operatori di Pronto Soccorso. Ministero della Salute-CCM. Versione 2.0 | 22 dicembre 2017). La violenza domestica è associata a fattori di rischio culturali e psicosociali di difficile eradicazione, rimanendo ancora oggi una questione drammatica e non risolta. Laddove la prevenzione primaria non riesce ancora a risultare efficace, rimane fondamentale rafforzare la prevenzione secondaria, che nel caso specifico ricade sui setting sanitari, le forze di pubblica sicurezza e i servizi di natura sociale. Le strutture in cui trovare rifugio rappresentano una risorsa fondamentale per le donne vittime di violenza, i loro figli e le loro figlie, a loro volta frequenti vittime di violenza diretta o assistita.


Le Case Rifugio, a indirizzo segreto, forniscono un alloggio sicuro alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini e bambine, a titolo gratuito e indipendentemente dal luogo di residenza, con l’obiettivo di proteggere madri e figli/e.
I Centri Antiviolenza sono invece il primo presidio a cui le donne possono rivolgersi quando subiscono o sono minacciate da qualsiasi forma di violenza. Ogni struttura deve garantire un’apertura di almeno cinque giorni alla settimana, compresi i giorni festivi, un numero di telefono dedicato attivo 24 ore su 24, anche collegandosi al 1522 (numero telefonico nazionale antiviolenza e stalking).
I servizi che i Centri Antiviolenza garantiscono gratuitamente comprendono: ascolto, accoglienza, assistenza psicologica, assistenza legale, supporto ai minori vittime di violenza, orientamento al lavoro e all’autonomia abitativa.
Entrambi i servizi lavorano sulla base di una metodologia dell’accoglienza che tiene conto dell’approccio di genere e sui principi della Convenzione di Istanbul.
L’Istat, insieme alle regioni e all’associazionismo, conduce, con cadenza annuale, un’indagine sui Centri Antiviolenza e sulle Case Rifugio.[....segue  nell'url  citato  sopra  ]

mio padre ha ragione di sportivo c'è ben poco . Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva

  corriere  della sera  tramite  msn.it

Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva Storia di Chiara Amati, inviata a Cortina • 22 ora/e








Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva

Lacrime di gioia e poche parole: «Datemi un pizzicotto», per essere sicura che non sia tutto un sogno. Jutta Leerdam, regina olandese del pattinaggio ha reagito così alla straordinaria vittoria della medaglia d’oro nei 1.000 m di pattinaggio di velocità ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, dove ha stabilito anche un nuovo record olimpico fermando il cronometro a 1’12″31 e portando così la tradizione olandese dello speed skating a un altro livello.Una risposta spontanea, molto umana, che sembra allontanare quell'aura da diva che, non senza attirare qualche polemica, l'atleta si porta dietro da tempo. Classe 1998 - è nata il 30 dicembre a 's-Gravenzande, Paesi Bassi, statuaria con i suoi 181 cm di altezza per un peso forma di 71 kg, Leerdam è considerata una delle velociste più forti al mondo, dopo aver vinto anche la medaglia d’argento nella stessa distanza a Pechino 2022 e titoli mondiali nei Campionati ISU.Ma è anche una figura molto seguita sui social con 5,7 milioni di follower su Instagram e una presenza mediatica che va oltre il ghiaccio. Questa combinazione di prestazioni sportive e popolarità globale ha contribuito a renderla una vera icona del pattinaggio moderno.Per arrivare ai massimi livelli, la sua alimentazione e il suo stile di vita sono calibrati in funzione della performance. Come molti atleti di alto livello nel pattinaggio di velocità, Jutta dà grande importanza a un regime equilibrato che supporti l’allenamento intenso e il recupero muscolare. La sua dieta, come lei stessa ha più volte mostrato sui social, include una combinazione di carboidrati complessi per fornire energia, proteine magre per la riparazione dei tessuti e grassi buoni per il mantenimento della forza. Molti atleti in questo sport consumano avena e frutta a colazione, pasti centrati su insalate con pollo o tonno a pranzo e piatti sostanziosi ma bilanciati come sushi o bowl con avocado a cena, il tutto accompagnato da una adeguata idratazione con acqua per sostenere le sessioni quotidiane di allenamento intense. In una intervista rilasciata ai media americani l'atleta stessa ha fatto capire che non teme un po’ di «massa in più, se questa mi dà forza e potenza sul ghiaccio», ribaltando vecchi stereotipi sulla magrezza nello sport: «Credo che “un po’ di grasso extra” possa essere parte della mia forza atletica».



Il suo stile di vita quotidiano è tutto rivolto al raggiungimento delle massime prestazioni, con allenamenti su ghiaccio, sessioni di forza e condizionamento e attenzione al riposo tanto quanto all’alimentazione: è un equilibrio sottile che molti atleti a tali livelli curano con precisione, perché è proprio questa combinazione di fattori che consente di esprimersi al meglio alle competizioni più importanti.Nonostante il successo in pista, l'immagine pubblica di Leedarm ha scatenato diverse polemiche durante queste Olimpiadi. Prima dell’inizio della manifestazione, Leerdam ha raggiunto Milano su un jet privato anziché viaggiare insieme alla squadra nazionale olandese, pubblicando foto dell’esperienza di volo sui social, con tanto di cupcake e pasti gourmet. Una scelta che alcuni commentatori nei Paesi Bassi hanno definito «arrogante» o da «diva», accusandola di mancare di spirito di squadra e di dare un’immagine lontana dal senso di collettività tipico dei Giochi. Alcuni critici hanno anche sollevato dubbi sull’impatto ambientale di un viaggio del genere e sull’effetto che può avere sulla coesione del gruppo nazionale. Inoltre, Leerdam avrebbe scelto di non partecipare alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, preferendo seguire la sfilata dalla camera, il che avrebbe acuito ulteriormente il dibattito su media e social
Queste polemiche non hanno oscurato il valore della sua performance sportiva. Oggi Leerdam è una campionessa olimpica da record. Certo, in un’epoca in cui gli atleti sono sempre più figure globali e influenti, le discussioni su cosa sia giusto o sbagliato nella gestione dell’immagine e dello stile di vita diventano parte integrante della loro storia. Leerdman non se ne cura e di gode lo straordinario trionfo che segna un altro capitolo importante nella storia delle Olimpiadi e dello sport olandese.

Limiti olimpici superarli o non superarli Tina Maze: «L'incidente di Vonn? Io non avrei mai sciato con un infortunio, si può vincere anche senza superare il limite»

l'intervista a

Dorothea Wierer: «Non stavo bene, noi donne affrontiamo quel periodo del mese che pesa sulla prestazione»  che   commenta il quinto posto nel biathlon: «Bisogna essere realisti: poteva andare peggio, alla mia età è un risultato tutt'altro che da buttare»  è il  caso  dell'americana Lindsey Vonn operata a Treviso per la terza volta dopo la caduta nella discesa olimpica. «Sto facendo progressi e andrà tutto bene» ha detto sui social. Tina Maze, 42 anni, fuoriclasse slovena con due ori olimpici (uno in discesa) e altrettanti argenti, oggi talent per Eurosport — l’abbiamo incontrata nel quartier generale di Hbo Max a Cortina —, ha trionfato con un’altra filosofia. Campionessa anche di gentilezza.

  Bisogna sempre provarci come dice Lindsey o è meglio fermarsi prima?
«Non siamo tutti uguali, l’importante è restare sé stessi. Io non sono come Lindsey: dovevo avere sempre tutto sotto controllo. Ma comprendevo la sua scelta di tornare, tre anni fa era venuta voglia anche a me, volevo prepararmi per Milano Cortina».

Perché non è tornata?

«Fisicamente stavo bene e l’idea mi stuzzicava, ma priorità alla famiglia: lo sci non è l’atletica dove puoi correre vicino casa, devi girare il mondo».

Lei avrebbe gareggiato con un infortunio?

«No, per me già le cadute erano inaccettabili,figuriamoci gli infortuni. Farmi male era una grande paura, e questo mi ha spinto alla prevenzione».

Che cosa significa prevenire nello sci?
«Studiare i materiali, capire quale è il tuo limite. Io mi sono sempre fermata nella mia comfort zone».

Sua figlia Hanouk, 8 anni, scia?
«Sì, l’altra mattina le ho fatto vedere le mie medaglie per la prima volta, sta iniziando a capire cosa sono i Giochi». 

Vede per lei un futuro come atleta? 
«È ancora una bambina, e gioca anche a hockey». 

A quale medaglia si sente più legata?
«A quella del gigante perché era la mia disciplina, ma quella di discesa è stata incredibile perché non ero una velocista. Lo sono diventata, un po' come è successo a Brignone negli ultimi anni».

Quale era il segreto? Tecnica, cura maniacale della preparazione?
«Bisogna trovare la scorrevolezza, è difficile da spiegare. Hai bisogno di tanto tempo per capire come mettere gli sci sull'angolo».

È vero che i titoli olimpici si capiscono di più con il tempo?
«Sì. Nel 2018 è nata mia figlia, piangevo a guardare Pyeongchang in tv, sarà perché in quel periodo ero sensibile per la gravidanza. Quando gareggiavo invece ero fredda: non lasciavo entrare l'emozione».

Vincere per lei era un'osssessione?
«Eh sì. Tutta la squadra lavora per vincere. Tu pretendi da loro e loro pretendono da te».

Tina Maze, Pogacar, Roglic, Doncic. La Slovenia terra di fenomeni, perché?
«A scuola insegnano come prima materia lo sloveno, come seconda la matematica e come terza lo sport. Potrebbe farlo anche l’Italia».

Torniamo a questi Giochi: come vede Sofia Goggia?
«Bene, il bronzo in discesa era molto difficile dopo la caduta di Vonn, ha reagito in maniera stupenda».

E Federica Brignone?
«Se è qui è perché vuole lottare per le medaglie».

Si aspettava di vederla?
«No, e non mi aspettavo che tornasse subito così forte. Impressionante, si è imposta di stare su un livello altissimo»

Chi è la campionessa del futuro?
«Del presente direi. Emma Aicher, a 22 anni ha già fatto la storia. Può vincere quattro medaglie».

Mikaela Shiffrin soffre le gare olimpiche. Come mai?
«Secondo me perché non fa più le gare di velocità. In slalom sbagliare è un attimo, dedicarsi a solo due discipline implica più stress. Se sbagli...». 


AGGIORNAMENTO Rebecca Passler sospesa per doping, il presidente della federazione italiana sport invernali: «Trattata in maniera esagerata, è un caso di contaminazione»

 

 Anzi  che   riscrivere  o  aggiornare  sul  post  stesso  come faccio di solito  ho  deciso     di scrivere  un post  nuovo  viste le alte  visualizzazioni del post  " incriminato " . Scusandomi  con  l'interessata  qual'ora    avesse  letto, direttamente  o  dopo segnalazione,    il mio precedente post   che   sono  pronto  a  rimuovere   su  eventuale  richiesta  degli interessati


  dal corriere della sera https://www.corriere.it/sport/olimpiadi-invernali/ d'oggi


 la sezione ad hoc del Tas istituita per i Giochi di Milano Cortina ha stabilito «di non avere giurisdizione per esaminare il ricorso presentato dalla biatleta altoatesina Rebecca Passler» contro Nado Italia, Wada, Fisi, Cio, Ibu e Coni. È quanto si legge in una nota del Tribunale Arbitrale Sportivo di Losanna. L’azzurra era risultata positiva al letrozolo in un test effettuato fuori dalle competizioni lo scorso 26 gennaio e il cui esito era stato reso noto il 2 febbraio, comportando l’esclusione dai Giochi Invernali. Il presidente della federazione Flavio Roda interviene da Casa Italia a Livigno sulla decisione «di non decidere» del Tas sul caso di doping dell’atleta altoatesina: «È un caso di contaminazione, il fatto di non decidere e di non entrare nel merito lascia un po’ di amaro in bocca — ha detto Roda —. Dispiace per l’atleta che ha un avvenire, è stata trattata in maniera esagerata. Chi infrange le regole va punito, ma in questo caso sono al fianco dell’atleta».

11.2.26

Quei ragazzi italiani salvati da Israele I feriti di Crans fuori pericolo grazie a un farmaco che la sinistra voleva boicottare



Anche se un po' fazioso come articolo perché condanna( giustamente ), pur di attaccare una parte politica , tale metodo di lotta ormai
anacronistico e spesso controproducente (come in questi caso ) in economia commerciale sempre più globalizzata . Ma purtroppo ha ragione


 Da NicolaPorro.it

Quei ragazzi italiani salvati da Israele
I feriti di Crans fuori pericolo grazie a un farmaco che la sinistra voleva boicottare


di Alessandro Sallusti11 Febbraio 2026, 7:30




Guido Bertolaso, assessore regionale alla Sanità della regione Lombardia, ha annunciato ieri che tutti i ragazzi rimasti gravemente feriti nel rogo di Crans Montana e curati all’ospedale Niguarda di Milano sono ufficialmente fuori “dall’imminente pericolo di vita”.
Viste le condizioni in cui erano arrivati si tratta di una sorta di miracolo, miracolo reso possibile dalle capacità dei nostri medici e dall’efficacia delle terapie adottate che comprendono anche l’utilizzo di un innovativo farmaco, il Nexobrid, sviluppato da una importante azienda farmaceutica israeliana.
Se fossimo nelle mani di una certa sinistra tutto ciò non sarebbe potuto accadere perché numerosi negli ultimi mesi sono stati i suoi appelli a boicottare le aziende farmaceutiche israeliane come protesta per i fatti di Gaza.
Quale sia il nesso tra la ricerca scientifica in campo medicale – nel campo Israele è una eccellenza a livello mondiale – e la guerra non si capisce ma sta di fatto che solo pochi giorni fa il consiglio comunale di Monza – buon ultimo di una serie di amministrazioni guidate dalla sinistra – ha approvato una mozione per invitare i presidi sanitari del Comune a boicottare i farmaci prodotti da multinazionali israeliane.
Bene, quei geni dei consiglieri dovrebbero ora prendere l’auto e percorre i pochi chilometri che li separano dall’Ospedale Niguarda, guardare negli occhi quei ragazzi feriti e ora salvi per dirgli: scusatici, siamo dei poveri imbecilli con la mente oscurata dall’odio ideologico, sindrome contro la quale non c’è farmaco che tenga, neppure israeliano.





















Ma basta con Pucci . Mandiamolo a san remo e facciamola finita .

Ma basta con Pucci . Mandiamolo a san remo e facciamola finita . 
Lo so che come dice un amico
Già l'effetto LASSATIVO di Sanremo è NOTEVOLE, bisogna spostare il televisore in bagno per attacchi fulminanti ! Però possiamo sempre dire che erano I droni di Putin ......... Ma PUCCI NO! QUESTA è guerra batteriologica !
 Ma così gli italiani, almeno la maggior parte , abituati a ridere di pancia rideranno e saranno contenti di pagare il canone per tali .... Idiozie. Ma la si smetterà di paragonare Benigni a Pucci .   

Fratelli e sorelle in pista a Milano-Cortina 2026, quando lo sport è un affare di famiglia ., Preservativi e regole per gli ospiti: i retroscena della vita quotidiana a Milano Cortina 2026 Dai profilattici della Regione Lombardia svelati da Olivia Smart alle richieste anticipate per gli ospiti

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Preservativi e regole per gli ospiti: i retroscena della vita quotidiana a Milano Cortina 2026

Dai profilattici della Regione Lombardia svelati da Olivia Smart alle richieste anticipate per gli ospiti: ecco come è organizzata la vita intima al Villaggio Olimpico
di NICOLÒ CANONIC







AMilano Cortina 2026, la vita quotidiana degli atleti è diventata un trend da milioni di visualizzazioni. Se le scorse edizioni avevano acceso i riflettori sui letti di cartone, i Giochi italiani stanno conquistando i social per un’organizzazione che non lascia nulla al caso, nemmeno l’intimità. A svelare i dettagli più curiosi è stata la pattinatrice spagnola Olivia Smart, il cui video tour all’interno del Villaggio olimpico è diventato virale. L’atleta ha mostrato come la cura della persona passi anche da piccoli, ma significativi, dettagli di prevenzione e salute, a partire dala fornitura di preservativi gratuiti per gli abitanti della cittadella di Milano Cortina 2026.
I preservativi olimpici a Milano Cortina 2026
«Quindi, per chiunque si stesse interrogando sui preservativi olimpici, li ho trovati. Si trovano nello spazio dove ci sono i letti “airweave” e dove si possono noleggiare gli elettrodomestici», racconta la Smart nel suo video su TikTok. L’atleta mostra le postazioni allestite per la distribuzione, dove accanto alle scatole di assorbenti si trovano i profilattici. A colpire il web è stato soprattutto il packaging: una busta di carta che riporta il logo della Regione Lombardia, posizionata strategicamente di fianco alle mascotte Tina e Milo. Un dettaglio che ha trasformato un presidio sanitario in un vero e proprio oggetto del desiderio, con molti utenti che già parlano di «collezione» e di «souvenir olimpico sicuro».
Prevenzione e istituzioni
L’iniziativa ha ricevuto il plauso e la conferma ufficiale del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha rilanciato la clip sottolineando l’importanza della consapevolezza medica. «Sì, nel Villaggio Olimpico forniamo gratuitamente preservativi agli atleti. Se a qualcuno sembra strano, non è consapevole della prassi olimpica consolidata», ha dichiarato Fontana, ricordando come la tradizione sia iniziata a Seul nel 1988 per sensibilizzare i giovani sulla lotta all’Hiv e alle malattie sessualmente trasmissibili. L’obiettivo è garantire la massima assistenza sanitaria senza alcun imbarazzo, promuovendo la salute come valore fondante dei Giochi.
Regole d’ingresso e privacy digitale alle Olimpiadi invernali
Nonostante la distribuzione libera di preservativi, la vita nel Villaggio mantiene regole rigorose per garantire la concentrazione degli atleti. Per quanto riguarda l’intimità, i protocolli ricordano quelli di un campus: è possibile accogliere un ospite al giorno nelle camerate, ma la richiesta deve essere inoltrata con 24 ore di anticipo.

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Parallelamente, la sicurezza passa anche per il mondo digitale. L’app di incontri Grindr ha infatti confermato la decisione di disattivare la geolocalizzazione all’interno delle aree olimpiche. Una misura necessaria per tutelare i partecipanti provenienti da nazioni in cui l’orientamento sessuale può rappresentare un rischio per l’incolumità personale. Tra la scoperta del bidet, i letti finalmente accoglienti e la disponibilità di kit per la prevenzione, Milano Cortina 2026 si conferma un’edizione capace di unire il grande spettacolo sportivo a un’attenzione profonda per la libertà e il benessere individuale.

Fratelli e sorelle in pista a Milano-Cortina 2026, quando lo sport è un affare di famiglia

Ai Giochi Invernali fratelli e sorelle condividono piste, ghiaccio e sogni: storie di legami che diventano forza olimpica
di SARA BOTTINO







Tra le nevi e le piste italiane di Milano-Cortina 2026 va in scena un racconto più intimo, fatto di legami di sangue, allenamenti condivisi, rivalità sane e sostegno incondizionato. In questi Giochi, molte coppie di fratelli e sorelle condividono la passione per lo sport e la tensione olimpica. Per loro, la strada verso il podio è stata percorsa insieme fin dall’infanzia, con un obiettivo comune: l’oro olimpico.
Flora e Miro Tabanelli, freestyle di famiglia
Cresciuti sulle nevi del Corno alle Scale, Flora e Miro Tabanelli sono il volto giovane e audace dello sci freestyle italiano. Flora, 18 anni, nel 2025 è diventata la prima italiana a conquistare la Coppa del Mondo generale di freestyle e quella di Big Air. Accanto a lei, Miro, fratello maggiore, ha firmato un secondo posto storico nel Big Air di Pechino 2024. A Milano-Cortina gareggeranno entrambi in Slopestyle e Big Air, condividendo non solo la pista ma anche un percorso costruito insieme fin dall’infanzia.


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Nicol e Nadia Delago, velocità da sorelle

Sulla leggendaria Olimpia delle Tofane, Nicol e Nadia Delago hanno corso fianco a fianco. Originarie della Val Gardena, incarnano la tradizione e la potenza della discesa libera italiana. Nicol ha iniziato il 2026 conquistando la sua prima vittoria in Coppa del Mondo a Tarvisio, mentre Nadia, già bronzo olimpico a Pechino 2022, affronta i Giochi di casa con l’esperienza di chi sa reggere la pressione olimpica.


Tara e Tabitha Peterson, strategia e complicità

Nel curling statunitense, Tara e Tabitha Peterson portano sulle piste una complicità rara. Sorelle anche nella strategia, leggono insieme la partita e si sostengono con gesti e sguardi affinati negli anni. La loro forza sta nella fiducia reciproca, un vantaggio prezioso tra vittoria e sconfitta.

Mark e Karen Chanloung, italiani per scelta, thailandesi per bandiera

Mark e Karen Chanloung, fondisti nati a Gressoney, gareggiano per la Thailandia, paese d’origine del padre. Vivono e si allenano sulle Alpi italiane, trasformando questi Giochi in una sorta di Olimpiade “in casa”. Per entrambi, questa è la terza partecipazione olimpica consecutiva, un traguardo che unisce costanza, identità e legame familiare.


Matthew e Brady Tkachuk, fratelli sul ghiaccio

Matthew e Brady Tkachuk sono due fratelli cresciuti sul ghiaccio. Velocità, aggressività e senso di squadra diventano naturali quando hai al tuo fianco un fratello che conosce ogni tua mossa. A Milano-Cortina 2026, la loro intesa sarà un vantaggio unico in un hockey su ghiaccio di altissimo livello.




Henri, Henniyah ed Helaina Rivers, un sogno diviso in tre

I gemelli giamaicani Henniyah, Henri IV ed Helaina Rivers avevano l’obiettivo di qualificarsi tutti e tre nello sci alpino. Solo Henri Rivers IV ha ottenuto il pass olimpico per gareggiare nello slalom speciale maschile a Bormio. Le sorelle, pur non qualificate, saranno presenti in Italia per sostenere il fratello, dimostrando che lo spirito di squadra e famiglia va oltre il podio.

Birk e Svea Irving, freeski di famiglia

Birk e Svea Irving, giovani promesse del freeski, affrontano salti, trick e discese con una complicità incredibile. Cresciuti sulle montagne, si spingono a vicenda a osare di più e migliorarsi costantemente. La presenza del fratello o della sorella diventa un vero motore emotivo e tecnico, rendendo ogni performance ancora più intensa e spettacolare.


Nika e Domen Prevc, figli d’arte

Nika e Domen Prevc, fratello e sorella sloveni, portano sulle piste di salto con gli sci tutta la forza del loro legame familiare. Nika (nata nel 2005) e Domen (nato nel 1999) sono due dei figli della celebre famiglia di saltatori slovena Prevc, originaria di Dolenja Vas. Cresciuti in una famiglia di campioni, ogni salto è il risultato di anni di allenamenti condivisi e di una sana competizione fraterna che li spinge a superarsi costantemente. A Milano-Cortina 2026, i due Prevc non gareggiano solo per le medaglie, ma anche per dimostrare quanto il talento e il supporto di una famiglia possano fare la differenza nello sport olimpico.

Madre e figlio sulle piste olimpiche: Sarah Schleper e Lasse Gaxiola scrivono la storia dei Giochi insieme Per la prima volta ai Giochi invernali una coppia madre-figlio gareggerà nella stessa edizione




C’è chi accompagna i figli a scuola e chi, invece, li accompagna giù per una pista di slalom in piena Coppa del Mondo. Per Sarah Schleper46 annisette Olimpiadi alle spalle, lo sci alpino non è solo una carriera: è una storia di famiglia. E ai Giochi di Milano Cortina 2026 quella storia scriverà una nuova pagina olimpica, mai vista primaSarah e suo figlio Lasse Gaxiola, 18 anni, gareggeranno entrambi per il Messico. Saranno la prima coppia madre-figlio a competere nella stessa edizione dei Giochi Olimpici invernali.

Dall’America al Messico, senza mai lasciare la pista

Figlia di un proprietario di un negozio di sci di Vail, Colorado, Schleper ha rappresentato gli Stati Uniti in quattro Olimpiadi, a partire da Nagano 1998. Poi la svolta: il matrimonio con Federico Gaxiola de la Lama, la cittadinanza messicana e una seconda vita sportiva con i colori del Messico dal 2014 (indossati a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022)A Milano Cortina 2026 eccola di nuovo al cancelletto. Con un record ulteriore: il 19 febbraio compirà 47 anni e diventerà la sciatrice alpina più anziana di sempre ai Giochi Olimpici. E la grinta è intatta. «Voglio mettermi al limite, andare forte. Essere come Lindsey Vonn, senza paura», ha raccontato nei giorni precedenti alle gare a The Athletics. Perché, dice, il coraggio è fare le cose anche quando si ha paura. 








Quella discesa con Lasse in braccio

C’è un’immagine che oggi torna potentissima. Dicembre 2011, ultima stagione in Coppa del Mondo con la squadra statunitense. Sarah indossa un vestito marrone, si ferma a bordo pista, prende in braccio il suo bambino di tre anni e scende con lui lungo il tracciato di slalom. Un gesto simbolico, quasi giocoso. Eppure profetico. «Ero praticamente l’unica mamma nel circuito», continua a raccontare nell’intervista per la sezione sportiva nel New York Times.

«Il fatto che oggi siamo ancora qui, insieme, a condividere questa passione è qualcosa di unico». L’idea non fu nemmeno sua, ma del marito. Con il via libera degli organizzatori, l’allenatore portò Lasse a metà pista. Lei lo prese e concluse la discesa con lui tra le braccia. Oggi quel bambino ha 18 anni ed è un atleta olimpico.

Sarah Schleper con Lasse Gaxiola (3 anni) durante in Austria per la Coppa del Mondo di sci alpino

Allenarsi insieme, sfidarsi sul serio

Prima di dividersi tra Cortina d’Ampezzo – dove Sarah gareggerà in super-G e gigante – e Bormio, sede delle prove maschili in cui Lasse affronterà gigante e slalom, madre e figlio hanno condiviso una settimana di allenamenti olimpici. «Cercavamo di batterci a vicenda», racconta Schleper. Per Lasse, al debutto olimpico, quell’immagine del 2011 appartiene al passato ma racconta il suo futuro. Cresciuto nel circo bianco, prima ancora di compiere un anno aveva già visitato dodici Paesi, seguendo la madre nel tour mondiale della Coppa del Mondo

Essere madre, restare atleta

La maternità nello sci alpino significa sveglie all’alba, dita congelate a bordo pista, chilometri macinati tra una gara e l’altra. Ma per Sarah Schleper significa soprattutto aver dimostrato che non esiste un unico tempo per le donne nello sport. Ha lasciato la squadra americana intuendo che una nuova generazione – quella di Mikaela Shiffrin – stava arrivando. Oggi, a 46 anni, non è solo un’atleta che continua a competere. È una madre che condivide il sogno olimpico con suo figlio. E in quell’incrocio di piste tra Cortina e Bormio, c’è molto più di una gara: c’è un’idea nuova di famiglia, sport e tempo che passa senza spegnere la passione.

Heraskevych si ribella al Cio “Indosserò il casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi in guerra” ., , bronzo mancato di pochissimo ma Taubitz Verena Hofern non è troppo amareggiata ., Il bronzo dell'Italia del curling pesa più di qualsiasi medaglia

  fonti  :   italiapress,ilpost, il foglio

  

Heraskevych si ribella al Cio “Indosserò il casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi in guerra”


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“La striscia nera al braccio? No, indosserò il casco”. Vladyslav Heraskevych si ribella e nonostante il divieto del Cio – che lo aveva autorizzato però a utilizzare una striscia nera al braccio – prenderà parte alle gare di skeleton a Milano-Cortina col casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi in guerra che lo stesso Comitato olimpico internazionale ha vietato. “Continueremo a lottare per il diritto di gareggiare con questo casco. Credo sinceramente di non aver violato alcuna legge né alcuna regola. Questo casco non viola la regola 50 (che vieta manifestazioni o propaganda politica nei siti olimpici, ndr) più di quanto lo facciano altri segni utilizzati da altri atleti. La decisione del Cio su questo tema è una sorta di circo”. Heraskevych cita il caso di Roland Fischnaller, il cui casco è pieno di bandiere, compresa quella russa. “Capisco l’idea che c’è dietro, ma onestamente questa è una chiara violazione delle regole olimpiche. Eppure non è stato sanzionato. Ci sono stati altri casi, ricordo quello di Steiner a Pechino 2008 quando ha celebrato la sua medaglia alla cerimonia con una foto della moglie scomparsa e anche in quel caso non ci furono problemi. Allora perché abbiamo regole speciali solo per gli ucraini?”.

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Slittino, azzurre ai piedi del podio nel singolo: 4° posto per Hofer, quinta Robatscher. Vince la tedesca Taubitz





CORTINA (ITALPRESS) – Verena Hofer chiude quarta nella prova di slittino ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La 24enne di Bressanone chiude la quarta run con un tempo combinato di 3’31″645 mancando la medaglia di bronzo di soli 65 millesimi. Oro alla tedesca Julia Taubitz in 3’30″625, argento alla lettone Elina Bota (3’31″543) e bronzo alla statunitense Ashley Farquharson (3’31″582). Dietro Hofer c’è anche l’altra azzurra Sandra Robatscher, 30enne di Bolzano, nipote di Armin Zoggeler, direttore tecnico delle squadre nazionali di slittino, in 3’31″732.“È difficile commentare. Tutti gli atleti danno il 100%, qualche volte va bene e qualche volta va male. Ho fatto quattro buone discese e sono anche contenta del mio risultato. Ora le emozioni sono tante, soprattutto con tutta la pressione che avevo addosso”. Così, in zona mista, un’amareggiata Verena Hofer commenta il quarto posto ottenuto nella prova di slittino ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. “Sono molto felice e molto contenta. Penso di aver fatto una gara enorme, anche le mie avversarie hanno fatto buone gare. Le sensazioni sono positive, l’ultima run è stata ottima. Mi porterò con me questa esperienza, vedremo cosa mi riserverà il futuro. Ora mi godo solo il momento”, aggiunge Sandra Robatscher, quinta appena dietro Hofer.
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Dopo l’oro olimpico di quattro anni fa, per Stefania Constantini e Amos Mosaner riconfermarsi ai
massimi livelli era l’esame più difficile: ci sono riusciti da campioni. Nonostante la pressione, l’amarezza per la finale sfumata e anche qualche polemica




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“Con il curling vi porto nella mia Cortina”. Intervista a Stefania Constantini

“Testa e fisico, il curling è uno sport completo”


Uno scontro all’ultima stone. Poi il consueto sguardo di ghiaccio di Stefania Constantini: rilascio sicuro, ribadito dal “buona, buona, buona!” della giocatrice, dalla spazzata frenetica di Amos Mosaner e dagli applausi in crescendo del pubblico di Cortina. Fino a quel toc secco, che sboccia la pietra britannica e fissa l’Italia del doppio misto di curling ancora una volta sul podio olimpico. Quattro anni fa a Pechino era stato il gradino più bello, dopo un en plein da capogiro – 11 vittorie su 11 – e un trionfo tanto inaspettato quanto cristallino. Oggi, nel cuore delle Dolomiti, arriva il bronzo. Ed è un risultato ancora più pesante, perché i due azzurri non giocavano soltanto contro il fortissimo Regno Unito – vincitore del girone eliminatorio –, ma dovevano anche mettersi alle spalle l’amarezza di una semifinale sfumata di un nulla, la pressione a doppio taglio del pubblico di casa e perfino qualche polemica che aveva coinvolto il movimento alla vigilia dei Giochi. Se la vittoria è per grandi atleti, la riconferma è per pochissimi eletti.
Si era capito sin dalle prime battute del torneo che fosse una medaglia piena di insidie. Quest’anno infatti sta andando in scena il curling più livellato verso l’alto nella storia delle Olimpiadi invernali, senza alcuna Cenerentola di sorta – ed è un’ottima notizia per questo sport, progressivamente meno di nicchia, ora si spera anche alle nostre latitudini dopo un tale coinvolgimento emotivo in carne e ossa. Al contempo, per stessa ammissione di Mosaner, centrare l’obiettivo sarebbe stato ancora più difficile: “Dalle semifinali in poi abbiamo tutti il 50 e 50 di possibilità”, prevedeva lui, con buona lungimiranza. È stato un percorso tosto, con l’Italia a perdere 3 partite su 9 nella fase a girone unico. Poi è salita in cattedra, cedendo di un punto contro gli Stati Uniti al termine di una partita di altissimo livello: non a caso si sono affrontate due coppie entrambe campioni iridate negli ultimi tre anni, e poteva finire in qualsiasi modo. Reagire d’autorità nemmeno ventiquattr’ore dopo, certifica una volta di più che Amos e Stefania sono dei fuoriclasse assoluti della disciplina. Che quell’oro non arrivò per caso, che il bis di oggi mette a tacere ogni dubbio.
E che l’alchimia in pista talvolta può eludere l’accudimento quotidiano: Stefania raccontava che dopo Pechino i due non si erano più incontrati per tre anni – anche per via di un infortunio occorso a Mosaner –, poi di colpo hanno vinto il Mondiale in Canada e si sono ritrovati nel pieno di un nuovo conto alla rovescia olimpico. Onorato magnificamente, nonostante il nervosismo circostante: a pochi giorni dall’accensione del braciere olimpico, la mamma di Constantini, consigliera comunale a Cortina D’Ampezzo, aveva firmato una petizione contro il direttore tecnico della Nazionale femminile Marco Mariani per aver convocato la figlia 19enne Rebecca al posto di una giocatrice più esperta. “È giunto il momento di cambiare rotta e riportare la trasparenza, il merito e il rispetto al centro del curling italiano”. Risposta più bella, il campo non poteva dare.

10.2.26

Dai richiami dei mercati di un tempo alle pulsazioni dell’elettronica contemporanea. Alessandro D’Alessandro e Ghiaccioli e Branzini sono Banditori:




Dai richiami dei mercati di un tempo alle pulsazioni dell’elettronica contemporanea.Alessandro D’Alessandro e Ghiaccioli e Branzini sono Banditori: un progetto in cui la tradizione si trasforma in rito sonoro.L’organetto diatonico dialoga con i synth analogici e con le voci dei venditori ambulanti, intrecciando memoria e trance in un tessuto di ritmi ipnotici.Un viaggio musicale dove l’Italia arcaica si fonde con il futuro elettronico, trasformando la memoria in un rito condiviso.

gomorra le origini. ha tutte le basi per altre due stagioni


N.b   
Mi  scuso  cari amici    vicini  e lontani 😇😄 per  lo spoiler  un po' grossolano  rispetto a  gli altri  post  "artistico  \ letterari  precedenti ,ma    per  motivi  di salute     (   ho  fatto uno  strappo  muscolare    e devo tenere  la  gamba  distesa  )  e  quindi sto  usando un  pc   portale   che  non  ha  rispetto all'altro   windos aggiornato    alle  ultime versioni  


 Fonti ; il mattino  , fan page

ho appena  visto    di vedere  la  1  stagione  di Gomorra: Le origini   è posso dire  che confermo   quando   ho detto    nel mio  post  : << Gomorra le  origini    quando  un prequel è  un prequel   e  non qualcosa  tanto per  allungare   il  brodo >> Una serie   che farà  sicuramente farà  scintille e farà discutere,bella,avvincente,intrigante .     Essa   ha  avuto il  merito  di riparie   da  zero ,le  origini  appunto ,  ed   andare  via  via   crescendo . Ma  soprattutto  dopo la bufera di critiche che ha da spesso suscitato «Gomorra - La serie», ritenuta colpevole di riflettere un modello negativo come quello camorristico spingendo all’emulazione, qualcosa è cambiato con «Gomorra - Le origini»: ieri il debutto dell’ultima puntata su Sky.Nel prequel la regia di Marco D’Amore riavvolge il tempo fino agli anni ’80 in una Napoli povera, raccontando come e perché e quando i ragazzi Pietro Savastano e donna Imma partendo da Secondigliano sceglieranno la strada senza ritorno e sporca di sangue del Sistema. Ragazzini all’inizio, assassini alla fine, senza possibilità di fascinazione alcuna. Come riconosce, rivolgendosi all’ex Ciro Di Marzio, all’ex Immortale, Mariella Di Mauro, procuratore aggiunto del Tribunale di Napoli Nord, ringraziandolo per la fotografia onesta, realistica ed accurata che la serie offre sulla camorra segnata dal passaggio dal contrabbando di sigarette al narcotraffico e dalla faida tra la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia<<Mi sono>> come  dkce  al mattino  << sentita un’osservatrice privilegiata che, per la sua storia, poteva valutare a pieno le ricostruzioni storico-criminali del tuo lavoro», dice il magistrato dell’antimafia, convinta dalla ricostruzione della genesi socio-familiare, delle dinamiche interne ai clan, della fidelizzazione al loro interno, «che spesso passa per l’amicizia giovanile e la condivisione dello status di degrado, umano prima di tutto», oltre che dell’idealizzazione della figura del capo zona.>>Un’acuta ricostruzione che « consente ciò che nella vita non è consentito: vedere prima ciò che succede dopo e, spero, sia da ausilio, ai giovani prima di tutti, per comprendere che la strada della violenza e dell’illegalità non porta alla emersione né sociale né di gruppo, che la forza del sodalizio criminale prima o poi si sgretola, implode, e che, a fronte del bagliore iniziale, questa traiettoria trascina nel baratro chi la sceglie e le persone a lui care». Il contrario delle tante accuse riversate in passato su Gomorra».La serie originale ed il prequel rappresentano uno spaccato importante non soltanto per aver documentato con crudezza e freddezza i meccanismi della criminalità organizzata, ma anche per la serialità italiana, che grazie alle 5 stagioni ispirate al romanzo di Roberto Saviano ha alzato gli standard qualitativi delle produzioni italiane avvicinandosi alle grandi serie internazionali: senza «Gomorra» forse non sarebbero mai esistite dopo altre fiction italiane talmente potenti da essere distribuite anche all’estero.D’Amore, postando sui social la lettera del pubblico ministero ha ringraziato: «Le sue parole, sapienti ed accorate, mi hanno toccato il cuore. Vengono da chi ha dedicato la propria vita al bene comune, al sogno della giustizia». Forse, perché si capissero davvero le intenzioni della narrazione offerta da Sky fin dalla prima stagione, era inevitabile guardare la storia dall’inizio. E ricordarsi come tutto partisse dal libro di Saviano, che ha raccontato come stava cambiando la camorra quando nessuno lo faceva.Ecco cosa sappiamo  se  ci sarà  o meno  il prequel  . .Se si è  seguito tutte le puntate, soprattutto   quella finale, saprete già quindi che la prima stagione di Gomorra: Le origini lascia aperte diverse sottotrame. Tuttavia, al momento da parte di Sky non esiste alcuna comunicazione ufficiale in merito a un'eventuale stagione 2.Ma in nostro soccorso giunge direttamente Marco D'Amore, regista nonché supervisore artistico della serie prequel. Nel corso di alcune recenti interviste, su tutte la sua recente ospitata nel podcast di Alessandro Cattelan "Supernova", D'Amore si è sbottonato un bel po' e ha sostanzialmente confermato che il suo staff creativo al momento è al lavoro sulla scrittura di Gomorra: Le origini 2.Infatti Non solo, ha lasciato intendere che la prossima stagione potrebbe spostarsi temporalmente al 1980, anno del tremendo Terremoto dell'Irpinia, che devastò Napoli (e coincide, nella storia di Gomorra, anche con la genesi del suo personaggio, Ciro Di Marzio). D'Amore ha infatti detto che le ambizioni della prossima season saranno molto alte, e ha fatto timide allusioni al terremoto, lasciando presupporre che la serie ricreerà gli scenari desolanti di una Napoli devastata dal sisma.Anche i dati d’ascolto giocano a favore di un possibile rinnovo. I primi due episodi hanno registrato 734mila spettatori medi in total audience, considerando la diretta su Sky, l’on demand e lo streaming su NOW. Il terzo episodio in soli tre giorni ha raggiunto una media di circa 460mila spettatori, con una crescita del 3% rispetto ai precedenti. Ancora più significativo l'indice di permanenza: dal 62% dei primi due episodi si è passati al 70% per il terzo, un valore superiore a quello di altre serie di successo come M – Il Figlio del Secolo. Un segnale evidente che il pubblico non solo segue la serie, ma resta incollato allo schermo.In attesa di comunicazioni ufficiali, possiamo dire che Gomorra – Le Origini ha tutte le carte in regola per continuare il suo racconto. E i fan, ormai, sperano che questo sia solo l'inizio di  un  Cult  come è stata la serie  originale . Di

Attenzione: se non volete rovinarvi l'eventuale  visione sappiate che da ora in poi, il contenuto dell'articolo contiene SPOILER



Il finale di Gomorra – Le Origini: cosa succede nell'ultima puntataNel finale di Gomorra Le Origini diretto da Francesco Ghiaccio, Pietro immagina e prova a costruire il suo futuro con Imma, lontano da Secondigliano. Organizza il loro viaggio in America, ma quando Angelo ‘A Sirena si trova coinvolto in un attacco, decide di correre da lui per salvarlo. Angelo, accecato dall'odio, era pronto a tutto per vendicarsi e colpire i Villa: il suo piano, però, deraglia e il giovane si trova a un passo dalla morte. Pietro lo salva, raggiungendolo insieme a Mimì (interpretato da Antonio Buono) e Tresette (Ciro Burzo), lasciando Imma da sola al porto mentre guarda in lacrime la nave per l'America partire senza di loro. L'episodio finale si conclude con ‘O Paisano che scappa dal carcere grazie alla complicità della sorella.Il prequel di Gomorra dedicato al personaggio di Pietro Savastano, stando a quanto annunciato da Deadline lo scorso novembre, dovrebbe essere composto da tre stagioni. La seconda e la terza, si legge sul magazine statunitense esperto di cinema e serie tv, sarebbero necessarie per lo sviluppo della trama. Sebbene non esista una conferma ufficiale da Sky, oltre allo spoiler di Deadline di qualche mese fa, anche il finale aperto del primo capitolo non lascerebbe spazio a troppi dubbi sulla realizzazione dei nuovi episodi. I personaggi, pronti a evolvere, nel finale danno spazio a nuove chiavi di lettura sul loro percorso: il ritorno di Pietro e Imma, Angelo ‘A Sirena e ‘O Paisano insieme ad un eventuale ruolo di coro bambino che si lega a Savastano junior  sul piccolo schermo quindi apparirebbe più che ovvio.