Esprimo una preoccupazione sempre più profonda verso quelle comunità che, in modo sistematico o silenzioso, non sostengono i progetti culturali e le iniziative culturali che nascono e crescono nei propri territori, salvo poi vederli riconosciuti, apprezzati e applauditi altrove, fuori dai confini della città o della cittadina di origine.Un paradosso ormai diffuso, una sorta di epidemia che investe — chi più chi meno — molte realtà. Progetti che trovano ascolto, attenzione e valore lontano da casa, ma che restano invisibili, ignorati o ostacolati proprio nei luoghi che dovrebbero esserne il primo nutrimento. In questo scenario esprimo un sentimento profondo di dispiacere, di disappunto e anche di rabbia.Il
mancato sostegno assume forme diverse: economiche, certo, ma anche morali, istituzionali, di semplice disponibilità e presenza. 𝐄̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐧𝐞𝐮𝐭𝐫𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚. 𝐋𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐨𝐫𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐧𝐞́ 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞. 𝐄̀ 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐭𝐨, 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨, 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐨. Ogni progetto culturale dovrebbe essere coltivato con amore e attenzione, al di là delle amicizie personali, dei pregiudizi, delle simpatie o delle prese di posizione individuali. Sostenere la cultura significa riconoscerne il valore anche quando non ci somiglia, anche quando disturba, anche quando mette in discussione. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒂𝒔𝒄𝒆 𝒔𝒖𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒓𝒊𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒂 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂̀ 𝒄𝒐𝒍𝒍𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂.Ph credit: Barrosa che legge,
AriuCeramiche.
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
Cerca nel blog
15.12.25
preoccupazioni e sgomenti culturali comunicato di Giuditta Sireus direttrice artistica presso Il Club di Jane Austen Sardegna- Circolo Letterario Femminile
14.12.25
“Le rose di Versailles e le spine dell’oggi” – intreccio tra nostalgia culturale e critica sociale. nostante il deludente Le Rose di Versailles - Lady Oscar - Film (2025)
Le Rose di Versailles - Lady Oscar - Film (2025) - MYmovies.it
Lady Oscar torna a spada tratta con l’adattamento La rosa di Versailles: ma dove possiamo (ri)vedere le altre versioni?
Lady Oscar Recensione: nostalgia e delusione tra le Rose di Versailles
| un immagine del film |
infatti Le rose di Versailles profumano di nostalgia, ma le spine dell’oggi graffiano i diritti negati. Le rose di Versailles profumano di nostalgia, ma le spine dell’oggi graffiano i diritti negati. Oscar ci ricorda che la rivoluzione non è finita. Infatti è con questo che ho deciso , nonostante scoraggiato dalla recensioni in maggioranza negative in particolre questa
"Le rose di Versailles - Lady Oscar" è un omaggio visivamente sono al capolavoro di Riyoko Ikeda e o alla storia che ha segnato generazioni.Esso ha notevoli differenze .
La differenza principale tra il Lady Oscar classico e il Lady Oscar moderno risiede nella technique di animazione e uno stile di disegno più fresco e contemporaneo. Il nuovo adattamento, diretto da Studio Mappa, mira a unire un'ambientazione tipica degli shojo manga e una maggiore tridimensionalità dei personaggi protagonisti. Questo cambiamento è inteso come un upgrade più conscio delle tematiche di genere, rispettando il periodo storico in cui il nuovo adattamento è ambientato.
Inoltre, la figura di Oscar è stata trasformata da spalla nei confronti di Maria Antonietta a protagonista indiscussa, con una narrazione più sentimentale che si sofferma sulle sfumature emotive dei suoi personaggi principali. Questo cambiamento mira a rendere la storia più complessa e profonda, affrontando temi di emancipazione e coraggio in un contesto di politica e intrighi di corte.
Il nuovo film tentama con scarso successo di far rivivere la magia di un classico intramontabile a una nuova generazione di fan, mantenendo il legno centrale della storia e della figura di Oscar, ma con un'immagine più moderna e contemporanea snaturandolo . Infatti “Una rosa è una rosa, che sia bianca o rossa. Una rosa non sarà mai un lillà”, si sentiva dire l'eroina del seminale cartone animato Lady Oscar. In Le rose di Versailles, film animato dal 30 aprile su Netflix e remake cinematografico del manga di Riyoko Ikeda, concludendo un mezzo polpettone seza infamia e senza lode . con mancanze storiche fondamentali tipolo scandalo della collana , il perchè il re deve convocare gli stati generali e soprattutto l'errore storico gravissimo sulla durata del terrore e la descrizione della rivoluzione con esso . Un omaggio tentativo fallito . Consigliato a chi ama i film d'amore melensi e a chi non ha visto l'anime originale o letto il manga . Sconsigliato ai fruitori della serie originale .
sfatiamo il mito propagandistico dell'integrazione leghista
Ma quando una coppia straniera o uno\a di loro sposa un italiano o viceversa e mette su famiglia scegliendo di rimanere qui in maniera stabile cioè per più due anni facendo studiare i figli e rispettando le leggi allora la proposta della Lega è becera propaganda malpancista . Infatti secondo Loro “Lo straniero nato in Italia per diventare italiano a 18 anni deve superare un esame di integrazione”.
Infatti come dice l'amica Pacmogda Clémentine « lo so ma non sono stranieri da integrare comunque anche se la legge rifiuta di riconoscerli come cittadini. Non si può integrare una persona nata e cresciuta in un paese. Nella pratica sa già tutto del suo paese anche se la legge non lo accetta come figlio del paese. Chiamarli stranieri [ e , corsivo mio , dire che non sono italiani ] è da pazzi »
12.12.25
cosa è la speranza ?
Dio è morto - Francesco Guccini - con testo in scorrimento
Ma basandosi sul principio di tesi e antitesi ho voluto analizzarla anche dal punto di vista Laico
L'importante è che stiamo lontani il più possibile da chi vive sperando, muore cagando .Si tratta di un proverbio popolare, spesso considerato volgare o scurrile, che serve a esprimere un concetto cinico e disincantato sulla natura della speranza.Questo detto è una critica ironica e brutale all'eccessiva passività o all'attesa vana di un evento positivo.
"Chi vive sperando..." Si riferisce a una persona che trascorre la vita aspettando costantemente che le cose migliorino da sole, senza agire, senza sforzarsi o senza prendere l'iniziativa. Si affida solo a un futuro ipotetico e fortunato.
"...muore cagando." La seconda parte usa un'immagine volutamente cruda e trivializzata della morte. Lo scopo è quello di sottolineare che la fine della vita (la morte) arriva in un momento qualunque, banale, sgradevole e involontario, proprio come una funzione corporea non gloriosa e quotidiana.
Il significato è quindi: Se passi tutta la tua vita ad aspettare un miracolo, una ricchezza inaspettata o una felicità promessa (sperando), finirai per morire in un modo del tutto ordinario, deludente e per nulla eroico o eccezionale (cagando), senza che la speranza ti abbia portato alcun beneficio concreto.È un monito a: Agire: Non affidarsi solo alla fortuna o alla speranza passiva. Vivere il Presente: Non rimandare la felicità o la realizzazione in attesa di un futuro incerto. In sostanza, è l'estrema versione popolare del motto: "Aiutati che Dio ti aiuta" (o "Fatti gli affari tuoi, perché altrimenti il destino non ti riserva nulla di speciale").
11.12.25
cosa fare davanti ad una malattia terminale e incurabile curarsi o non curarsi ? il caso di Diana Zanin che diceva «Lei diceva: “Il corpo non si tocca”
[...] Conviene raccontarla con estrema delicatezza questa storia confinata nello spazio accidentato in cui possono incontrarsi la libertà personale, le convinzioni ideologiche e persino la volontà di cedere e accettare una qualche sorta di condizionamento. Lo spazio in cui una persona può essere pienamente in sé, ed è qui – su questo crinale tutto da sondare – che si sono schierati da una parte il sindaco Giovanni Daga e tanti nella comunità, dall’altra il compagno Giuseppe. «Da oltre un anno Diana non era più lei», raccontano in paese, ed è la voce di chi la vedeva ogni giorno, più spesso dietro la cassa o il bancone del supermercato. Raccontano che era diventata «magra da non reggersi in piedi», e che aveva «il ventre gonfio». Che «si nutriva soltanto di insalate e di frullati». C’è chi riferisce il monito di diverse amiche affezionate: «Se continui così, muori». [...] «“Il corpo non si tocca”, diceva, ed era ciò che riteneva giusto». Giuseppe, il compagno di Diana [...] il viso incorniciato dalla barba rada, non vuole parlare ma due cose ci tiene a metterle in chiaro. «Stavamo insieme da tre anni, ho cercato in tutti i modi di convincerla a curarsi ma niente, lei non voleva. L’ho portata al pronto soccorso di San Gavino ed è venuta via. Ho lasciato il mio lavoro per farla star bene, per permetterle di andare nella nostra casa in montagna e riposare». La chiama «mia moglie». Io, puntualizza, «l’amavo, nessuno può dire il contrario».Non so che malattia avesse o se fosse una che rifiuta le cure ufficiali e si cure con quelle alternative ( scietìntificamente provate o meno ) , se si sia arresa accettano il proprio destino . Ma se la sua scelta soprattutto se spontanea e non indotta ( c'è un indagine in corso staremo a vedere come s'evolve ) , anche se a noi , sembrerà asurda ed egoistica , va rispettata ed acettata . Chi siamo noi per giudicare e decidere , soprattutto quando come riferito dal marito , non voleva curarsi , cosa avrebbe dovuto fare . Quindi facciamo silenzio
lasciamo in pace la sua famiglia ( sempre che la magistratura non acerti il contrario cioè sia stata manipolata nella sua decisione ) e facciamo silenzio e facciamo cadere il velo dell'oblio sutale vicenda
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LXI TI STANNO STRAPPANDO I CAPELLI? L’errore fatale che devi evitare REAGITE COSÌ
10.12.25
La sessualità “uccisa” da Only Fans Il sesso sempre più esibito, venduto, comprato grazie alla piattaforma in cui spopola il “porno” della porta accanto
unone sarda 10\12\2025
nasceranno più). La fantasia erotica, in questi tempi, la scatena la vicina o il vicino della porta accanto: la commessa del piccolo supermercato sotto casa che vende foto seminuda in camera da letto, l’estetista che leviga il viso e sistema le unghie che pubblica (a pagamento) video mentre utilizza sex toys, la barista che serve il caffè che utilizza sex toys davanti allo specchio, il parrucchiere che vende filmati di rapporti sessuali. Succede dappertutto ma Cagliari sembra avere una vocazione particolare: basta fare un “giro” sui social e sulla piattaforma per rendersene conto. Si trova un magma di contenuti, sempre più a sfondo pornografico (e a pagamento), che producono un effetto distorsivo tra aspettativa e realtà. E che rende sempre più difficile imparare a conoscere il proprio corpo in rapporto all’altro. Comprenderne i limiti, le dinamiche del consenso, la differenza tra piacere e sopraffazione. Nell’era di Only Fans trovare un equilibrio tra consapevolezza e vulnerabilità richiede uno sforzo in più. Dicono gli esperti: Only Fans ha pregio che però è anche un grande difetto. “Può aiutare a liberare l’inconscio in quelle persone che hanno bisogno di una spinta per farlo ma come fosse un tappeto, nasconde la polvere”. Duqnue tabù, fake news, vergogna e imbarazzi. Che cosa provoca tutto questo? Un gigante problema di analfabetizzazione sessuale e, soprattutto, sentimentale. Se si guarda agli adolescenti, la colpa non è tutta della famiglie: “Com’è andata oggi in classe, hai sempre con te i preservativi?”. Non è esattamente la domanda da portare a casa dopo la scuola ma sarebbe doveroso trovare un momento per parlarne. E’ paradossale che l’educazione sessuale sia la materia più richiesta dai ragazzi, ma anche quella su cui più si vergognano a porre domande. Un passo avanti (piccolo) l’ha fatto il governo Meloni che adesso introduce l’educazione sesso-affettive a scuola (medie e superiori) ma solo per quegli alunni che avranno l'ok dei genitori. Un peccato!Se invece si guarda agli adulti, allora il discorso si fa addirittura più cupo: dovrebbero avere gli strumenti psicologici per gestire il porno, per discernere realtà (di tutti i giorni) dalla irrealtà (delle foto e video ammiccanti in vendita sulla piattaforma Only Fans). Dovrebbero. Ma non è così. E così, invece, che la sessualità muore.
Diana Zanin, Sceglie di non curarsi e muore a 49 anni condizionata psicologicamente o libera scelta davati a una malatia incurabile ? Giovanni Daga il sindaco di Nuragus chiede l'autopsia
Nuragus
Quasi 50 anni, da più di 20 aveva scelto il paese della Marmilla per vivere e lavorare. Diana Zanin, origini svizzere, era titolare di un frequentato negozio di alimentari. È deceduta a causa di una grave malattia che aveva scelto di non curare. Una morte che ha scosso la piccola comunità di poco più di 800 abitanti. E che ha spinto il sindaco Giovanni Daga a scrivere un messaggio sui social. Parole di dolore profondo, ma anche di amarezza per non aver potuto fare nulla per evitare questa morte. «Una giovane vita spezzata da scelte che, con ogni probabilità, sono maturate in un contesto di forte condizionamento emotivo e psicologico. Purtroppo capita che, quando una persona fragile viene influenzata da idee distorte o da convinzioni radicali, rifiuti cure che avrebbero potuto salvarla. In questi casi tutti intorno vedono, intuiscono, cercano di parlare, ma spesso non sanno come intervenire davvero. Anch’io, nel mio piccolo, ho cercato di fare ciò che ritenevo giusto, presentando una segnalazione formale alle autorità competenti. È doloroso sapere che non sempre gli strumenti istituzionali riescono ad attivarsi in tempo, non per cattiva volontà, ma perché i confini tra autodeterminazione, fragilità e influenza psicologica sono difficilissimi da valutare. Il primo cittadino
La vicenda di Diana ci colpisce e ci addolora profondamente.Una giovane vita spezzata da scelte che, con ogni probabilità, sono maturate in un contesto di forte condizionamento emotivo e psicologico.Purtroppo capita che, quando una persona fragile viene influenzata da idee distorte o da convinzioni radicali, rifiuti cure che avrebbero potuto salvarla. In questi casi tutti intorno vedono, intuiscono, cercano di parlare, ma spesso non sanno come intervenire davvero.Anch’io, nel mio piccolo, ho cercato di fare ciò che ritenevo giusto, presentando una segnalazione formale alle autorità competenti. È doloroso sapere che non sempre gli strumenti istituzionali riescono ad attivarsi in tempo, non per cattiva volontà, ma perché i confini tra autodeterminazione, fragilità e influenza psicologica sono difficilissimi da valutare.Oggi resta soprattutto l’amarezza di una tragedia che forse poteva essere evitata.E resta un dovere per tutti noi: non voltare lo sguardo quando percepiamo segnali di isolamento, manipolazione o dipendenza emotiva.Diana meritava di più.Ricordiamola così: come un invito a creare comunità più attente, più coraggiose e più capaci di tendere la mano prima che sia troppo tardi.
preferivo l'atmosfera caramellosa e melliflua del natale che questa di adesso fatta di fake news e campagna elettorale Meloni deride la sinistra: “Sotto l’albero? Dimissioni della Salis, meno scioperi di Landini e un’idea chiara”
ha scelto l’ironia tagliente per avvicinarsi alle festività, pubblicando sui propri canali un post che elenca i “regali di Natale” che il partito vorrebbe ricevere dalla sinistra. Le immagini hanno riacceso lo scontro politico.
i messaggi indirizzati all’opposizione
Nel post diffuso dai profili ufficiali di Fratelli d’Italia, la comunicazione punta su una satira diretta, costruita attraverso una serie di immagini che mostrano Giorgia Meloni accanto a un albero natalizio. Sullo sfondo, il titolo: “I regali che vorremmo trovare sotto l’albero”.Il primo riferimento è rivolto a Ilaria Salis, con la frase: «Dimissioni Ilaria Salis». Seguono altre due immagini che chiamano in causa Maurizio Landini e la coalizione del campo largo.La seconda didascalia recita: «Meno scioperi di Landini», mentre la terza si concentra sulla frammentazione dell’opposizione:
«Un campo largo che abbia almeno un programma, uno qualsiasi». La scelta di pubblicare questi contenuti in un momento di forte polarizzazione conferma l’attivismo digitale del partito di maggioranza, che da tempo utilizza i social per rafforzare la propria narrativa e stabilire un contatto diretto con la base.
La pubblicazione arriva a pochi giorni da altre frecciate che avevano coinvolto nuovamente Ilaria Salis, al centro del dibattito politico in seguito alla sua attività parlamentare.
Le reazioni allo stile comunicativo e il confronto con l’opposizione
Il post natalizio di Fratelli d’Italia rispecchia la strategia comunicativa ormai consolidata dal partito, che utilizza l’ironia per attaccare i principali avversari politici e, allo stesso tempo, consolidare il consenso interno.La scelta di inserire richieste esplicite nei confronti di esponenti della sinistra, dall’azione sindacale di Maurizio Landini alla compattezza del campo largo, suggerisce un obiettivo: fissare nell’immaginario pubblico i punti considerati più deboli dell’opposizione.Le immagini hanno rapidamente attirato l’attenzione degli utenti, alimentando discussioni e prevedibili contrapposizioni. Il tono del messaggio, volutamente provocatorio, è stato letto come un’anticipazione del clima politico che accompagnerà l’inizio del nuovo anno. In molti hanno osservato come, pur richiamando lo spirito delle festività, il contenuto abbia assunto i contorni di un attacco diretto, destinato a generare ulteriori tensioni fra maggioranza e opposizione in una fase già particolarmente animata.
Tra satira politica e scontro istituzionale: un Natale ad alta tensione
Il post ha ottenuto ampia visibilità sui canali digitali del partito, confermando il ruolo centrale dei social nella comunicazione di Fratelli d’Italia.La reazione dell’opposizione è attesa nelle prossime ore, mentre il messaggio diffuso sembra destinato a prolungare lo scontro su temi già al centro del dibattito nazionale: la gestione degli scioperi, la compattezza della coalizione progressista e le posizioni della deputata Ilaria Salis.Il partito ha così scelto di utilizzare l’ironia natalizia per veicolare un messaggio politico tutt’altro che leggero, in un contesto in cui ogni riferimento diventa immediatamente materia di confronto pubblico.
9.12.25
il dott Pierluigi Congiu 65 nonostante il grave incidente ha rimesso il camice per aiutare i pazienti ., Lo specialista Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicanalista, avverte: «I genitori non si nascondano davanti ai tabù»«Sessuo-affettività, non concentriamoci su temi ideologici» ., Il mare che cura, ad Alghero la vela diventa terapia per ragazzi in difficoltà Un viaggio nell’Accademia di Laurent Campus
.....
«Sessuo-affettività, non concentriamoci su temi ideologici»
Lo specialista Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicanalista, avverte: «I genitori non si nascondano davanti ai tabù»
purtroppo il video dura troppo e downloadhelper me lo a si scaricare ma non mettere su blogger deovete accontentarvi dell'intervista scritta o consultate qui la pagina dell'unione sarda :«Sessuo-affettività, non concentriamoci su temi ideologici»
«Sessuo-affettività, non concentriamoci su temi ideologici» Lo specialista Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicanalista, avverte: «I genitori non si nascondano davanti ai tabù» La Camera haapprovato il disegno di legge Valditara. Passerà al Senato dopo la sessione di bilancio. L’educazione sessuo-affettiva entra così nelle scuole medie e superiori. Ma solo col consenso dei genitori. Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista, è uno specialista in disturbi alimentari e salute mentale degli adolescenti. Collabora con due format Rai: Storie Italiane e Fame d’amore. Apre il suo sito internet con un pensiero: «In questo tempo di grandi fragilità, io credo nell’ascolto che cura». Ecco la “sua” educazione. Arriviamo in ritardo. E divisi.
«In questo Paese rendiamo tutto dibattito ideologico. Ci dimentichiamo che il mondo sta cambiando radicalmente. E il cambiamento va interpretato, innanzitutto da noi adulti».
Pericoli?
«Il sistema dell’informazione è complesso. Pensiamo ai social e a come trattano la sessualità. Anziché insistere sulle attività educative e pedagogiche, si dibatte sulla scuola, sul “posto”, giusto o no, dove affrontare questo tema. È assolutamente anacronistico».
Ma è naturale pensare alla scuola.
«Sì, ma dimentichiamo il cuore della questione. Dobbiamo chiederci che cosa insegnare ai nostri figli sulla sessualità e sull’affettività. Invece ci concentriamo su questioni ideologiche. La scuola non è l’unico focus, così non stiamo affrontando i contenuti».
La politica non ce l’ha fatta: 34 proposte di legge, nell’80 ci ha provato anche Tina Anselmi. Cattolica, ex partigiana, primo ministro donna. Curioso?
«Era un altro Paese, con presupposti culturali totalmente diversi da oggi. Politici di quel livello puntavano a fare passi avanti proprio in direzione della crescita culturale».
Ecco, crescita. I ragazzi raccontano che in famiglia il tema resta un tabù.
«Non sono temi facili, quel tabù è quasi naturale. L’emergenza sta nell’accessibilità ai contenuti sessuali. I ragazzi di 14, 15 anni hanno tutto in un click. Capisco le difficoltà dei genitori, ma rispetto a quel tabù non devono nascondersi. Parlo da psicanalista: hanno il dovere di affrontarlo e di essere preparati».
Mica poco.
«È molto importante aiutare i genitori. Ha ricordato Tina Anselmi. Il tema della sessualità era il tema del bene pubblico, della crescita sana. Un principio molto superiore rispetto al tema ideologico. Forse la classe politica di oggi fa fatica a individuare le priorità. Il futuro del nostro Paese sono i nostri figli, non le questioni partitiche»
Cedo all’ovvio. La Svezia, 70 anni di educazione sessuale. Oggi è il Paese con la maggiore parità di genere.
«È un tasto dolente. Da noi in Italia c’è un metodo vecchio per affrontare temi nuovi. Parcellizziamo per singoli segmenti. È giusto combattere la violenza di genere, educando alla sessualità. Mapoi c’è anche il resto, che non è scollegato. E così poco importa se una donna entra nel mercato del lavoro con il 30 per cento in meno di capacità economica rispetto a un suo pari grado di sesso diverso. Non ci occupiamo del gender gap, delle discriminazioni sociali».
Quindi una visione limitata.
«Dobbiamo impegnarci tutti per una coerenza culturale, sociale, politica ed economica molto più ampia. I modelli che funzionano non sono quelli che dibattono su “educazione sì, educazione no”. Sono quelli sociali, e sottolineo sociali, che si basano su un modello politico che crea un contesto di rispetto».
Siamo già oltre.
«Attenzione a tutte le disparità e le diseguaglianze. Possiamo fare i corsi migliori sull’educazione affettiva, ma non avranno effetto se non si risolve la discriminazione».
Legge Valditara, domanda scontata. A che età serve l’educazione sessuo-affettiva?
«Domanda difficile, il punto è fondamentale. Siamo sinceri: i nostri ragazzi a 9, 10 anni entrano in contatto con contenuti di natura sessuale. Mettiamoci allora in un’ottica di protezione. Offriamo contenuti seri, sani, legittimi. Abbiamo un antagonista, non un nemico, che si chiama digitale e che di fatto non governiamo. Dobbiamo essere attrezzati per il confronto, anche quando i nostri figli sono nella preadolescenza. Può essere utile e importante».
Il mare che cura, ad Alghero la vela diventa terapia per ragazzi in difficoltà
Un viaggio nell’Accademia di Laurent Campus
Sul mare di Alghero, tra vele antiche e onde del Mediterraneo, bambini e adolescenti scoprono la forza di fidarsi e collaborare. È qui che Laurent Campus, 58 anni, trasforma la sua passione per la vela latina in un progetto unico: “Mare come Terapia”.Nato dalla sua esperienza personale con il figlio, il progetto accoglie giovani con fragilità psicologiche e sociali, offrendo loro esperienze in barca che uniscono crescita personale e antichi saperi.
La barca-maestra “Santa Barbara”, del 1953, diventa così una scuola di vita: a bordo non ci sono ruoli fissi, tutti collaborano e imparano a comunicare e affrontare insieme le sfide. In cinque anni oltre 800 ragazzi hanno partecipato alle attività, spesso in collaborazione con la Asl di Sassari. Durante l’inverno, l’apprendimento continua con artigiani e maestri d’ascia, tra restauri e lavori in cantiere.Il progetto punta ora a trovare una nuova sede-cantiere e ha attirato l’attenzione del Parco di Porto Conte e del Comune di Alghero, pronti a sostenere un’iniziativa che unisce cultura, inclusione e terapia sociale.
Le note che ci tengono in piedi
C’è qualcosa nella musica che non riusciamo a spiegare davvero. Possiamo dire che rilassa, che dà energia, che consola. Ma in realtà fa un...
-
Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
-
iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
-
Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...



