13/06/12

ILCampanile

Salve, sono Luca. Giuseppe Scano mi ha invitato a prendere parte di questo blog e dopo numerosi tentativi finalmente ci sono riuscito. Io scrivo canzoni, proprio per questo lui mi ha detto "Ma perché non ne metti qualcuna nel blog?"
Vorrei postare l'ultimo brano che ho scritto: parla di un periodo ben preciso sia sociale che politico, anche se fondamentalmente è una canzone d'addio, dedicata ad una donna non più oggetto d'amore
"Il Campanile" è un giornale di provincia, usato in maniera del tutto parodisiaca: metto in contrasto le diversità reciproche e metto in sovrapposizione questo piccolo quotidiano alle sue letture estremamente impegnative (per conseguire la maturità). Il Campanile oltre che ad essere un simbolo, come unico elemento in comune, è visto anche come un limite.

Qui la canzone




                                            IL Campanile 
                                         (  Maggio ’12  )

Metrica: Quartine di decasillabi in rima alternata

Esco dalla riunione del GS
forse un po’ pesante, un po’ leggero
alla fine di resoconti fessi
ho smesso di cercare in me cos’ero

Inoltre mi sono reso conto
della trascurata tranquillità
dei tuoi libri, scordati in un canto
inseguendo la tua maturità

Ma non abbiamo concluso niente
abbiamo solo perso un po’ di noi
non è che abbiam risolto tanto
in sei mesi, senza senno del poi

Poco fa leggevo il Campanile
per curiosità o per via dell’inverno
restavo nell’ombra di un cortile
aspettando che cadesse il governo

E quando ci siamo conosciuti
tu eri innocente come una madonna
ma non puoi tornare indietro e l’hai saputo
ma anche che vuol dire alzar la gonna

Invidi il mio vecchio Campanile
che ho buttato e che tu hai recuperato
e di fronte a questa scelta vile
non ronzo più intorno al tuo costato

Vederci il sabato, che gioia al tempo
sotto quei portici pieni d’immondizia
ma a noi bastava un poco di vento
per volare via dalla sporcizia

Ma pesava il gelo, e il tuo naso
che colava come un rubinetto
e poi lasciare tutto al caso
per vederci al pullman sempre di fretta

Aspettavo la rivolta politica
aspettavo di uscire assieme
dovevo accontentarmi della musica
del tuo silenzio al mio “Ti voglio bene”

Quando a scuola, da te venivo
senza soldi ma con un sorriso
mi volevi pagare un panino
non volevo farti spendere, stupito

Parlavo di tutto con Lorenzo
“Luca, prova a prenderla alla leggera
non rifugiarti ora, nel silenzio
è giusto…cioè…in qualche maniera”

E noi che arrancavamo appresso all’altro
cercando di non cadere al primo ostacolo
ma le nostre speranze di vetro
le vedevamo rotte dal binocolo

E quando le cose andavano meglio
finalmente protestavano gli studenti
scendevo in piazza, con il mio orgoglio
e tu non pretendevi complimenti

Tu che volevi parlare di scuola
ed io, sulle diversità impegnato
ma troppe per viverle da solo
come noi, l’Italia, e i guai creati

Il mio slogan “Questo è un mondo perso”
e la domanda “Perché mi amavi?”
in essa mi sentivo sommerso
e tu che risponder non sapevi

E quando per la gioia è caduta
la maggioranza ho esultato con te
e forse troppo in fretta ti ho baciata
senza pensare ai “poi”, ai “perché” e ai “se”

Stendiamo un velo pietoso all'amore
stritolato in occasioni boia
letti, feste, bagni senza rose
acconsentivi soltanto per noia

Ma adesso che abbiam risolto tutto
volendo potremmo ricominciare
che meraviglia, quel bagno brutto
ma è cera se ci sto a ripensare

L’utopia che mi trovo a pensare
su tutto ciò che siamo, su di noi
se qualcuno vuole valutare
ci prende per pazzi o per eroi

E forse tutto è successo troppo in fretta
ma a 18 anni si è cosi coglioni
d’altra parte l’età è più che giusta
per castelli di sabbia, bugie e progettoni

Ma se fossimo in un’altra epoca
chissà se il tutto sarebbe diverso
con altri valori, l’idea reciproca
non penso che tutto avremmo perso

Ed esco dalla riunione del GS
mi sento sicuramente leggero
esco dal nostro disinteresse
di sguardi finiti senza alcun vero

Adesso è giusto abbandonare
quello che non possiamo vivere
le tue ansie, i tuoi “no” e i “lascia stare”
e non mi metto più a domandare

Ma ci resta sempre il Campanile
come lettere e canzoni donate
puoi leggerlo ancora in un barile
come ogni cosa che hai trascurato



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