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28.1.26
Effetto tifo Spalti pieni e un’identità forte quando la comunità fa sauadra con il calcio e con il basket . identità non solo ultras quindi
N..b scusate se ho estratto dal pdf solo il primo articolo e riporto gli altri due sotto forma di png gli altri due articoli sempre della nuova sardegna del 27\1\2026
| una partita del Calangianus |
C'è un momento preciso, nei piccoli paesi,in cui capisci che lo sport non è solo sport. Succede quando la domenica pomeriggio diventa più importante del resto della settimana, quando il campo (di calcio o di basket, poco importa) prende il posto della piazza, del bar, delle “vasche” che non si fanno più.Succede quando una squadra diventa un pretesto nobile per stare insieme. E allora capisci che lì, in quel rettangolo di gioco, batte il cuore della comunità. A Calangianus, per esempio, la partita non è mai solo la partita. È un rito civile.Quattrocento persone sugli spalti, si riconoscono, si prendono in giro, discutono, ridono. Operai e industriali, allevatori ed ex presidenti, giovani e signore sempre più presenti. Anche gente che con il calcio non aveva nulla a che spartire. Il tifo non è anonimato: è identità. In un paese che perde abitanti, lo stadio resta uno degli ultimi avamposti dove la comunità si guarda in faccia. Ma Calangianus non è una eccezione.A Tonara, quando tutto sembrava finito, sei donne hanno fatto una cosa che nei piccoli centri pesa più di mille convegni: si sono assunte una responsabilità collettiva. Non sapevano nulla di calcio, non si conoscevano nemmeno tra loro. Eppure hanno salvato una squadra e, senza proclami, hanno ridato al paese un motivo per ritrovarsi,discutere, tifare. In un mondo che dice sempre “non si può”, loro hanno detto “proviamoci”. E il paese ha risposto.A Campanedda il calcio non è una passione: è un presidio. È il modo in cui una borgata di poco più di mille abitanti si riconosce,si ritrova e si racconta. In nove anni i rossoblù sono saliti dalla Seconda Categoria alla Promozione senza padrini né capitali esterni,ma con una comunità compatta alle spalle e una tifoseria che è già appartenenza,I Fizzos de Sa Nurra. 300 spettatori fissi; un campo che ha preso il posto della piazza; una scuola calcio che riempie i pomeriggi dei bambini. Qui la squadra è davvero una famiglia allargata. E poi c'è Sennori, che per la sua squadra di basket perde la testa. Il palazzetto soldout, la domenica cambia umore a seconda del risultato, il senso di appartenenza che passa dal parquet alle strade. Anche lì, lo sport non riempie solo un tabellino: riempie un vuoto. Queste storie, messe insieme, raccontano una verità semplice e po-tentissima: nei piccoli cen tri lo sport supplisce a ciò che manca. Dove non c'è più la piazza, c'è una tribuna. Dove non c'è più aggregazione spontanea, c'è un tifo organizzato eppure autentico. Dove lo Stato arretra e i servizi si assottigliano, un pallone e un canestro tengono insiemele persone. Onorare la maglia vuol dire onorare il paese, la sua storia, il presente fragile e ostinato. Lo sport, qui, non è evasione: è resistenza quotidiana. È orgoglio. È comunità che, almeno per 90 minuti, o per 40, si ricorda di essere tale.
Infatti
27.1.26
C’è un’altra storia, silenziata, di chi protesta al passaggio dei tedofori. Lo sport non narcotizza l’indignazione

Olimpiadi Milano-Cortina, tra i tedofori anche Carolina Kostner. Ma è stata squalificata per doping
duepesi e due misure hanno cazziato Massimo Boldi non facendogli fare il teodoforo anzi la teodofora per una battuta e poi lo fanno fare ad un sportivo squalificata per doping .
fonte il fatto quotidiano
La Fondazione Milano-Cortina ci ricasca. Fin qui il tradizionale percorso della fiamma olimpica, invece di essere un momento di festa e celebrazione dell’Italia e dello sport italiano, è stata trasformata dagli organizzatori in un carrozzone piuttosto imbarazzante. Abbiamo visto la gloriosa torcia affidata a cantanti, soubrette e “amici di”. Consegnata e poi revocata a Massimo Boldi, per la sua intervista al
In una delle ultime frazioni di questo lungo viaggio iniziato a novembre e destinato a concludersi il 6 febbraio con l’accensione del braciere nella cerimonia inaugurale, nella tappa di Bolzano in calendario martedì 27 gennaio, è annunciata tra i tedofori Carolina Kostner. Stella del pattinaggio artistico sul ghiaccio, bronzo ai Giochi di Sochi nel 2014, più volte campionessa europea e anche mondiale nel 2012, la Kostner è stata una delle atlete invernali più famose e popolari degli Anni Duemila. Lei sì che a differenza di tanti altri meriterebbe l’onore di portare la fiaccola. Se non fosse per un piccolo dettaglio: la macchia della squalifica per doping nel 2015. E come abbiamo già raccontato sul Fatto Quotidiano, il regolamento olimpico pubblicato proprio sul sito della Fondazione Milano-Cortina è chiarissimo: dalla selezione è escluso categoricamente chiunque abbia riportato una condanna.
Nel caso specifico, la vicenda della Kostner è tristemente nota: la pattinatrice fu punita per aver “coperto” il suo fidanzato dell’epoca, Alex Schwazer (attenzione: parliamo della squalifica del marciatore per Epo prima dei Giochi 2012, illecito conclamato e anche ammesso dal diretto interessato, non per quella molto più nebulosa e sempre contestata del 2016). Kostner fu squalificata in primo grado per 1 anno e 4 mesi, poi innalzati a 21 mesi dal TAS (il massimo tribunale sportivo), nell’ambito di un accordo che prevedeva la retrodatazione della pena in modo da permetterle di tornare prima alle gare. Insomma parliamo evidentemente di un caso particolare, che tira in ballo anche i legami personali e scelte sbagliate di vita. Però le regole sono regole. Almeno in teoria: norme alla mano, Kostner non dovrebbe fare la tedofora, eppure è stata contattata ugualmente.
Non è nemmeno la prima volta che succede, visto il precedente di Marco Fertonani, rivelato proprio qui sul Fatto quotidiano, l’ex ciclista, che in passato ha avuto problemi col doping, tedoforo nella tappa di Chiavari. Allora gli organizzatori si erano giustificati spiegando che il suo nome era stato indicato da uno sponsor e poi era sfuggito ai controlli. Insomma, nessuno se n’era accorto. Stavolta non ci sono proprio scuse, perché la storia della Kostner è nota a chiunque mastichi un minimo di sport. Qui nessuno giudica la persona, figuriamoci l’atleta, Carolina Kostner, ma soltanto l’operato della Fondazione. A Milano-Cortina la popolarità viene prima del merito. E a volte persino delle regole.
X: @lVendemiale
i testimoni i geova dei lager nazisti vittime ignorati dalla vulgata ufficiale del 27 gennaio
Auschwitz (Guccini)
l'assolo di violino del film omonimo Schindler's List Main Theme (John Williams)
Con questo post concludo la carrellata dei post sulla giornata \ setimana dela memoria , prima che diventi sempre più retorica stopposa e melliflua oltre che ipocrita come segnalato nel precedente post : « Moni ovadia boccia il giorno della memoria da qualche anno è solo retorica dimentica gli altri genocidi del novecento , è un occasione di manipolazione » e succeda ( ci siamo molto vicino purtroppo 😢😲 visto che la settimana del 27 gennaio si parla solo di Shoah e mettono sullo stesso piano\ in unico Genocidio Olocausto e Shoah ) come lo sfogo del 2023 durante una delle commemorazioni per la giornata della memoria Di Liliana Segre senatrice a vita e sopravvissuta all'Olocausto :« Temo che tra qualche anno sulla Shoah ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella .La gente, già da anni, dice 'basta con questi ebrei, è una cosa noiosa, la sappiamo, basta parlarne...», sempre Secondo Segre, « tra qualche anno sulla Shoah ci sarà una riga tra i libri di storia e poi più neanche quella. Le iniziative che possono venire da una vecchia come me a volte sono noiose per gli altri. Questo lo capisco perfettamente »[... da Milano, lo sfogo di Liliana Segre: "So bene che la gente è stanca di sentire parlare degli ebrei deportati" di https://www.milanotoday.it/ ]
I testimoni di Geova furono perseguitati dal regime nazista tra il 1933 e il 1945. Nella Germania nazista vivevano circa 25.000[1][2] Studenti Biblici (denominazione che allora avevano i testimoni di Geova). Si stima che circa 10.000 di essi finirono nei campi di concentramento e che di questi circa 2.500 furono uccisi. Centinaia di testimoni di Geova furono uccisi per il loro rifiuto di prestare servizio militare nella Germania nazista e di giurare ad essa fedeltà. La storica Sybil Milton sottolinea il loro coraggio nell'atteggiamento di rifiuto alla Germania nazista[3].[...] . I nazisti, per conoscere il gruppo al quale apparteneva ciascun internato[66], affibbiavano sulla casacca dei detenuti, oltre al numero di matricola, un triangolo rovesciato di colore diverso. I prigionieri erano pertanto generalmente così suddivisi: [...]

Erano anche appellatti dai nazisti con i termini dispregiativi di Kriegsdienstverweigerer, coloro che non prestano il servizio militare, ossia obiettori di coscienza, Bibelwürmer, vermi della Bibbia, derivante da Bibelforscher e Bücherwürmer, topo di biblioteca, Himmelskomiker, comici del cielo, Jordanscheiche, sceicchi giordani, Himmelhunde, cani del cielo, o Bibelbiene, api della Bibbia, che qui assume la connotazione di "pidocchio", che nel linguaggio popolare significa anche "amichetta", "prostituta"[72]. [..] da Storia dei testimoni di Geova nella Germania nazista e durante l'Olocausto - Wikipedia
ma adesso parlare lascio la parola all'amico Enrico Carbini che mi ha fatto conoscere e spinto all'approfondimento di tale argomento
Oggi è il cosiddetto “giorno della memoria” in cui il mondo, solo una volta l’anno, si ricorda di una tragedia immensa. Noi non abbiamo bisogno di una data per ricordare i fratelli che nei campi di concentramento hanno visto e vissuto L’esperienza più atroce. I Testimoni di Geova avrebbero potuto evitarla con una semplice firma. E questo mostra una verità spietata:il male non chiede solo di ucciderti. Chiede che tu gli dia ragione. I Testimoni di Geova furono tra i pochissimi gruppi che non negoziarono.
Franz Reiter Condannato a morte, poi deportatoRicevette il modulo di abiura. Bastava firmarlo.Scrisse al comandante del campo una frase devastante per un regime totalitario:“La mia vita è nelle vostre mani. La mia coscienza no.”
Minna Döhring. Madre, Testimone di GeovaLe portarono via i figli. Le dissero: firma e li riavrai.Non firmò.Lei spiegò più tardi che insegnare ai figli a vivere nella menzogna sarebbe stato peggio che perderli.
La domanda che ci facciamo tutti è: se succedesse a me, riuscirei a fare come loro? Questa è la domanda più onesta che ci possiamo fare. nessuno sa chi sarebbe, prima di esserci dentro.Nemmeno loro lo sapevano.Erano persone normali che avevano fatto, per anni, piccole scelte di coerenza.Ed è qui il punto decisivo.Non si diventa capaci di resistere nel momento estremo.Si diventa capaci prima, nelle cose piccole:La coscienza non è un interruttore.È un muscolo.Chi nei lager non firmò, non lo fece perché improvvisamente eroe.Lo fece perché era già abituato a non cedere.Non dobbiamo sapere se saremmo capaci di morire.Dobbiamo sapere se siamo capaci, oggi, di non mentire a noi stessi.E poi c’è Geova che non abbandona mai. Molti nostri fratelli raccontarono dopo la guerra che, nei momenti di crollo, pregavano sottovoce.Non chiedevano di essere liberati.Chiedevano di non cedere.Lo spirito di Dio, per loro, era proprio questo:una calma, una chiarezza, una pace che permetteva di dire “no” anche tremando. Salmo 34:19 dice: “Molte sono le afflizioni del giusto, ma Geova lo libera da tutte.”Ecco perché i nostri fratelli, diventarono, anche nei campi di concentramento, irriducibilmente liberi.
Concludo con
"Il Silenzio" (1965) di Nini Rosso , adattamento del Silenzio fuori ordinanza militare.
26.1.26
Porto Torres, violenza e rinascita nel libro di Patrizia Cadau L’autrice rompe il silenzio e si racconta, nella sala conferenze del Museo del Porto, denunciando alcuni tra i temi più dolorosi della nostra societ
Patrizia Cadau, autrice del libro sulla violenza femminile (foto concessa)La sala conferenze del Museo del Porto di Porto Torres ospiterà la presentazione del libro “Volevate il silenzio, avete la mia voce”, un testo in cui Patrizia Cadau, sopravvissuta ad anni di violenze domestiche, rompe il silenzio e racconta la propria storia denunciando i meccanismi del patriarcato, le complicità sociali e giudiziarie e le strategie di manipolazione del controllo.
Il libro narra la violenza maschile sulla donna e sui figli, inquadrandola nella corretta dimensione pubblica e sociale. Ma soprattutto racconta la liberazione, la rinascita, la speranza e la solidarietà ricevuta. L’evento – organizzato dall’Università delle Tre Età di Porto Torres – rappresenta un’opportunità per affrontare uno dei temi più urgenti e dolorosi della nostra società: la violenza contro le donne.
pensieri sparsi sul 27 gennaio di Ilaria Saglia
Ilaria Saglia
Si comincia a leggere la frase
ITALIA – SVIZZERA: GIUSTIZIA IN VENDITA ???!!! di Angelo Garro
27 gennaio 2026 di nuovo strumentalizata ad uso politico ed ideologico come in particolare l'anno scorso ?
leggi oltre i miei precedenti post anche
- Da Liliana Segre a Sami Modiano: gli ultimi dieci italiani sopravvissuti ai campi di sterminio continuano il racconto della persecuzione nazista | Corriere.it
- Campo di Auschwitz, com'era l'agghiacciante vita quotidiana delle donne?
Per il momento quest'anno non è come l'anno scorso in cui tale giornata misto fra ipocrisia e memoria a senso unico e ricordo vero, è stata dalla maggior parte dei media e lobby pro Israele hanno strumentalizzato la Giornata della Memoria
da https://www.lindipendente.online/ 28 .1.2025
in occasione della Giornata della Memoria, media e associazioni pro Israele sono scesi in campo per silenziare la funzione storica e sociale del 27 gennaio. “Mai più” non è soltanto uno slogan, non è un esercizio di retorica, piuttosto è un monito impellente affinché tragedie come l’Olocausto non si ripetano; tuttavia, nell’inerzia della comunità internazionale, un altro genocidio, questa volta in Palestina, è già diventato fatto storico. Parlarne, soprattutto in occasione del 27 gennaio, ha acceso l’animo degli amici di Israele, che in un attacco su più fronti hanno provato a sminuire quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania e preso di mira Vaticano, ANPI e varie organizzazioni internazionali tra cui Amnesty e Medici senza Frontiere. Tra i più attivi in questa trasformazione della Giornata della Memoria in una occasione per difendere il genocidio di Gaza o per appiccicare in modo diffamatorio l’etichetta dell’antisemitismo verso chiunque denunci i crimini del governo Netanyahu troviamo al solito alcuni tra i principali quotidiani italiani e diversi “stimati” editorialisti.
Sul Foglio titolano che «la memoria, oggi, è il dovere di affermare un altro mai più». Mai più 7 ottobre, viene specificato poco dopo. Silenzio sul massacro odierno a Gaza, dove Israele in un anno e mezzo ha ucciso più di 47 mila persone (stime al ribasso) — a cui si aggiungono almeno 110 mila feriti — e reso la popolazione infantile locale quella più amputata al mondo. Libero preferisce concentrarsi sulla comparsa di «un nuovo antisemitismo, fomentato dalla propaganda islamica e dai deliri di inattesi “complici” come l’ANPI». L’associazione dei partigiani è finita sotto la lente della critica di varie comunità ebraiche per aver osato parlare di genocidio in riferimento alle violazioni del diritto internazionale commesse da Israele in Palestina. Del boicottaggio verso l’ANPI ne parla anche Il Tempo che, titolando «SCHLEINdler’s List» (un’unione tra il cognome della leader dem e il noto film di Spielberg, NdR), allarga alla «rottura fra ebrei e sinistra nel Giorno della Memoria».
A Roma, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, è stata proiettata sulla piramide Cestia e sulla facciata del palazzo della FAO la scritta: “Se Israele avesse bombardato i treni per Auschwitz, vi sareste schierati con Hitler. Buon Giorno della Memoria”. Il messaggio — come dimostra la proiezione dei loghi storpiati — era rivolto proprio all’ANPI, oltre che a Medici senza Frontiere, Croce Rossa, Emergency e Amnesty. Quest’ultima, a dicembre, aveva pubblicato un rapporto dal titolo eloquente: «Israele sta commettendo genocidio contro la popolazione palestinese a Gaza». Nell’ultimo anno e mezzo Medici senza Frontiere ed Emergency hanno curato centinaia di bambini palestinesi in uno scenario apocalittico, sfidando l’assedio totale israeliano. A fornire assistenza sanitaria alla popolazione gazawi è stata anche la Croce Rossa, pagando con la vita di 30 operatori, uccisi dall’esercito occupante. Un’attività costante di sostegno e informazione, contro un alleato dell’Italia macchiatosi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità: queste le “colpe” delle associazioni finite nel mirino dell’iniziativa capitolina. Progetto Dreyfus, un’organizzazione pro Israele, ha sostenuto l’azione senza rivendicarla, descrivendola come «un forte messaggio di denuncia nei confronti dell’ipocrisia delle ONG e dell’ANPI. Le loro campagne social da mesi bombardano gli utenti raccogliendo fondi e sfruttando la pietà con accuse di genocidio e crisi umanitaria, indirizzando odio a senso unico verso Israele».
A dar fastidio, evidentemente, è l’esercizio della memoria, quale strumento di pensiero critico. La risposta a tale affronto appare univoca: tacciare di antisemitismo qualsiasi posizione contraria ai crimini commessi da Israele in Palestina. Una sorta di caccia alle streghe moderna, che non di rado finisce in scivoloni riportati fideisticamente dalla stampa compiacente, come il presunto attacco alla Sinagoga di Bologna rivelatosi poi una bufala totale.
Conoscere la storia per comprendere il presente e prendere posizione. Primo Levi ammoniva sul rischio che le coscienze potessero nuovamente essere sedotte e oscurate. Un rischio oggi quanto mai concreto, complice una congiuntura politica e mediatica che con troppa facilità abbandona la giustizia e la verità per sposare interessi superiori.
[di Salvatore Toscano]
La scelta più brutta. Giampaolo Cassita
Ero indeciso se scrivere del suicidio dei genitori dell'ultimo femminicidia o stare ad zitto e lasciare che l'oblio lo coprisse . Ecco che stavo cercando le parole ma l'emozioni createmi dalla lettura di questo post di Giampaolo Cassitta mi hanno anticipato .
La scelta più brutta
Non reggere il dolore, la vergogna, camminare sui binari della disperazione. Non riuscire a soppesare i gesti, non avere la forza di convivere con un figlio assassino, femminicida. Essere genitori e decidere di farla finita. Impiccarsi entrambi. Impiccarsi insieme, con una corda che segnala l’abisso infinito tra una vita destinata al silenzio, al dover essere additati, segnalati, riconosciuti, e una morte che cancella, che lava, come un simulacro maledetto, le colpe di un figlio che non può essere neppure nominato.
Quanta forza c’è voluta per questo gesto? E quanta debolezza? Com’è difficile, sempre, costruire analisi, insultarli in quanto genitori e quindi colpevoli di aver messo al mondo un assassino. Come se fosse tutto facile, lineare, come se quella lavagna fosse divisa da una sola linea: buoni e cattivi.
E allora ditemi voi: da che parte mettiamo i genitori di Claudio Carlomagno, l’uomo arrestato per il femminicidio della moglie Federica Torzullo? In quale girone dei dannati dovrebbero finire Pasquale Carlomagno e Maria Messineo, colpevoli di troppa debolezza o di troppa forza, di troppa disperazione e di poca voglia di continuare una vita comunque segnata, maledetta, conclusa?
Oltre al silenzio, ci vorrebbe un momento lungo di riflessione per tutti coloro che, davanti a una tastiera, continuano a vomitare sentenze. Quelle corde che hanno reciso il collo di due innocenti dovrebbero trasportarci in un silenzio lungo, definitivo e definito.
Non è una tragedia, ma la tragedia. La morte cercata per sfuggire a una vita bastarda, a un figlio. Niente da aggiungere, vi prego
25.1.26
Storie (XXXIV). "La casa di Miss Lina"
"IL REVISIONISMO SULL'OLOCAUSTO E' ARRIVATO CON PREPOTENZA ANCHE IN ITALIA" LA CASA EDITRICE “MIMESIS” HA PUBBLICATO IL LIBRO "UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO". "L'AUTORE E' ANTONINO SALERNO (MA È LO STESSO ANTONINO SALERNO CHE APPARE SUL SITO DEL MINISTERO DELLA CULTURA COME COLLABORATORE? OPPURE È OMONIMIA?).
da dagospia
IL LIBRO METTE IN DISCUSSIONE LA SHOAH SUPPORTATO DA UNA PREMESSA DI FRANCO CARDINI CHE AFFERMA: 'LE TESI UFFICIALMENTE E FORMALMENTE MAGGIORITARIE A PROPOSITO DELLA SHOAH NON MI CONVINCONO'..." - LA CASA EDITRICE "MIMESIS": "IL LIBRO ERA IN FASE DI REVISIONE E NON È MAI STATO PUBBLICATO"
Lettera a Dagospia
Carissimo direttore, ci siamo: il revisionismo sull’Olocausto è arrivato con prepotenza anche in Italia. E così celebriamo in bellezza il giorno della memoria. La casa editrice Mimesis pubblica di Antonino Salerno “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO Eresia e ortodossia a confronto” (ma è lo stesso Antonino Salerno che appare sul sito del Ministero della cultura come collaboratore? Oppure è omonimia?).
Il libro mette in discussione l’Olocausto supportato da una premessa di Franco Cardini che afferma “Le tesi ufficialmente e formalmente maggioritaria a proposito della Shoah non mi convincono in quanto la realtà dello sterminio dovrebbe essere accompagnata da studi continui e approfonditi, liberamente condotti e accompagnati quindi dalla disparità di opinioni e dalla molteplicità di tesi…”
ANTONINO SALERNO - UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO
Dunque le pubblicazioni sulla Shoah sono concordi sul fatto che si sia trattato di un Olocausto. E allora il prof Cardini, che del Novecento sa poco visto che si è sempre occupato di Medio Evo, avvalora l’ipotesi del dottor Salerno che molti ebrei siano morti nei campi di concentramento per “motivi di salute”. Quali? Il raffreddore per via del riscaldamento troppo forte oppure il diabete per l’eccesso di zuccheri e affini nella dieta ipercalorica? Grazie mille e se Salerno è lo stesso dottore che offre le sue competenze al ministero beh, c’è da preoccuparsi,Cordiali saluti
AGGIORNAMENTO:
Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis precisa che il libro "Un genocidio chiamato Olocausto" era ancora in fase di revisione e non è stato pubblicato (né lo sarà, dopo l'articolo di Dagospia)
IL LIBRO METTE IN DISCUSSIONE LA SHOAH SUPPORTATO DA UNA PREMESSA DI FRANCO CARDINI CHE AFFERMA: 'LE TESI UFFICIALMENTE E FORMALMENTE MAGGIORITARIE A PROPOSITO DELLA SHOAH NON MI CONVINCONO'. IL PROF CARDINI, CHE DEL NOVECENTO SA POCO VISTO CHE SI È SEMPRE OCCUPATO DI MEDIO EVO, AVVALORA L’IPOTESI DEL DOTTOR SALERNO CHE MOLTI EBREI SIANO MORTI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER 'MOTIVI DI SALUTE'. QUALI? IL RAFFREDDORE O L'ECCESSO DI ZUCCHERI?"
Che thriller si è creato intorno al libro “Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno! La genesi del volume, che dà spazio a tesi critiche sull'Olocausto, sembra avvolta da una coltre di mistero.
Ricapitoliamo per chi si fosse perso la prima puntata. Ieri Dagospia ha pubblicato una mail di un lettore che segnalava, con una certa indignazione, l'esistenza del libro edito dalla "Mimesis", dandone per già avvenuta la pubblicazione e la relativa diffusione.
Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis ha però precisato che "l’agile pamphlet", un mattone di oltre 1400 pagine, "non è stato pubblicato": "Abbiamo bloccato la pubblicazione".
Il libro sarebbe dovuto uscire “nei prossimi mesi” per la collana, diretta da Fabio Minazzi, del “Centro Internazionale Insubrico ‘Carlo Cattaneo’ e ‘Giulio Preti’ per la Filosofia, l’Epistemologia, le Scienze cognitive e la Storia della Scienza e delle Tecniche” dell’Università degli Studi dell’Insubria – Varese.
Una collana al di sopra di ogni sospetto, con un comitato scientifico composto da professori universitari. A gestirla è il “Centro Internazionale Insubrico" con cui la casa editrice ha un rapporto consolidato, avendo pubblicato in sinergia decine di libri su ogni argomento: dall’antifascismo alla storia della scienza, dalla sostenibilità economica a studi su lingua e cultura italiana.
E qui arriviamo al mistero.
PRESENTAZIONE LIBRO ANTONINO SALERNO ALL UNIVERSITA DELL INSUBRIA
La casa editrice avrebbe, in prima istanza, ricevuto, accettandolo, il progetto editoriale per "Un genocidio chiamato Olocausto". Dalla casa editrice sostengono che tale progetto però fosse "diverso" dalla bozza del libro ("arrivata da poco"), ricevuta successivamente.
Poi è arrivata Dagospia, a sollevare il caso, con la lettera pubblicata ieri e, solo a quel punto, la "Mimesis", dopo una “ulteriore verifica”, avrebbe deciso di bloccare la pubblicazione del libro.
Restano, però, molti dubbi e alcune domande.
La prima questione: chi è davvero l’autore del libro, tal Antonino Salerno? Di lui non si trova traccia online, e nella prefazione firmata dallo storico Franco Cardini (di cui parleremo ampiamente a seguire), si legge:
"Mi perviene da uno sconosciuto interlocutore, del quale non conosco né condizione né professione né orientamento culturale, un cortese invito a stendere una Introduzione a un lavoro dedicato alla Shoah".
Chi è il signor Salerno? Google restituisce un solo risultato simile: Antonio Salerno, "collaboratore" del ministero della Cultura, guidato dall'ex neofascista Alessandro Giuli (fondò il gruppuscolo bombarolo di estrema destra “Meridiano Zero”).
Dando un'occhiata al curriculum di Antonio Salerno (è lui o non è lui?), sul portale trasparenza del Ministero della Cultura, si scopre che lavora per il Polo museale della Campania, come Direttore di vari Musei Archeologici (Sannio Caudino di Montesarchio, Agro Atellano a Succivo, dell'antica Calatia a Maddaloni) e del Teatro romano di Teano, nonché docente a contratto in alcune università.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO DI ANTONINO SALERNO
La casa editrice "Mimesis" sostiene di non avere alcun riferimento diretto di "Antonino Salerno". Strano che una casa editrice non abbia modo di contattare un autore a cui avrebbe voluto pubblicare il libro. Che quello di "Antonino Salerno" sia un nom de plume?
Altra questione.
Visto che il libro era ancora, come sostenuto da "Mimesis", in fase di revisione, e quindi non sarebbe stato pubblicato prima di qualche mese, come è possibile che il 30 gennaio (vedi locandina qui accanto) fosse già stata programmata una presentazione, peraltro a pochi giorni dalla "Giornata della Memoria", che ricorda l’uccisione sistematica di milioni di ebrei da parte dei nazifascisti?
"Mimesis" sostiene di non aver avuto alcun ruolo nell'organizzazione dell’evento, la cui locandina campeggia però sul sito dell’Università dell’Insubria di Varese.
Si legge:
CURRICULUM VITAE DI ANTONIO SALERNO
“L’iniziativa, inserita nella XVII edizione del progetto Giovani Pensatori, prevede la presentazione del volume Un genocidio chiamato Olocausto. Eresie e ortodossia a confronto di Antonino Salerno, a cura di Fabio Minazzi e Stefania Barile.
Il libro propone un’analisi critica del genocidio degli ebrei d’Europa, affrontando il tema del negazionismo e del rapporto tra ricerca storica, interpretazioni ideologiche e rigore scientifico”.
Per non farsi mancare niente, i capoccioni dell’ateneo varesotto avevano invitato anche Angelo D’Orsi, storico dell’università di Torino noto per le sue posizioni vicine a quelle del Cremlino sulla guerra in Ucraina.
La domanda delle 100 pistole è: come è possibile presentare un libro che non è stato neanche pubblicato?
E come mai, se il libro non è stato dato alle stampe, è apparsa nella locandina dell'evento di presentazione anche la copertina del volume, mai approvata dalla "Mimesis"?
Last, but not least, un pensiero va allo storico Franco Cardini. Insigne medievista, da sempre considerato un "eretico" di destra, Cardini ha sempre avuto posizioni eterodosse, di sicuro controcorrente.
Stavolta a Cardini, forse, è scappata la frizione. La sua prefazione a "Un genocidio chiamato Olocausto", di cui Dagospia pubblica un estratto, appare più come un delirio senile che il contributo informato e solido di un accademico.
Leggere per credere.
IL GIUDICE INTERNO
Prefazione di Franco Cardini al libro “Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno
Mi perviene da uno sconosciuto interlocutore, del quale non conosco né condizione né professione né orientamento culturale, un cortese invito a stendere una Introduzione a un lavoro dedicato alla Shoah ma che va ben oltre, investendo l’ampio e inquietante orizzonte del genocidio.
In vita mia ho sempre avuto troppo da fare: e ne ringrazio Iddio, perché questo significa che ho sempre avuto lavoro, interessi nonché abbastanza salute ed energia per l’una e l’altra cosa.
Questo invito, però, mi pone davanti a una scomoda, diciamo pure sgradevole questione morale. È evidente che potrei rispondere con un educato rifiuto: mi spiace, ma anzitutto sono un medievista e non un contemporaneista; e poi sono letteralmente oberato di lavoro.
Tutto bene, tutto ineccepibile. Si tratta di ragioni effettive e concrete, non certo di un alibi. Ma da ragazzo frequentavo la Compagnia di Gesù dove mi hanno insegnato a far l’esame di coscienza: ho passato gli ottant’anni ma sono restato cattolico romano e, anche se fossi – e non lo sono – uno abituato a evitare il giudizio altrui, non posso ohimè evitare quello del mio Giudice Interno: e temo (e credo) che egli parli a nome di ben altro Giudice.
E il mio Giudice Interno mi dice chiaro e tondo: “Caro mio, fino ad oggi oltre al professore, quindi allo studioso, hai fatto anche il giornalista e qualcosa che somiglia molto all’opinion maker o, come si dice con anglismo di ancor peggiore conio, all’influencer.
Non è vero che, in quanto non-contemporaneista, ‘non ne sai abbastanza sul tema’. Non sarai uno specialista, ma sul tema hai letto molto.
Conosci persone che se ne occupano professionalmente; leggi non malissimo il tedesco e anche un po’ di russo; hai perfino studiato a Mosca e là sono custoditi alcuni fra gli archivi principali da cui ricostruire la storia della Shoah.
Ma sai per esperienza che il parlare di queste cose, a meno di non allinearsi anche acriticamente su una ‘maggioranza’ rappresentata non da competenti, non da osservatori sereni e informati, bensì da politici molto condizionati o da giornalisti e gestori dei media cinici e in malafede, porta solo guai.
[…] Le tesi ufficialmente e formalmente maggioritaria a proposito della Shoah non mi convince in quanto la realtà dello sterminio dovrebbe essere accompagnata da studi continui e approfonditi, liberamente condotti e accompagnati quindi dalla disparità di opinioni e dalla molteplicità di tesi che solitamente accompagna qualunque evento storico.
[…] Il fatto è che sulla Shoah esiste una “verità” ufficiale incerta e lacunosa, ma ossessivamente diffusa e ripetuta a livello mediatico e accompagnata da un tale apparato propagandistico e da un tale dispositivo dissuasorio (costituito anche da leggi che vietano o limitano la libertà pratica di ricerca e di espressione) che pochi hanno il coraggio di contestarla: e quei pochi vengono immediatamente, rapidamente intimiditi ed emarginati (l’aggettivo che per convenzione si usa in questi casi è quello, molto ambiguo, di “screditati”: e tali per definizione, dal momento che di solito non ci si prende nemmeno il disturbo di contestarli sul piano dei fatti e degli argomenti: vale il principio dogmatico secondo il quale “con i revisionisti (e i negazionisti) non si discute”.
E, beninteso, chi sia “negazionista” e/o “revisionista” lo decidono, appunto, i monopolizzatori della “verità” ufficiale.
ebrei nel campo di concentramento di auschwitz 4
Quanto ai dati obiettivi, si va dal còmputo pubblicato nel dicembre del 1983 dalla Croce Rossa Internazionale che stimava i decessi dei prigionieri dei Lager, ebrei e non ebrei, a 373.486 casi documentati, fino agli 11 milioni dichiarati complessivamente da Simon Wiesenthal.
[…] Perché ad esempio, a fronte del continuo parlare mediatico che se ne fa e dell’uso larghissimo di presentarla al cinema o in TV, la Shoah non sembra esser presente nei programmi e nei progetti didattici e scientifici ordinari degli istituti universitari che si occupano di storia contemporanea?
E perché non è mai stato ripreso e approfondito sistematicamente quel tema gravissimo delle speculazioni economiche e finanziarie imbastite sulle vittime di quella tragedia che fu denunziato nel 2000 in un agghiacciante, documentato pamphlet da uno studioso ebreo americano docente alla City University di New York e figlio di due sopravvissuti allo sterminio, Norman G. Finkelstein, tradotto nel 2002 dalla Rizzoli col titolo di L’industria dell’olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.
[…]
franco cardini - foto lapresse
Il signor Antonino Salerno, che non ho il piacere di conoscere personalmente, è un cultore di storia. Per quanto ho potuto vedere, a un buon livello di conoscenza euristico-critica “amatoriale”. Appartiene a quel non ampio manipolo di cittadini italiani che un professore di storia italiano deve considerare con stima, con simpatia e perfino con un briciolo di gratitudine.
In tempi nei quali la storia viene riservata nelle aule universitarie ma impazza nelle strade, nelle piazze e nei festivals, come ce la passeremmo noialtri se non ci fossero gli Antonino Salerno?
Il signor Salerno ha redatto un grosso studio sulla Shoah, sulle sue vicende, sulle fonti che ne trattano, sulle polemiche che l’hanno accompagnata e che tuttora l’accompagnano, sugli equivoci e gli abusi ai quali ha dato luogo, sulle sue conseguenze nella storia del mondo presente.
È uno studio nel quale l’impronta diciamo così “amatoriale” (che, attenzione!, non è aggettivo equivalente a “divulgativa”) si nota agevolmente.
[…] Insomma, ebbene sì, sarebbe stato prudente e vantaggioso declinare la richiesta. Ma io non sono né un prudente, né un calcolatore. E poi c’è il Giudice Interno, che oltretutto solletica la mia vanità paragonandomi all’optimus princeps Traiano. Io non sono certo lui.[…]
DAGOREPORT - DALLA PADELLA ALLA BRACE: CHI E' IL NUOVO MINISTRO DELLA CULTURA - E DIRE CHE UNA VOLTA, PRIMI ANNI ‘90, IL NEOFASCISTA ALESSANDRO GIULI, UN’AQUILA FASCISTA TATUATA SUL PETTO, MOLLÒ I CAMERATI DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ, LIQUIDATI COME MAMMOLETTE, PER FONDARE MERIDIANO ZERO, GRUPPUSCOLO BOMBAROLO DI ESTREMA DESTRA – LO RITROVIAMO ANONIMO GIORNALISTA DI "LIBERO" E "IL FOGLIO" CHE NEL 2018 SI RIVOLGEVA A BANNON AD ATREJU, LODAVA PUTIN DEFINENDOLO ‘UN PATRIOTA’ COME TRUMP – SBARCATE A PALAZZO CHIGI, LE SORELLE MELONI LO SPEDISCONO ALLA PRESIDENZA DEL MUSEO MAXXI DI ROMA, PUR NON DISTINGUENDO LA CORNICE DAL QUADRO – ALLA PRESENTAZIONE IN LIBRERIA DEL SUO LIBELLO, “GRAMSCI È VIVO”, CON ARIANNA MELONI AD APPLAUDIRLO, AVVIENE IL PASSAGGIO DA “ARISTOCRAZIA ARIANA” DI FREDA ALLA NOVELLA “ARISTOCRAZIA ARIANNA” - MA CI VOLEVA MARIA ROSARIA BOCCIA PER FAR DIVENTARE IL SUO SOGNO REALTÀ…
Dagospia ha acceso il dibattito con due articoli (21-22 gennaio 2026), pubblicando , vedere sopra , la lettera di un lettore e la risposta di Mimesis, definendo il caso un “thriller editoriale“. Nessuna traccia su altri media nazionali al 25 gennaio 2026, ma il timing vicino al Giorno della Memoria amplifica le polemiche. Siti universitari come uninsubria.it menzionano l’evento, confermando l’interesse accademico iniziale.
Il consiglio del sito www.cacciatoredilibri.com per procurarsi una copia del libro “Un genocidio chiamato Olocausto” di Antonino Salerno (qualora esistente nella forma descritta), è quello di monitorare i canali oscuri del mercato secondario e delle bozze editoriali. Contattare direttamente Mimesis Edizioni a Sesto San Giovanni (MI) non sembra la miglior tattica. Oltretutto l’editore lombardo sarà subissato dalle richieste in queste ore. In ogni caso siate discreti e non disturbanti. Si suggerisce senz’altro di monitorare ad ampio raggio. Per esempio i forum di bibliofili su Vialibri, AbeBooks o Facebook per eventuali prove d’autore circolanti tra collezionisti privati, e di tenere d’occhio aste online per verificare l’eventuale presenza di copie digitali o stampe di prova. Se emergesse una self-pubblicazione di Salerno, controllare piattaforme come Lulu, Academia o Amazon KDP con varianti del titolo. Infine, nei network collegati al Centro Insubrico dell’Università dell’Insubria potrebbero circolare estratti tra accademici eterodossi con notizie o rimandi interessanti al libro in questione. Sempre lo stesso sito pensa che Il cacciatore di libri pensa che Antonino Salerno sia uno pseudonimo di comodo. Chi c’è dietro? Non si può fare qui il nome, senza prove. Ma se siete amanti dei gialli, coraggio! Avete tutti gli elementi per arrivarci da soli.Io un idea ce l'avrei ma in tempi come questi , più che mai , senza prove èmeglio essere prudenti .
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...













