9.7.05

auto intervista

Visto che nessuno \  a di voi ha  risposto  al mio appello lanciato qualche  giorno fa  rispondo qui adesso    facendomi un auto intervista come quella della NW   del  gruppo  culturale  \ religioso  http://ecumenici.altervista.org/ 


1) chi  è  Giuseppe  Scano   alias   Cdv  - redbeppeulisse ?                                                          Sono nato il 28 febbraio,era   dal quel che mi racconta  mia madre un sabato di carnevale   ed  era una  delle rare  giornate di sole  pre primaverili Alla mia età dovrei distinguere fra diverse me, di diversi periodi, tuttavia presenti al mio interno come in una matrioska  . Considero tutti  amici \ che  anche quelli che mi trattano a pesci in faccia  e mi mettono nei casini ., idem per la mia  disponibilità e  generosità  La lettura , l’assorbire  tutto  ciò che mi circonda   sono gli amori che mi aiutano a vivere, riflettendo. E  confrontandomi  con  gli altri \e  ,  un costante amore per l'ambiente in cui vivo, forse nato quando la mia curiosità mi avvicinava agli animali e alle piante dell'ambiente di quasi campagna in cui sono cresciuta, forse tramandatomi nei geni dalla famiglia di mio padre  , i cui antenati  lavoravano la  terra    e  di cui mio  padre  l’ha  trasformata  in azienda  flovivaistica  Fanno parte di me anche le tristezze, le difficoltà della vita, i dolori per le persone perdute negli anni. Niente accantonato, niente dimenticato. Mi è sempre difficile buttar via qualcosa, anche di materiale. Tutto è argomento di riflessione.


2) Come vivi in Sardegna   ? Qual è il rapporto con la tua città? Riesci a ottenere un buon livello di qualità della vita ?                                                                                                         Il livello culturale della mia regione    varia  da  zona   a  zona   , come  ho specificato nel post  LA TERRA , LA  GUERRA , UNA QUESTIONE PRIVATA . Con mia  città  c’è un rapporto  d’amore  e  d’odio    visto  ci si  vanta  d’essere unici  e  i migliori   e  poi  si lascia  andare allo sfascio  un  patrimonio culturale    e  d’identità ,   se  c’è qualcuno di  fuori   che    tenta  di  rivalutarlo    i  viene  visto   male  .    


3 Quali sono le ragioni profonde del tuo impegno in campo ambientalista  culturale   e pacifista  ?                                                                                                                                                 Le ragioni profonde...Forse antiche...Ho visto l'ambiente intorno alla mia città quando era nel suo stato originale da  foto  dei nonni paterni  dei  loro ricordi e ricordi dei mio padre e mio zio   e  poi  ho assistito ai cambiamenti  degli anni  80\90 .Senza buttare il bambino del maggior benessere con l'acqua sporca dell'inquinamento e della cementificazione, posso riassumere dicendo che le migliori tecnologie ci permettono ora, se vogliamo, di smettere di avvelenare i lavoratori e i cittadini, mantenendo l'uso della lavatrice. Che lo spreco non è necessario, ma la ricchezza comincia dal non buttare quello che può essere riutilizzato. Le famiglie benestanti di cui mi hanno parlato i miei nonno e  i miei  pro zii  (  da  parte di padre  )    frequentato avevano sempre figure femminili che sapevano riciclare quasi tutto e credo che questo fosse alla base del loro benessere materiale, ne sono proprio convinta, come forma mentale e come risultato pratico. Uno che  cerca  dio mettersi continuamente in discussione  , che cera  un centro di gravità permanente   ( cokme quello  dela canzone  di Battiato  permanente  , che   lo fa  ( ed  è questo uno dei motivi per  cui ha  aperto un blog  collettivo  )   con  gli altri \  e  non da  solo   o  in solitario  se  preferite   


4)  poiché compri  e leggi   riviste  femminili  e  cerchi (  a  cvolte  riuscendovi  )  mettere  in pratica  i  loro ragionamenti  , l’essere  accusato   d ‘essere  femminista   quali   sfide e quali impegni ti comporta a livello personale?


Come si diceva una volta, negli anni  '60-70  ,il personale è pubblico. Apprendere  e mettere in pratica  comportamenti  delle  donne  e  trovare  un  equilibrio fra carattere   maschile e  carattere femminile  vuol dire   averne coscienza, aver coscienza del proprio valore e del proprio posto nella società, senza lasciarsi condizionare da chi considera le donne una minoranza,nonostante siamo invece una maggioranza numerica,  intendendo forse che siano   'minori' o 'minorate'.  Sono   semplicemente diverse e il loro valore  profondo  sta nella differenza dai maschi (intendendo proprio maschi e non uomini: c'è una differenza non sottile).Qualche volta viene frainteso il 'partire da sè' che invece aiuta molte donne a dire una dimensione differente del reale. Ma è proprio partendo dal proprio sentire femminile che si può dare una lettura non condizionata della realtà.Ad esempio, l'assurdità delle motivazioni per una guerra. L'assurdità della militarizzazione delle coscienze. Poi, qualche ragazza si arruola da qualche parte, qualcuna si gloria di 'avere le palle ' . Inoltre l'impegno e la sfida delle donne che si sono rese conto di come questo patriarcato ci stia ancora ferendo è ancora e sempre di ragionare con le altre donne e con gli uomini che hanno voglia di pensare e non ne hanno paura  d'essere etichettati \  bollati  come  effeminati \  femministi                                                                                                                                                           5)  Ami un autore e/o un autrice in particolare? Perché?     


Sono un lettore  onnivoro  e    monografico: quando un autore mi piace, leggo tutto quel che trovo, finchè mi sono saziato  Non amo  nessun autore in particolare   .Mi   sono letta buona parte dei classici di ogni nazione e tutti i poeti che ho trovato: quelli, per tutta la vita. .  Fra  le  ultime   cose  che  ho letto  c’è  Sandro Penna, che ha scritto una delle più belle poesie d'amore che io abbia mai letto( almeno fin’ora  )  e trascrivo :  e nere scale della mia taverna


tu discendi tutto intriso di vento.
I bei capelli caduti tu hai
sugli occhi vivi in un mio firmamento
remoto.
             Nella fumosa taverna
ora è l'odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passo ai bianchi marinai.  
 


(Sandro Penna, Poesie - Garzanti 1973)


 


L'altra poesia d'amore che prediligo è  di Paul Eluard   (IL  testo originale è preferibile, ma non tutti sanno il francese , e poi non lo ho trovato  ) é la seguente: 


 



Detto con la forza dell'amore 


 


Fra tutti i miei tormenti fra la morte e me stesso Fra la disperazione e la ragione di vivere C'è l'ingiustizia e questa sciagura umana Che non so tollerare c'è il mio furore  


C'è la resistenza color sangue di Spagna E c'è la resistenza color cielo di Grecia Il pane il sangue il cielo e il diritto a sperare Per tutti gli innocenti che odiano il male  


La luce sempre è prossima a spegnersi  


La vita sempre pronta a divenir letame 


Ma la primavera rinasce non è mai finita Una gemma esce dal buio e il calore s'insedia  


E il calore avrà ragione degli egoisti  


I loro sensi atrofizzati non gli resisteranno Sento il fuoco parlare ridendo di tepore Sento un uomo dire che non ha sofferto  


Tu che della mia carne fosti la coscienza viva Tu che amo per sempre che mi hai inventato Tu non sopportavi l'oppressione e l'ingiuria Tu sognando cantavi la gioia sulla terra  


Tu sognavi d'essere libera ed io ti continuo.   


 


(Paul Eluard  -  Poesie Politiche)   


 


7) Che tipo di relazioni amicali preferisci?  


Le mie relazioni amicali più durature sono quelle non soffocanti.(  anche  se  all’inizio  , poi   a  causa  di alcune  esperienze negative l  ho cambiato  ,  e  in parte ci sono riuscito  atteggiamento  )   Accade di incontrare un'amica dopo mesi e di ricominciare il discorso dove si era fermato, con la certezza della comprensione o, almeno, della disponibilità alla comprensione, che per me è la base di tutto. Ma  soprattutto   un amico  deve  sapere   dire  anche  No  ee essere il più  possibile  schietto e  e  reale    nel bene  e nel male 


 


 non so  più  che  dire    adesso  tocca  a  voi 


 

incredibile ma vero

con i post  d'oggi inauguro una  nuova  catgoria  \  rubrica  che si chiamerà   parodossi e prendete  spunto  da  questo sito 



A Carbonia affollati i negozi che comprano oro usato: un'altra faccia dell'economia
E dopo il matrimonio andiamo a venderci le fedi


di ROBERTO COSSU


Ma chi dice che il Belpaese è in declino? «Guardate quanti telefonini circolano dal Nord al Sud», dice il Cavaliere d'Italia, per contestare i catastrofisti. Questo è il luogo del superfluo. «Stiamo bene». E comunichiamo. Ci diciamo quanto il futuro sia luminoso. Anche a Carbonia circolano molti telefonini, ma, in attesa del futuro, il presente non è radioso. Stando, almeno, a una piccola notizia: sono affollatissimi i negozi che acquistono oro. Fedi, perlopiù. Un bel viavai. C'era una volta il monte dei pegni. Ora ci sono i negozi specializzati. Per chi varca la porta non cambia molto: contanti per dimenticare amori spezzati. Più spesso difficoltà economiche. O qualche euro per una ricarica del telefonino. In un'epoca di simboli, il simbolo più antico è solo moneta. Da scambiare con sbrigativi signori degli anelli. Niente di nuovo, s'intende, se non che l'insegna del negozio "compriamo oro" è l'altra faccia di un'economia illusoria, e non soltanto a Carbonia. Quella che ha visto il valore dello stipendio dimezzarsi bruscamente, che nasconde vecchie e nuove povertà sotto la patina degli spot, che vive di sogni magnificati con la parolina "vedrete". C'è uno splendido manto, fatto di tv, pubblicità, personaggi, che accarezza con il lusso e promette inevitabile felicità. Una spensieratezza tanto replicata che la vediamo a portata di mano. Anzi, ne siamo già parte. Una grandiosa falsificazione dell'immaginario. Poi lasci via Montenapoleone, ti addentri nei vicoli e scopri un altro mondo. Nei romanzi di Balzac la Parigi del benessere scintilla dentro la Parigi della miseria. In quelli di Dickens il banco dei pegni è sempre dietro l'angolo. Dall'Ottocento al terzo millennio sono cambiati gli arredamenti, ma non certi bisogni. C'è ancora chi si guarda attorno guardingo, imbarazzato, mentre entra nei "negozi specializzati". E qualcuno pensa magari alle fedi devolute per fabbricare i cannoni di Mussolini. Con nostalgia.

8.7.05

Senza titolo 700

          London way



le strade che ho percorso
percosse
gli occhi che ho incrociato
ora sanguinano




in nome di quale dio
uccidi
violenti
spezzi queste vite,
uomo?



Piangi Inghilterra,
anche per me,
che non ho più lacrime,
spese per l'Africa
per i poveri
gli oppressi
i deboli



e per te
europa
e per te
america



per la speranza di un mondo diverso
dove i colori
le fedi
le genti
abbiano cuore
e intenti comuni...



ma le strade che ho percorso
non mi hanno avvicinato
neanche un metro alla speranza.



se possibile, buona settimana, blogger.

Senza titolo 699

Se ti sei alzato questa mattina con più salute che malattie, allora tu hai più fortuna dei milioni di persone che non sopravviveranno questa settimana.


Se non hai mai vissuto i pericoli della guerra, la solitudine di essere cercato, l'agonia di essere torturato o l'afflizione della fame, stai meglio di 500 milioni di esseri umani.


Se hai cibo nel frigo, vestiti nell'armadio, un tetto sulla testa e un posto dove dormire, sei più ricco del 75% della popolazione mondiale.


Se hai dei soldi in banca, nel portafogli e qualche moneta nel salvadanaio...sei tra l'8% dei più ricchi al mondo!


!RIFLETTIAMO!

Senza titolo 698

Un cretino ricco è un ricco


un cretino povero è un cretino


Jacques Lafitte

7.7.05

LETTeRA APERTA AI TERRORISTI DI LONDRA

Dato che  oggi essendo  rimasto  schioccato  dai fatti di  Londra  e  a causa del caldo  , non sono riuscito a studiare   cazzeggiando  in rete   e  controllando    il blog   ho trovato  il bellissimo  post  di SoffioDiLuce   che  mi  ha  ispirato   questo pos  aiutandomi come per  incanto  a  trovare  ke  parole    dopo  lo shock   in cui ero caduto  e  che  mi aveva  bloccato   dallo scrivere   /  commentare questo  fatto 

 

 

 

Cari  Spettabili  Vigliacchi 

Vi  sembra giusto   quello che  avete fatto  A Londra  ?  perché siete scesi allo stesso livello   di  usa  la  guerra  per  mantenere  il  controllo    dello sfruttamento  delle risorse strategiche  come il petrolio   no  facendosi  scrupoli ricorrendo a  barbarie  come  i bombardamenti  come quelli in  Iraq , in cui  si assassinano gente innocenti .

Perché  usare  solo  l’arma degli attentati   per  farvi sentire dai media internazionali  ?  perché  non cercare strade pacifiche  e alternative  ?  o se proprio   non ne trovate  altre  ( o non volete   cercarne  ) perché non fare  attentati simbolici   senza  vittime invece di     fare  come  i  vigliacchi  della peggior  specie,ovvero quelle  che  voi dite  di  combattere  ?

Cosa  sperate  d’ottenere  il ritiro del truppe straniere dall’Afghanistan e  dall’Iraq   ?   se  vi riuscisse    come avete fatto   con   l'11 settembre  spagnolo  ( cosa  a cui io non credo più  di tanto    visto i  rapporti   misti  d’amicizia  e  servilismo  fra Blair  e  Busch )   sarete  soddisfatti  dell’effimero  risultato   che magari potete ottenere in maniera più soddisfacente  ?

Per il momento  e uniche cose  che avete ottenuto  sono  : 1)  un allontanamento   della  gente   dalla vostra causa  ; 2)  un ulteriore  giro di  vite repressivo   Da parte del potere   come  è avvenuto  in America  dopo  gli attentati del 2001  con leggi speciali  ;  3)  con una  accettazione passiva   delle masse  di tali provvedimenti lesivi delle  libertà personali  ,  in nome della sicurezza  : 4) un ulteriore rafforzamento   della politica  bellicista   dell’America e  degli  stati  satelliti .

Quindi  signori  terroristi  di qualunque   ideologia  \  credo politico  o religione, sia  che  siano i servizi segreti    voi sappiate  che   vi odio   come  odio   gli  indifferenti e l’indifferenza   perchè  il vostro atto\  gesto :<< Non è stato un attacco contro i potenti ma contro tutti i londinesi, bianchi e neri, musulmani e cristiani, hindu ed ebrei, giovani e vecchi, un tentativo indiscriminato di uccidere >>(Ken Livingstone sindaco di Londra, 7 giugno . tratto dala striscia rossa  dell'unita del  8\7\2005 ) 

Senza titolo 697

Spettacolarizzazione della morte.

il dolore diviene ancora messa in scena del quotidiano.

il teatro: LONDRA.

Sono rimasta inerme, guardando la tv,

esattamente con la stessa sensazione

di incombenza apocalittica

di quel lontano 11 settembre.

Nessuna parola. Solo “perché”

attentato\i a londra


 


non trovo  le  parole  , lascio parlare le immagini   trovgvate  altre  foto     su


http://www.unita.it/index.asp?sezione_cod=HP#

Senza titolo 696

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londra è zuppa di sangue

odio l'indifferenza e gli indifferenti

Lo so che molti di voi  odiano  l’attualità  ,   e me  ne accorgo  dall’assenza   quasi totale  dei commenti  a  tali post   miei  di altri utenti   che   come  me  fanno propria   questa  frase   : << “Il nostro,come disse Sciascia,è un paese senza memoria e verità,ed io per questo cerco di non dimenticare” ( Paolo  Borsellino ) >> ma  sono due  fatti di  cronaca   uno  locale  , uno nazionale   che   ho trovato   l’ispirazione  per il mio post  d’oggi e  un titolo  fra  i  più  duri  fin ora  usati   . I fatti sono  : 1)  la  tragedia  di  BAIA SARDINIA a   90km dal mio paese  dove una bambina è morta nella piscina dell’Aquadream La piccola è affogata all’Aquadream dove - come hanno riferito alcuni testimoni - la gente continuava a tuffarsi a suon di musica come se nulla stesse accadendo anche quando sono arrivate le ambulanze e l’elicottero  riporto dalla nuova  Sardegna(  giornale  locale  )    del  5\07\2005 . « Tanta gente e nessuno ha visto mia figlia annegare in pochi palmi d’acqua. Se ne sono accorti quando era troppo tardi». Mohamed Elbouzidi, cuoco di Marrakesh, da 16 anni in Sardegna, veglia con la moglie e gli altri due figli il corpicino di Khoula, 11 anni, e continua ad interrogarsi sulla fine assurda sulla quale ha aperto un’inchiesta la procura della Repubblica di tempio  pausania (….) >> . 2) un altro episodio d’indifferenza  pericoloso dopo  l’imbrattamento  della lapide  della strage di via d?Amelio è   l’assenza dei rappresentati delle istituzioni    e dello stato  di solito  ( al  90% per  opportunismo   ideologico e  di partito  ) sempre presenti e  l’assenza della  società civile  e  della stampa  (  salvo  l’unità e pochi altri )   al  5 anniversario  della morte  di Filippo Basile  un funzionario  dello stato   ucciso   dalla mafia  uno di quei pochi  che   non  si  è piegato alla mafia ..

Riprendendo  quel  discorso  di  cui parlavo  in un post precedentemente  in  cui cito  lo scritto  di  Gramsci  “odio  gli indifferenti “ , che  il mio  odio  \  avversione   non è  contro le persone  in  senso  fisico ma  in senso antropologico \ psicologico ovvero odio  l’indifferenza negativa ( in cui  , come  credo  capita  a voi tutti \ e ,  ci  cado  anch’io ) perchè essa  porta  ad  r evitare  di prendersi responsabilità   o  di rinunciare  lottare .   quella che  non  aiuta  a contrastare i fenomeni malcostume  e corruzione  , che  ha  dato  origine   nel  corso del secolo scorso a  una serie  di Riflussi  culturali e  sociali  (  vedere  sempre   il post   citato prima  ) mentre tollero \ comprendo  quella positiva  da  praticata  anche  da me ... Inoltre   Per  essa   s’intendono   questi  sinonimi: apatia, assenteismo, disinteresse, insensibilità, inedia, menefreghismo, noncuranza, torpore, cinismo, disprezzo,inerzia, passività  .  Ed  è  contro questa  e non contro quella  benevola \  positiva .

 Per   quest’ultima  s’intende  ( o  almeno io  la  intendo cosi  )   quella  che noi tutti  usiamo come  arma , quando  e  impossibile usare il  dialogo  , contro    gli arroganti  e  le  news  che i TG  ci  propongono  per  coprire  \  mascherare   le  vere   e fastidiose  notizie  .  Infatti  è quello che   faccio  io  davanti a speciali e contro speciali   su costume  e  società  e  sullo spocchioso   mondo dei vip    , tant è  vero  che3  i  miei amici      mi guardano strano    perché   sto in silenzio quando si parla   dei reality e  affini   o  di  vip  dei cosiddetti  Spettegulez  per   parafrasare  striscia la  notizia  .

 

PERCORSI


Libru              

 cent'anni di solitudine di  G.G. Marquez

Gli indifferenti  di  Alberto moravia 

 

Fumetti

God Child di Kaori Yuki

 

 per  il momento  non me  ne  venghono  in mente  altri     si rimanda  a un mio precedente  post   orgoglio  e pregiudizio in quanto  , secondo me   ,   tali tematiche sono collegate  al tema  d'oggi

 


 

Una saggia verità

Quando Dio fece il mondo, perchè gli uomini vi prosperassero decise di dare a ciascun popolo due virtù. Così rese gli Americani ordinati e rispettosi della legge, i Tedeschi tenaci e studiosi, i Giapponesi lavoratori e pazienti. Giunto agli Italiani disse all'arcangelo Gabriele di annotare su un quaderno: "questi saranno intelligenti, onesti e voteranno Forza Italia". Quando terminò di fare il mondo, l'arcangelo Gabriele lo chiamò e gli disse:; "Padre buono hai dato a tutti i popoli del mondo due virtù, ma agli Italiani ne hai date tre. Questo farà si che essi prevarranno su tutti gli altri popoli del mondo. E' questa la tua volontà?" "Hai ragione" disse Dio "Non sarebbe giusto, ma siccome non possono essere ritirati i doni che ho dato, dovremo rimediare. D'ora in avanti, gli Italiani come popolo conserveranno queste tre virtù ma affichè non prevalgano sugli altri popoli, nessuno di loro potrà avvalersi di più di due virtù per volta." E' per questa ragione che da allora, l'Italiano che vota Forza Italia ed è onesto non può essere anche intelligente, quello che è intelligente e che vota Forza Italia non può essere onesto e quello che è intelligente e onesto, non potrà mai votare Forza Italia.

Senza titolo 695

              QUALE VITA


...."Niente soldi per l'Africa"...



grazie, presidente, grazie.


      

Senza titolo 694

spighe di
grano e mazzi
di girasoli per
dirti che t’amo
senza giri di
parole non
ci sono lacrime
se non nel cuore
di quella felicità
mai tale se non
del tuo amore
tutto è vacuo e
noia se tu non
sei al mio fianco
e nel mio respiro
vorrei pioverti
nello sguardo
con lo stesso
fragore del tuo
incanto e mai
pago tornare a
svegliarti in
sogno per rapirti
nell’anima pura
del sonno e
farti mia tutta
la notte

6.7.05

Senza titolo 693

...primo post, inizierò con uno sfogo personale.
Sole infuocato, vetro del finestrino abbronzante, carrozzerie luccicanti ed emanazioni di carbo-calore. La mia domenica si è trasformata in un incubo metropolitano. Perchè?..
La mia Isola è COMPLETAMENTE CIRCONDATA DAL MARE, ci sono kmEkm di coste bagnabili con il solo imbarazzo della scelta in quale acqua cristallina sguazzare...allora mi chiedo, perchè?...
Perchè il turismo sardo (e parlo sopratutto di quello interno) è orientato quasi esclusivamente verso le spiagge più popolose e strette ??? sto parlando di :
- MARI PINTAU spiaggia di sassi scomoda e piccola, con un passaggio scosceso, con un parcheggio inesistente e selvaggio, barche ormeggiate a 50 mt dalla costa ...tutti dicono "però che mare!"... stupendo si,ma come tanti altri qui.
- PORTO GIUNCO (Villasimius) e qui è questione di "glamour" perchè altrimenti non vedrei la ragione per cui fare 60 km. di fila e curve estenuanti per fare un collage di asciugamani con emeriti sconosciuti muniti di occhialoni, fascia reggicapelli e pareo...a prescindere dal sesso del bagnante.
- CHIA e la tradizionale transumanza di intere famiglie in day-camping , con tanto di girarrosto e barbecue senza dimenticare sdraie, tavoli, gazebo, tenda ...e quant'altro. Beh lì davvero il posto ne vale la pena, ma forse il parcheggio è un pò caro e i vigili si scatenano a raccogliere fondi con l'usuale pratica del "multa il turista ignaro", per nn parlare anche qui data l'inadeguatezza della strada della interminabile coda da digerire sia all'andata che al rientro.
... ce ne sono ancora, altrettanto misteriosamente affollate ...
Ci siamo dimenticati la bellissima Costa Verde , Ingurtosu, Marina di Arbus, la costa Oristanese con Is Arutas , Masua , Buggerru ...
località da cartolina dove le persone convivono ad almeno 20 mt di distanza in un clima ameno di primitiva fratellanza. Qui si concentrano gli "indigeni" che amano la loro terra, che sono ansiosi di viverla, di avere un contatto diretto con ciò che li circonda, che assaporano il piacere di appartenere a un meraviglioso tutto.
Se il cuore guidasse le nostre scelte, anche le più banali, la vita sarebbe meno complicata .

Indigena Doc

proposta

Spesso ricevo lettere in cui ci si chiede , nonostante  le  FAQ chi sono e   chi sono  i miei utenti . Propongo di fare come  la   Newsletter elettronica indipendente   del  gruppo  culturale  \ religioso  degli ecumenici  http://ecumenici.altervista.org/   che  ha    fatto  questa  proposta  che  io   sottopongo  a   voi  tutti   utenti  fissi e  occasionali  << Abbiamo deciso di rispondere attraverso il racconto della vita delle nostri lettrici e lettori.  Pensiamo che sia anche un modo per ribaltare il rapporto tradizionale fra redazione e i lettori di una newsletter. Tramite infatti un’intervista (volendo in parte autogestita) è possibile non solo esprimere un’idea su un argomento ma scambiarsi esperienze e capire di una persona molto di più di quello che traspare da un commento su un singolo avvenimento di cronaca o altro.  Siamo sicuri di avere intrapreso una giusta strada e immaginiamo che ve ne renderete conto fin da questo numero… A proposito, grazie a tutti  per la collaborazione. Il nostro mosaico umano è veramente stupendo. Scopritelo.>>

 

Siete   d’accordo  ?  chi inizia  ? 

 

 

5.7.05

ritorno alla vita

Finalmente   dopo un periodo  di crisi dovuto    a un lutto familiare  , ritorno a scrivere post miei    e non  annunci  o   articoli   inviatemi  via email o  copia  e incollati da  altri siti  .  Dopo  ogni  evento  tragico  ( il  mio  lutto  in questo caso  )  mi  pongo delle  domande  inutili , ovvero delle seghe mentali     del  tipo : 1)   a  che a  che  serve vivere  se poi si   muore   oppure  se dobbiamo  morire  ; 2)  a che  serve pregare    se poi   lui  non t’ascolta   ?  Domande  che   continuano  a  ritornarmi     nonostante   abbai  già  risposta   ( email  di  miei cdv   alcuni  nel  blog  )    di  cui conservo   copia  nel mio archivio  cartaceo,ma che non riporto perchè  n maggior parte  sono   troppo personali   e  perché   nel conservarli in soffitta   non riesco più  a  trovarli  .  Sono rimasto   cosi  per  alcuni   giorni cosi fin quando  il  giorno dopo il funerale  a casa di mia  zia   ho trovato questa  poesia    che  qui  riporto   qui non ricordo se  scritta da lei -- che    scrive  poesie per  hobby  --o da  chi  . Essa  mi sta  aiutando   a  uscire  da questo stato  a cui facevo riferimento all’inizio  di questo post  . Ecco   la poesia  in questione 

 IL  QUADRIFOGLIO 



 


Camminando nel prato della vita
Divenuto  d’un tratto arido e  spoglio
Per  consolare l’anima  smarrita
Ho  trovato,prezioso un quadrifoglio
Simbolo antico di positività
Un segnale  che  manda  al natura
Per  far  capire  che  con  la  volontà
Si supera il dolore  e la  sventura
Una  parola d’incoraggiamento
Un sorriso per  rafforzare l’intesa
Per vincere al paura  e lo sgomento
Sicura  la  tua mano  si  è distesa
Pian piano si  fa strada la speranza
Il vivere  s’impone  con orgoglio
Forse sta  in questo  la  tua  somiglianza
Con il raro e prezioso  quadrifoglio  


 


 


 


 


 

Senza titolo 692

all'imbrunir
dell'alma
non c'è
certezza o
condanna
eresia e
follia solo
gelida assenza
e stanze di
quieta tempesta
ricordi che
sfumano come
il grano nel vento
somme di polveri
senza veleno
lento scorre il
tempo in un
immoto malessere
e tutto s'indossa
mentre il corpo
si perde e si
torna a vagabondare
nelle ombre e
nell'amore nella
gioia gaude del
bianco e del
nero senza più
risoluzione e
continuità perchè
non ci sono
maledizioni
nell'aldilà

4.7.05

non etichettatemi sono un cane sciolto REPRISE

lo potete  anche  capire  da  questo mio articolo le cui biografie   e acune  delle  foto  sono prese da  questo bellissimo sito   http://canisciolti.info
Sulla parete della scuola di Barbiana, c’era scritto: “I care - Me ne importa, mi sta a cuore”. “Ho imparato - ha scritto don Lorenzo Milani ( foto  in basso  ) che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”. Questo atteggiamento etico, questa diffusa assunzione di responsabilità deve da oggi in poi, più di ieri, caratterizzare i comportamenti di tutti coloro che lavorano per l'affermazione di valori radicali di pace, di giustizia, di libertà, di uguaglianza.E la nostra storia è fatta incontri, di strade, di orizzonti e di utopie. Di viandanti e compagni con cui abbiamo diviso e dividiamo il pane, il vino e il cammino. Tu che sei in viaggio, sono le tue orme la strada, nient'altro. Tu che sei in viaggio, non sei su una strada, la strada la fai tu andando. Mentre vai si fa la strada e girandoti indietro vedrai il sentiero che mai più calpestarai. Tu che sei in viaggio, non hai una strada, ma solo scie nel mare. L'utopia è là, all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l'utopia? Serve a questo: a camminare ..E noi voglio che ci sia ancora spazio per i sogni…Queste parole sono il mio e   nostro sogno. Sono la nostra identità, il nostro modo di essere, pensare, lottare. Sono le parole di uomini liberi, di persone che dicono no alla guerra, allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, alla mancanza delle libertà, alla distruzione dell'umanità e del mondo. Siamo cani sciolti, senza guinzagli e senza padroni. Viandanti senza casa e senza confini, uomini liberi in cammino verso la libertà. Qual è la velocità del sogno? Non lo so. Dove c'era memoria, oggi c'è oblio. Al posto della giustizia, elemosina. Al posto della patria, un mucchio di rottami. Invece della memoria, immediatezza. Invece della libertà, una tomba. Al posto della democrazia, uno spot pubblicitario. Invece della realtà, cifre. Loro, quelli in alto, ci dicono : "Questo è il futuro che ti abbiamo promesso, goditelo." Questo ci dicono, e mentono. Questo futuro somiglia troppo al passato. E, se guardiamo con attenzione, forse vediamo che loro, quelli in alto, sono gli stessi di ieri. Quelli che, come ieri, oggi ci chiedono pazienza, maturità, buonsenso, rassegnazione, resa. L'abbiamo già visto, l'abbiamo già sentito.I poveri, i diseredati, cioè, l'immensa maggioranza dell'umanità, sono confiscati e relegati. Confiscati della loro dignità, relegati nelle periferie delle grandi città, ai margini dei programmi governativi, negli angoli del futuro che adesso si decide, in alcuni paesi, non nei parlamenti o nelle sedi nazionali di governo, bensì nelle riunioni degli azionisti delle multinazionali. Oggi lo sfruttamento è più brutale come mai prima nella storia dell'umanità, oggi il cinismo è credo filosofico di chi vuole governare il pianeta, cioè, di chi possiede tutto, meno la vergogna. Oggi la guerra contro l'umanità, cioè, contro la ragione, è più mondiale che mai. Oggi la guerra è su tutti i fronti ed in tutti i paesi. Se ieri era un dovere opporsi, lottare, resistere di fronte alla stupida logica del profitto, oggi è semplicemente e assolutamente, una questione di sopravvivenza individuale, locale, regionale, nazionale, continentale, mondiale. La nostra lotta, cioè, il nostro sogno, non finisce. Nel nostro sogno, il mondo è un altro, ma non perché qualche "deus ex machina" ce lo regala, bensì perché lottiamo, nella permanente veglia della nostra veglia, perché in quel mondo sorga l'alba... Dalle montagne del Sudest Messicano  Subcomandante Insurgente Marcos Messico, Settembre 2004


Riccardo Orioles


 IL fondatore con Pippo Fava dell'indimenticabile «I Siciliani», e poi tra i promotori del settimanale «Avvenimenti». Oggi La catena di San Libero è certamente una delle e-zine più diffuse d'Italia ed arriva in moltissimi punti del mondo a portare l'immagine di una Sicilia che non si arrende alla violenza mafiosa, ma che anzi produce cultura e informazione di grande livello. Recentemente, in un'intervista a Girodivite, un'interessantissima rivista siciliana su carta e su Rete, Orioles raccontava delle ragioni che lo hanno indotto a dare vita alla sua e-zine: «Siamo in un momento storico in cui le possibilità comunicative sono tantissime. Bene, la Catena si vuole porre come mezzo di crescita culturale, è un confronto tra persone diverse e un dibattito su alcuni temi proposti da me. Penso che sia una grande possibilità che internet ci offre. Ricevo numerose lettere da tutto il mondo, molte persone mi scrivono quello che pensano, e anche se non condividono il mio punto di vista è molto bello aver scatenato e suscitato una reazione nei lettori. Di norma il giornalista dovrebbe fare questo…». E la Sicilia e l'Italia tutta hanno, oggi più che mai, bisogno di giornalisti coraggiosi capaci di fare ciò che di norma i giornalisti dovrebbero fare. Cercare la verità senza paraocchi e senza sudditanze. La "Catena di San Libero" e' una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro.Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@libero.it. La "Catena" non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro. Esce dal 1999. L'autore e' un giornalista professionista indipendente.Puoi riprenderla su web, mail, volantini, giornali ecc, purche' non a fini di lucro. Puoi forwardarla ai tuoi amici o   a  chi vuoi  , purchè citi la  fonte  . Trovate al catena    su questi siti  (  è  solo un elenco parziale  )  


www.antimafiaduemila.com                                                                                                                 www.censurati.it
www.carmillaonline.com
www.broderie.it
www.antoninocaponnetto.it
www.cuntrastamu.org
http://www.bellaciao.org
www.girodivite.it
www.articolo21.info
www.centomovimenti.it                                                                                                                                                        www.clarence.com
www.consumietici.it
www.museosatira.it
www.macchianera.net                                                                                                                                                                                                                                              www.freaknet.org
www.itacanews.it                                                                                                                                                                www.nonluoghi.it   
www.megachip.info


e  su   alcune     pubblicazioni  cartacee in particolare  : Antimafia", "Mucchio Selvaggio"                   
                                                                                                                
 Don Andrea Gallo         
  
Nessuno si libera da solo. Nessuno libera un altro. Ci si libera tutti insieme.Il prete rosso, il prete di strada, il prete new global. Don Andrea Gallo è il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, un'isola di solidarietà che accoglie persone in difficoltà, di qualunque genere: tossicodipendenti, ex prostitute, ex ladri, uomini e donne in transito da un sesso all'altro. La sua celebrità ha raggiunto una dimensione nazionale quando ha tenuto un accorato discorso sul palco dello storico concerto di Manu Chao e ha denunciato i fatti della scuola Diaz e di Bolzaneto in occasione del G8 genovese. Da allora è diventato una vera icona del mondo pacifista che lo vuole sempre in prima linea durante le sue marce. Don Gallo, però, è soprattutto un uomo di Chiesa, profondamente convinto di indossare l'abito talare, e altrettanto convinto di poterlo fare in piena libertà di pensiero e di azione. Un prete angelicamente anarchico. Esprime il suo punto di vista rivoluzionario su temi complessi come la lotta alla droga, il new globalismo, la politica, ma lo fa (ecco la sua straordinarietà) proclamando di sentirsi pienamente dentro il solco della Chiesa cattolica e romana.Chierico rosso, prete comunista, protettore dei tossici. E ancora: amico delle prostitute, dei devianti, dei balordi, dei border line, cioè di quelli che viaggiano ai limiti della società. Un “prete da marciapiede”, insomma, come Bruno Viani, giornalista del Secolo XIX ha voluto intitolare un recente libro-intervista a lui dedicato. Trent’anni fa il parroco don Federico Rebora generosamente aprì le porte di San Benedetto a don Gallo e ai suoi amici, che trasferirono qui sacchi a pelo e speranze postconciliari. Quella che era nata come comunità ecclesiale di base, nel 1975 si costituì in comunità d’accoglienza. Accoglienza di tutti: giovani e vecchi, uomini e donne, italiani e stranieri. Persone, insomma. Da allora qui trovano asilo altri naviganti, naufraghi spesso, salvati da paurose derive, superstiti di tempeste umane e sociali indicibili. Persone con problemi di droga, di alcolismo, di malattia fisica e psichiatrica, di disastro familiare, di abbandono nel mare grande della solitudine e della disperazione. Andrea e Faber Fabrizio è modestamente un anarchico, perché l’Anarchia, prima ancora che una appartenenza, è un modo di essere. Chi sceglie un’ideologia, può anche sbagliare…Chi sceglie i poveracci, i senza voce, i fragili, come uomo, non sbaglia mai. Basta scorrere il libro: donne, prostitute, suicidi, ultimi, zingari...Credo che io e Fabrizio in un certo senso avessimo dei parenti in comune o per lo meno frequentassimo le stesse persone, le stesse storie dignitose e disperate.Fabrizio rimescola le categorie del bene e del male, fino a farne emergere gli imprevisti: le puttane insegnano e i professori vanno a lezione. I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno... I suoi personaggi appaiono ricchi di una fragilità che ce li rende cari (come nel Vangelo di Gesù), personaggi capaci di coinvolgerci e di indurci a cercarli fra i vicoli della Città Vecchia e nelle periferie....Quanti Miché, Marinella, Bocca di Rosa.... In “Anime Salve”, del 1996 Fabrizio canta “...Chi viaggia in direzione ostinata e contraria ...col suo marchio speciale, di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di Umanità, di Verità...”. Evangelicamente, potremmo dire, Fabrizio non aveva la presunzione di “indicare la strada”, di trasmettere una sua cultura. Casomai, l’unica presunzione che aveva era quella di riconoscere a se stesso e agli altri la “libertà di scelta”.
Gesù disse ai Discepoli: “Volete andarvene via anche voi?” Anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma! E’ uno stato d’animo, una categoria dello spirito. E’ vero, Faber aveva lo spirito anarchico, lo spirito libertario. A volte, mi piace dirlo, rasentava anche il francescanesimo...Per Faber, amico fragile, l’inquietudine dello spirito coincideva con l’aspirazione profonda alla libertà. “Signora Libertà, signorina Anarchia”, questo libro fa vivere, a chi lo legge, quel sentimento, culturalmente unico in grado di accomunare in una medesima storia, vincitori e vinti, per una liberazione comune. Questo avviene, a volte, anche per un solo momento, riandando ad un solo spazio di una sua canzone...Fabrizio contesta i Comandamenti uno ad uno con il “Testamento di Tito”, ma propone, per ognuno di essi, un suo personale, terreno e schiettamente imperfetto modo di appropriarsene, cioè prendere dentro allo sguardo dell’Uomo quanta più vita possibile, bonificando l’umana pietà del rancore. “Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto…Chi può contestare che “…dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”??? In questa attuale realtà complessa e triste, ubriachi di tecnologia e consumismo, sarà la poesia a salvarci, nel senso che ha detto Dostojesky. Inoltre, dal Canto, come leggiamo in Vico e Ungaretti, ricomincerà forse la Storia. Ha ragione, allora, Dori Ghezzi: “Fabrizio, ora, è di tutti”.


Fabrizio De Andrè   
"Il massimo della libertà è il potere fuggire da ogni regola precostituita. E in questo senso il folle è libero. Ma il mio non è un elogio alla follia, l'ha già fatto un certo Erasmo. Comunque non capisco come chi esercita il potere non si renda conto di non essere anche lui libero. Chi esercita il controllo sugli altri, infatti, non è libero. Basta vedere come certe madri vanno in apprensione per i figli, perdendo così ogni libertà. Eppure ci sono ancora del matti che si divertono ad esercitare il controllo sugli altri...""Non c'è molta distanza tra certo anarchismo e certo misticismo. L'anarchismo affonda le sue radici nel cristianesimo, visto che il Cristo filosofo è stato il più grande anarchico di tutti i tempi insieme a Socrate. La solitudine a cui inneggio, comunque, non porta all'egoismo ma diventa un mezzo per aiutare gli altri. Credo infatti che chi non sa aiutare se stesso non possa aiutare gli altri...""Mi fa paura questo sistema che considera gli uomini meno importanti dei capitali: tant'è vero che i primi sono molto meno liberi di circolare dei secondi. E' una cosa ignobile e pericolosa...""Non vedo contraddizione: se ho scelto una vita a margine è proprio perché non mi è quasi mai riuscito di conciliare l’immaginario con il reale, i miei desideri con quelli di chi vorrebbe impormene altri. Mi chiedo sempre se sia giusto andare contro i miei impulsi..."Parole d'amore e d'anarchia - Faber raccontato da Fernanda Pivano
I suoi interlocutori, a diciassette anni, erano i compagni genovesi della Federazione Anarchica Italiana di Carrara, senza nessuno che si comportasse da leader. Brassens è stato per lui la conferma delle sue idee anarchiche, ma anche un esempio musicale che gli ha dato aperture tecniche sull’uso della chitarra. Si è ritrovato a inventare tarantelle non prendendo spunto dalla musica napoletana ma dalle canzoni di Brassens, scoprendo solo più tardi, dieci anni fa, che lo stesso Brassens aveva avuto una nonna e la mamma napoletane: cioè, imitando Brassens, imitava un italiano.Brassens a quattordici anni è diventato un suo maestro di vita, che confermava scelte già maturate: era anarchico, viveva su un barcone della Senna; ma non ha mai voluto incontrarlo per paura di restarne deluso. Così, quattordicenne, aveva cominciato a cantare le canzoni di Brassens, ma anche quelle di Aznavour, di Gilbert Bécaud, di Moulodji: solo a diciotto ne ha cantato una sua. Cantava tutte le sere in un locale in piazza De Ferrari e gli davano settantamila lire la settimana, il quadruplo di quello che prendeva un operaio. Già da adolescente era turbato dai problemi sociali suggeriti da Brassens, ma anche da quelli morali che contrastavano con quelli sociali. Ancora otto anni e Fabrizio, poco più che un ragazzo, avrebbe affrontato quello che sarebbe rimasto il suo problema fondamentale, la morale come complesso di leggi istituito dalla classe al potere: già allora ha fatto una critica dei dieci comandamenti della morale corrente contrari a qualsiasi senso sociale. Ancora adesso Fabrizio si accende quando spiega: "E’ comodo dire "non rubare" o "non desiderare la donna d’altri" quando si hanno soldi e concubine". I suoi interlocutori, a diciassette anni, erano i compagni genovesi della Federazione Anarchica Italiana di Carrara, senza nessuno che si comportasse da leader.Brassens è stato per lui la conferma delle sue idee anarchiche, ma anche un esempio musicale che gli ha dato aperture tecniche sull’uso della chitarra. Si è ritrovato a inventare tarantelle non prendendo spunto dalla musica napoletana ma dalle canzoni di Brassens, scoprendo solo più tardi, dieci anni fa, che lo stesso Brassens aveva avuto una nonna e la mamma napoletane: cioè, imitando Brassens, imitava un italiano.Quando, osservando la realtà, si è staccato da lui e dalla famiglia, ha inventato il suo stile: ha inventato De André. Forse senza rendersene conto ha inventato il cantore delle più belle, struggenti, sofisticate poesie — non soltanto canzoni — del nostro tempo. Ha inventato un De André che ha dovuto fare i conti con la sua anarchia poetica che precedeva il Comunismo e i movimenti operaio e sindacale: perché dal momento in cui negli anni Cinquanta aveva preso piede il marxismo, chi non faceva coincidere la Sinistra col marxismo era considerato di Destra alla maniera sovietica; mentre, dice Fabrizio, la differenza tra comunisti e anarchici era che i comunisti si basavano soltanto su Marx e gli anarchici si basavano su Bakunin e Stirner e la critica a Hegel. I comunisti, dice Fabrizio, non sapevano che la guerra civile spagnola era stata perduta dai Repubblicani perché nelle trincee gli anarchici (che costituivano il maggior numero di combattenti) si trovavano a combattere due guerre: quella fuori delle trincee contro i franchisti e quella dentro le trincee coi compagni delle Brigate Internazionali che seguivano Stalin: questo, commenta Fabrizio, un anno e mezzo prima che Stalin, chissà perché, firmasse attraverso Molotov e Ribbentrop il patto di non aggressione con la Germania. Così nei primi mesi del 1936 le armi sovietiche avevano smesso di arrivare al fronte, il che voleva dire che Stalin malgrado tutti i suoi proclami, aveva maggior convenienza a veder instaurato in Spagna l’ordine di Francisco Franco. Le torve, orribili immagini della guerra, le perverse, funeste immagini della politica avevano invaso la dolce baia col sole ormai tramontato. I papaveri rossi della canzone di Piero erano ingigantiti nella mia memoria e forse anche in quella di Fabrizio. Mentre si alzava , ha detto: "Quando è morto Stalin nelle strade della Foce dove abitavo allora c’erano mazzi di fiori con la sua fotografia. E’ la prima volta che ho visto il lutto vestito di rosso". Dal Corriere della Sera, 3 Settembre 1997    << La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia la domenica delle salme fu una domenica come tante il giorno dopo c'erano i segni di una pace terrificante mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta.>> dall'omonima canzone 
      


Leo Ferrè                                                                                                                                                                                                                                       Io vorrei misurare il pozzo di San Patrizio delle vostre democrazie. Vorrei immergermi nel vuoto assoluto e divenire il non detto, il non avvenuto, il non vergine per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengo nelle mutande..."
Leo Ferré nasce nel Principato di Monaco il 24 agosto 1916. Oggi rappresenta la massima espressione della poesia in musica avendo lasciato un patrimonio artistico immenso tra canzoni, poesie, sinfonie, opere, saggi e romanzi. All'età di otto anni viene internato in un collegio di preti a Bordighera rimanendovi imprigionato fino all'adolescenza . Questa esperienza creerà l'anarchico adulto che racconterà questa storia lacerante nel romanzo Benoit Misère scritto nel '56 e pubblicato nel '70 da Laffont, nell'89 dalle Edizioni Gufo del tramonto, e adesso da Gallimard. Nel 1946 si insedia a Parigi dove prende a cantare nei cabarets mitici di Saint-Germain. E' l'epoca in cui nasce la nuova canzone francese del dopoguerra che in Ferré mostra timbri anarchici e afflati poetici mai espressi prima. Stringe amicizia con gli esiliati spagnoli cui dedica le canzoni: Flamenco de Paris, Le Bateau Espagnol e Franco la Muerte, per la quale non potrà più entrare in Spagna se non dopo la caduta del regime.Frequenta Maurice Joyeux e il gruppo libertario "Louise Michel". Ai libertari dedica la famosa canzone Gli Anarchici. I temi di provocazione libertaria si susseguono incessantemente: Monsieur Tout Blanc contro Pio XII, Mon General contro De Gaulle, Allende contro Pinochet. La trilogia contro la pena di morte vede i seguenti titoli: La Mort de Loups, Madame la Misère, Ni Dieu ni Maitre. Nel frattempo mette in musica i poeti maledetti dell'ottocento francese. Nel '53 va in scena l'oratorio lirico su testo di Apollinaire: La chanson du mal-aimé. Nel '54 scrive e dirige la Symphonie interrompu. Nel '56 pubblica il libro di poesie Poete, vos papier! e negli anni a seguire Testament Phonographe in diverse edizioni arricchite di nuovi testi. Accoglie con fraternità prima il movimento beatnik, poi il Sessantotto. Sulla copertina di "Le Monde Libertaire" proprio nel '68 appare una sua foto con la scritta autografa: Viva l'Anarchia con una grande A come Amore! Nell'83 scrive l'opera L'Opera du Pauvre, forse il vertice massimo della sua espressività. Da vent'anni viveva a Castellina in Chianti con la moglie Maria e i figli Matteo, Cecilia e Manuela. E' scomparso il 14 luglio 1993. Una  sua   citazione  Hanno bandiere nere sulla loro speranza e la malinconia per compagna di danza coltelli per tagliare il pane dell’amicizia e del sangue pulito per lavar la sporcizia. Non sono l’uno per cento ma, credetemi, esistono stretti l’uno con l’altro e se in loro non credi li puoi sbattere in terra ma son sempre in piedi sono gli anarchici. 


Piero Ciampi               
"La morte mi fa rabbia perché non la posso fregare" ripeteva spesso il grande poeta-cantautore livornese. Era il 19 gennaio del 1980 quando il cuore di Piero Ciampi cessava di battere. Aveva soltanto 45 anni (nato a Livorno il 28 settembre 1935), anni spesi a metà fra il bene e il male.Un poeta che trovava in se stesso, nel suo amaro passato e in quello che era il suo imprevedibile futuro, continui argomenti per parlarci della nostra vita, dei nostri problemi, dei nostri sogni, delle nostre fragilità e della nostre fantasie. Di Piero Ciampi, artista dotato in misura straordinaria di profonda umanità, ne fece un bel ritratto un altro grande nostro artista, Francesco De Gregori che, in occasione dell'uscita di "Dentro e fuori" (album doppio che Ciampi pubblicò nel 1975), scrisse: "Piero Ciampi scrive le sue canzoni sulle tovaglie di carta. Alcune, ne sono sicuro, si perdono insieme alle molliche e ai cerchi rossi lasciati dal bicchiere. Altre, invece, quelle che si salvano, te le racconta a tavola, o quando ti capita di dargli un passaggio. Altre ancora, infine, le registra su disco. E queste non sono necessariamente le migliori, né lo rappresentano meglio di quanto non faccia un suo gesto o una sua risata. Eppure bastano questi frammenti così ingenerosi, questa scelta arbitraria e capricciosa, questi graffi di vita a restituirci Piero Ciampi intero e solitario nella sua voglia di essere e nella sua capacità di parlare. Nella noiosa foresta della Gente Muta le sue canzoni sono i sassolini che ci portano alla spianata da cui, con un po' di fortuna, si può vedere un pezzetto di luna. E' facile sbarazzarsi di Piero Ciampi dandogli del poeta, ma non è vero. Ciampi non ha tempo per questo; è troppo occupato a vivere." Un bohemien che resterà ancorato, suonando e cantando, all'alcol, alle elemosine e alle miserie. In una vita breve, senza compromessi discografici e artistici, sregolata da ogni canone "civilizzato", ha prodotto stupende e spesso irridenti canzoni amalgate da un pensiero politico-esistenzialista anti-borghese. Un uomo, un artista, che si alternava tra immagini dolcissime e altre feroci e violente, accompagnate da una voce roca, sporca.Dopo la sua morte è stato sempre più spesso volutamente dimenticato, nonostante gli sforzi di Gino Paoli (che l'aveva aiutato nel pubblicare i primi dischi oltre che a cantare in pubblico alcuni suoi brani), di Fabrizio De André (che ha sempre ritenuto opportuno "pagar pegno" a Ciampi). Un cantautore che prese di mira il benessere economico e il conformismo piccolo borghese non solo con i suoi testi, ma anche con una vita altrettanto coerente. Forse fu proprio questa la "causa" dello sconcertante e ricorrente insuccesso di pubblico .Ha  detto :  <<  Ha tutte le carte in regola per essere un artista. Ha un carattere melanconico, beve come un irlandese. Se incontra un disperato non chiede spiegazioni, divide la sua cena con pittori ciechi, musicisti sordi, giocatori sfortunati, scrittori monchi  >>


Enrico Berlinguer         

...Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo. Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico tu cammini insieme a me..."Antonello Venditti, 1991, "Dolce Enrico"
“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese." Indro Montanelli:
Enrico Berlinguer nasce a Sassari il 25 maggio, 1922primo di due fratelli ( Giovanni, il secondogenito, è del 1924) da Mario Berlinguer, avvocato, e Maria Loriga; 1984: il 7 giugno durante un comizio a Padova per le elezioni europee, viene colto da ictus cerebrale. Muore l’11 giugno. Imponenti i suoi funerali. "...I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei programmi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune". "Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi dello Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo…" "...La questione morale esiste da tempo, Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.""...Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L'obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell'uomo sull'uomo, di una classe sulle altre. Di una razza sul'altra. Del sesso maschile su quello femminile, di una nazione sulle altre nazioni. E poi: la pace fra i popoli, il progessivo avvicinamento tra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell'accesso al sapere e alla cultura..."...Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d'oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi? Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono a una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo..."
"...Il riscatto e la liberazione dei giovani - degli uomini - presuppone un impegno individuale, della singola persona, il rispetto delle sue propensioni e vocazioni, delle sue specifiche preferenze e aspirazioni personali nei vari campi: ma si realizza pienamente e duraturamente solo attraverso un sforzo collettivo, un'opera corale, una lotta comune. Insomma ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno..."

Tom Benetollo
In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all'indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o per narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita...  .
"...Programmi e percorsi, modi e contenuti della "rivoluzione": cari compagni, il mio segretario del Pci, quando mi iscrissi al partito, mi disse di evitare due derive, riformismo e massimalismo. Il riformismo è "niente subito", il massimalismo "tutto mai"... scusate compagni, non mi sento bene..."
Tom Benetollo muore improvvisamente il 20 giugno 2004. Un aneurisma all'aorta e poi un'emorragia. Si era sentito male mentre parlava a un convegno sul pacifismo organizzato dal "Manifesto". Lo aveva soccorso Gino Strada, che era al tavolo con lui. Lo aveva portato al San Giacomo e poi di corsa al Policlinico. Dieci ore sotto i ferri. Inutile. Forse Tom si ispirava al vecchio modello del funzionario di partito: la politica al primo posto e l'"io" all'ultimo. Però se era un funzionario di partito era il più fantastico e moderno funzionario che si sia mai visto. Guardava lontano, gli piaceva il futuro, odiava gli schemi. Se dobbiamo dire i nomi di tre padri del pacifismo italiano moderno, i nomi sono quelli: Lucio Lombardo Radice, Ernesto Balducci e Tom. Due vecchi e il giovane Benetollo che fu il loro allievo prediletto. Sono morti tutti e tre. Tom mi diceva che Lombardo Radice e Balducci avevano lasciato un vuoto incolmabile, che non era mai stato riempito. Adesso anche Tom Benetollo è morto, all'improvviso, a poco più di cinquant'anni, e anche lui lascia un vuoto enorme dietro di se: non sarà facile colmarlo. Tom era una persona rara. Lo dico senza nessuna retorica, e non perché adesso è morto. Tom era un uomo politico di altissimo livello, come pochi, aveva grandi capacità di pensiero, di mediazione, di organizzazione; e aveva una statura morale che lo faceva sembrare quasi un personaggio del passato. Sapete qual era la sua rarità? Questa: l'amore travolgente per la politica, accompagnato dalla più gigantesca riservatezza che abbia mai visto; e da uno spirito che era tutto il contrario del narcisismo. Non voleva mai apparire. Lui lavorava sodo, pensava, costruiva: il momento della pubblicità lo lasciava agli altri, non gli interessava. Conoscete molte altre persone così?Tom Benetollo era un leader, un vero leader. Di quelli che al mercato della politica-politicante valgono poco. A lui piaceva la politica e non l'immagine. La politica intesa come "teoria e pratica" della lotta contro le ingiustizie. Piacevano le idee, il pensiero, e piaceva moltissimo l'azione. Diceva che la politica della solidarietà non ha nessun senso se non è riempita di concretezza, di solidarietà praticata, di stili di vita. Andava controcorrente. E' dura andare controcorrente, anche per un uomo come lui, alto un metro e novanta, con l'anima di ferro e con la scorza dura. Viene da ridere, Tom, a pensare che sei stato abbattuto da una stupidissima arteria sbagliata. Viene da piangere, vecchio, dolce, carissimo Tom, a pensare che non ci sei più.  

Francesco Guccini 


 Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali: parole che dicevano "gli uomini sono tutti uguali", e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria, e illuminava l'aria la fiaccola dell'anarchia...>> (da "La Locomotiva")per  chi volesse sapere  di più su di  lui . sulla  sua  discografia ,trovare i suoi testi  e  sui  film a  cui a partecipato  e  i suoi scritti    c'è il  sito del  fans  club   http://www.guccinifansclub.it/

Giorgio Gaber  
 Ma i cani sciolti un po’ individualisti, un po’ anarcoidi, sono gli ultimi utopisti, purtroppo non si accontentano delle elezioni e dei partiti e delle coalizioni, ne hanno pieni i coglioni. Non ce la fanno a delegare se non si sentono coinvolti, sono proprio allergici al potere i cani sciolti. ." Cito  questa  sua canzone   (G. Gaber e S. Luporini - Canzone dell'appartenenza) : <<"Uomini, uomini del mio presente /non mi consola l'abitudine a questa mia forzata solitudine,\ io non pretendo il mondo intero vorrei soltanto avere un luogo, un posto più sincero, \ dove un bel giorno, magari molto presto, / io finalmente possa dire: questo è il mio posto. / Dove rinasca non so come e quando  il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.">> Per ulteriori news    http://www.giorgiogaber.org/index2.php  un sito molto  bello e  ben  fatto  che  consiglio  di vissitare 


 

Madonna al Live 8


Ai Live 8, Madonna è parsa essere una dei


pochi artisti che abbiano davvero sentito


il senso dello spettacolo, cercando di sensibilizzare


la folla a cambiare il mondo...

Senza titolo 691

IL LIVE 8 ED IL MENEFREGHISMO UMANO

Oggi sono un pò più felice,
perchè ho visto che l'uomo può ancora compiere gesti fuori dal comune,
sono un pò più triste,
perchè l'uomo non cambierà mai,
e chi comanda lo sa.
Oggi colleghi al lavoro(80% di quelli che ho incontrato), hanno detto la solita frase..
"e' solo pubblicità, non serve a nulla....".
Forse però non si ricordano che queste manifestazioni, hanno un fine ben più
lungimirante, devono sensibilizzare coscienze, per cercare di cambiare il mondo...
Cambiarlo, per renderlo migliore per tutti, per far capire a chi comanda che ci siamo
anche noi, uomini del mondo, a pensare, riflettere, che non vogliamo essere vittime
del quarto potere...
Anche se solo uno su mille di quelli che hanno partecipato, hanno capito il vero senso
di queste manifestazioni, sono comunque felice, perchè il mondo continuerà ad avere
altri Mandela, Gandhi, Martin Luther King....

3.7.05

Live 8:spettacolo indimenticabile!

Ieri ho avuto la fortuna di assistere per la seconda volta, come tutti quelli della mia generazione, ad uno spettacolo meraviglioso come il Live 8 e durante la lunghissima diretta ho provato un’infinita varieta’ di sensazioni che andavano dalla nostalgia,alla felicità e alla commozione.  



Sembra solo ieri che assistevo al primo Live Aid, ed invece son passati ben ventanni e rivedere in tv molte di quelle star della musica mi ha fatto felice ma anche uno strano effetto.  


Guardavo Simon le Bon dei Duran Duran cantare una delle loro hits piu’ famose e storiche, e sembrava la caricatura di se stesso.





Gonfio,tirato in viso e con una tinta inguardabile ai capelli aime’ non sembrava affatto lui, e neppure il resto del gruppo  facevano un bel effetto…ma la loro musica,portandomi indietro col tempo, mi ha fatto ugualmente sognare…


Lo stesso è stato rivedere il mio adorato George Micheal duettare con Paul McCartney  





 




 un po’ attempato e appensatito che aime’ non sembrava piu’ quello di una volta, ma che con la sua voce ancora mitica e grandios mi ha fatto vibrare e felice come sempre!  


 Caspita quanto tempo e’ passato e come i Duran Duran tanti altri gruppi che hanno partecipato a tale evento fantastico sembravano esser ricomparsi e riusciti dalla naftalina e non tutti con la stessa verve e carica di un tempo…   


Ma mi ha fatto molto piacere rivedere molti di quelli che nel ‘85 parteciparono per raccogliere fondi in sostegno all’Africa, e vedere molte altre stelle nascenti della musica italiana e non, che hanno dato il loro contributo ad una causa tanto importante come quella di quest’anno:CANCELLARE IL DEBITO DELL’AFRICA.




Sono stata entusiasta ed euforica come una ragazzina nel rivedere sul palco i mitici U2 sempre in prima linea per l’impegno sociale,


una stupenda e bravissima Annie Lennox, un fantastico Sting,  








 





una Madonna vestita di bianco,eterea e magnetica piu’ che mai,  





un meraviglioso e travolgente Robbie Williams



  




 e di nuovo insieme - e per la prima volta per me – i mitici Pink Floyd…   




 Un evento del genere raramente capita di vederlo due volte di seguito nella propria vita, ed io figlia della generazione di fine anni 60, ho potuto godere di tale privilegio ed esserci anche questa volta di fronte alla tv e cantare con loro a squarciagola come una ragazzina indemoniata e come se fossi lì tra loro sul palco mentre in 4 continenti erano in migliaia, da tutto il mondo contro la povertà!  




Uno spettacolo veramente grandioso che nell’alternarsi di mostri sacri della musica fino a notte tarda,mi ha lasciato una sensazione di inutilità ed inadeguatezza ed una serie interminabile di domande e dubbi nella testa…


 


Si c’ero  davanti alla tv anche quando nel ‘85 quel gran genio di Bob Geldof metteva su’ il primo Live Aid, ma allora forse mi rendevo poco conto del senso di tale evento ed ero solo presa,invasata e felice di vedere cantare i mie idoli…  


 


Stavolta invece ho visto tutto con molta attenzione,capendo il senso ed il motivo di tutto ciò che si diceva,si cantava e si provava di fare.


 


Mi son commossa quando le immagini dei bambini in Africa mi facevano sentire inutile e tremendamente fortunata ad avere tutto senza poter fare nulla per loro.


 


Sul mio viso sono scese lacrime di gioia quando sul palco insieme a Bob Geldolf e Madonna e’ salita una ragazza che nell’85 era stata filmata quasi morente, e che oggi e’ una stupenda donna, che vive grazie agli aiuti di allora e puo’ raccontare la sua esperienza scuotendo ancor piu’ le menti dei potenti e di noi comuni mortali.    



 




  Mi sono commossa e terribilmente rattristata nel  vedere bambini sfiniti e ammazzati dalla fame,dalla sete,dalla povertà e senza poter far nulla mi son chiesta se questo evento servira’ veramente a qualcosa e se quei potenti 8,che decidono delle nostre vite,potranno cancellare il debito ed aiutare l’Africa una volta per tutte!  


Non capisco nulla di politica e di tutte le manovre per aiutare i popoli del terzo mondo, ma con molta inguenità credo che pur se la cancellazione del debito sia una manovra tanto complicata e difficile da attuare subito…sia necessario fare tutto il possibile per far si’ che cio’ avvenga. 


 


Mi auguro con tutto il cuore che presto si adottino soluzioni repentine e decisive per fare in modo che non muoiano piu’ tanti esseri umani e che la povertà possa attenuarsi e scomparire pian piano anche per l’Africa,un continente che merita di divenire florido e vitale!




  


  Questo è stato per me ieri il Live 8:uno spettacolo unico e grandioso senza pari alcuno..uno spettacolo che spero abbia fatto riflettere chi è piu’ fortunato di tutti coloro che in Africa lottano ogni giorno con la POVERTA’..  




I miei son stati sentimenti contrastanti:di gioia mentre cantavo le mie canzoni preferite, e di colpa mentre beatamente mangiucchiavo schifezze davanti alla tv, perchè forse una patatina poteva salvare la vita ad uno di quei bambini ed io invece la mangiavo per sfizio e solo per trasgredire alla mia stupida dieta…  


 


Sensazioni le mie di essere terribilmente patetica nel pensare ai miei problemi futili e tipici di chi ha tutto e di piu’, mentre in quello stesso momento un bambino tra le braccia della mamma avevo solo bisogno di mangiare e di bere qualcosa per andare avanti.  


 


Mi sono sentita stupida ed inutile,ma sono felice di questo perché vuol dire che tale evento è servito a scuotere le nostre menti e le nostre intorpidite coscienze..  


Mi auguro che tutto cio’ non duri solo il tempo di un concerto e di un evento mediatico del genere,ma che aiuti veramente l’Africa, e che durante il prossimo G8 quei potenti si scuotano una volta per tutte e trovino una soluzione immediata per debellare la POVERTA’ nel terzo mondo!!   


 



…ORA NON HANNO…NON ABBIAMO PIU’ SCUSE…..



Niente scuse....Mettiamo fine alla povertà


 





  • Macché censura, Tony Effe è lo specchio del mondo quindi non rompete se va a san remo

    Chiedo scusa per coloro avessero già letto i miei post su un fìnto ribelle o un nuddu miscato cu' niente ( cit dal film  I cento passi  ...