31.3.25

DIARIO DI BORDO N 111 ANNO Ⅲ mangiare o non mangiare gli insetti ? fate come volete ma basta con la caccia alle streghe ., Matrimonio annullato a sei giorni dalla cerimonia: si indebita per rimborsare gli invitati

Certi insetti grilli , cavallette , ecc non so se li mangerei direttamente o nelle farine cerco ora che la Uene ha legalizzato l'uso di fare attenzione . Ma mi da fastidio la campagna che ciclicamente viene fatta girare usando fake news\disiformazioni o notizie riciclate da siti complottisti e della destra populista \ extraparlametare . Infatti si nega e storie come queste riportate sotto la smenticono che nella nostra " alimentazione nazionale " si mangino e ci siano piatti ed alimenti a base d'insetti . Ma soprattutto che t'impongano ( N.b a prescindere dal colore politico ) cosa devi mangiare o meno e ti giudicano ed condannano se scegli o decidi , non solo per moda , di provare a mangiare prodotti con insetti Infatti Le farine di insetti sono tesi discutibile ed opionabile un alimento sostenibile per gli animali e gli uomini. Contrapporle al cibo tradizionale è solo una scelta ideologica. Che non tiene conto della tradizione delle nostre campagne e dei nostri nonni. 
Ecco due  storie    in merito .
la  prima   riguarda   un   formaggio   un pecorino  più precisamente  tipico  della  sardegna   presa da   https://www.esquire.com/it/

Iniziamo   con la storia   di  un  formaggio sardo  casu marzu è una prelibatezza( ovviamente  dipende   dai  gusti   )   Proibita, fuorilegge, secondo i protocolli sanitari. E quindi ricercatissimo.Letteralmente, tanto per sgombrare il campo da ogni dubito, il suo nome significa formaggio marcio. E infatti qualcuno lo chiama anche casu frazigu. Eppure, proprio perché “marcio” non è sempre sinonimo di “non commestibile” .Tecnicamente è un pecorino – principalmente Fiore Sardo – colonizzato dalle larve di mosca casearia, che detto così può far storcere il naso: eppure il casu marzu è il portavessillo di tutta una categoria di formaggi figli di processi di affinamento fuori dagli schemi, dal Saltarello friulano (a saltare sono le larve) al Casu Punt molisano (punt dagli insetti), amati e demonizzati allo stesso tempo, polaroid di metodi ancestrali di produzione che nel mondo moderno diventano semplicemente too much.In vari posti del mondo lo hanno inserito in una specie di museo degli orrori food, insieme al Ttongsul (un vino prodotto in Corea a partire dalla fermentazione delle feci umane, specificamente di bambino) o al Gomutra, bevanda sacra del zoroastrismo, tecnicamente urina di mucca.

france museum gastronomy food
LOIC VENANCE//Getty Images


Il Guinness dei primati, nel 2009, lo ha inserito tra i formaggi più pericolosi al mondo, sposando la teoria secondo la quale le larve che lo caratterizzano potrebbero essere ingerite provocando danni agli organi interni.In Italia è semplicemente illegale da più di sessant’anni.Del casu marzu, quindi, sappiamo che è fuorilegge e pericoloso: ma mentre sappiamo esattamente perché sia fuorilegge, non è del tutto vero che sia anche pericoloso.
OK, ma come è fatto il casu marzu?Si sa che sbaglio e abbaglio hanno la medesima radice etimologica: da un errore, a volte, nasce un’intuizione che ribalta la realtà.C’è da presumere che il primo attacco della mosca casearia a una forma di pecorino non sia stata pianificata a tavolino: eppure, il risultato ottenuto deve aver spinto qualcuno a dire dovremmo rifarlo.Se in linea di massima lo sfarfallamento di moscerini attorno a forme di formaggio non è un buon segno, nel caso del casu marzu è il segnale che si sta per scatenare l’inferno: allo scoccare della primavera, e per tutta l’estate, i pastori facilitano l’ingresso della piophila casei nelle forme dei loro pecorino: scavano piccoli solchi riempiti d’olio d’oliva, che rende la forma accessibile e soprattutto invitante. Le mosche si introducono, depongono le uova – che si schiudono nel giro di quarant’otto ore – e nascono le larve: le due settimane che impiegano a diventare pupe è il momento cruciale per la deflagrazione della magia.Muovendosi all’interno della forma con il loro iconico ondeggiare saltatorio, le larve bucano la pasta grazie agli enzimi presenti nella loro saliva, digerendo la pasta caseosa, che finisce per assumere la tipica consistenza cremosa, liquescente. Al termine del processo di maturazione, la forma viene incisa sulla parte superiore, che viene rimossa: è il cosiddetto su tappu. Stappando la forma, la pasta giallognola proffonde in tutta la sua pungenza.
Di cosa sa il casu marzu?
Il primo sentore olfattivo facilmente riscontrabile all’apertura di su tappu è quello di affinamento stravecchio, di trasuda di tufo, caglio animale, macchia mediterranea, accompagnate poi un bouquet di spezie piccanti, da souk. La textura che presenta il casu marzu è pura morbidezza cremosa, spalmabilità: il concetto che suggerisce è quello di concentramento estremo, come se l’anima di tutti i formaggi del mondo sia confluita all’interno di quella forma. Il sapore, effettivamente, conferma quella sensazione: addentare un brandello di casu marzu significa farsi scivolare sulla lingua tutta la fricatività delle effe e delle erre, e la palatalità delle g che compongono la parola formaggio.Ha il sapore dell’infinito formaggioso, dell’universale caseario, perdurante, sempiterno.

casu marzu. typical spicy cheese. azienda agricola ra.ro. san basilio. medio campidano. sardinia. italy
REDA//Getty Images

La pungenza, che lo trascina all’estremo del piccante, non deve però mai farsi ammoniacale, perché in quel caso il casu marzu potrebbe essere già troppo marzu, le larve divenute già pupe, l’unicità sfumata nell’incommestibile.
Perché è illegale?
Ed è davvero pericoloso?A rendere il casu marzu illegale è la presenza delle larve vive: la legge 283 del 1962, che però è una legge di sessant’anni fa, cioè di quando il mondo guardava alle fermentazioni, ai cibi vivi con occhi diversi dai nostri, lo esclude di diritto dal novero della legalità – così come il cosiddetto Pacchetto igiene dell’Unione Europea che con una serie di regolamenti, a cavallo tra il 2004 e il 2005, ha definito standard di produzione asettici e sicuri.La sottile linea rossa tra proibito e fuorilegge, in questo caso, più che da una serie di cavilli burocratici è definita dalla tradizione: è vero che non c’è un modo standardizzato e sterile per produrre il casu marzu – nonostante ci siano stati tentativi di produzione controllata, con forme contaminate da mosche selezionate da dipartimenti entomologici universitari –, cioè un modo che possa garantire sicurezza e qualità del formaggio, ma d’altra parte la qualità è anche figlia di un metodo affinato nei secoli, vero e proprio patrimonio culturale che in quanto tale si merita una difesa d’ufficio.Il casu marzu, insomma, passeggia sulla lama del rasoio di Occam.Come ci dovremmo comportare di fronte a cibi prodotti con pratiche ancestrali – per quanto naif – che sono la nostra storia? Dovremmo davvero sacrificarli sull’altare di un appiattimento imposto dagli standard sanitari per la nostra salute?Col casu marzu abbiamo deciso di rimanere in quell’area grigia di mezzo, in cui si possono usare allo stesso tempo le parole fuorilegge e tutelato (come Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole): quella zona d’interesse in cui proibizionismo e hype non si annullano, ma anzi si fomentano l’un l’altro.

la  seconda    da  https://mariocalabresi.com/


I miei nonni mangiavano le lumache, le rane, la cervella fritta, amavano il risotto con le creste di gallo e la finanziera, piatto della tradizione piemontese a base di fegatini e interiora. Mi sono venuti in mente in questi giorni in cui si è scatenata una polemica culturale e politica all’idea che si possano mangiare i grilli, visti come cibo barbaro e pericoloso. Eppure, non vedo così tanta differenza con rane e lumache e ricordo che proprio per i nonni erano una leccornia e quando ero bambino erano prelibatezze della domenica. Negli Anni Trenta il padre di Beppe, allora bambino, rubava i bachi e se li mangiava intinti nel miele. La madre lo sgridava perché erano preziosi e servivano per la seta. Quando ascoltava questi racconti Beppe, che aveva una decina di anni, inorridiva all’idea e faceva una smorfia.
Beppe Tresso

Cinquant’anni dopo Beppe, che di cognome fa Tresso, si sta organizzando per allevare bachi da seta per ricavarne una proteina per integratori alimentari. Perito agrario con una laurea in Economia, Tresso ha avuto molte vite nei suoi quasi sessant’anni: è stato segretario regionale del WWF in Piemonte, ha scritto il piano ambientale delle Olimpiadi invernali, ha fatto il consulente su tematiche ambientali e energie rinnovabili per enti pubblici e privati e nel 2015 è rimasto folgorato da una visione: «Guardando un video in rete ho capito che si apriva un nuovo mercato, quello dell’allevamento degli insetti per farne mangimi, mi sono messo a studiare e ho aperto la mia azienda: la BEF Biosystems. Significa “Bugs for Environment and Feed”, ovvero usare gli insetti per fare farine che alimentino gli animali».
Da allora l’azienda è cresciuta – i dipendenti sono diventati sette e i collaboratori una quindicina – senza fare rumore, oggi invece quelli come Beppe sono nell’occhio del ciclone: «Io oggi non mi occupo di cibo per alimentazione umana, ma una cosa la devo dire: è una tempesta in un bicchiere d’acqua, si fanno semplificazioni ridicole che fanno immaginare un piatto di cavallette come alternativa alla bistecca. Ci sono argomenti che meriterebbero attenzione e non slogan: la popolazione mondiale ha appena superato gli otto miliardi di persone e per ogni bambino che nasce in Occidente ce ne sono almeno tre che nascono in Paesi in via di sviluppo e non possiamo pensare che in futuro non vogliano mangiare come noi, non vogliano avere una dieta più proteica. Se alzassimo lo sguardo oltre i nostri confini ci accorgeremmo che almeno due miliardi di persone vivono in ambienti senza pregiudizio verso grilli, cavallette o insetti, non hanno problemi a mangiarli. Olandesi, francesi e tedeschi lo hanno capito e si sono lanciati nella sperimentazione, noi invece siamo qui a difendere un fortino immaginario».
Beppe Tresso però non è per nulla preoccupato dalle prese di posizione del governo e dai decreti: «Ci hanno regalato un sacco di attenzione e fatto una grande pubblicità: non passa giorno in cui non riceva telefonate da chi ne vuole sapere di più, inviti a partecipare a convegni e dibattiti e dieci curricula al giorno di laureati che vogliono lavorare con noi».
L’ impianto della BEF Biosystems dove vengono allevati gli insetti

L’azienda di Beppe ha arruolato milioni di mosche soldato con cui produce mangimi per animali: «È una scelta ecologica, sostenibile e circolare». Mentre racconta è pieno di entusiasmo e non si capacita che non sia chiara a tutti la sua rivoluzione copernicana: «Raccogliere un chilo di scarti organici significa spendere tra 30 e 50 centesimi e per fare un chilo di farina di insetti ci vogliono 16 chili di scarti organici. Ogni chilo della nostra farina evita che si debbano produrre e trattare quei rifiuti e permette di risparmiare 8 euro nelle bollette. Inoltre, si evita di alimentare gli animali con soia e grano e si riduce l’importazione di farina di pesce, che ha un impatto ambientale disastroso su ecosistemi come il Mare Artico e toglie cibo alle popolazioni delle coste occidentali dell’Africa, perché è più conveniente per i grandi pescherecci fare le farine che vendere il pesce».

Le larve utili alla produzione di mangimi per animali

Gli chiedo di raccontarmi come funziona: «Noi ritiriamo scarti di frutta e verdura, scarti di mense e ristorazione e vinacce. Li mettiamo in un silos, li sanifichiamo e poi inseriamo le piccole larve che in una settimana mangiano tutto e crescono. Qui si creano sia concime per l’agricoltura, sia larve che vengono addormentate con il freddo e poi destinate a diventare farina. Sono larve di mosca soldato, una mosca che non genera problemi all’uomo: in tre giorni si accoppia e muore e a differenza della mosca comune non scappa».
Beppe mi vede perplesso all’idea che gli animali si nutrano di larve, allora mi chiede: «Ma hai idea di come siano fatti i mangimi tradizionali? Con farina di ossa, di piume, sangue secco e scarti dei macelli…».
Cambio discorso: hai mai mangiato un grillo o una cavalletta? «Ho assaggiato diversi insetti, non mi sono piaciuti molto, solo una formica sudamericana era davvero buona. Ma la mia passione è un’altra: il vitello tonnato! Non facciamo l’errore di pensare che le cose siano in concorrenza o che si vogliano cancellare le nostre tradizioni, pensiamo invece a lasciare il pesce, la soia, il grano per l’alimentazione dell’uomo e a dare agli animali altre proteine che noi non amiamo. Conviene a tutti. Comunque io lumache e rane le mangio ancora».

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beh almeno  o  si  è  arrivati  come   è  successo nel mio  paese anni fa  a denuncie e  causa  in tribunale .  In altri  casi  o matrimoni  forzati  o  abbandoni   di spose  o  sposi   sull'altare .



A sei giorni dalla data del matrimonio, Carlo e la sua promessa sposa si sono guardati in faccia e hanno capito che non era il caso. Hanno mandato tutto a monte. Carlo ha annullato quello che si poteva annullare, e per tutto il resto ha dovuto farsi carico delle spese. Ha pagato le penali per la festa, i fiori della chiesa. I regali della lista di nozze ancora non arrivati li ha bloccati, il problema erano quelli già consegnati a casa: l'ipotesi di restituire un frigorifero o un super televisore con impianto dolby surround è apparsa subito impraticabile.Da persona seria, Carlo ha deciso di rimborsare amici e parenti della spesa sostenuta. Per fare fronte alle spese, si è indebitato per decine di migliaia di euro. Non essendo riuscito ad avvertire tutti gli invitati, il giorno delle nozze è andato in chiesa per dare una spiegazione a quelli che si sono presentati lo stesso. Alcuni in realtà erano stati informati, ma non ci avevano creduto, pensavano fosse uno scherzo.Gli anni che sono seguiti - spiega oggi Carlo - sono stati felici: «Il matrimonio mancato mi è servito a lasciare la casa dei miei. La casa presa in affitto per andarci a vivere in due è diventata la mia abitazione da scapolo. In quel grande appartamento me la sono goduta, ci girava un sacco di gente, ho dato le chiavi a 14 amici diversi». Ora è felicemente sposato, e la mancata sposa di allora è rimasta una buona amica. «È amica anche della mia attuale moglie, spesso escono insieme. Quando mi guardo indietro, penso che la scelta fatta allora sia stata quella giusta».

perdonare e perdonarsi

canzone suggerita Perdono - Caterina Caselli


  

ho visto uno degli  ultimi  video di Kiko.Co https://www.facebook.com/k.kiko.co/videos/471288302704582 e mi è venuto in mente questo dialogo interiore che qui sotto ripropongo . 

 si parla molto di perdono e perdonarsi ma mi chiedo come fare a perdonarsi ?
 dipende da caso a caso in quanto si deve
  •  Comprendere perché devi farlo.
  •  Accettare che i fallimenti non ti rendono una cattiva persona.
  •  Non temere di ricominciare. Adottare una nuova mentalità, imparando dagli errori del passato.
  •  Identificare le emozioni che hanno portato al senso di colpa.
  •  Assumersi le proprie responsabilità.
  •  Saper perdonarsi. Guardarsi allo specchio e riconciliarsi con sé stessi. 
  •  Chiedere perdono sinceramente e dare a se stessi un'altra occasione. 
 e tu come fai e cosa mi consigli di fare ?
Per  i  consigli  io posso  solo  indicarti  la  via ,  poi sta  a te decidere    cosa  fare  se   imitarmi e  percorrere  la  mia stessa  strada  o  trovarne  un altra  . Risondo al tuo secondo  quesisto  . 
 No ponevo il problema , o se lo favevo non lo faccevo seriamente , perdonavo si gia ltri\e ma non perdonavo me stesso . Poi però dopo aver visto alcuni video di story impact e di kiko.com , compreso quello citato e poi soprattutto con questo video ( sarà pur sempre religioso \ confessionale ma è molto utile a chi come me e te affrontano tali situazioni )

 


 credo che dovrò iniziare anche a perdonare me stesso . cosi riduco le angoscie e depressioni che mi trascino dietro ogni volta . E riesco ad affrontare meglio il mio viaggio interiore . E d dove pensi d'incominciare ? Ancora on lo so con precisione . Ma penso dall'accettare il risultato delle mie azioni e prendere consapevolezza applicando a me i consigli dei siti che riporto a fine post e iniziare a fare questi esercizi

  .

 Lo so che non è facile , lo dicono i video citati ma ènecessario per andare avanti senza pesi e con meno incubi e fantasmi interiori . Ok Grazie 

Consigli

30.3.25

la paura sulla sentenza della corte costituzionale riuguardo il caso #cappato di #LorenzonMoscon affetto da triplegia spastica dalla nascita. « Sono malato e dico no al suicidio assistito, ho paura che lo Stato mi uccida. Io non voglio morire»

la corte costituzionale ha detto che a legge n. 16/2025 della Regione Toscana, che regola l'accesso al suicidio medicalmente assistito èUna voi valida dal punto di vista costituzionale. La Corte Costituzionale ha confermato che essa è in linea con i principi costituzionali, in particolare rifacendosi alle sentenze n. 242/2019 e n. 135/2024, che avevano già definito i criteri per escludere la punibilità dell'aiuto al suicidio in casi specifici.Una vittoria per Marco cappato ( e per chi si batte la non punibilità
Lorenzon  Moscon 
di chi accompagna una persona che sceglie di morire come li pare ) . In fatti riguardano stavolta una paziente oncologica e un malato diLorenzon Moscom  Parkinson, accompagnati tre anni fa in Svizzera a morire da Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni. All'esame della Corte l'articolo 580 del codice penale nella parte in cui prevede «la punibilità della condotta» di chi aiuta al suicidio medicalmente assistito una persona affetta da una patologia irreversibile, ma non tenuta in vita attraverso trattamenti di sostegno vitali come nel caso di Elena, paziente oncologica di 70 anni, e Romano, 82enne affetto da Parkinson. Non essendo tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale classicamente intesi, non hanno provato ad accedere al suicidio assistito in Italia in quanto non avevano uno dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul caso Cappato-Dj Fabo. Entrambi avevano chiesto aiuto a Marco Cappato per andare in Svizzera e ricorrere lì al suicidio medicalmente assistito. Ad agosto e a novembre 2022, al rientro in Italia, Cappato si autodenunciò a Milano. Il caso che approda alla Corte Costituzionale nasce proprio da quell'autodenuncia di disobbedienza civile. Una vicenda per cui a settembre 2023, la Procura di Milano aveva chiesto l'archiviazione per Cappato. Ma il gip, nel giugno 2024, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale. Ed il riusultato lo conosciamo . Tra i partecipanti all'udienza pubblica, quattro malati gravi hanno chiesto di poter partecipare per esporre alla Consulta la loro posizione sul fine vita sull’articolo 580 del Codice penale. Tra le voci contrarie c’è quella di Lorenzo Moscon, 31 anni, affetto da triplegia spastica dalla nascita.
Nel 2019 la Corte Costituzionale aveva chiarito che l’aiuto al suicidio non costituisce reato solo se si verificano contemporaneamente quattro condizioni specifiche: il malato deve essere affetto da una patologia incurabile, capace di intendere e volere, sottoposto a sofferenze fisiche o psicologiche insostenibili e mantenuto in vita grazie a trattamenti di supporto vitale. Proprio quest’ultimo requisito – la dipendenza da cure salvavita – è oggi al centro del dibattito.
Lorenzo Moscon contro il fine vita  Quindi  .
Docente con laurea magistrale e attivista per la dignità del vivere, Lorenzo Moscon ha chiesto di essere ascoltato in aula per «far sentire anche una voce diversa da quella di Cappato», come ha dichiarato a La Verità. Secondo lui, il requisito del sostegno vitale deve restare: «Chi aiuta qualcuno a suicidarsi dovrebbe essere punito ma, se proprio si depenalizza l’aiuto al suicidio, almeno il fatto di ricevere un sostegno vitale deve restare una delle condizioni per potervi accedere».
Moscon teme che si stia aprendo la strada a decisioni prese da altri al posto del paziente, soprattutto quando non più cosciente: «Si stanno compiendo passi che potrebbero portare qualcuno – che sia il giudice, i medici, o entrambi – a esercitare uno ius vitae necisque che nessuno ha mai acquisito». A sostegno della sua preoccupazione, cita testimonianze di pazienti coscienti in stato non responsivo: «Ero terrorizzato perché sentivo i medici parlare di eutanasia e non potevo fare nulla». «L’estensione del suicidio assistito è un pendio scivoloso – aggiunge – che porta a coinvolgere categorie sempre più ampie. A un certo punto, temo che lo Stato o i medici decidano al nostro posto». E ricorda che «la libertà di vivere è la condizione necessaria per esercitare ogni altra libertà».
Già nel 2017, in una lettera pubblicata da Avvenire, Moscon aveva chiesto al Parlamento di non cedere alla logica eutanasica: «Ogni persona ha una dignità, una preziosità infinita che si fonda sulla capacità di amare, distinguere il bene dal male e apprezzare l’arte». Secondo lui, la richiesta di eutanasia nasce da solitudine e dolore, e trova risposta solo in relazioni autentiche e cure palliative applicate davvero, come prevede la legge 38/2010. Il suo messaggio è chiaro: «Io ho il desiderio di vivere una vita piena. E chi è amato – ve lo assicuro – non vuole morire».
Alcuni si chiederanno ma in italia c'è forse un obbligo di legge per il suicidio assistito ch bisogno c'è di gersti come quello di Cappato e della sentenza della corte costi.tuzionale ?
No in Italia non c'è una legge e solo accompagnare all'estero una persona che ha aveva fatto tale scelta era reato , poi messo indiscussione da diverse sentenze della coerte cvostituzionale . La legge deve farla il parlamento al di fuori di schieramenti di parte in questo caso odiosi con l'ausilio di esperti psicologi , medici specialisti in questo campo con l'aiuto delle varie esperienze di vita molto dolorose di pazienti vigili o aiutati con grandi sacrifici dai congiunti che soffrono anche loro per malattie dove non esiste un futuro di guarigione o vita decente.
Infatti per me una persona con  tali  problemi   può  scegliere  di   vivere   come  vuole  anche sopportando le pessime condizioni di vita che un amaro destino può averti dato ma, altrettanto, lascia a chi vuol morire per  non soffrire    il diritto di farlo ...Non mi spiego la posizione  e  la  paura   di Lorenzo Moscon in quanto La scelta del suicidio assistito (  condivisibile  o   meno, chi siamo noi per  giudicare  saranno pure fatti suoi se  uno\a  persoina  scegliere   il  suicidio  assistito   o l'eutanasia   oppure vuole  vivere consapevole delle sofferenze - ogni uno nella propria libertà e facoltà mentale deve poter decidere  ) deve essere manifestata per iscritto dal paziente in grado di esprimersi, con "atto notarile" o dichiarazione equivalente autenticata. Nel caso del "paziente cosciente" in stato non responsivo, o chiunque altro, che NON ha manifestato la sua volontà in modo chiaro e documentato non può essere sottoposto a eutanasia da NESSUNO. Se così non fosse, sarebbe reale OMICIDIO.

sfatiamo il detto donne al volante pericolo costante . Nuoro. Il “Postalino” ha un cuore femminile: tre storie di gentilezza e professionalità alla guida

da www. cronachenuoresi.it del 28\3\2025

Tiziana Pilia, Pina Piras e Amata Podda (foro S.Novellu)
 NUORO –  In città, quando si parla di trasporto pubblico, la mente corre subito al “Postalino”, l’autobus cittadino che da sempre connette persone e quartieri. E se un vecchio adagio popolare raccontava di “donne al volante, pericolo costante”, Amata, Pina e Tiziana, veterane della conduzione degli autobus ATP (Azienda Trasporti Pubblici), sono la prova vivente di quanto quel detto sia ormai anacronistico e infondato.Con una carriera ventennale alle spalle, le “Ragazze del Postalino”, come affettuosamente le chiamano i nuoresi, non sono solo professioniste impeccabili ma veri e propri pilastri del servizio pubblico. La loro dedizione e gentilezza oltre alla competenza con cui guidano i mezzi lungo le tormentate strade nuoresi sono un esempio per tutti.Le loro giornate a bordo del “Postalino” sono un continuo contatto con il pubblico. Ascoltano storie, offrono un sorriso, aiutano chi è in difficoltà. Sono gli occhi e le orecchie della città che si muove, testimoni privilegiate del suo ritmo e delle sue esigenze.

                                 Amata Podda, autista ATP (foto S.Novellu)

“Ricordo ancora l’emozione di quando abbiamo saputo di aver vinto il concorso – racconta Amata con un sorriso che le illumina il volto -. Eravamo un piccolo gruppo di donne pronte a metterci alla prova in un settore tradizionalmente maschile.”

 

                              Pina Piras, autista ATP (foto S.Novellu)

Pina annuisce, aggiungendo: “All’inizio forse c’era un po’ di scetticismo ma con il tempo e la nostra professionalità abbiamo dimostrato il nostro valore. Il rapporto con i colleghi uomini è sempre stato di rispetto e collaborazione”.

                                         Tiziana Pilia, autista ATP (foto S.Novellu)

Tiziana, invece, sottolinea come sia evoluta l’ATP in questi anni: “L’azienda è cresciuta, si è modernizzata e allo stesso tempo è cambiata anche la mentalità dei nuoresi nei confronti del trasporto pubblico. “Vediamo sempre più persone scegliere l’autobus per spostarsi – spiegano – consapevoli della sua importanza per la comunità e per l’ambiente. In città c’è troppo traffico, i parcheggi sono pochi e costano cari e l’autobus può essere la soluzione”.

 “Il rapporto con l’utenza è fondamentale,” spiega Amata. “Cerchiamo sempre di essere disponibili e gentili, perché sappiamo che per molte persone l’autobus non è solo un mezzo di trasporto, ma anche un luogo di incontro e di socializzazione.”
Pina concorda: “A volte basta un piccolo gesto, un sorriso, una parola di conforto per rendere la giornata migliore a qualcuno.” E Tiziana conclude con un pizzico di orgoglio: “Siamo donne al volante, sì, ma siamo soprattutto professioniste che amano il proprio lavoro e che si sentono parte integrante della comunità nuorese. Il “pericolo costante di cui si parla tanto? Forse per chi non ha mai visto la nostra dedizione e la nostra passione per questo servizio.”Amata, Pina e Tiziana: tre storie di donne che, giorno dopo giorno, sfatano i pregiudizi e dimostrano come la professionalità, la gentilezza e la passione non abbiano genere, ma solo la forza di rendere un servizio pubblico un vero valore aggiunto per la città di Nuoro

29.3.25

un cavallo al funerale del padrone il fantino Carlo Uleri un giovane di 53 anni

   a  chi  come  Rizzi  dice  che  noi sardi   maltrattiamo  gli  animali    ecco la   risposta  


IL 13 marzo Ai funerali del fantino  Carlo Uleri un giovane di 53 anni, è deceduto improvvisamente   due giorni  prima  ha  " partecipato   " anche    il suo amatissimo cavallo dandogli il suo ultimo saluto, dimostra per l'ennesima volta il grande amore del popolo sardo verso i propri animali, che non sono considerati come strumenti per fare soldi o da lavoro, ma veri e propri componenti della famiglia.E non parlo di cani o gatti, che

peraltro da qualche pseudo amante degli animali vengono relegati in appartamenti da venti metri quadri e li' costretti a passare la loro vita, per la maggior parte della giornata in solitudine e a mangiare crocchette preconfeziomate perché il proprio padrone al rientro dal lavoro neanche gli prepara da mangiare.
Per poi essere abbandonati in canali, gattili o peggio per strada al momento delle vacanze dei loro padroni. Costretti a fare i loro escrementi su traverse di plastica perché i propri padroni hanno fatica a portarli fuori casa.In Sardegna da millenni si allevano cavalli, asini, pecore, capre, maiali trattati meglio dei cani e gatti di cui sopra. Allevati con cura dai loro padroni, dandogli i migliori pascoli o le scuderie meglio attrezzate. Diventano membri della famiglia a tutti gli effetti ed i loro padroni rinunciano a feste, ferie e vacanze pur di non abbandonarli. E vivono in libertà, in paesaggi bellissimi, al caldo d'inverno e al fresco in estate.Guarda caso della vicenda del cavallo ai funerali di Uleri sinora non aveva parlato nessuno. Perché è più facile parlare delle pecore o dei polli ammazzati e darci degli assassini, screditarci a livello nazionale, piuttosto che evidenziare come ci comportiamo realmente noi con gli animali, ovvero come la famiglia Uleri che ha scelto di fare di quel cavallo un simbolo non solo dell'amore della propria famiglia. Ma anche un simbolo di riscatto di un'intera isola, del quale tutti noi dovremmo essere grati. Ma allora qualcuno\a mi dirà : ma allora la sartiglia , l'ardia ecc cosa sono    è  amore   per  gli animali   ?
Sono delle tradizioni equestri ma non solo come si può leggere da colllegamenti internet riportati , dove da quel che mi risulta , rispetto ai : alle corride , circhi , agli ipodromi i cavalli non vengono maltratti o drogati ma c'è un rapporto ancestrale  fra uomo e cavallo dove non viene sfruttatato per il divertimento umano.

chi siamo noi per giudicare . il caso della tragedia di Gianfranco Pilo

Nonostante sia distante anni luce dal suo modo di pensare e ci siua incomptibilità di carattere e di veere il mondo .Stavolta concordo con lei .
Finalmente un commento sensato,ho letto tanti di quei commenti allucinanti che a volte si dovrebbe tacere anziché dare fiato alla bocca solo x puntare il dito o fare la morale agli altri, siamo tutti quel padre e siamo tutti quel bambino.......



La famiglia di Gianfranco Pilo, il 42enne di Ossi deceduto dopo essere stato schiacciato dalla sua auto, ha dato il via alle pratiche per l'espianto e la donazione degli organi di quest'uomo buono, un gran lavoratore, che in questi giorni aveva tre settimane di ferie da trascorrere a casa con l'amatissima moglie ed I figli.
Proprio lei lo ha soccorso quando sabato sera per una tragica fatalità, Pilo è rimasto schiacciato tra lo sportello della sua auto guidata da un amico del figlio dell'età di dieci anni e la ringhiera della sua abitazione. Pilo è andato in arresto cardiaco. Nonostante lo shock la consorte ed i vicini hanno immediatamente chiamato i soccorsi. Pilo è stato trasportato all'ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove ieri è deceduto.
Ho letto dei commenti di accusa nei confronti di Pilo che avrebbe lasciato sedere il bambino nel sedile di guida della sua macchina. A parte che non siamo ancora certi di quanto sia realmente accaduto, ma parliamoci chiaro, guardandoci in faccia. A quanti di noi non è capitato che il proprio figlio si sedesse nel sedile di guida per gioco e facesse finta di guidare? Quante persone, specie chi lavora in campagna, non abitua i figli a guidare i mezzi di trasporto, macchine e trattori compresi, ben prima del compimento del diciottesimo anno di età, quando per legge hanno diritto alla patente?
Lo sappiamo tutti che accade. Non nascondiamo la testa sotto la sabbia. Quello che non conosciamo è l'imprevisto, la fatalità, la tragedia, come quella accaduta sabato a Pilo che la macchina si mettesse in moto e lo schiacciasse.
Non mi sento di fare nessuna accusa di negligenza a quest'uomo. Credo sia sufficiente il dolore che la famiglia Pilo e la famiglia del bambino di dieci anni che l'ha travolto, stiano passando ora e che porteranno appresso tutta la vita.
L'unica consolazione è che attraverso i suoi organi, Gianfranco Pilo possa continuare a vivere ed aiutare altre persone che ne hanno bisogno.
Che possa riposare in pace.

                            Maria Vittoria Dettoto 

Infatti i bambini ( chi non lo è mai stato scagli la prima pietra 😂🤔 ) sono imprevedibili e a volte per il troppo volerli accontentare si acconsente anche a ciò che non si dovrebbe ,qui il dolore è tanto ,quello della famiglia del povero uomo morto rimasta orfana di una figura così importante in casa e di quello della famiglia del bimbo ,il quale vivrà sempre con questo rimorso ,un peso troppo grande da portare per lui ,auguro che quest' anima buona dia a tutti loro la forza di andare avanti senza rancori tra di loro ma che si aiutino vicendevolmente per ricordare quella  che  fu , come   testimoniano commenti  come  questo    (  trovato sulla  pagina  fb  in questione  )  


 il   silenzio è oro, rispetto per queste famiglie, che hanno subito questo dolore così immenso, solo loro sanno quello che si porteranno dentro a vita... Vicina a questo grande dolore a tutti, spero che questo giovane padre e marito dia tanta forza per superare tutto questo, la vita è imprevedibile e crudele, ma siamo tutti sotto questo cielo, lui continuerà a vivere nelle persone a cui gli sono stati donati gli organi, un grande gesto, un abbraccio a tutti i familiari 


  la bontà di quest' uomo   Quindi   le uniche cose che in questo momento possiamo fare sono due . 1 Evitiamo ulteriori  commenti che non portano a niente .2 Se qualcuno si sente preghi o  aiuti   questa famiglia .

28.3.25

l'ora della verità - di ® Daniela Tuscano

 Più di 480 vittime - in gran parte donne e bambini - a Gaza a causa d'un attacco israeliano. Perfino il controverso Ehud Olmert dichiara apertamente che l'obiettivo del premier è un «Israele non democratico». Non si risparmia il Papa, «colpevole» d'aver espresso all'Angelus il suo dolore per il massacro nella Striscia e implorato di far tacere le armi. «L’operazione è condotta in piena conformità con il diritto internazionale» (!), è la piccata replica dell'ambasciata d'Israele. Dopo la pace, sbeffeggiata dai sedicenti «inclusivi» che per il RearmEurope stanno mettendo a repentaglio i servizi sociali - è diventata innominabile pure la compassione. 
Contemporaneamente, sembra che un numero non trascurabile di palestinesi comincino ad averne abbastanza di Hamas. Non è una novità assoluta, nel 2024 un abitante del Territori protetto dall'anonimato aveva rivelato ad «Haaretz» che «Hamas ha danneggiato la nostra lotta e l'ha trasformata in uno strumento utilizzato da elementi oppressivi». Auspicando una nuova e autentica leadership per la resistenza palestinese, l'ignoto interlocutore manifestava sconcerto per il sostegno ad Hamas da parte di donne di Ramallah e Amman, «che non indossano hijab o veli»: «Non sanno - domandava - come Hamas le vede e come vengono rappresentate nel sistema scolastico di Hamas?». 
Adesso pare che il malcontento non si limiti a proteste isolate. Nel frattempo chi lavora per una pace autentica, come NSWAS, Rabbis for Peace e molti altri continua a farlo, malgrado il disprezzo e la noncuranza di governi, gruppi organizzati e mass-media. Ma anche di taluni attivisti/e occidentali, perché prese di posizione quantomeno ambigue arrivano non soltanto dalle donne di Ramallah o giordane, come crede il gazawi sopra ricordato. Anche da noi è tutto un rabbioso scandire slogan di «liberazione dal fiume al mare» consapevoli di ciò che tale presunta «liberazione» comporterebbe per gli israeliani/e, etichettati sbrigativamente  come «sionisti» senza che la maggior parte dei manifestanti italiani pro-Pal conosca un iota della storia e delle ragioni del sionismo. Le violenze subìte dalle donne d'Israele sono poi da costoro sistematicamente minimizzate o negate. Non si può negare che per taluni la lotta al «sionismo» altro non sia che un antisemitismo mascherato.
Ebbene, dato che comunque questi attivisti si ostinano a proclamarsi pacifici chiediamo si uniscano alle voci dei due popoli esasperati dalle carneficine dei loro rispettivi rappresentanti, ed esigano soluzioni eque per entrambi, senza che l'uno distrugga l'altro. Più in generale chiediamo fermamente facciano sentire il loro NO a chi da Bruxelles, in nome della pace, prepara la guerra. 

© Daniela Tuscano

PARLATE CON L’AGGRESSORE PER TENTARE DI CALMARLO . Manuale di autodifesa puntata n XXII I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco

puntata precedente

 Non tute le situazioni di pericolo possono essere affrontate  in modo razionale. In momenti di alta tensione o di paura, le emozioni possono prendere il sopravvento e rendere difficile pensare in maniera lucida, ed è umano sentirsi  soprafatti in situazioni di emergenza. È importante quindi riconoscere che ogni situazione è unica e può richiedere approcci diversi. Ipotizziamo che veniate bloccate in un angolo, senza via di fuga. Come è meglio comportarsi ? Naturalmente il primo consiglio è cercare di prevenire questo genere di situazioni, anche se a volte, pur mantenendo una soglia di a!enzione elevata, capita che ci si sorprenda a pensare che “a me non capiterà mai”. Torniamo all"esempio di prima. Se siete finite in un angoloperché siete scappate, avete fallito nella capacità di discriminare una via di fuga. Se siete finite in un angolo perché vi ci hanno portate, avete fallito perché avete permesso di fare entrare un soggetto terzo nella vostra “area protetta. Ciò premesso – anche se non avete colpa – dovete affrontare la  situazione in maniera razionale, naturalmente a vostro vantaggio.Cercate di mantenere la calma per pensare in maniera lucida. Se avete la possibilità di scappare, cercate di farlo. Guardate se nelle vicinanze  ci sono delle persone o delle vie di fuga. Se  ritenete di avere le energie emotive sufficienti   per farlo, provate a parlare  con il vostro aggressore  in modo calmo. Ricordate che una conversazione  è in grado di disinnescare  un pericolo. 

Come ? usandoil metodo   di   una   comunicazione  non violenta   proprio   come  si fa    con persone prepotenti ed aggressive, che vi permetteranno di sentirvi un po’ più sicuri e, dove possibile, di migliorare la relazione e disneccare  (  o  almeno  provarci  )   le  tensioni Proprio  come  suggerisce  8 strategie per trattare con persone aggressive e prepotenti  di  https://www.psicologo-milano.it/  ( e  a cui  rimvio per  l'analisi  dei  singoli  punti   sotto  citati   ) 


[⚠️ Prima di iniziare, una precisazione fondamentale: se sei vittima di comportamenti apertamente aggressivi, non usare questi spunti, ma mettiti immediatamente in sicurezza. La protezione personale è sempre la priorità assoluta. Se sei donna e stai ricevendo violenza di genere, chiama immediatamente il numero 1522]
  1. Mantenete la calma: contate fino a 10
  2. Mantenete le giuste distanze e tenete aperta ogni possibilità
  3. Cambiate atteggiamento: da reattivi a proattivi
  4. Imparate a conoscere i vostri diritti
  5. Fate domande, non affermazioni
  6. Mostrate superiorità con l’umorismo
  7. Mantenete un tono formale durante la comunicazione
  8. Fate riflettere le persone aggressive sulle conseguenze del comportamento negativo
  9. Conclusioni: navigare nel mare delle relazioni difficili

n alternativa,  come suggerisce   e  altri  siti    su    Come difendersi da una comunicazione aggressiva   sia  lo  stesso  Manuale di autodifesa -I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco  sul settimanale  Giallo  , a  meno che non siate una lottatrice  o  conoscete   un  po'   di karate  \  arti marziali , è arrivato il momento di  usare lo spray al peperoncino  ( sul'uso vedere puntate XIII  e XIV  e  questo post   di   https://www.laleggepertutti.it/ )

Giampolo Goattin. Si schiantò col jet sul monte per evitare la zona abitata: top gun «eroe» rinviato a giudizio



«L’aereo aveva smesso di obbedire ai comandi dopo aver compiuto una manovra circolare di “looping”. A quel punto ho puntato la montagna per evitare una strage. Ho diretto l’aereo verso una zona disabitata e ci siamo lanciati col paracadute». Raccontava così, all’allora pubblico ministero lecchese Andrea Figoni, Giampolo Goattin. Raccontava quello che per un pilota è un dogma, vale a dire cercare di salvare il velivolo ma, come in questo caso, soprattutto non mettere a rischio vite umane. Era il 2022.
E quelle parole si riferivano a quanto accaduto il 16 marzo di quell’anno, quando un jet Aermacchi


                                             modello  dell'aereo  precipitato    da https://lecconotizie.com/cronaca/

 M346 si schiantò sul monte Legnone, in provincia di Lecco.Erano in due, su quell’aereo. Giampaolo Goattin, all’epoca 53 anni, veronese trapiantato a Torino, ex terzino nelle giovanili del Chievo, ma soprattutto un passato da top gun, tra i migliori nella storia dell’aeronautica militare italiana
schianto  in questione (  dalla  stessa  fonte   di  quella  precedente   
E Dave Ashley, inglese di 49 anni, ex addestratore della Raf, la Royal Air Force. In quell’incidente Ashely morì, mentre Goattin si salvò. E giovedì è stato rinviato a giudizio, con sette dirigenti della Leonardo spa, azienda produttrice del jet. Per gli otto le accuse sono, a vario titolo, di disastro aviario colposo e omicidio colposo derivante dalla violazione delle norme antinfortunistiche, con la Leonardo Spa chiamata in causa per la responsabilità amministrativa legata alle norme antinfortunistiche.
L’azienda, che ha ribadito che continuerà a garantire la massima collaborazione all’indagine ha sottolineato che «il sistema procedurale di Leonardo garantisce l’attuazione di stringenti processi di controllo, in linea con le normative». Goattin era diventato collaudatore alla Aermacchi-Leonardo nel 2007, l’anno in cui aveva lasciato quell’aeronautica militare nella quale si era arruolato nel 1986, raggiungendo picchi mai sfiorati da altri piloti italiani. Era il 2002 quando gli americani a lui - che pilotava gli F 16 nella Luke Air Force Base a Phoenix, in Arizona - conferirono l’onorificenza di «Flight commander of the year», comandante di volo dell’anno, riferito al 2001. Riconoscimento mai avuto prima da un pilota non americano che si è andato ad aggiungere a quello di «Top Gun» per il tiro «aria suolo» . Poi il ritorno in Italia, l’assegnazione alla base di Amendola in Puglia e la decisione di lasciare l’aeronautica militare per dedicarsi al lavoro di collaudatore.Quel giorno, il 16 marzo 2002, il jet con Goattin e Ashley era decollato dalla base di Venegono, in provincia di Varese, per un collaudo in uno spazio militare riservato. Goattin doveva addestrare all’uso dell’M 346 Ashley, che a sua volta avrebbe dovuto formare dei piloti del Turkmenistan, Paese a cui sarebbero stati venduti 6 di quei jet. Quel 16 marzo, quando venne avviata la procedura di espulsione, Ashley e Goattin furono eiettati dal jet, come testimoniato dal video girato da un escursionista. I paracaduti di entrambi si aprirono, ma Ashley - che nell’aereo era seduto davanti - sotto di sé trovò una parete rocciosa su cui si schiantò, mentre Goattin si agganciò a uno spuntone della montagna, salvandosi. Subito dopo l’incidente continuava a chiedere come stava il collega inglese. Per lui un trauma cranico non grave un taglio al sopracciglio. Per la procura di Lecco gli indagati, sempre a vario titolo, «avrebbero dovuto evitare il disastro, in quanto l’aereo non era ancora pronto per essere messo nelle mani di Ashley». Dopo quello che è stato nominato come il «disastro aereo del Legnone», Goattin fu definito da molti un «eroe», per quella decisione di evitare la zona abitata. Invece, per lui, il rinvio a giudizio.

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