

Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
Con la crisi finanziaria alle porte un Governo politico dovrebbe cercare l'unità del paese, parlare a tutti, chiedere ai cittadini di stringere un patto interclassista. Qui invece ministri e codini terrorizzano i lavoratori, i precari della scuola, i sindacati, si criminalizza ogni dissenso con l'uso criminale dell'informazione spazzatura.La confindustria nostrana invita nani e soubrette fine carriera a parlare di eccellenze e meritocrazia in riva al lago o sull'isoletta dei famosi, poi non si vergogna a chiedere soldi al popolo italiano! Dopo anni di stupidaggini sulla centralità del libero mercato con i soldi dei cittadini, di privatizzazioni condotte senza regole, di capitalismo senza soldi e senza idee, di continui attacchi allo stato sociale, di tagli alle scuole, di chiusura di ospedali, di autostrade e aereoporti regalati, qualcuno non prova alcun timore a chiedere soldi!
Svegliatevi italiani, Sciopero Generale per cacciare chi affama il Paese
Ho sognato il futuro e ho deciso di raccontare questo sogno:
La riforma della scuola dopo Mariastella Gelmini.
le scuole elementari e medie, verranno fuse in una unica, da frequentare per 8 anni.
I professori saranno tutti in esubero, verranno sostituiti da un terminale video che trasmettera' per le varie ore scolastiche trasmissioni sulle materie da studiare.
-La matematica verra' trasmessa attraverso la trasmissione di "controcampo", con calcoli complessi come 1-X-2, per la geomentria un ex-psi insegnera' a tutti il calcolo della tangente.
-La storia la insegnara' la trasmissione "la macchina del tempo"
-La storia moderna "porta a porta" con alcuni risvolti sull' attualita'.
-la musica e l' educazione fisica verranno trasmesse con il titolo "amici di maria"
-l' educazione civica verra' trasmessa con il programma "forum"
-le scienze su rai uno "Quark"
-la Geografia, verra' ascoltata alla radio su radiopadania
-l' inglese, per questo livello scolastico sara' necessaria la comprensione dei termini quali: play-off, pit-stop, team, penality, cross, offside, final cup ecc ecc.
-La religione, durera' 4 ore e si ascoltera' di lunedi', la replica della domenica mattina di raiuno "la santa messa"
La ricreazione, verra' sostituita da intervalli minori ma regolari di pubblicita'.
Chi si rifiutera' di guardare la TV avra' un bel 5 in condotta!
L' esame si terra' anno per anno, con domande di attualita' sul canale interattivo di "chi vuol essere milionario"
Il voto finale sara' un televoto con la domanda "chi vuoi bocciare?"
In relta' ci siamo gia' arrivati, basterebbe solo formalizzare tutto!
Per Pierino, che già si prepara al ritorno tra i banchi nei prossimi giorni, la scuola italiana non è esattamente come a giugno l’ha lasciata. Speriamo che il nostro caro studente, nei caldi giorni di polemica che hanno preceduto la riapertura delle scuole, si sia tenuto informato sulle novità introdotte in quello che è il suo habitat quotidiano. Ma ammesso che Pierino abbia sostenuto questo sforzo di “studio” extrascolastico, è inevitabile che gli sia sfuggito qualche aggiornamento, data l’incredibile velocità del procedere di questo Ministro che ad ogni passaggio del dl 137/2008 aggiunge sempre un pezzo. Proprio questo è l’aspetto più inquietante, perché certamente metodo e contenuto non possono andare alla lunga ciascuno per proprio conto. Provvedimenti che il 1 agosto erano stati presentati dal Ministro Gelmini nella formulazione di disegno di legge, il 28 agosto diventavano decreto. Ma già durante la discussione in Consiglio dei Ministri e perfino poco prima di essere sottoposto alla firma del Presidente Napolitano, il dl 137 non ha smesso di gonfiarsi. Articoli aggiuntivi, comma bis, postille che hanno cambiato la faccia alla scuola italiana, è proprio il caso di dirlo. E sembra questa solo l’ouverture di un progetto di “ristrutturazione” molto più ampio. Almeno, ci auguriamo che lo sia, ovvero che dietro a questi provvedimenti così urgenti e che già entro fine settembre si vorrebbe spinge il Parlamento a convertire in legge, ci sia un’idea pedagogica di fondo, una “filosofia di riforma” a più lunga durata. E più largo impatto.
Ma riprendiamo il filo di questi giorni e seguiamo Pierino all’ingresso nella propria scuola. Se il nostro ragazzo è un alunno della scuola primaria, questo è l’anno in cui dovrà salutare il suo team di maestre/maestri. Dall’anno prossimo infatti avrà un solo insegnante per la sua classe, com’era la scuola elementare prima del ‘90. Ventiquattr’ore settimanali, per alunni e, a questo punto, soprattutto per i singoli insegnanti. Un’offerta formativa estendibile facoltativamente a 27 ore, con attività integrative che non devono richiedere però un aumento di organico. E a questo punto c’è solo da incrociare le dita perché le vere ragioni di questo provvedimento siano prettamente pedagogiche, e non meramente rispondenti a criteri di “razionalizzazione”. Degli stipendi, soprattutto. Solo alla scuola primaria, sono previsti nei tre anni 30mila cattedre in meno. Ai sindacati, con un dl che continua ad accelerare i tempi e che tra poche settimane potrebbe già essere legge, resta ben poco da contrattare. A noi invece il dubbio e la speranza che dopo 18 anni di cattedre modulari, gli insegnanti così abituati alla “specializzazione” siano preparati a tornare a ricoprire il cruciale ruolo educativo del maestro unico.
Se Pierino invece fosse uno studente delle medie, almeno per il momento niente di nuovo sotto al sole. Niente, a parte l’introduzione della materia “Cittadinanza e Costituzione”, obbligatoria per tutti i cicli, segno della buona volontà da parte del Ministro di rilanciare l’insegnamento dell’educazione civica, già presente nelle scuole, ma ahimè disastrato soprattutto nei licei. Solo che la “nuova” materia godrebbe, in termini curriculari, dello stesso spazio occupato dalla precedente, non essendo più previsto, come inizialmente indicato dal ddl del 1 agosto, un monte orario autonomo. Sembrerebbe allora proprio il caso di concordare con Qoelet… niente di nuovo sotto al sole, appunto
Pierino però potrebbe obiettarci, a ragione, che una novità c’è ed anche più importante, dal suo punto di vista, anche se nel dibattito di questi giorni è forse passata in secondo piano. Un “pallino” personale che il Ministro Tremonti ha voluto a tutti i costi inserito nel dl, all’ultimo momento. Si tratta, sia per le elementari che per le medie, della reintroduzione dei voti in decimi a fianco dei giudizi, ma al posto di quelli sintetici. “Reintroduzione” appunto. Il “ritorno” sembrerebbe la cifra sintetica di questo disegno di legge. Il ritorno all’antico e, dichiaratamente, al riparare i danni della “vuota pedagogia” post-sessantottina. Peccato che in quarant’anni il dibattito pedagogico forse avrà fatto notevoli passi avanti. Ad ogni modo, tutto ripristinato. Ritornando a Pierino, per lui che si torni ai 7 e agli 8 al posto dei “buono” e “distinto” non è indifferente. Ogni buon insegnante sa che non è facile bollare i ragazzi con dei voti, specie se numeri, anche perché i numeri, lo stesso Ministro Tremonti l’ha detto, alludono ad una eventuale classifica. E che non è facile convincere un ragazzo a non identificarsi col voto che riceve, specie se in cifre, perché non è il “risultato” che si valuta, ma il processo di apprendimento, i progressi fatti… e in questo caso non valgono i criteri aritmetici delle medie matematiche.
Ma il nostro Pierino è invece uno studente delle superiori. Ci piace immaginarcelo msacchino. Magari con fatica ha cercato un po’ di orientarsi nella babele opinionistica venuta fuori come dal vaso di Pandora a seguito di queste innovazioni normative. Di certo sarà stato fortemente impressionato dalla reintroduzione del voto in condotta. Reintroduzione che in realtà non è. Perché il voto di condotta c’è sempre stato, “solo” da 10 anni non influiva più sulla valutazione complessiva dello studente. Una quisquilia di non poco conto. Essere bocciati con
Pierino invece avrà un po’ più difficoltà. Se la cava non male a scuola, mica no. Se vuole fa progressi, se s’impegna. Ma è appunto l’impegno quello che a Pierino manca e quello che i suoi prof penalizzeranno tramite la casellina della “condotta”. Perché Pierino è un “ragazzo difficile”, che ha bisogno di un surplus di attenzione, di impegno, un surplus educativo. Invece con un
Ma non si dica che Pierino protesta per il voto in condotta. In effetti c’è il rischio che gli studenti come lui credano che è tutto qui ciò in cui si esauriscono i progetti di riforma del ministero. O potrebbero crederlo i suoi genitori, accusandolo, quando racconterà a casa di uno sciopero, soltanto di non voler tornare a ficcarsi lo stramaledetto grembiule. Ma c’è molto di più alla radice di questo decreto legge, tanto reclamato dalla Gelmini per poter così giustificare le pesanti ripercussioni avute sulla scuola dalla legge finanziaria e poter dire che oltre ai tagli non è che questo Ministero non intervenga sulla scuola. Dopo il decreto fiscale che ha dato una bella sforbiciata al personale ATA (meno 15%, cioè 43mila posti di lavoro), il tanto atteso piano di “razionalizzazione” dell’istituzione scolastica previsto dalla legge finanziaria prevederà, secondo le stime, 35mila cattedre in meno solo agli istituti superiori, con conseguente riduzione del monte orario dalle scuole professionali ai licei e probabile accorpamento delle classi. A questo si somma la sospensione delle SSIS, cioè le Scuole di abilitazione per l’Insegnamento Secondario, cosa che di fatto ha confermato il blocco delle graduatorie già deciso dal Ministero Fioroni per smaltire i precari “storici”, che erano diventati permanenti così come le graduatorie. Ne risulta che tra tagli e blocchi i neolaureati di oggi e del futuro non potranno arrivare in cattedra prima dei prossimi 5 anni come minimo, perché al momento non c’è né modo di abilitarsi, né mezzo per inserirsi in lista. Significa che il nostro Pierino, che con trepidazione sta attendendo il suo “nuovo” insegnante e magari sta sperando che gliene capiti uno particolarmente “motivato”, in realtà si ritroverà in classe un prof già “vecchio”, con alle spalle anni di stazionamento nelle lunghe liste regionali, magari mentre era in cerca di altra occupazione. Certamente chiudere le graduatorie è un gesto di giustizia nei confronti di chi da anni attende un inserimento in ruolo, ma quando il ministro parla di “premiare il merito” Pierino potrebbe chiedersi cosa c’entri questo con l’arruolamento degli insegnanti secondo criteri di anzianità.
Alla fine, in questo vertiginoso settembre, la scuola (finalmente) sta per cominciare e forse con il suo inizio terminano anche i valzer legislativi intorno al decreto 137. Pierino può inforcare lo zaino, che da quest’anno magari è anche più leggero, grazie ai vari provvedimenti ministeriali riguardo il caro-libri e l’obbligo per l’editoria di non “aggiornare” i testi prima di 5 anni. Almeno ai genitori di Pierino costerà molto meno l’annuale tassa sullo zaino e sul suo contenuto. Ma è meglio che non si facciano troppe domande sul futuro. Con gli atenei trasformati in fondazioni, è meglio che non si chiedano che ne sarà del Pierino universitario.
Ma tu, caro, al momento non ci pensare. Coraggio, Pierino! Fa’ il tuo cammino e ricordati di onorare la tua intelligenza. Studia per essere promosso (e ricordati di fare il bravo, anche!), ma studia soprattutto per te, per la tua vita, per gli altri, perché “il sapere serve per darlo”. Abita le mura scolastiche con partecipazione ed impegno, portando a spasso quello che sei. Ricordati di fare della scuola un’esperienza fondamentale della tua vita. Buon anno!
(http://giocarsiilcieloadadi.splinder.com)
La campanella ha esalato l’ultimo drin, gli zaini volano in fretta sulle spalle infilando la porta, mentre sbatacchiano dentro allegramente gli ultimi cimeli raccattati in fretta dalla postazione di un anno di battaglia: il borsello coi pennarelli serviti per l’ultimo capolavoro artistico graffiato sulla superficie del banco, la foto dedicata e controfirmata doverosamente da tutti, nessuno escluso, anche da chi di solito non ci si fila, il fido diario zeppo di disegni e frasi da ultimo giorno di scuola. Andata come è andata, non è più tempo per rimpianti, promesse, misericordia da implorare: les jeux sont faits e ora cieli spensierati si aprono sull’orizzonte di una lunga estate, certamente disintossicante fino a settembre.
Ma al principio di questa estate 2008, gli studenti italiani decisamente non si riconoscono in quest’immagine annacquata dai ricordi di chi la scuola l’ha finita ormai da un pezzo. Niente gavettoni alla fine di quest’anno scolastico 2007/2008, o per lo meno, c’è ben poco da festeggiare.
Quasi in 500.000 sono attesi al varco dell’esame di Stato, esame ripristinato con la vecchia commissione mista, che garantisce sicuramente la serietà di una valutazione che aveva praticamente perso senso, ma che certo non contribuisce ad alleviare lo stato d’ansia dei maturandi. Ancora una volta si rinnoverà l’implacabile rituale della valutazione di un quinquennio, i giorni (e le notti) su cui si concentrano i ricordi commossi di chi c’è già passato e le ansie confuse di chi ancora ci deve arrivare. Per questi quasi ex studenti a metà luglio l’avventura sarà già finita, anche se poi per loro si aprirà l’attesa inquieta del debutto universitario, animata per qualcuno magari da un “sano” discernimento dell’ultimo minuto.
Gli studenti che protestano, invece, gli studenti incavolati, quelli a cui si sono “rovinate le vacanze” sono altri. E sono molti di più. Al termine del primo quadrimestre erano due milioni ad aver riportato almeno un’insufficienza in pagella. 7 alunni su 10, il 70% del totale. Ma più sbalorditiva è la cifra complessiva delle insufficienze totalizzate: otto milioni. Praticamente quattro voti sotto il 6 per ciascuno. E altrettanti debiti da recuperare. Quando? Sono già stati attivati durante il secondo quadrimestre i corsi di recupero e sarebbe interessante poter verificare, dati alla mano, quanto siano stati efficaci. Ma il calcolo dovrebbe comunque considerare che normalmente alla fine dell’anno le insufficienze si dimezzano, per reali recuperi o misericordie dei prof, e quest’anno si dimezzeranno molto di più, anche per assottigliare il numero degli studenti che dovranno fare ricorso alle lezioni dei mesi estivi. E dei prof che dovranno tenerle ovviamente.
La questione è stata la più dibattuta nell’ultima infilata di giorni prima della chiusura delle scuole, coinvolgendo docenti e studenti fino ai tavoli del ministero. Mentre, infatti, si chiudeva l’anno scolastico alle spalle degli studenti italiani insieme ai portoni d’ingresso degli istituti, un avvicendamento ministeriale si compiva nei palazzi di viale Trastevere. Cambiata la maggioranza parlamentare, cambiata la denominazione (e quindi le competenze), e ovviamente cambiato il ministro, ci si attendeva il consueto rituale dei neoprovvedimenti che, non avendo avuto neanche il tempo di essere attuati, già reclamano di essere superati. Ma il ministro Gelmini almeno per il momento pare voler sfatare anche quest’ultimo cliché. A chi reclamava una facile moratoria per risolvere il problema dei debiti scolastici dopo il ricorso COBAS respinto dal Consiglio di Stato il 4 giugno, il ministero ha risposto con una circolare che non ha smentito esplicitamente il fine educativo sotteso dal decreto Fioroni, ma che, riconoscendo le criticità emerse in merito alla pratica attuazione delle strategie di recupero nella complicata babele delle scuole dell’autonomia, ha stanziato ulteriori fondi per l’approntamento dei corsi di recupero e ribadito alcuni criteri, come la tassatività del termine del 31 agosto, rendendo più “elastici” altri, come la “consistenza oraria” che può essere inferiore alle 15 ore e la possibilità di ricorrere a insegnanti di classi diverse da quelle frequentate dai ragazzi durante l’anno.
Respinta quindi la soluzione del “condono”, scelta sicuramente utile a risolvere il problema contingente degli studenti che a settembre affronteranno gli esami, loro malgrado, impreparati, ma che ricorrerebbe a quel meccanismo poco virtuoso per il quale le scuole, sentendosi assolte, certo non sarebbero incentivate a mobilitarsi per dare attuazione al decreto ministeriale l’anno prossimo. Un meccanismo ben poco educativo al quale però purtroppo da tempo nel nostro Paese siamo abituati. E mentre si chiude la vicenda dei debiti scolastici, partita in verità tutta aperta rimandata a settembre (ma si spera non alle finanze private delle famiglie), un altro provvedimento è stato varato dal Governo appena ieri: annullato il decreto interministeriale del dicembre scorso, varato in risposta allo scandalo dei “furbi” all’università, che assegnava ai fini dei test di ammissione fino a 25 punti di bonus in base al curriculum di merito delle scuole superiori. A settembre dunque appuntamento ai blocchi di partenza senza vantaggi per nessuno, azzerato il curriculum di studi della scuola dell’obbligo, ma il problema del numero chiuso certamente non è risolto. Rimane la questione che don Milani amerebbe chiamare del “fare parti uguali tra disuguali” e soprattutto ci sarebbe da chiedersi se sia proprio il caso di gettare insieme all’acqua sporca il principio della continuità del proprio curriculum di studi, pur con i suoi premi e le sue disavventure…
A proposito del bullismo nella scuola
“Sì, quelli che hanno le mani pulite e la coscienza sporca. Quelli che si sono fatte le leggi e ora possono, con un gioco di matrioska societario, impunemente far pagare la frutta a prezzi esorbitanti”, bevette un altro sorso di caffè, ”quelli che gestiscono le società che portano dei coglioni a strimpellare, anche male a volte, e li pagano a peso d’oro, e più li pagano e più loro guadagnano; quelli che acquistano brocchi all’estero con società di loro proprietà e guadagnano per la procura e per il rimborso dell’Iva. Potrei continuare ancora per molto. Tra questi bisogna cercare chi ha fatto sparire Bobore”.(da “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”, ed. Tracce, 2005 Pescara).
Ecco inizio il tema del bullismo nelle scuole con questo brano estrapolato dal mio romanzo. Cosa c’entra direte voi? Secondo me la cattiva politica, quella che agevola con le leggi gli interessi delle lobby, è la madre di tutte le cause. In buona sostanza qual è la mia opinione? La mia opinione è che abbiamo una scuola che è lo specchio della società. Ora, se l’esempio che noi riceviamo dall’alto è poco edificante, come possiamo pretendere che i giovani non covino dentro una arroganza e prepotenza e soprattutto ci convivano senza quasi neanche accorgersene e a pagarne le conseguenze non siano i più deboli? L’arroganza e la prepotenza la troveranno nella vita di tutti i giorni e, in alcuni casi, è triste dirlo potrebbe anche essere una sorta di ancora di salvezza. Non sto cercando delle scuse per loro, dico solo che la scuola dovrebbe educare all’ingresso nella società, ma se la società è marcia, se gli esempi che la società ti propone sono dei modelli fasulli che esaltano l’arrivismo, passare sopra tutto e tutti per la carriera, il danaro come valore assoluto, cosa mai possiamo pretendere dalla scuola? Il povero insegnante potrà provare a reprimere gli esempi di bullismo che di volta gli si presenteranno davanti, ma stando anche attento ad eventuali reazioni perché oggi nessuno accetta più né critiche né verdetti, e in molti casi gli stessi genitori. Dare un ceffone può essere anche salutare per chi lo riceve, ma l’insegnante è paralizzato perché sa che potrebbe per quel gesto passare anche dei guai. Questa è una società che va rifondata nei suoi valori portanti, perché la sola repressione non elimina il bullismo più di quanto non possa gonfiare una gomma di una macchina, senza un cambio di rotta, purtroppo, non vedo futuro.
Pietro Atzeni
(Pietro Atzeni)
La marcia di Barbiana
Come ogni anno, ormai da qualche anno, anche ieri, 20 maggio 2007, da Vicchio (FI) è partita la marcia per Barbiana, la frazione resa famosa dal Priore, Don Lorenzo Milani, che lì aveva aperto una scuola per i più poveri e che morì proprio quaranta anni fa.
Recarsi a Barbiana vuol dire capire molte cose, che sfuggono alla lettura dei libri, sia quelli scritti da altri e che riguardano il coraggioso sacerdote di Barbiana, sia quelli scritti dallo stesso Don Lorenzo.
L'esperienza umana, cristiana e pedagogica del Priore ha notevoli sfaccettature, che di rado vengono colte tutte assieme e che non infrequentemente vengono utilizzate e strumentalizzate per giustificare posizioni che poco hanno a vedere con Don Lorenzo.
All' evento di ieri, qualcuno riluttante, qualcuno commosso, qualcuno compiaciuto... hanno partecipato pure gli alunni di Don Milani. Io ho avuto la fortuna di incontrarne alcuni. Nevio Santini, ad esempio, poco d'accordo con la marcia e forse anche con la strumentalizzazione che a volte si fa del pensiero del suo Maestro. Michele Gesualdi che con piglio compiaciuto ha spiegato ai ragazzi in visita, come loro costruirono i tavoli della scuola, il cannocchiale, le cartine geografiche...Ma l'incontro per me più emozionante è stato con Fiorella Tagliaferri. Lei non è stata un'alunna di Don Milani in senso tradizionale. Lei era una bambina ed il padre non la lasciava andare nella scuola, in cui si recava già il fratello Giancarlo. Allora il Priore, che non aveva altro modo per istruirla, la tratteneva un po' dopo la Messa domenicale per insegnarle qualche cosa. " Per me il Priore è stato più di un padre" dice Fiorella "qui Don Lorenzo ci dava l'olio di fegato di merluzzo" prosegue ed indica il pergolato di fronte alla porta della scuola... Fiorella è una bella signora e racconta commossa di quando don Lorenzo li portò a Roma in visita da Giovanni XXIII e di come furono ospiti di Indro Montanelli; di quando andarono alla Camera dei deputati, di cosa facesse il Priore affinché potessero apprendere meglio le lingue.....
A Barbiana ho scoperto che don Lorenzo aveva fatto togliere il crocifisso dall'aula della scuola, per far andare lì anche i figli dei comunisti ( se c'era il crocifisso i genitori non li avrebbero mandati) e perché il suo insegnamento era slegato da qualsiasi credo religioso e politico. Don Milani credeva solo nella forza dell' istruzione per qualsiasi riscatto.
Credo anch'io che la diffusione dell' istruzione sia fondamentale per giungere a colmare il divario tra i ricchi ed i poveri. Oramai a quaranta anni dalla morte del Priore di Barbiana mi pare importante che il messaggio milaniano sia raccolto e portato avanti anche a livello mondiale.
Le altre foto della marcia di Barbiana:
Il messaggio del Priore di Barbiana, che, in fondo, non era che l' autentico messaggio cristiano, scandalizzò molti quando apparve e, per certi versi, continua a scandalizzare ancora, perché un messaggio quando è autentico è sempre scandaloso e scuote dal profondo, toccando e facendo vibrare corde nascoste. Scevro da pregiudizi, da imposizioni e da usanze, il sacerdote-maestro a Barbiana aveva osato mirare alla parte buona dell'uomo, che indubbiamente esiste, ponendosi come obiettivo quello di svilupparla, a dispetto dei poteri costituiti, che invece hanno avuto e, purtroppo sembra che abbiano ancora troppo spesso, tutto l'interesse a svilirla.
Don Milani è stato un innovatore, ma nello stesso è stato uno di quei personaggi fuori dal tempo, destinati a dire cose sempre attuali. Non ci si può meravigliare, dunque, se il messaggio del Priore di Barbiana colpisce ancora oggi nel profondo. Tutto è cambiato nella società e nella scuola di oggi, rispetto a quarant'anni fa, eppure tutto è rimasto troppo uguale. Cambiare tutto per non cambiare niente, si diceva a Barbiana. Anche se molte cose di Don Milani sembra siano state raccolte e fatte proprie dalle istituzioni scolastiche, in effetti, ciò che era fondamentale nell'opera del sacerdote di Barbiana, è stato troppo spesso misconosciuto, e, anche quelle provocazioni che di Don Milani sembrano essere state raccolte, in effetti, sono state ingabbiate in contesti e in strutture che troppo spesso non lavorano per l'uomo e per la sua parte buona.
Non credo che sia ininfluente il fatto che nella scuola di Barbiana non ci fossero tante cose. Nella sede mancavano libri e lavagne, non c'erano banchi... e questo poteva essere dovuto all' assenza di risorse economiche, ma non c'erano neanche feste e domeniche, si era liberi anche da quelle regole laiche ed ecclesiastiche, che obbligherebbero a non lavorare nei giorni festivi. L'uomo autentico, quando è veramente se stesso non ha bisogno di vacanza, non fa festa, non abdica alla sua missione, trasforma le pause in respiro creativo e in otium.
Oggi, a quarant'anni dalla morte di Don Milani, se la scuola italiana è, da un lato, abbastanza attenta a considerare i livelli di partenza di ciascuno, di fatto è, da un altro lato, ben lungi dall'essere la scuola di tutti e di ciascuno, e rischia fortemente di essere la scuola del niente. La scuola dei saperi, del POF, dei debiti e dei crediti, degli obiettivi traversali e disciplinari, delle verifiche formative e sommative....in Italia è oramai un'istituzione troppo rigida, che rischia di sacrificare l'originalità di ciascuno, la creatività, la fantasia....nello spreco delle energie migliori. Una scuola che parla didattichese e scolastichese, che si preoccupa troppo delle apparenze per poter vendere ed avere più utenza, è una scuola che ha abdicato al suo compito per sposare le leggi del mercato, e che tende, purtroppo, a far dimenticare l'incontro umano, mentre le cose che veramente servono, per vivere bene ed in modo costruttivo per se stessi e per gli altri nell'età contemporanea, chi può, chi è fortunato, le impara altrove. Dalla scuola della centralità dell'insegnante o del programma, stiamo passando alla scuola del didattichese, in cui i moduli, le unità, gli obiettivi scopiazzati la fanno da padrone, anche se, per fortuna, molti insegnanti, ancora, non hanno dimenticato di essere persone e di avere a che fare con delle persone e cercano, a volte strenuamente, di difendersi, come possono, dall' invadenza di una certa pedagogia, da cui anche Don Milani, certamente, si sarebbe tenuto lontano. "Chi insegna pedagogia all'Università, i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline" si diceva a Barbiana. Oggi troppi mestieranti della scuola, che in contatto con gli alunni o non ci sono stati o ci sono stati troppo poco, sono al servizio di nuovi feudi economici, consapevolmente o no, e dirottano con troppa prepotenza nella scuola le loro teorie. Il rischio è che, queste teorie, poi, acquistino un'ingiusta centralità a scapito di altro, determinando l'impossibilità di un autentico incontro, in un' istituzione in cui si è gli uni accanto agli altri, ma si è soli, il maestro non sa niente del discepolo e il discepolo non sa niente del maestro, il prof. A è completamente all'oscuro di ciò che capita al prof. B, pur condividendo lo stesso edificio. Se al centro di processi scolastici ci sono troppo i programmi, i moduli, le unità, gli obiettivi, il POF, i progetti scopiazzati, le griglie coi i loro altisonanti descrittori ed indicatori...si rischia di spendere le energie migliori per star dietro a queste cose, lavorando soprattutto per confezionare un prodotto da vendere, qualcosa di fumoso, utile per distrarre chi lo confeziona e chi lo acquista, ma del tutto inutile, mentre si resta chiusi ed imprigionati, ciascuno nei reticolati di pertinenza. Gli alunni incastrati nei loro studi, nelle loro verifiche, nella loro routine, che porta ad andare a scuola troppo per il voto e per il diploma e troppo poco per imparare, dimenticano di pensare, a volte anche nella consapevolezza che la scuola è un parcheggio, che non dà ciò che serve, mentre nei feudi contemporanei si entra NON per merito, ma per altri requisiti meno nobili. I professori, dall' altro canto, sono, anche loro, irretiti dai moduli e dalle griglie, in una condizione che lascia sopravvire stancamente, dirottando le energie verso le scartoffie e spronando a mancare a quell'incontro umano, punto di partenza per ogni promozione e ogni crescita sociale. La scuola, in questo modo, come la società, rischia di trasformarsi in un luogo di chiacchiere, in una cattiva fucina, in cui una manovalanza burattina si muove, sta insieme e nel medesimo tempo costringe i suoi componenti ad essere soli, facendo il gioco di chi ha interesse a coltivare certe parcellizzazioni, che hanno la parvenza di comunità, che masticano a iosa termini quali "democrazia" e "libertà", in un controllo delle coscienze non avvertito, ma esistente e reale, mentre si passa il tempo a scannarsi, in una guerra tra poveri, su una griglia o su un indicatore, su un voto o su un compito, per un diploma di poco valore. Quello della scuola è un meccanismo che rispecchia la società intera, in un contesto che spinge verso l'omologazione, verso un' uniformazione che certamente non è neutrale. L'uomo omologato, che ha perduto ogni originalità, che non pensa, è pronto per essere un consumatore e per fare il gioco dei gruppi economici, degli abitanti dei castelli del nuovo feudalesimo, che portano avanti la sperequazione tra i pochi privilegiati e i molti omologati e diseredati, i primi da illudere con parvenze di democrazia e libertà, i secondi sempre più poveri e disperati, in una società, in una scuola, che sono ben lontane dall'essere per tutti e per ciascuno.
Torino, 80enne denuncia il marito prima di morire in ospedale: «Mi ha picchiato per 50 anni. Non voglio tornare a casa» Un’anziana di 80 a...